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Imposte sull'aria e sulla stregoneria. Allo Stato va bene tutto pur di tassare

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Imposte sull'aria e sulla stregoneria. Allo Stato va bene tutto pur di tassare
iStock

L'imposizione sull’aria respirata a Caracas, sulla stregoneria in Romania e sulle flatulenze delle mucche sono alcune delle tasse più strane nate negli ultimi anni. Ma non solo, perché c’è anche l’Agenzia delle entrate Usa (Irs) che chiede di segnalare nel 730 se il cittadino in questione ha qualche reddito derivante da attività illegali come lo spaccio di droga. Se però si pensa che queste stranezze fiscali siano nate solo da qualche anno ci si sbaglia. Anche le popolazioni più antiche non sono esenti dalla questione tasse improbabili.

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Tajani chiude la porta al voto anticipato. E la Lega conferma: no al rimpasto
Antonio Tajani (Imagoeconomica)
Il leader del Carroccio riunisce i dirigenti e blinda la squadra: «Siamo leali e responsabili, c’è fiducia in tutti i ministri».

Ambienti di governo negano ma ci deve esser stata per qualche ora la tentazione di andare al voto. Argomento chiuso, il pensiero se mai si è avuto è passato, seppellito. Questo si ripete adesso. Troppi i rischi e le incognite che si aprono una volta che si riconsegna il mandato al Colle, ma soprattutto si perderebbe credibilità.

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Edicola Verità | la rassegna stampa  del 31 marzo

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 31 marzo con Carlo Cambi

Nel camposanto della sinistra torna il fantasma delle primarie
Dall’alto, in senso orario: Giuseppe Sala; Ernesto Maria Ruffini; Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Ansa)
  • L’opposizione, inebriata dal successo del No, si è già incartata: prima il programma o il voto della base? E con quali regole? Nel dubbio si sono già messi in fila i sindaci di Milano e Genova, Ruffini e Decaro.
  • Incubo Schlein: insidiata da Gabrielli e affondata da sponsor imbarazzanti. L’ultima fan di Elly è la Salis.

Lo speciale contiene due articoli.

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Se la Meloni lascia, ci tocca Conte
(Imagoeconomica)
La trappola per indurre la Meloni a dimissioni anticipate, limitando i danni con un voto ravvicinato, ha già un beneficiario: il camaleonte Giuseppi. Che si prepara all’incasso dopo la vittoria dell’Anm, puntando anche sull’incoronazione del «Corriere».

Quando nell’estate di otto anni fa, dopo un colloquio in una stanza d’albergo a Milano, Matteo Salvini e Luigi Di Maio lo scelsero per guidare il governo gialloblù, certo non immaginavano di infilare la testa nelle fauci di uno spietato animale politico. All’epoca Giuseppe Conte era uno sconosciuto docente universitario di diritto privato e sia il leader della Lega che quello dei 5 stelle pensavano di avere a che fare con un professorino di belle speranze ma di nessuna esperienza.

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