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È indagato Valter Tozzi, il finto agente segreto smascherato dalla «Verità»

È indagato Valter Tozzi, il finto agente segreto
smascherato dalla «Verità»
Valter Tozzi e Matteo Renzi
Il «geometra dei misteri» indagato per sostituzione di persona. I pm pronti a chiedere il rinvio a giudizio. Ha fatto credere a un noleggiatore d'auto di essere un agente impegnato nella liberazione dell'ostaggio.

Adesso il geometra Valter Tozzi di Borgo Velino (Rieti), sedicente agente dei servizi segreti è indagato presso la Procura di Roma per sostituzione di persona, fattispecie prevista dall'articolo 494 del codice penale e contestata a chi per ottenere un vantaggio per sé o recare danno ad altri «induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato». Un reato per cui si rischia sino a un anno di reclusione.

A inchiodarlo alle sciocchezze di cui ha riempito la testa di decine di creduloni è stata una dettagliata informativa del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri (Ros) finita delle mani del procuratore di Roma Michele Prestipino e del pm Sergio Colaiocco. «L'indagine è conclusa e presto chiederemo il rinvio a giudizio» confermano da Piazzale Clodio. Infatti l'avviso di conclusione delle indagini è stato firmato circa un mese fa da Colaiocco, che ha sul tavolo anche il fascicolo sul rapimento di Silvia Romano, avvenuto il 20 novembre 2018, e questa non è una coincidenza.

Ma che cosa c'entra il sedicente 007 con la cooperante liberata in Somalia circa un anno fa? Poco o niente se non fosse che Tozzi, presentandosi come uomo degli apparati di sicurezza, subito dopo il sequestro, aveva contattato un noleggiatore d'auto con conducente di Santa Marinella (Roma), Stefano Saraceni, il quale ha vissuto per anni in Africa.

L'indagato, sparando una balla dietro l'altra, aveva convinto l'autista romano a prendere parte alla liberazione della ragazza.

Venerdì Le Iene hanno mandato in onda l'ennesimo servizio suggestivo in cui la capacità di Tozzi di intrufolarsi in mezzo ai politici veniva contrabbandata come la prova di chissà quale ruolo super coperto all'interno della nostra intelligence. Audio inediti e nuovi misteri era il titolo del reportage della Iena Matteo Viviani e dell'autore Riccardo Spagnoli.

In tv sono state mandate in onda alcune delle frasi pronunciate da Tozzi con Saraceni, le cui registrazioni hanno condotto all'iscrizione sul registro degli indagati del geometra, dopo l'acquisizione agli atti dei servizi delle Iene e i successivi riscontri.

«Allora io guardi rappresento la voce del presidente del Consiglio Conte […]. Il presidente e io siamo la stessa persona in questo momento […].

Sono stato autorizzato a trattare questa operazione cioè il salvataggio di Silvia Romano […]. Le informazioni che lei mi dà saranno ben pagate». All'epoca Saraceni, attraverso una microsocietà di diritto inglese, la Planstrategy ltd (nel cui bilancio del 2019 c'era un capitale di 100 sterline), emette una fattura da 5.800 sterline, ovvero 6.700 euro, per una consulenza di tipo logistico e successivamente ha inviato una lettera di messa in mora niente meno che alla Presidenza del Consiglio.

«I soldi non sono arrivati. Stiamo aspettando l'emissione del decreto ingiuntivo» ci ha spiegato ieri Saraceni.

A incastrare Tozzi, come detto, sono state le telefonate registrate dal noleggiatore d'auto. Ecco altri stralci di conversazioni risalenti all'autunno del 2018: «Abbiamo localizzato la ragazza adesso è solo una questione di denari e basta. Io questi con 500.000 euro li accontento tutti quanti, gli italiani invece vogliono venti milioni, quelli che stanno a mangia' di più sono gli italiani». Per Le Iene, che continuano incredibilmente a dar credito a Tozzi, si sarebbe trattato di «una bella cresta» e a causa dell'avidità dei nostri 007 (ovviamente nella versione del geometra), «Silvia, a 23 anni, potrebbe essere rimasta nelle mani dei suoi aguzzini un anno e mezzo più del dovuto».

Per far credere di essere quel che diceva, Tozzi avrebbe coinvolto anche un appuntato scelto del Nucleo Radio vaticana, Nicola Ferreri, che si sarebbe prestato, fuori dal servizio, a prendere parte a una delle messinscene di Tozzi. Dal Comando generale dei carabinieri ieri ci hanno comunicato che la posizione di Ferreri è al vaglio dei suoi superiori. L'appuntato con noi ha scelto di non replicare.

Per fortuna questa carnevalata sembra che stia per giungere al termine.

Anche perché dopo l'ultimo inseguimento subito da parte di Viviani, il geometra si è ringalluzzito e ha proclamato tronfio: «Io sono io». E per rimarcarlo ha pubblicato su Internet un video del Marchese del Grillo interpretato da Alberto Sordi. Non basta, avendo trovato chi gli dava corda, l'8 marzo scorso ha pubblicato foto del viaggio del Papa in Iraq (tutte facilmente recuperabili su Internet), compresa una del tabellone dell'aeroporto con indicato il volo Baghdad-Roma, e ha pubblicato questo post: «Finalmente a casa!». Peccato che Tozzi non abbia neanche il passaporto. Ma forse per Le Iene questo sarà un altro mistero inspiegabile. L'indagine della Procura di Roma e del Ros per sostituzione di persona non è la prima di questo tipo nei confronti di Tozzi, il quale il 17 dicembre del 2018, poco prima di interrompere le comunicazioni con Saraceni, è stato denunciato dai carabinieri di Rieti per sostituzione di persona e falsa attestazione o dichiarazione ad un pubblico ufficiale (articolo 495 del codice penale, ndr) sulla propria identità personale «per essere stato trovato in possesso di vari indumenti e gradi di tipo militare e una paletta del tipo utilizzata dalle forze dell'ordine con scritta, da un lato “Presidenza del Consiglio dei ministri" e dall'altro lato “Dipartimento della Protezione Civile"». In un primo momento Tozzi «dichiarava di essere un militare, ma poi rinnegava l'appartenenza a qualsiasi corpo di polizia in genere» hanno annotato gli investigatori, i quali, in casa sua hanno trovato una mimetica di tipo militare, vari scudetti e «scritte», compresa una dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna. A chi gli chiedeva come fosse entrato in possesso di quel materiale ha risposto «categoricamente»: «Segreto di Stato».

Il 4 maggio del 2014 è stato, invece, denunciato dalla polizia stradale di Rieti per simulazione di reato e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, poiché avrebbe simulato il furto dell'autovettura di proprietà della moglie, sostenendo che nel bagagliaio «vi erano vari documenti di natura riservata rilasciati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e altri ministeri […] di particolare interesse per la sicurezza nazionale».

Il 12 luglio 2018, a seguito di queste notizie di reato, la Prefettura di Rieti ha emesso nei suoi confronti il decreto di divieto di detenzione di armi e, per gli stessi motivi, la Questura di Rieti, due mesi dopo, ha provveduto a sospendergli la licenza di porto di fucile per uso sportivo.

Ma allora come è stato possibile per Tozzi recitare indisturbato per anni la parte del James Bond del reatino sino alle inchieste della Verità e della procura di Roma? Sembra per i buoni rapporti con alcuni carabinieri della sua zona. Per esempio Salvatore Tozzi, fratello del geometra, ricorda che Valter portava a Borgo Velino un ex comandante del gruppo di Rieti, un colonnello in pensione, G. C.. In uno degli ultimi servizi delle Iene Tozzi invoca l'intervento del comandante provinciale Bruno Bellini. Fonti dell'Arma puntualizzano che non vi è alcun rapporto di conoscenza tra i due, che non si sarebbero nemmeno mai incontrati. Di Tozzi si sta occupando indirettamente pure la Procura militare di Roma che sta cercando di individuare eventuali responsabilità per le falle nella sicurezza che hanno permesso al geometra di sgattaiolare sulla pista dell'aeroporto militare di Ciampino in occasione dell'arrivo del fuciliere della marina Salvatore Girone il 28 maggio 2016. Azione che gli è riuscita anche nel 2012. Per questo i magistrati hanno approfondito l'iter con cui si è accreditato come fotoreporter freelance senza essere giornalista. Uno stratagemma che ha usato con successo anche in altre occasioni. Nella domanda, come documento identificativo aveva allegato anche una tessera dell'Associazione nazionale carabinieri (Anc).

L'ennesima attestazione di amore per l'Arma. Di cui però zerozeroTozzi, il Forrest Gump italiano, non ha mai fatto parte.

Piazzetta Cuccia sale del 5,84% nel giorno dell’assemblea straordinaria di Mps che dà il via libera alla nuova organizzazione. Luigi Lovaglio è più vicino alla conferma. Intanto Credit Agricole (che ha il 20% di Banco-Bpm) chiede di contare di più nel cda.

Riparte il risiko. Corre Mediobanca scommettendo su un nuovo blitz di Mps per arrivare alla fusione. Si fa vivo anche Credit Agricole riaprendo il fronte Banco-Bpm: «Abbiamo obiettivi molto ambiziosi per l’Italia», ricorda l’amministratore delegato del gruppo, Olivier Gavalda. Per quanto riguarda Banco Bpm, sottolinea di voler «avere una posizione equivalente alla nostra rappresentanza del 20% nel consiglio di amministrazione». Secondo le indiscrezioni i francesi puntano ad avere fra quattro e cinque consiglieri.

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Manifesti pro vita censurati a Reggio Calabria: il Tar li boccia con una legge «postuma»
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Nel 2021 il Comune rimuove i cartelloni antiabortisti di Pro vita & famiglia dopo averne autorizzato l’affissione. Ora il Tar dà ragione all’amministrazione appellandosi a una norma entrata in vigore mesi dopo i fatti. L’associazione annuncia ricorso e denuncia l’uso del Codice della strada come strumento di censura ideologica contro chi difende maternità e famiglia.

«La sicurezza stradale, che dovrebbe occuparsi di incolumità e circolazione», afferma il presidente di Pro vita & famiglia Toni Brandi, «è stata trasformata in un cavallo di Troia per zittire chi non si allinea al pensiero unico, come dimostrato dai numerosi casi di affissioni di Pro vita & famiglia rimosse o silenziate da amministrazioni di centrosinistra».

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Francesca Pascale e Simone Pillon si confrontano sui temi cari alla coalizione di governo prendendo le mosse dall'uscita del generale Vannacci dal partito di Matteo Salvini.

La ricetta polacca per un’Europa dei popoli
Il presidente della Polonia Karol Nawrocki (Ansa)
Karol Nawrocki, pur favorevole all’integrazione europea, vuole riportare al centro i governi nazionali. Tra i punti essenziali della sua linea ci sono il mantenimento del voto all’unanimità, un commissario per ogni Stato e l’abolizione del presidente del Consiglio Ue.

Karol Nawrocki, il presidente della Polonia, anche se è soltanto da sei mesi in carica, si è pronunciato già più volte sull’Unione europea. Una voce diversa dalle posizioni delle oligarchie di Bruxelles e delle cancellerie di Berlino e Parigi che puntano sulla centralizzazione dell’Unione e sulla distruzione delle sovranità dei Paesi membri. Nawrocki è favorevole all’integrazione europea ma critico verso l’attuale Unione governata da politici e da burocrati non eletti, con Ursula von der Leyen in testa. «L’Unione deve tornare al principio secondo cui gli Stati membri rimangono i padroni dei Trattati e le entità sovrane che decidono la forma dell’integrazione europea. Dobbiamo restituire l’Unione europea ai cittadini degli Stati membri», insiste il presidente. Nawrocki ha parlato dell’Ue in modo più approfondito in un importante discorso presso la storica Università Carlo IV di Praga, il 24 novembre 2025.

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