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2022-09-02
Nessun aiuto sulle bollette. Solo tagli al riscaldamento
Roberto Cingolani (Ansa)
L’Italia si prepara alla tempesta perfetta, quella della crisi energetica, con misure che almeno per il momento appaiono più che altro un pannicello caldo. Caldo ma non troppo: ieri in cdm il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha illustrato al premier, Mario Draghi, e ai colleghi il piano di risparmio sul gas. L’unica misura praticamente certa, che verrà messa nero su bianco nei prossimi giorni, è la riduzione di un grado (da 20 a 19) e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento un’ora prima del solito a partire dal mese di ottobre nelle abitazioni private e negli uffici pubblici, mentre è esclusa la dad per gli studenti.
Singolare, per non dire tragicomica, l’ipotesi che invece vedrebbe la riduzione di due gradi di temperatura e di due ore al giorno dei riscaldamenti nelle aree del Paese dove il clima è meno rigido: praticamente al Sud e nelle isole gli italiani dovrebbero affrontare un inverno più gelido rispetto ai compatrioti del Centro e del Nord, anche se il Meridione d’Italia, ma forse questo Cingolani non lo sa, è pieno di centri abitati situati in montagna o in collina, dove il freddo punge eccome.
Per le imprese, a quanto apprende La Verità da fonti di governo, si prevede di vendere pacchetti di energia a prezzi calmierati a quelle più esposte, le cosiddette energivore e gasivore, a forte consumo di energia elettrica e gas. Questi pacchetti consisterebbero in energia prodotta in Italia e rinnovabili. Niente smart working per le aziende, niente spegnimenti delle vetrine, niente razionamenti: l’Italia, che secondo Cingolani ha un ottimo livello di stoccaggio di gas, all’81%, e che ha ridotto la sua dipendenza dal gas russo dal 40% al 18%, sceglie una linea molto soft, basata più che altro su una campagna di comunicazione che verrà realizzata attraverso degli spot. Prepariamoci quindi a vedere in tv e ascoltare in radio qualche Vip che ci invita a fare meno docce, a spegnere le lampadine o a utilizzare quelle a basso consumo, a non lasciare la tv accesa e altri suggerimenti di questo genere, suggerimenti che le nostre nonne ci hanno abituati ad ascoltare fin da bambini, ma che sono sostanzialmente il nulla rispetto alla gigantesca crisi che incombe.
Il piano verrà inviato a Bruxelles per essere vagliato dalla Commissione europea, entro la scadenza del 15 ottobre, e contiene anche le previsioni nel caso in cui la situazione dovesse precipitare: ad esempio, se la Russia dovesse ridurre ulteriormente o addirittura interrompere le forniture di gas ai Paesi europei. A mettere a rischio il piano di Cingolani, anche l’eventuale ritardo nella realizzazione del rigassificatore di Piombino: se non si procederà in maniera spedita, in primavera la situazione potrebbe precipitare.
«Il piano», aggiunge alla Verità un’altra fonte di governo, «è basato su due gambe. La prima: la prossima settimana interverremo con un provvedimento molto importante per il sostegno all’economia, il ministro Daniele Franco sta lavorando per reperire le risorse. La cifra non è ancora stata stabilita ma una cosa si può dire: non ci sarà alcuno scostamento di bilancio. Lo stesso Giulio Tremonti», argomenta la nostra fonte, «ha dichiarato di essere contrario. La seconda gamba è il piano di risparmio energetico, che Cingolani ha illustrato in Consiglio dei ministri in maniera sintetica, e che verrà messo a punto nei prossimi giorni. Un piano basato sulle buone pratiche: basta veramente un piccolo sacrificio, come usare lampadine a basso consumo, stare attenti a non sprecare ettolitri di acqua calda, abbassare di un minimo il riscaldamento, per risparmiare una enorme quantità di energia».
Siamo, come appare evidente, di fronte a una non scelta, probabilmente dettata da una precisa strategia politica, quella di lasciare al probabile futuro governo di centrodestra il peso di decisioni più drastiche e impopolari. Il piano di Cingolani è infatti costellato di contraddizioni, paradossi, lacune. Iniziamo dalla riduzione della temperatura dei riscaldamenti e dello spegnimento anticipato degli stessi: chi controllerà che le misure vengano rispettate? Nel caso dei condomini a impianto centralizzato verrà responsabilizzato l’amministratore, ma chi ha un riscaldamento autonomo dovrà essere convinto dalla campagna di comunicazione, poiché controllare sarà impossibile. Per quel che riguarda poi i fantomatici pacchetti di energia a prezzi calmierati per le imprese, siamo di fronte a una mera dichiarazione di intenti: dove verrà reperito il gas da vendere sottocosto? Di quanto sarà ridotto il prezzo dell’energia? Chi deciderà quali imprese avranno diritto a questa agevolazione e quali no? Tutte domande senza risposta. Anche se il Mite pensa positivo e arriva a prevedere «risparmi variabili tra 3 e 6 miliardi di metri cubi di gas in un anno» grazie al razionamento dei riscaldamenti, l’uso di combustibili alternativi e l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’energia.
Come se non bastasse, ieri è arrivato uno stop al rigassificatore di Piombino, pilastro del piano: l’amministrazione comunale ha inviato alla Regione Toscana il primo parere sulla collocazione del rigassificatore nel porto piombinese. «È un parere negativo», spiega il sindaco Francesco Ferrari in una nota, «che, per la parte tecnica redatta dalla task force del Comune, si basa sull’aspetto urbanistico della vicenda, riservandoci di sollevare successivamente le tante questioni in merito alla sicurezza e all’ambiente. Le criticità legate a quel progetto sono innumerevoli e variegate e faremo tutto quanto in nostro potere per farle emergere all’interno dei procedimenti autorizzativi».
Settimana prossima il dl anti rincari. Lega e M5s spingono lo scostamento
La borsa o la vita. L’ennesimo scostamento di bilancio o il precipizio. Oppure, chissà. C’è poco da giraci attorno. Per mitigare il caro bollette serve un’altra vagonata di miliardi. «Trenta» quantifica il leader della Lega, Matteo Salvini, che evoca unità nazionale: «Questi soldi servono adesso, mettiamoci d’accordo». E poco importa se, come ricorda Giorgia Meloni, da premier in pectore, «negli ultimi 15 mesi il debito pubblico italiano è cresciuto di 116 miliardi». Un puntiglio che condivide con il primo ministro ancora in carica: Mario Draghi. L’ex presidente della Bce tiene duro. Per fronteggiare la pandemia, sono stati già approvati sei scostamenti di bilancio. Ma intervenire immediatamente resta comunque imperativo. Il governo invece porterà in Consiglio dei ministri l’attesissimo decreto contro i salassi causati dal prezzo del gas solo la prossima settimana. «Un ampio piano» per sostenere le imprese e abbassare il costo dell’energia promette il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani.
Rimane un dirimente tema: con quali risorse? La politica si accapiglia. Anche nel centrodestra, mentre la Lega non pone limiti alla provvidenza statale, Fratelli d’Italia sembra inflessibile. O quasi. «Un ulteriore debito per questa nazione è l’extrema ratio» dice Meloni. «Siamo quelli nel mondo occidentale che si sono già indebitati di più con i soldi del Pnrr». Visto che però le priorità sono cambiate, aggiunge, «quei miliardi dovrebbero essere concentrati sulla priorità delle bollette». Giorgia contro Matteo, dunque. E il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, nel mezzo: «Il governo in carica può e deve intervenire subito con un decreto. Se ci sono i margini per farlo senza ricorrere a un nuovo scostamento di bilancio, ovviamente questo è preferibile per tutti. Ma, in ogni caso, non possiamo assolutamente stare fermi».
L’unico a pensarla come Salvini è il presidente dei 5 stelle: Giuseppe Conte, il Mélenchon foggiano, l’italico emulo del leader dell’estrema sinistra francese. Giuseppón, già due mesi fa, in tempi meno sospetti, scriveva a Draghi: «Signor presidente, la crisi in atto richiede un intervento straordinario, ampio e organico, a favore di famiglie e imprese». Conte, indispettito, aggiungeva: «Le abbiamo chiesto più volte uno scostamento di bilancio». Una richiesta che adesso, in pienissima campagna elettorale, diventa l’ennesima arma propagandistica: «Il caro energia e il caro bollette ci stanno strangolando e stanno strangolando le imprese e le famiglie. Quello che ci fa rabbia è che siamo stati inascoltati».
Terzista, ovviamente, la posizione dei terzisti. In un’intervista al Corriere della Sera, Carlo Calenda, alla guida dell’egotico centrino, premette: sarebbe meglio evitare lo scostamento di bilancio. Eppure, gli tocca ammettere: «I margini di manovra sono limitatissimi». Dunque? «L’impatto sui conti possiamo gestirlo solo se i partiti si impegneranno a rispettare, una volta al governo, la disciplina di bilancio». Al fu breve alleato, Enrico Letta, segretario del Pd, tocca invece prendere a prestito le parole della stigmatizzata Meloni: anche per lui, lo scostamento è «l’extrema ratio». Da discutere con gli altri Paesi europei, chiarisce: «Le nostre scelte devono essere per una conclamata emergenza. Se le facciamo per campagna elettorale, lo paghiamo in tassi interesse che salgono».
La sofisticata posizione lettiana sembra però isolata nel centrosinistra, o quel che ne resta. La fondatrice di +Europa, Emma Bonino, scrive su Twitter che non riesce «a capire la disinvoltura con cui le altre forze politiche continuano a parlare dello scostamento di bilancio». I partiti, annota, «dovrebbero dire la verità ai giovani: il debito pubblico, che già ora si attesta a 2.700 miliardi, “lo pagherete voi”». Anche la premiata coppia Europa verde&Sinistra italiana è contrarissima. L’ecologista fondamentalista Angelo Bonelli spiega che Draghi «ha ragione nel dire no»: le risorse per tagliare le bollette andrebbero reperite dagli extraprofitti. Concorda, da sinistrissima, Nicola Fratoianni: piuttosto che togliere altri soldi ai cittadini, ragiona, bisogna disintegrare i «fenomeni speculativi». Le aziende energetiche italiane, intima, restituiscano il maltolto: nientemeno che 50 miliardi, calcola.
A dispetto delle magre percentuali accreditate a Impegno civico, interviene pure Luigi Di Maio. Il titolare degli Esteri conferma che la prossima settimana il decreto arriverà finalmente in Consiglio dei ministri: «Un intervento necessario per supportare nell’immediato le nostre famiglie». Quindi, propone: lo Stato paghi l’80% delle bollette a tutte le imprese. Già, ma con quali danari? «Il tema non è lo scostamento di bilancio» spiega stentoreo Di Maio. «Quello è diventato solo un modo per fare notizia». Ah, sì? «Non abbiamo la preoccupazione di dove reperire i soldi» assicura Giggino. Ha le idee chiare, beato lui. Peccato per lo 0,7% dei sondaggi.
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In cdm il ministro Roberto Cingolani annuncia i piani di razionamento per case e uffici pubblici: ancora niente sul vero nodo, cioè le aziende. Rinviato invece a settimana prossima il decreto per sterilizzare i costi.Lo speciale comprende due articoli.L’Italia si prepara alla tempesta perfetta, quella della crisi energetica, con misure che almeno per il momento appaiono più che altro un pannicello caldo. Caldo ma non troppo: ieri in cdm il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha illustrato al premier, Mario Draghi, e ai colleghi il piano di risparmio sul gas. L’unica misura praticamente certa, che verrà messa nero su bianco nei prossimi giorni, è la riduzione di un grado (da 20 a 19) e lo spegnimento degli impianti di riscaldamento un’ora prima del solito a partire dal mese di ottobre nelle abitazioni private e negli uffici pubblici, mentre è esclusa la dad per gli studenti. Singolare, per non dire tragicomica, l’ipotesi che invece vedrebbe la riduzione di due gradi di temperatura e di due ore al giorno dei riscaldamenti nelle aree del Paese dove il clima è meno rigido: praticamente al Sud e nelle isole gli italiani dovrebbero affrontare un inverno più gelido rispetto ai compatrioti del Centro e del Nord, anche se il Meridione d’Italia, ma forse questo Cingolani non lo sa, è pieno di centri abitati situati in montagna o in collina, dove il freddo punge eccome.Per le imprese, a quanto apprende La Verità da fonti di governo, si prevede di vendere pacchetti di energia a prezzi calmierati a quelle più esposte, le cosiddette energivore e gasivore, a forte consumo di energia elettrica e gas. Questi pacchetti consisterebbero in energia prodotta in Italia e rinnovabili. Niente smart working per le aziende, niente spegnimenti delle vetrine, niente razionamenti: l’Italia, che secondo Cingolani ha un ottimo livello di stoccaggio di gas, all’81%, e che ha ridotto la sua dipendenza dal gas russo dal 40% al 18%, sceglie una linea molto soft, basata più che altro su una campagna di comunicazione che verrà realizzata attraverso degli spot. Prepariamoci quindi a vedere in tv e ascoltare in radio qualche Vip che ci invita a fare meno docce, a spegnere le lampadine o a utilizzare quelle a basso consumo, a non lasciare la tv accesa e altri suggerimenti di questo genere, suggerimenti che le nostre nonne ci hanno abituati ad ascoltare fin da bambini, ma che sono sostanzialmente il nulla rispetto alla gigantesca crisi che incombe. Il piano verrà inviato a Bruxelles per essere vagliato dalla Commissione europea, entro la scadenza del 15 ottobre, e contiene anche le previsioni nel caso in cui la situazione dovesse precipitare: ad esempio, se la Russia dovesse ridurre ulteriormente o addirittura interrompere le forniture di gas ai Paesi europei. A mettere a rischio il piano di Cingolani, anche l’eventuale ritardo nella realizzazione del rigassificatore di Piombino: se non si procederà in maniera spedita, in primavera la situazione potrebbe precipitare. «Il piano», aggiunge alla Verità un’altra fonte di governo, «è basato su due gambe. La prima: la prossima settimana interverremo con un provvedimento molto importante per il sostegno all’economia, il ministro Daniele Franco sta lavorando per reperire le risorse. La cifra non è ancora stata stabilita ma una cosa si può dire: non ci sarà alcuno scostamento di bilancio. Lo stesso Giulio Tremonti», argomenta la nostra fonte, «ha dichiarato di essere contrario. La seconda gamba è il piano di risparmio energetico, che Cingolani ha illustrato in Consiglio dei ministri in maniera sintetica, e che verrà messo a punto nei prossimi giorni. Un piano basato sulle buone pratiche: basta veramente un piccolo sacrificio, come usare lampadine a basso consumo, stare attenti a non sprecare ettolitri di acqua calda, abbassare di un minimo il riscaldamento, per risparmiare una enorme quantità di energia».Siamo, come appare evidente, di fronte a una non scelta, probabilmente dettata da una precisa strategia politica, quella di lasciare al probabile futuro governo di centrodestra il peso di decisioni più drastiche e impopolari. Il piano di Cingolani è infatti costellato di contraddizioni, paradossi, lacune. Iniziamo dalla riduzione della temperatura dei riscaldamenti e dello spegnimento anticipato degli stessi: chi controllerà che le misure vengano rispettate? Nel caso dei condomini a impianto centralizzato verrà responsabilizzato l’amministratore, ma chi ha un riscaldamento autonomo dovrà essere convinto dalla campagna di comunicazione, poiché controllare sarà impossibile. Per quel che riguarda poi i fantomatici pacchetti di energia a prezzi calmierati per le imprese, siamo di fronte a una mera dichiarazione di intenti: dove verrà reperito il gas da vendere sottocosto? Di quanto sarà ridotto il prezzo dell’energia? Chi deciderà quali imprese avranno diritto a questa agevolazione e quali no? Tutte domande senza risposta. Anche se il Mite pensa positivo e arriva a prevedere «risparmi variabili tra 3 e 6 miliardi di metri cubi di gas in un anno» grazie al razionamento dei riscaldamenti, l’uso di combustibili alternativi e l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’energia.Come se non bastasse, ieri è arrivato uno stop al rigassificatore di Piombino, pilastro del piano: l’amministrazione comunale ha inviato alla Regione Toscana il primo parere sulla collocazione del rigassificatore nel porto piombinese. «È un parere negativo», spiega il sindaco Francesco Ferrari in una nota, «che, per la parte tecnica redatta dalla task force del Comune, si basa sull’aspetto urbanistico della vicenda, riservandoci di sollevare successivamente le tante questioni in merito alla sicurezza e all’ambiente. Le criticità legate a quel progetto sono innumerevoli e variegate e faremo tutto quanto in nostro potere per farle emergere all’interno dei procedimenti autorizzativi».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-piano-gas-di-cingolani-nasce-monco-case-al-freddo-sulle-imprese-si-vedra-2658004118.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="settimana-prossima-il-dl-anti-rincari-lega-e-m5s-spingono-lo-scostamento" data-post-id="2658004118" data-published-at="1662059563" data-use-pagination="False"> Settimana prossima il dl anti rincari. Lega e M5s spingono lo scostamento La borsa o la vita. L’ennesimo scostamento di bilancio o il precipizio. Oppure, chissà. C’è poco da giraci attorno. Per mitigare il caro bollette serve un’altra vagonata di miliardi. «Trenta» quantifica il leader della Lega, Matteo Salvini, che evoca unità nazionale: «Questi soldi servono adesso, mettiamoci d’accordo». E poco importa se, come ricorda Giorgia Meloni, da premier in pectore, «negli ultimi 15 mesi il debito pubblico italiano è cresciuto di 116 miliardi». Un puntiglio che condivide con il primo ministro ancora in carica: Mario Draghi. L’ex presidente della Bce tiene duro. Per fronteggiare la pandemia, sono stati già approvati sei scostamenti di bilancio. Ma intervenire immediatamente resta comunque imperativo. Il governo invece porterà in Consiglio dei ministri l’attesissimo decreto contro i salassi causati dal prezzo del gas solo la prossima settimana. «Un ampio piano» per sostenere le imprese e abbassare il costo dell’energia promette il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Rimane un dirimente tema: con quali risorse? La politica si accapiglia. Anche nel centrodestra, mentre la Lega non pone limiti alla provvidenza statale, Fratelli d’Italia sembra inflessibile. O quasi. «Un ulteriore debito per questa nazione è l’extrema ratio» dice Meloni. «Siamo quelli nel mondo occidentale che si sono già indebitati di più con i soldi del Pnrr». Visto che però le priorità sono cambiate, aggiunge, «quei miliardi dovrebbero essere concentrati sulla priorità delle bollette». Giorgia contro Matteo, dunque. E il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, nel mezzo: «Il governo in carica può e deve intervenire subito con un decreto. Se ci sono i margini per farlo senza ricorrere a un nuovo scostamento di bilancio, ovviamente questo è preferibile per tutti. Ma, in ogni caso, non possiamo assolutamente stare fermi». L’unico a pensarla come Salvini è il presidente dei 5 stelle: Giuseppe Conte, il Mélenchon foggiano, l’italico emulo del leader dell’estrema sinistra francese. Giuseppón, già due mesi fa, in tempi meno sospetti, scriveva a Draghi: «Signor presidente, la crisi in atto richiede un intervento straordinario, ampio e organico, a favore di famiglie e imprese». Conte, indispettito, aggiungeva: «Le abbiamo chiesto più volte uno scostamento di bilancio». Una richiesta che adesso, in pienissima campagna elettorale, diventa l’ennesima arma propagandistica: «Il caro energia e il caro bollette ci stanno strangolando e stanno strangolando le imprese e le famiglie. Quello che ci fa rabbia è che siamo stati inascoltati». Terzista, ovviamente, la posizione dei terzisti. In un’intervista al Corriere della Sera, Carlo Calenda, alla guida dell’egotico centrino, premette: sarebbe meglio evitare lo scostamento di bilancio. Eppure, gli tocca ammettere: «I margini di manovra sono limitatissimi». Dunque? «L’impatto sui conti possiamo gestirlo solo se i partiti si impegneranno a rispettare, una volta al governo, la disciplina di bilancio». Al fu breve alleato, Enrico Letta, segretario del Pd, tocca invece prendere a prestito le parole della stigmatizzata Meloni: anche per lui, lo scostamento è «l’extrema ratio». Da discutere con gli altri Paesi europei, chiarisce: «Le nostre scelte devono essere per una conclamata emergenza. Se le facciamo per campagna elettorale, lo paghiamo in tassi interesse che salgono». La sofisticata posizione lettiana sembra però isolata nel centrosinistra, o quel che ne resta. La fondatrice di +Europa, Emma Bonino, scrive su Twitter che non riesce «a capire la disinvoltura con cui le altre forze politiche continuano a parlare dello scostamento di bilancio». I partiti, annota, «dovrebbero dire la verità ai giovani: il debito pubblico, che già ora si attesta a 2.700 miliardi, “lo pagherete voi”». Anche la premiata coppia Europa verde&Sinistra italiana è contrarissima. L’ecologista fondamentalista Angelo Bonelli spiega che Draghi «ha ragione nel dire no»: le risorse per tagliare le bollette andrebbero reperite dagli extraprofitti. Concorda, da sinistrissima, Nicola Fratoianni: piuttosto che togliere altri soldi ai cittadini, ragiona, bisogna disintegrare i «fenomeni speculativi». Le aziende energetiche italiane, intima, restituiscano il maltolto: nientemeno che 50 miliardi, calcola. A dispetto delle magre percentuali accreditate a Impegno civico, interviene pure Luigi Di Maio. Il titolare degli Esteri conferma che la prossima settimana il decreto arriverà finalmente in Consiglio dei ministri: «Un intervento necessario per supportare nell’immediato le nostre famiglie». Quindi, propone: lo Stato paghi l’80% delle bollette a tutte le imprese. Già, ma con quali danari? «Il tema non è lo scostamento di bilancio» spiega stentoreo Di Maio. «Quello è diventato solo un modo per fare notizia». Ah, sì? «Non abbiamo la preoccupazione di dove reperire i soldi» assicura Giggino. Ha le idee chiare, beato lui. Peccato per lo 0,7% dei sondaggi.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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