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Il Quirinale tiene in ostaggio la manovra

Il Quirinale tiene in ostaggio la manovra
ANSA
Per costringere il governo a cambiare manovra le provano tutte. Visto che le minacce dell'Europa, unite a quella dello spread, non hanno funzionato, si sono dati da fare per accreditare l'idea che la norma sulle pensioni non solo scasserà i conti dello Stato, ma impoverirà i futuri pensionati garantendo loro trattamenti previdenziali da fame. Come l'una e l'altra cosa possano andare d'accordo non è chiaro nemmeno a Carlo Cottarelli, prova ne sia che l'altra sera da Giovanni Floris gli è scappato di dire che se le penalizzazioni per chi va a riposo in anticipo corrispondessero al vero, i conti pubblici e dell'Inps non potrebbero che beneficiarne. Insomma, una balla via l'altra. Però, visto che nessuna di queste (...)
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L’Anm detta al governo le riforme da fare
Rocco Maruotti, segretario generale dell'Anm (Imagoeconomica)
Il sindacato dei magistrati si dice disponibile al dialogo «evitando contrapposizioni frontali», ma intanto elenca le leggi di suo gradimento e chiede assunzioni. Il successore del presidente dimissionario Parodi potrebbe essere eletto già sabato.

Il giorno dopo la bocciatura della riforma della giustizia l’Associazione nazionale magistrati da un lato tende la mano alla politica, ma dall’altro passa all’incasso per ottenere quel riconoscimento di interlocutore principale che il centrodestra non ha mai visto di buon occhio. Il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, ha spiegato così la posizione delle toghe associate: «Non ci siamo intestati una vittoria e siamo pronti a tornare sugli otto punti da cui siamo partiti il 5 marzo del 2025 nell’incontro a Palazzo Chigi.

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Zuffa sulle primarie Conte mugugna, la Salis tira il freno E rispunta Ruffini
Giuseppe Conte e Silvia Salis (Ansa)
Solo Schlein spera nell’investitura. La leader però non convince neanche i suoi come anti Meloni. Risalgono le quote di Gentiloni
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Al ministero della Giustizia si apre la resa dei conti: fuori Delmastro e Bartolozzi
Giusi Bartolozzi e Andrea Delmastro (Ansa)
Lasciano il sottosegretario, per il suo business con la famiglia di un carcerato, e il capo di gabinetto, specializzato in gaffe. Il premier chiede la stessa sensibilità a Santanchè.

Un terremoto annunciato quello scoppiato ieri a via Arenula. Un colloquio con il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e poi le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove e del capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Dimissioni attese, annunciate e alla fine consegnate all’indomani dell’esito del referendum.

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L’opposizione dà già i numeri ma sommando i No non si governa
Ansa
L’Istituto Cattaneo smorza l’entusiasmo: «Quei voti sono una maggioranza risicata».

Come dopo ogni terremoto è il momento della conta dei danni e della ricerca delle responsabilità. Dopo la scossa tellurica del referendum sulla giustizia, i principali indiziati della vittoria del No sono i giovani dai 18 ai 28 anni. Quella generazione Z che, pur odiando tutto e tutti, della politica conosce poco o nulla. Oltre che i delusi del centrodestra, soprattutto dalle parti di Forza Italia e Lega.

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