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2019-07-17
A Bibbiano lucravano sulle terapie per i bimbi
iStock
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, promette che «non darà tregua» a Matteo Salvini sul caso Russia. Alle vicende della Val d'Enza riguardanti affidi illeciti e abusi su minori, invece, una tregua è stata data eccome: da quando la vicenda è esplosa il Partito democratico ha fatto di tutto per far calare sull'intera storia una pesante coltre di silenzio. Zingaretti in persona ha annunciato che avrebbe fatto ricorso agli avvocati per rivalersi contro chiunque osi associare i dem ai fatti di Bibbiano. Si è persino vantato di aver ricevuto in pochi giorni centinaia di segnalazioni da parte dei suoi militanti. Pure la giunta comunale di Bibbiano ha fatto sapere di essersi dotata di assistenza legale al fine di tutelare «il buon nome» del Comune. A questo riguardo, giusto ieri il parlamentare leghista Gianluca Vinci ha presentato un esposto alla Corte dei conti, onde verificare «che il denaro dei cittadini bibbianesi sia utilizzato per finalità realmente dirette alla loro difesa e non alla difesa del buon nome degli indagati o degli appartenenti ad un partito».
Andrea Carletti, ex sindaco pd del paesone in provincia di Reggio Emilia, ha mollato la poltrona solo perché glielo ha imposto il prefetto, poi si è «autosospeso» dal partito, anche se nessuno glielo ha chiesto pubblicamente. Anzi, tutti i suoi compagni di schieramento hanno continuato e continuano a difenderlo: sia quelli nazionali che quelli locali, compresi gli amici dell'Anpi e di altre associazioni. Tutto questo nonostante l'ex primo cittadino sia indicato dal gip di Reggio Emilia come l'uomo che ha fornito ampia copertura politica agli operatori dei servizi sociali e agli psicologici che gestivano tutto il sistema emiliano.
Un sistema che ora la Regione Emilia Romagna, guidata da Stefano Bonaccini (ovviamente del Pd) promette di indagare a fondo tramite una apposita commissione di inchiesta. Che però, a quanto risulta, è quasi interamente composta da esperti che lavorano e hanno lavorato per amministrazioni rosse.
Diciamo che è piuttosto chiara l'intenzione dei cari progressisti: nascondere il caso Val d'Enza sotto al tappeto. Il fatto, però, è che i dem non possono in alcun modo negare i collegamenti con il giro bibbianese. E visto che amano fare la morale agli altri, sarebbe il caso che dessero una bella pulita anche dentro casa propria, magari chiedendo conto ai propri esponenti dei rapporti con i vari psicologi e assistenti sociali. Roberta Mori, consigliere regionale e presidente della Commissione parità, si comportava quasi come una amica di Federica Anghinolfi e delle sue sodali. Le metteva i cuoricini sotto i commenti sui social network, insieme hanno partecipato a chissà quanti convegni, alcuni dei quali patrocinati dalla Regione.
Rapporti stretti anche con Fadia Bassmaji, ex della Anghinolfi, indagata pure, regista e organizzatrice di eventi. Pure lei ha più volte condiviso il palco con la Mori. Ma in questa storia entrano anche altri esponenti Pd. Ad esempio la senatrice Vanna Iori, anche lei molto impegnata a promuovere le virtù dei servizi alla persona del Reggiano.
Ci sono dentro i singoli politici, ma pure le istituzioni: i Comuni e le giunte progressiste, la Regione. Ovvio: fare finta di niente si può (e infatti stanno agendo proprio così), ma è vergognoso.
Qualcuno, sui giornali amici, prova ad avanzare l'idea che tutta la faccenda sia frutto di una sorta di eterogenesi dei fini. Provano cioè a far passare la bufala secondo cui tutte le persone coinvolte, anche quando hanno sbagliato, erano in buona fede. Lo ha fatto, sull'Espresso, Luigi Cancrini (della cui vicinanza a Claudio Foti di «Hansel e Gretel» abbiamo scritto). Lo ha fatto ieri, tramite lettera ad Avvenire, anche Fabio Folgheraiter. «Un conto è dire che in quei Servizi siano state commesse gravi e intollerabili leggerezze», ha scritto. «Altro dire che ivi operasse una malvagia cricca di psicologi e assistenti sociali intenta a progettare scientemente il crimine. [...] Più logico pensare che qualcuno - in buona fede - stia esagerando».
Come fa Folgheraiter a essere così certo delle buone intenzioni dei protagonisti di questa sordida vicenda? Chissà. Noi, al massimo, possiamo notare alcune cosette. Questo signore è il co-fondatore delle Edizioni Centro studi Erickson. Dal 2012 al 2014, Claudio Foti ha lavorato come «relatore e formatore sul tema dell'ascolto dell'abuso sessuale sui minori» proprio per il Centro studi Erickson. Sarà una coincidenza? Sul sito delle edizioni in questioni si trova persino una bella biografia del nostro Foti. Il quale, per altro, ha partecipato pure ad alcuni convegni proprio assieme a Folgheraiter.
Quando sentiamo parlare di «buone intenzioni», quando leggiamo articoli che puntano a smorzare e a difendere, ci sorgono un po' di sospetti. Saranno stati pure bene intenzionati, ma i soldi - come racconta qui a fianco Maurizio Tortorella - giravano eccome. E, in ogni caso, commettere bestialità in nome dell'ideologia (o della politica) non è certo onorevole.
Francesco Borgonovo
«Gli assistenti sociali hanno troppo potere»
«Come può chi è parte in causa giudicare il proprio operato? La commissione tecnica messa in piedi dalla Regione, per i criteri con cui è stata istituita, sembra un collegio difensivo». Camillo Valgimigli, psichiatra e psicoterapeuta, già dirigente del servizio di Salute mentale dell'Ausl di Modena, professore a contratto presso la scuola di specialità in Neuropsichiatria dell'Università dì Modena e Reggio, giudice onorario presso la Corte d'appello di Bologna, sezione minorenni, e consulente tecnico in numerosi processi riguardanti la sottrazione dei minori alle loro famiglie, si occupa da anni dei minori allontanati dalle famiglie in Emilia Romagna. Ha collaborato con l'autore dell'inchiesta Veleno denunciando pubblicamente le storture di un sistema che ha prestato il fianco all'orrore della Val D'Enza. Dopo anni di silenzio, davanti all'evidenza portata alla luce dall'inchiesta Angeli e Demoni, con l'intenzione dichiarata di affrontare finalmente i punti deboli del sistema degli affidi, la Regione Emilia Romagna ha istituito una commissione di inchiesta sulla vicenda dei bambini rubati. È formata da otto esperti tutti attivi nell'ambito socio sanitario territoriale
Servirà a fare chiarezza?
«La Regione è referente, ultimo e politico, per i servizi socio sanitari. E dunque in questo caso è nello stesso tempo parte responsabile e parte lesa. I suoi servizi sociali e di salute mentale, presentati sempre come eccellenze a livello nazionale stanno subendo una grave caduta di immagine. L'istituzione della commissione appare più che altro come un espediente, con esperti incaricati di ridimensionare la gravità del caso, utilizzando cognizioni scientifiche, certamente corrette ma parziali per un contesto così drammatico».
Quali caratteristiche avrebbe dovuto avere per dare effettive garanzie?
«Prima di tutto là neutralità e l'indipendenza di giudizio che in questo caso mancano. Non può essere la Regione a controllare sé stessa».
Cosa intende?
«Non sono le discipline o le competenze dei professionisti incaricati in discussione, ma la prassi. Di fatto la Regione istituisce un organismo che deve giudicare in merito a fatti che coinvolgono operatori del sistema pubblico, che hanno messo in atto comportamenti gravissimi e lesivi dell'intero sistema assistenziale. E chi viene chiamato a far parte degli esperti? Tra gli altri due responsabili di servizi socio sanitari regionali…».
Un controsenso
«Sì, come spesso capita, il controllato è il controllore».
Dopo le drammatiche vicende di Veleno, l'inchiesta Angeli e Demoni. Cosa accumuna le due realtà?
«La ricerca ossessiva dei casi di abuso da parte di operatori che vantano la medesima formazione».
Si spieghi meglio.
«Per le vicende di Veleno sullo sfondo c'erano le attività di Cismai e il centro Hansel e Gretel sembra il collettore per la Val D'Enza. Con taluni psicologi e operatori operanti in entrambe le situazioni».
E anche il tribunale è sempre lo stesso…
«Il Tribunale per i Minorenni di Bologna, dove, come accade più o meno ovunque, il giudice si adegua acriticamente alle valutazioni degli operatori sociali che raccolgono le segnalazioni e rinuncia alla sua funzione che consiste nel rendere giustizia».
In che senso il giudice rinuncia alla sua funzione?
«Il giudice minorile non è un vero giudice: non è terzo imparziale. È in simbiosi con il servizio che segnala e prende in carico il bambino e si ritiene il garante dell'interesse del minore, così come individuato e indicato dal servizio».
Significa che alle ipotesi delle assistenti sociali in base alle quali viene disposto l'allontanamento del minore non esiste un contraltare?
«Di fatto è così: il giudice minorile non fa attività istruttoria ma recepisce le valutazioni delle assistenti sociali e degli operatori, rendendo gli allontanamenti meccanismi semplicissimi da mettere in atto e difficilissimi da smontare».
Eppure i tribunali sono chiamati a disporre verifiche tecniche…
«Purtroppo, però, molto spesso il rapporto tra consulenti tecnici e giudici non è del tutto trasparente».
In che senso?
«Nonostante il lungo elenco di tecnici a disposizione per gli accertamenti vengono designati più o meno sempre gli stessi consulenti, in molti casi persone che hanno costanti contatti con i giudici che li hanno nominati. Un fenomeno ben noto negli ambienti».
Lei ha più volte denunciato il business economico favorito da questo sistema.
«Da parte di molti osservatori si segnalava il fenomeno, ben prima delle inchieste che lo hanno portato alla luce. I bambini vengono allontanati dalle famiglie, collocati in contesti extra familiari di matrice sia religiosa che laica, le quali percepiscono contributi che variano da ottanta a più di duecento euro al giorno senza, di fatto, limiti temporali».
Avete denunciato questa realtà. Con quali risultati?
«Purtroppo come sta accadendo anche ora, il sistema fa resistenza e si arrocca e resta impermeabile a ogni critica, anche costruttiva».
Alessia Pedrielli
Uso la tecnica Emdr, so che funziona E se è applicata male fa gravi danni
Sui giornali nell'inchiesta «Angeli e demoni» sulla criminale follia di bambini strappati alle loro famiglie e dati in affidamento o adozione a persone certamente non idonee, per usare un termine eufemistico, si è parlato a torto di elettroshock. A Bibbiano, invece, dichiarano di aver usato invece la tecnica Emdr con l'ausilio di una stimolazione elettronica ottenuta tramite gli apparecchi Emdr prodotti dalla NeuroTek Corporation.
In che cosa consiste
La tecnica Emdr (dall'inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è una tecnica psicofisica per la desensibilizzazione dei postumi dei traumi o di esperienze stressanti, basata su una stimolazione bilaterale degli emisferi ottenuta preferenzialmente mediante il movimento orizzontale degli occhi, da cui il nome.
Molto raramente è usata l'apparecchiatura NeuroTek, in Italia quasi sconosciuta. L'Emdr nasce sfruttando il movimento orizzontale degli occhi simile a quello del sonno Rem, dall'inglese Rapid Eye Movement.
Testimonio, perché la uso, che, se usata correttamente, l'Emdr può avere risultati spettacolari e velocissimi nella risoluzione del disturbo post traumatico da stress, ne ho parlato anche nella trasmissione Diritto e Rovescio su Rete 4, di qualche settimana fa. Durante l'Emdr addirittura si hanno modificazioni dell'elettroencefalogramma, è una cura vera che funziona veramente, come è una cura vera somministrare la digitale ed eseguire un intervento chirurgico, e come ogni cura vera, digitale e intervento chirurgico, se usata male può fare danni.
Deve essere usata in maniera rigorosa. Ha risultati spettacolari e veloci proprio perché causa una modificazione del cervello, l'aumento di sinapsi in alcune zone. Durante la stimolazione bilaterale il terapeuta deve restare rigorosamente in silenzio. È una fase di stimolazione cerebrale.
Meglio il silenzio
Se durante questa fase il terapeuta parla, suggerisce, inventa, può essere semplicemente fastidioso ma potrebbe creare e istillare false memorie. Una terapia e un interrogatorio devono essere fatti sempre con domande neutre e aperte (Cosa è successo? Come ti sei sentito? ), mai con domande che possano suggerire qualcosa (Qualcuno ti ha toccato? Quella persona ti ha fatto male? ) altrimenti c'è il rischio di creare false memorie. Il cervello compiacente, e quello dei bambini un po' lo è, non osa contraddire, non osa dire: «No, non è successo».
Protocollo rigoroso
L'Emdr deve essere appresa in maniera rigorosa e applicata in maniera altrettanto rigorosa.
La dottoressa Isabel Fernandez, presidente della Società Emdr, afferma che gli psicologi della Hansel e Gretel non abbiano mai fatto nemmeno il corso base di Emdr, almeno non in Italia e che non fossero iscritti all'associazione Emdr.
Gli psicologi della Onlus Hansel e Gretel sono appunto quelli che si sono occupati dei casi di Bibbiano dopo essere stati implicati nell'atroce caso della Bassa Modenese, dove, a causa di false memorie nei bambini, famiglie sono state smembrate, distrutte, innocenti sono finiti in progione e ci sono state morti per suicidio e infarto. Dopo questo spettacolare successo, già affiorato nelle cronache, la stessa Onlus è stata arruolata a Bibbiano.
I disastri
Ci sono psicologi bravi che con varie tecniche, tra cui l'Emdr sono riusciti a rendere meno urente il dolore dell'abuso subito, ci sono assistenti sociali molto brave che ricostruiscono famiglie disastrate, o levano vittime vere da sotto carnefici veri. Bibbiano ha danneggiato anche loro. E molto.
Silvana De Mari
Lucravano pure sulle ore di terapia
Gli psicologi piemontesi del Centro studi Hansel e Gretel, finiti nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia sui bambini sottratti in modo illegittimo alle loro famiglie, erano stati ingaggiati davvero a prezzo speciale dal Comune di Bibbiano e dall'Unione dei Comuni della Val d'Enza.
Secondo quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del giudice Luca Ramponi, che alla fine di giugno ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, l'ideologo e fondatore del Centro, Claudio Foti, e la sua compagna, Nadia Bolognini, ogni seduta di analisi dei bambini garantiva agli psicologi «l'ingiusto profitto di 135 euro l'ora per minore, a fronte dei 60-70 euro medi di mercato, e questo nonostante l'Azienda sanitaria locale potesse usare gratuitamente i propri professionisti».
Ma ora emerge anche di peggio. Grazie a un'email del 17 giugno 2016, che è stata acquisita agli atti, si scopre che gli enti locali e gli psicologi avevano concordato che la cifra di 135 euro sarebbe rimasta la stessa anche se la durata dei colloqui con i bambini scendeva a 55, a 50 e perfino a 45 minuti.
Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria, però, emerge che, «su 115 sedute monitorate la cui durata avrebbe dovuto essere di almeno 45 minuti», la psicologa Bolognini «ha concluso anticipatamente la sua prestazione in 61 incontri», quindi in oltre il 53% del totale. E malgrado questa autoriduzione ha ovviamente fatturato l'intera seduta.
La polizia giudiziaria ha intercettato le sedute degli psicologi, e proprio grazie a questo strumento propone nel suo rapporto calcoli precisi al minuto. «In particolare», si legge, «moltiplicando le 61 sedute in disamina per la durata minima (cioè i 45 minuti, ndr) che la terapeuta avrebbe dovuto svolgere per maturare i 135 euro concordati, si perviene a un totale di 2.745 minuti. Dalla somma delle effettive durate delle prestazioni svolte è emerso che la Bolognini in realtà ha svolto soltanto 2.474 minuti, ossia un 10% in meno rispetto alla prestazione fatturata». Insomma, altro che sedute di un'ora: ogni incontro durava in media non più di 40 minuti. Il tassametro, però, continuava a girare. Conclude la polizia giudiziaria: «Emerge dunque che, a fronte degli 8.235 euro pagati dall'Unione della Val d'Enza alla terapeuta Bolognini (per le 61 sedute in questione, ndr), la stessa ne aveva maturati in realtà il 10% in meno, per un totale di 823 euro, con pari danno per la pubblica amministrazione». Il rapporto aggiunge una valutazione sconfortante: «In nessun caso si rileva una durata delle prestazioni superiore ai 60 minuti concordati al fine di maturare i 135 euro».
Per l'apparente furto di minuti, forse, c'è una spiegazione di scuola psicoanalitica. Forse gli psicologi del Centro «Hansel e Gretel» aderiscono alle teorie del francese Jacques Lacan, noto per aver inventato «la seduta senza orario» contrapponendosi alla più rigida tempistica osservata dal padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. I critici di Lacan sostengono che il terapeuta a volte entrasse nello studio, gettasse solo un'occhiata il paziente che lo aspettava sul lettino, e dopo un secondo uscisse proclamando: «La seduta è conclusa». Per questo, i censori più radicali bollano Lacan come imbroglione. Probabilmente esagerano. Ma se un processo dimostrerà che i risultati per i bambini di Bibbiano sono stati davvero quelli descritti dalla Procura di Reggio, forse sarebbe stato meglio se gli psicologi di «Hansel e Gretel» avessero fatto altrettanto.
Maurizio Tortorella
Continua a leggereRiduci
Ogni giorno si confermano i legami fra i dem e i protagonisti di «Angeli e demoni». Nicola Zingaretti tace, tuttavia i tentativi di smorzare la vicenda sono smentiti dai fatti.Lo psichiatra Camillo Valgimigli, giudice e consulente attacca: «I giudici hanno rapporti poco trasparenti con gli operatori».Gli operatori del centro Hansel e Gretel utilizzavano l'apparecchiatura NeuroTek, ma non risulta che abbiano mai frequentato, almeno in Italia, i corsi di formazione necessari. Così nascono i problemi.Gli psicologi prendevano 135 euro ogni 60 minuti di seduta con i piccoli, mentre il prezzo medio di mercato è di 60-70 euro. E il 53% delle volte lavoravano meno del previsto.Lo speciale contiene quattro articoliIl segretario del Pd, Nicola Zingaretti, promette che «non darà tregua» a Matteo Salvini sul caso Russia. Alle vicende della Val d'Enza riguardanti affidi illeciti e abusi su minori, invece, una tregua è stata data eccome: da quando la vicenda è esplosa il Partito democratico ha fatto di tutto per far calare sull'intera storia una pesante coltre di silenzio. Zingaretti in persona ha annunciato che avrebbe fatto ricorso agli avvocati per rivalersi contro chiunque osi associare i dem ai fatti di Bibbiano. Si è persino vantato di aver ricevuto in pochi giorni centinaia di segnalazioni da parte dei suoi militanti. Pure la giunta comunale di Bibbiano ha fatto sapere di essersi dotata di assistenza legale al fine di tutelare «il buon nome» del Comune. A questo riguardo, giusto ieri il parlamentare leghista Gianluca Vinci ha presentato un esposto alla Corte dei conti, onde verificare «che il denaro dei cittadini bibbianesi sia utilizzato per finalità realmente dirette alla loro difesa e non alla difesa del buon nome degli indagati o degli appartenenti ad un partito». Andrea Carletti, ex sindaco pd del paesone in provincia di Reggio Emilia, ha mollato la poltrona solo perché glielo ha imposto il prefetto, poi si è «autosospeso» dal partito, anche se nessuno glielo ha chiesto pubblicamente. Anzi, tutti i suoi compagni di schieramento hanno continuato e continuano a difenderlo: sia quelli nazionali che quelli locali, compresi gli amici dell'Anpi e di altre associazioni. Tutto questo nonostante l'ex primo cittadino sia indicato dal gip di Reggio Emilia come l'uomo che ha fornito ampia copertura politica agli operatori dei servizi sociali e agli psicologici che gestivano tutto il sistema emiliano. Un sistema che ora la Regione Emilia Romagna, guidata da Stefano Bonaccini (ovviamente del Pd) promette di indagare a fondo tramite una apposita commissione di inchiesta. Che però, a quanto risulta, è quasi interamente composta da esperti che lavorano e hanno lavorato per amministrazioni rosse. Diciamo che è piuttosto chiara l'intenzione dei cari progressisti: nascondere il caso Val d'Enza sotto al tappeto. Il fatto, però, è che i dem non possono in alcun modo negare i collegamenti con il giro bibbianese. E visto che amano fare la morale agli altri, sarebbe il caso che dessero una bella pulita anche dentro casa propria, magari chiedendo conto ai propri esponenti dei rapporti con i vari psicologi e assistenti sociali. Roberta Mori, consigliere regionale e presidente della Commissione parità, si comportava quasi come una amica di Federica Anghinolfi e delle sue sodali. Le metteva i cuoricini sotto i commenti sui social network, insieme hanno partecipato a chissà quanti convegni, alcuni dei quali patrocinati dalla Regione. Rapporti stretti anche con Fadia Bassmaji, ex della Anghinolfi, indagata pure, regista e organizzatrice di eventi. Pure lei ha più volte condiviso il palco con la Mori. Ma in questa storia entrano anche altri esponenti Pd. Ad esempio la senatrice Vanna Iori, anche lei molto impegnata a promuovere le virtù dei servizi alla persona del Reggiano. Ci sono dentro i singoli politici, ma pure le istituzioni: i Comuni e le giunte progressiste, la Regione. Ovvio: fare finta di niente si può (e infatti stanno agendo proprio così), ma è vergognoso. Qualcuno, sui giornali amici, prova ad avanzare l'idea che tutta la faccenda sia frutto di una sorta di eterogenesi dei fini. Provano cioè a far passare la bufala secondo cui tutte le persone coinvolte, anche quando hanno sbagliato, erano in buona fede. Lo ha fatto, sull'Espresso, Luigi Cancrini (della cui vicinanza a Claudio Foti di «Hansel e Gretel» abbiamo scritto). Lo ha fatto ieri, tramite lettera ad Avvenire, anche Fabio Folgheraiter. «Un conto è dire che in quei Servizi siano state commesse gravi e intollerabili leggerezze», ha scritto. «Altro dire che ivi operasse una malvagia cricca di psicologi e assistenti sociali intenta a progettare scientemente il crimine. [...] Più logico pensare che qualcuno - in buona fede - stia esagerando». Come fa Folgheraiter a essere così certo delle buone intenzioni dei protagonisti di questa sordida vicenda? Chissà. Noi, al massimo, possiamo notare alcune cosette. Questo signore è il co-fondatore delle Edizioni Centro studi Erickson. Dal 2012 al 2014, Claudio Foti ha lavorato come «relatore e formatore sul tema dell'ascolto dell'abuso sessuale sui minori» proprio per il Centro studi Erickson. Sarà una coincidenza? Sul sito delle edizioni in questioni si trova persino una bella biografia del nostro Foti. Il quale, per altro, ha partecipato pure ad alcuni convegni proprio assieme a Folgheraiter. Quando sentiamo parlare di «buone intenzioni», quando leggiamo articoli che puntano a smorzare e a difendere, ci sorgono un po' di sospetti. Saranno stati pure bene intenzionati, ma i soldi - come racconta qui a fianco Maurizio Tortorella - giravano eccome. E, in ogni caso, commettere bestialità in nome dell'ideologia (o della politica) non è certo onorevole. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-continua-a-insabbiare-ma-non-regge-piu-nemmeno-la-scusa-della-buona-fede-2639209995.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-assistenti-sociali-hanno-troppo-potere" data-post-id="2639209995" data-published-at="1767319460" data-use-pagination="False"> «Gli assistenti sociali hanno troppo potere» «Come può chi è parte in causa giudicare il proprio operato? La commissione tecnica messa in piedi dalla Regione, per i criteri con cui è stata istituita, sembra un collegio difensivo». Camillo Valgimigli, psichiatra e psicoterapeuta, già dirigente del servizio di Salute mentale dell'Ausl di Modena, professore a contratto presso la scuola di specialità in Neuropsichiatria dell'Università dì Modena e Reggio, giudice onorario presso la Corte d'appello di Bologna, sezione minorenni, e consulente tecnico in numerosi processi riguardanti la sottrazione dei minori alle loro famiglie, si occupa da anni dei minori allontanati dalle famiglie in Emilia Romagna. Ha collaborato con l'autore dell'inchiesta Veleno denunciando pubblicamente le storture di un sistema che ha prestato il fianco all'orrore della Val D'Enza. Dopo anni di silenzio, davanti all'evidenza portata alla luce dall'inchiesta Angeli e Demoni, con l'intenzione dichiarata di affrontare finalmente i punti deboli del sistema degli affidi, la Regione Emilia Romagna ha istituito una commissione di inchiesta sulla vicenda dei bambini rubati. È formata da otto esperti tutti attivi nell'ambito socio sanitario territoriale Servirà a fare chiarezza? «La Regione è referente, ultimo e politico, per i servizi socio sanitari. E dunque in questo caso è nello stesso tempo parte responsabile e parte lesa. I suoi servizi sociali e di salute mentale, presentati sempre come eccellenze a livello nazionale stanno subendo una grave caduta di immagine. L'istituzione della commissione appare più che altro come un espediente, con esperti incaricati di ridimensionare la gravità del caso, utilizzando cognizioni scientifiche, certamente corrette ma parziali per un contesto così drammatico». Quali caratteristiche avrebbe dovuto avere per dare effettive garanzie? «Prima di tutto là neutralità e l'indipendenza di giudizio che in questo caso mancano. Non può essere la Regione a controllare sé stessa». Cosa intende? «Non sono le discipline o le competenze dei professionisti incaricati in discussione, ma la prassi. Di fatto la Regione istituisce un organismo che deve giudicare in merito a fatti che coinvolgono operatori del sistema pubblico, che hanno messo in atto comportamenti gravissimi e lesivi dell'intero sistema assistenziale. E chi viene chiamato a far parte degli esperti? Tra gli altri due responsabili di servizi socio sanitari regionali…». Un controsenso «Sì, come spesso capita, il controllato è il controllore». Dopo le drammatiche vicende di Veleno, l'inchiesta Angeli e Demoni. Cosa accumuna le due realtà? «La ricerca ossessiva dei casi di abuso da parte di operatori che vantano la medesima formazione». Si spieghi meglio. «Per le vicende di Veleno sullo sfondo c'erano le attività di Cismai e il centro Hansel e Gretel sembra il collettore per la Val D'Enza. Con taluni psicologi e operatori operanti in entrambe le situazioni». E anche il tribunale è sempre lo stesso… «Il Tribunale per i Minorenni di Bologna, dove, come accade più o meno ovunque, il giudice si adegua acriticamente alle valutazioni degli operatori sociali che raccolgono le segnalazioni e rinuncia alla sua funzione che consiste nel rendere giustizia». In che senso il giudice rinuncia alla sua funzione? «Il giudice minorile non è un vero giudice: non è terzo imparziale. È in simbiosi con il servizio che segnala e prende in carico il bambino e si ritiene il garante dell'interesse del minore, così come individuato e indicato dal servizio». Significa che alle ipotesi delle assistenti sociali in base alle quali viene disposto l'allontanamento del minore non esiste un contraltare? «Di fatto è così: il giudice minorile non fa attività istruttoria ma recepisce le valutazioni delle assistenti sociali e degli operatori, rendendo gli allontanamenti meccanismi semplicissimi da mettere in atto e difficilissimi da smontare». Eppure i tribunali sono chiamati a disporre verifiche tecniche… «Purtroppo, però, molto spesso il rapporto tra consulenti tecnici e giudici non è del tutto trasparente». In che senso? «Nonostante il lungo elenco di tecnici a disposizione per gli accertamenti vengono designati più o meno sempre gli stessi consulenti, in molti casi persone che hanno costanti contatti con i giudici che li hanno nominati. Un fenomeno ben noto negli ambienti». Lei ha più volte denunciato il business economico favorito da questo sistema. «Da parte di molti osservatori si segnalava il fenomeno, ben prima delle inchieste che lo hanno portato alla luce. I bambini vengono allontanati dalle famiglie, collocati in contesti extra familiari di matrice sia religiosa che laica, le quali percepiscono contributi che variano da ottanta a più di duecento euro al giorno senza, di fatto, limiti temporali». Avete denunciato questa realtà. Con quali risultati? «Purtroppo come sta accadendo anche ora, il sistema fa resistenza e si arrocca e resta impermeabile a ogni critica, anche costruttiva». Alessia Pedrielli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-continua-a-insabbiare-ma-non-regge-piu-nemmeno-la-scusa-della-buona-fede-2639209995.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="uso-la-tecnica-emdr-so-che-funziona-e-se-e-applicata-male-fa-gravi-danni" data-post-id="2639209995" data-published-at="1767319460" data-use-pagination="False"> Uso la tecnica Emdr, so che funziona E se è applicata male fa gravi danni Sui giornali nell'inchiesta «Angeli e demoni» sulla criminale follia di bambini strappati alle loro famiglie e dati in affidamento o adozione a persone certamente non idonee, per usare un termine eufemistico, si è parlato a torto di elettroshock. A Bibbiano, invece, dichiarano di aver usato invece la tecnica Emdr con l'ausilio di una stimolazione elettronica ottenuta tramite gli apparecchi Emdr prodotti dalla NeuroTek Corporation. In che cosa consiste La tecnica Emdr (dall'inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è una tecnica psicofisica per la desensibilizzazione dei postumi dei traumi o di esperienze stressanti, basata su una stimolazione bilaterale degli emisferi ottenuta preferenzialmente mediante il movimento orizzontale degli occhi, da cui il nome. Molto raramente è usata l'apparecchiatura NeuroTek, in Italia quasi sconosciuta. L'Emdr nasce sfruttando il movimento orizzontale degli occhi simile a quello del sonno Rem, dall'inglese Rapid Eye Movement. Testimonio, perché la uso, che, se usata correttamente, l'Emdr può avere risultati spettacolari e velocissimi nella risoluzione del disturbo post traumatico da stress, ne ho parlato anche nella trasmissione Diritto e Rovescio su Rete 4, di qualche settimana fa. Durante l'Emdr addirittura si hanno modificazioni dell'elettroencefalogramma, è una cura vera che funziona veramente, come è una cura vera somministrare la digitale ed eseguire un intervento chirurgico, e come ogni cura vera, digitale e intervento chirurgico, se usata male può fare danni. Deve essere usata in maniera rigorosa. Ha risultati spettacolari e veloci proprio perché causa una modificazione del cervello, l'aumento di sinapsi in alcune zone. Durante la stimolazione bilaterale il terapeuta deve restare rigorosamente in silenzio. È una fase di stimolazione cerebrale. Meglio il silenzio Se durante questa fase il terapeuta parla, suggerisce, inventa, può essere semplicemente fastidioso ma potrebbe creare e istillare false memorie. Una terapia e un interrogatorio devono essere fatti sempre con domande neutre e aperte (Cosa è successo? Come ti sei sentito? ), mai con domande che possano suggerire qualcosa (Qualcuno ti ha toccato? Quella persona ti ha fatto male? ) altrimenti c'è il rischio di creare false memorie. Il cervello compiacente, e quello dei bambini un po' lo è, non osa contraddire, non osa dire: «No, non è successo». Protocollo rigoroso L'Emdr deve essere appresa in maniera rigorosa e applicata in maniera altrettanto rigorosa. La dottoressa Isabel Fernandez, presidente della Società Emdr, afferma che gli psicologi della Hansel e Gretel non abbiano mai fatto nemmeno il corso base di Emdr, almeno non in Italia e che non fossero iscritti all'associazione Emdr. Gli psicologi della Onlus Hansel e Gretel sono appunto quelli che si sono occupati dei casi di Bibbiano dopo essere stati implicati nell'atroce caso della Bassa Modenese, dove, a causa di false memorie nei bambini, famiglie sono state smembrate, distrutte, innocenti sono finiti in progione e ci sono state morti per suicidio e infarto. Dopo questo spettacolare successo, già affiorato nelle cronache, la stessa Onlus è stata arruolata a Bibbiano. I disastri Ci sono psicologi bravi che con varie tecniche, tra cui l'Emdr sono riusciti a rendere meno urente il dolore dell'abuso subito, ci sono assistenti sociali molto brave che ricostruiscono famiglie disastrate, o levano vittime vere da sotto carnefici veri. Bibbiano ha danneggiato anche loro. E molto. Silvana De Mari <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-continua-a-insabbiare-ma-non-regge-piu-nemmeno-la-scusa-della-buona-fede-2639209995.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="lucravano-pure-sulle-ore-di-terapia" data-post-id="2639209995" data-published-at="1767319460" data-use-pagination="False"> Lucravano pure sulle ore di terapia Gli psicologi piemontesi del Centro studi Hansel e Gretel, finiti nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia sui bambini sottratti in modo illegittimo alle loro famiglie, erano stati ingaggiati davvero a prezzo speciale dal Comune di Bibbiano e dall'Unione dei Comuni della Val d'Enza. Secondo quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del giudice Luca Ramponi, che alla fine di giugno ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, l'ideologo e fondatore del Centro, Claudio Foti, e la sua compagna, Nadia Bolognini, ogni seduta di analisi dei bambini garantiva agli psicologi «l'ingiusto profitto di 135 euro l'ora per minore, a fronte dei 60-70 euro medi di mercato, e questo nonostante l'Azienda sanitaria locale potesse usare gratuitamente i propri professionisti». Ma ora emerge anche di peggio. Grazie a un'email del 17 giugno 2016, che è stata acquisita agli atti, si scopre che gli enti locali e gli psicologi avevano concordato che la cifra di 135 euro sarebbe rimasta la stessa anche se la durata dei colloqui con i bambini scendeva a 55, a 50 e perfino a 45 minuti. Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria, però, emerge che, «su 115 sedute monitorate la cui durata avrebbe dovuto essere di almeno 45 minuti», la psicologa Bolognini «ha concluso anticipatamente la sua prestazione in 61 incontri», quindi in oltre il 53% del totale. E malgrado questa autoriduzione ha ovviamente fatturato l'intera seduta. La polizia giudiziaria ha intercettato le sedute degli psicologi, e proprio grazie a questo strumento propone nel suo rapporto calcoli precisi al minuto. «In particolare», si legge, «moltiplicando le 61 sedute in disamina per la durata minima (cioè i 45 minuti, ndr) che la terapeuta avrebbe dovuto svolgere per maturare i 135 euro concordati, si perviene a un totale di 2.745 minuti. Dalla somma delle effettive durate delle prestazioni svolte è emerso che la Bolognini in realtà ha svolto soltanto 2.474 minuti, ossia un 10% in meno rispetto alla prestazione fatturata». Insomma, altro che sedute di un'ora: ogni incontro durava in media non più di 40 minuti. Il tassametro, però, continuava a girare. Conclude la polizia giudiziaria: «Emerge dunque che, a fronte degli 8.235 euro pagati dall'Unione della Val d'Enza alla terapeuta Bolognini (per le 61 sedute in questione, ndr), la stessa ne aveva maturati in realtà il 10% in meno, per un totale di 823 euro, con pari danno per la pubblica amministrazione». Il rapporto aggiunge una valutazione sconfortante: «In nessun caso si rileva una durata delle prestazioni superiore ai 60 minuti concordati al fine di maturare i 135 euro». Per l'apparente furto di minuti, forse, c'è una spiegazione di scuola psicoanalitica. Forse gli psicologi del Centro «Hansel e Gretel» aderiscono alle teorie del francese Jacques Lacan, noto per aver inventato «la seduta senza orario» contrapponendosi alla più rigida tempistica osservata dal padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. I critici di Lacan sostengono che il terapeuta a volte entrasse nello studio, gettasse solo un'occhiata il paziente che lo aspettava sul lettino, e dopo un secondo uscisse proclamando: «La seduta è conclusa». Per questo, i censori più radicali bollano Lacan come imbroglione. Probabilmente esagerano. Ma se un processo dimostrerà che i risultati per i bambini di Bibbiano sono stati davvero quelli descritti dalla Procura di Reggio, forse sarebbe stato meglio se gli psicologi di «Hansel e Gretel» avessero fatto altrettanto. Maurizio Tortorella
Andy Warhol. Ladies and Gentlemen (Wilhelmina Ross), 1975. Pittsburgh, The Andy Warhol Museum, Founding Collection, Contribution The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc., 1998.1.167 © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2025
1. Metafisica/Metafisiche
21 gennaio - 21 giugno 2026. Palazzo Reale, Miano
Un progetto espositivo vasto, dislocato in 3 diversi musei milanesi (Palazzo Reale, il Museo del Novecento e Palazzo Citterio), che mette in dialogo i grandi Maestri della Metafisica (Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi ) con gli « eredi» internazionali e con gli «allievi » del XX e XXI secolo. Esposte a Palazzo Reale circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, oggetti di design oltre a plastici e modelli architettonici, illustrazioni, fumetti, riviste, video, vinili con prestiti nazionali e internazionali provenienti da più di 150 istituzioni tra pubbliche e private, gallerie, archivi e prestigiose collezioni private.
2. I Macchiaioii
3 febbraio – 14 giugno 2026. Palazzo Reale, Miano
A Palazzo Reale di Milano una grande retrospettiva con oltre 100 capolavori del movimento pittorico che rivoluzionò l'Ottocento italiano, anticipò l'Impressionismo ed ebbe un ruolo attivo nel Risorgimento. In mostra fra gli altri, opere di Fattori, Lega e Signorini, in un’esposizione e che è frutto degli ultimi studi sui Macchiaioli da parte dei tre esperti italiani più autorevoli del movimento: Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca
3. Le Alchimiste
7 febbraio - 27 settembre 2026. Palazzo Reale, Miano
Sarà allestita nella Sala delle Cariatidi Le Alchimiste, la nuova imponente mostra di Anselm Kiefer, tra i più influenti artisti contemporanei. L’esposizione, curata dalla storica dell’arte Gabriella Belli, nasce da un progetto avviato nel 2023 e presenta oltre quaranta grandi teleri, concepiti appositamente per dialogare con la drammatica bellezza di questo luogo, pesantemente segnato dal bombardamento del 1943. Attraverso la sua pittura materica e simbolica, l’artista restituisce volti e corpi cancellati dalla storia, riconoscendo alle alchimiste (a Caterina Sforza,scienziata e condottiera, in primis…) un ruolo cruciale nella nascita del pensiero scientifico moderno.
4. Barocco. Il Gran Teatro delle Idee
21 febbraio - 28 giugno 2026. Museo Civico San Domenico, Forlì
In un inedito confronto con il Novecento, che offrirà un’occasione unica per cogliere il sorprendente dialogo tra due epoche lontane ma intimamente legate da un’inquietudine formale ed esistenziale, la mostra intende restituire una visione complessiva della cultura barocca vista attraverso i suoi protagonisti, i committenti, il ruolo di Roma e delle corti europee. Oltre 200 le opere esposte, che spaziano da Guercino a De Chirico, da Rubens a Boccioni, da Borromini a Melotti.
5. Zandomeneghi e Degas. Impressionismo tra Firenze e Parigi
27 febbraio – 28 giugno 2026. Palazzo Roverella, Rovigo
Una mostra che mette in dialogo un protagonista dell’arte italiana dell’Ottocento e uno dei nomi più incisivi della scena europea: Federico Zandomeneghi (Venezia 1841 – Parigi 1917) ed Edgar Degas (Parigi 1834 – 1917), legati da una lunga e profonda amicizia parigina. Il percorso espositivo, curato dalla storica dell’arte Francesca Dini, illumina affinità, rimandi e sorprendenti convergenze tra due maestri capaci di ridefinire lo sguardo moderno ed è reso unico da prestiti nazionali e internazionali di straordinaria qualità, provenienti da importanti musei e collezioni.Fra le opere esposte, la celebre Dans un café di Degas e la spendida Bambina dai capelli rossi di Zandomeneghi.
6. Mark Rothko
14 marzo - 23 agosto 2026. Palazzo Strozzi, Firenze
Indiscusso maestro dell’arte moderna americana, la mostra permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko (1903-1970) attraverso oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali. Curato dal figlio Christopher Rothko e da Elena Geuna, da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi a tutta la città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista: il Museo di San Marco, con opere in dialogo con gli affreschi di Beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo.
7.Andy Warhol. Ladies and Gentlemen
14 Marzo - 19 Luglio 2026. Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Un evento di respiro internazionale che non è solo una mostra su Warhol, ma una riedizione - a 50 anni di distanza - della trasgressiva esposizione che l‘artista in persona aveva presentato in Italia e che aveva segnato un punto di svolta nella sua produzione e nell’arte del tempo. Con Ladies and Gentleman, infatti, Warhol aveva per la prima volta eletto a protagonisti del proprio lavoro anonime drag queen afro-americane e portoricane, piuttosto che icone della società dello spettacolo sulle quali si era concentrato fino a quel momento. Esposta a Ferrara un’ eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, europei e americani.
8.Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra
20 Marzo 2026 - 19 Luglio 2026. Palazzo Ducale, Genova
Con un numero straordinario di opere di Van Dyck (58 in dieci sezioni tematiche) prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, l’esposizione genovese è senza dubbio la più grande mostra sul maestro fiammingo degli ultimi venticinque anni. Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen - affiancate da un comitato scientifico onorario internazionale composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri - la mostra permette al pubblico di ammirare opere di straordinario valore, fra cui spiccano il primo autoritratto che si conosca del pittore, eseguito quando Van Dyck era ragazzino, il Ritratto dei Principi Palatini, Sansone e Dalila, il modernissimo studio per la figura di San Gerolamo e Le quattro età dell’uomo. Per chi volesse ammirare altre opere di Van Dyck e dei suoi contemporanei nordici, la mostra prosegue nei meravigliosi spazi dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso e Palazzo Bianco) , facendo di Genova, a città dove Van Dyck risiedette a lungo e dove ha lasciato segni tangibili della sua presenza, teatro perfetto per le opere di questo grande Maestro.
9.Obey
6 maggio - 6 settembre 2026. Galleria d’Italia, Napoi
In continuità con il progetto dell’artista JR Chi sei Napoli? realizzato a Napoli nel 2024, una nuova iniziativa sarà realizzata alle Gallerie d’Italia con l’artista e illustratore statunitense Frank Shepard Fairey, in arte Obey , street artist di fama mondiale noto per aver realizzato, tra l’altro, il manifesto Hope, che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama in quadricromia.
10. Arnaldo Pomodoro
29 maggio – 18 ottobre 2026. Galleria d’Italia,Milano
Allestita alle Gallerie d’Italia milanesi, curata da Luca Massimo Barbero e Federico Giani in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro, la mostra celebrerà il centenario della nascita di uno dei più grandi scultori italiani contemporanei. A raccontare il percorso artistico di Arnaldo Pomodoro una selezione di lavori in prestito dalla Fondazione, posti in dialogo con esemplari dell’artista presenti nelle collezioni di Intesa Sanpaolo.
LA BIENNALE DI VENEZIA
In Minor Keys: sarà questo il titolo della 61esima Biennale d’arte di Venezia, che si terrà dal 9 maggio al 22 novembre 2026. La scelta del tema e l’intero progetto espositivo resteranno quelli pensati da Koyo Kouoh, la curatrice camerenunse-svizzera (e la prima curatrice africana della Biennale Arte) prematuramente scomparsa lo scorso 10 maggio 2025, pochi mesi dopo la sua nomina da parte del Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia.
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Tom Selleck, protagonista della serie «Magnum P.I.» con la Ferrari 308 GTS (Getty Images)
La Ferrari 308 comparve sulla stampa alla fine del 1975. Presentata al salone di Parigi, iniziò ad essere prodotta nel dicembre di 50 anni fa. La nuova due posti secchi del cavallino rampante dovette affrontare difficili sfide all’atto della nascita. La crisi del petrolio mordeva il mercato dell’auto mondiale, mentre le politiche fiscali di quegli anni penalizzavano le cilindrate più alte, che Ferrari aveva in listino con i motori a 12 cilindri. In ultima istanza, la nuova nata avrebbe dovuto essere l’erede delle «Dino», le Ferrari con motore a 8 cilindri che presero il nome dal figlio di Enzo Ferrari prematuramente scomparso nel 1956, la cui ultima serie del 1974 disegnata da Bertone non aveva riscosso particolare consenso. La linea della nuova 308, uscita dallo studio di Pininfarina, sarà invece la chiave del successo della nuova sportiva del cavallino. Le forme rispecchiavano in pieno lo stile del decennio, che prediligevano linee tese più che quelle tondeggianti, con un chiaro accenno all’aspetto della sorella maggiore 512 BB 12 cilindri. Il motore era trasversale centrale e per la prima volta un V8 trovava posto sotto il cofano di una vettura a marchio Ferrari e non Dino.
La cilindrata era di 2.926cc erogante una potenza di 255 Cv. Alimentato da 4 carburatori Weber doppio corpo, la 308 raggiungeva la velocità di punta di 252 km/h ed un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6,5 secondi. I primi esemplari furono costruiti con carrozzeria in vetroresina dalla carrozzeria Scaglietti, che ne produsse poco più di 700 esemplari fino al 1977. La fibra di vetro garantiva particolare riduzione di peso (poco più di 1.000 kg a vuoto) rendendo brillanti la maneggevolezza e le prestazioni. Fu l’enorme successo della 308 GTB (dove G sta per Granturismo, T per motore trasversale e B per berlinetta) a costringere la casa di Maranello a proseguire la produzione adottando una più tradizionale carrozzeria in alluminio in quanto il fiberglass non permetteva l’assemblaggio di grandi numeri con un lavoro semiartigianale come quello applicato ai primi esemplari. Alla 308 GTB si affiancò una «scoperta», la 308 GTS (dove S sta appunto per scoperta) dotata di un tettuccio rimovibile del tipo «targa». Fu questo modello in particolare a rendere celebre in tutto il mondo la Ferrari 308, quando fu scelto per la serie tv americana «Magnum P.I.». Il protagonista, interpretato da Tom Selleck, fu accompagnato per tutte le puntate dalla 308 GTS rossa che entrò così nelle case di milioni di telespettatori. Dal 1980 i motori ricevettero l’iniezione elettronica al posto dei carburatori doppio corpo e nel 1984 nacque la 308 «Quattrovalvole», più affidabile di quella a carburatori e più brillante della precedente versione a iniezione che era stata criticata per l’eccessivo depotenziamento. La 308 fu uno dei più grandi successi commerciali per la casa di Maranello con circa 12.000 esemplari di tutte le serie prodotti fino al 1985. La 8 cilindri segnò la strada per i modelli successivi come la 328, di fatto un’evoluzione della 308 con la quale condivideva la meccanica e l’estetica di base. Oggi la versione in vetroresina è la più ricercata dai collezionisti e raggiunge quotazioni attorno ai 300.000 euro.
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iStock
Il 2026 in televisione è fatto di ritorni e conferme: sequel, reboot e spin-off dominano l’anno. Da Scrubs a The Boroughs, da American Love Story a Blade Runner 2099, fino a Portobello di Bellocchio, le serie più attese mescolano nostalgia e novità.
Non sono tante le novità quanti i ritorni, a segnare il 2026 da un punto di vista televisivo. E, mentre sui social network si corre la gara dei buoni propositi, affannandosi a mettere nero su bianco - con fotografie, lunghe tirate e parole pompose - quel che di buono si vuole fare, verrebbe quasi da trovarci un che di retorico nella scelta. Come a dire che pure i grandi produttori abbiano voluto imparare a farsi bastare quel che già c'è anziché investire energie e malumori nell'eterna ricerca di quel che manca. Potrebbe darsi, potrebbe essere. Fatto sta che l'anno appena incominciato presenta poca originalità in termini di serie televisive. Piuttosto, sono le conferme a renderlo ricco: le seconde, terze, quarte stagioni, i reboot, i revival, i prequel o gli spin-off, parte dei quali abbiamo provato a riassumere di seguito.
I sette quadranti
Agatha Christie, di nuovo. Chris Chibnall, ex showrunner di Doctor Who, ha deciso di adattare per il piccolo schermo The seven dials mystery, romanzo datato 1929. Ambientata nell’Inghilterra del 1925, la storia ruota attorno a un gruppo di giovani aristocratici, scosso da una morte apparentemente accidentale e da un enigma, scandito da sette misteriosi quadranti. La storia, forse, è nota, ma il cast, guidato da Helena Bonham Carter e Martin Freeman, promette di far della serie un gioiellino, se non originale, per certo capace di confortare e appagare gli amanti del genere. Su Netflix dal 15 gennaio 2026
Scrubs, reboot
Spiegare cosa sia stata la serie a chi non l'abbia vissuta è pressoché impossibile. Ma chi abbia seguito, anche solo in parte, le peripezie di JD e amici, a quindici anni dalla loro fine, non può non accendersi all'idea di ritrovarle. Le porte del Sacro Cuore tornano ad aprirsi, i suoi corridoi ad affollarsi. Gli amici di allora tornano a muoversi, più stanchi, più cinici, ma sempre parte di una medicina fatta di turni massacranti e tagli perpetui alle risorse. Si ride ancora, di quella risata un po' amara che, nel reboot, è figlia, soprattutto, del presente. Scrubs, così come è stato ripensato, è calato all'interno di un sistema sanitario post-pandemico, in cui l'intelligenza artificiale ha preso il sopravvento e così la precarietà emotiva delle nuove generazioni di specializzandi. Su Disney+ dal 25 febbraio
American Love Story
Un'altra antologia, firmata da Ryan Murphy. Con la sua dose di dramma, ma senza il ricorso - diventato cifra stilistica - all'inquietudine e al soprannaturale. American Love Story, nata dalla costola degli American Story, siano Horror o che altro, è la cronaca di un rapporto tanto problematico quanto mediatico, quello fra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette-Kennedy. Lo show, che i Kennedy hanno già tacciato di sciacallaggio, dovrebbe ricostruire tutto: la fascinazione mediatica degli anni Novanta e il disfarsi della coppia, avvenuto sotto lo sguardo morboso dei tabloid, per arrivare, infine, alla tragedia di Martha's Vineyard. Questo, con Naomi Watts ad interpretare l'iconica Jaqueline Kennedy. Su Disney+ da febbraio 2026
The Boroughs
La serie dovrebbe inaugurare un nuovo ciclo, a cura dei Duffer Brothers, quelli di Stranger Things. Non dovrebbero, però, esserci bambini-eroi a popolarlo, ma vecchietti straniti da un incontro inatteso con il soprannaturale. La serie, infatti, pare ambientata all'interno di una residenza per anziani nel deserto del New Mexico, il deserto in cui un gruppo di pensionati scopre la quiete del luogo essere posticcia. Dietro quella calma apparente, dietro la facciata di sorrisi e cura, si celerebbe una minaccia sovrannaturale pronta a rubare loro l’unica cosa che non possono più permettersi di perdere: il tempo. Su Netflix, in data da definirsi
Nord Sud Ovest Est
Un'altra stagione, contraddistinta dal titolo di un'altra canzone. Nord Sud Ovest Est non è un originale, ma il prosieguo dello show che, su Sky, ha saputo ripercorrere la genesi degli 883. Hanno ucciso l'Uomo Ragno è partita dalle fatiche del liceo, da Pavia, la noia diventata arte. Questa seconda stagione va oltre, ritrovando Max Pezzali e Mauro Repettonel momento esatto in cui il loro progetto musicale prende davvero il volo. C'è la nostalgia, dunque, degli anni che furono, le sonorità dei Novanta. Ma c'è, anche, il tentativo di raccontare quanto costi, in termini umani, di amicizie e opportunismi, il successo. Su Sky, in data da definirsi
Blade Runner 2099
Dovrebbe arrivare quest'anno, dopo ritardi e nuove scadenze. Blade Runner 2099, chiamata a recuperare quanto iniziato da Blade Runner 2049, dovrebbe essere ambientata cinquant'anni dopo l'universo replicante, così come lo ha immaginato e raccontato Denise Villeneuve. Il confine, dunque, atto a separare gli esseri umani dalle loro copie artificiali dovrebbe essere ancora più labile, l'urbanizzazione della Terra ormai fuori scala. Su Amazon Prime Video, in data da definirsi
Portobello
Portobello è la serie più attesa fra quelle italiane. Marco Bellocchio, dopo Esterno notte, l'ha portata in anteprima al Festival del Cinema di Venezia, nel settembre 2025. La storia è quella di Enzo Tortora, travolto da un'accusa che si sarebbe rivelata falsa, quella di collusione con la Camorra. Ma è, altresì, la storia di un uomo la cui vita è stata distrutta senza riguardo: è una storia di televisione, di spettacolo e malagiustizia, di una gogna mediatica per la quale nessuno mai si è trovato a pagare. Su Hbo Max, in data da destinarsi
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Alexander Isak (Ansa)
Il giocatore prometteva bene, dopo la buona stagione dell'anno passato al Newcastle. Ma non è andata come si sperava. Alla fine è arrivato anche uno stop fisico che ha interrotto un inserimento già complicato, con pochi gol e assist. Prima dell’infortunio il contributo in campionato dello svedese è stato modesto, insufficiente per un investimento di quella portata. Nello stesso mercato, sempre ad Anfield, è arrivato Florian Wirtz, operazione da oltre cento milioni complessivi. Talento indiscutibile, estetica raffinata, ma numeri a lungo assenti: poche reti, pochi assist, un impatto inferiore a quello che il prezzo faceva sognare. È la distanza tra bellezza e incisività, che nel calcio moderno pesa quanto un risultato.
Il Manchester United ha vissuto una dinamica simile con Matheus Cunha. Pagato circa 62 milioni di sterline, quasi 72 milioni di euro, doveva portare dal Wolverhampton strappi, creatività e gol. Finora ha restituito poco sul piano statistico, appena tre reti, lasciando la sensazione di un acquisto ancora fuori fase rispetto al contesto e alle aspettative. Non è una bocciatura definitiva, ma è l’ennesima dimostrazione di come in Premier il costo amplifichi tutto: giudizi, pressione, fretta.In Serie A le cifre sono più contenute, ma le delusioni seguono una logica simile. Il Milan ha investito circa 37 milioni per Christopher Nkunku, un’operazione importante per il calcio italiano. L’impatto, però, è stato marginale: presenza discontinua, pochi minuti realmente decisivi, nessuna svolta offensiva. Sono arrivati tre gol, uno in Coppa Italia e due in campionato. Negli ultimi giorni si è parlato di una sua possibile cessione in Turchia. Ma domani a quanto pare sarà titolare nella trasferta di Cagliari.
Ancora più sfortunata la vicenda di Ardon Jashari, pagato oltre 35 milioni e fermato quasi subito da un grave infortunio. Qui il mercato si è scontrato con il fattore più imprevedibile: il corpo. Il prezzo resta a bilancio, il rendimento resta sospeso.Eppure, mentre i riflettori seguono i grandi assegni, il calcio continua a produrre valore lontano dalle copertine. In Premier League i casi più interessanti nascono spesso da investimenti medi o bassi, non da quelli monstre. Il Sunderland ha trovato stabilità grazie a Robin Roefs, portiere pagato poco più di 9 milioni di sterline, diventato titolare affidabile con una serie di clean sheet che valgono punti veri. Il Crystal Palacs ha puntato su un mercato contenuto, spendendo 55 milioni di euro e ottenendo rendimento immediato senza dover trasformare giocatori in simboli. Il Brighton continua a confermare il suo modello: esterni offensivi e centrocampisti pagati tra i 12 e i 18 milioni che garantiscono intensità, assist e sostenibilità. La squadra è a metà classifica, ad appena 8 lunghezze dal Liverpool. In Italia il discorso è ancora più netto. L’Atalanta ha investito circa 17 milioni per Nicola Zalewski, ottenendo corsa, duttilità e continuità. Anche la Juventus, con un mercato da 200 milioni di euro, non ha ricevuto al momento quanto sperato dalle novità arrivate. Anche se Edon Zhegrova e Jonathan David sembrano a poco a poco ingranare. Di sicuro uno dei colpi migliori dei bianconeri degli ultimi anni è stato Khéphren Thuram, pagato intorno ai 20 milioni, si è dimostrato un centrocampista dominante per presenza e affidabilità. Il Bologna ha costruito un’altra stagione solida su acquisti sotto i 10–12 milioni, trasformati in titolari grazie a un sistema che valorizza il collettivo più del nome. E poi c’è il caso che racconta meglio di tutti il senso di questa stagione: Adrien Rabiot al Milan. Arrivato senza costo di cartellino, solo con il peso dell’ingaggio, è diventato subito uno dei perni del centrocampo, con minuti, leadership e inserimenti decisivi. Nessuna cifra-record a schiacciarlo, solo rendimento. Il paradosso è evidente.
I flop più fragorosi nascono quasi sempre dall’eccesso, dall’illusione che il mercato possa comprare certezze. I successi più solidi emergono dalla misura: 8, 10, 15, 20 milioni spesi bene possono incidere più di investimenti cinque volte superiori. Spendere tanto non significa sbagliare, ma significa alzare l’asticella del giudizio, trasformare ogni partita in un processo. Spendere meno consente al calcio di respirare, di crescere senza rumore. E ora, con l’apertura imminente della finestra di mercato di gennaio, questo equilibrio tornerà al centro delle scelte: per correggere errori costosi, ma anche per dimostrare, ancora una volta, che nel calcio il valore vero non si compra a colpi di milioni, si costruisce sul campo.
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