Ci ha pensato 12 anni l’Ordine dei medici per sospendere un medico anestesista rianimatore, colpevole di sette omicidi volontari. Nessuna lunga riflessione e radiazioni velocissime invece per i sanitari che durante la pandemia Covid, senza ammazzare nessuno, si sono rifiutati di sottoporsi alla vaccinazione anti coronavirus e così, oltre a essere bollati come medici «no vax», sono stati accusati di non rispettare «un dovere etico e deontologico».
Ma tant’è e soltanto ieri la direzione generale dell’Asst Lecco ha disposto la sospensione con effetto immediato del dottor Vincenzo Campanile, 53 anni, anestesista rianimatore del 118 di Monfalcone (Gorizia), e il divieto assoluto di riprendere servizio al pronto soccorso dell’ospedale San Leopoldo Mandic di Merate (Lecco). La decisione è stata presa perché il medico è stato condannato a 17 anni e tre mesi di carcere per aver ucciso a Trieste sette pazienti, con il pretesto di porre fine alle loro sofferenze, durante interventi di soccorso domiciliare, tra il 2014 e il 2018. La sentenza della Corte d’assise d’Appello di Trieste è dello scorso ottobre, e prevede una condanna addirittura più pesante rispetto al primo grado. Come raccontato dall’infermiera che aveva visto il medico iniettare del farmaco di colore bianco, che tuttavia non risultava dai referti, Campanile mentre lavorava per il 118 di Trieste, invece che curarli e assisterli, ha ucciso i sette pazienti ultrasettantenni affetti da gravi patologie, somministrando loro iniezioni letali di Propofol, un potente sedativo. Il dottore e i suoi legali hanno sempre sostenuto la tesi della «sedazione palliativa caritatevole».
Al termine del processo di primo grado, a febbraio 2023, era stato condannato a 15 anni e sette mesi di reclusione, beneficiando di uno sconto di pena rispetto alla richiesta dei pm, perché avrebbe agito «per motivi morali», cioè con pietà verso i pazienti. La magistratura ha però escluso questa ricostruzione perché se avesse voluto alleviare le sofferenze dei pazienti avrebbe potuto attivare i colleghi delle cure palliative. E così, a ottobre, il rianimatore è stato condannato in Appello a 17 anni e tre mesi: «Non ha agito per motivi di particolare valore morale o sociale».
Ma nel frattempo, da «angelo della morte» era diventato un «medico gettonista» del reparto di emergenza del piccolo ospedale San Leopoldo Mandic di Merate, grazie a una cooperativa esterna che ha in appalto la copertura dei turni, che i medici di ruolo altrimenti non riuscirebbero a svolgere perché in pochi, garantendo così l’apertura del pronto soccorso h24. I primi a ribellarsi contro il nuovo arrivato sono stati gli altri medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari di reparto. Tutto possibile perché l’Ordine dei medici «non aveva ritenuto di dover sospendere il medico né di avviare un procedimento per la radiazione in attesa dell’ultimo grado di giudizio in Cassazione». La sentenza è arrivata e il dg dell’Asst di Lecco, Marco Trivelli, ha comunicato la sospensione immediata di tutti i turni programmati del gettonista.



