2024-12-09
Il ritmo del cuore
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Le patologie cardiache sono purtroppo molto diffuse nelle nazioni europee e occidentali. Stile di vita sedentario, alimentazione sbagliata, stress eccessivo: tutti questi (e altri fattori) incidono pesantemente sulle condizioni del nostro cuore. Ecco perché è molto importante fare attenzione, cercare di prevenire con comportamenti corretti e individuare eventuali segnali di rischio. Per questo abbiamo chiesto indicazioni e consiglio all’Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), una società scientifica che raccoglie gli oltre 5.000 professionisti operanti nelle strutture ospedaliere e territoriali del Servizio sanitario nazionale e che si occupa di promuovere le buone prassi cliniche nella prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie cardiovascolari. Grazie alle indicazioni di esperti titolati possiamo imparare non soltanto a conoscere alcune delle patologie più diffuse, ma soprattutto a comprendere come affrontarle. Adottando comportamenti più sani e tenendo d’occhio i segnali negativi.
«Scompensi cardiaci in forte aumento. Ecco i segnali a cui fare attenzione»

Fabrizio Oliva, presidente Anco
Fabrizio Oliva è presidente Anco e direttore di Cardiologia 1 all’ospedale Niguarda di Milano.
Dottore, che cos’è lo scompenso cardiaco (Sc)?
«Lo Sc è una sindrome caratterizzata dall’incapacità del cuore di assolvere alla sua funzione di pompa e di fornire un adeguato apporto di sangue e quindi di ossigeno a tutti gli organi. Può essere la via ultima comune di molte patologie cardiologiche, dalla cardiopatia ischemica alle malattie del muscolo cardiaco, alle patologie valvolari, alle forme infiammatorie. È una patologia cronica in forte aumento che colpisce oltre un milione di persone nel nostro Paese e rappresenta a livello mondiale la principale causa di ospedalizzazione nelle persone di età superiore ai 65 anni. Nel corso degli ultimi anni nell’ambito della terapia per l’insufficienza cardiaca si sono resi disponibili una serie di nuovi trattamenti farmacologici e non. Nel contesto del trial alcune di queste terapie hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti, ma nel mondo reale permangono difficoltà nella loro implementazione. Altri trattamenti risultano estremamente promettenti ma ancora di nicchia o con dati non consolidati».
Ci sono dei segnali di rischio?
«Devono essere valorizzati alcuni sintomi e segni, come la mancanza di fiato, soprattutto per sforzi lievi e a riposo, l’astenia marcata, la facile affaticabilità nelle attività quotidiane, la ritenzione di liquidi con comparsa di gonfiore agli arti inferiori e/o addominale. Questi segni e sintomi non sono però esclusivi dello Sc e quindi quando si presentano necessitano di una valutazione attenta da parte di un clinico che, per definire in modo preciso la diagnosi, si potrà avvalere, oltre che della visita, di altri accertamenti di laboratorio e strumentali, che permetteranno anche una diagnosi eziologica, quindi l’identificazione della causa».
Come si può eventualmente prevenire?
«Tra le varie cause di Sc la cardiopatia ischemica rappresenta la principale, seguita dalle malattie del muscolo cardiaco. Si può prevenire agendo innanzitutto sui fattori di rischio cardiovascolare che contribuiscono allo sviluppo di cardiopatia ischemica; è quindi importante controllare l’ipertensione arteriosa, trattare l’ipercolesterolemia, fare attività fisica ed astenersi dal fumo. È fondamentale anche curare in modo appropriato patologie non cardiache che possono comunque favorire lo Sc, come il diabete mellito e l’insufficienza renale cronica».
Come si affronta?
«Nonostante i numeri dimostrino un aumento della epidemiologia ed un’alta mortalità, nuove linee di trattamento hanno permesso di aumentare significativamente la sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco. Oltre che mantenere un corretto stile di vita, è importante avere un riferimento clinico a cui affidarsi e assumere le terapie farmacologiche raccomandate. Abbiamo oggi a disposizione vari farmaci che in grandi studi si sono dimostrati in grado di migliorare la sopravvivenza di questi pazienti, di ridurre le loro ospedalizzazioni e di migliorare anche la qualità della vita e la capacità funzionale. È importante, una volta che è stata posta la diagnosi, iniziarli il più presto possibile ed assumerli regolarmente e continuativamente perché lo Sc è una malattia cronica. Bisogna poi sottoporsi ai controlli clinici e agli esami ematochimici e strumentali prescritti con la cadenza indicata dai medici».
Come si riesce a tornare alla vita normale?
«Nella maggioranza dei pazienti la messa in atto dei trattamenti farmacologici permette di tornare a svolgere le normali attività quotidiane. È consigliabile comunque evitare sforzi eccessivi e repentini e condividere con il proprio curante il livello di attività fisica che sarà condizionato dal grado di gravità della malattia. Lo Sc è una patologia cronica, dobbiamo quindi pensare, oltre all’ottimizzazione della terapia, anche all’ottimizzazione organizzativa per l’inserimento dei pazienti in percorsi assistenziali innovativi attraverso una gestione integrata territoriale ed ospedaliera sulla base delle necessità del singolo paziente. Siamo in una condizione in cui possiamo garantire ai pazienti affetti da Sc un’assistenza in termini di terapia farmacologica e non farmacologica che può cambiare la traiettoria di malattia, garantendo migliore sopravvivenza, riduzione delle ospedalizzazioni e migliore qualità di vita. Tutto questo deve essere supportato da modelli di cura innovativi in cui il paziente possa essere preso incarico in modo multidisciplinare e personalizzato».
«Tutti dovrebbero fare un elettrocardiogramma entro la maggiore età»

Massimo Grimaldi, presidente designato Anmco
Massimo Grimaldi è presidente designato di Anmco e direttore di Cardiologia all’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari).
Dottore, che cosa sono esattamente le aritmie?
«Con il termine aritmie indichiamo tutte le alterazioni del ritmo cardiaco. Il cuore si contrae in modo regolare garantendo un battito al secondo circa, ovvero 60 battiti al minuto. La frequenza cardiaca a riposo può essere più lenta negli atleti o più rapida nei bambini o nelle persone sedentarie. La frequenza cardiaca può fisiologicamente accelerare anche oltre i 150 battiti al minuto durante sforzo o stress emotivo. Una improvvisa ed immotivata accelerazione del cuore è invece generata da un problema del sistema di eccito conduzione, potremmo definirlo un disturbo dell’attività elettrica del nostro cuore. Le aritmie possono essere anche di tipo bradiaritmico ovvero manifestarsi come rallentamenti o pause del ritmo cardiaco».
Ci sono dei segnali di rischio?
Il primo segnale di rischio è sicuramente rappresentato dalla presenza di un parente morto improvvisamente o con storia di arresto cardiaco resuscitato. Poiché molte aritmie a rischio di vita hanno un’origine genetica, sarebbe auspicabile una visita cardiologica nei parenti di un soggetto affetto da aritmie gravi o arresto cardiaco. Il secondo segnale di rischio sono le sincopi (improvvisa e transitoria perdita di coscienza) o pre-sincopi, talora associate a traumi da caduta. Una sincope preceduta da cardiopalmo o la rapida e completa ripresa dopo l’episodio indirizzano fortemente verso una sincope di tipo aritmico. Le sincopi che insorgono dopo aver urinato in ortostatismo o dopo una prolungata e statica stazione eretta sono in genere meno pericolose ma meritano comunque un consulto cardiologico. Le sincopi precedute da strane sensazioni visive o olfattive ovvero seguite da un prolungato (ore) stato di stanchezza o cefalea indirizzano invece verso una causa neurologica».
Altri segnali da tenere d’occhio?
«Il cardiopalmo a brusca insorgenza e risoluzione e soprattutto il dolore toracico. Un dolore al petto che duri da qualche minuto fino a mezz’ora può essere il campanello d’allarme di una patologia delle coronarie. La cardiopatia ischemica è la prima causa di morte improvvisa, in questo caso la strategia vincente è giocare d’anticipo e quindi andare in Pronto Soccorso o consultare immediatamente il medico».
Come si possono eventualmente prevenire le aritmie?
«Un semplice elettrocardiogramma è in grado di individuare numerose patologie a rischio aritmico. Tutta la popolazione dovrebbe eseguire almeno un elettrocardiogramma entro la maggiore età. Un corretto stile di vita, ovvero attività fisica regolare e corretta alimentazione, è fondamentale per prevenire la cardiopatia ischemica che rappresenta la prima causa di morte improvvisa. Nella corretta alimentazione ricordiamo, soprattutto d’estate, il giusto apporto di sali minerali di cui frutta e verdura sono ricchi. In caso di diarrea o sudorazione profusa si consiglia di ricorrere agli integratori».
Ma quando si presentano come si possono affrontare le aritmie?
«Il trattamento delle aritmie è estremamente variabile in base alla causa. Alcune aritmie benigne, come ad esempio le extrasistoli non a rischio, non hanno bisogno di alcuna terapia. Altre aritmie possono essere trattate con farmaci antiaritmici o con l’ablazione transcatetere. Si tratta di una tecnica eseguita con sottili cateteri che, posizionati nel cuore attraverso il sistema venoso, risolvono il problema grazie a piccolissime lesioni mirate sul tessuto che provoca l’aritmia. Nei soggetti a rischio di morte improvvisa può essere necessario l’impianto di un defibrillatore automatico. Si tratta di sistemi ad altissima tecnologia che vigilano sul nostro cuore ed intervengono solo qualora questo vada incontro ad un’aritmia ad imminente rischio di vita. Si impiantano sottocute sul torace in anestesia locale e sono muniti di cateteri che si posizionano all’interno o all’esterno del cuore».
Come si torna alla vita normale?
«Il ritorno ad una vita normale è possibile se l’aritmia è curabile con l’ablazione o se è stata provocata da una causa transitoria. Un esempio classico è la fibrillazione atriale provocata da un ipertiroidismo o un’aritmia ventricolare provocata da una transitoria alterazione degli elettroliti (potassio, calcio…). Negli altri casi il ritorno ad una vita normale è condizionato non solo dal tipo di aritmia ma soprattutto dalla patologia di base che la provoca».
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Le patologie cardiache sono purtroppo molto diffuse nelle nazioni europee e occidentali. Stile di vita sedentario, alimentazione sbagliata, stress eccessivo: tutti questi (e altri fattori) incidono pesantemente sulle condizioni del nostro cuore. Ecco perché è molto importante fare attenzione, cercare di prevenire con comportamenti corretti e individuare eventuali segnali di rischio.L’esperto Fabrizio Oliva: «Vanno monitorati la mancanza di fiato dopo sforzi lievi e il gonfiore a gambe e addome. Oggi abbiamo nuove cure».Il medico Massimo Grimaldi: «Le aritmie pericolose hanno spesso origine genetica, quindi vanno controllati i parenti di chi ha avuto problemi. Sport e alimentazione aiutano».Lo speciale contiene un articolo e due interviste.Le patologie cardiache sono purtroppo molto diffuse nelle nazioni europee e occidentali. Stile di vita sedentario, alimentazione sbagliata, stress eccessivo: tutti questi (e altri fattori) incidono pesantemente sulle condizioni del nostro cuore. Ecco perché è molto importante fare attenzione, cercare di prevenire con comportamenti corretti e individuare eventuali segnali di rischio. Per questo abbiamo chiesto indicazioni e consiglio all’Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), una società scientifica che raccoglie gli oltre 5.000 professionisti operanti nelle strutture ospedaliere e territoriali del Servizio sanitario nazionale e che si occupa di promuovere le buone prassi cliniche nella prevenzione, cura e riabilitazione delle malattie cardiovascolari. Grazie alle indicazioni di esperti titolati possiamo imparare non soltanto a conoscere alcune delle patologie più diffuse, ma soprattutto a comprendere come affrontarle. Adottando comportamenti più sani e tenendo d’occhio i segnali negativi.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-ritmo-del-cuore-2670388507.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="scompensi-cardiaci-in-forte-aumento-ecco-i-segnali-a-cui-fare-attenzione" data-post-id="2670388507" data-published-at="1733726914" data-use-pagination="False"> «Scompensi cardiaci in forte aumento. Ecco i segnali a cui fare attenzione» Fabrizio Oliva, presidente Anco Fabrizio Oliva è presidente Anco e direttore di Cardiologia 1 all’ospedale Niguarda di Milano.Dottore, che cos’è lo scompenso cardiaco (Sc)?«Lo Sc è una sindrome caratterizzata dall’incapacità del cuore di assolvere alla sua funzione di pompa e di fornire un adeguato apporto di sangue e quindi di ossigeno a tutti gli organi. Può essere la via ultima comune di molte patologie cardiologiche, dalla cardiopatia ischemica alle malattie del muscolo cardiaco, alle patologie valvolari, alle forme infiammatorie. È una patologia cronica in forte aumento che colpisce oltre un milione di persone nel nostro Paese e rappresenta a livello mondiale la principale causa di ospedalizzazione nelle persone di età superiore ai 65 anni. Nel corso degli ultimi anni nell’ambito della terapia per l’insufficienza cardiaca si sono resi disponibili una serie di nuovi trattamenti farmacologici e non. Nel contesto del trial alcune di queste terapie hanno dimostrato di essere in grado di migliorare significativamente la prognosi dei pazienti, ma nel mondo reale permangono difficoltà nella loro implementazione. Altri trattamenti risultano estremamente promettenti ma ancora di nicchia o con dati non consolidati».Ci sono dei segnali di rischio?«Devono essere valorizzati alcuni sintomi e segni, come la mancanza di fiato, soprattutto per sforzi lievi e a riposo, l’astenia marcata, la facile affaticabilità nelle attività quotidiane, la ritenzione di liquidi con comparsa di gonfiore agli arti inferiori e/o addominale. Questi segni e sintomi non sono però esclusivi dello Sc e quindi quando si presentano necessitano di una valutazione attenta da parte di un clinico che, per definire in modo preciso la diagnosi, si potrà avvalere, oltre che della visita, di altri accertamenti di laboratorio e strumentali, che permetteranno anche una diagnosi eziologica, quindi l’identificazione della causa».Come si può eventualmente prevenire?«Tra le varie cause di Sc la cardiopatia ischemica rappresenta la principale, seguita dalle malattie del muscolo cardiaco. Si può prevenire agendo innanzitutto sui fattori di rischio cardiovascolare che contribuiscono allo sviluppo di cardiopatia ischemica; è quindi importante controllare l’ipertensione arteriosa, trattare l’ipercolesterolemia, fare attività fisica ed astenersi dal fumo. È fondamentale anche curare in modo appropriato patologie non cardiache che possono comunque favorire lo Sc, come il diabete mellito e l’insufficienza renale cronica».Come si affronta?«Nonostante i numeri dimostrino un aumento della epidemiologia ed un’alta mortalità, nuove linee di trattamento hanno permesso di aumentare significativamente la sopravvivenza dei pazienti con scompenso cardiaco. Oltre che mantenere un corretto stile di vita, è importante avere un riferimento clinico a cui affidarsi e assumere le terapie farmacologiche raccomandate. Abbiamo oggi a disposizione vari farmaci che in grandi studi si sono dimostrati in grado di migliorare la sopravvivenza di questi pazienti, di ridurre le loro ospedalizzazioni e di migliorare anche la qualità della vita e la capacità funzionale. È importante, una volta che è stata posta la diagnosi, iniziarli il più presto possibile ed assumerli regolarmente e continuativamente perché lo Sc è una malattia cronica. Bisogna poi sottoporsi ai controlli clinici e agli esami ematochimici e strumentali prescritti con la cadenza indicata dai medici».Come si riesce a tornare alla vita normale?«Nella maggioranza dei pazienti la messa in atto dei trattamenti farmacologici permette di tornare a svolgere le normali attività quotidiane. È consigliabile comunque evitare sforzi eccessivi e repentini e condividere con il proprio curante il livello di attività fisica che sarà condizionato dal grado di gravità della malattia. Lo Sc è una patologia cronica, dobbiamo quindi pensare, oltre all’ottimizzazione della terapia, anche all’ottimizzazione organizzativa per l’inserimento dei pazienti in percorsi assistenziali innovativi attraverso una gestione integrata territoriale ed ospedaliera sulla base delle necessità del singolo paziente. Siamo in una condizione in cui possiamo garantire ai pazienti affetti da Sc un’assistenza in termini di terapia farmacologica e non farmacologica che può cambiare la traiettoria di malattia, garantendo migliore sopravvivenza, riduzione delle ospedalizzazioni e migliore qualità di vita. Tutto questo deve essere supportato da modelli di cura innovativi in cui il paziente possa essere preso incarico in modo multidisciplinare e personalizzato». <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-ritmo-del-cuore-2670388507.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tutti-dovrebbero-fare-un-elettrocardiogramma-entro-la-maggiore-eta" data-post-id="2670388507" data-published-at="1733726914" data-use-pagination="False"> «Tutti dovrebbero fare un elettrocardiogramma entro la maggiore età» Massimo Grimaldi, presidente designato Anmco Massimo Grimaldi è presidente designato di Anmco e direttore di Cardiologia all’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari).Dottore, che cosa sono esattamente le aritmie?«Con il termine aritmie indichiamo tutte le alterazioni del ritmo cardiaco. Il cuore si contrae in modo regolare garantendo un battito al secondo circa, ovvero 60 battiti al minuto. La frequenza cardiaca a riposo può essere più lenta negli atleti o più rapida nei bambini o nelle persone sedentarie. La frequenza cardiaca può fisiologicamente accelerare anche oltre i 150 battiti al minuto durante sforzo o stress emotivo. Una improvvisa ed immotivata accelerazione del cuore è invece generata da un problema del sistema di eccito conduzione, potremmo definirlo un disturbo dell’attività elettrica del nostro cuore. Le aritmie possono essere anche di tipo bradiaritmico ovvero manifestarsi come rallentamenti o pause del ritmo cardiaco».Ci sono dei segnali di rischio?Il primo segnale di rischio è sicuramente rappresentato dalla presenza di un parente morto improvvisamente o con storia di arresto cardiaco resuscitato. Poiché molte aritmie a rischio di vita hanno un’origine genetica, sarebbe auspicabile una visita cardiologica nei parenti di un soggetto affetto da aritmie gravi o arresto cardiaco. Il secondo segnale di rischio sono le sincopi (improvvisa e transitoria perdita di coscienza) o pre-sincopi, talora associate a traumi da caduta. Una sincope preceduta da cardiopalmo o la rapida e completa ripresa dopo l’episodio indirizzano fortemente verso una sincope di tipo aritmico. Le sincopi che insorgono dopo aver urinato in ortostatismo o dopo una prolungata e statica stazione eretta sono in genere meno pericolose ma meritano comunque un consulto cardiologico. Le sincopi precedute da strane sensazioni visive o olfattive ovvero seguite da un prolungato (ore) stato di stanchezza o cefalea indirizzano invece verso una causa neurologica».Altri segnali da tenere d’occhio?«Il cardiopalmo a brusca insorgenza e risoluzione e soprattutto il dolore toracico. Un dolore al petto che duri da qualche minuto fino a mezz’ora può essere il campanello d’allarme di una patologia delle coronarie. La cardiopatia ischemica è la prima causa di morte improvvisa, in questo caso la strategia vincente è giocare d’anticipo e quindi andare in Pronto Soccorso o consultare immediatamente il medico».Come si possono eventualmente prevenire le aritmie?«Un semplice elettrocardiogramma è in grado di individuare numerose patologie a rischio aritmico. Tutta la popolazione dovrebbe eseguire almeno un elettrocardiogramma entro la maggiore età. Un corretto stile di vita, ovvero attività fisica regolare e corretta alimentazione, è fondamentale per prevenire la cardiopatia ischemica che rappresenta la prima causa di morte improvvisa. Nella corretta alimentazione ricordiamo, soprattutto d’estate, il giusto apporto di sali minerali di cui frutta e verdura sono ricchi. In caso di diarrea o sudorazione profusa si consiglia di ricorrere agli integratori».Ma quando si presentano come si possono affrontare le aritmie?«Il trattamento delle aritmie è estremamente variabile in base alla causa. Alcune aritmie benigne, come ad esempio le extrasistoli non a rischio, non hanno bisogno di alcuna terapia. Altre aritmie possono essere trattate con farmaci antiaritmici o con l’ablazione transcatetere. Si tratta di una tecnica eseguita con sottili cateteri che, posizionati nel cuore attraverso il sistema venoso, risolvono il problema grazie a piccolissime lesioni mirate sul tessuto che provoca l’aritmia. Nei soggetti a rischio di morte improvvisa può essere necessario l’impianto di un defibrillatore automatico. Si tratta di sistemi ad altissima tecnologia che vigilano sul nostro cuore ed intervengono solo qualora questo vada incontro ad un’aritmia ad imminente rischio di vita. Si impiantano sottocute sul torace in anestesia locale e sono muniti di cateteri che si posizionano all’interno o all’esterno del cuore».Come si torna alla vita normale?«Il ritorno ad una vita normale è possibile se l’aritmia è curabile con l’ablazione o se è stata provocata da una causa transitoria. Un esempio classico è la fibrillazione atriale provocata da un ipertiroidismo o un’aritmia ventricolare provocata da una transitoria alterazione degli elettroliti (potassio, calcio…). Negli altri casi il ritorno ad una vita normale è condizionato non solo dal tipo di aritmia ma soprattutto dalla patologia di base che la provoca».
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (Ansa)
«Nei gruppi di antagonisti ci sono veri e propri “esperti del disordine” che si macchiano di violenze gravissime da decenni. Sono sempre in cerca di nuovi pretesti per mobilitarsi: Tav, Tap, Medio Oriente, alternanza scuola lavoro, il Ponte, l’Expo, l’ambiente e adesso perfino le Olimpiadi invernali. Ora si mobiliteranno anche per il pacchetto sicurezza? Io credo che, se non avessimo varato le norme, questi soggetti sarebbero comunque all’opera. Basta leggere i loro comunicati per capire le loro intenzioni deliranti».
Per Maurizio Gasparri, capo dei senatori di Forza Italia «hanno ragione quelli di Askatasuna quando dicono che il loro non è un edificio, ma è una proposta, un’attitudine e un atteggiamento. In effetti, è la proposta di praticare il metodo della violenza mettendo a ferro e fuoco le città. È un metodo, quello della prevaricazione, dell’intolleranza, dello stalinismo. È un’attitudine, quella di avere atteggiamenti contrari ai principi fondamentali della legge. Pertanto, Askatasuna non è un edificio e forse non è neanche soltanto una proposta, un metodo, un’attitudine. È semplicemente una tragedia che si è abbattuta sul nostro Paese, che ha prodotto centinaia e centinaia di poliziotti, carabinieri e esponenti della guardia di finanza, feriti in questi anni. Non bisogna soltanto togliergli la sede, bisogna anche infliggergli le giuste condanne che la magistratura ha sin qui esitato a definire nella proporzione adeguata». Insomma il 28 marzo sarà il banco di prova per capire se queste nuove norme potranno realmente limitare i danni e le violenze di queste guerriglie urbane.
Rispetto alla misura del fermo preventivo, si contesta che per gli arrestati di Torino non si poteva applicare perché i violenti risultavano tutti incensurati. Piantedosi però ha chiarito che non si valuteranno solo i precedenti ma anche tutte quelle azioni che possano portare a pensare la predisposizione allo scontro: «Si valuteranno anche altri comportamenti univoci ed eloquenti, ad esempio proprio quelli di essersi predisposti agli scontri, rilevabile da oggetti trovati addosso». Altri strumenti da valutare potrebbero essere le conversazioni delle chat oppure il monitoraggio dei social.
Per quanto riguarda l’organico delle forze dell’ordine, anche quello è destinato a crescere. Negli ultimi 3 anni sono stati assunti 40.000 tra uomini e donne in uniforme, nell’ultimo anno 3.500 unità e a giugno ci sarà un’altra tornata. Sino al 2027 avremo altre 30.000 unità: «Dobbiamo coprire il turn over che abbiamo trovato dei pensionamenti, ma soprattutto adeguare le forze di polizia anche alle strumentazioni: dai guanti anti-taglio che non c’erano ai mezzi per bloccare dei cortei violenti come quelli che abbiamo visto», ha spiegato il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, aggiungendo: «Abbiamo dovuto rafforzare i presidi nelle grandi stazioni e nei pronto soccorso. Vediamo quello che avviene nelle tante piazze italiane. Quello che chiede il cittadino è sicurezza che purtroppo si avverte spesso essere traballante. Ma parliamo anche di nuovi pericoli, di forme eversive. Ciò che è avvenuto ad Askatasuna è una forma eversiva. Noi siamo il Paese che ha concesso in Europa più libere manifestazioni».
Sul decreto, Ferro spiega che queste nuove misure rispondono a nuove urgenze come «il fermo preventivo di 12 ore in occasioni di manifestazioni dove le forze di polizia hanno elementi per essere preoccupate».
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Ansa
Una decisione, quella di sgomberare lo storico edificio in corso Regina Margherita, che Askatasuna stigmatizza alla stregua «di un attacco al centro e un attacco alla città». E se di offensiva si tratta, stando alla logica, è giusto rispondere. Anche con la violenza. Perché anche se qualcuno ad Askatasuna ci prova a prendere le distanze dall’uso della forza, poi contestualizzando e complessificando alla fine si finisce sempre per giustificarla. «Aggredire un agente è grave ma voi ignorate la rabbia sociale», ha ammesso Andrea Bonadonna, storico leader e fondatore del centro sociale a La Stampa. Rabbia sociale contro il governo Meloni e chi mette a repentaglio gli spazi sociali. Parlando con i media, ieri i portavoce di Askatasuna hanno ribadito che l’obiettivo è ridare lo stabile a tutte le realtà che l’hanno sempre attraversato dal basso resistendo alle logiche del terzo settore o di pubblico-privato che lo andrebbero a snaturare. «Lo stabile deve continuare ad essere a disposizione dei cittadini con spazi mantenuti gratuiti a libero accesso». Tema, quello degli spazi sociali, di cui si potrebbe anche discutere. L’immagine presentabile a favore di telecamere fa però a pugni con quella sempre troppo pronta a strizzare l’occhio alla violenza. Lo lascia intendere Bonadonna. «Adesso credo che il governo ci penserà tre volte prima di sgombrare un altro centro sociale». Come a dire che alla fine gli scontri hanno fatto gioco agli autonomi. Altro che black block infiltrati. Con buona pace delle teorie cospirative secondo cui gli scontri sarebbero stati un assist al governo.
Ne sa qualcosa uno degli assalitori del poliziotto, come riportato ieri da La Verità. Tale Leonardo, di vent’anni e immortalato nel video che ha scosso il Paese intero con l’immagine del poliziotto Calista accerchiato e salvato dal collega Lorenzo Virgulti cui proprio ieri è stata riconosciuta la benemerenza civica dall’amministrazione di Ascoli Piceno. «Se vai a manifestare per lo sgombero di Askatasuna ovviamente un minimo di lotta la devi fare» ha dichiarato il picchiatore. «I compagni vogliono una rivolta seria, non vogliono fare la passeggiata del sabato». Arrestato dopo gli scontri è già stato rilasciato. Libero di tornare «a combattere» contro lo Stato, contro i poliziotti e di dare man forte ai militanti che ora Askatasuna chiama nuovamente a raccolta. Prima una due giorni a Livorno «per un confronto sulle modalità di lotta» e poi il 28 marzo a Roma. Nel tentativo di non disperdere l’opposizione sociale che a suo dire si sarebbe consolidata con «il grande successo» del 31 gennaio e 50.000 manifestanti. Ci sono fatti gravi ma Torino non è mai stata avulsa dai conflitti sociali, ripetono quelli del centro sociale. «Voi guardate il dito e non la luna». Insomma, questione di prospettive. E di capacità interpretative, visto che Askatasuna motiva l’appuntamento nella capitale con l’esigenza «di costruire un confronto a partire dalle modalità che si sono date, ossia quelle del blocchiamo tutto». Strano modo di cercare un dialogo.
In vista di Roma, Askatasuna continua con gli ammiccamenti alla linea dura conditi da un po’ di diplomazia. Equilibrismi che sembrano andare a nozze con quell’area grigia di supporter di matrice colta e borghese evocata dal Procuratore generale di Torino Lucia Musti. Una linea sottile tra legalità e illegalità dove gli ossimori non si escludono. Come nel solito refrain già proposto a Torino. «Continueremo a portare in piazza l’opposizione sociale al governo e contro le guerre». Strano modo di chiedere la pace
Tutto questo proprio mentre nelle scorse ore, gli atti di sabotaggio sulle linee ferroviarie di Bologna e Pesaro di sabato scorso vengono rivendicati dai movimenti anarchici. Con un documento che alza ancora di più il livello dello scontro. «Pare necessario armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e la moltiplicazione dei suoi fronti, dell’autodifesa e del sabotaggio per sopravvivere ai tempi cui andiamo incontro». E poi «fuoco alla Olimpiadi e a chi le produce», con tanto di collegamento con quanto accaduto due anni fa quando prima dei Gioghi di Parigi vennero vandalizzate cinque infrastrutture attorno alla capitale francese. Dura la reazione del ministro dei Trasporti Matteo Salvini che promette di «inseguire e stanare questi delinquenti ovunque si nascondano».
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