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2023-02-04
Il piano di Bruxelles per piegare Mosca: le ennesime sanzioni e 35 milioni di Led
Ursula von der Leyen e Charles Michel a Kiev con Volodymyr Zelensky (Ansa)
La Russia avanza nel Donbass e da tempo anche gli alleati di Volodymyr Zelensky, nonché la stessa intelligence ucraina, gli consigliano di «abbandonare» Bakhmut, considerandola una battaglia persa e uno spreco di risorse - comprese le armi donate dall’Occidente - che andrebbero concentrate a Sud. Ma il presidente ucraino nutre la convinzione di poter riprendere non solo la città, ma tutto il Donbass. «Consideriamo Bakhmut la nostra fortezza e i nostri eroi i caduti nella sua difesa. Se acceleriamo la fornitura di armamenti a lungo raggio, non solo riusciremo a trattenere Bakhmut ma anche a riprendere il Donbass occupato dal 2014», ha chiarito Zelensky nel summit a Kiev con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Zelensky è tornato a farsi sentire anche sulle sanzioni a Mosca, lanciando accuse: «Con franchezza dico che ho sentito il sostegno dei vertici dell’Unione europea ma, sulle sanzioni, non di tutti i Paesi europei». Intanto i rappresentanti dell’Ue hanno annunciato un decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che sarà pronto entro il 24 febbraio, per circa 10 miliardi di euro.
Nel vertice si è parlato dell’adesione dell’Ucraina alla Ue e, nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio Michel che ha dato per certo il futuro di Kiev in Europa, alcuni dati smorzano i facili entusiasmi. «Voglio essere estremamente chiaro: da una parte ci sono enormi sforzi fatti dall’Ucraina per fare progressi, dall’altra la Commissione dovrà presentare un rapporto dopo l’estate nel pacchetto sull’allargamento. E il Consiglio europeo, entro l’anno, dovrà valutarlo e decidere all’unanimità. Funziona così», ha dichiarato. Al momento, i presupposti sono scarsi. La Commissione europea ha infatti pubblicato una relazione analitica in cui valuta la capacità dell’Ucraina di rispettare gli obblighi derivanti dall’adesione. Sui 32 punti in cui il documento esprime delle «votazioni», divise su cinque livelli di preparazione (si va da «fase iniziale» ad «avanzato»), la maggioranza ricade nelle prime due categorie (23 capitoli in tutto). L’Ucraina viene definita «moderatamente» preparata o con un livello «buono» su soli otto capitoli. Il voto massimo non viene mai espresso. «È un processo che si basa sul merito. Ci sono degli obiettivi da raggiungere, non c’è una tabella di marcia», ha confermato la von der Leyen.
Tra gli obiettivi cui Kiev deve mirare c’è la lotta alla corruzione: diversi sono stati gli esponenti governativi destituiti per questo motivo. Ieri alcuni funzionari del ministero della Difesa ucraino sono stati accusati di corruzione in quanto sospettati di aver sottratto più di 5,4 milioni di grivnie (quasi 135.000 euro) nella costruzione di caserme per le truppe ucraine nella regione di Mykolaiv. Le forze dell’ordine di Kiev hanno arrestato in flagrante anche un funzionario della commissione medica militare centrale che aveva messo in piedi un meccanismo criminale per ottenere denaro da chi voleva sottrarsi al servizio militare.
Il vertice è stato anche l’occasione per ufficializzare il settimo pacchetto di aiuti militari adottato dal Consiglio europeo per 450 milioni di euro, oltre al pacchetto per 45 milioni di euro a sostegno della Missione di assistenza militare dell’Ue. Tra gli aiuti confermati e quelli promessi, spicca uno davvero peculiare. L’Ue fornirà 35 milioni di lampadine a Led ad alta efficienza energetica per consentire agli ucraini di sostituire quelle vecchie in uso negli uffici postali. «Stiamo portando la luce in Ucraina!», ha esultato la von der Leyen. Resta da capire quanto l’iniziativa possa essere sensata in un Paese le cui infrastrutture sono in buona parte distrutte e per l’altra parte sotto tiro. Ieri, ad esempio, i russi hanno attaccato infrastrutture energetiche nelle regioni di Kharkiv, Kherson, Sumy, Zaporizhzhia e Donetsk. La stessa consegna delle lampadine a un ufficio postale di Kiev si è conclusa con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue costretti a scappare in un rifugio per un allarme aereo.
Il Pentagono ha intanto annunciato un nuovo invio di armi da oltre 2 miliardi di dollari, che include missili di precisione a lungo raggio. L’Italia è al lavoro con la Francia per la consegna, in primavera, del sistema di difesa antiaerea Samp/t: il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, e quello francese delle Forze armate, Sébastien Lecornu, ne hanno parlato a telefono. Prima del 24 febbraio anche il premier Giorgia Meloni sarà in visita a Kiev.
Pallone spia cinese in volo sugli Usa Blinken rinvia la missione a Pechino
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha deciso di rinviare il suo viaggio ufficiale in Cina, previsto per il 5 e il 6 febbraio, dopo che mercoledì è stato avvistato dal Pentagono un pallone spia sorvolare il Montana, visto in precedenza anche sopra le Isole Aleutine in Alaska e in Canada. Secondo l’emittente televisiva Ab News che ha parlato con un funzionario protetto dall’anonimato, «Blinken vuole evitare che il pallone spia domini la visita che era stata programmata dopo l’incontro tra Joe Biden e Xi Jinping avvenuto al G20 di Bali nel novembre scorso». A Bali i due presidenti avevano concordato sul fatto che occorra stabilizzare i rapporti Usa-Cina che sono da tempo ai ferri corti su molti dossier, a partire dalla pandemia fino ad arrivare alla questione di Taiwan, alle tecnologie cinesi, ai temi ambientali, senza dimenticare la questione del conflitto in Ucraina nella quale i cinesi stanno giocando una partita a dir poco ambigua, tanto che secondo alcuni report riservati del Pentagono Pechino starebbe aiutando segretamente Mosca.
Per tornare al pallone spia, un alto funzionario della Difesa americana alla Abc News ha detto che «ha le dimensioni di tre autobus e non avrebbe a bordo tecnologie particolari», inoltre ha proseguito affermando: «Casi di questa attività sono stati osservati negli ultimi anni, anche prima di questa amministrazione ed è successo una manciata di altre volte ». Il segretario della Difesa Lloyd Austin e il generale Mark Milley, capo dello Stato maggiore congiunto, dopo essersi consultati con la Casa Bianca e aver valutato i rischi, hanno evitato di abbatterlo inviando i caccia F22 raptor, in quanto i frammenti avrebbero potuto causare danni a persone. Occorre ricordare che in Montana si trova la Malmstrom air force base, una delle tre basi americane con missili nucleari, e nello Stato sono presenti 150 missili balistici intercontinentali. Secondo i funzionari del Pentagono il pallone spia sarebbe stato inviato «per raccogliere informazioni e avrebbe sorvolato anche altri luoghi sensibili». Tuttavia qualche dubbio c’è, visto che è noto che la Cina disponga di palloni spia ben più performanti. Patrick S. Ryder, generale di brigata dell’Aeronautica degli Stati Uniti che funge da segretario stampa del Pentagono dal 4 agosto 2022, durante un briefing con i giornalisti ha affermato: «Il Comando di difesa aerospaziale nordamericano (Norad) continua a seguirlo e monitorarlo da vicino». Di seguito il generale Glen David VanHerck, comandante del Norad, ha precisato: «Secondo la nostra valutazione il pallone non rappresenta una minaccia militare o fisica per le persone a terra in questo momento. Il pallone sta attualmente viaggiando a un’altitudine ben al di sopra del traffico aereo commerciale». Mentre il dipartimento canadese della Difesa nazionale e le Forze armate ha affermato in una nota che stanno «lavorando con il Norad e altri partner per valutare la situazione», aggiungendo che il Canada «sta prendendo provvedimenti per garantire la sicurezza del proprio spazio aereo, compreso il monitoraggio di un potenziale secondo incidente».
E a Pechino che dicono? Il ministero degli Esteri cinese ha affermato nel pomeriggio di ieri che «il pallone è di natura civile e utilizzato per la ricerca scientifica, principalmente meteorologica. Si tratta di un pallone con limitate capacità di autogoverno, che ha deviato molto dalla sua rotta pianificata. Ci rammarichiamo dell’ingresso involontario del dirigibile nello spazio aereo statunitense a causa di forza maggiore. Continueremo a comunicare con la parte statunitense e gestiremo adeguatamente questa situazione inaspettata causata da forza maggiore». A stretto giro di posta è arrivata però la risposta del dipartimento di Stato: «Il segretario era pronto a partire per Pechino per affrontare un’agenda di ampio respiro. Abbiamo preso atto della dichiarazione di rammarico della Repubblica popolare cinese, ma la presenza di questo pallone nel nostro spazio aereo è una chiara violazione della nostra sovranità e del diritto internazionale. Ed è inaccettabile che sia accaduto».
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Ursula von der Leyen e Charles Michel a Kiev. Volodymyr Zelensky non molla Bakhmut. Giorgia Meloni: «In Ucraina entro il 24». Forniremo il sistema Samp/t.Sorvolata una base di missili nucleari. Il Dragone minimizza: «Solo ricerche meteo».Lo speciale contiene due articoliLa Russia avanza nel Donbass e da tempo anche gli alleati di Volodymyr Zelensky, nonché la stessa intelligence ucraina, gli consigliano di «abbandonare» Bakhmut, considerandola una battaglia persa e uno spreco di risorse - comprese le armi donate dall’Occidente - che andrebbero concentrate a Sud. Ma il presidente ucraino nutre la convinzione di poter riprendere non solo la città, ma tutto il Donbass. «Consideriamo Bakhmut la nostra fortezza e i nostri eroi i caduti nella sua difesa. Se acceleriamo la fornitura di armamenti a lungo raggio, non solo riusciremo a trattenere Bakhmut ma anche a riprendere il Donbass occupato dal 2014», ha chiarito Zelensky nel summit a Kiev con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Zelensky è tornato a farsi sentire anche sulle sanzioni a Mosca, lanciando accuse: «Con franchezza dico che ho sentito il sostegno dei vertici dell’Unione europea ma, sulle sanzioni, non di tutti i Paesi europei». Intanto i rappresentanti dell’Ue hanno annunciato un decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che sarà pronto entro il 24 febbraio, per circa 10 miliardi di euro. Nel vertice si è parlato dell’adesione dell’Ucraina alla Ue e, nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio Michel che ha dato per certo il futuro di Kiev in Europa, alcuni dati smorzano i facili entusiasmi. «Voglio essere estremamente chiaro: da una parte ci sono enormi sforzi fatti dall’Ucraina per fare progressi, dall’altra la Commissione dovrà presentare un rapporto dopo l’estate nel pacchetto sull’allargamento. E il Consiglio europeo, entro l’anno, dovrà valutarlo e decidere all’unanimità. Funziona così», ha dichiarato. Al momento, i presupposti sono scarsi. La Commissione europea ha infatti pubblicato una relazione analitica in cui valuta la capacità dell’Ucraina di rispettare gli obblighi derivanti dall’adesione. Sui 32 punti in cui il documento esprime delle «votazioni», divise su cinque livelli di preparazione (si va da «fase iniziale» ad «avanzato»), la maggioranza ricade nelle prime due categorie (23 capitoli in tutto). L’Ucraina viene definita «moderatamente» preparata o con un livello «buono» su soli otto capitoli. Il voto massimo non viene mai espresso. «È un processo che si basa sul merito. Ci sono degli obiettivi da raggiungere, non c’è una tabella di marcia», ha confermato la von der Leyen. Tra gli obiettivi cui Kiev deve mirare c’è la lotta alla corruzione: diversi sono stati gli esponenti governativi destituiti per questo motivo. Ieri alcuni funzionari del ministero della Difesa ucraino sono stati accusati di corruzione in quanto sospettati di aver sottratto più di 5,4 milioni di grivnie (quasi 135.000 euro) nella costruzione di caserme per le truppe ucraine nella regione di Mykolaiv. Le forze dell’ordine di Kiev hanno arrestato in flagrante anche un funzionario della commissione medica militare centrale che aveva messo in piedi un meccanismo criminale per ottenere denaro da chi voleva sottrarsi al servizio militare. Il vertice è stato anche l’occasione per ufficializzare il settimo pacchetto di aiuti militari adottato dal Consiglio europeo per 450 milioni di euro, oltre al pacchetto per 45 milioni di euro a sostegno della Missione di assistenza militare dell’Ue. Tra gli aiuti confermati e quelli promessi, spicca uno davvero peculiare. L’Ue fornirà 35 milioni di lampadine a Led ad alta efficienza energetica per consentire agli ucraini di sostituire quelle vecchie in uso negli uffici postali. «Stiamo portando la luce in Ucraina!», ha esultato la von der Leyen. Resta da capire quanto l’iniziativa possa essere sensata in un Paese le cui infrastrutture sono in buona parte distrutte e per l’altra parte sotto tiro. Ieri, ad esempio, i russi hanno attaccato infrastrutture energetiche nelle regioni di Kharkiv, Kherson, Sumy, Zaporizhzhia e Donetsk. La stessa consegna delle lampadine a un ufficio postale di Kiev si è conclusa con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue costretti a scappare in un rifugio per un allarme aereo. Il Pentagono ha intanto annunciato un nuovo invio di armi da oltre 2 miliardi di dollari, che include missili di precisione a lungo raggio. L’Italia è al lavoro con la Francia per la consegna, in primavera, del sistema di difesa antiaerea Samp/t: il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, e quello francese delle Forze armate, Sébastien Lecornu, ne hanno parlato a telefono. Prima del 24 febbraio anche il premier Giorgia Meloni sarà in visita a Kiev.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-piano-di-bruxelles-per-piegare-mosca-le-ennesime-sanzioni-e-35-milioni-di-led-2659370186.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pallone-spia-cinese-in-volo-sugli-usa-blinken-rinvia-la-missione-a-pechino" data-post-id="2659370186" data-published-at="1675452042" data-use-pagination="False"> Pallone spia cinese in volo sugli Usa Blinken rinvia la missione a Pechino Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha deciso di rinviare il suo viaggio ufficiale in Cina, previsto per il 5 e il 6 febbraio, dopo che mercoledì è stato avvistato dal Pentagono un pallone spia sorvolare il Montana, visto in precedenza anche sopra le Isole Aleutine in Alaska e in Canada. Secondo l’emittente televisiva Ab News che ha parlato con un funzionario protetto dall’anonimato, «Blinken vuole evitare che il pallone spia domini la visita che era stata programmata dopo l’incontro tra Joe Biden e Xi Jinping avvenuto al G20 di Bali nel novembre scorso». A Bali i due presidenti avevano concordato sul fatto che occorra stabilizzare i rapporti Usa-Cina che sono da tempo ai ferri corti su molti dossier, a partire dalla pandemia fino ad arrivare alla questione di Taiwan, alle tecnologie cinesi, ai temi ambientali, senza dimenticare la questione del conflitto in Ucraina nella quale i cinesi stanno giocando una partita a dir poco ambigua, tanto che secondo alcuni report riservati del Pentagono Pechino starebbe aiutando segretamente Mosca. Per tornare al pallone spia, un alto funzionario della Difesa americana alla Abc News ha detto che «ha le dimensioni di tre autobus e non avrebbe a bordo tecnologie particolari», inoltre ha proseguito affermando: «Casi di questa attività sono stati osservati negli ultimi anni, anche prima di questa amministrazione ed è successo una manciata di altre volte ». Il segretario della Difesa Lloyd Austin e il generale Mark Milley, capo dello Stato maggiore congiunto, dopo essersi consultati con la Casa Bianca e aver valutato i rischi, hanno evitato di abbatterlo inviando i caccia F22 raptor, in quanto i frammenti avrebbero potuto causare danni a persone. Occorre ricordare che in Montana si trova la Malmstrom air force base, una delle tre basi americane con missili nucleari, e nello Stato sono presenti 150 missili balistici intercontinentali. Secondo i funzionari del Pentagono il pallone spia sarebbe stato inviato «per raccogliere informazioni e avrebbe sorvolato anche altri luoghi sensibili». Tuttavia qualche dubbio c’è, visto che è noto che la Cina disponga di palloni spia ben più performanti. Patrick S. Ryder, generale di brigata dell’Aeronautica degli Stati Uniti che funge da segretario stampa del Pentagono dal 4 agosto 2022, durante un briefing con i giornalisti ha affermato: «Il Comando di difesa aerospaziale nordamericano (Norad) continua a seguirlo e monitorarlo da vicino». Di seguito il generale Glen David VanHerck, comandante del Norad, ha precisato: «Secondo la nostra valutazione il pallone non rappresenta una minaccia militare o fisica per le persone a terra in questo momento. Il pallone sta attualmente viaggiando a un’altitudine ben al di sopra del traffico aereo commerciale». Mentre il dipartimento canadese della Difesa nazionale e le Forze armate ha affermato in una nota che stanno «lavorando con il Norad e altri partner per valutare la situazione», aggiungendo che il Canada «sta prendendo provvedimenti per garantire la sicurezza del proprio spazio aereo, compreso il monitoraggio di un potenziale secondo incidente». E a Pechino che dicono? Il ministero degli Esteri cinese ha affermato nel pomeriggio di ieri che «il pallone è di natura civile e utilizzato per la ricerca scientifica, principalmente meteorologica. Si tratta di un pallone con limitate capacità di autogoverno, che ha deviato molto dalla sua rotta pianificata. Ci rammarichiamo dell’ingresso involontario del dirigibile nello spazio aereo statunitense a causa di forza maggiore. Continueremo a comunicare con la parte statunitense e gestiremo adeguatamente questa situazione inaspettata causata da forza maggiore». A stretto giro di posta è arrivata però la risposta del dipartimento di Stato: «Il segretario era pronto a partire per Pechino per affrontare un’agenda di ampio respiro. Abbiamo preso atto della dichiarazione di rammarico della Repubblica popolare cinese, ma la presenza di questo pallone nel nostro spazio aereo è una chiara violazione della nostra sovranità e del diritto internazionale. Ed è inaccettabile che sia accaduto».
@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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Il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale
Alla Villa Medicea La Ferdinanda confronto tra ricercatori ed esperti su alimentazione, vino e salute. Al centro del convegno promosso dalla Fondazione Giuseppe Olmo il valore della dieta mediterranea, i rischi dei cibi ultra-processati e il consumo consapevole.
Alla Villa Medicea di Artimino, tra studiosi, medici e ricercatori, si è discusso di alimentazione, salute e consumo consapevole. Al centro della giornata di studio promossa dalla Fondazione Giuseppe Olmo ETS il tema della «misura», intesa come equilibrio tra stili di vita, cultura mediterranea e approccio scientifico, lontano da slogan e semplificazioni.
L’incontro, dal titolo Elogio della misura. Verità scientifiche per difendere il modello mediterraneo, ha riunito alcuni dei principali esperti italiani di nutrizione, epidemiologia e medicina per affrontare un tema sempre più centrale nel dibattito pubblico: il progressivo abbandono della dieta mediterranea e la crescita dei cibi ultra-processati.
Ad aprire i lavori nella cornice della Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino è stata il presidente della Fondazione Giuseppe Olmo ETS, Annabella Pascale, che ha sottolineato la necessità di riportare il confronto pubblico su basi scientifiche «senza semplificazioni ideologiche».
La giornata, organizzata dal professor Fulvio Mattivi in collaborazione con il professor Attilio Scienza, ha messo in evidenza come la dieta mediterranea venga oggi considerata non soltanto un modello alimentare, ma un sistema culturale e sociale più ampio. A evidenziarlo è stata la professoressa Licia Iacoviello, secondo cui le disuguaglianze sociali stanno trasformando progressivamente la dieta mediterranea da patrimonio condiviso a comportamento sempre più diffuso tra le fasce sociali più avvantaggiate. Ampio spazio è stato dedicato anche all’aumento dei consumi di cibi ultra-processati, indicati durante il convegno come una delle principali criticità per la salute pubblica. Secondo i dati illustrati dagli studiosi, la combinazione tra bassa adesione alla dieta mediterranea e alto consumo di alimenti ultra-processati sarebbe associata ai peggiori esiti di salute.
Tra gli interventi più attesi quello del professor Giovanni de Gaetano, che ha affrontato il tema del rapporto tra vino e salute, invitando a evitare approcci assoluti o ideologici. Il ricercatore ha spiegato come il consumo moderato di vino non possa essere ridotto a una contrapposizione tra «bene» e «male», ma debba essere interpretato attraverso il rapporto tra benefici e rischi. De Gaetano ha richiamato il concetto scientifico della «curva a J», secondo cui esisterebbe una finestra di moderazione distinta dagli effetti dannosi dell’eccesso. Nel suo intervento ha inoltre ricordato il ruolo storico e culturale del vino nella civiltà mediterranea, citando l’Odissea di Omero e il contrasto simbolico tra Ulisse e Polifemo come esempio dell’uso moderato e di quello eccessivo della stessa sostanza.
Sul concetto di equilibrio biologico si è soffermato anche il professor Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova. Ursini ha criticato la tendenza contemporanea a ricercare il «rischio zero», sostenendo invece che la salute derivi da un equilibrio dinamico tra stimoli, limiti e capacità di adattamento dell’organismo. Nel suo intervento ha richiamato il principio dell’«ormesi», spiegando come anche sostanze potenzialmente tossiche possano produrre effetti positivi entro determinati limiti e dosaggi.
A chiudere la giornata è stata la professoressa Fabiola Sfodera, che ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti di consumo in Italia e il valore culturale della convivialità mediterranea. Secondo quanto illustrato dalla docente, il consumo italiano di vino e bevande alcoliche continuerebbe a distinguersi per un profilo moderato e fortemente legato ai pasti e alla socialità.
L’iniziativa si inserisce nelle attività della Fondazione Giuseppe Olmo dedicate alla promozione della cultura scientifica e della tradizione mediterranea contemporanea. Una realtà che porta il nome dell’imprenditore Giuseppe Olmo, fondatore di un gruppo industriale attivo in diversi settori, dall’industria ai poliuretani, fino al turismo e al vino, con la Tenuta di Artimino e la Villa Medicea La Ferdinanda tra i simboli più rappresentativi del progetto di valorizzazione del territorio portato avanti dalla famiglia Olmo.
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L’obiettivo è fare il punto sulle varie partite aperte nel Belpaese, partendo da un presupposto: l’intenzione della casa automobilistica francese a livello globale di fare una decisa retromarcia (il progetto «futuREady» si concentra sull’ibrido) rispetto agli obiettivi sull’elettrificazione della produzione che cozzano plasticamente con la realtà. Per carità, nulla che non sia in ballo anche tra gli altri grandi player dell’automotive. Perché la sbornia per le EV complice la spinta del Green deal europeo è stata collettiva e adesso un po’ tutti provano a metterci una pezza. Con una consapevolezza: far rientrare il dentifricio nel tubetto e assai più complicato che farlo uscire e quindi il riposizionamento per nessuno sarà indolore.
Torniamo quindi al Piano Italia, quello che il precedente ad, Luca de Meo, aveva disegnato su misura per il Belpaese. De Meo è un ex Marchionne boys (come Antonio Filosa, l’attuale ad di Stellantis, del resto) e aveva avuto un approccio meno «incauto» e più pragmatico sull’elettrico. Anzi, da presidente di Acea (l’associazione dei costruttori) era stato tra i primi a tirare il freno rispetto all’elettrificazione senza se e senza ma. Il suo mantra, purtroppo inascoltato, partiva dalla richiesta di una maggiore flessibilità normativa e arrivava fino all’idea che in mancanza di infrastrutture adeguate, la transizione sarebbe stata un bagno di sangue. E in effetti è andata proprio così. Questo per dire che i progetti di De Meo non erano una sorta di elenco utopistico di desiderata, ma obiettivi che a metà del 2022 sembravano realistici, e che poi con il reiterarsi degli errori politici di Bruxelles sono diventati complicati da raggiungere.
Ma cosa ha in ballo Renault in Italia? Da una parte c’era un rafforzamento significativo degli acquisti sulla filiera nazionale, soprattutto lato componentistica e siderurgia con volumi stimati per alcuni miliardi di euro in un arco temporale di 5 anni. Rafforzamento che aveva ben impressionato il governo. Il problema è che i riscontri, soprattutto lato industriale, parlano di un volume di commesse che sta disattendendo le attese. Non solo. Perché tra i dossier discussi con le istituzioni rientrava anche la possibilità di rafforzare le attività tecnologiche e le competenze sui software per l’automotive. E anche questa pratica è rimasta sulla carta, anzi, a dirla tutta, non è mai decollata.
Ma forse la partita più spinosa riguarda Free To X, la società strategica per la realizzazione di nuove colonnine di Autostrade per l’Italia. Le infrastrutture che De Meo considerava centrali e che contava di realizzare grazie alla collaborazione con Aspi, controllata da HRA (Holding Reti Autostradali), il veicolo che ha come socio di maggioranza Cdp Equity (51%) e come altri azionisti Blackstone Infrastructure Partners al 24,5% e i fondi gestiti da Macquarie Asset Management con il restante 24,5%. Insomma un mix pubblico-privato.
Renault ha una partecipazione praticamente paritaria con Aspi nel capitale di Free to X e il governo si aspetta che collabori attivamente al raggiungimento degli obiettivi originari che prevedevano la realizzazione di almeno 400 nuove stazioni di ricarica in tempi rapidi.
I numeri restano gli stessi? François Provost ha intenzione di garantire l’impegno di Renault nel progetto nonostante il ridimensionamento sull’elettrico? Sono questi alcuni degli interrogativi che dovrebbero trovare risposte adeguate dopo l’incontro con il ministro Urso. Questione di giorni e se ne saprà di più. Anche perché se i riscontri lato transalpino non dovessero essere convincenti, non è escluso che si vada alla ricerca di partner diverso sul mercato.
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