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2022-04-10
Il governo non toglie l’Imu ai terremotati. Ma si adira se viene chiamato tassassino
Nicola Fratoianni (Ans)
Il governo, mentre a parole continua a dire di non voler aumentare le tasse, nei fatti continua a chiedere l’Imu ai proprietari degli immobili dichiarati inagibili o occupati abusivamente. Palazzo Chigi nei giorni scorsi ha ripetuto che l’esecutivo non vuole più imposte e lo stesso premier Mario Draghi ha dichiarato più volte questo impegno in Parlamento e con i leader delle varie forze di maggioranza. Una volontà che sembra però essersi sbriciolata quando mercoledì notte in commissione Finanze alla Camera si doveva votare l’emendamento per bloccare il pagamento dell’Imu «per le case dichiarate inagibili, ovvero gli immobili destinati ad attività commerciale o artigianale e non locati, nonché per gli immobili occupati abusivamente e oggetto di intimazione o diffida al rilascio», voluto dalla Lega e appoggiato da tutto il centrodestra: la votazione infatti è stata impedita dalla sospensione della seduta. Il risultato finale è lo stallo della delega fiscale in commissione e l’imposta municipale unica ancora dovuta dai proprietari che hanno una casa inagibile o occupata illegalmente.
«Il tema dell’Imu è un tema di giustizia fiscale», dichiara Giulio Centemero, deputato della Lega. L’opposizione della sinistra, aggiunge Centemero, fa capire come sulla delega fiscale si sia talmente ideologizzati da non volere un emendamento solo perché proposto dal centrodestra. Sulla stessa linea anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che sottolinea che la cosa «grave è che nel merito c’era una tema sacrosanto. Parliamo di locali dichiarati inagibili o occupati abusivamente, che non danno reddito al proprietario» (al momento per i locali definiti inagibili l’Imu è al 50%). E dunque mentre il governo sbandiera di non voler aumentare le tasse agli italiani, la presa di posizione sull’Imu sembra dire l’opposto. È poi vero che in questa delega «non è scritto nero su bianco che si aumenteranno le tasse, ma è ovvio che se si lasciano degli spazi, senza rispettare dei vincoli, poi le imposte possono aumentare», precisa Centemero. Ci vogliono dunque dei paletti ben precisi e delineati in modo che, anche se ci fosse la volontà di alzare le tasse, non si potrebbe fare.
Sulla stessa linea anche Forza Italia: «Non possiamo rinunciare alla nostra identità sostenendo provvedimenti che negano i nostri principi. Non consentiremo a nessun governo di mettere le mani nelle tasche degli italiani, di colpire la casa che per noi è sacra, è il simbolo dell’unità e della continuità della famiglia, non consentiremo di colpire i risparmi», ha detto ieri Silvio Berlusconi durante la convention di Forza Italia, che ha sostenuto l’emendamento per togliere l’Imu sulle case occupate abusivamente, insieme con la Lega e Fratelli d’Italia. Il Cav ha aggiunto che non è accettabile mettere la fiducia sulla delega fiscale, ipotesi ventilata da Mario Draghi,
«Noi sulle dichiarazioni di voto eravamo stati chiari. È una battaglia (togliere l’Imu su determinate fattispecie) che portiamo avanti da diversi anni», spiega Lucia Albano, membro della commissione Finanze alla Camera e deputato del partito di Giorgia Meloni. «Pensiamo alle case dei terremotati o a quelle occupate abusivamente. Si deve andare ad alleviare il problema che ricade sui proprietari». In commissione Finanze, secondo la Albano, non c’è stato un comportamento lineare né democratico. «Si tratta di un tema indispensabile. La nostra posizione è molto chiara e continueremo a lavorare per raggiungere il risultato. Su questi e altri emendamenti il centrodestra si è compattato e questo è sicuramente un aspetto positivo. Vedremo cosa si deciderà».
Lunedì e martedì, il premier dovrebbe incontrare il centrodestra per cercare di trovare un compromesso per proseguire i lavori sulla delega fiscale scongiurando un possibile aumento delle tasse. Timori più che fondati visto che negli ultimi giorni è tornata alla ribalta l’idea della patrimoniale, o meglio dei «prelievi di solidarietà per tutelare chi sta peggio, chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese», come chiesto dal segretario della Cgil Maurizio Landini che vorrebbe colpire chi ha un Isee «sopra 1 milione di euro». Idea subito appoggiata da Nicola Fratoianni (Leu) che ha dato ragione al segretario della Cgil: «Di fronte a un’emergenza sociale occorre intervenire sui redditi e patrimoni dei più ricchi. Non possono essere sempre i soliti a pagare. Aumentare tassazione extraprofitti compagnie energetiche. Introdurre patrimoniale su grandi ricchezze». Non stupisce la dichiarazione di Fratoianni dato che, insieme con Matteo Orfini (Pd), nel 2020 aveva proposto l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli per sostituirle con un’aliquota progressiva minima dello 0,2% per i patrimoni compresi tra 500.000 e 1 milione di euro.
Tim riordina a metà la sicurezza. Labriola: «Scorporo rete a breve»
Tensione rientrata. Come anticipato da La Verità, Tim ha dato il via alla riorganizzazione della struttura Public affairs e sicurezza. Al vertice è stato nominato Eugenio Santagata, ora in Telsy (carica che manterrà) e precedentemente in Cy4gate, mentre la delicata figura di capo della funzione security viene posta sotto e rimane per il momento a Stefano Grassi in attesa di ulteriori decisioni. L’idea di toccare la figura aveva toccato le corde dei rapporti istituzionali con Palazzo Chigi e i vertici dell’intelligence. Qui partita rimandata. Per il resto la responsabilità della sustainability va a Gaia Spinella. Viene costituita la funzione chief It corporate & market systems office, affidata a Roberto Mazzilli, con la responsabilità di assicurare il governo tecnico-economico, il disegno delle architetture di competenza, il demand, l’ingegneria, lo sviluppo, il testing e la gestione applicativa. L’ad Pietro Labriola ha anche deciso che a seguire le attività operative It e dei sistemi wholesale sarà Angelo Solari, così come a Bettina Harburger andrà il compito di riorganizzare le attività di pianificazione tecnologia. Un importante cambio di passo che rientra nell’idea di voler valorizzare i singoli pezzi dell’azienda. Lo ha spiegato direttamente l’ad in una intervista pubblicata ieri dal Sole 24 Ore.
«Gli azionisti, tutti gli azionisti, ci chiedono di lavorare a migliorare le performance del titolo. Noi lo stiamo facendo e ci crediamo. Questo è l’obiettivo del piano triennale, che realizzeremo cambiando sia il modello di gestione sia l’assetto societario», ha detto Labriola, aggiungendo che «la capitalizzazione attuale della società non rappresenta la somma del valore delle singole componenti». Alla domanda se lo scorporo della rete sia all’ordine del giorno, il manager ha risposto così: «Direi proprio di sì, contiamo di arrivare a una proposta entro l’estate». «Gli interventi delle autorità regolatorie del mercato negli ultimi 15 anni hanno fatto sì che Tim sia il soggetto sottoposto a più regole e questo ha riflessi importanti anche sull’attività commerciale. Ancora oggi dobbiamo garantire servizi all’ingrosso agli altri operatori anche se gli stessi sono da considerarsi obsoleti», ha spiegato. «Inoltre, le nostre offerte sono soggette a una sorta di controllo preventivo che rende particolarmente rigide le promozioni commerciali. Eppure, siamo un settore in cui la concorrenza sui prezzi è diventata la variabile fondamentale. In queste condizioni molto meglio scorporare la rete e cogliere le opportunità di una eventuale convergenza tra Tim e Open fiber». Il tema della rete resta cruciale ed è ciò che il governo per tramite di Cassa depositi e prestiti sta cercando di sbrogliare. «Grazie alla separazione sarà possibile sfruttare le sinergie valorizzando entrambe le società e allo stesso tempo dare al mercato retail quella dinamicità di cui ha bisogno», ha concluso Labriola, «La realizzazione di due reti in fibra ottica, la cosiddetta Ftth, è un unicum in Europa perché in nessun Paese ci sono due reti del genere totalmente sovrapposte. Può accadere in alcune parti del territorio, dove la domanda di servizi è più diffusa, ma sono eccezioni alla regola. È evidente che unificarle significa creare le premesse per ottenere risultati migliori. D’altra parte, diversi esponenti di governo lo hanno detto chiaramente».
A breve, anche con lo sblocco dell’importante piano Italia 1 giga, che vale circa 3,7 miliardi, si capirà di più.
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No alla proposta di esonerare gli immobili inagibili e occupati. E con la scusa della guerra la sinistra chiede la patrimoniale.Tim riordina a metà la sicurezza. Pietro Labriola: «Scorporo rete a breve». Nominato il nuovo capo della struttura Public affairs, ma la funzione rimane a Stefano Grassi. Lo speciale comprende due articoli. Il governo, mentre a parole continua a dire di non voler aumentare le tasse, nei fatti continua a chiedere l’Imu ai proprietari degli immobili dichiarati inagibili o occupati abusivamente. Palazzo Chigi nei giorni scorsi ha ripetuto che l’esecutivo non vuole più imposte e lo stesso premier Mario Draghi ha dichiarato più volte questo impegno in Parlamento e con i leader delle varie forze di maggioranza. Una volontà che sembra però essersi sbriciolata quando mercoledì notte in commissione Finanze alla Camera si doveva votare l’emendamento per bloccare il pagamento dell’Imu «per le case dichiarate inagibili, ovvero gli immobili destinati ad attività commerciale o artigianale e non locati, nonché per gli immobili occupati abusivamente e oggetto di intimazione o diffida al rilascio», voluto dalla Lega e appoggiato da tutto il centrodestra: la votazione infatti è stata impedita dalla sospensione della seduta. Il risultato finale è lo stallo della delega fiscale in commissione e l’imposta municipale unica ancora dovuta dai proprietari che hanno una casa inagibile o occupata illegalmente. «Il tema dell’Imu è un tema di giustizia fiscale», dichiara Giulio Centemero, deputato della Lega. L’opposizione della sinistra, aggiunge Centemero, fa capire come sulla delega fiscale si sia talmente ideologizzati da non volere un emendamento solo perché proposto dal centrodestra. Sulla stessa linea anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che sottolinea che la cosa «grave è che nel merito c’era una tema sacrosanto. Parliamo di locali dichiarati inagibili o occupati abusivamente, che non danno reddito al proprietario» (al momento per i locali definiti inagibili l’Imu è al 50%). E dunque mentre il governo sbandiera di non voler aumentare le tasse agli italiani, la presa di posizione sull’Imu sembra dire l’opposto. È poi vero che in questa delega «non è scritto nero su bianco che si aumenteranno le tasse, ma è ovvio che se si lasciano degli spazi, senza rispettare dei vincoli, poi le imposte possono aumentare», precisa Centemero. Ci vogliono dunque dei paletti ben precisi e delineati in modo che, anche se ci fosse la volontà di alzare le tasse, non si potrebbe fare. Sulla stessa linea anche Forza Italia: «Non possiamo rinunciare alla nostra identità sostenendo provvedimenti che negano i nostri principi. Non consentiremo a nessun governo di mettere le mani nelle tasche degli italiani, di colpire la casa che per noi è sacra, è il simbolo dell’unità e della continuità della famiglia, non consentiremo di colpire i risparmi», ha detto ieri Silvio Berlusconi durante la convention di Forza Italia, che ha sostenuto l’emendamento per togliere l’Imu sulle case occupate abusivamente, insieme con la Lega e Fratelli d’Italia. Il Cav ha aggiunto che non è accettabile mettere la fiducia sulla delega fiscale, ipotesi ventilata da Mario Draghi,«Noi sulle dichiarazioni di voto eravamo stati chiari. È una battaglia (togliere l’Imu su determinate fattispecie) che portiamo avanti da diversi anni», spiega Lucia Albano, membro della commissione Finanze alla Camera e deputato del partito di Giorgia Meloni. «Pensiamo alle case dei terremotati o a quelle occupate abusivamente. Si deve andare ad alleviare il problema che ricade sui proprietari». In commissione Finanze, secondo la Albano, non c’è stato un comportamento lineare né democratico. «Si tratta di un tema indispensabile. La nostra posizione è molto chiara e continueremo a lavorare per raggiungere il risultato. Su questi e altri emendamenti il centrodestra si è compattato e questo è sicuramente un aspetto positivo. Vedremo cosa si deciderà». Lunedì e martedì, il premier dovrebbe incontrare il centrodestra per cercare di trovare un compromesso per proseguire i lavori sulla delega fiscale scongiurando un possibile aumento delle tasse. Timori più che fondati visto che negli ultimi giorni è tornata alla ribalta l’idea della patrimoniale, o meglio dei «prelievi di solidarietà per tutelare chi sta peggio, chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese», come chiesto dal segretario della Cgil Maurizio Landini che vorrebbe colpire chi ha un Isee «sopra 1 milione di euro». Idea subito appoggiata da Nicola Fratoianni (Leu) che ha dato ragione al segretario della Cgil: «Di fronte a un’emergenza sociale occorre intervenire sui redditi e patrimoni dei più ricchi. Non possono essere sempre i soliti a pagare. Aumentare tassazione extraprofitti compagnie energetiche. Introdurre patrimoniale su grandi ricchezze». Non stupisce la dichiarazione di Fratoianni dato che, insieme con Matteo Orfini (Pd), nel 2020 aveva proposto l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli per sostituirle con un’aliquota progressiva minima dello 0,2% per i patrimoni compresi tra 500.000 e 1 milione di euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-governo-non-toglie-limu-ai-terremotati-ma-si-adira-se-viene-chiamato-tassassino-2657128330.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tim-riordina-a-meta-la-sicurezza-labriola-scorporo-rete-a-breve" data-post-id="2657128330" data-published-at="1649546549" data-use-pagination="False"> Tim riordina a metà la sicurezza. Labriola: «Scorporo rete a breve» Tensione rientrata. Come anticipato da La Verità, Tim ha dato il via alla riorganizzazione della struttura Public affairs e sicurezza. Al vertice è stato nominato Eugenio Santagata, ora in Telsy (carica che manterrà) e precedentemente in Cy4gate, mentre la delicata figura di capo della funzione security viene posta sotto e rimane per il momento a Stefano Grassi in attesa di ulteriori decisioni. L’idea di toccare la figura aveva toccato le corde dei rapporti istituzionali con Palazzo Chigi e i vertici dell’intelligence. Qui partita rimandata. Per il resto la responsabilità della sustainability va a Gaia Spinella. Viene costituita la funzione chief It corporate & market systems office, affidata a Roberto Mazzilli, con la responsabilità di assicurare il governo tecnico-economico, il disegno delle architetture di competenza, il demand, l’ingegneria, lo sviluppo, il testing e la gestione applicativa. L’ad Pietro Labriola ha anche deciso che a seguire le attività operative It e dei sistemi wholesale sarà Angelo Solari, così come a Bettina Harburger andrà il compito di riorganizzare le attività di pianificazione tecnologia. Un importante cambio di passo che rientra nell’idea di voler valorizzare i singoli pezzi dell’azienda. Lo ha spiegato direttamente l’ad in una intervista pubblicata ieri dal Sole 24 Ore. «Gli azionisti, tutti gli azionisti, ci chiedono di lavorare a migliorare le performance del titolo. Noi lo stiamo facendo e ci crediamo. Questo è l’obiettivo del piano triennale, che realizzeremo cambiando sia il modello di gestione sia l’assetto societario», ha detto Labriola, aggiungendo che «la capitalizzazione attuale della società non rappresenta la somma del valore delle singole componenti». Alla domanda se lo scorporo della rete sia all’ordine del giorno, il manager ha risposto così: «Direi proprio di sì, contiamo di arrivare a una proposta entro l’estate». «Gli interventi delle autorità regolatorie del mercato negli ultimi 15 anni hanno fatto sì che Tim sia il soggetto sottoposto a più regole e questo ha riflessi importanti anche sull’attività commerciale. Ancora oggi dobbiamo garantire servizi all’ingrosso agli altri operatori anche se gli stessi sono da considerarsi obsoleti», ha spiegato. «Inoltre, le nostre offerte sono soggette a una sorta di controllo preventivo che rende particolarmente rigide le promozioni commerciali. Eppure, siamo un settore in cui la concorrenza sui prezzi è diventata la variabile fondamentale. In queste condizioni molto meglio scorporare la rete e cogliere le opportunità di una eventuale convergenza tra Tim e Open fiber». Il tema della rete resta cruciale ed è ciò che il governo per tramite di Cassa depositi e prestiti sta cercando di sbrogliare. «Grazie alla separazione sarà possibile sfruttare le sinergie valorizzando entrambe le società e allo stesso tempo dare al mercato retail quella dinamicità di cui ha bisogno», ha concluso Labriola, «La realizzazione di due reti in fibra ottica, la cosiddetta Ftth, è un unicum in Europa perché in nessun Paese ci sono due reti del genere totalmente sovrapposte. Può accadere in alcune parti del territorio, dove la domanda di servizi è più diffusa, ma sono eccezioni alla regola. È evidente che unificarle significa creare le premesse per ottenere risultati migliori. D’altra parte, diversi esponenti di governo lo hanno detto chiaramente». A breve, anche con lo sblocco dell’importante piano Italia 1 giga, che vale circa 3,7 miliardi, si capirà di più.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».