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2022-04-10
Il governo non toglie l’Imu ai terremotati. Ma si adira se viene chiamato tassassino
Nicola Fratoianni (Ans)
Il governo, mentre a parole continua a dire di non voler aumentare le tasse, nei fatti continua a chiedere l’Imu ai proprietari degli immobili dichiarati inagibili o occupati abusivamente. Palazzo Chigi nei giorni scorsi ha ripetuto che l’esecutivo non vuole più imposte e lo stesso premier Mario Draghi ha dichiarato più volte questo impegno in Parlamento e con i leader delle varie forze di maggioranza. Una volontà che sembra però essersi sbriciolata quando mercoledì notte in commissione Finanze alla Camera si doveva votare l’emendamento per bloccare il pagamento dell’Imu «per le case dichiarate inagibili, ovvero gli immobili destinati ad attività commerciale o artigianale e non locati, nonché per gli immobili occupati abusivamente e oggetto di intimazione o diffida al rilascio», voluto dalla Lega e appoggiato da tutto il centrodestra: la votazione infatti è stata impedita dalla sospensione della seduta. Il risultato finale è lo stallo della delega fiscale in commissione e l’imposta municipale unica ancora dovuta dai proprietari che hanno una casa inagibile o occupata illegalmente.
«Il tema dell’Imu è un tema di giustizia fiscale», dichiara Giulio Centemero, deputato della Lega. L’opposizione della sinistra, aggiunge Centemero, fa capire come sulla delega fiscale si sia talmente ideologizzati da non volere un emendamento solo perché proposto dal centrodestra. Sulla stessa linea anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che sottolinea che la cosa «grave è che nel merito c’era una tema sacrosanto. Parliamo di locali dichiarati inagibili o occupati abusivamente, che non danno reddito al proprietario» (al momento per i locali definiti inagibili l’Imu è al 50%). E dunque mentre il governo sbandiera di non voler aumentare le tasse agli italiani, la presa di posizione sull’Imu sembra dire l’opposto. È poi vero che in questa delega «non è scritto nero su bianco che si aumenteranno le tasse, ma è ovvio che se si lasciano degli spazi, senza rispettare dei vincoli, poi le imposte possono aumentare», precisa Centemero. Ci vogliono dunque dei paletti ben precisi e delineati in modo che, anche se ci fosse la volontà di alzare le tasse, non si potrebbe fare.
Sulla stessa linea anche Forza Italia: «Non possiamo rinunciare alla nostra identità sostenendo provvedimenti che negano i nostri principi. Non consentiremo a nessun governo di mettere le mani nelle tasche degli italiani, di colpire la casa che per noi è sacra, è il simbolo dell’unità e della continuità della famiglia, non consentiremo di colpire i risparmi», ha detto ieri Silvio Berlusconi durante la convention di Forza Italia, che ha sostenuto l’emendamento per togliere l’Imu sulle case occupate abusivamente, insieme con la Lega e Fratelli d’Italia. Il Cav ha aggiunto che non è accettabile mettere la fiducia sulla delega fiscale, ipotesi ventilata da Mario Draghi,
«Noi sulle dichiarazioni di voto eravamo stati chiari. È una battaglia (togliere l’Imu su determinate fattispecie) che portiamo avanti da diversi anni», spiega Lucia Albano, membro della commissione Finanze alla Camera e deputato del partito di Giorgia Meloni. «Pensiamo alle case dei terremotati o a quelle occupate abusivamente. Si deve andare ad alleviare il problema che ricade sui proprietari». In commissione Finanze, secondo la Albano, non c’è stato un comportamento lineare né democratico. «Si tratta di un tema indispensabile. La nostra posizione è molto chiara e continueremo a lavorare per raggiungere il risultato. Su questi e altri emendamenti il centrodestra si è compattato e questo è sicuramente un aspetto positivo. Vedremo cosa si deciderà».
Lunedì e martedì, il premier dovrebbe incontrare il centrodestra per cercare di trovare un compromesso per proseguire i lavori sulla delega fiscale scongiurando un possibile aumento delle tasse. Timori più che fondati visto che negli ultimi giorni è tornata alla ribalta l’idea della patrimoniale, o meglio dei «prelievi di solidarietà per tutelare chi sta peggio, chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese», come chiesto dal segretario della Cgil Maurizio Landini che vorrebbe colpire chi ha un Isee «sopra 1 milione di euro». Idea subito appoggiata da Nicola Fratoianni (Leu) che ha dato ragione al segretario della Cgil: «Di fronte a un’emergenza sociale occorre intervenire sui redditi e patrimoni dei più ricchi. Non possono essere sempre i soliti a pagare. Aumentare tassazione extraprofitti compagnie energetiche. Introdurre patrimoniale su grandi ricchezze». Non stupisce la dichiarazione di Fratoianni dato che, insieme con Matteo Orfini (Pd), nel 2020 aveva proposto l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli per sostituirle con un’aliquota progressiva minima dello 0,2% per i patrimoni compresi tra 500.000 e 1 milione di euro.
Tim riordina a metà la sicurezza. Labriola: «Scorporo rete a breve»
Tensione rientrata. Come anticipato da La Verità, Tim ha dato il via alla riorganizzazione della struttura Public affairs e sicurezza. Al vertice è stato nominato Eugenio Santagata, ora in Telsy (carica che manterrà) e precedentemente in Cy4gate, mentre la delicata figura di capo della funzione security viene posta sotto e rimane per il momento a Stefano Grassi in attesa di ulteriori decisioni. L’idea di toccare la figura aveva toccato le corde dei rapporti istituzionali con Palazzo Chigi e i vertici dell’intelligence. Qui partita rimandata. Per il resto la responsabilità della sustainability va a Gaia Spinella. Viene costituita la funzione chief It corporate & market systems office, affidata a Roberto Mazzilli, con la responsabilità di assicurare il governo tecnico-economico, il disegno delle architetture di competenza, il demand, l’ingegneria, lo sviluppo, il testing e la gestione applicativa. L’ad Pietro Labriola ha anche deciso che a seguire le attività operative It e dei sistemi wholesale sarà Angelo Solari, così come a Bettina Harburger andrà il compito di riorganizzare le attività di pianificazione tecnologia. Un importante cambio di passo che rientra nell’idea di voler valorizzare i singoli pezzi dell’azienda. Lo ha spiegato direttamente l’ad in una intervista pubblicata ieri dal Sole 24 Ore.
«Gli azionisti, tutti gli azionisti, ci chiedono di lavorare a migliorare le performance del titolo. Noi lo stiamo facendo e ci crediamo. Questo è l’obiettivo del piano triennale, che realizzeremo cambiando sia il modello di gestione sia l’assetto societario», ha detto Labriola, aggiungendo che «la capitalizzazione attuale della società non rappresenta la somma del valore delle singole componenti». Alla domanda se lo scorporo della rete sia all’ordine del giorno, il manager ha risposto così: «Direi proprio di sì, contiamo di arrivare a una proposta entro l’estate». «Gli interventi delle autorità regolatorie del mercato negli ultimi 15 anni hanno fatto sì che Tim sia il soggetto sottoposto a più regole e questo ha riflessi importanti anche sull’attività commerciale. Ancora oggi dobbiamo garantire servizi all’ingrosso agli altri operatori anche se gli stessi sono da considerarsi obsoleti», ha spiegato. «Inoltre, le nostre offerte sono soggette a una sorta di controllo preventivo che rende particolarmente rigide le promozioni commerciali. Eppure, siamo un settore in cui la concorrenza sui prezzi è diventata la variabile fondamentale. In queste condizioni molto meglio scorporare la rete e cogliere le opportunità di una eventuale convergenza tra Tim e Open fiber». Il tema della rete resta cruciale ed è ciò che il governo per tramite di Cassa depositi e prestiti sta cercando di sbrogliare. «Grazie alla separazione sarà possibile sfruttare le sinergie valorizzando entrambe le società e allo stesso tempo dare al mercato retail quella dinamicità di cui ha bisogno», ha concluso Labriola, «La realizzazione di due reti in fibra ottica, la cosiddetta Ftth, è un unicum in Europa perché in nessun Paese ci sono due reti del genere totalmente sovrapposte. Può accadere in alcune parti del territorio, dove la domanda di servizi è più diffusa, ma sono eccezioni alla regola. È evidente che unificarle significa creare le premesse per ottenere risultati migliori. D’altra parte, diversi esponenti di governo lo hanno detto chiaramente».
A breve, anche con lo sblocco dell’importante piano Italia 1 giga, che vale circa 3,7 miliardi, si capirà di più.
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No alla proposta di esonerare gli immobili inagibili e occupati. E con la scusa della guerra la sinistra chiede la patrimoniale.Tim riordina a metà la sicurezza. Pietro Labriola: «Scorporo rete a breve». Nominato il nuovo capo della struttura Public affairs, ma la funzione rimane a Stefano Grassi. Lo speciale comprende due articoli. Il governo, mentre a parole continua a dire di non voler aumentare le tasse, nei fatti continua a chiedere l’Imu ai proprietari degli immobili dichiarati inagibili o occupati abusivamente. Palazzo Chigi nei giorni scorsi ha ripetuto che l’esecutivo non vuole più imposte e lo stesso premier Mario Draghi ha dichiarato più volte questo impegno in Parlamento e con i leader delle varie forze di maggioranza. Una volontà che sembra però essersi sbriciolata quando mercoledì notte in commissione Finanze alla Camera si doveva votare l’emendamento per bloccare il pagamento dell’Imu «per le case dichiarate inagibili, ovvero gli immobili destinati ad attività commerciale o artigianale e non locati, nonché per gli immobili occupati abusivamente e oggetto di intimazione o diffida al rilascio», voluto dalla Lega e appoggiato da tutto il centrodestra: la votazione infatti è stata impedita dalla sospensione della seduta. Il risultato finale è lo stallo della delega fiscale in commissione e l’imposta municipale unica ancora dovuta dai proprietari che hanno una casa inagibile o occupata illegalmente. «Il tema dell’Imu è un tema di giustizia fiscale», dichiara Giulio Centemero, deputato della Lega. L’opposizione della sinistra, aggiunge Centemero, fa capire come sulla delega fiscale si sia talmente ideologizzati da non volere un emendamento solo perché proposto dal centrodestra. Sulla stessa linea anche Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che sottolinea che la cosa «grave è che nel merito c’era una tema sacrosanto. Parliamo di locali dichiarati inagibili o occupati abusivamente, che non danno reddito al proprietario» (al momento per i locali definiti inagibili l’Imu è al 50%). E dunque mentre il governo sbandiera di non voler aumentare le tasse agli italiani, la presa di posizione sull’Imu sembra dire l’opposto. È poi vero che in questa delega «non è scritto nero su bianco che si aumenteranno le tasse, ma è ovvio che se si lasciano degli spazi, senza rispettare dei vincoli, poi le imposte possono aumentare», precisa Centemero. Ci vogliono dunque dei paletti ben precisi e delineati in modo che, anche se ci fosse la volontà di alzare le tasse, non si potrebbe fare. Sulla stessa linea anche Forza Italia: «Non possiamo rinunciare alla nostra identità sostenendo provvedimenti che negano i nostri principi. Non consentiremo a nessun governo di mettere le mani nelle tasche degli italiani, di colpire la casa che per noi è sacra, è il simbolo dell’unità e della continuità della famiglia, non consentiremo di colpire i risparmi», ha detto ieri Silvio Berlusconi durante la convention di Forza Italia, che ha sostenuto l’emendamento per togliere l’Imu sulle case occupate abusivamente, insieme con la Lega e Fratelli d’Italia. Il Cav ha aggiunto che non è accettabile mettere la fiducia sulla delega fiscale, ipotesi ventilata da Mario Draghi,«Noi sulle dichiarazioni di voto eravamo stati chiari. È una battaglia (togliere l’Imu su determinate fattispecie) che portiamo avanti da diversi anni», spiega Lucia Albano, membro della commissione Finanze alla Camera e deputato del partito di Giorgia Meloni. «Pensiamo alle case dei terremotati o a quelle occupate abusivamente. Si deve andare ad alleviare il problema che ricade sui proprietari». In commissione Finanze, secondo la Albano, non c’è stato un comportamento lineare né democratico. «Si tratta di un tema indispensabile. La nostra posizione è molto chiara e continueremo a lavorare per raggiungere il risultato. Su questi e altri emendamenti il centrodestra si è compattato e questo è sicuramente un aspetto positivo. Vedremo cosa si deciderà». Lunedì e martedì, il premier dovrebbe incontrare il centrodestra per cercare di trovare un compromesso per proseguire i lavori sulla delega fiscale scongiurando un possibile aumento delle tasse. Timori più che fondati visto che negli ultimi giorni è tornata alla ribalta l’idea della patrimoniale, o meglio dei «prelievi di solidarietà per tutelare chi sta peggio, chi ha difficoltà ad arrivare a fine mese», come chiesto dal segretario della Cgil Maurizio Landini che vorrebbe colpire chi ha un Isee «sopra 1 milione di euro». Idea subito appoggiata da Nicola Fratoianni (Leu) che ha dato ragione al segretario della Cgil: «Di fronte a un’emergenza sociale occorre intervenire sui redditi e patrimoni dei più ricchi. Non possono essere sempre i soliti a pagare. Aumentare tassazione extraprofitti compagnie energetiche. Introdurre patrimoniale su grandi ricchezze». Non stupisce la dichiarazione di Fratoianni dato che, insieme con Matteo Orfini (Pd), nel 2020 aveva proposto l’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli per sostituirle con un’aliquota progressiva minima dello 0,2% per i patrimoni compresi tra 500.000 e 1 milione di euro. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-governo-non-toglie-limu-ai-terremotati-ma-si-adira-se-viene-chiamato-tassassino-2657128330.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tim-riordina-a-meta-la-sicurezza-labriola-scorporo-rete-a-breve" data-post-id="2657128330" data-published-at="1649546549" data-use-pagination="False"> Tim riordina a metà la sicurezza. Labriola: «Scorporo rete a breve» Tensione rientrata. Come anticipato da La Verità, Tim ha dato il via alla riorganizzazione della struttura Public affairs e sicurezza. Al vertice è stato nominato Eugenio Santagata, ora in Telsy (carica che manterrà) e precedentemente in Cy4gate, mentre la delicata figura di capo della funzione security viene posta sotto e rimane per il momento a Stefano Grassi in attesa di ulteriori decisioni. L’idea di toccare la figura aveva toccato le corde dei rapporti istituzionali con Palazzo Chigi e i vertici dell’intelligence. Qui partita rimandata. Per il resto la responsabilità della sustainability va a Gaia Spinella. Viene costituita la funzione chief It corporate & market systems office, affidata a Roberto Mazzilli, con la responsabilità di assicurare il governo tecnico-economico, il disegno delle architetture di competenza, il demand, l’ingegneria, lo sviluppo, il testing e la gestione applicativa. L’ad Pietro Labriola ha anche deciso che a seguire le attività operative It e dei sistemi wholesale sarà Angelo Solari, così come a Bettina Harburger andrà il compito di riorganizzare le attività di pianificazione tecnologia. Un importante cambio di passo che rientra nell’idea di voler valorizzare i singoli pezzi dell’azienda. Lo ha spiegato direttamente l’ad in una intervista pubblicata ieri dal Sole 24 Ore. «Gli azionisti, tutti gli azionisti, ci chiedono di lavorare a migliorare le performance del titolo. Noi lo stiamo facendo e ci crediamo. Questo è l’obiettivo del piano triennale, che realizzeremo cambiando sia il modello di gestione sia l’assetto societario», ha detto Labriola, aggiungendo che «la capitalizzazione attuale della società non rappresenta la somma del valore delle singole componenti». Alla domanda se lo scorporo della rete sia all’ordine del giorno, il manager ha risposto così: «Direi proprio di sì, contiamo di arrivare a una proposta entro l’estate». «Gli interventi delle autorità regolatorie del mercato negli ultimi 15 anni hanno fatto sì che Tim sia il soggetto sottoposto a più regole e questo ha riflessi importanti anche sull’attività commerciale. Ancora oggi dobbiamo garantire servizi all’ingrosso agli altri operatori anche se gli stessi sono da considerarsi obsoleti», ha spiegato. «Inoltre, le nostre offerte sono soggette a una sorta di controllo preventivo che rende particolarmente rigide le promozioni commerciali. Eppure, siamo un settore in cui la concorrenza sui prezzi è diventata la variabile fondamentale. In queste condizioni molto meglio scorporare la rete e cogliere le opportunità di una eventuale convergenza tra Tim e Open fiber». Il tema della rete resta cruciale ed è ciò che il governo per tramite di Cassa depositi e prestiti sta cercando di sbrogliare. «Grazie alla separazione sarà possibile sfruttare le sinergie valorizzando entrambe le società e allo stesso tempo dare al mercato retail quella dinamicità di cui ha bisogno», ha concluso Labriola, «La realizzazione di due reti in fibra ottica, la cosiddetta Ftth, è un unicum in Europa perché in nessun Paese ci sono due reti del genere totalmente sovrapposte. Può accadere in alcune parti del territorio, dove la domanda di servizi è più diffusa, ma sono eccezioni alla regola. È evidente che unificarle significa creare le premesse per ottenere risultati migliori. D’altra parte, diversi esponenti di governo lo hanno detto chiaramente». A breve, anche con lo sblocco dell’importante piano Italia 1 giga, che vale circa 3,7 miliardi, si capirà di più.
Carlo Messina (Imagoeconomica)
Il piano arriva dopo un 2025 che l’amministratore delegato definisce senza esitazioni «il migliore di sempre». Utile netto a 9,3 miliardi (+7,6%), dividendi complessivi per 6,5 miliardi – tra acconto e saldo – e un buyback da 2,3 miliardi già autorizzato dalla Bce. L’ad rivendica di aver superato, negli ultimi due piani industriali, tutti gli obiettivi.
La strategia al 2029 poggia su tre pilastri: riduzione dei costi grazie alla tecnologia, crescita dei ricavi trainata dalle commissioni e un costo del rischio ai minimi storici, frutto di una banca senza più crediti incagliati. Ma il vero salto è geografico. Messina guarda oltre i confini italiani e rivendica di essere «parte di una storia completamente diversa rispetto alla saga del risiko bancario del 2025». Tradotto: nessuna corsa alle aggregazioni domestiche, nessun inseguimento a fusioni difensive che comunque troverebbero l’ostacolo dell’Antitrust. Il baricentro si sposta sull’espansione internazionale, in particolare nell’industria del risparmio.
È qui che prende forma Isywealth Europe, il progetto-bandiera del nuovo piano. Un’iniziativa che porta all’estero il modello Intesa nella consulenza finanziaria, facendo leva sul digitale e sulle sinergie di gruppo. Francia, Germania e Spagna sono i primi traguardi individuati. Mercati dove la banca è già presente con proprie filiali e dove punta a servire corporate, retail e private banking attraverso piattaforme tecnologiche integrate. Duecento milioni di investimenti iniziali. Il piano di espansione nelle grandi città europee, con prodotti distribuiti anche tramite Isybank e Fideuram Direct. La crescita avverrà solo con operazioni di cui il gruppo avrà la maggioranza azionaria. Al momento, chiarisce, sul tavolo non c’è nulla. Nessuna fretta, nessuna ansia da shopping. La stessa logica guida la strategia sulle banche estere, chiamate a realizzare sinergie più strette con le altre divisioni del gruppo. Il risultato netto della divisione international banks dovrebbe salire a 1,8 miliardi nel 2029 dagli 1,2 miliardi del 2025. «Nell’eurozona non serve fare acquisizioni», sottolinea, «meglio sfruttare le presenze che già abbiamo».
Intesa promette una nuova accelerazione sul fronte della riduzione dei costi. Per raggiungere l’obiettivo sono previsti altri 5,1 miliardi di investimenti tecnologici, che si aggiungono ai 6,6 miliardi del piano precedente. In parallelo, un ricambio generazionale senza scosse: 9.750 uscite volontarie in Italia entro il 2030, compensate da circa 6.300 nuove assunzioni di giovani. A regime, i risparmi attesi valgono 570 milioni di euro.
Il capitolo del risiko bancario è liquidato con poche frasi ma con un tono che non lascia spazio a interpretazioni. Le operazioni che animano il dibattito, «non ci preoccupano». Neanche l’asse Unicredit-Generali di cui tanto si parla «Sarebbe come mettere insieme due Bpm. Rimarremmo comunque con tre volte più grandi». Fine della discussione. Per Intesa, insiste l’amministratore delegato, non è un terreno di competizione. Anche perché, osserva, «mettere insieme un asset manager assicurativo con una rete di distribuzione bancaria non ha molto senso».
In controluce, il piano racconta anche un altro punto di vista: quello che osserva con attenzione lo scenario globale. Alla domanda su Kevin Warsh, indicato da Donald Trump come prossimo presidente della Fed, il giudizio è misurato ma positivo: «Una persona di altissima competenza e capacità». Un segnale di equilibrio, mentre le banche centrali restano un fattore chiave di stabilità – o instabilità – dei mercati.
Alla fine, il nuovo piano di Intesa Sanpaolo appare come un manifesto di continuità. Cinquanta miliardi di dividendi come garanzia, una strategia internazionale come orizzonte, il rifiuto del risiko come scelta identitaria.
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Under Salt Marsh (Sky)
La natura, la sua violenza improvvisa, è protagonista al fianco di una comunità tradizionale, scossa da un omicidio quasi perfetto. O, quanto meno, di un omicidio che sarebbe stato perfetto, se non fosse intervenuta la natura.Il mare, in un giorno di tempesta, ha portato sulle rive del Galles un corpo, lo spettro di una morte innaturale. E, pure, la certezza che l'indagine non sarebbe stata semplice. Jackie Eliss l'ha capito fin dal primo momento.
Lo ha sentito sulla propria pelle, lei che aveva cercato di dimenticare il passato, gli sbagli, gli errori. La Eliss era detective a Morfa Halen, cittadina immaginaria, arroccata sui paesaggi del Galles, quando un'altra morte ha messo a soqquadro la sua vita. Allora, c'era la stessa violenza, ma poche certezze. Jackie Eliss non è riuscita a capire chi fosse il responsabile di una tale brutalità, perché, soprattutto. Qualche ipotesi l'ha azzardata, qualcosa lo ha pensato. Ma, a conti fatti, non ha saputo portare dalla sua prove certe e inconfutabili. Così, il paese le ha voltato le spalle e la sua famiglia con lui. La Eliss ha perso il marito, la stima della figlia e il lavoro. Tre anni più tardi, è la stessa donna, ma il mestiere è un altro, le insicurezze aumentate.Jackie Eliss, quando il secondo cadavere piomba a Morfa Halen, non è più una detective, ma un'insegnante, cui l'ostracismo dei suoi concittadini ha provocato una tristezza latente. Sola, senza lo scopo di un mestiere che era vocazione, vorrebbe tenersi alla larga da quell'altro mistero. Ma qualcosa, una sensazione sottile sottopelle, le dice che le morti, pur passati anni, sono connesse. Ed è in nome di questa connessione, della voglia di capire cosa sia successo e redimere con ciò se stessa e i propri errori, che la Eliss decide di tornare a investigare. Senza l'ufficialità del ruolo, senza gli strumenti consoni. Senza aiuti, ma con una determinazione tipica del genere cui Under salt marsh appartiene.
Lo show, in quattro episodi, rincorre la velocità del giallo, del thriller, rincorrendo parimenti quella del cataclisma. Perché c'è altro a rendere il mistero più inquietante: la minaccia incombente di una tempesta senza precedenti, decisa a distruggere ogni prova che possa condurre alla verità.
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Dopo aver chiesto di abolire il carcere e «okkupare» le case, l'eurodeputata Avs palpita per Askatasuna.