2024-04-18
I leader delle destre possono parlare solo grazie all’intervento del giudice
Il Consiglio di Stato belga ha autorizzato la ripresa dei lavori di «National conservatism», bloccato martedì dalla polizia: «Nessun pericolo per l’ordine pubblico». Orbán dal palco: «L’Italia può guidarci in Europa».Alla fine è dovuto intervenire il Consiglio di Stato, la più alta Corte amministrativa del Belgio, per consentire alla National conservatism conference (la conferenza internazionale dei conservatori europei) di proseguire i lavori.Dopo che, martedì, il sindaco della municipalità di Bruxelles dove si tiene l’evento ha cercato di interrompere la kermesse con un’ordinanza, adducendo presunti motivi di ordine pubblico, si sono mossi i legali di Adf international, un’organizzazione di avvocati che si batte per difendere le libertà fondamentali (tra cui quella religiosa) e la dignità di ogni persona. Poi è arrivata la sentenza della Corte belga: «L’articolo 26 della Costituzione garantisce a tutti il diritto di riunirsi pacificamente» e, anche se il sindaco ha l’autorità di emettere ordinanze di polizia in caso di «grave turbamento dell’ordine pubblico o altri eventi imprevisti», in questo caso non c’era una sufficiente minaccia di violenza a giustificarlo. «Non sembra possibile dedurre dalla decisione contestata che l’effetto perturbatore della pace sia attribuito al congresso stesso», prosegue il tribunale. Piuttosto, «la minaccia all’ordine pubblico sembra derivare esclusivamente dalle reazioni che la sua organizzazione potrebbe provocare tra gli oppositori».Game, set and match. A turbare l’ordine pubblico sarebbero i cosiddetti antifascisti che, comunque, quando la polizia bloccava l’accesso all’hotel Claridge, non c’erano. «Non saremmo qui senza tre giudici, tre udienze e tre appelli, solo per essere liberi di conversare. Grazie agli avvocati di Adf international che sono stati al nostro fianco, a tutte le ore, per condurci alla vittoria», ha affermato sul palco Anna Wellisz della Edmund Burke Foundation, co-organizzatore dell’evento.Già martedì sera il premier Alexander De Croo, dopo l’intervento di Giorgia Meloni, aveva definito l’accaduto inaccettabile, sostenendo che «l’autonomia comunale è una pietra miliare» della democrazia belga, «ma non può mai annullare la Costituzione che garantisce la libertà di parola e di riunione pacifica dal 1830». Una vittoria non solo legale, visto che la conferenza dei conservatori non ha mai goduto di tanta pubblicità come negli ultimi giorni, e una brutta figura per Bruxelles, il centro politico dell’Ue, che ama presentarsi al mondo come baluardo dei diritti, aggravata dal fatto che il Belgio è pure di turno alla presidenza del Consiglio europeo.«Alla fine ha vinto la libertà di parola e di espressione», ha dichiarato alla Verità Francesco Giubilei, presidente di Nazione futura (co-organizzatore italiano dell’evento), «però il fatto che per svolgere liberamente una conferenza sia necessario ricorrere a un giudice, è una cosa abbastanza assurda». «Ieri (martedì per chi legge, ndr) ci sono stati interventi anche di politici di primo piano», ha proseguito, «tra cui Rishi Sunak, che ha mandato un comunicato, e altri europarlamentari e relatori. Come Nazione futura voglio ringraziare Giorgia Meloni per la sua vicinanza, che ha permesso l’azione del primo ministro belga con un messaggio pubblico. Rimane il tema della gravità di cercare di impedire lo svolgimento di un convegno con un cordone di polizia». Giubilei si è detto, infine, preoccupato «all’idea di un futuro distopico in cui possa avvenire anche in altri Paesi europei, nei prossimi anni, quello che è successo qui».Ma chi erano questi «pericolosi» relatori a cui andava impedito di esprimersi? Ieri, al secondo giorno della kermesse, sono intervenute personalità politiche come il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, l’ex primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, il conservatore francese Éric Zemmour (che con il suo partito, Reconquête!, è da poco entrato nel gruppo europeo di cui è parte Fratelli d’Italia, l’Ecr) e gli italiani Nicola Procaccini (Fdi) e Marco Campomenosi (Lega). Tutta gente che, nei loro Paesi, rappresenta una grossa fetta di elettorato. Martedì, invece, sul palco sono saliti - tra i molti - Nigel Farage, Suella Braverman (ex ministro degli Interni inglese), un intellettuale come Yoram Hazony e il cardinale Gerhard Ludwig Müller.«Se una leadership si dimostra inadeguata, dovrebbe essere sostituita. E questa leadership è inadeguata», ha sentenziato Orbán nel suo intervento. «Hanno promesso un’agricoltura migliore e gli agricoltori stanno soffrendo in tutta Europa. Hanno promesso di fermare e gestire la crisi migratoria, ma è peggio che mai. Hanno promesso che le sanzioni avrebbero fermato la guerra e la guerra continua. In passato ho detto che l'Ungheria era troppo piccola per sostenere da sola un movimento conservatore in Europa e questo è vero anche oggi. Ma le cose stanno cambiando, l'Italia ha un primo ministro conservatore e può ora guidare i conservatori europei, in Francia le cose stanno per cambiare, le forze in campo sono diverse». «È vero, il numero di migranti in Ungheria è zero», ha continuato. «Il motivo è semplice: abbiamo un sistema. Abbiamo dei confini. Se li attraversi illegalmente, è un crimine».«L’ultima volta che ho visto la censura in azione ero un combattente per la libertà ai tempi di Solidarność, negli anni Ottanta», ha raccontato Morawiecki. «Chi avrebbe mai creduto che la prossima volta che l’avrei rivista in azione sarebbe stato a Bruxelles, nel 2024?». «Di fronte alla cultura woke, al green new deal e alla grande migrazione, i conservatori hanno un compito da svolgere. È un momento di grandi ambizioni e grandi sfide. Noi scegliamo il domani, ma non rifiutiamo il passato. Scegliamo la crescita, ma non rifiutiamo le nostre radici».«L’Europa non è un Paese», ha dichiarato, invece, il francese Zemmour. «L’Europa non è un popolo o una nazione. È una civiltà, forgiata dal giudeo-cristianesimo e dallo spirito greco-romano. L’Unione europea non ha nemmeno un secolo di storia, ma la nostra Europa ha più di due millenni».
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Il piano, per fermare la Meloni, svelato da La Verità.
(Totaleu)
Lo ha dichiarato l'europarlamentare di Forza Italia Salvatore De Meo al Parlamento europeo di Bruxelles, in occasione della mostra fotografica, «Paesaggio, Natura e Lavoro Agreste».