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2019-06-29
Il brodo di coltura di questo orrore è l’odio per la famiglia
iStock
Bisogna leggerle e rileggerle le parole di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex ministro e illustre esponente del Partito Democratico. Bisogna tenersi a mente quello che ha detto a proposito della vomitevole storia dei poveri bambini e ragazzini del reggiano che venivano vessati (pure con impulsi elettrici) e strappati alle loro famiglie per permettere a una Onlus di fare soldi.
Sostiene Delrio assieme ai suoi colleghi democratici emiliani Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi: «Su questo drammatico fatto di cronaca registriamo che diversi rappresentanti politici abbiano già emesso una sentenza sostituendosi alla magistratura, un atteggiamento patetico che strumentalizza ai meri fini di propaganda una vicenda oscura». Certo: secondo costoro il problema vero sono le parole del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, secondo il quale «il modello Emilia proposto dal Pd è diventato un film dell'orrore».
Beh, se ne facciano una ragione: Di Maio è nel giusto. Perché tutta questa vicenda orribile è frutto di una ideologia precisa, si è interamente sviluppata nell'ambiente progressista e si è nutrita delle fissazioni politiche che lo caratterizzano. Anche perché nel Reggiano non si muove foglia che Pd non voglia.
Facciamo alcuni esempi, giusto per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Tra gli arrestati c'è la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val d'Enza, Federica Anghinolfi, 57 anni. Basta scorrere il suo profilo Facebook per capire da che parte stia. Giusto l'altro giorno scriveva sul social: «Ognuno ha i capitani che si merita. Io scelgo Carola Rackete». Sì, poco prima di finire in manette inneggiava agli attivisti pro invasione di Sea Watch.
Il Corriere della sera definisce la Anghinolfi «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni». Secondo il giudice, sarebbero «la sua stessa condizione e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell'abuso da dimostrarsi a ogni costo». Ovvio, la signora è intrisa di ideologia Lgbt. Per lei la famiglia naturale è cattiva a prescindere. Nel 2016, presentando le sue attività con i minori assieme al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd (arrestato anche lui), la Anghinolfi spiegava che «in questo Paese è ancora troppo forte l'idea della famiglia patriarcale padrona dei figli». Ecco perché bisognava togliere i bambini ai genitori e, magari, affidarli a coppie arcobaleno.
E proprio a una coppia di donne è stata affidata una delle bimbe seguite dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Costei è la moglie di Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta della Onlus degli orrori, la Hansel e Gretel. «Dell'inchiesta non so dire molto. Non conosco i dettagli. Respingo le accuse. Sono assolutamente tranquillo. Sono uno stimato terapeuta. Credo di essere vittima di una volontà persecutoria», ha detto Foti alla Stampa dopo che gli hanno notificato i domiciliari.
Anche lui è un «intellettuale impegnato». Cura un sito che si presenta come «il quotidiano dell'infanzia inascoltata». Nel corso dei mesi ha pubblicato articoli molto duri contro il ddl Pillon sull'affido condiviso, ha rilanciato l'appello degli psicologi contro il decreto Sicurezza. Ma, soprattutto, Foti si è molto speso per i diritti Lgbt.
In un articolo sul suo giornaletto online scriveva che nel nostro Paese «permangono aree di intolleranza sul piano sociale e le radici dell'omofobia risultano ancora ben piantate sul piano culturale ed educativo». Nelle interviste sosteneva che «di sessualità con i bambini si può parlare. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». A suo dire, in Italia «l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata. Rimane lontana dall'agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza». E aggiungeva: «Se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze». Chiaro: Foti è sempre stato favorevole alla educazione sessuale nelle scuole, proponeva progetti contro il «bullismo omofobico» e l'intolleranza.
Abbiano portato solo un paio di esempi, ma indicativi. Eccolo il radioso modello Pd. Tutto basato sulla più pura ideologia progressista che tifa per i migranti e supporta le recriminazioni arcobaleno. Delrio e i suoi compagni si ostinano a difendere il «modello» emiliano, osano ancora parlare di eccellenza. Sapete che cosa ha partorito la loro ideologia nemica della famiglia, legata a Onlus e Ong e serva delle minoranze? Una storia mostruosa di abusi e violenze psicologiche sui minori. E questi hanno pure il fegato di difendere l'indifendibile.
Per violentare le menti dei piccini «funerali» al papà e finti esorcismi
La bambina era stata affidata ad una coppia omosessuale e le due nuove mamme, complici del sadico disegno, volevano a tutti i costi convincerla di essere stata abusata dai veri genitori. La spaventavano costringendola a nascondersi tra i sedili dell'auto durante le soste per evitare di essere «rapita dal papà». Le urlavano contro, accusandola di rovinare il loro rapporto perché incapace di «tirare fuori» i ricordi degli abusi subiti. E la descrivevano come una bambina cattiva convincendola di aver torturato il gatto di casa perché vittima degli abusi del padre, anche se al gatto la bimba non aveva fatto proprio nulla. E poi, il 25 dicembre, riunite intorno all'albero, facevano notare alla piccola, annichilita dalla sofferenza, come quello fosse «il primo Natale sereno» per lei e non quelli, più modesti e semplici, passati con i veri genitori.
Un altro bambino finito nel business dell'inchiesta «Angeli e Demoni», che in provincia di Reggio Emilia ha portato a 27 avvisi di garanzia, 16 misure cautelari a carico di politici, professionisti e assistenti sociali accusati di aver sottratto minori alle famiglie ipotizzando abusi sessuali mai commessi per fini di lucro, era costretto a subire periodicamente dei riti, quelli sì, dai gravi connotati sessuali, da parte dello psichiatra che avrebbe dovuto aiutarlo. Come si legge nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari quest'ultimo «si travestiva da lupo o da altri personaggi cattivi tratti da racconti popolari e inseguiva il bambino all'interno del proprio studio urlandogli contro e inseguendolo, col dichiarato fine di punirlo e sottometterlo anche con chiaro significato sessuale», associando al termine del gioco «la figura del lupo cattivo a quella del padre».
Ad un altro piccolo, strappato alla famiglia, veniva sistematicamente ribadito dai terapeuti che bisognava «elaborare il lutto e considerare emotivamente morto il padre», suggerendogli che «occorreva fare un funerale al papà». E come se non bastasse su una delle piccole vittime sono stati messi in atto rituali simili all'esorcismo. I terapeuti avevano convinto la piccina che all'interno del suo corpo «a seguito degli abusi si era creata una doppia personalità malvagia che riusciva a prendere il sopravvento sulla parte buona, inducendola a compiere atti aggressivi» e la terapeuta era arrivata ad «effettuare anche una sorta di atto esorcistico in cui tentava di interloquire con tale entità malvagia chiedendo che quest'ultima autorizzasse fisicamente la bambina a rispondere alle sue domande muovendo una parte del corpo». Va oltre l'immaginazione il lavaggio del cervello attuato, per anni secondo l'accusa, da professionisti del settore sulla mente di questi bambini inermi, allontanati all'improvviso dalla famiglia e sottoposti a disumane pressioni emotive.
L'inchiesta ha colpito al cuore il sistema dell'assistenza all'infanzia e i protagonisti sono tutt'altro che di secondo piano. Ai domiciliari oltre al sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, è finita la dirigente dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, la coordinatrice Maria Pia Veltri, una lunga serie di assistenti sociali sono stati interdetti dalla professione e, tra gli indagati c'è anche il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini.
E l'indagine potrebbe essere solo all'inizio. A confermare che potrebbero esserci a breve nuovi sviluppi è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini che, ieri, in conferenza stampa, ha motivato le misure cautelari con un «possibile inquinamento delle prove» e ha spiegato che dagli inquirenti «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori» e che «le indagini proseguiranno». Che si trattasse di un vero e proprio sistema, che ha trovato terreno fertile nei protocolli utilizzati nella presa in carico dei minori da parte dei servizi sociali, pare chiaro.
«Il copione era sempre lo stesso», spiegano gli stessi inquirenti. «Ad una segnalazione» o ad una minima «rivelazione del bambino alle insegnanti» relativa ad una difficile situazione in famiglia o nel caso di una «denuncia di uno dei due genitori verso l'altro» (per una causa di separazione ad esempio) seguivano immediatamente una serie di provvedimenti atti a separare definitivamente il minore dalla famiglia.
Il primo era «l'allontanamento in via d'urgenza da parte del servizio sociale», a cui seguivano le «le relazioni delle assistenti sociali all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica» con una «tendenziosa rappresentazione dei fatti».
Queste relazioni, con una prassi denunciata da anni da parte degli avvocati di parte (e già riportate un anno fa sulla Verità) venivano evidentemente vidimate senza particolari controlli da parte dei giudici incaricati, dando il via, anche «sulla scorta di indicazioni terapeutiche spesso ottenute mediante pressioni da parte degli assistenti sociali» all'affidamento del bambino a terzi e «all'invio dei minori presso la struttura pubblica (denominata La Cura) gestita, poi, dalla Onlus Hansel e Gretel, ritenuta al centro del sistema criminale.
Da quel momento in poi l'intera l'attività degli psicologi era finalizzata alla creazioni di falsi ricordi da instillare nella mente del bambino con l'intento di rendere credibile l'abuso (mai) subito. Attività che diventava particolarmente intensa in vicinanza delle audizioni dei minori davanti ai togati che dovevano decidere la loro collocazione e che, in nessun caso, si sono accorti che qualcosa non funzionava.
«Si presero la nostra Anna Giulia. Ora paghino per le vite rovinate»

Massimiliano Camparini con la moglie Gilda
«Adesso voglio che chi ha rovinato la nostra vita paghi». Massimiliano Camparini stringe forte la mano della moglie Gilda. Non vedono la loro figlia Anna Giulia da 9 anni e secondo la legge non dovrebbero vederla mai più. Due anni fa è stata data infatti in adozione dopo una vicenda dolorosissima che ora viene messa in dubbio fin dalle sue fondamenta dall'inchiesta «Angeli e demoni» che ha travolto comuni, servizi sociali e strutture di accoglienza dell'intera provincia di Reggio Emilia.
Nella storia compare tra le 18 persone arrestate con l'accusa di aver falsificato atti e strumentalizzato situazioni familiari per togliere decine di bambini ai loro genitori, collocarli in strutture di accoglienza e poi renderli adottabili, il nome di Sara Gibertini: «Si tratta di quell'assistente sociale che nel 2007 ci fece portare via nostra figlia», continua Massimiliano. «Stilò una relazione dalla quale risultava che io e mia moglie eravamo tossicodipendenti, spacciatori e genitori indegni».
Massimiliano e Gilda avevano davvero avuto problemi di droga, molti anni prima, ma a seguito di una maldicenza all'alba di una mattina di marzo piombarono a casa loro i carabinieri convinti di trovare droga ovunque. Di stupefacenti, invece, nemmeno l'ombra. «Da quel momento, però, io e Gilda venimmo letteralmente marchiati, messi sotto il controllo degli assistenti sociali che giorno dopo giorno, senza venire nemmeno una volta a casa nostra, iniziarono a compilare relazioni nelle quali non solo si parlava di droga, facendo perfino riferimento ad arresti mai avvenuti e addirittura si diceva che facevamo vivere la nostra bambina nella sporcizia. Tutto questo - lo ripeto - senza mai avere nemmeno messo piede nella nostra abitazione né visto davvero quale fosse il nostro rapporto con Anna Giulia».
Massimiliano oggi non ha più remore nel parlare di relazioni false. «In realtà tutto era già venuto a galla quando la stessa assistente sociale, chiamata a testimoniare davanti a un giudice, ammise sfacciatamente di aver fatto tutto basandosi su dei sentito dire».
L'occasione fu un processo per sequestro di persona al quale Massimiliano e Gilda vennero sottoposti perché, per ben due volte, tentarono di rapire la loro bambina dalla casa famiglia. «Ci è costato un anno e mezzo di prigione, ma lo rifarei», dice Massimiliano picchiando il pugno contro il muro, «ce lo aveva chiesto proprio Anna Giulia durante uno dei pochi colloqui che ci erano stati concessi. Non aveva ricevuto il mio regalo di Natale malgrado glielo avessi fatto recapitare e piangendo mi diceva che era stata lasciata in piedi per tutto il tempo del pranzo per punizione: mia figlia, una bambina ubbidiente e dolcissima! Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei».
Ad un certo punto della vicenda ci fu un cambio di assistente sociale, la nuova operatrice iniziò a produrre relazioni favorevoli ai genitori di Anna Giulia.
Non fu così, però, per i rilievi fatti dalla responsabile della casa famiglia gestita dal Centro aiuto bambini di Reggio Emilia Valeria Donati, che parlava invece di profondi malesseri psicologici della bambina.
A firmare quei rilievi - e qui si aggiunge incubo all'incubo - una psicologa, responsabile della struttura, indagata per la spaventosa inchiesta «Veleno» che una ventina di anni fa - sempre in Emilia - stravolse la vita di altre famiglie, alle quali erano stati sottratti i figli con spaventose accuse di satanismo e pedofilia. «Quando l'abbiamo saputo siamo rimasti sconvolti - ricorda ancora Massimiliano - ma mai avremmo pensato di ritrovarci in un tunnel senza uscita di queste dimensioni. Ora voglio solo che chi ha fatto tutto questo finalmente si assuma le sue responsabilità, perché in questi 12 anni purtroppo io e mia moglie abbiamo visto solo persone capaci di qualsiasi cosa con la sicurezza di rimanere impunite».
L'inchiesta «Angeli e demoni» riporta nei suoi atti tanti altri casi e documenta quello che sembra essere il preciso intento di sottrarre bambini alle loro famiglie con qualsiasi mezzo. Un sistema che secondo gli inquirenti comprenderebbe psicologi, periti, gestori di case famiglia, assistenti sociali e amministratori di istituzioni locali come diretti responsabili gerarchici.
La vicenda di Anna Giulia e dei suoi genitori, però, sembra aprire scenari ancora più vasti disegnando una realtà forse perfino più grave di quella descritta dagli investigatori. «So che nostra figlia è stata adottata da una famiglia che risiede nella provincia di Milano. Sono sicuro che sta bene, ma non riesco a non sentire il cuore che mi scoppia nel petto quando penso che me l'hanno tolta che era una bimba e ora è una ragazza di quasi 14 anni. La vita mia e di mia moglie è stata distrutta, ma non deve essere così per Anna Giulia, quindi non voglio certo che lei torni da noi, ma se ve ne fosse la possibilità che sappia che esistiamo, che la ricordiamo in ogni momento e magari - se volesse - che possa rivederci».
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Molti degli accusati nel racket dei minori sono militanti Lgbt. Per i quali i nuclei naturali «padroni dei figli» vanno combattuti.Tra i trucchi perversi con i quali terapeuti e soggetti affidatari lavavano il cervello ai bimbi c'erano persino giochi sessuali con travestimenti da lupo. Il procuratore assicura: «L'inchiesta non è finita qui».Massimiliano Camparini si vide togliere la figlia da esperti e psicologi i cui nomi tornano nell'inchiesta «Angeli e demoni» e in altri casi analoghi. «Sono persone capaci di qualsiasi cosa, certe dell'impunità».Lo speciale contiene tre articoli.Bisogna leggerle e rileggerle le parole di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex ministro e illustre esponente del Partito Democratico. Bisogna tenersi a mente quello che ha detto a proposito della vomitevole storia dei poveri bambini e ragazzini del reggiano che venivano vessati (pure con impulsi elettrici) e strappati alle loro famiglie per permettere a una Onlus di fare soldi. Sostiene Delrio assieme ai suoi colleghi democratici emiliani Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi: «Su questo drammatico fatto di cronaca registriamo che diversi rappresentanti politici abbiano già emesso una sentenza sostituendosi alla magistratura, un atteggiamento patetico che strumentalizza ai meri fini di propaganda una vicenda oscura». Certo: secondo costoro il problema vero sono le parole del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, secondo il quale «il modello Emilia proposto dal Pd è diventato un film dell'orrore».Beh, se ne facciano una ragione: Di Maio è nel giusto. Perché tutta questa vicenda orribile è frutto di una ideologia precisa, si è interamente sviluppata nell'ambiente progressista e si è nutrita delle fissazioni politiche che lo caratterizzano. Anche perché nel Reggiano non si muove foglia che Pd non voglia.Facciamo alcuni esempi, giusto per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Tra gli arrestati c'è la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val d'Enza, Federica Anghinolfi, 57 anni. Basta scorrere il suo profilo Facebook per capire da che parte stia. Giusto l'altro giorno scriveva sul social: «Ognuno ha i capitani che si merita. Io scelgo Carola Rackete». Sì, poco prima di finire in manette inneggiava agli attivisti pro invasione di Sea Watch.Il Corriere della sera definisce la Anghinolfi «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni». Secondo il giudice, sarebbero «la sua stessa condizione e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell'abuso da dimostrarsi a ogni costo». Ovvio, la signora è intrisa di ideologia Lgbt. Per lei la famiglia naturale è cattiva a prescindere. Nel 2016, presentando le sue attività con i minori assieme al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd (arrestato anche lui), la Anghinolfi spiegava che «in questo Paese è ancora troppo forte l'idea della famiglia patriarcale padrona dei figli». Ecco perché bisognava togliere i bambini ai genitori e, magari, affidarli a coppie arcobaleno.E proprio a una coppia di donne è stata affidata una delle bimbe seguite dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Costei è la moglie di Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta della Onlus degli orrori, la Hansel e Gretel. «Dell'inchiesta non so dire molto. Non conosco i dettagli. Respingo le accuse. Sono assolutamente tranquillo. Sono uno stimato terapeuta. Credo di essere vittima di una volontà persecutoria», ha detto Foti alla Stampa dopo che gli hanno notificato i domiciliari.Anche lui è un «intellettuale impegnato». Cura un sito che si presenta come «il quotidiano dell'infanzia inascoltata». Nel corso dei mesi ha pubblicato articoli molto duri contro il ddl Pillon sull'affido condiviso, ha rilanciato l'appello degli psicologi contro il decreto Sicurezza. Ma, soprattutto, Foti si è molto speso per i diritti Lgbt.In un articolo sul suo giornaletto online scriveva che nel nostro Paese «permangono aree di intolleranza sul piano sociale e le radici dell'omofobia risultano ancora ben piantate sul piano culturale ed educativo». Nelle interviste sosteneva che «di sessualità con i bambini si può parlare. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». A suo dire, in Italia «l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata. Rimane lontana dall'agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza». E aggiungeva: «Se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze». Chiaro: Foti è sempre stato favorevole alla educazione sessuale nelle scuole, proponeva progetti contro il «bullismo omofobico» e l'intolleranza. Abbiano portato solo un paio di esempi, ma indicativi. Eccolo il radioso modello Pd. Tutto basato sulla più pura ideologia progressista che tifa per i migranti e supporta le recriminazioni arcobaleno. Delrio e i suoi compagni si ostinano a difendere il «modello» emiliano, osano ancora parlare di eccellenza. Sapete che cosa ha partorito la loro ideologia nemica della famiglia, legata a Onlus e Ong e serva delle minoranze? Una storia mostruosa di abusi e violenze psicologiche sui minori. E questi hanno pure il fegato di difendere l'indifendibile. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-brodo-di-coltura-di-questo-orrore-e-lodio-per-la-famiglia-2639021943.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="per-violentare-le-menti-dei-piccini-funerali-al-papa-e-finti-esorcismi" data-post-id="2639021943" data-published-at="1775186165" data-use-pagination="False"> Per violentare le menti dei piccini «funerali» al papà e finti esorcismi La bambina era stata affidata ad una coppia omosessuale e le due nuove mamme, complici del sadico disegno, volevano a tutti i costi convincerla di essere stata abusata dai veri genitori. La spaventavano costringendola a nascondersi tra i sedili dell'auto durante le soste per evitare di essere «rapita dal papà». Le urlavano contro, accusandola di rovinare il loro rapporto perché incapace di «tirare fuori» i ricordi degli abusi subiti. E la descrivevano come una bambina cattiva convincendola di aver torturato il gatto di casa perché vittima degli abusi del padre, anche se al gatto la bimba non aveva fatto proprio nulla. E poi, il 25 dicembre, riunite intorno all'albero, facevano notare alla piccola, annichilita dalla sofferenza, come quello fosse «il primo Natale sereno» per lei e non quelli, più modesti e semplici, passati con i veri genitori. Un altro bambino finito nel business dell'inchiesta «Angeli e Demoni», che in provincia di Reggio Emilia ha portato a 27 avvisi di garanzia, 16 misure cautelari a carico di politici, professionisti e assistenti sociali accusati di aver sottratto minori alle famiglie ipotizzando abusi sessuali mai commessi per fini di lucro, era costretto a subire periodicamente dei riti, quelli sì, dai gravi connotati sessuali, da parte dello psichiatra che avrebbe dovuto aiutarlo. Come si legge nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari quest'ultimo «si travestiva da lupo o da altri personaggi cattivi tratti da racconti popolari e inseguiva il bambino all'interno del proprio studio urlandogli contro e inseguendolo, col dichiarato fine di punirlo e sottometterlo anche con chiaro significato sessuale», associando al termine del gioco «la figura del lupo cattivo a quella del padre». Ad un altro piccolo, strappato alla famiglia, veniva sistematicamente ribadito dai terapeuti che bisognava «elaborare il lutto e considerare emotivamente morto il padre», suggerendogli che «occorreva fare un funerale al papà». E come se non bastasse su una delle piccole vittime sono stati messi in atto rituali simili all'esorcismo. I terapeuti avevano convinto la piccina che all'interno del suo corpo «a seguito degli abusi si era creata una doppia personalità malvagia che riusciva a prendere il sopravvento sulla parte buona, inducendola a compiere atti aggressivi» e la terapeuta era arrivata ad «effettuare anche una sorta di atto esorcistico in cui tentava di interloquire con tale entità malvagia chiedendo che quest'ultima autorizzasse fisicamente la bambina a rispondere alle sue domande muovendo una parte del corpo». Va oltre l'immaginazione il lavaggio del cervello attuato, per anni secondo l'accusa, da professionisti del settore sulla mente di questi bambini inermi, allontanati all'improvviso dalla famiglia e sottoposti a disumane pressioni emotive. L'inchiesta ha colpito al cuore il sistema dell'assistenza all'infanzia e i protagonisti sono tutt'altro che di secondo piano. Ai domiciliari oltre al sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, è finita la dirigente dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, la coordinatrice Maria Pia Veltri, una lunga serie di assistenti sociali sono stati interdetti dalla professione e, tra gli indagati c'è anche il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini. E l'indagine potrebbe essere solo all'inizio. A confermare che potrebbero esserci a breve nuovi sviluppi è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini che, ieri, in conferenza stampa, ha motivato le misure cautelari con un «possibile inquinamento delle prove» e ha spiegato che dagli inquirenti «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori» e che «le indagini proseguiranno». Che si trattasse di un vero e proprio sistema, che ha trovato terreno fertile nei protocolli utilizzati nella presa in carico dei minori da parte dei servizi sociali, pare chiaro. «Il copione era sempre lo stesso», spiegano gli stessi inquirenti. «Ad una segnalazione» o ad una minima «rivelazione del bambino alle insegnanti» relativa ad una difficile situazione in famiglia o nel caso di una «denuncia di uno dei due genitori verso l'altro» (per una causa di separazione ad esempio) seguivano immediatamente una serie di provvedimenti atti a separare definitivamente il minore dalla famiglia. Il primo era «l'allontanamento in via d'urgenza da parte del servizio sociale», a cui seguivano le «le relazioni delle assistenti sociali all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica» con una «tendenziosa rappresentazione dei fatti». Queste relazioni, con una prassi denunciata da anni da parte degli avvocati di parte (e già riportate un anno fa sulla Verità) venivano evidentemente vidimate senza particolari controlli da parte dei giudici incaricati, dando il via, anche «sulla scorta di indicazioni terapeutiche spesso ottenute mediante pressioni da parte degli assistenti sociali» all'affidamento del bambino a terzi e «all'invio dei minori presso la struttura pubblica (denominata La Cura) gestita, poi, dalla Onlus Hansel e Gretel, ritenuta al centro del sistema criminale. Da quel momento in poi l'intera l'attività degli psicologi era finalizzata alla creazioni di falsi ricordi da instillare nella mente del bambino con l'intento di rendere credibile l'abuso (mai) subito. 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Due anni fa è stata data infatti in adozione dopo una vicenda dolorosissima che ora viene messa in dubbio fin dalle sue fondamenta dall'inchiesta «Angeli e demoni» che ha travolto comuni, servizi sociali e strutture di accoglienza dell'intera provincia di Reggio Emilia. Nella storia compare tra le 18 persone arrestate con l'accusa di aver falsificato atti e strumentalizzato situazioni familiari per togliere decine di bambini ai loro genitori, collocarli in strutture di accoglienza e poi renderli adottabili, il nome di Sara Gibertini: «Si tratta di quell'assistente sociale che nel 2007 ci fece portare via nostra figlia», continua Massimiliano. «Stilò una relazione dalla quale risultava che io e mia moglie eravamo tossicodipendenti, spacciatori e genitori indegni». Massimiliano e Gilda avevano davvero avuto problemi di droga, molti anni prima, ma a seguito di una maldicenza all'alba di una mattina di marzo piombarono a casa loro i carabinieri convinti di trovare droga ovunque. Di stupefacenti, invece, nemmeno l'ombra. «Da quel momento, però, io e Gilda venimmo letteralmente marchiati, messi sotto il controllo degli assistenti sociali che giorno dopo giorno, senza venire nemmeno una volta a casa nostra, iniziarono a compilare relazioni nelle quali non solo si parlava di droga, facendo perfino riferimento ad arresti mai avvenuti e addirittura si diceva che facevamo vivere la nostra bambina nella sporcizia. Tutto questo - lo ripeto - senza mai avere nemmeno messo piede nella nostra abitazione né visto davvero quale fosse il nostro rapporto con Anna Giulia». Massimiliano oggi non ha più remore nel parlare di relazioni false. «In realtà tutto era già venuto a galla quando la stessa assistente sociale, chiamata a testimoniare davanti a un giudice, ammise sfacciatamente di aver fatto tutto basandosi su dei sentito dire». L'occasione fu un processo per sequestro di persona al quale Massimiliano e Gilda vennero sottoposti perché, per ben due volte, tentarono di rapire la loro bambina dalla casa famiglia. «Ci è costato un anno e mezzo di prigione, ma lo rifarei», dice Massimiliano picchiando il pugno contro il muro, «ce lo aveva chiesto proprio Anna Giulia durante uno dei pochi colloqui che ci erano stati concessi. Non aveva ricevuto il mio regalo di Natale malgrado glielo avessi fatto recapitare e piangendo mi diceva che era stata lasciata in piedi per tutto il tempo del pranzo per punizione: mia figlia, una bambina ubbidiente e dolcissima! Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei». Ad un certo punto della vicenda ci fu un cambio di assistente sociale, la nuova operatrice iniziò a produrre relazioni favorevoli ai genitori di Anna Giulia. Non fu così, però, per i rilievi fatti dalla responsabile della casa famiglia gestita dal Centro aiuto bambini di Reggio Emilia Valeria Donati, che parlava invece di profondi malesseri psicologici della bambina. A firmare quei rilievi - e qui si aggiunge incubo all'incubo - una psicologa, responsabile della struttura, indagata per la spaventosa inchiesta «Veleno» che una ventina di anni fa - sempre in Emilia - stravolse la vita di altre famiglie, alle quali erano stati sottratti i figli con spaventose accuse di satanismo e pedofilia. «Quando l'abbiamo saputo siamo rimasti sconvolti - ricorda ancora Massimiliano - ma mai avremmo pensato di ritrovarci in un tunnel senza uscita di queste dimensioni. Ora voglio solo che chi ha fatto tutto questo finalmente si assuma le sue responsabilità, perché in questi 12 anni purtroppo io e mia moglie abbiamo visto solo persone capaci di qualsiasi cosa con la sicurezza di rimanere impunite». L'inchiesta «Angeli e demoni» riporta nei suoi atti tanti altri casi e documenta quello che sembra essere il preciso intento di sottrarre bambini alle loro famiglie con qualsiasi mezzo. Un sistema che secondo gli inquirenti comprenderebbe psicologi, periti, gestori di case famiglia, assistenti sociali e amministratori di istituzioni locali come diretti responsabili gerarchici. La vicenda di Anna Giulia e dei suoi genitori, però, sembra aprire scenari ancora più vasti disegnando una realtà forse perfino più grave di quella descritta dagli investigatori. «So che nostra figlia è stata adottata da una famiglia che risiede nella provincia di Milano. Sono sicuro che sta bene, ma non riesco a non sentire il cuore che mi scoppia nel petto quando penso che me l'hanno tolta che era una bimba e ora è una ragazza di quasi 14 anni. La vita mia e di mia moglie è stata distrutta, ma non deve essere così per Anna Giulia, quindi non voglio certo che lei torni da noi, ma se ve ne fosse la possibilità che sappia che esistiamo, che la ricordiamo in ogni momento e magari - se volesse - che possa rivederci».
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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