Imballaggi, l’Ue trova l’accordo finale. E Roma almeno incassa la reciprocità

Una vetusta gag recitava: piglia, incarta e porta a casa. Stavolta però l’Europa non è riuscita a rifilarci il pacco perché sugli imballaggi è passata - sia pure con una mediazione al ribasso - la linea italiana. Due sono gli aspetti positivi: si ammette che accanto al riuso una pratica virtuosa è il riciclaggio, a esempio delle plastiche bio monouso di cui deteniamo leadership tecnologica e produttiva, e che devono applicarsi le cosiddette «clausole specchio»: cioè ciò che vale per la produzione europea deve valere anche per ciò che s’importa. Questo aspetto ha un’importanza centrale per quel che riguarda le produzioni agricole.
È stato un duro lavoro di tessitura quello dell’Italia; appena quattro giorni fa, delle clausole a specchio i maggiori Paesi non volevano sentirne parlare e anche sull’ammissibilità del riciclo c’erano forti resistenze. Se fosse passata la prima formulazione della direttiva erano a rischio almeno 6.000 imprese italiane e decine di migliaia di posti di lavoro. Due argomenti sono risultati decisivi: il fatto che nel settore dell’ortofrutta vietare gli imballaggi usa e getta avrebbe incrementato del 30% lo spreco alimentare; la constatazione che l’Italia è il Paese più virtuoso con l’83,4% di tutti i rifiuti, sia urbani che speciali, riciclati, contro la media europea che non arriva al 53%.
Così ieri gli ambasciatori dei 27 Paesi hanno confermato l’accordo raggiunto nel negoziato interistituzionale tra Consiglio e Parlamento europeo, che ora sarà ratificato. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una nota afferma: «Abbiamo dimostrato che a Bruxelles c’è un’Italia che non si arrende a soluzioni che penalizzano la nostra industria, ma che è capace di continuare a negoziare fino alla fine in maniera decisa, facendo valere la bontà dei propri argomenti, valorizzando le nostre eccellenze e riuscendo a modificare sostanzialmente il risultato finale. Il merito va attribuito all’azione d’impulso assicurata dai ministeri coinvolti, in stretto coordinamento con Palazzo Chigi, all’attività negoziale condotta dai nostri rappresentanti diplomatici a Bruxelles, ma anche al cruciale lavoro di squadra svolto dai nostri europarlamentari, che hanno saputo travalicare gli schieramenti politici. In questo senso, un ringraziamento particolare va agli onorevoli Pietro Fiocchi, Massimiliano Salini e Patrizia Toia, che hanno svolto un lavoro decisivo nella costruzione del consenso a sostegno delle posizioni nazionali sul dossier packaging. Abbiamo dimostrato come un’Italia coesa e determinata possa davvero spostare gli equilibri a Bruxelles e giocare un ruolo da protagonista».
Tra le note di soddisfazione va registrata anche quella di Coldiretti, che insieme a Filiera Italia ha svolto un intenso lavoro di supporto tecnico alle posizioni italiane. Ettore Prandini e Luigi Scordmaglia sottolineano: «L’applicazione del principio di reciprocità nella direttiva imballaggi è una vittoria della filiera agroalimentare italiana e un segnale importante per estendere a tutti livelli il concetto che tutte le merci che entrano nell’Ue devono rispettare le stesse regole a cui sono sottoposti i produttori europei. Un ringraziamento va al governo, al ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, ai relatori del Parlamento europeo Salvatore De Meo, Massimiliano Salini e Patrizia Toia e a tutti gli europarlamentari italiani. Sono stati evitate incomprensibili decisioni come l’obbligo di riuso delle bottiglie di vino, spiriti e latte o come il divieto dei vasi per le piante dei florovivaisti. Si è favorito l’utilizzo di bioplastiche biodegradabili e compostabili, vero strumento di transizione ecologica e di orgoglio italiano».
È uno degli aspetti più rilevanti del nuovo regolamento che, spiega Palazzo Chigi, «concentra gli oneri sulle società di grandi dimensioni (oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di fatturato), che meglio sono in grado di monitorare le proprie catene di approvvigionamento e di contribuire alla mitigazione degli effetti sui cambiamenti climatici, nonché alla tutela dei diritti umani» di chi lavora nelle imprese. Tra gli altri punti positivi ci sono: libertà di scelta tra l’adozione del deposito cauzionale - il vuoto a rendere - e la raccolta separata, come si fa benissimo in Italia; la possibilità per gli Stati di scegliere come raggiungere gli obiettivi posti dal regolamento anche consentendo imballaggi riutilizzabili e monouso riciclabili, che nella ristorazione e per i prodotti agricoli e alimentari hanno la migliore efficacia ambientale; l’incentivazione del riciclo chimico e un’etichettatura comune dei rifiuti.




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