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2019-06-29
Il brodo di coltura di questo orrore è l’odio per la famiglia
iStock
Bisogna leggerle e rileggerle le parole di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex ministro e illustre esponente del Partito Democratico. Bisogna tenersi a mente quello che ha detto a proposito della vomitevole storia dei poveri bambini e ragazzini del reggiano che venivano vessati (pure con impulsi elettrici) e strappati alle loro famiglie per permettere a una Onlus di fare soldi.
Sostiene Delrio assieme ai suoi colleghi democratici emiliani Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi: «Su questo drammatico fatto di cronaca registriamo che diversi rappresentanti politici abbiano già emesso una sentenza sostituendosi alla magistratura, un atteggiamento patetico che strumentalizza ai meri fini di propaganda una vicenda oscura». Certo: secondo costoro il problema vero sono le parole del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, secondo il quale «il modello Emilia proposto dal Pd è diventato un film dell'orrore».
Beh, se ne facciano una ragione: Di Maio è nel giusto. Perché tutta questa vicenda orribile è frutto di una ideologia precisa, si è interamente sviluppata nell'ambiente progressista e si è nutrita delle fissazioni politiche che lo caratterizzano. Anche perché nel Reggiano non si muove foglia che Pd non voglia.
Facciamo alcuni esempi, giusto per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Tra gli arrestati c'è la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val d'Enza, Federica Anghinolfi, 57 anni. Basta scorrere il suo profilo Facebook per capire da che parte stia. Giusto l'altro giorno scriveva sul social: «Ognuno ha i capitani che si merita. Io scelgo Carola Rackete». Sì, poco prima di finire in manette inneggiava agli attivisti pro invasione di Sea Watch.
Il Corriere della sera definisce la Anghinolfi «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni». Secondo il giudice, sarebbero «la sua stessa condizione e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell'abuso da dimostrarsi a ogni costo». Ovvio, la signora è intrisa di ideologia Lgbt. Per lei la famiglia naturale è cattiva a prescindere. Nel 2016, presentando le sue attività con i minori assieme al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd (arrestato anche lui), la Anghinolfi spiegava che «in questo Paese è ancora troppo forte l'idea della famiglia patriarcale padrona dei figli». Ecco perché bisognava togliere i bambini ai genitori e, magari, affidarli a coppie arcobaleno.
E proprio a una coppia di donne è stata affidata una delle bimbe seguite dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Costei è la moglie di Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta della Onlus degli orrori, la Hansel e Gretel. «Dell'inchiesta non so dire molto. Non conosco i dettagli. Respingo le accuse. Sono assolutamente tranquillo. Sono uno stimato terapeuta. Credo di essere vittima di una volontà persecutoria», ha detto Foti alla Stampa dopo che gli hanno notificato i domiciliari.
Anche lui è un «intellettuale impegnato». Cura un sito che si presenta come «il quotidiano dell'infanzia inascoltata». Nel corso dei mesi ha pubblicato articoli molto duri contro il ddl Pillon sull'affido condiviso, ha rilanciato l'appello degli psicologi contro il decreto Sicurezza. Ma, soprattutto, Foti si è molto speso per i diritti Lgbt.
In un articolo sul suo giornaletto online scriveva che nel nostro Paese «permangono aree di intolleranza sul piano sociale e le radici dell'omofobia risultano ancora ben piantate sul piano culturale ed educativo». Nelle interviste sosteneva che «di sessualità con i bambini si può parlare. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». A suo dire, in Italia «l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata. Rimane lontana dall'agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza». E aggiungeva: «Se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze». Chiaro: Foti è sempre stato favorevole alla educazione sessuale nelle scuole, proponeva progetti contro il «bullismo omofobico» e l'intolleranza.
Abbiano portato solo un paio di esempi, ma indicativi. Eccolo il radioso modello Pd. Tutto basato sulla più pura ideologia progressista che tifa per i migranti e supporta le recriminazioni arcobaleno. Delrio e i suoi compagni si ostinano a difendere il «modello» emiliano, osano ancora parlare di eccellenza. Sapete che cosa ha partorito la loro ideologia nemica della famiglia, legata a Onlus e Ong e serva delle minoranze? Una storia mostruosa di abusi e violenze psicologiche sui minori. E questi hanno pure il fegato di difendere l'indifendibile.
Per violentare le menti dei piccini «funerali» al papà e finti esorcismi
La bambina era stata affidata ad una coppia omosessuale e le due nuove mamme, complici del sadico disegno, volevano a tutti i costi convincerla di essere stata abusata dai veri genitori. La spaventavano costringendola a nascondersi tra i sedili dell'auto durante le soste per evitare di essere «rapita dal papà». Le urlavano contro, accusandola di rovinare il loro rapporto perché incapace di «tirare fuori» i ricordi degli abusi subiti. E la descrivevano come una bambina cattiva convincendola di aver torturato il gatto di casa perché vittima degli abusi del padre, anche se al gatto la bimba non aveva fatto proprio nulla. E poi, il 25 dicembre, riunite intorno all'albero, facevano notare alla piccola, annichilita dalla sofferenza, come quello fosse «il primo Natale sereno» per lei e non quelli, più modesti e semplici, passati con i veri genitori.
Un altro bambino finito nel business dell'inchiesta «Angeli e Demoni», che in provincia di Reggio Emilia ha portato a 27 avvisi di garanzia, 16 misure cautelari a carico di politici, professionisti e assistenti sociali accusati di aver sottratto minori alle famiglie ipotizzando abusi sessuali mai commessi per fini di lucro, era costretto a subire periodicamente dei riti, quelli sì, dai gravi connotati sessuali, da parte dello psichiatra che avrebbe dovuto aiutarlo. Come si legge nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari quest'ultimo «si travestiva da lupo o da altri personaggi cattivi tratti da racconti popolari e inseguiva il bambino all'interno del proprio studio urlandogli contro e inseguendolo, col dichiarato fine di punirlo e sottometterlo anche con chiaro significato sessuale», associando al termine del gioco «la figura del lupo cattivo a quella del padre».
Ad un altro piccolo, strappato alla famiglia, veniva sistematicamente ribadito dai terapeuti che bisognava «elaborare il lutto e considerare emotivamente morto il padre», suggerendogli che «occorreva fare un funerale al papà». E come se non bastasse su una delle piccole vittime sono stati messi in atto rituali simili all'esorcismo. I terapeuti avevano convinto la piccina che all'interno del suo corpo «a seguito degli abusi si era creata una doppia personalità malvagia che riusciva a prendere il sopravvento sulla parte buona, inducendola a compiere atti aggressivi» e la terapeuta era arrivata ad «effettuare anche una sorta di atto esorcistico in cui tentava di interloquire con tale entità malvagia chiedendo che quest'ultima autorizzasse fisicamente la bambina a rispondere alle sue domande muovendo una parte del corpo». Va oltre l'immaginazione il lavaggio del cervello attuato, per anni secondo l'accusa, da professionisti del settore sulla mente di questi bambini inermi, allontanati all'improvviso dalla famiglia e sottoposti a disumane pressioni emotive.
L'inchiesta ha colpito al cuore il sistema dell'assistenza all'infanzia e i protagonisti sono tutt'altro che di secondo piano. Ai domiciliari oltre al sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, è finita la dirigente dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, la coordinatrice Maria Pia Veltri, una lunga serie di assistenti sociali sono stati interdetti dalla professione e, tra gli indagati c'è anche il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini.
E l'indagine potrebbe essere solo all'inizio. A confermare che potrebbero esserci a breve nuovi sviluppi è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini che, ieri, in conferenza stampa, ha motivato le misure cautelari con un «possibile inquinamento delle prove» e ha spiegato che dagli inquirenti «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori» e che «le indagini proseguiranno». Che si trattasse di un vero e proprio sistema, che ha trovato terreno fertile nei protocolli utilizzati nella presa in carico dei minori da parte dei servizi sociali, pare chiaro.
«Il copione era sempre lo stesso», spiegano gli stessi inquirenti. «Ad una segnalazione» o ad una minima «rivelazione del bambino alle insegnanti» relativa ad una difficile situazione in famiglia o nel caso di una «denuncia di uno dei due genitori verso l'altro» (per una causa di separazione ad esempio) seguivano immediatamente una serie di provvedimenti atti a separare definitivamente il minore dalla famiglia.
Il primo era «l'allontanamento in via d'urgenza da parte del servizio sociale», a cui seguivano le «le relazioni delle assistenti sociali all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica» con una «tendenziosa rappresentazione dei fatti».
Queste relazioni, con una prassi denunciata da anni da parte degli avvocati di parte (e già riportate un anno fa sulla Verità) venivano evidentemente vidimate senza particolari controlli da parte dei giudici incaricati, dando il via, anche «sulla scorta di indicazioni terapeutiche spesso ottenute mediante pressioni da parte degli assistenti sociali» all'affidamento del bambino a terzi e «all'invio dei minori presso la struttura pubblica (denominata La Cura) gestita, poi, dalla Onlus Hansel e Gretel, ritenuta al centro del sistema criminale.
Da quel momento in poi l'intera l'attività degli psicologi era finalizzata alla creazioni di falsi ricordi da instillare nella mente del bambino con l'intento di rendere credibile l'abuso (mai) subito. Attività che diventava particolarmente intensa in vicinanza delle audizioni dei minori davanti ai togati che dovevano decidere la loro collocazione e che, in nessun caso, si sono accorti che qualcosa non funzionava.
«Si presero la nostra Anna Giulia. Ora paghino per le vite rovinate»

Massimiliano Camparini con la moglie Gilda
«Adesso voglio che chi ha rovinato la nostra vita paghi». Massimiliano Camparini stringe forte la mano della moglie Gilda. Non vedono la loro figlia Anna Giulia da 9 anni e secondo la legge non dovrebbero vederla mai più. Due anni fa è stata data infatti in adozione dopo una vicenda dolorosissima che ora viene messa in dubbio fin dalle sue fondamenta dall'inchiesta «Angeli e demoni» che ha travolto comuni, servizi sociali e strutture di accoglienza dell'intera provincia di Reggio Emilia.
Nella storia compare tra le 18 persone arrestate con l'accusa di aver falsificato atti e strumentalizzato situazioni familiari per togliere decine di bambini ai loro genitori, collocarli in strutture di accoglienza e poi renderli adottabili, il nome di Sara Gibertini: «Si tratta di quell'assistente sociale che nel 2007 ci fece portare via nostra figlia», continua Massimiliano. «Stilò una relazione dalla quale risultava che io e mia moglie eravamo tossicodipendenti, spacciatori e genitori indegni».
Massimiliano e Gilda avevano davvero avuto problemi di droga, molti anni prima, ma a seguito di una maldicenza all'alba di una mattina di marzo piombarono a casa loro i carabinieri convinti di trovare droga ovunque. Di stupefacenti, invece, nemmeno l'ombra. «Da quel momento, però, io e Gilda venimmo letteralmente marchiati, messi sotto il controllo degli assistenti sociali che giorno dopo giorno, senza venire nemmeno una volta a casa nostra, iniziarono a compilare relazioni nelle quali non solo si parlava di droga, facendo perfino riferimento ad arresti mai avvenuti e addirittura si diceva che facevamo vivere la nostra bambina nella sporcizia. Tutto questo - lo ripeto - senza mai avere nemmeno messo piede nella nostra abitazione né visto davvero quale fosse il nostro rapporto con Anna Giulia».
Massimiliano oggi non ha più remore nel parlare di relazioni false. «In realtà tutto era già venuto a galla quando la stessa assistente sociale, chiamata a testimoniare davanti a un giudice, ammise sfacciatamente di aver fatto tutto basandosi su dei sentito dire».
L'occasione fu un processo per sequestro di persona al quale Massimiliano e Gilda vennero sottoposti perché, per ben due volte, tentarono di rapire la loro bambina dalla casa famiglia. «Ci è costato un anno e mezzo di prigione, ma lo rifarei», dice Massimiliano picchiando il pugno contro il muro, «ce lo aveva chiesto proprio Anna Giulia durante uno dei pochi colloqui che ci erano stati concessi. Non aveva ricevuto il mio regalo di Natale malgrado glielo avessi fatto recapitare e piangendo mi diceva che era stata lasciata in piedi per tutto il tempo del pranzo per punizione: mia figlia, una bambina ubbidiente e dolcissima! Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei».
Ad un certo punto della vicenda ci fu un cambio di assistente sociale, la nuova operatrice iniziò a produrre relazioni favorevoli ai genitori di Anna Giulia.
Non fu così, però, per i rilievi fatti dalla responsabile della casa famiglia gestita dal Centro aiuto bambini di Reggio Emilia Valeria Donati, che parlava invece di profondi malesseri psicologici della bambina.
A firmare quei rilievi - e qui si aggiunge incubo all'incubo - una psicologa, responsabile della struttura, indagata per la spaventosa inchiesta «Veleno» che una ventina di anni fa - sempre in Emilia - stravolse la vita di altre famiglie, alle quali erano stati sottratti i figli con spaventose accuse di satanismo e pedofilia. «Quando l'abbiamo saputo siamo rimasti sconvolti - ricorda ancora Massimiliano - ma mai avremmo pensato di ritrovarci in un tunnel senza uscita di queste dimensioni. Ora voglio solo che chi ha fatto tutto questo finalmente si assuma le sue responsabilità, perché in questi 12 anni purtroppo io e mia moglie abbiamo visto solo persone capaci di qualsiasi cosa con la sicurezza di rimanere impunite».
L'inchiesta «Angeli e demoni» riporta nei suoi atti tanti altri casi e documenta quello che sembra essere il preciso intento di sottrarre bambini alle loro famiglie con qualsiasi mezzo. Un sistema che secondo gli inquirenti comprenderebbe psicologi, periti, gestori di case famiglia, assistenti sociali e amministratori di istituzioni locali come diretti responsabili gerarchici.
La vicenda di Anna Giulia e dei suoi genitori, però, sembra aprire scenari ancora più vasti disegnando una realtà forse perfino più grave di quella descritta dagli investigatori. «So che nostra figlia è stata adottata da una famiglia che risiede nella provincia di Milano. Sono sicuro che sta bene, ma non riesco a non sentire il cuore che mi scoppia nel petto quando penso che me l'hanno tolta che era una bimba e ora è una ragazza di quasi 14 anni. La vita mia e di mia moglie è stata distrutta, ma non deve essere così per Anna Giulia, quindi non voglio certo che lei torni da noi, ma se ve ne fosse la possibilità che sappia che esistiamo, che la ricordiamo in ogni momento e magari - se volesse - che possa rivederci».
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Molti degli accusati nel racket dei minori sono militanti Lgbt. Per i quali i nuclei naturali «padroni dei figli» vanno combattuti.Tra i trucchi perversi con i quali terapeuti e soggetti affidatari lavavano il cervello ai bimbi c'erano persino giochi sessuali con travestimenti da lupo. Il procuratore assicura: «L'inchiesta non è finita qui».Massimiliano Camparini si vide togliere la figlia da esperti e psicologi i cui nomi tornano nell'inchiesta «Angeli e demoni» e in altri casi analoghi. «Sono persone capaci di qualsiasi cosa, certe dell'impunità».Lo speciale contiene tre articoli.Bisogna leggerle e rileggerle le parole di Graziano Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia, ex ministro e illustre esponente del Partito Democratico. Bisogna tenersi a mente quello che ha detto a proposito della vomitevole storia dei poveri bambini e ragazzini del reggiano che venivano vessati (pure con impulsi elettrici) e strappati alle loro famiglie per permettere a una Onlus di fare soldi. Sostiene Delrio assieme ai suoi colleghi democratici emiliani Vanna Iori, Antonella Incerti e Andrea Rossi: «Su questo drammatico fatto di cronaca registriamo che diversi rappresentanti politici abbiano già emesso una sentenza sostituendosi alla magistratura, un atteggiamento patetico che strumentalizza ai meri fini di propaganda una vicenda oscura». Certo: secondo costoro il problema vero sono le parole del leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, secondo il quale «il modello Emilia proposto dal Pd è diventato un film dell'orrore».Beh, se ne facciano una ragione: Di Maio è nel giusto. Perché tutta questa vicenda orribile è frutto di una ideologia precisa, si è interamente sviluppata nell'ambiente progressista e si è nutrita delle fissazioni politiche che lo caratterizzano. Anche perché nel Reggiano non si muove foglia che Pd non voglia.Facciamo alcuni esempi, giusto per capire meglio di che cosa stiamo parlando. Tra gli arrestati c'è la dirigente del Servizio di assistenza sociale dell'Unione Comuni Val d'Enza, Federica Anghinolfi, 57 anni. Basta scorrere il suo profilo Facebook per capire da che parte stia. Giusto l'altro giorno scriveva sul social: «Ognuno ha i capitani che si merita. Io scelgo Carola Rackete». Sì, poco prima di finire in manette inneggiava agli attivisti pro invasione di Sea Watch.Il Corriere della sera definisce la Anghinolfi «omosessuale e già legata ad alcune donne affidatarie di minorenni». Secondo il giudice, sarebbero «la sua stessa condizione e le sue profonde convinzioni a renderla portata a sostenere con erinnica perseveranza la causa dell'abuso da dimostrarsi a ogni costo». Ovvio, la signora è intrisa di ideologia Lgbt. Per lei la famiglia naturale è cattiva a prescindere. Nel 2016, presentando le sue attività con i minori assieme al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti del Pd (arrestato anche lui), la Anghinolfi spiegava che «in questo Paese è ancora troppo forte l'idea della famiglia patriarcale padrona dei figli». Ecco perché bisognava togliere i bambini ai genitori e, magari, affidarli a coppie arcobaleno.E proprio a una coppia di donne è stata affidata una delle bimbe seguite dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini. Costei è la moglie di Claudio Foti, 68 anni, psicoterapeuta della Onlus degli orrori, la Hansel e Gretel. «Dell'inchiesta non so dire molto. Non conosco i dettagli. Respingo le accuse. Sono assolutamente tranquillo. Sono uno stimato terapeuta. Credo di essere vittima di una volontà persecutoria», ha detto Foti alla Stampa dopo che gli hanno notificato i domiciliari.Anche lui è un «intellettuale impegnato». Cura un sito che si presenta come «il quotidiano dell'infanzia inascoltata». Nel corso dei mesi ha pubblicato articoli molto duri contro il ddl Pillon sull'affido condiviso, ha rilanciato l'appello degli psicologi contro il decreto Sicurezza. Ma, soprattutto, Foti si è molto speso per i diritti Lgbt.In un articolo sul suo giornaletto online scriveva che nel nostro Paese «permangono aree di intolleranza sul piano sociale e le radici dell'omofobia risultano ancora ben piantate sul piano culturale ed educativo». Nelle interviste sosteneva che «di sessualità con i bambini si può parlare. È una dimensione fondamentale della crescita e bisogna insegnar loro che paure e desideri possono essere espressi con rispetto per le emozioni e le persone coinvolte». A suo dire, in Italia «l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole continua a essere accantonata e negata. Rimane lontana dall'agenda politica perché la cultura cattolica fa resistenza». E aggiungeva: «Se la componente più integralista è impossibile da coinvolgere, basta pensare allo spauracchio del gender, bisogna invece rassicurare quella moderata, chiarendo che questi percorsi non attivano una sessualità precoce ma comportamenti più rispettosi e attenti rispetto a malattie e gravidanze». Chiaro: Foti è sempre stato favorevole alla educazione sessuale nelle scuole, proponeva progetti contro il «bullismo omofobico» e l'intolleranza. Abbiano portato solo un paio di esempi, ma indicativi. Eccolo il radioso modello Pd. Tutto basato sulla più pura ideologia progressista che tifa per i migranti e supporta le recriminazioni arcobaleno. Delrio e i suoi compagni si ostinano a difendere il «modello» emiliano, osano ancora parlare di eccellenza. Sapete che cosa ha partorito la loro ideologia nemica della famiglia, legata a Onlus e Ong e serva delle minoranze? Una storia mostruosa di abusi e violenze psicologiche sui minori. 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E la descrivevano come una bambina cattiva convincendola di aver torturato il gatto di casa perché vittima degli abusi del padre, anche se al gatto la bimba non aveva fatto proprio nulla. E poi, il 25 dicembre, riunite intorno all'albero, facevano notare alla piccola, annichilita dalla sofferenza, come quello fosse «il primo Natale sereno» per lei e non quelli, più modesti e semplici, passati con i veri genitori. Un altro bambino finito nel business dell'inchiesta «Angeli e Demoni», che in provincia di Reggio Emilia ha portato a 27 avvisi di garanzia, 16 misure cautelari a carico di politici, professionisti e assistenti sociali accusati di aver sottratto minori alle famiglie ipotizzando abusi sessuali mai commessi per fini di lucro, era costretto a subire periodicamente dei riti, quelli sì, dai gravi connotati sessuali, da parte dello psichiatra che avrebbe dovuto aiutarlo. Come si legge nell'ordinanza del giudice per le indagini preliminari quest'ultimo «si travestiva da lupo o da altri personaggi cattivi tratti da racconti popolari e inseguiva il bambino all'interno del proprio studio urlandogli contro e inseguendolo, col dichiarato fine di punirlo e sottometterlo anche con chiaro significato sessuale», associando al termine del gioco «la figura del lupo cattivo a quella del padre». Ad un altro piccolo, strappato alla famiglia, veniva sistematicamente ribadito dai terapeuti che bisognava «elaborare il lutto e considerare emotivamente morto il padre», suggerendogli che «occorreva fare un funerale al papà». E come se non bastasse su una delle piccole vittime sono stati messi in atto rituali simili all'esorcismo. I terapeuti avevano convinto la piccina che all'interno del suo corpo «a seguito degli abusi si era creata una doppia personalità malvagia che riusciva a prendere il sopravvento sulla parte buona, inducendola a compiere atti aggressivi» e la terapeuta era arrivata ad «effettuare anche una sorta di atto esorcistico in cui tentava di interloquire con tale entità malvagia chiedendo che quest'ultima autorizzasse fisicamente la bambina a rispondere alle sue domande muovendo una parte del corpo». Va oltre l'immaginazione il lavaggio del cervello attuato, per anni secondo l'accusa, da professionisti del settore sulla mente di questi bambini inermi, allontanati all'improvviso dalla famiglia e sottoposti a disumane pressioni emotive. L'inchiesta ha colpito al cuore il sistema dell'assistenza all'infanzia e i protagonisti sono tutt'altro che di secondo piano. Ai domiciliari oltre al sindaco Pd di Bibbiano, Andrea Carletti, è finita la dirigente dei Servizi sociali dell'Unione Val d'Enza Federica Anghinolfi, la coordinatrice Maria Pia Veltri, una lunga serie di assistenti sociali sono stati interdetti dalla professione e, tra gli indagati c'è anche il direttore generale dell'Ausl di Reggio Emilia, Fausto Nicolini. E l'indagine potrebbe essere solo all'inizio. A confermare che potrebbero esserci a breve nuovi sviluppi è stato il procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini che, ieri, in conferenza stampa, ha motivato le misure cautelari con un «possibile inquinamento delle prove» e ha spiegato che dagli inquirenti «è stato sequestrato altro materiale ora al vaglio degli investigatori» e che «le indagini proseguiranno». Che si trattasse di un vero e proprio sistema, che ha trovato terreno fertile nei protocolli utilizzati nella presa in carico dei minori da parte dei servizi sociali, pare chiaro. «Il copione era sempre lo stesso», spiegano gli stessi inquirenti. «Ad una segnalazione» o ad una minima «rivelazione del bambino alle insegnanti» relativa ad una difficile situazione in famiglia o nel caso di una «denuncia di uno dei due genitori verso l'altro» (per una causa di separazione ad esempio) seguivano immediatamente una serie di provvedimenti atti a separare definitivamente il minore dalla famiglia. Il primo era «l'allontanamento in via d'urgenza da parte del servizio sociale», a cui seguivano le «le relazioni delle assistenti sociali all'autorità giudiziaria minorile e alla Procura della Repubblica» con una «tendenziosa rappresentazione dei fatti». Queste relazioni, con una prassi denunciata da anni da parte degli avvocati di parte (e già riportate un anno fa sulla Verità) venivano evidentemente vidimate senza particolari controlli da parte dei giudici incaricati, dando il via, anche «sulla scorta di indicazioni terapeutiche spesso ottenute mediante pressioni da parte degli assistenti sociali» all'affidamento del bambino a terzi e «all'invio dei minori presso la struttura pubblica (denominata La Cura) gestita, poi, dalla Onlus Hansel e Gretel, ritenuta al centro del sistema criminale. Da quel momento in poi l'intera l'attività degli psicologi era finalizzata alla creazioni di falsi ricordi da instillare nella mente del bambino con l'intento di rendere credibile l'abuso (mai) subito. Attività che diventava particolarmente intensa in vicinanza delle audizioni dei minori davanti ai togati che dovevano decidere la loro collocazione e che, in nessun caso, si sono accorti che qualcosa non funzionava. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/il-brodo-di-coltura-di-questo-orrore-e-lodio-per-la-famiglia-2639021943.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="si-presero-la-nostra-anna-giulia-ora-paghino-per-le-vite-rovinate" data-post-id="2639021943" data-published-at="1769051805" data-use-pagination="False"> «Si presero la nostra Anna Giulia. Ora paghino per le vite rovinate» Massimiliano Camparini con la moglie Gilda «Adesso voglio che chi ha rovinato la nostra vita paghi». Massimiliano Camparini stringe forte la mano della moglie Gilda. Non vedono la loro figlia Anna Giulia da 9 anni e secondo la legge non dovrebbero vederla mai più. Due anni fa è stata data infatti in adozione dopo una vicenda dolorosissima che ora viene messa in dubbio fin dalle sue fondamenta dall'inchiesta «Angeli e demoni» che ha travolto comuni, servizi sociali e strutture di accoglienza dell'intera provincia di Reggio Emilia. Nella storia compare tra le 18 persone arrestate con l'accusa di aver falsificato atti e strumentalizzato situazioni familiari per togliere decine di bambini ai loro genitori, collocarli in strutture di accoglienza e poi renderli adottabili, il nome di Sara Gibertini: «Si tratta di quell'assistente sociale che nel 2007 ci fece portare via nostra figlia», continua Massimiliano. «Stilò una relazione dalla quale risultava che io e mia moglie eravamo tossicodipendenti, spacciatori e genitori indegni». Massimiliano e Gilda avevano davvero avuto problemi di droga, molti anni prima, ma a seguito di una maldicenza all'alba di una mattina di marzo piombarono a casa loro i carabinieri convinti di trovare droga ovunque. Di stupefacenti, invece, nemmeno l'ombra. «Da quel momento, però, io e Gilda venimmo letteralmente marchiati, messi sotto il controllo degli assistenti sociali che giorno dopo giorno, senza venire nemmeno una volta a casa nostra, iniziarono a compilare relazioni nelle quali non solo si parlava di droga, facendo perfino riferimento ad arresti mai avvenuti e addirittura si diceva che facevamo vivere la nostra bambina nella sporcizia. Tutto questo - lo ripeto - senza mai avere nemmeno messo piede nella nostra abitazione né visto davvero quale fosse il nostro rapporto con Anna Giulia». Massimiliano oggi non ha più remore nel parlare di relazioni false. «In realtà tutto era già venuto a galla quando la stessa assistente sociale, chiamata a testimoniare davanti a un giudice, ammise sfacciatamente di aver fatto tutto basandosi su dei sentito dire». L'occasione fu un processo per sequestro di persona al quale Massimiliano e Gilda vennero sottoposti perché, per ben due volte, tentarono di rapire la loro bambina dalla casa famiglia. «Ci è costato un anno e mezzo di prigione, ma lo rifarei», dice Massimiliano picchiando il pugno contro il muro, «ce lo aveva chiesto proprio Anna Giulia durante uno dei pochi colloqui che ci erano stati concessi. Non aveva ricevuto il mio regalo di Natale malgrado glielo avessi fatto recapitare e piangendo mi diceva che era stata lasciata in piedi per tutto il tempo del pranzo per punizione: mia figlia, una bambina ubbidiente e dolcissima! Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei». Ad un certo punto della vicenda ci fu un cambio di assistente sociale, la nuova operatrice iniziò a produrre relazioni favorevoli ai genitori di Anna Giulia. Non fu così, però, per i rilievi fatti dalla responsabile della casa famiglia gestita dal Centro aiuto bambini di Reggio Emilia Valeria Donati, che parlava invece di profondi malesseri psicologici della bambina. A firmare quei rilievi - e qui si aggiunge incubo all'incubo - una psicologa, responsabile della struttura, indagata per la spaventosa inchiesta «Veleno» che una ventina di anni fa - sempre in Emilia - stravolse la vita di altre famiglie, alle quali erano stati sottratti i figli con spaventose accuse di satanismo e pedofilia. «Quando l'abbiamo saputo siamo rimasti sconvolti - ricorda ancora Massimiliano - ma mai avremmo pensato di ritrovarci in un tunnel senza uscita di queste dimensioni. Ora voglio solo che chi ha fatto tutto questo finalmente si assuma le sue responsabilità, perché in questi 12 anni purtroppo io e mia moglie abbiamo visto solo persone capaci di qualsiasi cosa con la sicurezza di rimanere impunite». L'inchiesta «Angeli e demoni» riporta nei suoi atti tanti altri casi e documenta quello che sembra essere il preciso intento di sottrarre bambini alle loro famiglie con qualsiasi mezzo. Un sistema che secondo gli inquirenti comprenderebbe psicologi, periti, gestori di case famiglia, assistenti sociali e amministratori di istituzioni locali come diretti responsabili gerarchici. La vicenda di Anna Giulia e dei suoi genitori, però, sembra aprire scenari ancora più vasti disegnando una realtà forse perfino più grave di quella descritta dagli investigatori. «So che nostra figlia è stata adottata da una famiglia che risiede nella provincia di Milano. Sono sicuro che sta bene, ma non riesco a non sentire il cuore che mi scoppia nel petto quando penso che me l'hanno tolta che era una bimba e ora è una ragazza di quasi 14 anni. La vita mia e di mia moglie è stata distrutta, ma non deve essere così per Anna Giulia, quindi non voglio certo che lei torni da noi, ma se ve ne fosse la possibilità che sappia che esistiamo, che la ricordiamo in ogni momento e magari - se volesse - che possa rivederci».
(IStock)
È quanto stabilisce l’ordinanza (n. 33227/2025) emessa dalla sezione quinta della Cassazione civile tributaria depositata in cancelleria il 19 dicembre, come riportato da Italia Oggi.
Il problema è che per il Fisco, finché c’è una proprietà «formale», chi detiene il terreno deve comunque pagare l’Imu. È vero che il Comune ha il bene in mano ma il proprietario è ancora giuridicamente il possessore fino all’esproprio. Quindi deve pagare, non c’è scampo, anche alla luce del fatto che subisce un danno. Il Comune diventa contemporaneamente occupante ed esattore. Questo è il paradosso considerato però normale dalla giurisdizione.
L’obbligo del versamento dell’Imu finisce solo quando subentra l’ablazione del bene, ovvero c’è il trasferimento della proprietà tramite il decreto di esproprio, perché solo in quel momento cessa la soggettività passiva del proprietario.
Il punto di partenza dell’ordinanza è la richiesta da parte del Comune di Salerno a un contribuente di una imposta Imu relativa al 2012 su alcune aree edificabili occupate d’urgenza dall’amministrazione per la realizzazione di opere di interesse pubblico. La Suprema Corte ha quindi chiarito che l’occupazione temporanea d’urgenza di un terreno da parte della pubblica amministrazione non priva il proprietario del possesso del bene sino a quando non intervenga l’ablazione del fondo. Questo vuol dire, precisa la Cassazione, che il proprietario resta soggetto passivo dell’imposta ancorché l’immobile sia detenuto dall’occupante e che la realizzazione di un’opera pubblica su un fondo soggetto di legittima occupazione costituisce un mero fatto che non è in grado di assurgere a titolo dell’acquisto ed è, come tale, inidonea, da sé sola, a determinare il trasferimento della proprietà del fondo in favore della pubblica amministrazione. Questa resta mera detentrice del fondo occupato e trasformato, fermo tuttavia il possesso del proprietario.
Cioè il Comune occupa un terreno, ci fa ciò che vuole e il proprietario non solo deve sottostare a questa decisione, ma anche continuare a pagare l’Imu come se potesse disporre liberamente ancora del proprio bene.
Già nel 2016 la Cassazione si era occupata dei provvedimenti ablatori, cioè degli espropri. Aveva chiarito che l’occupazione temporanea di urgenza, così come la requisizione, non privano il proprietario del possesso del bene, fino a quando non intervenga l’ablazione del bene stesso. Il proprietario così rimane soggetto passivo dell’imposta, cioè deve continuare a pagare l’Imu, anche se l’immobile è detenuto dall’occupante.
Tutto questo discorso però non vale se il Comune ha preso il terreno e magari lo ha recintato e ci sta costruendo sopra e impedisce al proprietario di entrarci. Quindi in questo caso non c’è più il possesso e se la trasformazione del bene è palese, l’Imu non è più dovuta. Nell’ordinanza si fa riferimento al tema della «conservazione del possesso o della detenzione solo animo» che in diritto significa possedere una cosa anche se non viene toccata ogni secondo, non ci si è fisicamente dentro ma si sa che ci si può andare quando si vuole, come può essere la casa al mare. Se questa possibilità è preclusa perché il Comune ha iniziato i lavori, ha transennato l’area impedendo fisicamente l’accesso al proprietario, e l’opera pubblica viene realizzata per cui c’è una trasformazione irreversibile del bene (se ad esempio viene colata una gettata di cemento), allora il legame tra il proprietario e il bene decade. Di conseguenza non essendoci il possesso, non c’è l’obbligo di pagare l’Imu anche se l’esproprio formale non è ancora stato completato. In questo modo l’ordinanza protegge il contribuente contro le pretese di alcuni Comuni che vorrebbero i soldi dell’Imu fino all’ultimo timbro dell’esproprio.
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(IStock)
Questo punto va chiarito. Infatti, la direttiva richiede che vi sia una legge nazionale che sancisce questo divieto di nuovi incentivi alle caldaie a gas, e secondo la Commissione l’Italia non ha promulgato tale legge. In pratica, nel nostro Paese gli incentivi sono stati effettivamente già eliminati dalla legge di bilancio 2025, che ha stralciato le caldaie dagli elementi soggetti alle detrazioni fiscali come ecobonus o bonus ristrutturazione. Ma secondo Bruxelles l’Italia non ha «pienamente attuato né spiegato in modo esauriente» la trasposizione formale di quell’obbligo previsto dalla direttiva, consentendo ad esempio gli incentivi del Conto termico 2.0 per la Pubblica amministrazione. In altre parole, Bruxelles dice che i testi legislativi italiani non hanno chiarito e disciplinato in modo completo l’eliminazione graduale degli incentivi per i generatori autonomi a combustibili fossili (tra cui le caldaie a gas), secondo i criteri e la scadenza previsti dalla Epbd. Questioni di lana caprina, insomma.
La seconda scadenza saltata, invece, ben più importante, è quella del 31 dicembre 2025, data entro cui doveva essere inviata a Bruxelles la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (Nbrp - National building renovation plans). La bozza dovrebbe poi essere seguita dalla versione finale entro il 31 dicembre 2026. L’Italia non ha inviato il Piano né è chiaro quando questo verrà inviato. Anche altri grandi Paesi come Francia e Germania temporeggiano.
Nel luglio scorso, la legge di delegazione europea approvata dal Consiglio dei ministri non ha incluso la direttiva Epbd tra i testi da recepire, e a novembre il Parlamento ha respinto alcuni emendamenti che avrebbero inserito il recepimento nel disegno di legge.
Questa legge è il veicolo parlamentare solitamente utilizzato per delegare il governo a recepire le direttive. Lo stralcio esplicito della direttiva «Case green» significa che per il suo recepimento sarà necessario un disegno di legge ad hoc, cosa che può prolungare i tempi anche di molto. Ma del resto la ragione è piuttosto chiara. La direttiva tocca argomenti delicatissimi come la proprietà privata delle abitazioni, un tema molto sensibile nel nostro Paese.
Il recepimento della direttiva potrebbe essere anche frazionato in diverse norme parziali, a questo punto, con ulteriore allungamento dei tempi. Ma anche in Germania la direttiva viene recepita attraverso norme parziali e non con una legge ad hoc.
Può darsi che sia proprio questa la strategia del governo, cioè prendere tempo in attesa di capire come soffia il vento politico a Bruxelles, dove la maggioranza Ursula scricchiola, o annacquare le disposizioni.
Il recepimento della direttiva Epbd è affidato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin. La direttiva impone agli Stati una serie di obiettivi di miglioramento delle prestazioni energetiche scandite fino al 2050, con l’obbligo di intervenire prioritariamente sugli edifici oggi più inefficienti (quelli nelle classi energetiche più basse). Le stime sui costi di una ristrutturazione, secondo i criteri richiesti dalla direttiva, vanno dai 35.000 a 60.000 euro per unità immobiliare, con un impatto cumulato per i proprietari italiani di circa 267 miliardi di euro nei prossimi 20 anni.
A questo si aggiunge l’inasprimento di requisiti tecnici, con la revisione degli attestati di prestazione energetica, standard più severi per nuove costruzioni e ristrutturazioni rilevanti e l’introduzione progressiva degli edifici a emissioni zero. Una cornice che restringe ulteriormente la libertà progettuale e tecnologica, imponendo obblighi come l’integrazione del fotovoltaico anche in contesti in cui la fattibilità e la reale utilità sono come minimo discutibili.
Infine, la direttiva rafforza il monitoraggio dei consumi energetici e introduce nuova burocrazia come i cosiddetti «passaporti di ristrutturazione», presentati come supporto alla pianificazione. Nella sostanza, si tratta di un ulteriore livello di adempimenti, controllo e burocrazia che rischia di trasformare la gestione degli immobili in un inferno. Il solito groviglio made in Bruxelles dal quale c’è solo da sperare di restare immuni.
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La Commissione europea lancia la nuova Strategia antirazzista per il 2026: miliardi di euro per aumentare la sorveglianza digitale "contro l'odio", rieducare studenti e insegnanti, irreggimentare i media.
Papa Leone XIV. Nel riquadro, Kiko Argüello (Ansa)
Nato agli inizi degli anni Sessanta in Spagna, ad opera di due laici spagnoli, Kiko Argüello e Carmen Hernández con il sostegno dell’allora arcivescovo di Madrid, Casimiro Morcillo González, il Cammino si è diffuso in tutti i cinque Continenti ed è presente in più di 1.000 diocesi di 105 nazioni. Il carisma, la specificità, del Cammino neocatecumenale, è di non dare per scontata la fede; anzi di essere un percorso graduale di iniziazione alla fede e alla vita cristiana, che insegna ad incarnare la fede in ogni fatto e gesto della vita quotidiana, partendo proprio da eventi di dolore e sofferenza di fronte ai quali la ragione si perde e non ha parole di senso. Quando San Giovanni Paolo II lanciò il forte appello alla «nuova evangelizzazione», nel 1979, nello storico discorso tenuto a Nowa Huta, in Polonia, come risposta alla sfide del mondo sempre più secolarizzato, invitando a ripartire dall’annuncio pasquale della morte e Resurrezione di Gesù Cristo con un nuovo slancio missionario, il Cammino accolse l’appello e diede inizio a una stagione di missio ad gentes con presbiteri, laici e intere famiglie, itineranti in ogni angolo della Terra, dalla sperduta Siberia alla Terra del Fuoco. In particolare, le famiglie neocatecumenali hanno dato vita a una nuova, vera e propria implantatio ecllesiae, scegliendo di lasciare la propria città, per vivere in paesi stranieri, profondamente scristianizzati, come cellule vive di vita cristiana, nella certezza che «vedere la fede, invita alla fede».
Fu proprio papa Giovanni Paolo II a inviare in missione le prime famiglie, nel 1983, con il mandato che la Chiesa ha ricevuto dal suo stesso «fondatore»: «Andate e fate discepole tutte le genti, annunciando loro il Vangelo». A loro si è rivolto papa Leone, esprimendo il suo grazie: hanno lasciato «le sicurezze della vita ordinaria» e sono partite «con l’unico desiderio di annunciare il Vangelo ed essere testimoni dell’amore di Dio».
Negli stessi anni, cominciarono a nascere seminari per la «nuova evangelizzazione», a partire da Roma, sotto il titolo e la protezione della Redemptoris Mater. Ora se ne contano più di 100 in tutto il mondo. Un segno speciale della vitalità dell’esperienza neocatecumenale è proprio la presenza di numerose vocazioni alla vita sacerdotale, religiosa e consacrata, sia maschili che femminili, confermata anche dall’ultima chiamata vocazionale in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù di Tor Vergata: 130.000 giovani del Cammino, con 10.000 circa disposti a iniziare il percorso verso la definitiva consacrazione. In conclusione, papa Leone ha esortato a vivere in pienezza la comunione nella Chiesa: «La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate, per il vostro impegno, per la vostra gioiosa testimonianza, per il servizio che svolgete nella Chiesa e nel mondo».
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