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In cella all’estero 2.663 connazionali

Secondo il sindacato di polizia penitenziaria, la maggior parte si trova in Germania. Ancora 42 quelli reclusi in Venezuela. A volte sono ostaggi senza capo di imputazione.

Ci sono casi che fanno più scalpore, altri meno. Storie che hanno maggiore presa mediatica e destano clamore nell’opinione pubblica, altre, invece, completamente dimenticate. Se siamo felici per la scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, insieme agli altri due italiani liberati (Luigi Gasperin e Biagio Pilieri), allo stesso modo non possiamo non essere addolorati per le migliaia di connazionali ancora reclusi nelle prigioni di tutto il mondo, a volte senza un vero e proprio capo di imputazione o senza aver subito un processo.

Casi che sono spesso considerati esempi di «diplomazia degli ostaggi», con arresti arbitrari di stranieri usati come leva politica.

La liberazione di Trentini e Burlò ha avuto un duplice ruolo. Innanzitutto, rappresenta un ulteriore successo del governo italiano, dopo quelli di Chico Forti, trasferito nel maggio 2024 da Miami in Italia, dopo 24 anni di detenzione, e di Cecilia Sala, liberata all’inizio 2025, dopo 21 giorni di galera in Iran. Questi successi, però, sono serviti anche a riaccendere i riflettori sugli altri casi di italiani imprigionati all’estero.

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Verità per Domenico
Ansa
Una catena di errori ha ucciso il piccolo dal cuore malato e anche, per la seconda volta, il bimbo che gliene aveva donato uno nuovo, bruciato da adulti inadeguati. Ma i medici non sono i soli responsabili: anche la politica deve rispondere di tanta incuria.

L’altra sera ero ospite di Paolo Del Debbio a Dritto e Rovescio. Si parlava della straziante morte del piccolo Domenico Caliendo. Erano ospiti anche la mamma, la signora Patrizia Mercolino, e l’avvocato Francesco Petruzzi. Non avevo occhi che per quella signora. Ma c’è stato un momento - confesso - in cui avrei davvero voluto abbracciarla; è stato quando il legale ha raccontato che il bambino sarebbe rimasto col torace aperto senza il cuore per almeno 14-15 minuti. «Il cuore malato di Domenico era già stato espiantato ed era poggiato su un piccolo telo verde del banco accanto al lettino».

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Giudici forti col capo staff di Nordio. Il vero obiettivo è sfidare il governo
Carlo Nordio (Ansa)
L’indagine sul caso Almasri a carico della Bartolozzi, che non gode dell’immunità, sembra una strategia per portare in aula anche il ministro della Giustizia e Piantedosi come testimoni. La memoria va a Enzo Carra.

L’avviso di conclusione indagini, preludio di un processo, a carico di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio, mi ha riportato alla memoria un episodio di tanti anni fa. Era il 4 marzo del 1993 quando il pool di Mani pulite dispose l’arresto di Enzo Carra, portavoce dell’allora segretario della Dc, Arnaldo Forlani. A San Vittore, carcere milanese dove stazionavano perennemente i cronisti, fu portato in manette e la foto del giornalista con gli schiavettoni (prima di diventare capo ufficio stampa della Democrazia cristiana era stato a lungo redattore ed editorialista del quotidiano romano Il Tempo) fece il giro delle redazioni.

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L’Ordine sospende solo per i vaccini
Ansa
Incredibile lassismo nei confronti di un anestesista condannato per sette omicidi volontari e lasciato in servizio. Il provvedimento dell’Asst Lecco arriva dopo 12 anni.

Ci ha pensato 12 anni l’Ordine dei medici per sospendere un medico anestesista rianimatore, colpevole di sette omicidi volontari. Nessuna lunga riflessione e radiazioni velocissime invece per i sanitari che durante la pandemia Covid, senza ammazzare nessuno, si sono rifiutati di sottoporsi alla vaccinazione anti coronavirus e così, oltre a essere bollati come medici «no vax», sono stati accusati di non rispettare «un dovere etico e deontologico».

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L’Anm piazza i cartelloni in tribunale e «invade» persino i circoli della GdF
Cesare Parodi (Ansa)
Buffet e dj set a 60 euro in una sede delle Fiamme gialle. Ma salta tutto causa proteste.

Il fronte del No al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia sta usando ogni mezzo per provare a vincere la tenzone. Nel tribunale di Reggio Calabria sono stati collocati sei pannelli di grandi dimensioni che riassumono in modo strumentale le modifiche volute dal governo. Il locale Ordine degli avvocati ha subito espresso «la più ferma contrarietà verso l’iniziativa» e ha auspicato l’immediata rimozione del «materiale propagandistico», augurandosi che non si ripetano più «simili episodi».

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