- Dall’imam di Kuwait City, con 14 milioni di seguaci su Twitter, al teologo radicale che ne ha persino più di 20. Un report del sociologo di Emmanuel Macron lancia l’allarme sulla svolta dei guru estremisti, che conquistano i social.
- Il business delle moschee vale 42 milioni di euro l’anno. La testa di ponte tra Riad e Roma ha legami con i Fratelli musulmani.
- «Italia ed Europa s’ingannano: abbiamo a che fare con una religione di guerra I moderati? Soltanto dei dissimulatori».
Lo speciale contiene tre articoli
Anche Maometto, come Jesus Christ, è diventato una superstar. Non al teatro, ma sui social. Al punto da far tremare la Francia, che con il fondamentalismo salafita ha dei trascorsi tragici.
L’ultimo rapporto dell’Istituto Montaigne, think tank guidato dall’ex numero uno di Axa Henri de Castries e dal sociologo di origini tunisine Hakim El Karoui , consigliere dell’Eliseo per le questioni islamiche e vicinissimo al presidente Emmanuel Macron, restituisce un quadro preoccupante sullo stato dell’islamismo in Francia e in Europa. Nel Paese in cui, poco più di due secoli fa, scoppiò la prima rivoluzione sistematicamente antireligiosa della storia, gli estremisti salafiti possono oramai contare su circa 50.000 adepti, con una crescita che dagli anni Novanta a oggi ammonta addirittura al 900%. Le serpi in seno, come spiega nel report El Karoui, hanno un’indole secessionista: il loro scopo è «separarsi dalla società impura» e dai costumi blasfemi degli occidentali, per rifondare una comunità emendata sulla base dei precetti dell’islam. Ma quel che impressiona di più (e di cui avevamo sentore, visto che gli attentati compiuti sul suolo europeo e in Nordamerica erano sempre stati realizzati da ragazzi, immigrati di seconda generazione) è l’influenza che gli odiatori seriali dell’Occidente esercitano sulle giovani generazioni, cioè sulla fascia d’età che va dai 15 ai 25 anni. Il ritratto delineato dal rapporto dell’Istituto Montaigne è al contempo allarmante e grottesco. Perché se la propaganda online da parte degli islamisti non è certo una novità (l’Isis ne ha fatto un’arma di guerra in Medio Oriente e un mezzo di reclutamento dei cosiddetti lupi solitari in Europa), forse in pochi si erano fermati a riflettere sulla vera e propria «svolta social» dei predicatori d’odio. Ci sono infatti imam che, su Twitter e Facebook, hanno oramai più follower di cantanti e web influencer. E così possono comunicare direttamente con i giovani, utilizzando le piattaforme che noi credevamo appannaggio di Donald Trump o di papa Francesco per fare proseliti. Sul social fondato da Jack Dorsey, 15 dei 150 account più popolari appartengono a guru salafiti e wahabiti, capaci di influenzare il 30% dei cittadini francesi di religione musulmana. Si va dall’imam della Grande moschea di Kuwait City, Mishary Rashid Al Afasy, che ha 14 milioni di seguaci, a Mohammed Al Arifi, teologo saudita già interdetto dal Regno Unito, che su Twitter ha addirittura 21,6 milioni di follower e su Facebook 24 milioni. Al Arifi, d’altronde, è attivo in un settore tradizionalmente gettonatissimo, quello delle consulenze matrimoniali: l’Annamaria Bernardini de Pace di Riad, ad esempio, consiglia ai mariti di suonarle di santa ragione alle proprie mogli. Aid Al Qarni, un altro imam saudita, famoso per una fatwa contro il presidente siriano Bashar Al Assad, ha 19 milioni di seguaci. Ahmad Al Shugairi ne ha 18 milioni. Salman Al Awdah, incitatore al jihad contro le truppe statunitensi in Iraq, ne ha invece 14 milioni e mezzo. Queste superstar dell’islam raccolgono moltissimi fan tra i musulmani di Francia e, proprio all’ombra della Torre Eiffel, i loro Paesi (o califfati) di provenienza hanno investito ingenti somme in palazzi, alberghi e, soprattutto, luoghi di preghiera.
Per capire quanto questo fenomeno sia impressionante, è sufficiente fare un paragone con il numero di follower di vip, leader politici e popstar. La regina di Instagram, Chiara Ferragni, sul social dove sponsorizza abiti e scarpe può contare su 15 milioni di seguaci. Molti meno di Al Arifi, i cui «cinguettii» in lingua araba, ogni giorno, sarebbero in grado di raggiungere una platea pari a quasi un terzo della popolazione francese. Il Dalai Lama, riferimento spirituale dei buddisti ma molto apprezzato anche tra i laici occidentali, su Twitter conta meno di 19 milioni di follower. Il cantante Ricky Martin ne ha circa 20.500.000. Il portoricano Luis Fonzi, autore della hit Despacito, il cui video su Youtube ha raccolto finora 5 miliardi e mezzo di visualizzazioni (quasi l’intera popolazione mondiale), su Instagram si ferma comunque a meno di 8 milioni di follower. E il povero Macron, che ha da pelare pure la gatta domestica del salafismo, non arriva a 3.300.000. Se a questo si aggiunge che il 32% dei francesi musulmani in età scolare abbraccia il radicalismo religioso, ci si rende conto che una larga fetta degli adulti di domani, non solo Oltralpe, ma nell’intera Europa, masticherà pane e odio. Preferirà ascoltare le fatwe degli imam piuttosto che le ballate latinoamericane, o leggere i libri dei predicatori fondamentalisti piuttosto che l’Esprit des lois di Montesquieu. E forse un giorno a Parigi, anziché le baguette, sotto braccio porteranno tutti una copia del Corano.
Alessandro Rico
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