Ci sono casi che fanno più scalpore, altri meno. Storie che hanno maggiore presa mediatica e destano clamore nell’opinione pubblica, altre, invece, completamente dimenticate. Se siamo felici per la scarcerazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, insieme agli altri due italiani liberati (Luigi Gasperin e Biagio Pilieri), allo stesso modo non possiamo non essere addolorati per le migliaia di connazionali ancora reclusi nelle prigioni di tutto il mondo, a volte senza un vero e proprio capo di imputazione o senza aver subito un processo.
Casi che sono spesso considerati esempi di «diplomazia degli ostaggi», con arresti arbitrari di stranieri usati come leva politica.
La liberazione di Trentini e Burlò ha avuto un duplice ruolo. Innanzitutto, rappresenta un ulteriore successo del governo italiano, dopo quelli di Chico Forti, trasferito nel maggio 2024 da Miami in Italia, dopo 24 anni di detenzione, e di Cecilia Sala, liberata all’inizio 2025, dopo 21 giorni di galera in Iran. Questi successi, però, sono serviti anche a riaccendere i riflettori sugli altri casi di italiani imprigionati all’estero.
Che non sono pochi: 2.663, secondo l’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (dati 2024). Il 35% (circa 900) in attesa di giudizio, con sentenze non definitive o in attesa di estradizione. Di questi 1.471 si trovano nelle carceri degli Stati membri dell’Ue, 231 in Paesi europei ma fuori dall’Unione, 217 nelle Americhe, 24 nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, 12 nei Paesi dell’Africa subsahariana e 114 tra Asia e Oceania. La maggior parte si trova in Germania: 1.079. Poi in Spagna: 458 italiani detenuti. In Francia 231, in Belgio 202. In Ungheria, dove è stata detenuta anche Ilaria Salis, alla fine del 2022 ce n’erano 17.
Nei Paesi extraeuropei il record è del Regno Unito con 192 italiani, in Svizzera 131 e negli Stati Uniti 91. Quarantadue, invece, sono gli italiani con doppio passaporto ancora sotto custodia in carcere in Venezuela (24 sono detenuti politici colpevoli di aver espresso opinioni contrarie al governo chavista) e almeno sette di loro si trovano a El Rodeo I, nella periferia di Caracas, lo stesso carcere di massima sicurezza in cui era rinchiuso Trentini, struttura dove finiscono gli oppositori politici, nota per sovraffollamento e le gravi violazioni dei diritti umani. Tra di loro c’è Daniel Enrique Echenagucia Vallenilla, 47 anni, imprenditore italiano originario di Avellino, arrestato nell’agosto 2024. L’uomo viene tenuto in isolamento, soffre d’asma e ha perso 18 chili.
Altri italo-venezuelani si trovano, invece, nella prigione di El Helicoide a Caracas, famosa per gli interrogatori duri e l’estremo uso dell’isolamento. Qui ci sarebbero Gerardo Coticchia Guerra, detenuto da circa cinque anni, Juan Carlos Marrufo Capozzi, ingegnere di 55 anni e l’avvocato penalista Perkins Rocha di 63 anni, sposato con l’italiana Maria Costanza Cipriani e consigliere giuridico di fiducia della leader dell’opposizione María Corina Machado. Nella stessa struttura si troverebbe anche Hugo Enrique Marino Salas, scomparso nel nulla dal 2019.
Tra i dimenticati nel mondo anche Fulgencio Obiang Esono, ingegnere italiano di origini equatoguineane, condannato nel 2019, senza prove, a 60 anni di carcere con l’accusa di aver preso parte, nel 2017, a un tentato colpo di Stato contro il presidente e dittatore della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang.
Oltre ai chi è in attesa di giudizio o estradizione, c’è anche chi è morto come il trentaseienne carpentiere di Viareggio, Daniele Franceschi, deceduto nel 2010 nel carcere di Grasse, in Francia, in circostanze mai chiarite. O come il bancario leccese, Simone Renda, morto nel 2007 nel carcere messicano di Playa del Carmen: l’uomo stava male ma lo lasciarono in cella senza acqua né cibo per 48 ore.
Di fatto più che di detenzioni si tratta di ostaggi. I reati contestati ai detenuti italiani all’estero vanno dal traffico di sostanze stupefacenti, alla vicinanza a organizzazioni criminali internazionali, fino al furto o anche all’omicidio. Situazioni su cui spesso regna il silenzio.

