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2025-12-29
Il governo trova l’accordo su Kiev: aiuti per difesa, sanità ed energia
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (Ansa)
Da quel che si è appreso Trump avrebbe le carte per chiudere l’accordo di pace o quanto meno una tregua solida, visto che il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, pur accusando il leader europei, ha dichiarato «la Russia è pronta a proseguire la cooperazione con gli Usa per un’intesa su Kiev». Sia la Casa Bianca che il Cremlino, inoltre, ieri hanno parlato di una telefonata «molto buona e produttiva» tra Trump e Putin. Il tycoon si è mostrato ottimista: «Penso che Zelensky e il presidente russo siano pronti a un accordo». È in questo clima che si è lavorato per mettere a punto a Roma il decreto di proroga degli aiuti militari all’Ucraina. Dopo la tessitura, nella notte tra sabato e domenica, che è stata fatta per la Lega da Claudio Borghi con i due sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, si è arrivati a una nuova formulazione del provvedimento che si discosta delle norme prorogate di volta in volta dal 2022. Stavolta la Lega, che con Matteo Salvini ha posto rigidi paletti sull’invio di armi, ha ottenuto che il testo sia più articolato. Dal Consiglio dei ministri di oggi dovrebbe uscire un provvedimento che segna una discontinuità: pone l’accento sugli aiuti civili a Kiev come prioritari. Saranno tre i capitoli del decreto: aiuti militari come ha chiesto Crosetto, sostegno con strutture sanitarie e supporto alla popolazione e alle infrastrutture civili con particolare attenzione alla fornitura di energia elettrica, maggiore protezione per i giornalisti e per il personale civile impegnato in Ucraina.
Su questa forma di assicurazione stanno lavorando gli uffici giuridici di palazzo Chigi, il che potrebbe far tardare il provvedimento di un giorno. La Lega, che voleva una proroga di soli tre mesi degli aiuti militari, dopo un colloquio molto riservato tra Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni ha dato il via libera alla durata del provvedimento per un anno. I due - stando ad alcune indiscrezioni - hanno limato personalmente il testo del decreto, almeno nel preambolo politico. Matteo Salvini è particolarmente attento ai colloqui che sono cominciati ieri sera tra Donald Trump e Volodymir Zelensky a Mar a Lago. La previsione di spesa per quanto riguardagli aiuti militari dovrebbe essere in linea con i precedenti quattro decreti (in totale l’Italia ha offerto armi a Kiev per 1,7 miliardi) mentre non si sa a quanto ammonta il conto degli aiuti civili. Sul fronte militare l’Italia può fornire mezzi blindati come i Lince, sistemi di difesa aerea Samp-T, armati con missili Aster, mortai anti-carro e mitragliatrici, ma l’elenco delle forniture è coperto da segreto. Sull’intesa raggiunta nel governo il ministro degli esteri, Antonio Tajani, ha osservato: «Credo che non serva inviare più nessun armamento se si arriva alla pace. La Lega nei voti non si è mai tirata indietro. Continueremo ad aiutare l’Ucraina da tutti i punti di vista. Continuiamo a lavorare per una pace giusta e duratura garantita da accordi di sicurezza a tutela di Ucraina ed Europa». Claudio Borghi ha solo notato: «Vedrete il contenuto del decreto: come dice il Vangelo: dai frutti li riconoscerete».
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Oggi il ddl in Cdm. Trump vede Zelensky: «Credo che lui e Putin siano pronti all’intesa». Il giornalista leva l’elmetto e tifa per la pace. Possibile, per lui, solo con donne ai vertici. Tipo Ursula e la Kallas?Ancora una volta i gufi resteranno delusi. Nella notte si è trovato l’accordo a tre fra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è stato esplicito: «C’è accordo sul decreto Ucraina nel governo e nella maggioranza». Oggi pomeriggio dunque il Consiglio dei ministri varerà il provvedimento che si discosta però dalla semplice proroga fino a tutto il 2026 del decreto che consente l’invio di aiuti all’Ucraina. Con un orecchio teso però verso la Florida, dove ieri sera sono iniziati i colloqui tra Volodymir Zelensky e Donald Trump. Prima di arrivare a Mar a Lago il presidente ucraino ha fatto tappa in Canada dove ha incontrato i premier Mark Carney e ha fatto un’ultima videochiamata con gli alleati europei, compresa Giorgia Meloni. Un secondo round di colloqui a tre tra Zelensky, che è forte del prestito da 90 miliardi assicuratogli dall’Ue, Trump e i leader europei è previsto al termine dell’incontro trai presidenti americano e ucraino. Da quel che si è appreso Trump avrebbe le carte per chiudere l’accordo di pace o quanto meno una tregua solida, visto che il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, pur accusando il leader europei, ha dichiarato «la Russia è pronta a proseguire la cooperazione con gli Usa per un’intesa su Kiev». Sia la Casa Bianca che il Cremlino, inoltre, ieri hanno parlato di una telefonata «molto buona e produttiva» tra Trump e Putin. Il tycoon si è mostrato ottimista: «Penso che Zelensky e il presidente russo siano pronti a un accordo». È in questo clima che si è lavorato per mettere a punto a Roma il decreto di proroga degli aiuti militari all’Ucraina. Dopo la tessitura, nella notte tra sabato e domenica, che è stata fatta per la Lega da Claudio Borghi con i due sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, si è arrivati a una nuova formulazione del provvedimento che si discosta delle norme prorogate di volta in volta dal 2022. Stavolta la Lega, che con Matteo Salvini ha posto rigidi paletti sull’invio di armi, ha ottenuto che il testo sia più articolato. Dal Consiglio dei ministri di oggi dovrebbe uscire un provvedimento che segna una discontinuità: pone l’accento sugli aiuti civili a Kiev come prioritari. Saranno tre i capitoli del decreto: aiuti militari come ha chiesto Crosetto, sostegno con strutture sanitarie e supporto alla popolazione e alle infrastrutture civili con particolare attenzione alla fornitura di energia elettrica, maggiore protezione per i giornalisti e per il personale civile impegnato in Ucraina. Su questa forma di assicurazione stanno lavorando gli uffici giuridici di palazzo Chigi, il che potrebbe far tardare il provvedimento di un giorno. La Lega, che voleva una proroga di soli tre mesi degli aiuti militari, dopo un colloquio molto riservato tra Matteo Salvini e la premier Giorgia Meloni ha dato il via libera alla durata del provvedimento per un anno. I due - stando ad alcune indiscrezioni - hanno limato personalmente il testo del decreto, almeno nel preambolo politico. Matteo Salvini è particolarmente attento ai colloqui che sono cominciati ieri sera tra Donald Trump e Volodymir Zelensky a Mar a Lago. La previsione di spesa per quanto riguardagli aiuti militari dovrebbe essere in linea con i precedenti quattro decreti (in totale l’Italia ha offerto armi a Kiev per 1,7 miliardi) mentre non si sa a quanto ammonta il conto degli aiuti civili. Sul fronte militare l’Italia può fornire mezzi blindati come i Lince, sistemi di difesa aerea Samp-T, armati con missili Aster, mortai anti-carro e mitragliatrici, ma l’elenco delle forniture è coperto da segreto. Sull’intesa raggiunta nel governo il ministro degli esteri, Antonio Tajani, ha osservato: «Credo che non serva inviare più nessun armamento se si arriva alla pace. La Lega nei voti non si è mai tirata indietro. Continueremo ad aiutare l’Ucraina da tutti i punti di vista. Continuiamo a lavorare per una pace giusta e duratura garantita da accordi di sicurezza a tutela di Ucraina ed Europa». Claudio Borghi ha solo notato: «Vedrete il contenuto del decreto: come dice il Vangelo: dai frutti li riconoscerete».
Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.
Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.
Iolanda Apostolica
Scatto di carriera. Postumo, però. Perché la giudice nel 2024 si è dimessa dopo le polemiche per la disapplicazione del decreto Cutro e per un video che la immortalava alla testa di una manifestazione pro-migranti e contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Una promozione a carriera finita. Sembra un paradosso, ma è un passaggio tecnico rispetto alla progressione economica dei magistrati. Gli scatti non sono tutti uguali: c’è quello economico, che incide sullo stipendio, e quello funzionale, che apre la strada a incarichi più rilevanti. In questo caso inciderà sulla pensione dell’ex toga salva-migranti.
Non ci gira attorno la consigliera laica Claudia Eccher: «Indipendentemente dal fatto che la Apostolico abbia lasciato la magistratura, il nostro dovere è valutare nel merito il quadriennio di servizio seguendo le leggi e le circolari del Csm. La settima e ultima valutazione di professionalità non è un mero passaggio burocratico, ma determina un avanzamento sia professionale che economico, con riflessi diretti anche sul trattamento pensionistico e di fine rapporto». E arriva al punto: «Nel caso della Apostolico si riscontra una carenza sul prerequisito dell’indipendenza. Non si contesta il diritto ad avere opinioni politiche, ma la scelta di manifestarle in un contesto di contrapposizione frontale con le autorità di pubblica sicurezza e con le scelte del governo, proprio su una materia che rientra nelle sue specifiche competenze funzionali».
Il togato Tullio Morello spiega perché il Csm ha votato a favore della ex collega: «Le sue idee non hanno influenzato la decisione giurisdizionale. Se nelle motivazioni fosse emerso un pregiudizio, allora potremmo discutere della sua imparzialità». Il Consiglio però si è spaccato. Il laico Enrico Aimi è stato duro: «Doveroso esprimere una posizione critica rispetto alla proposta di riconoscere alla Apostolico il superamento della settima valutazione di professionalità. Non può essere un automatismo, ma richiede una verifica rigorosa e sostanziale del permanere dei requisiti fondamentali, ovvero indipendenza, imparzialità ed equilibrio. Nel caso di specie, tali requisiti appaiono meritevoli di un approfondimento ben più incisivo».
Dopo la partecipazione alla manifestazione filmata, «il magistrato», secondo Aimi, «avrebbe dovuto astenersi dalla trattazione di procedimenti in materia di immigrazione». «Non basta essere imparziali, bisogna anche apparirlo, perché la credibilità della giurisdizione si fonda sulla fiducia dei cittadini», ha ricordato la consigliera Isabella Bertolini, aggiungendo: «Proprio per questo ho sottolineato che questi principi impongono rigore, coerenza e senso del limite, soprattutto quando si toccano temi sensibili o esposti al confronto pubblico». Infine, un colpo al Consiglio: «La decisione del Csm rappresenta, a mio avviso, un’occasione persa. Si poteva, e si doveva, aprire una riflessione vera sul modello di magistrato che vogliamo, non solo tecnicamente preparato ma capace di incarnare fino in fondo terzietà, misura ed equilibrio. Senza questa chiarezza, il rischio è quello di indebolire la percezione stessa di imparzialità della magistratura. Oggi il Csm sul caso Apostolicoha dato l’ennesima pessima prova».
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