Il Forteto fu il tentativo di realizzare una utopia sinistrorsa, e come tutte le utopie è finito in tragedia. La comunità, fondata nel 1977 da Rodolfo Fiesoli, Luigi Goffredi e altri, aveva lo scopo deliberato di decostruire e poi sostituire la famiglia tradizionale, creando nuovi tipi di legami umani. Prima fu una comune, poi assunse le apparenze di una struttura protetta in cui il tribunale dei minori di Firenze, in particolare, inviava minorenni tolti ai genitori o bisognosi di assistenza perché disabili o fragili. Al Forteto, però, i ragazzini subivano abusi intollerabili, riconosciuti anche dalla giustizia. Nel 1985 ci fu una condanna (terzo grado di giudizio) a due anni di reclusione per Fiesoli, riconosciuto colpevole di atti di libidine violenta, corruzione di minorenne e maltrattamenti e a dieci mesi per Goffredi, colpevole di sottrazione consensuale di minorenne e corruzione di minorenne. Eppure il tribunale di Firenze continuò a mandare bambini alla comunità. Nel 2000 arrivò una nuova condanna dalla Corte europea, ma l’incubo terminò molti anni dopo. Fiesoli fu arrestato nel dicembre del 2010 e nel 2017 condannato in terzo grado a oltre 15 anni di reclusione. Altri imputati presero pene superiori ai sei anni. Il Forteto, scrissero i giudici, era una setta in cui vigevano «regole maltrattanti, crudeli e incomprensibili».
In virtù di quelle sentenze sono stati disposti cospicui risarcimenti a favore delle vittime. Proprio in questi giorni il tribunale di Genova ha condannato per omessa vigilanza il Comune di Vicchio, che dovrà risarcire due persone, una con 628.731,65 euro e l’altra con 1.080.000 euro. È una decisione pesante e sacrosanta, perché le vittime del Forteto meritano di essere ripagate per ogni minuto di dolore provato. C’è tuttavia almeno un aspetto problematico. Bisogna per prima cosa riconoscere che il Comune è stato chiamato in causa assieme allo Stato, solo che per volontà dell’attuale governo la presidenza del Consiglio ha conciliato, riconoscendo le responsabilità e dando ragione alle vittime, mentre il Comune si è opposto da subito e ha anche annunciato ricorso. Comprensibile, ma discutibile.
In ogni caso, a pagare il conto saranno i cittadini italiani e gli abitanti di Vicchio, piccolo Comune storicamente di sinistra che ora rischia di trovarsi in grossi guai finanziari. Sapete chi invece non ha pagato nulla? Facile: assistenti sociali e magistrati, compresi i giudici che affidarono le vittime allora minorenni agli orchi del Forteto.
«Non ci sono state mai condanne per quanto riguarda i giudici minorili che negli anni hanno affidato i bambini al Forteto, mi risulta», dice Francesco Michelotti di Fratelli d’Italia, attuale presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto. «Stiamo cercando proprio in questi mesi in commissione di ricostruire le varie responsabilità e al momento ci troviamo di fronte a un quadro che è abbastanza inquietante. Alcuni magistrati ci dicono che non sapevano che al Forteto accadeva quello che poi è stato dimostrato. Il problema è che quando questi minori venivano affidati al Forteto il fondatore Fiesoli era già stato condannato. Ricordo che il primo arresto di Fiesoli risale agli anni Ottanta, poi c’è stata la sentenza europea. Il tema del Forteto è un tema che i magistrati o conoscevano o avrebbero dovuto conoscere. Peraltro Fiesoli era un habitué all’interno dei corridoi del tribunale dei minori di Firenze. Mi chiedo anche dove fosse il Csm. Perché non è mai partito un procedimento disciplinare e non sono mai stati sanzionati o rimossi o sospesi tutti quei magistrati che poi hanno affidato i minori al Forteto?».
In effetti la domanda è più che sensata, ma in parte è perfino retorica. «Sappiamo perfettamente», continua Michelotti, «che c’era una dinamica che è rimasta opaca ma per noi è abbastanza chiara nei rapporti tra la politica dell’epoca, la magistratura dell’epoca e il Forteto. Era un sistema che funzionava perfettamente in base al quale purtroppo i minori che venivano da situazioni disagiate, minori problematici, venivano affidati al Forteto. E poi c’era una responsabilità centrale degli assistenti sociali. La sentenza che condanna Fiesoli ne fa menzione in maniera importante. Però, sentendo oggi i magistrati minorili, la mia sensazione è che sia in atto uno scaricabarile. I magistrati minorili oggi dicono che dovevano essere i servizi sociali a informare i magistrati sugli abusi del Forteto. Questo è uno scaricabarile che mi lascia sgomento, perché quando si fa un collocamento o un affidamento un magistrato minorile deve essere molto attento».
Eppure, subito dopo la prima pesante sentenza di condanna, anzi addirittura a processo ancora in corso, il giudice Gian Paolo Meucci - grande amico di don Milani e considerato il padre del diritto minorile in Italia - affidò dei bambini, anche disabili, al Forteto.
Quella prima inchiesta su Fiesoli la portò avanti una grande personalità come Carlo Casini, padre del Movimento per la vita. «Quando arrivò la condanna», racconta Stefano Mugnai, che sul Forteto ha condotto lunghe e meritorie battaglie, «si disse che sì, c’era stata una condanna, ma che era una condanna politica. Riprova di ciò era il fatto che il magistrato che portava avanti tutto era il reazionario antiabortista Casini, questo era quello che dicevano».
In effetti, aggiunge Francesco Michelotti, il giudice Meucci «riteneva quella condanna del 1985 un errore giudiziario. Meucci , agli occhi dei magistrati minorili, era una sorta di mentore, lui continuava a difendere Fiesoli, a difendere il sistema Forteto, a difendere la comunità, quindi tutti gli altri gli sono andati appresso, e questa è stata una colpa gigante. Dunque gli affidamenti continuarono così, come se niente fosse, e quindi quella sentenza venne presto dimenticata. Il Forteto continuava a ingrandirsi, e i bambini non solo venivano abusati, ma venivano anche schiavizzati e sfruttati perché c’era un’attività produttiva importante. Al Forteto veniva fatto un formaggio, peraltro anche molto buono, e i minori venivano mandati al lavoro alle 4 di mattina. Poi, ovviamente, per i prodotti caseari ci vuole l’acqua. Ebbene abbiamo scoperto che il Forteto per oltre 30 anni si è approvvigionato illegalmente d’acqua: non hanno mai pagato una concessione, avevano un approvvigionamento totalmente illegale, qualcosa come 30 milioni di litri all’anno. E nessuno ha mai controllato, anche perché al Forteto andavano a fare la spesa i politici, a comprare il formaggio, a dire quanto erano bravi, a battere la pacca sulla spalla a Fiesoli, questo era il sistema». Un sistema per cui né assistenti sociali né magistrati pagheranno.