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2019-06-29
Il brodo di coltura di questo orrore è l’odio per la famiglia
iStock
Bisogna leggerle e rileggerle le parole di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex ministro e illustre esponente del Partito Democratico. Bisogna tenersi a mente quello che ha detto a proposito della vomitevole storia dei poveri bambini e ragazzini del reggiano che venivano vessati (pure con impulsi elettrici) e strappati alle loro famiglie per permettere a una Onlus di fare soldi.
Sostiene Delrio assieme ai suoi colleghi democratici emiliani Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi: «Su questo drammatico fatto di cronaca registriamo che diversi rappresentanti politici abbiano già emesso una sentenza sostituendosi alla magistratura, un atteggiamento patetico che strumentalizza ai meri fini di propaganda una vicenda oscura». Certo: secondo costoro il problema vero sono le parole del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, secondo il quale «il modello Emilia proposto dal Pd è diventato un film dell'orrore».
Beh, se ne facciano una ragione: Di Maio è nel giusto. Perché tutta questa vicenda orribile è frutto di una ideologia precisa, si è interamente sviluppata nell'ambiente progressista e si è nutrita delle fissazioni politiche che lo caratterizzano. Anche perché nel Reggiano non si muove foglia che Pd non voglia.
Facciamo alcuni esempi, giusto per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Tra gli arrestati c'è la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val d'Enza, Federica Anghinolfi, 57 anni. Basta scorrere il suo profilo Facebook per capire da che parte stia. Giusto l'altro giorno scriveva sul social: «Ognuno ha i capitani che si merita. Io scelgo Carola Rackete». Sì, poco prima di finire in manette inneggiava agli attivisti pro invasione di Sea Watch.
Il Corriere della sera definisce la Anghinolfi «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni». Secondo il giudice, sarebbero «la sua stessa condizione e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell'abuso da dimostrarsi a ogni costo». Ovvio, la signora è intrisa di ideologia Lgbt. Per lei la famiglia naturale è cattiva a prescindere. Nel 2016, presentando le sue attività con i minori assieme al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd (arrestato anche lui), la Anghinolfi spiegava che «in questo Paese è ancora troppo forte l'idea della famiglia patriarcale padrona dei figli». Ecco perché bisognava togliere i bambini ai genitori e, magari, affidarli a coppie arcobaleno.
E proprio a una coppia di donne è stata affidata una delle bimbe seguite dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Costei è la moglie di Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta della Onlus degli orrori, la Hansel e Gretel. «Dell'inchiesta non so dire molto. Non conosco i dettagli. Respingo le accuse. Sono assolutamente tranquillo. Sono uno stimato terapeuta. Credo di essere vittima di una volontà persecutoria», ha detto Foti alla Stampa dopo che gli hanno notificato i domiciliari.
Anche lui è un «intellettuale impegnato». Cura un sito che si presenta come «il quotidiano dell'infanzia inascoltata». Nel corso dei mesi ha pubblicato articoli molto duri contro il ddl Pillon sull'affido condiviso, ha rilanciato l'appello degli psicologi contro il decreto Sicurezza. Ma, soprattutto, Foti si è molto speso per i diritti Lgbt.
In un articolo sul suo giornaletto online scriveva che nel nostro Paese «permangono aree di intolleranza sul piano sociale e le radici dell'omofobia risultano ancora ben piantate sul piano culturale ed educativo». Nelle interviste sosteneva che «di sessualità con i bambini si può parlare. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». A suo dire, in Italia «l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata. Rimane lontana dall'agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza». E aggiungeva: «Se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze». Chiaro: Foti è sempre stato favorevole alla educazione sessuale nelle scuole, proponeva progetti contro il «bullismo omofobico» e l'intolleranza.
Abbiano portato solo un paio di esempi, ma indicativi. Eccolo il radioso modello Pd. Tutto basato sulla più pura ideologia progressista che tifa per i migranti e supporta le recriminazioni arcobaleno. Delrio e i suoi compagni si ostinano a difendere il «modello» emiliano, osano ancora parlare di eccellenza. Sapete che cosa ha partorito la loro ideologia nemica della famiglia, legata a Onlus e Ong e serva delle minoranze? Una storia mostruosa di abusi e violenze psicologiche sui minori. E questi hanno pure il fegato di difendere l'indifendibile.
Per violentare le menti dei piccini «funerali» al papà e finti esorcismi
La bambina era stata affidata ad una coppia omosessuale e le due nuove mamme, complici del sadico disegno, volevano a tutti i costi convincerla di essere stata abusata dai veri genitori. La spaventavano costringendola a nascondersi tra i sedili dell'auto durante le soste per evitare di essere «rapita dal papà». Le urlavano contro, accusandola di rovinare il loro rapporto perché incapace di «tirare fuori» i ricordi degli abusi subiti. E la descrivevano come una bambina cattiva convincendola di aver torturato il gatto di casa perché vittima degli abusi del padre, anche se al gatto la bimba non aveva fatto proprio nulla. E poi, il 25 dicembre, riunite intorno all'albero, facevano notare alla piccola, annichilita dalla sofferenza, come quello fosse «il primo Natale sereno» per lei e non quelli, più modesti e semplici, passati con i veri genitori.
Un altro bambino finito nel business dell'inchiesta «Angeli e Demoni», che in provincia di Reggio Emilia ha portato a 27 avvisi di garanzia, 16 misure cautelari a carico di politici, professionisti e assistenti sociali accusati di aver sottratto minori alle famiglie ipotizzando abusi sessuali mai commessi per fini di lucro, era costretto a subire periodicamente dei riti, quelli sì, dai gravi connotati sessuali, da parte dello psichiatra che avrebbe dovuto aiutarlo. Come si legge nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari quest'ultimo «si travestiva da lupo o da altri personaggi cattivi tratti da racconti popolari e inseguiva il bambino all'interno del proprio studio urlandogli contro e inseguendolo, col dichiarato fine di punirlo e sottometterlo anche con chiaro significato sessuale», associando al termine del gioco «la figura del lupo cattivo a quella del padre».
Ad un altro piccolo, strappato alla famiglia, veniva sistematicamente ribadito dai terapeuti che bisognava «elaborare il lutto e considerare emotivamente morto il padre», suggerendogli che «occorreva fare un funerale al papà». E come se non bastasse su una delle piccole vittime sono stati messi in atto rituali simili all'esorcismo. I terapeuti avevano convinto la piccina che all'interno del suo corpo «a seguito degli abusi si era creata una doppia personalità malvagia che riusciva a prendere il sopravvento sulla parte buona, inducendola a compiere atti aggressivi» e la terapeuta era arrivata ad «effettuare anche una sorta di atto esorcistico in cui tentava di interloquire con tale entità malvagia chiedendo che quest'ultima autorizzasse fisicamente la bambina a rispondere alle sue domande muovendo una parte del corpo». Va oltre l'immaginazione il lavaggio del cervello attuato, per anni secondo l'accusa, da professionisti del settore sulla mente di questi bambini inermi, allontanati all'improvviso dalla famiglia e sottoposti a disumane pressioni emotive.
L'inchiesta ha colpito al cuore il sistema dell'assistenza all'infanzia e i protagonisti sono tutt'altro che di secondo piano. Ai domiciliari oltre al sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, è finita la dirigente dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, la coordinatrice Maria Pia Veltri, una lunga serie di assistenti sociali sono stati interdetti dalla professione e, tra gli indagati c'è anche il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini.
E l'indagine potrebbe essere solo all'inizio. A confermare che potrebbero esserci a breve nuovi sviluppi è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini che, ieri, in conferenza stampa, ha motivato le misure cautelari con un «possibile inquinamento delle prove» e ha spiegato che dagli inquirenti «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori» e che «le indagini proseguiranno». Che si trattasse di un vero e proprio sistema, che ha trovato terreno fertile nei protocolli utilizzati nella presa in carico dei minori da parte dei servizi sociali, pare chiaro.
«Il copione era sempre lo stesso», spiegano gli stessi inquirenti. «Ad una segnalazione» o ad una minima «rivelazione del bambino alle insegnanti» relativa ad una difficile situazione in famiglia o nel caso di una «denuncia di uno dei due genitori verso l'altro» (per una causa di separazione ad esempio) seguivano immediatamente una serie di provvedimenti atti a separare definitivamente il minore dalla famiglia.
Il primo era «l'allontanamento in via d'urgenza da parte del servizio sociale», a cui seguivano le «le relazioni delle assistenti sociali all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica» con una «tendenziosa rappresentazione dei fatti».
Queste relazioni, con una prassi denunciata da anni da parte degli avvocati di parte (e già riportate un anno fa sulla Verità) venivano evidentemente vidimate senza particolari controlli da parte dei giudici incaricati, dando il via, anche «sulla scorta di indicazioni terapeutiche spesso ottenute mediante pressioni da parte degli assistenti sociali» all'affidamento del bambino a terzi e «all'invio dei minori presso la struttura pubblica (denominata La Cura) gestita, poi, dalla Onlus Hansel e Gretel, ritenuta al centro del sistema criminale.
Da quel momento in poi l'intera l'attività degli psicologi era finalizzata alla creazioni di falsi ricordi da instillare nella mente del bambino con l'intento di rendere credibile l'abuso (mai) subito. Attività che diventava particolarmente intensa in vicinanza delle audizioni dei minori davanti ai togati che dovevano decidere la loro collocazione e che, in nessun caso, si sono accorti che qualcosa non funzionava.
«Si presero la nostra Anna Giulia. Ora paghino per le vite rovinate»

Massimiliano Camparini con la moglie Gilda
«Adesso voglio che chi ha rovinato la nostra vita paghi». Massimiliano Camparini stringe forte la mano della moglie Gilda. Non vedono la loro figlia Anna Giulia da 9 anni e secondo la legge non dovrebbero vederla mai più. Due anni fa è stata data infatti in adozione dopo una vicenda dolorosissima che ora viene messa in dubbio fin dalle sue fondamenta dall'inchiesta «Angeli e demoni» che ha travolto comuni, servizi sociali e strutture di accoglienza dell'intera provincia di Reggio Emilia.
Nella storia compare tra le 18 persone arrestate con l'accusa di aver falsificato atti e strumentalizzato situazioni familiari per togliere decine di bambini ai loro genitori, collocarli in strutture di accoglienza e poi renderli adottabili, il nome di Sara Gibertini: «Si tratta di quell'assistente sociale che nel 2007 ci fece portare via nostra figlia», continua Massimiliano. «Stilò una relazione dalla quale risultava che io e mia moglie eravamo tossicodipendenti, spacciatori e genitori indegni».
Massimiliano e Gilda avevano davvero avuto problemi di droga, molti anni prima, ma a seguito di una maldicenza all'alba di una mattina di marzo piombarono a casa loro i carabinieri convinti di trovare droga ovunque. Di stupefacenti, invece, nemmeno l'ombra. «Da quel momento, però, io e Gilda venimmo letteralmente marchiati, messi sotto il controllo degli assistenti sociali che giorno dopo giorno, senza venire nemmeno una volta a casa nostra, iniziarono a compilare relazioni nelle quali non solo si parlava di droga, facendo perfino riferimento ad arresti mai avvenuti e addirittura si diceva che facevamo vivere la nostra bambina nella sporcizia. Tutto questo - lo ripeto - senza mai avere nemmeno messo piede nella nostra abitazione né visto davvero quale fosse il nostro rapporto con Anna Giulia».
Massimiliano oggi non ha più remore nel parlare di relazioni false. «In realtà tutto era già venuto a galla quando la stessa assistente sociale, chiamata a testimoniare davanti a un giudice, ammise sfacciatamente di aver fatto tutto basandosi su dei sentito dire».
L'occasione fu un processo per sequestro di persona al quale Massimiliano e Gilda vennero sottoposti perché, per ben due volte, tentarono di rapire la loro bambina dalla casa famiglia. «Ci è costato un anno e mezzo di prigione, ma lo rifarei», dice Massimiliano picchiando il pugno contro il muro, «ce lo aveva chiesto proprio Anna Giulia durante uno dei pochi colloqui che ci erano stati concessi. Non aveva ricevuto il mio regalo di Natale malgrado glielo avessi fatto recapitare e piangendo mi diceva che era stata lasciata in piedi per tutto il tempo del pranzo per punizione: mia figlia, una bambina ubbidiente e dolcissima! Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei».
Ad un certo punto della vicenda ci fu un cambio di assistente sociale, la nuova operatrice iniziò a produrre relazioni favorevoli ai genitori di Anna Giulia.
Non fu così, però, per i rilievi fatti dalla responsabile della casa famiglia gestita dal Centro aiuto bambini di Reggio Emilia Valeria Donati, che parlava invece di profondi malesseri psicologici della bambina.
A firmare quei rilievi - e qui si aggiunge incubo all'incubo - una psicologa, responsabile della struttura, indagata per la spaventosa inchiesta «Veleno» che una ventina di anni fa - sempre in Emilia - stravolse la vita di altre famiglie, alle quali erano stati sottratti i figli con spaventose accuse di satanismo e pedofilia. «Quando l'abbiamo saputo siamo rimasti sconvolti - ricorda ancora Massimiliano - ma mai avremmo pensato di ritrovarci in un tunnel senza uscita di queste dimensioni. Ora voglio solo che chi ha fatto tutto questo finalmente si assuma le sue responsabilità, perché in questi 12 anni purtroppo io e mia moglie abbiamo visto solo persone capaci di qualsiasi cosa con la sicurezza di rimanere impunite».
L'inchiesta «Angeli e demoni» riporta nei suoi atti tanti altri casi e documenta quello che sembra essere il preciso intento di sottrarre bambini alle loro famiglie con qualsiasi mezzo. Un sistema che secondo gli inquirenti comprenderebbe psicologi, periti, gestori di case famiglia, assistenti sociali e amministratori di istituzioni locali come diretti responsabili gerarchici.
La vicenda di Anna Giulia e dei suoi genitori, però, sembra aprire scenari ancora più vasti disegnando una realtà forse perfino più grave di quella descritta dagli investigatori. «So che nostra figlia è stata adottata da una famiglia che risiede nella provincia di Milano. Sono sicuro che sta bene, ma non riesco a non sentire il cuore che mi scoppia nel petto quando penso che me l'hanno tolta che era una bimba e ora è una ragazza di quasi 14 anni. La vita mia e di mia moglie è stata distrutta, ma non deve essere così per Anna Giulia, quindi non voglio certo che lei torni da noi, ma se ve ne fosse la possibilità che sappia che esistiamo, che la ricordiamo in ogni momento e magari - se volesse - che possa rivederci».
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Molti degli accusati nel racket dei minori sono militanti Lgbt. Per i quali i nuclei naturali «padroni dei figli» vanno combattuti.Tra i trucchi perversi con i quali terapeuti e soggetti affidatari lavavano il cervello ai bimbi c'erano persino giochi sessuali con travestimenti da lupo. Il procuratore assicura: «L'inchiesta non è finita qui».Massimiliano Camparini si vide togliere la figlia da esperti e psicologi i cui nomi tornano nell'inchiesta «Angeli e demoni» e in altri casi analoghi. «Sono persone capaci di qualsiasi cosa, certe dell'impunità».Lo speciale contiene tre articoli.Bisogna leggerle e rileggerle le parole di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex ministro e illustre esponente del Partito Democratico. Bisogna tenersi a mente quello che ha detto a proposito della vomitevole storia dei poveri bambini e ragazzini del reggiano che venivano vessati (pure con impulsi elettrici) e strappati alle loro famiglie per permettere a una Onlus di fare soldi. Sostiene Delrio assieme ai suoi colleghi democratici emiliani Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi: «Su questo drammatico fatto di cronaca registriamo che diversi rappresentanti politici abbiano già emesso una sentenza sostituendosi alla magistratura, un atteggiamento patetico che strumentalizza ai meri fini di propaganda una vicenda oscura». Certo: secondo costoro il problema vero sono le parole del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, secondo il quale «il modello Emilia proposto dal Pd è diventato un film dell'orrore».Beh, se ne facciano una ragione: Di Maio è nel giusto. Perché tutta questa vicenda orribile è frutto di una ideologia precisa, si è interamente sviluppata nell'ambiente progressista e si è nutrita delle fissazioni politiche che lo caratterizzano. Anche perché nel Reggiano non si muove foglia che Pd non voglia.Facciamo alcuni esempi, giusto per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Tra gli arrestati c'è la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val d'Enza, Federica Anghinolfi, 57 anni. Basta scorrere il suo profilo Facebook per capire da che parte stia. Giusto l'altro giorno scriveva sul social: «Ognuno ha i capitani che si merita. Io scelgo Carola Rackete». Sì, poco prima di finire in manette inneggiava agli attivisti pro invasione di Sea Watch.Il Corriere della sera definisce la Anghinolfi «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni». Secondo il giudice, sarebbero «la sua stessa condizione e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell'abuso da dimostrarsi a ogni costo». Ovvio, la signora è intrisa di ideologia Lgbt. Per lei la famiglia naturale è cattiva a prescindere. Nel 2016, presentando le sue attività con i minori assieme al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd (arrestato anche lui), la Anghinolfi spiegava che «in questo Paese è ancora troppo forte l'idea della famiglia patriarcale padrona dei figli». Ecco perché bisognava togliere i bambini ai genitori e, magari, affidarli a coppie arcobaleno.E proprio a una coppia di donne è stata affidata una delle bimbe seguite dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Costei è la moglie di Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta della Onlus degli orrori, la Hansel e Gretel. «Dell'inchiesta non so dire molto. Non conosco i dettagli. Respingo le accuse. Sono assolutamente tranquillo. Sono uno stimato terapeuta. Credo di essere vittima di una volontà persecutoria», ha detto Foti alla Stampa dopo che gli hanno notificato i domiciliari.Anche lui è un «intellettuale impegnato». Cura un sito che si presenta come «il quotidiano dell'infanzia inascoltata». Nel corso dei mesi ha pubblicato articoli molto duri contro il ddl Pillon sull'affido condiviso, ha rilanciato l'appello degli psicologi contro il decreto Sicurezza. Ma, soprattutto, Foti si è molto speso per i diritti Lgbt.In un articolo sul suo giornaletto online scriveva che nel nostro Paese «permangono aree di intolleranza sul piano sociale e le radici dell'omofobia risultano ancora ben piantate sul piano culturale ed educativo». Nelle interviste sosteneva che «di sessualità con i bambini si può parlare. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». A suo dire, in Italia «l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata. Rimane lontana dall'agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza». E aggiungeva: «Se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze». Chiaro: Foti è sempre stato favorevole alla educazione sessuale nelle scuole, proponeva progetti contro il «bullismo omofobico» e l'intolleranza. Abbiano portato solo un paio di esempi, ma indicativi. Eccolo il radioso modello Pd. Tutto basato sulla più pura ideologia progressista che tifa per i migranti e supporta le recriminazioni arcobaleno. Delrio e i suoi compagni si ostinano a difendere il «modello» emiliano, osano ancora parlare di eccellenza. Sapete che cosa ha partorito la loro ideologia nemica della famiglia, legata a Onlus e Ong e serva delle minoranze? Una storia mostruosa di abusi e violenze psicologiche sui minori. E questi hanno pure il fegato di difendere l'indifendibile. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-brodo-di-coltura-di-questo-orrore-e-lodio-per-la-famiglia-2639021943.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="per-violentare-le-menti-dei-piccini-funerali-al-papa-e-finti-esorcismi" data-post-id="2639021943" data-published-at="1778892624" data-use-pagination="False"> Per violentare le menti dei piccini «funerali» al papà e finti esorcismi La bambina era stata affidata ad una coppia omosessuale e le due nuove mamme, complici del sadico disegno, volevano a tutti i costi convincerla di essere stata abusata dai veri genitori. La spaventavano costringendola a nascondersi tra i sedili dell'auto durante le soste per evitare di essere «rapita dal papà». Le urlavano contro, accusandola di rovinare il loro rapporto perché incapace di «tirare fuori» i ricordi degli abusi subiti. E la descrivevano come una bambina cattiva convincendola di aver torturato il gatto di casa perché vittima degli abusi del padre, anche se al gatto la bimba non aveva fatto proprio nulla. E poi, il 25 dicembre, riunite intorno all'albero, facevano notare alla piccola, annichilita dalla sofferenza, come quello fosse «il primo Natale sereno» per lei e non quelli, più modesti e semplici, passati con i veri genitori. Un altro bambino finito nel business dell'inchiesta «Angeli e Demoni», che in provincia di Reggio Emilia ha portato a 27 avvisi di garanzia, 16 misure cautelari a carico di politici, professionisti e assistenti sociali accusati di aver sottratto minori alle famiglie ipotizzando abusi sessuali mai commessi per fini di lucro, era costretto a subire periodicamente dei riti, quelli sì, dai gravi connotati sessuali, da parte dello psichiatra che avrebbe dovuto aiutarlo. Come si legge nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari quest'ultimo «si travestiva da lupo o da altri personaggi cattivi tratti da racconti popolari e inseguiva il bambino all'interno del proprio studio urlandogli contro e inseguendolo, col dichiarato fine di punirlo e sottometterlo anche con chiaro significato sessuale», associando al termine del gioco «la figura del lupo cattivo a quella del padre». Ad un altro piccolo, strappato alla famiglia, veniva sistematicamente ribadito dai terapeuti che bisognava «elaborare il lutto e considerare emotivamente morto il padre», suggerendogli che «occorreva fare un funerale al papà». E come se non bastasse su una delle piccole vittime sono stati messi in atto rituali simili all'esorcismo. I terapeuti avevano convinto la piccina che all'interno del suo corpo «a seguito degli abusi si era creata una doppia personalità malvagia che riusciva a prendere il sopravvento sulla parte buona, inducendola a compiere atti aggressivi» e la terapeuta era arrivata ad «effettuare anche una sorta di atto esorcistico in cui tentava di interloquire con tale entità malvagia chiedendo che quest'ultima autorizzasse fisicamente la bambina a rispondere alle sue domande muovendo una parte del corpo». Va oltre l'immaginazione il lavaggio del cervello attuato, per anni secondo l'accusa, da professionisti del settore sulla mente di questi bambini inermi, allontanati all'improvviso dalla famiglia e sottoposti a disumane pressioni emotive. L'inchiesta ha colpito al cuore il sistema dell'assistenza all'infanzia e i protagonisti sono tutt'altro che di secondo piano. Ai domiciliari oltre al sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, è finita la dirigente dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, la coordinatrice Maria Pia Veltri, una lunga serie di assistenti sociali sono stati interdetti dalla professione e, tra gli indagati c'è anche il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini. E l'indagine potrebbe essere solo all'inizio. A confermare che potrebbero esserci a breve nuovi sviluppi è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini che, ieri, in conferenza stampa, ha motivato le misure cautelari con un «possibile inquinamento delle prove» e ha spiegato che dagli inquirenti «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori» e che «le indagini proseguiranno». Che si trattasse di un vero e proprio sistema, che ha trovato terreno fertile nei protocolli utilizzati nella presa in carico dei minori da parte dei servizi sociali, pare chiaro. «Il copione era sempre lo stesso», spiegano gli stessi inquirenti. «Ad una segnalazione» o ad una minima «rivelazione del bambino alle insegnanti» relativa ad una difficile situazione in famiglia o nel caso di una «denuncia di uno dei due genitori verso l'altro» (per una causa di separazione ad esempio) seguivano immediatamente una serie di provvedimenti atti a separare definitivamente il minore dalla famiglia. Il primo era «l'allontanamento in via d'urgenza da parte del servizio sociale», a cui seguivano le «le relazioni delle assistenti sociali all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica» con una «tendenziosa rappresentazione dei fatti». Queste relazioni, con una prassi denunciata da anni da parte degli avvocati di parte (e già riportate un anno fa sulla Verità) venivano evidentemente vidimate senza particolari controlli da parte dei giudici incaricati, dando il via, anche «sulla scorta di indicazioni terapeutiche spesso ottenute mediante pressioni da parte degli assistenti sociali» all'affidamento del bambino a terzi e «all'invio dei minori presso la struttura pubblica (denominata La Cura) gestita, poi, dalla Onlus Hansel e Gretel, ritenuta al centro del sistema criminale. Da quel momento in poi l'intera l'attività degli psicologi era finalizzata alla creazioni di falsi ricordi da instillare nella mente del bambino con l'intento di rendere credibile l'abuso (mai) subito. Attività che diventava particolarmente intensa in vicinanza delle audizioni dei minori davanti ai togati che dovevano decidere la loro collocazione e che, in nessun caso, si sono accorti che qualcosa non funzionava. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-brodo-di-coltura-di-questo-orrore-e-lodio-per-la-famiglia-2639021943.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="si-presero-la-nostra-anna-giulia-ora-paghino-per-le-vite-rovinate" data-post-id="2639021943" data-published-at="1778892624" data-use-pagination="False"> «Si presero la nostra Anna Giulia. Ora paghino per le vite rovinate» Massimiliano Camparini con la moglie Gilda «Adesso voglio che chi ha rovinato la nostra vita paghi». Massimiliano Camparini stringe forte la mano della moglie Gilda. Non vedono la loro figlia Anna Giulia da 9 anni e secondo la legge non dovrebbero vederla mai più. Due anni fa è stata data infatti in adozione dopo una vicenda dolorosissima che ora viene messa in dubbio fin dalle sue fondamenta dall'inchiesta «Angeli e demoni» che ha travolto comuni, servizi sociali e strutture di accoglienza dell'intera provincia di Reggio Emilia. Nella storia compare tra le 18 persone arrestate con l'accusa di aver falsificato atti e strumentalizzato situazioni familiari per togliere decine di bambini ai loro genitori, collocarli in strutture di accoglienza e poi renderli adottabili, il nome di Sara Gibertini: «Si tratta di quell'assistente sociale che nel 2007 ci fece portare via nostra figlia», continua Massimiliano. «Stilò una relazione dalla quale risultava che io e mia moglie eravamo tossicodipendenti, spacciatori e genitori indegni». Massimiliano e Gilda avevano davvero avuto problemi di droga, molti anni prima, ma a seguito di una maldicenza all'alba di una mattina di marzo piombarono a casa loro i carabinieri convinti di trovare droga ovunque. Di stupefacenti, invece, nemmeno l'ombra. «Da quel momento, però, io e Gilda venimmo letteralmente marchiati, messi sotto il controllo degli assistenti sociali che giorno dopo giorno, senza venire nemmeno una volta a casa nostra, iniziarono a compilare relazioni nelle quali non solo si parlava di droga, facendo perfino riferimento ad arresti mai avvenuti e addirittura si diceva che facevamo vivere la nostra bambina nella sporcizia. Tutto questo - lo ripeto - senza mai avere nemmeno messo piede nella nostra abitazione né visto davvero quale fosse il nostro rapporto con Anna Giulia». Massimiliano oggi non ha più remore nel parlare di relazioni false. «In realtà tutto era già venuto a galla quando la stessa assistente sociale, chiamata a testimoniare davanti a un giudice, ammise sfacciatamente di aver fatto tutto basandosi su dei sentito dire». L'occasione fu un processo per sequestro di persona al quale Massimiliano e Gilda vennero sottoposti perché, per ben due volte, tentarono di rapire la loro bambina dalla casa famiglia. «Ci è costato un anno e mezzo di prigione, ma lo rifarei», dice Massimiliano picchiando il pugno contro il muro, «ce lo aveva chiesto proprio Anna Giulia durante uno dei pochi colloqui che ci erano stati concessi. Non aveva ricevuto il mio regalo di Natale malgrado glielo avessi fatto recapitare e piangendo mi diceva che era stata lasciata in piedi per tutto il tempo del pranzo per punizione: mia figlia, una bambina ubbidiente e dolcissima! Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei». Ad un certo punto della vicenda ci fu un cambio di assistente sociale, la nuova operatrice iniziò a produrre relazioni favorevoli ai genitori di Anna Giulia. Non fu così, però, per i rilievi fatti dalla responsabile della casa famiglia gestita dal Centro aiuto bambini di Reggio Emilia Valeria Donati, che parlava invece di profondi malesseri psicologici della bambina. A firmare quei rilievi - e qui si aggiunge incubo all'incubo - una psicologa, responsabile della struttura, indagata per la spaventosa inchiesta «Veleno» che una ventina di anni fa - sempre in Emilia - stravolse la vita di altre famiglie, alle quali erano stati sottratti i figli con spaventose accuse di satanismo e pedofilia. «Quando l'abbiamo saputo siamo rimasti sconvolti - ricorda ancora Massimiliano - ma mai avremmo pensato di ritrovarci in un tunnel senza uscita di queste dimensioni. Ora voglio solo che chi ha fatto tutto questo finalmente si assuma le sue responsabilità, perché in questi 12 anni purtroppo io e mia moglie abbiamo visto solo persone capaci di qualsiasi cosa con la sicurezza di rimanere impunite». L'inchiesta «Angeli e demoni» riporta nei suoi atti tanti altri casi e documenta quello che sembra essere il preciso intento di sottrarre bambini alle loro famiglie con qualsiasi mezzo. Un sistema che secondo gli inquirenti comprenderebbe psicologi, periti, gestori di case famiglia, assistenti sociali e amministratori di istituzioni locali come diretti responsabili gerarchici. La vicenda di Anna Giulia e dei suoi genitori, però, sembra aprire scenari ancora più vasti disegnando una realtà forse perfino più grave di quella descritta dagli investigatori. «So che nostra figlia è stata adottata da una famiglia che risiede nella provincia di Milano. Sono sicuro che sta bene, ma non riesco a non sentire il cuore che mi scoppia nel petto quando penso che me l'hanno tolta che era una bimba e ora è una ragazza di quasi 14 anni. La vita mia e di mia moglie è stata distrutta, ma non deve essere così per Anna Giulia, quindi non voglio certo che lei torni da noi, ma se ve ne fosse la possibilità che sappia che esistiamo, che la ricordiamo in ogni momento e magari - se volesse - che possa rivederci».
Monica Montefalcone (Ansa)
Ieri le squadre di soccorso nell’arcipelago hanno recuperato il primo corpo, quello di Gianluca Benedetti. Ancora disperse, invece, le altre quattro vittime di quello che le autorità locali hanno definito il più grave incidente subacqueo nella storia del Paese. Le immersioni di soccorso, considerate di per sé ad alto rischio, sono state interrotte per il maltempo dopo l’una di ieri e riprenderanno oggi.
Dopo il ritrovamento del corpo di Benedetti, il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha espresso su X «le nostre più sentite condoglianze a Sergio Mattarella e al popolo italiano per il tragico incidente». «Siamo profondamente addolorati per questa tragedia», ha detto Muizzu, «e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie del cittadino italiano deceduto, ai quattro italiani dispersi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento. La ricerca dei quattro subacquei ancora dispersi rimane la nostra massima priorità e il governo delle Maldive ringrazia l’Italia per il supporto fornito alle vaste operazioni di recupero in corso».
Sui dettagli delle ricerche è intervenuto portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, che ha dichiarato che le autorità hanno delimitato l’area di ricerca e che riprenderanno le operazioni non appena le condizioni meteorologiche miglioreranno. Si ritiene che le vittime siano intrappolate all’interno di una grotta a una profondità di 62 metri. «Le condizioni meteorologiche non sono ideali per le immersioni e il mare è molto agitato. Abbiamo inviato nella zona la nostra nave più grande della Guardia costiera e anche i diplomatici italiani sono sul posto», ha dichiarato Shareef. Ha aggiunto che ai turisti non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri. «Verrà avviata un’indagine separata per accertare come questi subacquei siano finiti al di sotto della profondità consentita, ma al momento la nostra priorità è la ricerca e il salvataggio», ha concluso Shareef.
Intanto, anche la Procura di Roma ha fatto sapere che aprirà un fascicolo di indagine in relazione al decesso di cinque cittadini italiani durante un’immersione nel mare delle Maldive. Formalmente i pm capitolini attendono la comunicazione del consolato e, a quel punto, affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi. «Il tempo ieri (giovedì, ndr) al momento dell’immersione era bello, il mare non era perturbato e la visibilità ottima», ha raccontato all’Ansa una delle persone a bordo della safari boat Duke of York da cui si sono tuffati i cinque italiani morti durante l’immersione alle grotte di Alimathà. «Non abbiamo idea di cosa possa essere successo in quegli antri», ha aggiunto, «è presto per fare ipotesi. Bisogna ancora recuperare quattro corpi. Stiamo bene ma sotto choc».
«Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto 5.000 immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà»: Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, ha appena finito di parlare con l’ambasciata. La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, laurea triennale di Ingegneria biomedica. Quando ieri ha ricevuto la telefonata dall’ambasciata «mi sono crollate le gambe. E da lì non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui». Il marito spera che ritrovino i corpi anche perché «di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo».
In una nota, la Farnesina ha rassicurato sulle condizioni degli altri 20 italiani a bordo del Duke of York che hanno partecipato alla spedizione insieme ai cinque connazionali deceduti. L’ambasciata d’Italia a Colombo sta offrendo loro assistenza e ha preso contatto con la Mezzaluna rossa che si è offerta di inviare volontari addestrati a offrire primo soccorso psicologico per gli italiani ancora a bordo del battello tra cui non si registrano feriti.
Tuttavia, a causa del maltempo, non è chiaro se i soccorritori potranno raggiungere la barca, che intanto si è spostata in cerca di un approdo sicuro, in attesa dl miglioramento delle condizioni meteo per poter fare rientro a Malè. La sede diplomatica è anche in contatto con il gruppo Dan, compagnia assicurativa specializzata in copertura dei subacquei. Dan ha in programma di coordinarsi con le autorità locali per dare supporto sia alle operazioni di recupero delle salme, sia per il rimpatrio delle stesse.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue da vicino situazione connazionali alle Maldive e ha dato indicazioni all’ambasciata e al consolato di tenersi in stretto contatto con le autorità locali. L’isola Alimathà, il luogo delle Maldive dove sono morti i cinque italiani, fa parte dell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo o 20 minuti di idrovolante dalla capitale Malè.
L’ambasciatore Italiano alle Maldive, Damiano Francovigh, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno, ha spiegato: «La grotta consiste in tre ambienti successivi: sono riusciti (i soccorritori, ndr) a raggiungere i primi due ma non il terzo. Nei primi due non sono riusciti a intravedere i corpi dei connazionali. Anche domani (oggi, ndr) cercheranno di fare un’ulteriore immersione, hanno garantito che domani dovrebbero riuscire a raggiungere l’ultimo degli ambienti quindi verosimilmente vedere i corpi dei nostri connazionali».
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Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.