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2023-02-04
Il piano di Bruxelles per piegare Mosca: le ennesime sanzioni e 35 milioni di Led
Ursula von der Leyen e Charles Michel a Kiev con Volodymyr Zelensky (Ansa)
La Russia avanza nel Donbass e da tempo anche gli alleati di Volodymyr Zelensky, nonché la stessa intelligence ucraina, gli consigliano di «abbandonare» Bakhmut, considerandola una battaglia persa e uno spreco di risorse - comprese le armi donate dall’Occidente - che andrebbero concentrate a Sud. Ma il presidente ucraino nutre la convinzione di poter riprendere non solo la città, ma tutto il Donbass. «Consideriamo Bakhmut la nostra fortezza e i nostri eroi i caduti nella sua difesa. Se acceleriamo la fornitura di armamenti a lungo raggio, non solo riusciremo a trattenere Bakhmut ma anche a riprendere il Donbass occupato dal 2014», ha chiarito Zelensky nel summit a Kiev con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Zelensky è tornato a farsi sentire anche sulle sanzioni a Mosca, lanciando accuse: «Con franchezza dico che ho sentito il sostegno dei vertici dell’Unione europea ma, sulle sanzioni, non di tutti i Paesi europei». Intanto i rappresentanti dell’Ue hanno annunciato un decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che sarà pronto entro il 24 febbraio, per circa 10 miliardi di euro.
Nel vertice si è parlato dell’adesione dell’Ucraina alla Ue e, nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio Michel che ha dato per certo il futuro di Kiev in Europa, alcuni dati smorzano i facili entusiasmi. «Voglio essere estremamente chiaro: da una parte ci sono enormi sforzi fatti dall’Ucraina per fare progressi, dall’altra la Commissione dovrà presentare un rapporto dopo l’estate nel pacchetto sull’allargamento. E il Consiglio europeo, entro l’anno, dovrà valutarlo e decidere all’unanimità. Funziona così», ha dichiarato. Al momento, i presupposti sono scarsi. La Commissione europea ha infatti pubblicato una relazione analitica in cui valuta la capacità dell’Ucraina di rispettare gli obblighi derivanti dall’adesione. Sui 32 punti in cui il documento esprime delle «votazioni», divise su cinque livelli di preparazione (si va da «fase iniziale» ad «avanzato»), la maggioranza ricade nelle prime due categorie (23 capitoli in tutto). L’Ucraina viene definita «moderatamente» preparata o con un livello «buono» su soli otto capitoli. Il voto massimo non viene mai espresso. «È un processo che si basa sul merito. Ci sono degli obiettivi da raggiungere, non c’è una tabella di marcia», ha confermato la von der Leyen.
Tra gli obiettivi cui Kiev deve mirare c’è la lotta alla corruzione: diversi sono stati gli esponenti governativi destituiti per questo motivo. Ieri alcuni funzionari del ministero della Difesa ucraino sono stati accusati di corruzione in quanto sospettati di aver sottratto più di 5,4 milioni di grivnie (quasi 135.000 euro) nella costruzione di caserme per le truppe ucraine nella regione di Mykolaiv. Le forze dell’ordine di Kiev hanno arrestato in flagrante anche un funzionario della commissione medica militare centrale che aveva messo in piedi un meccanismo criminale per ottenere denaro da chi voleva sottrarsi al servizio militare.
Il vertice è stato anche l’occasione per ufficializzare il settimo pacchetto di aiuti militari adottato dal Consiglio europeo per 450 milioni di euro, oltre al pacchetto per 45 milioni di euro a sostegno della Missione di assistenza militare dell’Ue. Tra gli aiuti confermati e quelli promessi, spicca uno davvero peculiare. L’Ue fornirà 35 milioni di lampadine a Led ad alta efficienza energetica per consentire agli ucraini di sostituire quelle vecchie in uso negli uffici postali. «Stiamo portando la luce in Ucraina!», ha esultato la von der Leyen. Resta da capire quanto l’iniziativa possa essere sensata in un Paese le cui infrastrutture sono in buona parte distrutte e per l’altra parte sotto tiro. Ieri, ad esempio, i russi hanno attaccato infrastrutture energetiche nelle regioni di Kharkiv, Kherson, Sumy, Zaporizhzhia e Donetsk. La stessa consegna delle lampadine a un ufficio postale di Kiev si è conclusa con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue costretti a scappare in un rifugio per un allarme aereo.
Il Pentagono ha intanto annunciato un nuovo invio di armi da oltre 2 miliardi di dollari, che include missili di precisione a lungo raggio. L’Italia è al lavoro con la Francia per la consegna, in primavera, del sistema di difesa antiaerea Samp/t: il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, e quello francese delle Forze armate, Sébastien Lecornu, ne hanno parlato a telefono. Prima del 24 febbraio anche il premier Giorgia Meloni sarà in visita a Kiev.
Pallone spia cinese in volo sugli Usa Blinken rinvia la missione a Pechino
Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha deciso di rinviare il suo viaggio ufficiale in Cina, previsto per il 5 e il 6 febbraio, dopo che mercoledì è stato avvistato dal Pentagono un pallone spia sorvolare il Montana, visto in precedenza anche sopra le Isole Aleutine in Alaska e in Canada. Secondo l’emittente televisiva Ab News che ha parlato con un funzionario protetto dall’anonimato, «Blinken vuole evitare che il pallone spia domini la visita che era stata programmata dopo l’incontro tra Joe Biden e Xi Jinping avvenuto al G20 di Bali nel novembre scorso». A Bali i due presidenti avevano concordato sul fatto che occorra stabilizzare i rapporti Usa-Cina che sono da tempo ai ferri corti su molti dossier, a partire dalla pandemia fino ad arrivare alla questione di Taiwan, alle tecnologie cinesi, ai temi ambientali, senza dimenticare la questione del conflitto in Ucraina nella quale i cinesi stanno giocando una partita a dir poco ambigua, tanto che secondo alcuni report riservati del Pentagono Pechino starebbe aiutando segretamente Mosca.
Per tornare al pallone spia, un alto funzionario della Difesa americana alla Abc News ha detto che «ha le dimensioni di tre autobus e non avrebbe a bordo tecnologie particolari», inoltre ha proseguito affermando: «Casi di questa attività sono stati osservati negli ultimi anni, anche prima di questa amministrazione ed è successo una manciata di altre volte ». Il segretario della Difesa Lloyd Austin e il generale Mark Milley, capo dello Stato maggiore congiunto, dopo essersi consultati con la Casa Bianca e aver valutato i rischi, hanno evitato di abbatterlo inviando i caccia F22 raptor, in quanto i frammenti avrebbero potuto causare danni a persone. Occorre ricordare che in Montana si trova la Malmstrom air force base, una delle tre basi americane con missili nucleari, e nello Stato sono presenti 150 missili balistici intercontinentali. Secondo i funzionari del Pentagono il pallone spia sarebbe stato inviato «per raccogliere informazioni e avrebbe sorvolato anche altri luoghi sensibili». Tuttavia qualche dubbio c’è, visto che è noto che la Cina disponga di palloni spia ben più performanti. Patrick S. Ryder, generale di brigata dell’Aeronautica degli Stati Uniti che funge da segretario stampa del Pentagono dal 4 agosto 2022, durante un briefing con i giornalisti ha affermato: «Il Comando di difesa aerospaziale nordamericano (Norad) continua a seguirlo e monitorarlo da vicino». Di seguito il generale Glen David VanHerck, comandante del Norad, ha precisato: «Secondo la nostra valutazione il pallone non rappresenta una minaccia militare o fisica per le persone a terra in questo momento. Il pallone sta attualmente viaggiando a un’altitudine ben al di sopra del traffico aereo commerciale». Mentre il dipartimento canadese della Difesa nazionale e le Forze armate ha affermato in una nota che stanno «lavorando con il Norad e altri partner per valutare la situazione», aggiungendo che il Canada «sta prendendo provvedimenti per garantire la sicurezza del proprio spazio aereo, compreso il monitoraggio di un potenziale secondo incidente».
E a Pechino che dicono? Il ministero degli Esteri cinese ha affermato nel pomeriggio di ieri che «il pallone è di natura civile e utilizzato per la ricerca scientifica, principalmente meteorologica. Si tratta di un pallone con limitate capacità di autogoverno, che ha deviato molto dalla sua rotta pianificata. Ci rammarichiamo dell’ingresso involontario del dirigibile nello spazio aereo statunitense a causa di forza maggiore. Continueremo a comunicare con la parte statunitense e gestiremo adeguatamente questa situazione inaspettata causata da forza maggiore». A stretto giro di posta è arrivata però la risposta del dipartimento di Stato: «Il segretario era pronto a partire per Pechino per affrontare un’agenda di ampio respiro. Abbiamo preso atto della dichiarazione di rammarico della Repubblica popolare cinese, ma la presenza di questo pallone nel nostro spazio aereo è una chiara violazione della nostra sovranità e del diritto internazionale. Ed è inaccettabile che sia accaduto».
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Ursula von der Leyen e Charles Michel a Kiev. Volodymyr Zelensky non molla Bakhmut. Giorgia Meloni: «In Ucraina entro il 24». Forniremo il sistema Samp/t.Sorvolata una base di missili nucleari. Il Dragone minimizza: «Solo ricerche meteo».Lo speciale contiene due articoliLa Russia avanza nel Donbass e da tempo anche gli alleati di Volodymyr Zelensky, nonché la stessa intelligence ucraina, gli consigliano di «abbandonare» Bakhmut, considerandola una battaglia persa e uno spreco di risorse - comprese le armi donate dall’Occidente - che andrebbero concentrate a Sud. Ma il presidente ucraino nutre la convinzione di poter riprendere non solo la città, ma tutto il Donbass. «Consideriamo Bakhmut la nostra fortezza e i nostri eroi i caduti nella sua difesa. Se acceleriamo la fornitura di armamenti a lungo raggio, non solo riusciremo a trattenere Bakhmut ma anche a riprendere il Donbass occupato dal 2014», ha chiarito Zelensky nel summit a Kiev con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Zelensky è tornato a farsi sentire anche sulle sanzioni a Mosca, lanciando accuse: «Con franchezza dico che ho sentito il sostegno dei vertici dell’Unione europea ma, sulle sanzioni, non di tutti i Paesi europei». Intanto i rappresentanti dell’Ue hanno annunciato un decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che sarà pronto entro il 24 febbraio, per circa 10 miliardi di euro. Nel vertice si è parlato dell’adesione dell’Ucraina alla Ue e, nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio Michel che ha dato per certo il futuro di Kiev in Europa, alcuni dati smorzano i facili entusiasmi. «Voglio essere estremamente chiaro: da una parte ci sono enormi sforzi fatti dall’Ucraina per fare progressi, dall’altra la Commissione dovrà presentare un rapporto dopo l’estate nel pacchetto sull’allargamento. E il Consiglio europeo, entro l’anno, dovrà valutarlo e decidere all’unanimità. Funziona così», ha dichiarato. Al momento, i presupposti sono scarsi. La Commissione europea ha infatti pubblicato una relazione analitica in cui valuta la capacità dell’Ucraina di rispettare gli obblighi derivanti dall’adesione. Sui 32 punti in cui il documento esprime delle «votazioni», divise su cinque livelli di preparazione (si va da «fase iniziale» ad «avanzato»), la maggioranza ricade nelle prime due categorie (23 capitoli in tutto). L’Ucraina viene definita «moderatamente» preparata o con un livello «buono» su soli otto capitoli. Il voto massimo non viene mai espresso. «È un processo che si basa sul merito. Ci sono degli obiettivi da raggiungere, non c’è una tabella di marcia», ha confermato la von der Leyen. Tra gli obiettivi cui Kiev deve mirare c’è la lotta alla corruzione: diversi sono stati gli esponenti governativi destituiti per questo motivo. Ieri alcuni funzionari del ministero della Difesa ucraino sono stati accusati di corruzione in quanto sospettati di aver sottratto più di 5,4 milioni di grivnie (quasi 135.000 euro) nella costruzione di caserme per le truppe ucraine nella regione di Mykolaiv. Le forze dell’ordine di Kiev hanno arrestato in flagrante anche un funzionario della commissione medica militare centrale che aveva messo in piedi un meccanismo criminale per ottenere denaro da chi voleva sottrarsi al servizio militare. Il vertice è stato anche l’occasione per ufficializzare il settimo pacchetto di aiuti militari adottato dal Consiglio europeo per 450 milioni di euro, oltre al pacchetto per 45 milioni di euro a sostegno della Missione di assistenza militare dell’Ue. Tra gli aiuti confermati e quelli promessi, spicca uno davvero peculiare. L’Ue fornirà 35 milioni di lampadine a Led ad alta efficienza energetica per consentire agli ucraini di sostituire quelle vecchie in uso negli uffici postali. «Stiamo portando la luce in Ucraina!», ha esultato la von der Leyen. Resta da capire quanto l’iniziativa possa essere sensata in un Paese le cui infrastrutture sono in buona parte distrutte e per l’altra parte sotto tiro. Ieri, ad esempio, i russi hanno attaccato infrastrutture energetiche nelle regioni di Kharkiv, Kherson, Sumy, Zaporizhzhia e Donetsk. La stessa consegna delle lampadine a un ufficio postale di Kiev si è conclusa con i presidenti di Commissione e Consiglio Ue costretti a scappare in un rifugio per un allarme aereo. Il Pentagono ha intanto annunciato un nuovo invio di armi da oltre 2 miliardi di dollari, che include missili di precisione a lungo raggio. L’Italia è al lavoro con la Francia per la consegna, in primavera, del sistema di difesa antiaerea Samp/t: il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, e quello francese delle Forze armate, Sébastien Lecornu, ne hanno parlato a telefono. Prima del 24 febbraio anche il premier Giorgia Meloni sarà in visita a Kiev.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-piano-di-bruxelles-per-piegare-mosca-le-ennesime-sanzioni-e-35-milioni-di-led-2659370186.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pallone-spia-cinese-in-volo-sugli-usa-blinken-rinvia-la-missione-a-pechino" data-post-id="2659370186" data-published-at="1675452042" data-use-pagination="False"> Pallone spia cinese in volo sugli Usa Blinken rinvia la missione a Pechino Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha deciso di rinviare il suo viaggio ufficiale in Cina, previsto per il 5 e il 6 febbraio, dopo che mercoledì è stato avvistato dal Pentagono un pallone spia sorvolare il Montana, visto in precedenza anche sopra le Isole Aleutine in Alaska e in Canada. Secondo l’emittente televisiva Ab News che ha parlato con un funzionario protetto dall’anonimato, «Blinken vuole evitare che il pallone spia domini la visita che era stata programmata dopo l’incontro tra Joe Biden e Xi Jinping avvenuto al G20 di Bali nel novembre scorso». A Bali i due presidenti avevano concordato sul fatto che occorra stabilizzare i rapporti Usa-Cina che sono da tempo ai ferri corti su molti dossier, a partire dalla pandemia fino ad arrivare alla questione di Taiwan, alle tecnologie cinesi, ai temi ambientali, senza dimenticare la questione del conflitto in Ucraina nella quale i cinesi stanno giocando una partita a dir poco ambigua, tanto che secondo alcuni report riservati del Pentagono Pechino starebbe aiutando segretamente Mosca. Per tornare al pallone spia, un alto funzionario della Difesa americana alla Abc News ha detto che «ha le dimensioni di tre autobus e non avrebbe a bordo tecnologie particolari», inoltre ha proseguito affermando: «Casi di questa attività sono stati osservati negli ultimi anni, anche prima di questa amministrazione ed è successo una manciata di altre volte ». Il segretario della Difesa Lloyd Austin e il generale Mark Milley, capo dello Stato maggiore congiunto, dopo essersi consultati con la Casa Bianca e aver valutato i rischi, hanno evitato di abbatterlo inviando i caccia F22 raptor, in quanto i frammenti avrebbero potuto causare danni a persone. Occorre ricordare che in Montana si trova la Malmstrom air force base, una delle tre basi americane con missili nucleari, e nello Stato sono presenti 150 missili balistici intercontinentali. Secondo i funzionari del Pentagono il pallone spia sarebbe stato inviato «per raccogliere informazioni e avrebbe sorvolato anche altri luoghi sensibili». Tuttavia qualche dubbio c’è, visto che è noto che la Cina disponga di palloni spia ben più performanti. Patrick S. Ryder, generale di brigata dell’Aeronautica degli Stati Uniti che funge da segretario stampa del Pentagono dal 4 agosto 2022, durante un briefing con i giornalisti ha affermato: «Il Comando di difesa aerospaziale nordamericano (Norad) continua a seguirlo e monitorarlo da vicino». Di seguito il generale Glen David VanHerck, comandante del Norad, ha precisato: «Secondo la nostra valutazione il pallone non rappresenta una minaccia militare o fisica per le persone a terra in questo momento. Il pallone sta attualmente viaggiando a un’altitudine ben al di sopra del traffico aereo commerciale». Mentre il dipartimento canadese della Difesa nazionale e le Forze armate ha affermato in una nota che stanno «lavorando con il Norad e altri partner per valutare la situazione», aggiungendo che il Canada «sta prendendo provvedimenti per garantire la sicurezza del proprio spazio aereo, compreso il monitoraggio di un potenziale secondo incidente». E a Pechino che dicono? Il ministero degli Esteri cinese ha affermato nel pomeriggio di ieri che «il pallone è di natura civile e utilizzato per la ricerca scientifica, principalmente meteorologica. Si tratta di un pallone con limitate capacità di autogoverno, che ha deviato molto dalla sua rotta pianificata. Ci rammarichiamo dell’ingresso involontario del dirigibile nello spazio aereo statunitense a causa di forza maggiore. Continueremo a comunicare con la parte statunitense e gestiremo adeguatamente questa situazione inaspettata causata da forza maggiore». A stretto giro di posta è arrivata però la risposta del dipartimento di Stato: «Il segretario era pronto a partire per Pechino per affrontare un’agenda di ampio respiro. Abbiamo preso atto della dichiarazione di rammarico della Repubblica popolare cinese, ma la presenza di questo pallone nel nostro spazio aereo è una chiara violazione della nostra sovranità e del diritto internazionale. Ed è inaccettabile che sia accaduto».
Achille Lauro e Laura Pausini sul palco dell'Ariston (Ansa)
Seconda serata del Festival di Sanremo 2026 tra musica, ospiti e momenti di spettacolo più o meno riusciti. Sul palco dell’Ariston si alternano cantanti, co-conduttori e incursioni comiche: queste le pagelle ai protagonisti della serata.
Laura Pausini 8 Più che spalla, padrona di casa. Conti le concede l’apertura e ripaga la fiducia. A proprio agio anche da conduttrice, s’improvvisa corista dell’Anffas. Lo stile pop porta spontaneità al protocollo. Disinvolta.
Patty Pravo 5 Santi e peccatori/ Naviganti e sognatori. L’unicità di ogni essere umano, come la sua all’Ariston, ultima resistente dell’era beat. Proprio indispensabile?
Achille Lauro 7,5 Accolto dal tifo organizzato. La sua Perdutamente, intonata al funerale di Achille Barosi, morto nel rogo del Constellation, canta la precarietà umana. E se bastasse una notte, sì, per farci sparire/ Cancellarci in un lampo come un meteorite. Momento clou con coro lirico. E un pizzico d’enfasi di troppo.
Lillo 6,5 Si finge apprendista presentatore. Infila i luoghi comuni del mestiere, la «splendida cornice», il «voltiamo pagina», il «proprio su questo palcoscenico»… Si dilunga, imposta la voce attoriale, esagera con l’enfasi. Autoironico.
Vincenzo De Lucia 4 La performance meno riuscita del Festival. L’imitazione di Laura Pausini non è credibile e soprattutto non diverte. Conti fa il finto tonto. Gli autori dove sono? Numero da oratorio.
Elettra Lamborghini 6 Media voto tra Voilà, esile canzonzina da spiaggia sostenuta dal balletto glamour, e la protesta fuori programma contro le «festine bilaterali» che l’hanno costretta alla notte insonne. Il fuori palco irrompe sul palco. Strappacopione.
Francesca Lollobrigida, Lisa Vittozzi 6 Vincitrici di tre ori olimpici, emozionate più che sul ghiaccio e sulla neve di Milano Cortina. Dove stanno per cimentarsi anche gli atleti paralimpici. Non manca l’onnipresente ex presidente del Coni, Giovanni Malagò. Passaggio del testimone, forzato, da un evento all’altro.
Levante 7 Sei tu, la più difficile delle canzoni in gara. Recitata, sussurrata, commossa. Se l’amore sei tu/ Ma ho già perso il controllo/ Non mi segue più il corpo. Un brano romantico vecchia maniera, scritto da sola. Cantautrice ispirata.
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A quattro anni dall'invasione russa in Ucraina un evento di Fratelli d'Italia in Senato per raccontare la verità di quello che succede sul campo.
Un evento organizzato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari e dall'onorevole Francesco Filini, responsabile dell'Ufficio studi e che lo ha anche moderato.
Fazzolari ha garantito che il sostegno, anche militare a Kiev, ci sarà per tutto il 2026, così come confermato dal voto in Senato del giorno successivo. «Il governo è sempre stato molto compatto sul sostegno a Kiev, abbiamo messo più volte la fiducia su più provvedimenti anche per ragioni di tempo e di semplicità, ma non c’è mai stato un problema nella maggioranza sul sostegno all’Ucraina». Poi ha aggiunto: «In tutto questo gioco di trattative il pericolo più grande che abbiamo è quello di giungere alla fine a una pace tra Mosca e Kiev senza aver inglobato pienamente l’Ucraina nel contesto europeo, nel nostro sistema di difesa o nel nostro sistema dell’Unione Europea». Per Filini i quattro anni passati sono stati conditi anche tantissima disinformazione: «Da quattro anni circolano fake news che raccontano come l’Ucraina avrebbe perso la guerra sin dalle prime settimane. In realtà, la situazione sul campo è tutt’altra: ci parla di una Russia impantanata, che non riesce più a uscire da un inferno che si è andata a cercare, perché non si aspettava la risposta ucraina all’aggressione di quattro anni fa». Invece, aggiunge: «Oggi siamo qui per raccontare, anche attraverso un documento elaborato dall’Ufficio studi di FdI, come stanno realmente le cose e per smascherare l’enorme quantità di fake news che purtroppo vengono rilanciate qui in Italia da persone che probabilmente si bevono la propaganda russa e la rilanciano. Noi siamo qui a testimoniare la verità».
All'evento hanno partecipato anche il presidente dei senatori di FdI Lucio Malan, il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l’analista e youtuber Anton Sokol, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il senatore di Azione Marco Lombardo, l’inviata Rai Stefania Battistini e il giornalista Federico Rampini, esperto di politica americana e inviato del Corriere della sera, il giornalista ucraino Vladislav Maistrouk.
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Ansa
Gli arrestati per l’omicidio di Quentin Deranque sono quasi tutti figli della borghesia benestante della Francia-ztl e più in generale quando la Sinistra antagonista va in piazza per una manifestazione propal i musulmani arruolati appartengono sempre a fasce di disagio urbano precedentemente e pazientemente politicizzate dalla Sinistra antagonista alla testa delle proteste di piazza. Non avviene mai, come invece sarebbe logico aspettarsi, che i Centri sociali si accodino a proteste di eventuali movimenti politici composti da coloro che in prima persona vivono il problema oggetto della manifestazione, al contrario, quando si tratta di manifestare a favore del Venezuela o di Cuba, il copione classico vede lo scontro verbale tra i manifestanti europei figli di famiglie benestanti con i veri venezuelani e i veri cubani ai quali viene rimproverato il fatto di non essere abbastanza informati su ciò che succede «davvero» a casa loro.
Questo schema non è casuale e discende consequenzialmente dal nuovo rapporto di utilizzo che la Sinistra occidentale ha sviluppato nei confronti della violenza: venuta a mancare da decenni la prospettiva rivoluzionaria reale, la Sinistra ha trasformato la violenza di piazza in un rituale autoreferenziale privo di telos politico ed è giunta a tale stadio dialettico realizzando le linee-guida tratteggiate dai postmarxisti teorici della protesta come fonte di senso esistenziale à la Toni Negri. In questa visione la violenza diventa lo strumento paradossale con cui la borghesia ricca e presentabile manifesta la propria esistenza morale contro la società che essa stessa ha edificato. Dalla radice iniziale del concetto di violenza intesa come «levatrice della storia» - il contributo forse più originale elaborato da Marx insieme alla superiorità della prassi sulla teoria - si è giunti alla sua funzione puramente simulacrale e sostanzialmente finalizzata al dispendio energetico delle forze di coloro che non trovano posto nella nuova società postindustriale.
Dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d’ottobre, dal Biennio rosso al Sessantotto, dalle Brigate Rosse alla Rote Armee Fraktion, la violenza ha sempre avuto una precisa finalità politica ed un preciso obiettivo rivoluzionario, più o meno realistico o utopico. Con l’ingresso nella Globalizzazione la rivoluzione è in effetti avvenuta ma non come i rivoluzionari si aspettavano: in effetti si è entrati in un «mondo nuovo» ma non basato sugli esiti ultimi del marxismo bensì sul mercato unico globale in grado, secondo il marketing che l’ha accompagnato, di stabilire «pace perpetua e fine delle ineguaglianze». La presa d’atto da parte della Sinistra più violenta, quella legata alle proprie radici marxiste, di tale deriva realizzata proprio dalla Sinistra mercatista - quella per intenderci del New Labour il cui principale teorizzatore, Peter Mandelson, è stato arrestato due giorni fa per i suoi rapporti con Jeffrey Epstein - ha portato ad una sorta di «denudamento della violenza» ormai trovatasi orfana dei propri obiettivi rivoluzionari.
Ecco dunque la necessaria ridefinizione della stessa nei termini di «svolta identitaria post-coloniale», come ipotizzato da Herbert Marcuse, per arrivare ad un nuovo utilizzo della violenza stessa la quale non abbatte più lo Stato ma «decolonizza lo spazio pubblico», «denuncia il privilegio» e, soprattutto, «pratica l’antifascismo militante». Inutile sottolineare come tutto ciò significhi un ritiro dagli obiettivi politici reali ed un approdo all’ambito esistenziale, soggettivo e psicologico. Il «disagio» è così passato dall’essere parte decisiva della coscienza di classe ad essere elemento scatenante il rifiuto della propria condizione soggettiva, del proprio corpo, dei propri codici comunicativi, della propria cultura, della propria etnia, del proprio sesso.
Privata di obiettivi politici la violenza resta tuttavia in gioco in quanto ineliminabile ed in quanto costitutiva della vita sociale degli esseri umani ma anche la sua strumentalizzazione è rimasta intatta dietro le quinte dei meccanismi vittimari per i quali i «nuovi oppressi» - immigrati, minoranze, trans - vengono sacralizzati per permettere alla borghesia di espiare il proprio privilegio senza rinunciarvi. La tragica conferma della dissoluzione nichilistica della violenza si ha, infine, nei numerosi casi di omicidio-suicidio degli individui spinti a ciò dal woke negli Usa e senza che ciò possa incidere politicamente su alcun aspetto della società.
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Valdo Calocane (Getty Images)
Uno schizofrenico paranoico diagnosticato, che però non riceveva alcuna cura perché nero. E il razzismo questa volta non c’entra. C’entra, in compenso, la paura di essere additati come xenofobi. Quella paura che ha fatto sì che gli specialisti dell’ospedale psichiatrico che avrebbero dovuto prenderlo in cura preferissero lasciarlo libero per evitare una «sovrarappresentazione di giovani maschi neri in detenzione».
Come emerge da una recente inchiesta, infatti, Valdo sarebbe dovuto stare in un istituto psichiatrico. Del resto, la sua carriera di violenza è lunga. Nel 2020 il primo raptus. Provano a curarlo ma non c’è nulla da fare. Va e viene dagli ospedali per quattro volte, fino a quando i medici rinunciano. Non perché Valdo non ne abbia più bisogno ma perché, come si legge nel report dedicato al killer, «il team coinvolto nel quarto ricovero di Calocane si è sentito sotto pressione per evitare pratiche restrittive a causa della sua etnia, data la pubblicità che circondava l’uso eccessivo del Mental Health Act e le misure restrittive nei confronti dei pazienti neri africani e neri caraibici».
Del resto, come rileva il Telegraph, «secondo gli ultimi dati del Servizio sanitario nazionale (Nhs), le persone di colore hanno quattro volte più probabilità di essere internate rispetto ai bianchi. Nel 2024-2025, 262,4 neri ogni 100.000 persone sono stati internati, la percentuale più alta tra tutti i gruppi etnici, contro i 65,8 ogni 100.000 bianchi».
Calocane resta così libero. Non fa nemmeno più le cure perché dice di aver paura degli aghi. Continua con le aggressioni e afferma di esser controllato. Di sentire delle voci che gli sussurrano di colpire.
Un giorno, nel 2021, si presenta anche davanti all’ufficio che ospita i servizi segreti interni britannici, il famoso Mi5, e chiede di essere arrestato. La spirale di paranoia è sempre più feroce. Valdo continua a nutrirsi di violenza. Guarda i video delle stragi e cerca informazioni su come compierle. Si è convinto che la sua testa sia eterodiretta da qualcun altro attraverso l’intelligenza artificiale. Era un pericolo pubblico e, non a caso, era stato internato quattro volte, ma poi sempre «liberato». E questo nonostante il medico che lo aveva in cura fosse convinto che Calocane, prima o poi, avrebbe ammazzato qualcuno. Così è stato.
Chris Philp, il ministro ombra degli Interni, commentando questa notizia ha detto: «Le decisioni non dovrebbero mai essere prese su questa base (ovvero la paura di esser tacciati come razzisti, Ndr). È preoccupante che il partito laburista stia modificando la legge per rendere ancora più difficile l’internamento di persone per lo stesso motivo. L’ingegneria inversa dei risultati basati sull’etnia sta mettendo a rischio vite umane. Questa follia deve finire».
Eppure il Regno Unito sembra colpito da questa follia che è diventata una vera e propria «malattia». Da questo razzismo al contrario che si ostina a non vedere la realtà.
Solamente qualche settimana fa, la metropolitana di Londra aveva realizzato una campagna per mostrare i comportamenti inadeguati ai quali stare attenti durante i viaggi. In essa, si vedeva un bianco che importunava una ragazza. E poi, in un altro spezzone, un nero che faceva la stessa cosa. Ovviamente il filmato è stato rimosso perché, secondo alcuni, non faceva altro che rafforzare «stereotipi razziali dannosi» nei confronti della comunità afro. Non era così. O meglio. In quei pochi frame si faceva notare una cosa molto semplice: chiunque può delinquere, indipendentemente dal colore della pelle. Ma l’aver mostrato anche un ragazzo nero non è accettabile. È la white guilt», la colpa di essere bianchi, per citare un bel libro di Emanuele Fusi. Una colpa che ormai è penetrata nelle viscere dell’Occidente. E che sta continuando a mietere vittime innocenti.
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