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2019-07-17
A Bibbiano lucravano sulle terapie per i bimbi
iStock
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, promette che «non darà tregua» a Matteo Salvini sul caso Russia. Alle vicende della Val d'Enza riguardanti affidi illeciti e abusi su minori, invece, una tregua è stata data eccome: da quando la vicenda è esplosa il Partito democratico ha fatto di tutto per far calare sull'intera storia una pesante coltre di silenzio. Zingaretti in persona ha annunciato che avrebbe fatto ricorso agli avvocati per rivalersi contro chiunque osi associare i dem ai fatti di Bibbiano. Si è persino vantato di aver ricevuto in pochi giorni centinaia di segnalazioni da parte dei suoi militanti. Pure la giunta comunale di Bibbiano ha fatto sapere di essersi dotata di assistenza legale al fine di tutelare «il buon nome» del Comune. A questo riguardo, giusto ieri il parlamentare leghista Gianluca Vinci ha presentato un esposto alla Corte dei conti, onde verificare «che il denaro dei cittadini bibbianesi sia utilizzato per finalità realmente dirette alla loro difesa e non alla difesa del buon nome degli indagati o degli appartenenti ad un partito».
Andrea Carletti, ex sindaco pd del paesone in provincia di Reggio Emilia, ha mollato la poltrona solo perché glielo ha imposto il prefetto, poi si è «autosospeso» dal partito, anche se nessuno glielo ha chiesto pubblicamente. Anzi, tutti i suoi compagni di schieramento hanno continuato e continuano a difenderlo: sia quelli nazionali che quelli locali, compresi gli amici dell'Anpi e di altre associazioni. Tutto questo nonostante l'ex primo cittadino sia indicato dal gip di Reggio Emilia come l'uomo che ha fornito ampia copertura politica agli operatori dei servizi sociali e agli psicologici che gestivano tutto il sistema emiliano.
Un sistema che ora la Regione Emilia Romagna, guidata da Stefano Bonaccini (ovviamente del Pd) promette di indagare a fondo tramite una apposita commissione di inchiesta. Che però, a quanto risulta, è quasi interamente composta da esperti che lavorano e hanno lavorato per amministrazioni rosse.
Diciamo che è piuttosto chiara l'intenzione dei cari progressisti: nascondere il caso Val d'Enza sotto al tappeto. Il fatto, però, è che i dem non possono in alcun modo negare i collegamenti con il giro bibbianese. E visto che amano fare la morale agli altri, sarebbe il caso che dessero una bella pulita anche dentro casa propria, magari chiedendo conto ai propri esponenti dei rapporti con i vari psicologi e assistenti sociali. Roberta Mori, consigliere regionale e presidente della Commissione parità, si comportava quasi come una amica di Federica Anghinolfi e delle sue sodali. Le metteva i cuoricini sotto i commenti sui social network, insieme hanno partecipato a chissà quanti convegni, alcuni dei quali patrocinati dalla Regione.
Rapporti stretti anche con Fadia Bassmaji, ex della Anghinolfi, indagata pure, regista e organizzatrice di eventi. Pure lei ha più volte condiviso il palco con la Mori. Ma in questa storia entrano anche altri esponenti Pd. Ad esempio la senatrice Vanna Iori, anche lei molto impegnata a promuovere le virtù dei servizi alla persona del Reggiano.
Ci sono dentro i singoli politici, ma pure le istituzioni: i Comuni e le giunte progressiste, la Regione. Ovvio: fare finta di niente si può (e infatti stanno agendo proprio così), ma è vergognoso.
Qualcuno, sui giornali amici, prova ad avanzare l'idea che tutta la faccenda sia frutto di una sorta di eterogenesi dei fini. Provano cioè a far passare la bufala secondo cui tutte le persone coinvolte, anche quando hanno sbagliato, erano in buona fede. Lo ha fatto, sull'Espresso, Luigi Cancrini (della cui vicinanza a Claudio Foti di «Hansel e Gretel» abbiamo scritto). Lo ha fatto ieri, tramite lettera ad Avvenire, anche Fabio Folgheraiter. «Un conto è dire che in quei Servizi siano state commesse gravi e intollerabili leggerezze», ha scritto. «Altro dire che ivi operasse una malvagia cricca di psicologi e assistenti sociali intenta a progettare scientemente il crimine. [...] Più logico pensare che qualcuno - in buona fede - stia esagerando».
Come fa Folgheraiter a essere così certo delle buone intenzioni dei protagonisti di questa sordida vicenda? Chissà. Noi, al massimo, possiamo notare alcune cosette. Questo signore è il co-fondatore delle Edizioni Centro studi Erickson. Dal 2012 al 2014, Claudio Foti ha lavorato come «relatore e formatore sul tema dell'ascolto dell'abuso sessuale sui minori» proprio per il Centro studi Erickson. Sarà una coincidenza? Sul sito delle edizioni in questioni si trova persino una bella biografia del nostro Foti. Il quale, per altro, ha partecipato pure ad alcuni convegni proprio assieme a Folgheraiter.
Quando sentiamo parlare di «buone intenzioni», quando leggiamo articoli che puntano a smorzare e a difendere, ci sorgono un po' di sospetti. Saranno stati pure bene intenzionati, ma i soldi - come racconta qui a fianco Maurizio Tortorella - giravano eccome. E, in ogni caso, commettere bestialità in nome dell'ideologia (o della politica) non è certo onorevole.
Francesco Borgonovo
«Gli assistenti sociali hanno troppo potere»
«Come può chi è parte in causa giudicare il proprio operato? La commissione tecnica messa in piedi dalla Regione, per i criteri con cui è stata istituita, sembra un collegio difensivo». Camillo Valgimigli, psichiatra e psicoterapeuta, già dirigente del servizio di Salute mentale dell'Ausl di Modena, professore a contratto presso la scuola di specialità in Neuropsichiatria dell'Università dì Modena e Reggio, giudice onorario presso la Corte d'appello di Bologna, sezione minorenni, e consulente tecnico in numerosi processi riguardanti la sottrazione dei minori alle loro famiglie, si occupa da anni dei minori allontanati dalle famiglie in Emilia Romagna. Ha collaborato con l'autore dell'inchiesta Veleno denunciando pubblicamente le storture di un sistema che ha prestato il fianco all'orrore della Val D'Enza. Dopo anni di silenzio, davanti all'evidenza portata alla luce dall'inchiesta Angeli e Demoni, con l'intenzione dichiarata di affrontare finalmente i punti deboli del sistema degli affidi, la Regione Emilia Romagna ha istituito una commissione di inchiesta sulla vicenda dei bambini rubati. È formata da otto esperti tutti attivi nell'ambito socio sanitario territoriale
Servirà a fare chiarezza?
«La Regione è referente, ultimo e politico, per i servizi socio sanitari. E dunque in questo caso è nello stesso tempo parte responsabile e parte lesa. I suoi servizi sociali e di salute mentale, presentati sempre come eccellenze a livello nazionale stanno subendo una grave caduta di immagine. L'istituzione della commissione appare più che altro come un espediente, con esperti incaricati di ridimensionare la gravità del caso, utilizzando cognizioni scientifiche, certamente corrette ma parziali per un contesto così drammatico».
Quali caratteristiche avrebbe dovuto avere per dare effettive garanzie?
«Prima di tutto là neutralità e l'indipendenza di giudizio che in questo caso mancano. Non può essere la Regione a controllare sé stessa».
Cosa intende?
«Non sono le discipline o le competenze dei professionisti incaricati in discussione, ma la prassi. Di fatto la Regione istituisce un organismo che deve giudicare in merito a fatti che coinvolgono operatori del sistema pubblico, che hanno messo in atto comportamenti gravissimi e lesivi dell'intero sistema assistenziale. E chi viene chiamato a far parte degli esperti? Tra gli altri due responsabili di servizi socio sanitari regionali…».
Un controsenso
«Sì, come spesso capita, il controllato è il controllore».
Dopo le drammatiche vicende di Veleno, l'inchiesta Angeli e Demoni. Cosa accumuna le due realtà?
«La ricerca ossessiva dei casi di abuso da parte di operatori che vantano la medesima formazione».
Si spieghi meglio.
«Per le vicende di Veleno sullo sfondo c'erano le attività di Cismai e il centro Hansel e Gretel sembra il collettore per la Val D'Enza. Con taluni psicologi e operatori operanti in entrambe le situazioni».
E anche il tribunale è sempre lo stesso…
«Il Tribunale per i Minorenni di Bologna, dove, come accade più o meno ovunque, il giudice si adegua acriticamente alle valutazioni degli operatori sociali che raccolgono le segnalazioni e rinuncia alla sua funzione che consiste nel rendere giustizia».
In che senso il giudice rinuncia alla sua funzione?
«Il giudice minorile non è un vero giudice: non è terzo imparziale. È in simbiosi con il servizio che segnala e prende in carico il bambino e si ritiene il garante dell'interesse del minore, così come individuato e indicato dal servizio».
Significa che alle ipotesi delle assistenti sociali in base alle quali viene disposto l'allontanamento del minore non esiste un contraltare?
«Di fatto è così: il giudice minorile non fa attività istruttoria ma recepisce le valutazioni delle assistenti sociali e degli operatori, rendendo gli allontanamenti meccanismi semplicissimi da mettere in atto e difficilissimi da smontare».
Eppure i tribunali sono chiamati a disporre verifiche tecniche…
«Purtroppo, però, molto spesso il rapporto tra consulenti tecnici e giudici non è del tutto trasparente».
In che senso?
«Nonostante il lungo elenco di tecnici a disposizione per gli accertamenti vengono designati più o meno sempre gli stessi consulenti, in molti casi persone che hanno costanti contatti con i giudici che li hanno nominati. Un fenomeno ben noto negli ambienti».
Lei ha più volte denunciato il business economico favorito da questo sistema.
«Da parte di molti osservatori si segnalava il fenomeno, ben prima delle inchieste che lo hanno portato alla luce. I bambini vengono allontanati dalle famiglie, collocati in contesti extra familiari di matrice sia religiosa che laica, le quali percepiscono contributi che variano da ottanta a più di duecento euro al giorno senza, di fatto, limiti temporali».
Avete denunciato questa realtà. Con quali risultati?
«Purtroppo come sta accadendo anche ora, il sistema fa resistenza e si arrocca e resta impermeabile a ogni critica, anche costruttiva».
Alessia Pedrielli
Uso la tecnica Emdr, so che funziona E se è applicata male fa gravi danni
Sui giornali nell'inchiesta «Angeli e demoni» sulla criminale follia di bambini strappati alle loro famiglie e dati in affidamento o adozione a persone certamente non idonee, per usare un termine eufemistico, si è parlato a torto di elettroshock. A Bibbiano, invece, dichiarano di aver usato invece la tecnica Emdr con l'ausilio di una stimolazione elettronica ottenuta tramite gli apparecchi Emdr prodotti dalla NeuroTek Corporation.
In che cosa consiste
La tecnica Emdr (dall'inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è una tecnica psicofisica per la desensibilizzazione dei postumi dei traumi o di esperienze stressanti, basata su una stimolazione bilaterale degli emisferi ottenuta preferenzialmente mediante il movimento orizzontale degli occhi, da cui il nome.
Molto raramente è usata l'apparecchiatura NeuroTek, in Italia quasi sconosciuta. L'Emdr nasce sfruttando il movimento orizzontale degli occhi simile a quello del sonno Rem, dall'inglese Rapid Eye Movement.
Testimonio, perché la uso, che, se usata correttamente, l'Emdr può avere risultati spettacolari e velocissimi nella risoluzione del disturbo post traumatico da stress, ne ho parlato anche nella trasmissione Diritto e Rovescio su Rete 4, di qualche settimana fa. Durante l'Emdr addirittura si hanno modificazioni dell'elettroencefalogramma, è una cura vera che funziona veramente, come è una cura vera somministrare la digitale ed eseguire un intervento chirurgico, e come ogni cura vera, digitale e intervento chirurgico, se usata male può fare danni.
Deve essere usata in maniera rigorosa. Ha risultati spettacolari e veloci proprio perché causa una modificazione del cervello, l'aumento di sinapsi in alcune zone. Durante la stimolazione bilaterale il terapeuta deve restare rigorosamente in silenzio. È una fase di stimolazione cerebrale.
Meglio il silenzio
Se durante questa fase il terapeuta parla, suggerisce, inventa, può essere semplicemente fastidioso ma potrebbe creare e istillare false memorie. Una terapia e un interrogatorio devono essere fatti sempre con domande neutre e aperte (Cosa è successo? Come ti sei sentito? ), mai con domande che possano suggerire qualcosa (Qualcuno ti ha toccato? Quella persona ti ha fatto male? ) altrimenti c'è il rischio di creare false memorie. Il cervello compiacente, e quello dei bambini un po' lo è, non osa contraddire, non osa dire: «No, non è successo».
Protocollo rigoroso
L'Emdr deve essere appresa in maniera rigorosa e applicata in maniera altrettanto rigorosa.
La dottoressa Isabel Fernandez, presidente della Società Emdr, afferma che gli psicologi della Hansel e Gretel non abbiano mai fatto nemmeno il corso base di Emdr, almeno non in Italia e che non fossero iscritti all'associazione Emdr.
Gli psicologi della Onlus Hansel e Gretel sono appunto quelli che si sono occupati dei casi di Bibbiano dopo essere stati implicati nell'atroce caso della Bassa Modenese, dove, a causa di false memorie nei bambini, famiglie sono state smembrate, distrutte, innocenti sono finiti in progione e ci sono state morti per suicidio e infarto. Dopo questo spettacolare successo, già affiorato nelle cronache, la stessa Onlus è stata arruolata a Bibbiano.
I disastri
Ci sono psicologi bravi che con varie tecniche, tra cui l'Emdr sono riusciti a rendere meno urente il dolore dell'abuso subito, ci sono assistenti sociali molto brave che ricostruiscono famiglie disastrate, o levano vittime vere da sotto carnefici veri. Bibbiano ha danneggiato anche loro. E molto.
Silvana De Mari
Lucravano pure sulle ore di terapia
Gli psicologi piemontesi del Centro studi Hansel e Gretel, finiti nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia sui bambini sottratti in modo illegittimo alle loro famiglie, erano stati ingaggiati davvero a prezzo speciale dal Comune di Bibbiano e dall'Unione dei Comuni della Val d'Enza.
Secondo quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del giudice Luca Ramponi, che alla fine di giugno ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, l'ideologo e fondatore del Centro, Claudio Foti, e la sua compagna, Nadia Bolognini, ogni seduta di analisi dei bambini garantiva agli psicologi «l'ingiusto profitto di 135 euro l'ora per minore, a fronte dei 60-70 euro medi di mercato, e questo nonostante l'Azienda sanitaria locale potesse usare gratuitamente i propri professionisti».
Ma ora emerge anche di peggio. Grazie a un'email del 17 giugno 2016, che è stata acquisita agli atti, si scopre che gli enti locali e gli psicologi avevano concordato che la cifra di 135 euro sarebbe rimasta la stessa anche se la durata dei colloqui con i bambini scendeva a 55, a 50 e perfino a 45 minuti.
Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria, però, emerge che, «su 115 sedute monitorate la cui durata avrebbe dovuto essere di almeno 45 minuti», la psicologa Bolognini «ha concluso anticipatamente la sua prestazione in 61 incontri», quindi in oltre il 53% del totale. E malgrado questa autoriduzione ha ovviamente fatturato l'intera seduta.
La polizia giudiziaria ha intercettato le sedute degli psicologi, e proprio grazie a questo strumento propone nel suo rapporto calcoli precisi al minuto. «In particolare», si legge, «moltiplicando le 61 sedute in disamina per la durata minima (cioè i 45 minuti, ndr) che la terapeuta avrebbe dovuto svolgere per maturare i 135 euro concordati, si perviene a un totale di 2.745 minuti. Dalla somma delle effettive durate delle prestazioni svolte è emerso che la Bolognini in realtà ha svolto soltanto 2.474 minuti, ossia un 10% in meno rispetto alla prestazione fatturata». Insomma, altro che sedute di un'ora: ogni incontro durava in media non più di 40 minuti. Il tassametro, però, continuava a girare. Conclude la polizia giudiziaria: «Emerge dunque che, a fronte degli 8.235 euro pagati dall'Unione della Val d'Enza alla terapeuta Bolognini (per le 61 sedute in questione, ndr), la stessa ne aveva maturati in realtà il 10% in meno, per un totale di 823 euro, con pari danno per la pubblica amministrazione». Il rapporto aggiunge una valutazione sconfortante: «In nessun caso si rileva una durata delle prestazioni superiore ai 60 minuti concordati al fine di maturare i 135 euro».
Per l'apparente furto di minuti, forse, c'è una spiegazione di scuola psicoanalitica. Forse gli psicologi del Centro «Hansel e Gretel» aderiscono alle teorie del francese Jacques Lacan, noto per aver inventato «la seduta senza orario» contrapponendosi alla più rigida tempistica osservata dal padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. I critici di Lacan sostengono che il terapeuta a volte entrasse nello studio, gettasse solo un'occhiata il paziente che lo aspettava sul lettino, e dopo un secondo uscisse proclamando: «La seduta è conclusa». Per questo, i censori più radicali bollano Lacan come imbroglione. Probabilmente esagerano. Ma se un processo dimostrerà che i risultati per i bambini di Bibbiano sono stati davvero quelli descritti dalla Procura di Reggio, forse sarebbe stato meglio se gli psicologi di «Hansel e Gretel» avessero fatto altrettanto.
Maurizio Tortorella
Continua a leggereRiduci
Ogni giorno si confermano i legami fra i dem e i protagonisti di «Angeli e demoni». Nicola Zingaretti tace, tuttavia i tentativi di smorzare la vicenda sono smentiti dai fatti.Lo psichiatra Camillo Valgimigli, giudice e consulente attacca: «I giudici hanno rapporti poco trasparenti con gli operatori».Gli operatori del centro Hansel e Gretel utilizzavano l'apparecchiatura NeuroTek, ma non risulta che abbiano mai frequentato, almeno in Italia, i corsi di formazione necessari. Così nascono i problemi.Gli psicologi prendevano 135 euro ogni 60 minuti di seduta con i piccoli, mentre il prezzo medio di mercato è di 60-70 euro. E il 53% delle volte lavoravano meno del previsto.Lo speciale contiene quattro articoliIl segretario del Pd, Nicola Zingaretti, promette che «non darà tregua» a Matteo Salvini sul caso Russia. Alle vicende della Val d'Enza riguardanti affidi illeciti e abusi su minori, invece, una tregua è stata data eccome: da quando la vicenda è esplosa il Partito democratico ha fatto di tutto per far calare sull'intera storia una pesante coltre di silenzio. Zingaretti in persona ha annunciato che avrebbe fatto ricorso agli avvocati per rivalersi contro chiunque osi associare i dem ai fatti di Bibbiano. Si è persino vantato di aver ricevuto in pochi giorni centinaia di segnalazioni da parte dei suoi militanti. Pure la giunta comunale di Bibbiano ha fatto sapere di essersi dotata di assistenza legale al fine di tutelare «il buon nome» del Comune. A questo riguardo, giusto ieri il parlamentare leghista Gianluca Vinci ha presentato un esposto alla Corte dei conti, onde verificare «che il denaro dei cittadini bibbianesi sia utilizzato per finalità realmente dirette alla loro difesa e non alla difesa del buon nome degli indagati o degli appartenenti ad un partito». Andrea Carletti, ex sindaco pd del paesone in provincia di Reggio Emilia, ha mollato la poltrona solo perché glielo ha imposto il prefetto, poi si è «autosospeso» dal partito, anche se nessuno glielo ha chiesto pubblicamente. Anzi, tutti i suoi compagni di schieramento hanno continuato e continuano a difenderlo: sia quelli nazionali che quelli locali, compresi gli amici dell'Anpi e di altre associazioni. Tutto questo nonostante l'ex primo cittadino sia indicato dal gip di Reggio Emilia come l'uomo che ha fornito ampia copertura politica agli operatori dei servizi sociali e agli psicologici che gestivano tutto il sistema emiliano. Un sistema che ora la Regione Emilia Romagna, guidata da Stefano Bonaccini (ovviamente del Pd) promette di indagare a fondo tramite una apposita commissione di inchiesta. Che però, a quanto risulta, è quasi interamente composta da esperti che lavorano e hanno lavorato per amministrazioni rosse. Diciamo che è piuttosto chiara l'intenzione dei cari progressisti: nascondere il caso Val d'Enza sotto al tappeto. Il fatto, però, è che i dem non possono in alcun modo negare i collegamenti con il giro bibbianese. E visto che amano fare la morale agli altri, sarebbe il caso che dessero una bella pulita anche dentro casa propria, magari chiedendo conto ai propri esponenti dei rapporti con i vari psicologi e assistenti sociali. Roberta Mori, consigliere regionale e presidente della Commissione parità, si comportava quasi come una amica di Federica Anghinolfi e delle sue sodali. Le metteva i cuoricini sotto i commenti sui social network, insieme hanno partecipato a chissà quanti convegni, alcuni dei quali patrocinati dalla Regione. Rapporti stretti anche con Fadia Bassmaji, ex della Anghinolfi, indagata pure, regista e organizzatrice di eventi. Pure lei ha più volte condiviso il palco con la Mori. Ma in questa storia entrano anche altri esponenti Pd. Ad esempio la senatrice Vanna Iori, anche lei molto impegnata a promuovere le virtù dei servizi alla persona del Reggiano. Ci sono dentro i singoli politici, ma pure le istituzioni: i Comuni e le giunte progressiste, la Regione. Ovvio: fare finta di niente si può (e infatti stanno agendo proprio così), ma è vergognoso. Qualcuno, sui giornali amici, prova ad avanzare l'idea che tutta la faccenda sia frutto di una sorta di eterogenesi dei fini. Provano cioè a far passare la bufala secondo cui tutte le persone coinvolte, anche quando hanno sbagliato, erano in buona fede. Lo ha fatto, sull'Espresso, Luigi Cancrini (della cui vicinanza a Claudio Foti di «Hansel e Gretel» abbiamo scritto). Lo ha fatto ieri, tramite lettera ad Avvenire, anche Fabio Folgheraiter. «Un conto è dire che in quei Servizi siano state commesse gravi e intollerabili leggerezze», ha scritto. «Altro dire che ivi operasse una malvagia cricca di psicologi e assistenti sociali intenta a progettare scientemente il crimine. [...] Più logico pensare che qualcuno - in buona fede - stia esagerando». Come fa Folgheraiter a essere così certo delle buone intenzioni dei protagonisti di questa sordida vicenda? Chissà. Noi, al massimo, possiamo notare alcune cosette. Questo signore è il co-fondatore delle Edizioni Centro studi Erickson. Dal 2012 al 2014, Claudio Foti ha lavorato come «relatore e formatore sul tema dell'ascolto dell'abuso sessuale sui minori» proprio per il Centro studi Erickson. Sarà una coincidenza? Sul sito delle edizioni in questioni si trova persino una bella biografia del nostro Foti. Il quale, per altro, ha partecipato pure ad alcuni convegni proprio assieme a Folgheraiter. Quando sentiamo parlare di «buone intenzioni», quando leggiamo articoli che puntano a smorzare e a difendere, ci sorgono un po' di sospetti. Saranno stati pure bene intenzionati, ma i soldi - come racconta qui a fianco Maurizio Tortorella - giravano eccome. E, in ogni caso, commettere bestialità in nome dell'ideologia (o della politica) non è certo onorevole. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-continua-a-insabbiare-ma-non-regge-piu-nemmeno-la-scusa-della-buona-fede-2639209995.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-assistenti-sociali-hanno-troppo-potere" data-post-id="2639209995" data-published-at="1770297060" data-use-pagination="False"> «Gli assistenti sociali hanno troppo potere» «Come può chi è parte in causa giudicare il proprio operato? La commissione tecnica messa in piedi dalla Regione, per i criteri con cui è stata istituita, sembra un collegio difensivo». Camillo Valgimigli, psichiatra e psicoterapeuta, già dirigente del servizio di Salute mentale dell'Ausl di Modena, professore a contratto presso la scuola di specialità in Neuropsichiatria dell'Università dì Modena e Reggio, giudice onorario presso la Corte d'appello di Bologna, sezione minorenni, e consulente tecnico in numerosi processi riguardanti la sottrazione dei minori alle loro famiglie, si occupa da anni dei minori allontanati dalle famiglie in Emilia Romagna. Ha collaborato con l'autore dell'inchiesta Veleno denunciando pubblicamente le storture di un sistema che ha prestato il fianco all'orrore della Val D'Enza. Dopo anni di silenzio, davanti all'evidenza portata alla luce dall'inchiesta Angeli e Demoni, con l'intenzione dichiarata di affrontare finalmente i punti deboli del sistema degli affidi, la Regione Emilia Romagna ha istituito una commissione di inchiesta sulla vicenda dei bambini rubati. È formata da otto esperti tutti attivi nell'ambito socio sanitario territoriale Servirà a fare chiarezza? «La Regione è referente, ultimo e politico, per i servizi socio sanitari. E dunque in questo caso è nello stesso tempo parte responsabile e parte lesa. I suoi servizi sociali e di salute mentale, presentati sempre come eccellenze a livello nazionale stanno subendo una grave caduta di immagine. L'istituzione della commissione appare più che altro come un espediente, con esperti incaricati di ridimensionare la gravità del caso, utilizzando cognizioni scientifiche, certamente corrette ma parziali per un contesto così drammatico». Quali caratteristiche avrebbe dovuto avere per dare effettive garanzie? «Prima di tutto là neutralità e l'indipendenza di giudizio che in questo caso mancano. Non può essere la Regione a controllare sé stessa». Cosa intende? «Non sono le discipline o le competenze dei professionisti incaricati in discussione, ma la prassi. Di fatto la Regione istituisce un organismo che deve giudicare in merito a fatti che coinvolgono operatori del sistema pubblico, che hanno messo in atto comportamenti gravissimi e lesivi dell'intero sistema assistenziale. E chi viene chiamato a far parte degli esperti? Tra gli altri due responsabili di servizi socio sanitari regionali…». Un controsenso «Sì, come spesso capita, il controllato è il controllore». Dopo le drammatiche vicende di Veleno, l'inchiesta Angeli e Demoni. Cosa accumuna le due realtà? «La ricerca ossessiva dei casi di abuso da parte di operatori che vantano la medesima formazione». Si spieghi meglio. «Per le vicende di Veleno sullo sfondo c'erano le attività di Cismai e il centro Hansel e Gretel sembra il collettore per la Val D'Enza. Con taluni psicologi e operatori operanti in entrambe le situazioni». E anche il tribunale è sempre lo stesso… «Il Tribunale per i Minorenni di Bologna, dove, come accade più o meno ovunque, il giudice si adegua acriticamente alle valutazioni degli operatori sociali che raccolgono le segnalazioni e rinuncia alla sua funzione che consiste nel rendere giustizia». In che senso il giudice rinuncia alla sua funzione? «Il giudice minorile non è un vero giudice: non è terzo imparziale. È in simbiosi con il servizio che segnala e prende in carico il bambino e si ritiene il garante dell'interesse del minore, così come individuato e indicato dal servizio». Significa che alle ipotesi delle assistenti sociali in base alle quali viene disposto l'allontanamento del minore non esiste un contraltare? «Di fatto è così: il giudice minorile non fa attività istruttoria ma recepisce le valutazioni delle assistenti sociali e degli operatori, rendendo gli allontanamenti meccanismi semplicissimi da mettere in atto e difficilissimi da smontare». Eppure i tribunali sono chiamati a disporre verifiche tecniche… «Purtroppo, però, molto spesso il rapporto tra consulenti tecnici e giudici non è del tutto trasparente». In che senso? «Nonostante il lungo elenco di tecnici a disposizione per gli accertamenti vengono designati più o meno sempre gli stessi consulenti, in molti casi persone che hanno costanti contatti con i giudici che li hanno nominati. Un fenomeno ben noto negli ambienti». Lei ha più volte denunciato il business economico favorito da questo sistema. «Da parte di molti osservatori si segnalava il fenomeno, ben prima delle inchieste che lo hanno portato alla luce. I bambini vengono allontanati dalle famiglie, collocati in contesti extra familiari di matrice sia religiosa che laica, le quali percepiscono contributi che variano da ottanta a più di duecento euro al giorno senza, di fatto, limiti temporali». Avete denunciato questa realtà. Con quali risultati? «Purtroppo come sta accadendo anche ora, il sistema fa resistenza e si arrocca e resta impermeabile a ogni critica, anche costruttiva». Alessia Pedrielli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-continua-a-insabbiare-ma-non-regge-piu-nemmeno-la-scusa-della-buona-fede-2639209995.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="uso-la-tecnica-emdr-so-che-funziona-e-se-e-applicata-male-fa-gravi-danni" data-post-id="2639209995" data-published-at="1770297060" data-use-pagination="False"> Uso la tecnica Emdr, so che funziona E se è applicata male fa gravi danni Sui giornali nell'inchiesta «Angeli e demoni» sulla criminale follia di bambini strappati alle loro famiglie e dati in affidamento o adozione a persone certamente non idonee, per usare un termine eufemistico, si è parlato a torto di elettroshock. A Bibbiano, invece, dichiarano di aver usato invece la tecnica Emdr con l'ausilio di una stimolazione elettronica ottenuta tramite gli apparecchi Emdr prodotti dalla NeuroTek Corporation. In che cosa consiste La tecnica Emdr (dall'inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, cioè Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) è una tecnica psicofisica per la desensibilizzazione dei postumi dei traumi o di esperienze stressanti, basata su una stimolazione bilaterale degli emisferi ottenuta preferenzialmente mediante il movimento orizzontale degli occhi, da cui il nome. Molto raramente è usata l'apparecchiatura NeuroTek, in Italia quasi sconosciuta. L'Emdr nasce sfruttando il movimento orizzontale degli occhi simile a quello del sonno Rem, dall'inglese Rapid Eye Movement. Testimonio, perché la uso, che, se usata correttamente, l'Emdr può avere risultati spettacolari e velocissimi nella risoluzione del disturbo post traumatico da stress, ne ho parlato anche nella trasmissione Diritto e Rovescio su Rete 4, di qualche settimana fa. Durante l'Emdr addirittura si hanno modificazioni dell'elettroencefalogramma, è una cura vera che funziona veramente, come è una cura vera somministrare la digitale ed eseguire un intervento chirurgico, e come ogni cura vera, digitale e intervento chirurgico, se usata male può fare danni. Deve essere usata in maniera rigorosa. Ha risultati spettacolari e veloci proprio perché causa una modificazione del cervello, l'aumento di sinapsi in alcune zone. Durante la stimolazione bilaterale il terapeuta deve restare rigorosamente in silenzio. È una fase di stimolazione cerebrale. Meglio il silenzio Se durante questa fase il terapeuta parla, suggerisce, inventa, può essere semplicemente fastidioso ma potrebbe creare e istillare false memorie. Una terapia e un interrogatorio devono essere fatti sempre con domande neutre e aperte (Cosa è successo? Come ti sei sentito? ), mai con domande che possano suggerire qualcosa (Qualcuno ti ha toccato? Quella persona ti ha fatto male? ) altrimenti c'è il rischio di creare false memorie. Il cervello compiacente, e quello dei bambini un po' lo è, non osa contraddire, non osa dire: «No, non è successo». Protocollo rigoroso L'Emdr deve essere appresa in maniera rigorosa e applicata in maniera altrettanto rigorosa. La dottoressa Isabel Fernandez, presidente della Società Emdr, afferma che gli psicologi della Hansel e Gretel non abbiano mai fatto nemmeno il corso base di Emdr, almeno non in Italia e che non fossero iscritti all'associazione Emdr. Gli psicologi della Onlus Hansel e Gretel sono appunto quelli che si sono occupati dei casi di Bibbiano dopo essere stati implicati nell'atroce caso della Bassa Modenese, dove, a causa di false memorie nei bambini, famiglie sono state smembrate, distrutte, innocenti sono finiti in progione e ci sono state morti per suicidio e infarto. Dopo questo spettacolare successo, già affiorato nelle cronache, la stessa Onlus è stata arruolata a Bibbiano. I disastri Ci sono psicologi bravi che con varie tecniche, tra cui l'Emdr sono riusciti a rendere meno urente il dolore dell'abuso subito, ci sono assistenti sociali molto brave che ricostruiscono famiglie disastrate, o levano vittime vere da sotto carnefici veri. Bibbiano ha danneggiato anche loro. E molto. Silvana De Mari <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-continua-a-insabbiare-ma-non-regge-piu-nemmeno-la-scusa-della-buona-fede-2639209995.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="lucravano-pure-sulle-ore-di-terapia" data-post-id="2639209995" data-published-at="1770297060" data-use-pagination="False"> Lucravano pure sulle ore di terapia Gli psicologi piemontesi del Centro studi Hansel e Gretel, finiti nell'inchiesta «Angeli e demoni» della Procura di Reggio Emilia sui bambini sottratti in modo illegittimo alle loro famiglie, erano stati ingaggiati davvero a prezzo speciale dal Comune di Bibbiano e dall'Unione dei Comuni della Val d'Enza. Secondo quanto si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del giudice Luca Ramponi, che alla fine di giugno ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, l'ideologo e fondatore del Centro, Claudio Foti, e la sua compagna, Nadia Bolognini, ogni seduta di analisi dei bambini garantiva agli psicologi «l'ingiusto profitto di 135 euro l'ora per minore, a fronte dei 60-70 euro medi di mercato, e questo nonostante l'Azienda sanitaria locale potesse usare gratuitamente i propri professionisti». Ma ora emerge anche di peggio. Grazie a un'email del 17 giugno 2016, che è stata acquisita agli atti, si scopre che gli enti locali e gli psicologi avevano concordato che la cifra di 135 euro sarebbe rimasta la stessa anche se la durata dei colloqui con i bambini scendeva a 55, a 50 e perfino a 45 minuti. Dagli accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria, però, emerge che, «su 115 sedute monitorate la cui durata avrebbe dovuto essere di almeno 45 minuti», la psicologa Bolognini «ha concluso anticipatamente la sua prestazione in 61 incontri», quindi in oltre il 53% del totale. E malgrado questa autoriduzione ha ovviamente fatturato l'intera seduta. La polizia giudiziaria ha intercettato le sedute degli psicologi, e proprio grazie a questo strumento propone nel suo rapporto calcoli precisi al minuto. «In particolare», si legge, «moltiplicando le 61 sedute in disamina per la durata minima (cioè i 45 minuti, ndr) che la terapeuta avrebbe dovuto svolgere per maturare i 135 euro concordati, si perviene a un totale di 2.745 minuti. Dalla somma delle effettive durate delle prestazioni svolte è emerso che la Bolognini in realtà ha svolto soltanto 2.474 minuti, ossia un 10% in meno rispetto alla prestazione fatturata». Insomma, altro che sedute di un'ora: ogni incontro durava in media non più di 40 minuti. Il tassametro, però, continuava a girare. Conclude la polizia giudiziaria: «Emerge dunque che, a fronte degli 8.235 euro pagati dall'Unione della Val d'Enza alla terapeuta Bolognini (per le 61 sedute in questione, ndr), la stessa ne aveva maturati in realtà il 10% in meno, per un totale di 823 euro, con pari danno per la pubblica amministrazione». Il rapporto aggiunge una valutazione sconfortante: «In nessun caso si rileva una durata delle prestazioni superiore ai 60 minuti concordati al fine di maturare i 135 euro». Per l'apparente furto di minuti, forse, c'è una spiegazione di scuola psicoanalitica. Forse gli psicologi del Centro «Hansel e Gretel» aderiscono alle teorie del francese Jacques Lacan, noto per aver inventato «la seduta senza orario» contrapponendosi alla più rigida tempistica osservata dal padre della psicoanalisi, Sigmund Freud. I critici di Lacan sostengono che il terapeuta a volte entrasse nello studio, gettasse solo un'occhiata il paziente che lo aspettava sul lettino, e dopo un secondo uscisse proclamando: «La seduta è conclusa». Per questo, i censori più radicali bollano Lacan come imbroglione. Probabilmente esagerano. Ma se un processo dimostrerà che i risultati per i bambini di Bibbiano sono stati davvero quelli descritti dalla Procura di Reggio, forse sarebbe stato meglio se gli psicologi di «Hansel e Gretel» avessero fatto altrettanto. Maurizio Tortorella
Pina Picierno, tra gli indignati Pd per il post del partito sul referendum, nel riquadro (Ansa)
La notizia è che il Partito democratico ha pubblicato sui suoi profili social un video decisamente discutibile per sostenere la causa del No al referendum. Può darsi che l’iniziativa sia stata presa dopo che il comitato per il Sì ha diffuso un manifesto che ritraeva i picchiatori di Askatasuna corredato dallo slogan «Loro votano no», messaggio non falso ma forse un po’ brutale o comunque non proprio elegantissimo. I democratici però hanno dato il peggio di sé, toccando abissi finora mai sfiorati.
Il breve filmato diffuso dal Pd mostra immagini in bianco e nero di militanti di destra che fanno il saluto romano durante il rito del presente. Il tutto in bianco e nero perché sembri una adunata del Ventennio. Poi lo slogan: «Loro votano sì». Dove il sì, giusto per non farsi mancare niente, è scritto in caratteri degni di una locandina di un film horror di serie zeta del secolo scorso. Segue breve spiegazione: «Casapound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano Sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota No». Si potrebbe anche notare che, in realtà, a non rispettare i diritti costituzionali siano stati proprio gli esponenti della sinistra quando hanno impedito ad alcuni militanti di Casapound di parlare di remigrazione in Parlamento, ma sorvoliamo e restiamo sul video del Pd.
L’idea, piuttosto semplice, è che chiunque sia a favore della riforma della giustizia sia un pericoloso fascista (anche se fare il saluto romano a un defunto non è esattamente come tirare martellate a un agente). E se ci pensate è un meraviglioso disvelamento della mentalità sinistrorsa: sei fascista non perché ti proclami tale o perché agisci come un uomo del Ventennio, ma perché non sei d’accordo con ciò che il Pd ha decretato essere buono e giusto. Sei fascista perché non sei d’accordo con loro. E dato che, in questo racconto, il fascismo è ovviamente il male assoluto, allora chi non è fedele alla linea è il male assoluto. Si può anche ritenere che fosse sgradevole il manifesto del comitato per il Sì con i violenti di Torino, ma la differenza con il video del Pd è fondamentale. Nel primo si suggerisce che i manifestanti maneschi di Askatasuna votino No (cosa probabilmente vera, ammesso che votino) e, di conseguenza, si invitano le persone a non unirsi a tale orrenda compagnia. Nel filmato, invece, si afferma che scegliere il Sì sia roba da fascisti, perché si offende la «Costituzione antifascista». Insomma, nel primo caso c’è un accostamento ruvido, nel secondo una scomunica feroce che trasforma l’opinione diversa in inferiorità morale.
L’aspetto grottesco è che il filmato social è riuscito a far indignare persino un po’ di gente di sinistra, a cominciare da Pina Picierno. «La linea comunicativa del Pd che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente», dice quest’ultima. «Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista. La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche. Io voterò Sì e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti. Dico a tutti: recuperiamo una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata: dobbiamo farlo per il bene del dibattito pubblico e della democrazia del nostro Paese».
Che la Picierno se la prenda, intendiamoci, fa sorridere. Dopo tutto lei è la prima ad accusare di putinismo - e, dunque, di fascismo - chiunque la pensi diversamente da lei sull’Ucraina. È la prima a creare spauracchi e a demonizzare il dissenso. Tuttavia questa volta, riguardo ai toni, ha messo il dito nella piaga.
Un pensiero analogo lo esprime Luigi Marattin, non esattamente un meloniano. A suo dire, quel filmato «accomuna chiunque voti Sì a militanti neo-fascisti neo-nazisti dell’estrema destra. Quindi pure Augusto Barbera, Enrico Morando, Claudio Petruccioli, Stefano Ceccanti e decine di dirigenti nazionali e locali dello stesso Pd». Marattin prosegue svelando un po’ di altarini. «In passato (sia lontano, come Massimo D’Alema negli anni Novanta, sia recente, come Debora Serracchiani) erano per la separazione delle carriere: quindi fascisti - forse pentiti- anche loro», afferma. E non ha affatto torto.
Drammatica conclusione: «Io non penso di avere più parole per descrivere la parabola di un partito che era nato per unire i riformismi (e che in almeno due occasioni aveva visto la prevalenza del riformismo liberale) e che ora si riduce a tacciare di fascismo chiunque non la pensi come loro; a invocare la dittatura ogni volta che si ragiona di introdurre modifiche a qualsiasi virgola della Costituzione; a fare clip del genere che scimmiottano nel modo peggiore il populismo del M5s e dell’estremismo che sta uccidendo la politica italiana. Questa riforma, caro Pd, è la semplice conseguenza amministrativa di quella del 1988, in cui il nostro sistema passò da inquisitorio ad accusatorio (cioè uno in cui giudice e pm devono essere figure completamente diverse). Una riforma che fece il ministro Giuliano Vassalli, socialista, medaglia d’argento al valor militare durante la Resistenza».
È tutto meraviglioso: il Pd pubblica un video di propaganda e finisce per offendere militanti e amici. Epilogo triste dei sinistrorsi: sono finiti a darsi dei fascisti fra di loro.
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(Ansa)
Partiamo dalle certezze: ok alla stretta sul possesso di armi da taglio e pure a una sorta di blocco navale. In particolare, si prevede il divieto temporaneo, di durata non superiore a 30 giorni, prorogabile fino a sei mesi, di ingresso nelle acque territoriali italiane per specifiche imbarcazioni che rappresentino una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale. Il blocco può scattare in presenza di un rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale, o di una pressione migratoria eccezionale, che possa compromettere la gestione sicura dei confini, o di emergenze sanitarie di rilevanza internazionale, oppure ancora di eventi internazionali di alto livello che richiedano l’adozione di misure straordinarie di sicurezza. I migranti eventualmente a bordo di imbarcazioni sottoposte a questa interdizione e quindi bloccate al limite delle acque territoriali potranno essere accompagnati anche in Paesi terzi, diversi da quello di appartenenza o provenienza, con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi o intese che ne prevedono l’assistenza, l’accoglienza o il trattenimento in strutture dedicate. La misura potrebbe essere applicata anche a imbarcazioni delle Ong, oltre naturalmente a quelle che fanno capo ai trafficanti di uomini.
Veniamo ai punti di discussione tra governo e Quirinale. Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A quanto apprende la Verità da fonti parlamentari, sono due i punti sui quali il Colle avrebbe manifestato perplessità: lo «scudo penale» per le forze dell’ordine e il fermo preventivo per impedire la partecipazione di personaggi potenzialmente pericolosi, in quanto già noti alle forze dell’ordine o con precedenti specifici, alle manifestazioni di piazza. Lo «scudo», ricordiamolo, eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati nei casi di «evidente» legittima difesa. Secondo il Quirinale, questo tipo di norma non può essere riservata solo alle forze dell’ordine, perché la Costituzione prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. La soluzione? Estenderlo a tutti: anche, ad esempio, a un commerciante che si vede puntata una pistola in faccia e reagisce sparando al rapinatore.
Passiamo al fermo preventivo di 12 ore per le manifestazioni di piazza. In sostanza, il governo ipotizza una norma che obblighi chiunque è sospettato di poter creare disordini in una manifestazione a restare in questura 12 ore per non poter partecipare all’evento. Il problema però non è solo il diritto alla manifestazione, garantito dalla Costituzione, ma la ratio stessa del provvedimento: come si può tenere in questura un libero cittadino, peraltro per un’intera giornata, solo per il «sospetto» che possa creare disordini? A Mantovano è stato fatto notare che occorre almeno qualche elemento fattuale, come ad esempio il possesso di un passamontagna, di una tuta da black bloc, di un bastone o un’arma, per far scattare il fermo, che dovrebbe essere comunque comunicato a un magistrato. Anche le 12 ore di fermo appaiono troppe. Alcuni osservatori continuano a fare l’esempio del Daspo con obbligo di firma, più duro del semplice Daspo, un provvedimento amministrativo emesso dal questore e poi convalidato dal gip che impedisce a chi si è reso protagonista di scontri o tafferugli di entrare allo stadio. I tifosi colpiti da Daspo con obbligo di firma però non vengono sottoposti a fermo preventivo, ma hanno l’obbligo di presentarsi in questura a firmare durante l’orario della partitaa, per essere certi che non cerchino comunque di entrare. Il problema è che lo stadio è un luogo chiuso, l’accesso prevede l’acquisto di un biglietto, mentre le manifestazioni pubbliche si svolgono in luoghi aperti. Riuscirà Mantovano a convincere Giorgia Meloni ad apportare questi correttivi, o si andrà allo scontro? Ieri sera Piantedosi è sembrato conciliante: «Abbiamo fatto un lavoro molto ragionevole ed equilibrato. Altrimenti prenderemo atto dei rilievi fatti».
In serata fonti di governo, come riferisce l’Ansa, fanno sapere che il fermo di prevenzione e il cosiddetto scudo non solo per le forze dell’ordine ma per tutti (accolto quindi il rilievo del Colle), per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati di fronte a una causa di giustificazione, come legittima difesa o adempimento di un dovere sono fra le misure destinate a entrare in un dl sulla sicurezza che dovrebbe approdare oggi in cdm assieme a un dl sullo stesso tema. Le stesse fonti sottolineano che l’interlocuzione con il Colle è stata «ottima» come sempre. Fino a tarda sera si sono svolte diverse riunioni tecniche per mettere a punto i testi in vista del cdm. Proprio a seguito di queste si è deciso di inserire gli argomenti riguardanti l’immigrazione in un terzo provvedimento, un disegno di legge dedicato tutto a questo tema. Il «blocco navale», essendo a cavallo tra ordine pubblico e migrazione, apprende La Verità, potrebbe sia restare nel pacchetto Sicurezza che essere spostato nell’apposito ddl.
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La polizia è già al lavoro per la sicurezza informatica dei Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. Già da 10 giorni gli specialisti della polizia postale sono attivi sui principali siti legati all’evento, garantendo sicurezza e controllo, come spiega il direttore Ivano Gabrielli.
Il loro intervento – viene sottolineato – si inserisce in un percorso consolidato volto a proteggere le infrastrutture critiche e monitorare la rete, sia per motivi di ordine pubblico sia per prevenire eventuali minacce di matrice terroristica. Il Technology Operations Centre (Toc), attivo ogni giorno 24 ore su 24, è il cuore delle operazioni. Qui lavorano esperti pronti a individuare anomalie e intervenire subito in caso di incidenti informatici. Il dispositivo operativo coinvolge anche i Centri Operativi per la Sicurezza Cibernetica (Cosc) e le strutture di pronto intervento, con il contributo diretto degli specialisti presenti nelle Sale Operative Interforze (Soi).
Per garantire la sicurezza degli ospiti, dalle 13 alle 24 saranno chiusi al traffico il piazzale del Cimitero monumentale, piazzale Baiamonti, via Procaccini, via Luigi Nono e via Messina. Chiuse anche le fermate Monumentale e Cenisio della Linea 5 del Metrò. Sospesi anche i mezzi Atm, car sharing e taxi. Chiusure anche lungo il percorso della fiamma olimpica, fino all’approdo alle 19.30 in piazza Duomo.
Chiusa al traffico, a partire dalle 21 e per tutta la giornata di domani, anche un’ampia aera intorno allo stadio di San Siro. Saranno off limits piazzale dello Sport, via Achille, via degli Aldobrandini, via dei Foscari, via dei Loredan, via dei Piccolomini, via dei Rospigliosi, via dei Sagredo, via del Centauro, via Dessiè, via Fetonte, via Harar nel tratto compreso tra via Dessiè e via Tesio, via Palatino carreggiata Ovest, via Patroclo compreso il sottopasso, via Pegaso, via San Giusto dall’incrocio delle vie Harar/Dessiè al punto di inversione di via San Giusto, via Tesio Federico. A queste vie, sempre nei pressi del Meazza, in previsione della cerimonia inaugurale che inizierà alle 20, da domani alle 10 fino alle 2 di notte, si aggiungerà la chiusura di piazza Axum, piazzale Segesta nei tratti compresi tra via degli Ottoboni/via Simone Stratico e via Gavirate/ via Fausto Coppi, via Agrigento, via Albenga, via Alcamo, via Andora, via Arenzano e vie limitrofe.
Per permettere l’arrivo delle delegazioni al Meazza è stato previsto un «corridoio» per dignitari e capi di Stato, che collegherà il centro (zona Piazza Reale/Duomo) allo stadio di San Siro, passando per Corso di Porta Vittoria, via Senato, Piazza Cavour, via Manin, Piazza della Repubblica, viale della Liberazione, viale Lancetti, il Cavalcavia Bacula e le Sopraelevate. E sempre domani, a partire dalle 14, è prevista anche la chiusura totale veicolare (fino alle 21) e pedonale (fino alle 24) dell’area intorno a piazza del Duomo.
Misure di sicurezza mai viste prima a Milano, motivate dalla presenza di personalità di altissimo livello. Tra gli ospiti attesi, quello con la delegazione più imponente quella del vicepresidente americano, J.D. Vance, e del segretario di Stato, Marco Rubio, che arriveranno stamattina a Malpensa con una flotta di 14 aerei, dai quali sbarcherà il lunghissimo convoglio, che, accompagnato dai Nocs e dalle auto della polizia, scorterà la delegazione all’Hotel Gallia. Sono ben quattro i piani dell’Hotel che saranno occupati dalla delegazione americana durante le due settimane dei giochi. Tra loro ci saranno circa 300 uomini della security. Vance e Rubio resteranno in Italia fino a lunedì prossimo.
Sicura anche la presenza del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, il cui arrivo sarà meno imponente di quello di Vance e Rubio. Merz, infatti, dovrebbe arrivare a Milano attraverso l’Autolaghi in auto blindata, scortato da una staffetta di uomini del Gis dei carabinieri.
Ancora in forse, invece, la presenza per la Francia del presidente Emmanuel Macron, che secondo le indiscrezioni vorrebbe evitare di presenziare alla cerimonia insieme a Vance. Al momento l’unica personalità francese accreditata è il ministro dello Sport, Marie Barsacq. Accreditati anche 14 presidenti della Repubblica (Germania, Albania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bosnia, Slovenia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Finlandia, Svizzera e Georgia) e otto primi ministri (Serbia Grecia, Austria, Olanda, Finlandia e delle tre repubbliche baltiche). Prevista anche la presenza del segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, del principe Alberto di Monaco, del granduca di Lussemburgo, dell’emiro Al Thani del Qatar, della regina Suthida di Thailandia, dei sovrani di Belgio, Olanda, Norvegia e Svezia.
La prova del nove per l’apparato di sicurezza sarà però la giornata di sabato, quando in città dovrebbero sbarcare 10.000 esponenti della galassia antagonista, che hanno organizzato una manifestazione contro i Giochi. A cercare di mantenere la situazione sotto controllo saranno schierati 6.000 agenti, che potranno contare su 800 telecamere di sicurezza. Ma il ricordo degli scontri di Torino è ancora fresco e molte delle sigle che prenderanno parte al corteo sono quelle che hanno messo la firma sulle violenze del 31 gennaio. La polizia in ogni caso impiegherà i Reparti prevenzione crimine (Rpc) e le Unità operative di primo intervento (Uopi), una vera e propria «task force» in grado di intervenire con rapidità nei contesti operativi più complessi.
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