2020-07-04
I conti sballati di Gentiloni e Gualtieri
Paolo Gentiloni (Ansa)
Il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, alla commissione sulle Politiche europee della Camera, a Roma, ha detto che l'Italia sarà più credibile, in Europa, se nel piano nazionale di riforme sarà scritto chiaramente che l'Italia non cancella dalle sue riforme un piano di diminuzione graduale del debito pubblico. Geniale.
Il ministro dell'Economia, in Italia, Roberto Gualtieri, parlando all'ambasciata tedesca in Italia, festeggiando l'inizio del semestre a guida Angela Merkel (vedremo cosa produrrà quel brindisi, per ora ci sono sempre andati di traverso), ha detto che già dal prossimo anno ridurremo il debito perché ci sarà un forte rimbalzo dell'economia post Covid (forse al brindisi c'era anche il mago Otelma), e che nel piano nazionale di riforme si ripartirà da investimenti pubblici in vari settori (quindi un rilancio degli investimenti pubblici), cui si aggiungeranno una revisione della spesa e una riforma fiscale pro crescita. Tutta roba fresca, nuova, soprattutto mai sentita dire negli ultimi 30 anni. Il coniglio è bell'e cotto, mangiato e digerito, e il capello dal quale dovrebbe essere uscito è finito sotto le ruote di un camion, che passava di lì, e portava via i resti del povero coniglio.
Ora, se voglio ripartire dagli investimenti pubblici, o i soldi lo Stato ce li ha già da parte - come sostiene Matteo Renzi da un po' di tempo - ma allora non si capisce perché non siano stati già avviati proprio nel momento della crisi, o li devo prendere a debito, lo stesso debito che dovrei ridurre. O no? Come sosteneva il conte Mascetti in Amici miei «scarpa allaccia, allaccia scarpa», cioè da che punto tu la prendi la cosa non cambia. E se dal conte Mascetti passiamo a un premio Nobel dell'economia, Joseph Stiglitz - comunque uno la pensi sulle sue idee in generale - sta sostenendo da tempo che per l'Europa e per l'Italia non è questo il momento di pensare di ridurre il debito perché il debito si fa quando le cose vanno male, non quando vanno bene, come si è fatto, invece e ampiamente, in Italia, per decenni. E questo per la semplice ragione che quando vanno male, e il mercato (imprese e consumatori) da solo non ce la fa, c'è bisogno che lo Stato lo aiuti.
Da fonti autorevoli del governo si è saputo anche che parte della ripartenza del Pil nel prossimo anno sarà dovuta anche ai soldi che dovrebbero arrivare dal Recovery fund. Però non si sa bene né come, né soprattutto quando arriveranno. C'è chi ha calcolato che per il 2021 arriveranno 8 miliardi di prestito e 4 a fondo perduto. Come voler fare abbracciare una sequoia a un neonato, stessa proporzione tra ciò di cui avremmo bisogno e ciò che dovrebbe arrivare.
Ma passiamo agli altri obiettivi dei cecchini del governo. Revisione della spesa pubblica. Ma non avevano detto che i problemi legati al Covid erano frutto di un taglio sconsiderato delle spese sanitarie? Non chiediamo coerenza tra dichiarazione varie, un po' di casino in politica ci sta, ma non si può neanche camminare sempre sull'orlo del burrone del ridicolo. Altro obiettivo: un fisco per la crescita? Ma se non sono riusciti neanche a sospendere l'Imu con il Covid, che deve succedere per avere una reale riduzione delle tasse? Un altro diluvio universale con Noè ministro dell'Economia che per qualche anno mette sull'Arca tutti i contribuenti italiani (tanto son considerati pecore da tosare o mucche da mungere, quindi diamoci dentro con la simbologia biblica in pieno) tenendoli al riparo dal governo?
Nel frattempo il tempo scorre e le vittime economiche del virus crescono. Se ogni giorno qualcuno facesse una conferenza stampa alle 18, come faceva Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, e facesse vedere il numero delle imprese chiuse o in procinto di farlo e dei nuovi disoccupati, certe balle e ragionamenti che non stanno in piedi sarebbero più difficili da farsi.
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L'ex premier parla ancora di ridurre il debito pubblico, il ministro vagheggia riforme epocali con i soldi dell'Ue. Intanto non si riesce nemmeno a sospendere tasse e Imu.Il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, alla commissione sulle Politiche europee della Camera, a Roma, ha detto che l'Italia sarà più credibile, in Europa, se nel piano nazionale di riforme sarà scritto chiaramente che l'Italia non cancella dalle sue riforme un piano di diminuzione graduale del debito pubblico. Geniale.Il ministro dell'Economia, in Italia, Roberto Gualtieri, parlando all'ambasciata tedesca in Italia, festeggiando l'inizio del semestre a guida Angela Merkel (vedremo cosa produrrà quel brindisi, per ora ci sono sempre andati di traverso), ha detto che già dal prossimo anno ridurremo il debito perché ci sarà un forte rimbalzo dell'economia post Covid (forse al brindisi c'era anche il mago Otelma), e che nel piano nazionale di riforme si ripartirà da investimenti pubblici in vari settori (quindi un rilancio degli investimenti pubblici), cui si aggiungeranno una revisione della spesa e una riforma fiscale pro crescita. Tutta roba fresca, nuova, soprattutto mai sentita dire negli ultimi 30 anni. Il coniglio è bell'e cotto, mangiato e digerito, e il capello dal quale dovrebbe essere uscito è finito sotto le ruote di un camion, che passava di lì, e portava via i resti del povero coniglio.Ora, se voglio ripartire dagli investimenti pubblici, o i soldi lo Stato ce li ha già da parte - come sostiene Matteo Renzi da un po' di tempo - ma allora non si capisce perché non siano stati già avviati proprio nel momento della crisi, o li devo prendere a debito, lo stesso debito che dovrei ridurre. O no? Come sosteneva il conte Mascetti in Amici miei «scarpa allaccia, allaccia scarpa», cioè da che punto tu la prendi la cosa non cambia. E se dal conte Mascetti passiamo a un premio Nobel dell'economia, Joseph Stiglitz - comunque uno la pensi sulle sue idee in generale - sta sostenendo da tempo che per l'Europa e per l'Italia non è questo il momento di pensare di ridurre il debito perché il debito si fa quando le cose vanno male, non quando vanno bene, come si è fatto, invece e ampiamente, in Italia, per decenni. E questo per la semplice ragione che quando vanno male, e il mercato (imprese e consumatori) da solo non ce la fa, c'è bisogno che lo Stato lo aiuti.Da fonti autorevoli del governo si è saputo anche che parte della ripartenza del Pil nel prossimo anno sarà dovuta anche ai soldi che dovrebbero arrivare dal Recovery fund. Però non si sa bene né come, né soprattutto quando arriveranno. C'è chi ha calcolato che per il 2021 arriveranno 8 miliardi di prestito e 4 a fondo perduto. Come voler fare abbracciare una sequoia a un neonato, stessa proporzione tra ciò di cui avremmo bisogno e ciò che dovrebbe arrivare.Ma passiamo agli altri obiettivi dei cecchini del governo. Revisione della spesa pubblica. Ma non avevano detto che i problemi legati al Covid erano frutto di un taglio sconsiderato delle spese sanitarie? Non chiediamo coerenza tra dichiarazione varie, un po' di casino in politica ci sta, ma non si può neanche camminare sempre sull'orlo del burrone del ridicolo. Altro obiettivo: un fisco per la crescita? Ma se non sono riusciti neanche a sospendere l'Imu con il Covid, che deve succedere per avere una reale riduzione delle tasse? Un altro diluvio universale con Noè ministro dell'Economia che per qualche anno mette sull'Arca tutti i contribuenti italiani (tanto son considerati pecore da tosare o mucche da mungere, quindi diamoci dentro con la simbologia biblica in pieno) tenendoli al riparo dal governo?Nel frattempo il tempo scorre e le vittime economiche del virus crescono. Se ogni giorno qualcuno facesse una conferenza stampa alle 18, come faceva Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, e facesse vedere il numero delle imprese chiuse o in procinto di farlo e dei nuovi disoccupati, certe balle e ragionamenti che non stanno in piedi sarebbero più difficili da farsi.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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