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Il ministero del Lavoro il lavoro lo dà alla Cgil

Il ministero del Lavoro il lavoro lo dà alla Cgil
Nunzia Catalfo (Ansa)
  • Il dicastero, che esclude il sindacato di destra dal vertice di oggi, è feudo di dirigenti legati alla confederazione rossa: dalla segreteria tecnica al dg per l'Inclusione, amico del comunista Paolo Ferrero. E la titolare grillina medita di umiliare Luigi Di Maio, azzerando il dl Dignità.
  • Il leader leghista dopo l'attacco alla sede di Bologna: «Le altre associazioni dormono».

Lo speciale contiene due articoli.


Formalmente l'incontro di oggi al ministero del Lavoro riguarda lo smart working. Ma la discussione cadrà sul contratto nazionale dei rider. Se entro il 3 novembre non si troverà la quadra, chi consegna cibo e pacchi in bici o in scooter dovrà aderire necessariamente al contratto della logistica. Le piattaforme digitali andrebbero però in tilt perché sono tarate per conteggiare le singole consegne in base a un metodo premiale. E a un contratto di lavoro subordinato. All'incontro odierno non sono stati invitati Assodelivery né Ugl. Nonostante a oggi siano le uniche due parti ad aver firmato un documento condiviso a livello nazionale. Con grandi vantaggi rispetto ai tentativi sperimentati a livello regionale dalla Cgil. Eppure questo contratto ha fatto perdere la testa alla Cgil, che è insorta, chiedendo addirittura al ministro Nunzia Catalfo di dichiararlo illegittimo. Pure Il segretario del Pd si è intromesso sostenendo la linea del non dialogo.

Ieri La Verità ha ospitato un'intervista al professor Emmanuele Massagli, presidente di Adapt. L'esperto sostiene che l'accordo sottoscritto da Ugl e Assodelivery sia regolare. Certo perfettibile e migliorabile, ma aggiunge che «chi lo contesta spesso non l'ha nemmeno letto». Parole importanti, dette da un esperto terzo, che ora è a capo della più importante associazione italiana che si occupa di lavoro, per di più secondo la tradizione e l'insegnamento di Marco Biagi.

Non la pensano così al ministero del Lavoro, da cui nei giorni scorsi è partita una lettera fortemente critica nei confronti di questo accordo che per i collaboratori della Catalfo sarebbe sotto rappresentativo e non allineato alla legge approvata circa un anno fa. Un intervento a gamba tesa che piace molto alla Cgil, dove Maurizio Landini non accetta il soprasso di lato su un terreno che non è considerato ideologicamente accettabile: quello del superamento del lavoro subordinato a favore di quello autonomo ma con maggiori tutele. Non è quindi un caso se all'incontro di oggi Ugl non sia stata invitata e probabilmente nemmeno ai prossimi, dove invece potrebbe trovare spazio Rider Union Bologna, che invece si è permessa di imbrattare la sede locale del sindacato di centrodestra.

Perché questa vicinanza di intenti tra il ministero e la Cgil? Alcuni ci vedono sudditanza, in realtà siamo più di fronte a una sorta di osmosi. Con l'arrivo della Catalfo, subentrata a Luigi Di Maio (politicamente più laico), il numero di dirigenti e funzionari d'area cigiellina è aumentato in modo esponenziale rispetto a quanto accadeva in passato. Quando gli equilibri non erano certo paritari ma almeno in qualche modo bilanciati da scuole di pensiero diverse. Basti pensare al responsabile della segreteria tecnica, Michele Forlivesi, allievo della professoressa Patrizia Tullini, nominata dall'esecutivo gialloblù nel cda Inps e spesso relatrice a eventi della Cgil su argomenti non certo neutri, come il salario minimo. Forlivesi è stato più volte invitato dai rider di Union Bologna, che visto l'atteggiamento vandalico somigliano più a un centro sociale. Meno allineato alle tesi della Cgil c'è Raffaele Michele Tangorra, segretario generale, ma pur sempre d'area sinistra, che ha visto di buon occhio l'incarico di Agnese De Luca in qualità di dg degli ammortizzatori sociali, anch'essa considerata simpatizzante del sindacato oggi guidato da Landini. A riaffacciarsi negli ultimi mesi al ministero proveniente dall'Inps c'è Angelo Marano, direttore generale dell'Inclusione, ai tempi legatissimo al ministro Paolo Ferrero, poi diventato segretario di Rifondazione comunista. A lui è affidata la gestione del reddito di cittadinanza. Non scherzano in tema di cultura d'appartenenza neppure Giuseppe Bronzini, responsabile del legislativo del ministero e Valeria Capone, nel Gabinetto del ministro.

Anche sul fronte consulenti la Catalfo non delude la componente più a sinistra del suo partito. Luisa Monterossi è esperto giuridico giuslavoristico. È stata voluta da Tiziano Treu a collaborare con il Cnel e più volte è comparsa tra gli autori di Ediesse, casa editrice cigiellina. Paolo Bozza è esperto di diritto del lavoro. Anch'egli del bacino di Treu, ha fatto spesso sentire la sua voce a eventi organizzati dalla Cgil. È comunque la direzione ammortizzatori sociali quella spostata più a sinistra. Marco Barbieri, già avvocato della Cgil e assessore della Giunta di Nichi Vendola, è stato scelto per la specifica commissione. Assieme a lui anche Mariella Magnani, proveniente dall'università di Pavia e molto legata a Treu. Così come Simonetta Renga, professoressa di Ferrara considerata vicina al Pd. Infine, nella Commissione Colao, i cui lavori sono finiti nel cassetto di Giuseppe Conte, la Catalfo ha chiamato Franco Focareta: docente bolognese, si è spesso occupato dei temi legali della Cgil.

Il momento per i 5 stelle delicato. Gli esiti del voto sul territorio sono stati devastanti per la stabilità del Movimento che rischia sempre più la spaccatura. Il forte spostamento a sinistra del ministero del Lavoro imposto dalla Catalfo non aiuterà certo a stabilizzare i grillini. La componente più lontana e a tratti avversaria del Pd si sentirà più estranea e poco rappresentata dal governo. Il riferimento è agli appuntamenti dei prossimi mesi, quando, in occasione della legge Finanziaria, si dovrà discutere di ricollocare i fondi della Cig e degli altri ammortizzatori sociali. Senza contare che il decreto Dignità, bandiera di Di Maio, è di fatto azzerato da marzo e a dicembre dovrà essere tolto dal frigorifero oppure ucciso definitivamente. Se al ministero del Lavoro optassero per la seconda scelta, sarebbe una sberla dritta in faccia all'ex leader grillino.


Scintille sul contratto dei rider. E anche Salvini si schiera con l'Ugl

Altra autobomba a Mosca: fatto fuori il generale braccio destro di Putin
Ansa
  • Fanil Sarvarov era tra i vertici della Difesa. Sospetti sui servizi di Kiev. Prima di lui diverse vittime sono morte in attacchi simili, da capi militari alla figlia dell’ideologo Dugin.
  • Zelensky ottimista sul piano di pace: «Pronto anche se imperfetto». Il Cremlino ribadisce l’impegno a non attaccare Ue e Nato. Ma parla di progressi lenti nei negoziati.

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Meloni: «Per la pace serve la forza»
Giorgia Meloni (Ansa)
Freddezza a Palazzo Chigi sulle mosse di Parigi. Tajani: «Per noi aiutare Kiev e fare la guerra sono sempre state cose diverse». Il premier: «Difendersi non è bellicismo».

Le fughe in avanti di Emmanuel Macron non meravigliano più nessuno: da Palazzo Chigi non filtra alcuna reazione rispetto all’iniziativa del presidente francese, che, in solitaria, ha aperto al dialogo con il presidente russo, Vladimir Putin, disponibilità ricambiata dal Cremlino.

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Se Macron parla con Putin è un genio. Per chi tratta da sempre, solo insulti
Emmanuel Macron (Ansa)
Dopo mesi di sfottò e accuse a Trump e Orbán, il presidente francese rompe l’asse dei volenterosi e capisce alla buon’ora che con lo zar bisogna dialogare. Stavolta però Berlino e Bruxelles non lanciano scomuniche.

Contrordine! Adesso dialogare con Vladimir Putin non è più un sacrilegio. L’apertura di Emmanuel Macron ad avere contatti diretti con lo zar non ha infatti innescato il putiferio politico-mediatico puntualmente esploso ogni volta che un leader internazionale ha auspicato o avviato un tentativo diplomatico col Cremlino.

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Clandestino deruba una settantatreenne per il crack
Polizia (iStock)
La donna, malata di cancro, stava prelevando a un bancomat a Bologna, quando è stata aggredita da un marocchino: le ha afferrato i polsi e portato via i contanti. L’uomo è stato poi arrestato mentre stava acquistando una dose di droga.

Ha afferrato un’anziana donna ai polsi e poi le ha rubato i soldi che la vittima aveva appena prelevato allo sportello del bancomat. La squadra mobile della questura di Bologna ha arrestato un ventisettenne marocchino che, lo scorso 19 novembre, ha rapinato una malata oncologica di 73 anni. L’aggressione è avvenuta in via Cairoli, a Bologna, e, dopo alcune settimane di indagini, le forze dell’ordine sono riuscite a individuare il presunto responsabile e identificarlo. Nei confronti del giovane marocchino, che è risultato irregolare in Italia, è stata disposta la misura cautelare della custodia in carcere. Le indagini hanno consentito di ricostruire quanto accaduto ai danni di una donna «anziana e malata oncologica».

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