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2021-09-23
Il sogno del Pd è alzare le tasse per abbassare la bolletta elettrica
I costi del gas e dell'energia in generale non accennano a diminuire. «I prezzi del gas in Europa sono aumentati fino al 280% finora quest'anno e minacciano di far salire alle stelle le bollette per gli impianti di riscaldamento invernale, danneggiando i consumi e aggravando il picco di inflazione a breve termine». A dirlo è Mohammed Barkindo, il segretario generale dell'Opec, l'Organizzazione dei Paesi produttori del petrolio. L'alert sarà sicuramente di parte, visto la posizione e il ruolo dell'Opec, ma è basato su dati condivisi. «Il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dovrebbe essere l'organismo più autorevole sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici che per la transizione», ha aggiunto, «E noi dell'Opec crediamo che stiano facendo un ottimo lavoro, stanno producendo rapporti molto molto importanti ma purtroppo questi rapporti vengono messi da parte e le discussioni che ne conseguono al momento sono guidate più dalle emozioni che dal grande lavoro che questo organismo scientifico sta producendo per tutti noi».
Non sono parole poi così dissimili, almeno nella sostanza, da quelle che nelle ultime settimane sono uscite dalla bocca di Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica. Il che fotografa una coazione a ripetere. La scelta europea è quella di alzare sempre più l'asticella. Come dire, il green alza i prezzi e quindi serve più green. Invece è importante tenere alto il dibattito. Immaginare di poter mettere in parallelo il maggior numero di fonti energetiche possibile. Ben venga la discussione su nucleare di nuova generazione, il gas e l'idrogeno e al tempo stesso l'ottimizzazione delle reti elettriche. Purtroppo, non siamo di fronte a scelte facili e applicabili in tempi rapidi. Per questo nel breve termine bisognerebbe intervenire per calmierare le bollette elettriche e, a livello di Vecchio continente, almeno sul gas adoperarsi per superare i colli di bottiglia dell'approvvigionamento. Nel brevissimo tempo, la politica ha come obiettivo il contenimento dei prezzi che le famiglie dovranno affrontare per riscaldare le proprie case. La scorsa settimana il governo si sarebbe dovuto riunire per trovare almeno i 3 miliardi necessari a un temporaneo raffreddamento degli oneri in bolletta. Al momento non ci sono soluzioni pronte.
Ieri però il Pd per tramite del senatore, nonché responsabile economico, Antonio Misiani, ha detto la sua. «È necessario che il governo intervenga, lo abbiamo chiesto come Pd e probabilmente avverrà nel cdm di giovedì (domani, ndr) per ridurre il più possibile l'impatto sulle famiglie con un intervento significativo sugli oneri di sistema». In pratica si tratta di sfilare dalla bolletta una parte degli oneri di sistema, che sono gli incentivi che lo Stato fornisce ai produttori di rinnovabili, per poi scaricarli sulla fiscalità generale. Idea non condivisibile se non la si accoppia con altre iniziative, perché risulterebbe essere un gioco delle tre carte. Ma il colpo di genio è un altro. «Vedo improbabile la soluzione spagnola, in Italia dieci anni fa vi fu un appesantimento delle imposte sulle aziende energetiche, ma credo che una sentenza della Corte costituzionale abbia dichiarato illegittima quella soluzione ed è un peccato perché secondo me quello poteva essere uno dei canali per reperire risorse», ha aggiunto Misiani. Spieghiamo meglio. Circa dieci anni fa è stata ideata la Robin tax, una addizionale per le aziende produttrici di energia. La Corte l'ha dichiarata illegittima perché violava i diritti basilari del fare azienda. Non si può mettere un tetto agli utili. Ma se allora era incostituzionale, adesso sarebbe un doppio danno. Perché le aziende che in questi mesi stanno guadagnando dal rally di gas e petrolio sono le stesse impegnate a gestire la transizione. Limitare gli utili significherebbe tagliare gli investimenti e quindi rendere necessari più sussidi. Con il risultato di alzare i prezzi delle bollette. Eppure per il Pd sarebbe stata la soluzione perfetta. Aggiungiamo noi, per avviare il circolo vizioso perfetto.
Purtroppo non è l'unico cul de sac. Mario Draghi ha recentemente spinto l'acceleratore sulle rinnovabili e sulla transizione. Il Pnrr prevede l'installazione di 70 gigawatt di potenza entro il 2030. Si tratta di 7 giga all'anno. Nei primi sei mesi ne sono stati installati 500 mega. Colmare gli altri 6,5 giga è impossibile. «Soltanto la nostra società», spiega alla Verità Raffaello Giacchetti, fondatore dell'associazione Gis, gruppo impianti solari, «e il consorzio che rappresentiamo ha bloccati impianti per circa 2 giga. Abbiamo assistito a bocciature anche da parte del Consiglio dei ministri guidato da Giuseppe Conte, lo stesso che adesso celebra l'importanza delle rinnovabili». Le Regioni stanno a loro volta frenando. Il Lazio ad esempio ha sospeso le autorizzazioni fino al prossimo aprile con il rischio di far scappare gli investitori esteri. I consorzi come Gis come potranno spiegare ai fondi esteri la schizofrenia italiana? Anche se le rinnovabili fossero la soluzione (e abbiamo spiegato più volte che non è così) come si può da un lato chiedere di spingere il piede dell'acceleratore degli investimenti e poi non accorgersi che sotto non si muove nulla? La domanda è retorica. Non necessita di risposta.
«Dipendenza energetica da ridurre»
Sul caro bollette, la Lega si muove e chiede al governo di intervenire per calmierare gli aumenti di energia elettrica e gas, sia con provvedimenti urgenti - i rincari sono previsti con il prossimo aggiornamento delle tariffe da parte di Arera, il 1° ottobre - sia con misure di più ampio respiro: per questo il Carroccio ha depositato, al Senato e alla Camera, una mozione che vede come primi firmatari i senatori Paolo Arrigoni e Massimiliano Romeo, capogruppo del partito a Palazzo Madama. La mozione, spiegano i due parlamentari, «contiene indicazioni importanti in vista della deliberazione del Consiglio dei ministri, che dovrebbe avvenire giovedì, e che non si limitano alla sola richiesta di un intervento immediato ma sottolineano l'esigenza di alcune azioni strutturali. Per la Lega è infatti imprescindibile assicurare la neutralità tecnologica e che la sostenibilità ambientale sia accompagnata da quella economica e sociale, altrimenti ci troveremo a pagare un prezzo troppo alto per la transizione ecologica».
«Le ragioni dei rincari sono note: l'aumento del costo del gas e dei prezzi per le emissioni di anidride carbonica», sottolinea Arrigoni, che è anche responsabile del dipartimento energia della Lega, alla Verità. «Qualcuno sostiene che tutto questo sta accadendo perché non si usano abbastanza energie rinnovabili, ma io ritengo invece che parte del problema sia legato alla transizione ecologica». Se non si interviene subito, le conseguenze saranno gravi per le famiglie e per le imprese: come spiega il testo della mozione, «gli aumenti dell'energia colpiscono pesantemente le famiglie, sia direttamente con i rincari in bolletta e sia per gli inevitabili aumenti dei prezzi dei beni di consumo per effetto dei maggiori costi di produzione, e le attività economiche italiane, che vedono ulteriormente indebolita la propria competitività sui mercati europei e internazionali, che da anni beneficiano di prezzi dell'energia inferiori a quelli italiani».
Cosa fare, quindi? La mozione della Lega suggerisce all'esecutivo di operare nell'immediato «un taglio di parte degli oneri di sistema da trasferire alla fiscalità generale», fa sapere Arrigoni. «Chiediamo anche di valutare una riduzione dell'Iva e che venga riservata un'attenzione particolare alle famiglie bisognose, con il rafforzamento dello sconto sulle bollette previsto dal bonus sociale. Per calmierare gli aumenti suggeriamo di utilizzare parte dei proventi delle aste dei permessi di emissione di CO2 nel sistema Ets, come già è stato fatto a luglio, ferma restando comunque la destinazione finale di questi fondi alla decarbonizzazione».
Una volta tamponata l'emergenza, aggiunge Arrigoni, «servono interventi organici, perché questi aumenti non sono contingenti ma continueranno a verificarsi nei trimestri a venire. Bisogna quindi mettere mano a un riordino delle voci della bolletta, tra cui gli oneri di sistema. Fondamentale è poi, come la Lega sostiene da sempre, che il governo si adoperi per ridurre la dipendenza energetica dell'Italia». Il nostro Paese, evidenzia il senatore, «importa il 93% dei consumi di gas naturale, e noi riteniamo che l'esecutivo debba agire in questo senso, anche attraverso la diversificazione degli approvvigionamenti. Chiediamo poi un altro intervento organico, e cioè un percorso equilibrato e sostenibile per la revisione del Piano nazionale integrato energia clima (Pniec): il governo si deve adoperare perché vengano adottate politiche energetiche a livello nazionale ed europeo con l'obiettivo di evitare futuri aumenti incontrollati dei prezzi del gas e dunque dell'energia».
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Mentre il cdm cerca 3 miliardi per coprire gli oneri, Antonio Misiani celebra le imposte: «Avevamo la Robin tax, però la Consulta l'ha bocciata». Schizofrenia sul verde: non arrivano le autorizzazioni per le rinnovabiliIl leghista Claudio Arrigoni ha firmato una mozione contro i rincari: «Fra le nostre proposte anche la riduzione dell'Iva. Vanno diversificate le fonti di approvvigionamento»Lo speciale contiene due articoliI costi del gas e dell'energia in generale non accennano a diminuire. «I prezzi del gas in Europa sono aumentati fino al 280% finora quest'anno e minacciano di far salire alle stelle le bollette per gli impianti di riscaldamento invernale, danneggiando i consumi e aggravando il picco di inflazione a breve termine». A dirlo è Mohammed Barkindo, il segretario generale dell'Opec, l'Organizzazione dei Paesi produttori del petrolio. L'alert sarà sicuramente di parte, visto la posizione e il ruolo dell'Opec, ma è basato su dati condivisi. «Il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dovrebbe essere l'organismo più autorevole sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici che per la transizione», ha aggiunto, «E noi dell'Opec crediamo che stiano facendo un ottimo lavoro, stanno producendo rapporti molto molto importanti ma purtroppo questi rapporti vengono messi da parte e le discussioni che ne conseguono al momento sono guidate più dalle emozioni che dal grande lavoro che questo organismo scientifico sta producendo per tutti noi». Non sono parole poi così dissimili, almeno nella sostanza, da quelle che nelle ultime settimane sono uscite dalla bocca di Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica. Il che fotografa una coazione a ripetere. La scelta europea è quella di alzare sempre più l'asticella. Come dire, il green alza i prezzi e quindi serve più green. Invece è importante tenere alto il dibattito. Immaginare di poter mettere in parallelo il maggior numero di fonti energetiche possibile. Ben venga la discussione su nucleare di nuova generazione, il gas e l'idrogeno e al tempo stesso l'ottimizzazione delle reti elettriche. Purtroppo, non siamo di fronte a scelte facili e applicabili in tempi rapidi. Per questo nel breve termine bisognerebbe intervenire per calmierare le bollette elettriche e, a livello di Vecchio continente, almeno sul gas adoperarsi per superare i colli di bottiglia dell'approvvigionamento. Nel brevissimo tempo, la politica ha come obiettivo il contenimento dei prezzi che le famiglie dovranno affrontare per riscaldare le proprie case. La scorsa settimana il governo si sarebbe dovuto riunire per trovare almeno i 3 miliardi necessari a un temporaneo raffreddamento degli oneri in bolletta. Al momento non ci sono soluzioni pronte. Ieri però il Pd per tramite del senatore, nonché responsabile economico, Antonio Misiani, ha detto la sua. «È necessario che il governo intervenga, lo abbiamo chiesto come Pd e probabilmente avverrà nel cdm di giovedì (domani, ndr) per ridurre il più possibile l'impatto sulle famiglie con un intervento significativo sugli oneri di sistema». In pratica si tratta di sfilare dalla bolletta una parte degli oneri di sistema, che sono gli incentivi che lo Stato fornisce ai produttori di rinnovabili, per poi scaricarli sulla fiscalità generale. Idea non condivisibile se non la si accoppia con altre iniziative, perché risulterebbe essere un gioco delle tre carte. Ma il colpo di genio è un altro. «Vedo improbabile la soluzione spagnola, in Italia dieci anni fa vi fu un appesantimento delle imposte sulle aziende energetiche, ma credo che una sentenza della Corte costituzionale abbia dichiarato illegittima quella soluzione ed è un peccato perché secondo me quello poteva essere uno dei canali per reperire risorse», ha aggiunto Misiani. Spieghiamo meglio. Circa dieci anni fa è stata ideata la Robin tax, una addizionale per le aziende produttrici di energia. La Corte l'ha dichiarata illegittima perché violava i diritti basilari del fare azienda. Non si può mettere un tetto agli utili. Ma se allora era incostituzionale, adesso sarebbe un doppio danno. Perché le aziende che in questi mesi stanno guadagnando dal rally di gas e petrolio sono le stesse impegnate a gestire la transizione. Limitare gli utili significherebbe tagliare gli investimenti e quindi rendere necessari più sussidi. Con il risultato di alzare i prezzi delle bollette. Eppure per il Pd sarebbe stata la soluzione perfetta. Aggiungiamo noi, per avviare il circolo vizioso perfetto. Purtroppo non è l'unico cul de sac. Mario Draghi ha recentemente spinto l'acceleratore sulle rinnovabili e sulla transizione. Il Pnrr prevede l'installazione di 70 gigawatt di potenza entro il 2030. Si tratta di 7 giga all'anno. Nei primi sei mesi ne sono stati installati 500 mega. Colmare gli altri 6,5 giga è impossibile. «Soltanto la nostra società», spiega alla Verità Raffaello Giacchetti, fondatore dell'associazione Gis, gruppo impianti solari, «e il consorzio che rappresentiamo ha bloccati impianti per circa 2 giga. Abbiamo assistito a bocciature anche da parte del Consiglio dei ministri guidato da Giuseppe Conte, lo stesso che adesso celebra l'importanza delle rinnovabili». Le Regioni stanno a loro volta frenando. Il Lazio ad esempio ha sospeso le autorizzazioni fino al prossimo aprile con il rischio di far scappare gli investitori esteri. I consorzi come Gis come potranno spiegare ai fondi esteri la schizofrenia italiana? Anche se le rinnovabili fossero la soluzione (e abbiamo spiegato più volte che non è così) come si può da un lato chiedere di spingere il piede dell'acceleratore degli investimenti e poi non accorgersi che sotto non si muove nulla? La domanda è retorica. 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La mozione, spiegano i due parlamentari, «contiene indicazioni importanti in vista della deliberazione del Consiglio dei ministri, che dovrebbe avvenire giovedì, e che non si limitano alla sola richiesta di un intervento immediato ma sottolineano l'esigenza di alcune azioni strutturali. Per la Lega è infatti imprescindibile assicurare la neutralità tecnologica e che la sostenibilità ambientale sia accompagnata da quella economica e sociale, altrimenti ci troveremo a pagare un prezzo troppo alto per la transizione ecologica». «Le ragioni dei rincari sono note: l'aumento del costo del gas e dei prezzi per le emissioni di anidride carbonica», sottolinea Arrigoni, che è anche responsabile del dipartimento energia della Lega, alla Verità. «Qualcuno sostiene che tutto questo sta accadendo perché non si usano abbastanza energie rinnovabili, ma io ritengo invece che parte del problema sia legato alla transizione ecologica». Se non si interviene subito, le conseguenze saranno gravi per le famiglie e per le imprese: come spiega il testo della mozione, «gli aumenti dell'energia colpiscono pesantemente le famiglie, sia direttamente con i rincari in bolletta e sia per gli inevitabili aumenti dei prezzi dei beni di consumo per effetto dei maggiori costi di produzione, e le attività economiche italiane, che vedono ulteriormente indebolita la propria competitività sui mercati europei e internazionali, che da anni beneficiano di prezzi dell'energia inferiori a quelli italiani». Cosa fare, quindi? La mozione della Lega suggerisce all'esecutivo di operare nell'immediato «un taglio di parte degli oneri di sistema da trasferire alla fiscalità generale», fa sapere Arrigoni. «Chiediamo anche di valutare una riduzione dell'Iva e che venga riservata un'attenzione particolare alle famiglie bisognose, con il rafforzamento dello sconto sulle bollette previsto dal bonus sociale. Per calmierare gli aumenti suggeriamo di utilizzare parte dei proventi delle aste dei permessi di emissione di CO2 nel sistema Ets, come già è stato fatto a luglio, ferma restando comunque la destinazione finale di questi fondi alla decarbonizzazione». Una volta tamponata l'emergenza, aggiunge Arrigoni, «servono interventi organici, perché questi aumenti non sono contingenti ma continueranno a verificarsi nei trimestri a venire. Bisogna quindi mettere mano a un riordino delle voci della bolletta, tra cui gli oneri di sistema. Fondamentale è poi, come la Lega sostiene da sempre, che il governo si adoperi per ridurre la dipendenza energetica dell'Italia». Il nostro Paese, evidenzia il senatore, «importa il 93% dei consumi di gas naturale, e noi riteniamo che l'esecutivo debba agire in questo senso, anche attraverso la diversificazione degli approvvigionamenti. Chiediamo poi un altro intervento organico, e cioè un percorso equilibrato e sostenibile per la revisione del Piano nazionale integrato energia clima (Pniec): il governo si deve adoperare perché vengano adottate politiche energetiche a livello nazionale ed europeo con l'obiettivo di evitare futuri aumenti incontrollati dei prezzi del gas e dunque dell'energia».
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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