True
2018-06-23
«I 10 vaccini sono inutili e dannosi». Il dottor Salvini spaventa il M5s
«Ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi, Inoltre il tema dell'obbligo vaccinale sarà affrontato dal governo». Così ieri, il ministro dell'Interno Matteo Salvini che, con una diretta nell'emittente toscana Radio Studio54, ha sconfinato nel settore sanità, prendendosi tutta l'attenzione mediatica. E il Movimento 5 stelle che dal giorno della formazione del governo gialloblù, rincorre il leader della Lega quotidianamente alla ribalta, è dovuto scendere in campo a due voci.
Prima il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, poi il ministro della Salute Giulia Grillo, hanno «arginato» la posizione dell'alleato e spiegato come questo governo tratterà la materia vaccini. In vista della scadenza del 10 luglio, termine entro cui bisogna essere in regola con i vaccini per l'anno scolastico 2018/2019, Salvini ha ribadito: «Garantisco l'impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola», perché «la priorità è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati». Forse rendendosi conto di non essere «solo» al governo ha aggiunto: «Siamo in due, c'è un'alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati. Al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi. Continueremo perché ritengo che dieci vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi».
Una posizione da smussare considerato che il ministro pentastellato, appena insediato aveva detto: «Non sono un ministro no vax». Infine Salvini, sempre via etere, ha ringraziato «per il loro coraggio» Antonietta Gatti e Stefano Montanari, marito e moglie paladini dei no vax e da anni nel mirino dei medici e dei ricercatori il quali ritengono le loro teorie sulla tossicità dei vaccini «scarsamente scientifiche».
I due sostengono che nei vaccini ci siano nanoparticelle pericolose e stanno facendo una raccolta fondi online tra i propri sostenitori per acquistare un nuovo microscopio speciale (sono arrivati a mettere assieme circa 70.000 euro).
Dopo le parole del leader del Carroccio, il primo ad intervenire, da Avellino, è stato Luigi Di Maio che ha un po' frenato ribadendo però la linea pentastellata, sì vaccini no obbligatorietà: «Il contratto è chiarissimo, noi vogliamo rivedere il decreto Lorenzin, ma nel senso semplicemente di poter assicurare una tutela vaccinale delle persone e soprattutto ai bambini. Poi ognuno ha la sua opinione sui vaccini, voi conoscete la nostra».
Nel sottolineare la sua «potestà» il ministro Grillo ha lanciato una staffilata al vicepremier leghista, forse anche perché giovedì il sottosegretario all'Interno Luigi Gaetti ha ricevuto una delegazione Free Vax al Viminale: «Prenderemo le decisioni opportune in accordo con gli alleati di governo, ma chiaramente si tratta di un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute. Ci fa piacere che il ministro dell'Interno si interessi di un tema così importante, così come il ministro dell'Istruzione. Voglio solo precisare», ha ribadito la Grillo, «che l'obbligatorietà è un argomento politico, che ha a che fare con una strategia di tipo politico. Ma le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica. Voglio ribadire ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria».
E per non perdere il sostegno di tanti grillini contrari all'obbligo sottolinea: «Stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore capace da una parte di garantire la frequenza dei bambini negli asili nido e che dall'altra parte metta al centro del dibattito parlamentare la revisione della legge Lorenzin».
Contro Salvini si sono scagliati in molti, ovviamente il Pd e Matteo Renzi che ha rilanciato un post del super scientista Roberto Burioni: «No, ministro Salvini. Dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi», ha scritto il virologo sulle sue pagine social, «sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite. Vaccini che proteggono anche lei, i suoi figli e i suoi elettori, e pure tutti i cittadini italiani che lei ha il dovere di tutelare. Ministro Salvini, lei ha detto una cosa non rispondente al vero. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto. Fatti, e non bugie».
A chiedere chiarezza sulla posizione del governo Lega-M5s sui vaccini è anche l'Europa come ha annunciato il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukatis: «I vaccini sono uno dei temi al centro del bilaterale tra me e la ministra Giulia Grillo. Aspetto di conoscere la posizione della nuova ministra dell'Italia».
Sulla cannabis in vendita i medici contro la Grillo: «Il via libera è un errore»
In mancanza di dati certi degli effetti sulla salute della cannabis legale (light), il mondo scientifico difende il principio di precauzione e il divieto alla vendita della sostanza, come espresso in questi giorni dal Consiglio superiore di Sanità (Css). Ma il ministro della Salute Giulia Grillo, al momento, non pensa di chiudere i negozi della cannabis light, come indicato dall'organo consultivo del ministero, perché ritiene la conclusione «un po' forte» dato che è «molto bassa», nella cannabis legale, la quantità di sostanza psicoattiva, il tetraidrocannabinolo (Thc).
Il neoministro grillino, in un'intervista alla Stampa, si riserva di attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato e delle altre amministrazioni competenti, ricordando che «poi le decisioni le prende il governo». Minimizza, il ministro Grillo, sulla conclusione dei tecnici del Css, chiamati a esprimere un parere sulla sicurezza della cannabis lo scorso febbraio, dallo stesso ministero, per coprire quel vuoto normativo che, in mancanza di indicazioni sull'uso delle infiorescenze, ne permette la vendita come «oggetto da collezione» e, ultimamente, come «oggetto ornamentale».
Il documento del Css definisce «potenzialmente pericolose per la salute» le infiorescenze della cannabis con Thc compreso tra 0,2-0,6%, come previsto dalla legge n.242 del 2016. Concorda Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, secondo il quale «una concentrazione dello 0,2% che può arrivare anche allo 0,6% non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone, non si può dire che sia innocua. La percentuale del principio attivo non è il solo elemento importante, contano anche i grammi che si consumano».
Come spiega Patrizia Hrelia, past president della Società italiana di tossicologia (Sitox), «i dati scientifici sulla cannabis light, ma anche su quella terapeutica, sono insufficienti per trarre conclusioni definitive». Abbiamo dati sugli effetti psicotici «solo per l'abuso della sostanza, ma non possiamo escludere che a lungo termine, anche bassi dosaggi, siano dannosi per la salute», afferma la tossicologa.
Invita a «togliere dalla testa della gente che la cannabis sia una droga leggera» Garattini, perché «i potenziali danni per la salute esistono e, soprattutto, per i giovani». Il ministro Grillo, dal canto suo, rassicura che «sui numerosi campioni testati nei laboratori, solo in sei casi sono risultati valori in combinazione di Thc compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, limiti consentiti dalla legge» e ricorda che per evitare la vendita di marijuana non light punterà sui «controlli» e a «potenziare il corpo specializzato dei Nas per creare una task force dedicata al controllo dei punti vendita». Il ministro M5s, orientata a «regolamentare il settore», afferma che inserirà il divieto i vendita ai minori. Il problema è che «con semplici tecniche di base», spiega la tossicologa Hrelia, «si possono ottenere preparati con una concentrazione nettamente maggiore di sostanze» e da qui all'abuso il passo è breve. Sono moltissimi gli studi che testimoniano danni cognitivi proprio sugli adolescenti. Mentre il ministro Grillo rassicura chi ha investito nel settore affermando che «non c'è la chiusura dei canapa shop, casomai una loro regolamentazione», il mondo scientifico si preoccupa. «L'apertura dei cannabis shop», osserva Garattini», ha dato l'impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento, ma la cannabis è una droga, e può dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo, soprattutto se presa in epoca giovanile, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo».
Al di là degli effetti del Thc, «sappiamo che l'uso di cannabis», ricorda Hrelia, «rappresenta un ponte verso il passaggio a droghe più pesanti». Il ministro Grillo, punta a tranquillizzare «i tanti cittadini» che hanno inviato «mail allarmate» perché temono, «dopo aver investito in un'attività dichiarata legale da una legge del 2016», di pagare il prezzo per una mancata regolamentazione», e ribadisce che «non è in discussione il divieto. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore». Risponde Garattini: «Se si vuole eliminare il rischio, l'unica strada perseguibile è quella di evitare l'assunzione di sostanze pericolose. Non si capisce quale sia l'esigenza di avere negozi che vendano prodotti a base di cannabis. La salute è più importante del commercio».
Maddalena Guiotto
Continua a leggereRiduci
Il leader leghista Matteo Salvini attacca il decreto Lorenzin: «Nessun bambino escluso dalle scuole, troppe profilassi possono far male». I grillini: «Revisione dell'obbligo nel contratto». Il ministro della Salute: «Sono cure fondamentali».Il ministro Giulia Grillo: «Affrettato lo stop del Consiglio superiore di sanità, gli shop non chiuderanno». Il direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, Silvio Garattini: «Pure se light è pericolosa».Lo speciale contiene due articoli.«Ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi, Inoltre il tema dell'obbligo vaccinale sarà affrontato dal governo». Così ieri, il ministro dell'Interno Matteo Salvini che, con una diretta nell'emittente toscana Radio Studio54, ha sconfinato nel settore sanità, prendendosi tutta l'attenzione mediatica. E il Movimento 5 stelle che dal giorno della formazione del governo gialloblù, rincorre il leader della Lega quotidianamente alla ribalta, è dovuto scendere in campo a due voci. Prima il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, poi il ministro della Salute Giulia Grillo, hanno «arginato» la posizione dell'alleato e spiegato come questo governo tratterà la materia vaccini. In vista della scadenza del 10 luglio, termine entro cui bisogna essere in regola con i vaccini per l'anno scolastico 2018/2019, Salvini ha ribadito: «Garantisco l'impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola», perché «la priorità è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati». Forse rendendosi conto di non essere «solo» al governo ha aggiunto: «Siamo in due, c'è un'alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati. Al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi. Continueremo perché ritengo che dieci vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi». Una posizione da smussare considerato che il ministro pentastellato, appena insediato aveva detto: «Non sono un ministro no vax». Infine Salvini, sempre via etere, ha ringraziato «per il loro coraggio» Antonietta Gatti e Stefano Montanari, marito e moglie paladini dei no vax e da anni nel mirino dei medici e dei ricercatori il quali ritengono le loro teorie sulla tossicità dei vaccini «scarsamente scientifiche». I due sostengono che nei vaccini ci siano nanoparticelle pericolose e stanno facendo una raccolta fondi online tra i propri sostenitori per acquistare un nuovo microscopio speciale (sono arrivati a mettere assieme circa 70.000 euro). Dopo le parole del leader del Carroccio, il primo ad intervenire, da Avellino, è stato Luigi Di Maio che ha un po' frenato ribadendo però la linea pentastellata, sì vaccini no obbligatorietà: «Il contratto è chiarissimo, noi vogliamo rivedere il decreto Lorenzin, ma nel senso semplicemente di poter assicurare una tutela vaccinale delle persone e soprattutto ai bambini. Poi ognuno ha la sua opinione sui vaccini, voi conoscete la nostra». Nel sottolineare la sua «potestà» il ministro Grillo ha lanciato una staffilata al vicepremier leghista, forse anche perché giovedì il sottosegretario all'Interno Luigi Gaetti ha ricevuto una delegazione Free Vax al Viminale: «Prenderemo le decisioni opportune in accordo con gli alleati di governo, ma chiaramente si tratta di un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute. Ci fa piacere che il ministro dell'Interno si interessi di un tema così importante, così come il ministro dell'Istruzione. Voglio solo precisare», ha ribadito la Grillo, «che l'obbligatorietà è un argomento politico, che ha a che fare con una strategia di tipo politico. Ma le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica. Voglio ribadire ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria». E per non perdere il sostegno di tanti grillini contrari all'obbligo sottolinea: «Stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore capace da una parte di garantire la frequenza dei bambini negli asili nido e che dall'altra parte metta al centro del dibattito parlamentare la revisione della legge Lorenzin». Contro Salvini si sono scagliati in molti, ovviamente il Pd e Matteo Renzi che ha rilanciato un post del super scientista Roberto Burioni: «No, ministro Salvini. Dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi», ha scritto il virologo sulle sue pagine social, «sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite. Vaccini che proteggono anche lei, i suoi figli e i suoi elettori, e pure tutti i cittadini italiani che lei ha il dovere di tutelare. Ministro Salvini, lei ha detto una cosa non rispondente al vero. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto. Fatti, e non bugie». A chiedere chiarezza sulla posizione del governo Lega-M5s sui vaccini è anche l'Europa come ha annunciato il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukatis: «I vaccini sono uno dei temi al centro del bilaterale tra me e la ministra Giulia Grillo. Aspetto di conoscere la posizione della nuova ministra dell'Italia».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-10-vaccini-sono-inutili-e-dannosi-il-dottor-salvini-spaventa-il-m5s-2580386503.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sulla-cannabis-in-vendita-i-medici-contro-la-grillo-il-via-libera-e-un-errore" data-post-id="2580386503" data-published-at="1779746708" data-use-pagination="False"> Sulla cannabis in vendita i medici contro la Grillo: «Il via libera è un errore» In mancanza di dati certi degli effetti sulla salute della cannabis legale (light), il mondo scientifico difende il principio di precauzione e il divieto alla vendita della sostanza, come espresso in questi giorni dal Consiglio superiore di Sanità (Css). Ma il ministro della Salute Giulia Grillo, al momento, non pensa di chiudere i negozi della cannabis light, come indicato dall'organo consultivo del ministero, perché ritiene la conclusione «un po' forte» dato che è «molto bassa», nella cannabis legale, la quantità di sostanza psicoattiva, il tetraidrocannabinolo (Thc). Il neoministro grillino, in un'intervista alla Stampa, si riserva di attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato e delle altre amministrazioni competenti, ricordando che «poi le decisioni le prende il governo». Minimizza, il ministro Grillo, sulla conclusione dei tecnici del Css, chiamati a esprimere un parere sulla sicurezza della cannabis lo scorso febbraio, dallo stesso ministero, per coprire quel vuoto normativo che, in mancanza di indicazioni sull'uso delle infiorescenze, ne permette la vendita come «oggetto da collezione» e, ultimamente, come «oggetto ornamentale». Il documento del Css definisce «potenzialmente pericolose per la salute» le infiorescenze della cannabis con Thc compreso tra 0,2-0,6%, come previsto dalla legge n.242 del 2016. Concorda Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, secondo il quale «una concentrazione dello 0,2% che può arrivare anche allo 0,6% non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone, non si può dire che sia innocua. La percentuale del principio attivo non è il solo elemento importante, contano anche i grammi che si consumano». Come spiega Patrizia Hrelia, past president della Società italiana di tossicologia (Sitox), «i dati scientifici sulla cannabis light, ma anche su quella terapeutica, sono insufficienti per trarre conclusioni definitive». Abbiamo dati sugli effetti psicotici «solo per l'abuso della sostanza, ma non possiamo escludere che a lungo termine, anche bassi dosaggi, siano dannosi per la salute», afferma la tossicologa. Invita a «togliere dalla testa della gente che la cannabis sia una droga leggera» Garattini, perché «i potenziali danni per la salute esistono e, soprattutto, per i giovani». Il ministro Grillo, dal canto suo, rassicura che «sui numerosi campioni testati nei laboratori, solo in sei casi sono risultati valori in combinazione di Thc compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, limiti consentiti dalla legge» e ricorda che per evitare la vendita di marijuana non light punterà sui «controlli» e a «potenziare il corpo specializzato dei Nas per creare una task force dedicata al controllo dei punti vendita». Il ministro M5s, orientata a «regolamentare il settore», afferma che inserirà il divieto i vendita ai minori. Il problema è che «con semplici tecniche di base», spiega la tossicologa Hrelia, «si possono ottenere preparati con una concentrazione nettamente maggiore di sostanze» e da qui all'abuso il passo è breve. Sono moltissimi gli studi che testimoniano danni cognitivi proprio sugli adolescenti. Mentre il ministro Grillo rassicura chi ha investito nel settore affermando che «non c'è la chiusura dei canapa shop, casomai una loro regolamentazione», il mondo scientifico si preoccupa. «L'apertura dei cannabis shop», osserva Garattini», ha dato l'impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento, ma la cannabis è una droga, e può dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo, soprattutto se presa in epoca giovanile, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo». Al di là degli effetti del Thc, «sappiamo che l'uso di cannabis», ricorda Hrelia, «rappresenta un ponte verso il passaggio a droghe più pesanti». Il ministro Grillo, punta a tranquillizzare «i tanti cittadini» che hanno inviato «mail allarmate» perché temono, «dopo aver investito in un'attività dichiarata legale da una legge del 2016», di pagare il prezzo per una mancata regolamentazione», e ribadisce che «non è in discussione il divieto. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore». Risponde Garattini: «Se si vuole eliminare il rischio, l'unica strada perseguibile è quella di evitare l'assunzione di sostanze pericolose. Non si capisce quale sia l'esigenza di avere negozi che vendano prodotti a base di cannabis. La salute è più importante del commercio».Maddalena Guiotto
iStock
Di conseguenza, carta e penna per alcuni, ma per fortuna non per tutti, hanno perduto anche il loro fascino. Quanta mistica e quanta epica che hanno sempre contornato lo scrivere a mano, per molti è stata sostituita senza colpo ferire, anzi con gioia, da quella dello scrivere elettronico…
Eppure… Pensate alle firme degli analfabeti, così frequenti nel passato, quando la scuola era un lusso inaccessibile nell’infanzia di tanti che diventavano quegli adulti ai quali veniva riconosciuta la firma in forma di croce, di x, cioè di segno, utile a dire «Tizio ha letto e sottoscritto questa cosa», ma nel solo modo in cui riusciva a sottoscrivere, non sapendo scrivere la sua firma per esteso. Dietro la scrittura a mano c’è un universo, impossibile da rintracciare in quella scrittura digitale che non crea niente di nuovo, ma fagocita e sostituisce ciò che creazione ex novo è stata. Ed è, e resta. Oggi tutto il manuale è traslato sul digitale e questo suscita meraviglia, in molti. Meraviglia che per molti altri è stolta. È lo zoccolo duro del carta e penna, al quale appartiene anche chi scrive queste parole.
Tra le tante attività che si possono compiere scrivendo con carta e penna, ce n’è una particolare: scrivere il diario. In questi giorni si parla del diario di Andrea Sempio, figura il cui nome è recentemente risalito alla ribalta nel delitto di Garlasco. Ma a parte questo caso specifico legato alla cronaca, sono tanti a tenere un diario. Tanti che lo fanno da sempre e tanti che hanno iniziato a farlo da poco, spinti anche dai consigli di wellness e miglioramento personale che si trovano sul web e trovano consigliata la pratica definita journaling, che poi vuol dire scrivere i propri pensieri giornalmente a mano o digitalmente, quindi tenere un diario. E sapete perché sono tanti? Perché fa bene. Ancora più bene scrivendo a penna sulla carta che digitando o dettando sullo smartphone.
Un diario si può tenere per tanti motivi. Innanzitutto, per tenere memoria della propria vita. Così come scattiamo fotografie che ci ricordano i momenti, tappe della nostra personale partita di gioco che è la vita, possiamo trasportare su carta, descrivendole, le nostre giornate, alla fine delle stesse o mentre le viviamo, a maggior ragione se sono state belle. È sempre molto tenero andare a rileggere pagine di diario scritte anni o addirittura decenni addietro, è come guardarsi in uno specchio che ha riflettuto e conservato l’evoluzione della nostra biografia filtrata attraverso la nostra interiorità. Altro aspetto positivo del tenere un diario è che consente di ragionare sulla propria vita mentre la si vive. Uno degli aspetti più insalubri della modernità è che presi dalle cose da fare spesso non si trova tempo per fermarsi a riflettere. Le giornate scorrono veloci e piene come tabelle di marcia, si deve fare questo e quello, non c’è tempo di pensare ad altro, figurarsi a sé stessi, alle propria interiorità. Scrivere un diario, anche poche righe al giorno, rappresenta una pausa utile proprio a riconnettersi con sé stessi. E anche una pausa utile a liberare la propria creatività. Non differentemente da una tela bianca per pittori, la pagina bianca del diario da riempire rappresenta uno spazio a nostra disposizione per esprimerci, volendo, anche in modo creativo. Esprimere le proprie emozioni più intime, usare quindi il diario come strumento per la propria espressione emotiva, è altrettanto positivo. Tenere sempre dentro le emozioni, sia positive, sia negative, non fa bene e metterle nero su bianco è un modo privato, non condiviso con altri, ma efficace di tirarle fuori da sé. Nel caso di emozioni negative che certamente hanno procurato stress e ansia, trascriverle può ridurre quello stress e quell’ansia. Si chiama «scarico emotivo»: spostando i propri pensieri da sé stessi al diario si diminuiscono i pensieri ricorrenti sullo stress e sulle sue cause e si sposta l’attenzione dall’ansia che lo stress può aver creato. Anche in caso di problemi da affrontare, il trasporto sulla carta può essere di aiuto: esporre attraverso la scrittura diaristica il problema a sé stessi e poi i pro e i contro di ogni possibile soluzione, magari insieme con dettagliati appunti su come ci si sente sia in relazione al problema, sia di fronte a ogni possibile soluzione, può aiutare a non sentirsi sovrastati e inermi. Mettere nero su bianco quello a cui si è pensato razionalmente può anche sbloccare i pensieri e far venire in mente ulteriori soluzioni.
Anche nei periodi in cui non si vive alcun problema, si può usare il diario per registrare cose belle avvenute durante la giornata oppure per annotare i propri progressi in una particolare attività che si sta svolgendo, dalla dieta dimagrante all’impegno in palestra, dal superamento di una fobia all’apprendimento di una lingua straniera. Ancora prima dell’annotazione dei progressi, appuntare l’obiettivo e la strategia per perseguirlo su un diario può aumentare la motivazione. Molti viaggiatori portano con sé un diario del viaggio, da compilare durante il viaggio. Se è un viaggio impegnativo o magari in solitaria, avere un diario come sostegno e come compagnia può, ancora, mantenere alta la motivazione. Tenere il diario aiuta a mettere in ordine i pensieri e tenere un diario può migliorare la propria capacità analitica e l’efficacia espositiva non solo scrivendo, ma, poi, anche nella vita reale. Scrivere un diario è una forma di autocoscienza che migliora anche l’autoconsapevolezza: scrivendo con regolarità, anche se non per forza tutti i giorni, ci si può osservare da fuori e si possono riconoscere comportamenti e schemi di pensiero che non piacciono e decidere se li si vuole cambiare. Se si riconoscono abitudini e modi di vedere le cose che, invece, piacciono, si può decidere di incrementarli. In questo modo si impara qualcosa dal proprio vissuto personale, cosa che semplicemente vivendolo può non avvenire.
Continua a leggereRiduci
Sandy Skoglund, The Green House (1990) .Courtesy Paci Contemporary Gallery (Brescia - Porto Cervo) © 1990, Sandy Skoglund
Un percorso ricco ed emozionante suddiviso in sei sale, che immagine dopo immagine invita il visitatore a una profonda riflessione sul linguaggio e sul significato più recondito della fotografia, che è memoria visiva del genere umano, strumento in grado di raccontare ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che possiamo diventare. Ogni fotografia racconta «la Storia» e «una storia», il passato e il presente, le cadute e le rinascite, le tragedie e le grandi conquiste dell’umanità. Una foto può immortalare un fatto di cronaca o essere opera d’arte e sperimentazione pura, può essere testimone veritiera o bugiarda, ambigua o chiarissima, ma in ogni caso, ogni immagine porta con sé un momento preciso e una parte del mondo. Da 200 anni a questa parte.
Era infatti il 1826 quando il francese Joseph Nicéphore Niépce, dopo ben 8 ore di esposizione, immortalò la vista dalla finestra di casa sua a Le Gras, rivoluzionando per sempre – e forse inconsapevolmente – il mondo dell’immagine e della comunicazione. Una storia lunga due secoli, che la bella mostra allestita al MUDEC narra con le 100 immagini che più hanno arricchito l’eredità del nostro tempo. Una scelta sicuramente impegnativa e non facile quella fatta da Denis Curti (curatore della mostre e autorevole voce critica della fotografia italiana e internazionale), ma che centra appieno l’obiettivo di regalare al visitatore un viaggio per immagini nella storia. Dell’uomo e della fotografia. O meglio, dell’umanità che si fotografa mentre cambia…
La Mostra
Aperto da un’ affascinante sala introduttiva che fa da spartiacque fra una «società senza immagini e una società con le immagini», il percorso espositivo vero e proprio ha inizio con la sezione dedicata alle sperimentazioni visive, dove trovano spazio i tentativi tecnici di Niépce e Daguerre, i ritratti visionari di Julia Margaret Cameron, le elaborazioni politiche e allegoriche di Hippolyte Bayard e le fotografie di Roger Fenton, tra i primi a tradurre in immagine la devastazione della guerra di Crimea nel 1855: tra le immagini più iconiche della sezione e degli albori della fotografia la notissima Femme a la balle (1887) dell’inglese Eadweard Muybridge, pioniere della fotografia del movimento e di una nuova concezione del tempo e del corpo nell’immagine, innovazioni tecniche che daranno poi un contributo fondamentale anche alla nascita del cinema.
Senza seguire un ordine cronologico preciso, dalla nascita della fotografia si passa ad una modernità « più spinta», a quando le immagini si aprono alla sperimentazione, a nuovi linguaggi visivi e a una raffinata ricerca formale: è qui, nella seconda sezione, che si incontrano i capolavori surrealisti di Man Ray, le inquadrature avanguardiste di Aleksandr Rodcenko, la raffinatezza di Horst P. Horst (in mostra la sua celebre Mainbocher Corset, Parigi, 1939), il Maestro Henri Cartier-Bresson e il grande ritrattista Philippe Halsman, rappresentato al MUDEC dal Dali Atomicus, una performance più che una fotografia… Una sezione particolarmente interessante questa ( completata dalle «composizioni» di Mario Giacomelli e dalla fotografia concettuale dello spagnolo Joan Fontcuberta), che raduna artisti di anni, nazioni e scuole diverse, tutti ugualmente importanti nell’aprire la strada ai linguaggi ibridi delle generazioni successive.
Ma per chi, come la sottoscitta, al concettualismo e alla finzione preferisce la verità storica, sarà nella terza sezione (Fotografia come documento) che troverà «La Fotografia » che registra il mondo e gli eventi storici, dallo sbarco dell’uomo sulla luna (documentata dalla celebre - e anche contestata - foto diffusa dalla NASA), a Ground Zero, dalle guerre ai fenomeni migratori. E’ qui, in questa straordinaria sala, che trova spazio l’intenso scatto di Dorothea Lange Migrant Mother (1936), l‘immagine in assoluto più significativa della Grande Depressione; la drammatica foto della caduta del Muro di Berlino, immortalata nel 1989 da Carol Guzy; la tragedia dell’11 settembre catturata dall’obiettivo di Joel Meyerowitz unico fotografo autorizzato a oltrepassare le barriere di sicurezza per mostrare al mondo quel disastro disumano. Immagini di storia contemporanea forti e potenti, che hanno scosso il mondo e contribuito a creare la nostra memoria collettiva.
Scatti di fotoreporter e documentaristi che sono stati e sono «gli occhi del mondo», poli opposti dei «mirror» ( esposti nella quarta sezione della mostra), magistrali indagatori del mondo interiore, del corpo e delle sue nudità, dell’altro rispetto al «sè», dell’ambiguità e di una memoria che va altre il visibile. Le loro opere sono teatrali e trasgressive, a tratti disturbanti, nel caso di Robert Mapplethorpe (in mostra con una sola, significativa immagine, Bob Love del 1979) rasentano la perfezione di forme e proporzioni : solo lui, «il Michelangelo della fotografia», con rara potenza simbolica e formale ha saputo trasformare il corpo in scultura, gesto e icona. Con ironia, e una leggerezza che non è superficialità…
«Occhi del mondo» e « Mirror», agli antipodi sino a qualche decennio fa, nell’ultimo quarto di secolo si sono uniti per dare vita a un linguaggio misto, in cui documentazione e introspezione non sono più in contrapposizione, ma coesistono in una tensione continua. Oggi, in un tempo caratterizzato da una produzione incontrollata di immagini , la fotografia è parte integrante delle nostre vite (ogni momento è buono per un selfie, uno scatto con lo smart, un’instagrammata…), è realtà e finzione, è il mondo com’è e come vorremmo che fosse. Il Novecento, oramai alle spalle, non è sparito, ma vive in una sorta di memoria vibrante, accanto ad un futuro che impone nuovi scenari e orizzonti. Il passato si trasforma in una sorta di «risonanza emotiva» in cui la fotografia non rappresenta più il fatto oggettivo, ma diventa metafora, evocazione e finzione. E’ questo ciò che racconta la quinta sezione, interamente dedicata all’ambiguità del linguaggio visivo fotografico, a immagini che sono metafore, simboli, stratificazioni, opere che reinventano il reale attraverso la finzione: è qui che, fra glia altri , sono esposte le scenografie visionarie di David LaChapelle e l’immaginario surreale di Sandy Skoglund, in mostra con The Green House, stravagante rappresentazione onirica di cani viola adagiati in una stanza completamente verde, arredi compresi… A chiudere il percorso espositivo la sala dedicata all’ «oggi», ai nuovi autori e ai nuovi immaginari del XXI secolo: i temi affrontati sono quelli del nostro tempo ( dai conflitti ai disastri ambientali, dalle migrazioni alle identità di genere) e ad accomiatare i visitatori, i lavori dell’artista visiva Alba Zari ; Hold Me Close, dell’artista ghaneano Carlos Idun-Tawiah, intensissimo e commovente nel rappresentare il legame tra comunità, affetti e storia individuale; la fragilità del rapporto tra essere umano e natura immortalata nella straordinaria immagine Lake Undecided del fotografo iraniano Ebrahim Noroozi.
Il valore di questa mostra
Una mostra di 100 scatti è un azzardo. Potrebbe «lasciartene addosso» nessuno, solo uno o pochi altri. In questo caso non si corre il rischio, perché, al di là delle foto, ciò che in questa mostra fa la differenza è la filosofia che ne sta alla base, quell’invito a fermarsi, rallentare e riflettere con calma sul senso delle immagini e della loro storia. Che è anche la nostra…
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 25 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti commentiamo i risultati elettorali e le ultime dichiarazioni di Vannacci.