True
2018-06-23
«I 10 vaccini sono inutili e dannosi». Il dottor Salvini spaventa il M5s
«Ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi, Inoltre il tema dell'obbligo vaccinale sarà affrontato dal governo». Così ieri, il ministro dell'Interno Matteo Salvini che, con una diretta nell'emittente toscana Radio Studio54, ha sconfinato nel settore sanità, prendendosi tutta l'attenzione mediatica. E il Movimento 5 stelle che dal giorno della formazione del governo gialloblù, rincorre il leader della Lega quotidianamente alla ribalta, è dovuto scendere in campo a due voci.
Prima il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, poi il ministro della Salute Giulia Grillo, hanno «arginato» la posizione dell'alleato e spiegato come questo governo tratterà la materia vaccini. In vista della scadenza del 10 luglio, termine entro cui bisogna essere in regola con i vaccini per l'anno scolastico 2018/2019, Salvini ha ribadito: «Garantisco l'impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola», perché «la priorità è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati». Forse rendendosi conto di non essere «solo» al governo ha aggiunto: «Siamo in due, c'è un'alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati. Al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi. Continueremo perché ritengo che dieci vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi».
Una posizione da smussare considerato che il ministro pentastellato, appena insediato aveva detto: «Non sono un ministro no vax». Infine Salvini, sempre via etere, ha ringraziato «per il loro coraggio» Antonietta Gatti e Stefano Montanari, marito e moglie paladini dei no vax e da anni nel mirino dei medici e dei ricercatori il quali ritengono le loro teorie sulla tossicità dei vaccini «scarsamente scientifiche».
I due sostengono che nei vaccini ci siano nanoparticelle pericolose e stanno facendo una raccolta fondi online tra i propri sostenitori per acquistare un nuovo microscopio speciale (sono arrivati a mettere assieme circa 70.000 euro).
Dopo le parole del leader del Carroccio, il primo ad intervenire, da Avellino, è stato Luigi Di Maio che ha un po' frenato ribadendo però la linea pentastellata, sì vaccini no obbligatorietà: «Il contratto è chiarissimo, noi vogliamo rivedere il decreto Lorenzin, ma nel senso semplicemente di poter assicurare una tutela vaccinale delle persone e soprattutto ai bambini. Poi ognuno ha la sua opinione sui vaccini, voi conoscete la nostra».
Nel sottolineare la sua «potestà» il ministro Grillo ha lanciato una staffilata al vicepremier leghista, forse anche perché giovedì il sottosegretario all'Interno Luigi Gaetti ha ricevuto una delegazione Free Vax al Viminale: «Prenderemo le decisioni opportune in accordo con gli alleati di governo, ma chiaramente si tratta di un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute. Ci fa piacere che il ministro dell'Interno si interessi di un tema così importante, così come il ministro dell'Istruzione. Voglio solo precisare», ha ribadito la Grillo, «che l'obbligatorietà è un argomento politico, che ha a che fare con una strategia di tipo politico. Ma le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica. Voglio ribadire ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria».
E per non perdere il sostegno di tanti grillini contrari all'obbligo sottolinea: «Stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore capace da una parte di garantire la frequenza dei bambini negli asili nido e che dall'altra parte metta al centro del dibattito parlamentare la revisione della legge Lorenzin».
Contro Salvini si sono scagliati in molti, ovviamente il Pd e Matteo Renzi che ha rilanciato un post del super scientista Roberto Burioni: «No, ministro Salvini. Dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi», ha scritto il virologo sulle sue pagine social, «sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite. Vaccini che proteggono anche lei, i suoi figli e i suoi elettori, e pure tutti i cittadini italiani che lei ha il dovere di tutelare. Ministro Salvini, lei ha detto una cosa non rispondente al vero. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto. Fatti, e non bugie».
A chiedere chiarezza sulla posizione del governo Lega-M5s sui vaccini è anche l'Europa come ha annunciato il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukatis: «I vaccini sono uno dei temi al centro del bilaterale tra me e la ministra Giulia Grillo. Aspetto di conoscere la posizione della nuova ministra dell'Italia».
Sulla cannabis in vendita i medici contro la Grillo: «Il via libera è un errore»
In mancanza di dati certi degli effetti sulla salute della cannabis legale (light), il mondo scientifico difende il principio di precauzione e il divieto alla vendita della sostanza, come espresso in questi giorni dal Consiglio superiore di Sanità (Css). Ma il ministro della Salute Giulia Grillo, al momento, non pensa di chiudere i negozi della cannabis light, come indicato dall'organo consultivo del ministero, perché ritiene la conclusione «un po' forte» dato che è «molto bassa», nella cannabis legale, la quantità di sostanza psicoattiva, il tetraidrocannabinolo (Thc).
Il neoministro grillino, in un'intervista alla Stampa, si riserva di attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato e delle altre amministrazioni competenti, ricordando che «poi le decisioni le prende il governo». Minimizza, il ministro Grillo, sulla conclusione dei tecnici del Css, chiamati a esprimere un parere sulla sicurezza della cannabis lo scorso febbraio, dallo stesso ministero, per coprire quel vuoto normativo che, in mancanza di indicazioni sull'uso delle infiorescenze, ne permette la vendita come «oggetto da collezione» e, ultimamente, come «oggetto ornamentale».
Il documento del Css definisce «potenzialmente pericolose per la salute» le infiorescenze della cannabis con Thc compreso tra 0,2-0,6%, come previsto dalla legge n.242 del 2016. Concorda Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, secondo il quale «una concentrazione dello 0,2% che può arrivare anche allo 0,6% non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone, non si può dire che sia innocua. La percentuale del principio attivo non è il solo elemento importante, contano anche i grammi che si consumano».
Come spiega Patrizia Hrelia, past president della Società italiana di tossicologia (Sitox), «i dati scientifici sulla cannabis light, ma anche su quella terapeutica, sono insufficienti per trarre conclusioni definitive». Abbiamo dati sugli effetti psicotici «solo per l'abuso della sostanza, ma non possiamo escludere che a lungo termine, anche bassi dosaggi, siano dannosi per la salute», afferma la tossicologa.
Invita a «togliere dalla testa della gente che la cannabis sia una droga leggera» Garattini, perché «i potenziali danni per la salute esistono e, soprattutto, per i giovani». Il ministro Grillo, dal canto suo, rassicura che «sui numerosi campioni testati nei laboratori, solo in sei casi sono risultati valori in combinazione di Thc compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, limiti consentiti dalla legge» e ricorda che per evitare la vendita di marijuana non light punterà sui «controlli» e a «potenziare il corpo specializzato dei Nas per creare una task force dedicata al controllo dei punti vendita». Il ministro M5s, orientata a «regolamentare il settore», afferma che inserirà il divieto i vendita ai minori. Il problema è che «con semplici tecniche di base», spiega la tossicologa Hrelia, «si possono ottenere preparati con una concentrazione nettamente maggiore di sostanze» e da qui all'abuso il passo è breve. Sono moltissimi gli studi che testimoniano danni cognitivi proprio sugli adolescenti. Mentre il ministro Grillo rassicura chi ha investito nel settore affermando che «non c'è la chiusura dei canapa shop, casomai una loro regolamentazione», il mondo scientifico si preoccupa. «L'apertura dei cannabis shop», osserva Garattini», ha dato l'impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento, ma la cannabis è una droga, e può dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo, soprattutto se presa in epoca giovanile, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo».
Al di là degli effetti del Thc, «sappiamo che l'uso di cannabis», ricorda Hrelia, «rappresenta un ponte verso il passaggio a droghe più pesanti». Il ministro Grillo, punta a tranquillizzare «i tanti cittadini» che hanno inviato «mail allarmate» perché temono, «dopo aver investito in un'attività dichiarata legale da una legge del 2016», di pagare il prezzo per una mancata regolamentazione», e ribadisce che «non è in discussione il divieto. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore». Risponde Garattini: «Se si vuole eliminare il rischio, l'unica strada perseguibile è quella di evitare l'assunzione di sostanze pericolose. Non si capisce quale sia l'esigenza di avere negozi che vendano prodotti a base di cannabis. La salute è più importante del commercio».
Maddalena Guiotto
Continua a leggereRiduci
Il leader leghista Matteo Salvini attacca il decreto Lorenzin: «Nessun bambino escluso dalle scuole, troppe profilassi possono far male». I grillini: «Revisione dell'obbligo nel contratto». Il ministro della Salute: «Sono cure fondamentali».Il ministro Giulia Grillo: «Affrettato lo stop del Consiglio superiore di sanità, gli shop non chiuderanno». Il direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, Silvio Garattini: «Pure se light è pericolosa».Lo speciale contiene due articoli.«Ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi, Inoltre il tema dell'obbligo vaccinale sarà affrontato dal governo». Così ieri, il ministro dell'Interno Matteo Salvini che, con una diretta nell'emittente toscana Radio Studio54, ha sconfinato nel settore sanità, prendendosi tutta l'attenzione mediatica. E il Movimento 5 stelle che dal giorno della formazione del governo gialloblù, rincorre il leader della Lega quotidianamente alla ribalta, è dovuto scendere in campo a due voci. Prima il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, poi il ministro della Salute Giulia Grillo, hanno «arginato» la posizione dell'alleato e spiegato come questo governo tratterà la materia vaccini. In vista della scadenza del 10 luglio, termine entro cui bisogna essere in regola con i vaccini per l'anno scolastico 2018/2019, Salvini ha ribadito: «Garantisco l'impegno preso in campagna elettorale nel permettere che tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola», perché «la priorità è che i bimbi non vengano espulsi dalle classi anche se non vaccinati». Forse rendendosi conto di non essere «solo» al governo ha aggiunto: «Siamo in due, c'è un'alleanza Lega-M5s, bisogna ragionare anche con gli alleati. Al ministro Grillo ho iniziato a parlare di questi temi. Continueremo perché ritengo che dieci vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi». Una posizione da smussare considerato che il ministro pentastellato, appena insediato aveva detto: «Non sono un ministro no vax». Infine Salvini, sempre via etere, ha ringraziato «per il loro coraggio» Antonietta Gatti e Stefano Montanari, marito e moglie paladini dei no vax e da anni nel mirino dei medici e dei ricercatori il quali ritengono le loro teorie sulla tossicità dei vaccini «scarsamente scientifiche». I due sostengono che nei vaccini ci siano nanoparticelle pericolose e stanno facendo una raccolta fondi online tra i propri sostenitori per acquistare un nuovo microscopio speciale (sono arrivati a mettere assieme circa 70.000 euro). Dopo le parole del leader del Carroccio, il primo ad intervenire, da Avellino, è stato Luigi Di Maio che ha un po' frenato ribadendo però la linea pentastellata, sì vaccini no obbligatorietà: «Il contratto è chiarissimo, noi vogliamo rivedere il decreto Lorenzin, ma nel senso semplicemente di poter assicurare una tutela vaccinale delle persone e soprattutto ai bambini. Poi ognuno ha la sua opinione sui vaccini, voi conoscete la nostra». Nel sottolineare la sua «potestà» il ministro Grillo ha lanciato una staffilata al vicepremier leghista, forse anche perché giovedì il sottosegretario all'Interno Luigi Gaetti ha ricevuto una delegazione Free Vax al Viminale: «Prenderemo le decisioni opportune in accordo con gli alleati di governo, ma chiaramente si tratta di un tema che deve essere discusso anzitutto dal ministero della Salute. Ci fa piacere che il ministro dell'Interno si interessi di un tema così importante, così come il ministro dell'Istruzione. Voglio solo precisare», ha ribadito la Grillo, «che l'obbligatorietà è un argomento politico, che ha a che fare con una strategia di tipo politico. Ma le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica. Voglio ribadire ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, che i vaccini sono un fondamentale strumento di prevenzione sanitaria primaria». E per non perdere il sostegno di tanti grillini contrari all'obbligo sottolinea: «Stiamo lavorando per trovare la soluzione migliore capace da una parte di garantire la frequenza dei bambini negli asili nido e che dall'altra parte metta al centro del dibattito parlamentare la revisione della legge Lorenzin». Contro Salvini si sono scagliati in molti, ovviamente il Pd e Matteo Renzi che ha rilanciato un post del super scientista Roberto Burioni: «No, ministro Salvini. Dieci vaccini non sono inutili e tantomeno dannosi», ha scritto il virologo sulle sue pagine social, «sono i dieci vaccini che hanno salvato e salvano, in tutta sicurezza, milioni di vite. Vaccini che proteggono anche lei, i suoi figli e i suoi elettori, e pure tutti i cittadini italiani che lei ha il dovere di tutelare. Ministro Salvini, lei ha detto una cosa non rispondente al vero. Quella che ha detto è una bugia, una bugia pericolosissima. E che a dirla sia chi ha la responsabilità della sicurezza del mio paese è una cosa che mi preoccupa molto. Fatti, e non bugie». A chiedere chiarezza sulla posizione del governo Lega-M5s sui vaccini è anche l'Europa come ha annunciato il commissario Ue alla salute Vytenis Andriukatis: «I vaccini sono uno dei temi al centro del bilaterale tra me e la ministra Giulia Grillo. Aspetto di conoscere la posizione della nuova ministra dell'Italia».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/i-10-vaccini-sono-inutili-e-dannosi-il-dottor-salvini-spaventa-il-m5s-2580386503.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sulla-cannabis-in-vendita-i-medici-contro-la-grillo-il-via-libera-e-un-errore" data-post-id="2580386503" data-published-at="1782191417" data-use-pagination="False"> Sulla cannabis in vendita i medici contro la Grillo: «Il via libera è un errore» In mancanza di dati certi degli effetti sulla salute della cannabis legale (light), il mondo scientifico difende il principio di precauzione e il divieto alla vendita della sostanza, come espresso in questi giorni dal Consiglio superiore di Sanità (Css). Ma il ministro della Salute Giulia Grillo, al momento, non pensa di chiudere i negozi della cannabis light, come indicato dall'organo consultivo del ministero, perché ritiene la conclusione «un po' forte» dato che è «molto bassa», nella cannabis legale, la quantità di sostanza psicoattiva, il tetraidrocannabinolo (Thc). Il neoministro grillino, in un'intervista alla Stampa, si riserva di attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato e delle altre amministrazioni competenti, ricordando che «poi le decisioni le prende il governo». Minimizza, il ministro Grillo, sulla conclusione dei tecnici del Css, chiamati a esprimere un parere sulla sicurezza della cannabis lo scorso febbraio, dallo stesso ministero, per coprire quel vuoto normativo che, in mancanza di indicazioni sull'uso delle infiorescenze, ne permette la vendita come «oggetto da collezione» e, ultimamente, come «oggetto ornamentale». Il documento del Css definisce «potenzialmente pericolose per la salute» le infiorescenze della cannabis con Thc compreso tra 0,2-0,6%, come previsto dalla legge n.242 del 2016. Concorda Silvio Garattini, direttore scientifico dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, secondo il quale «una concentrazione dello 0,2% che può arrivare anche allo 0,6% non è una dose omeopatica, può avere degli effetti sulle persone, non si può dire che sia innocua. La percentuale del principio attivo non è il solo elemento importante, contano anche i grammi che si consumano». Come spiega Patrizia Hrelia, past president della Società italiana di tossicologia (Sitox), «i dati scientifici sulla cannabis light, ma anche su quella terapeutica, sono insufficienti per trarre conclusioni definitive». Abbiamo dati sugli effetti psicotici «solo per l'abuso della sostanza, ma non possiamo escludere che a lungo termine, anche bassi dosaggi, siano dannosi per la salute», afferma la tossicologa. Invita a «togliere dalla testa della gente che la cannabis sia una droga leggera» Garattini, perché «i potenziali danni per la salute esistono e, soprattutto, per i giovani». Il ministro Grillo, dal canto suo, rassicura che «sui numerosi campioni testati nei laboratori, solo in sei casi sono risultati valori in combinazione di Thc compresi tra lo 0,2 e lo 0,6%, limiti consentiti dalla legge» e ricorda che per evitare la vendita di marijuana non light punterà sui «controlli» e a «potenziare il corpo specializzato dei Nas per creare una task force dedicata al controllo dei punti vendita». Il ministro M5s, orientata a «regolamentare il settore», afferma che inserirà il divieto i vendita ai minori. Il problema è che «con semplici tecniche di base», spiega la tossicologa Hrelia, «si possono ottenere preparati con una concentrazione nettamente maggiore di sostanze» e da qui all'abuso il passo è breve. Sono moltissimi gli studi che testimoniano danni cognitivi proprio sugli adolescenti. Mentre il ministro Grillo rassicura chi ha investito nel settore affermando che «non c'è la chiusura dei canapa shop, casomai una loro regolamentazione», il mondo scientifico si preoccupa. «L'apertura dei cannabis shop», osserva Garattini», ha dato l'impressione che questa sostanza possa essere assimilata a un alimento, ma la cannabis è una droga, e può dare effetti molto importanti anche a distanza di tempo, soprattutto se presa in epoca giovanile, quando il cervello è ancora in fase di sviluppo». Al di là degli effetti del Thc, «sappiamo che l'uso di cannabis», ricorda Hrelia, «rappresenta un ponte verso il passaggio a droghe più pesanti». Il ministro Grillo, punta a tranquillizzare «i tanti cittadini» che hanno inviato «mail allarmate» perché temono, «dopo aver investito in un'attività dichiarata legale da una legge del 2016», di pagare il prezzo per una mancata regolamentazione», e ribadisce che «non è in discussione il divieto. Casomai sarà necessaria una regolamentazione del settore». Risponde Garattini: «Se si vuole eliminare il rischio, l'unica strada perseguibile è quella di evitare l'assunzione di sostanze pericolose. Non si capisce quale sia l'esigenza di avere negozi che vendano prodotti a base di cannabis. La salute è più importante del commercio».Maddalena Guiotto
L'ex ministro dei Trasporti spagnolo Josè Luis Ábalos (Ansa)
La Spagna si conferma un Paese all’avanguardia per il centrosinistra italiano. Ieri l’ex numero tre del partito socialista, Josè Luis Ábalos, ex braccio destro del premier Pedro Sánchez, si è preso una condanna monstre da 24 anni di carcere per corruzione, nell’ambito di uno scandalo sulle forniture di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi del Covid 19. Il governo idolatrato per otto anni dal Pd traballa ogni giorno di più e ieri è arrivata anche una nuova puntata dello scandalo giudiziario e politico che riguarda la moglie di Sànchez, Begoña Gómez, alla quale è stato ritirato il passaporto. Stessa misura preventiva era toccata due settimane fa all’ex premier José Luis Zapatero, al centro di un’inchiesta per corruzione che rischia di travolgere quel che resta dei socialisti iberici.
L’ex ministro dei Trasporti Ábalos è stato per anni l’uomo più fidato di Sánchez, fin quando è stato bruciato dallo scandalo Koldo, dal nome del consigliere ministeriale Koldo Garcia. Si tratta di un’inchiesta sulla fornitura di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi della pandemia cinese, con un bel giro di tangenti. Scandalo impreziosito da una serie di assunzioni femminili in varie aziende pubbliche, in un’interpretazione estensiva delle quote rosa. Ieri il collegio giudicante della Corte suprema spagnola, con sette voti su sette, ha inflitto una condanna da 24 anni e tre mesi di carcere per corruzione ad Ábalos. A Koldo Garcia sono stati comminati 19 anni e otto mesi, mentre un terzo imputato, che ha confessato di aver pagato tangenti, si è preso solo quattro anni e mezzo con pena sospesa. Due anni fa, la stampa spagnola aveva riportato le micidiali chat degli indagati, tra le quali una sembrava portare all’Italia. In particolare, due indagati parlavano di «una ministra» da coinvolgere nel business delle mascherine perché, a sua volta, quella avrebbe potuto «metterci in contatto con il ministro della Salute in Italia» (all’epoca era Roberto Speranza).
La banda spagnola delle mascherine seguiva con grandissima attenzione l’evolversi dei contagi in Italia, nella primavera del 2020, e ha pensato di introdursi sul mercato della nostra Penisola. Ma non risulta che poi ci sia stato alcun seguito pratico a tutti quei discorsi e, infatti, nessun italiano è stato coinvolto nello scandalo Koldo. Se da molte settimane Sánchez, almeno prima della batosta di ieri ad Ábalos, ripeteva che è oggetto di un accerchiamento giudiziario tutto di matrice politica, ieri il «sistema» ha reagito. L’equivalente del Csm spagnolo ha aperto un procedimento disciplinare contro il giudice Juan Carlos Peinado, che indaga sulla signora Sánchez. Sabato, questo giudice, dopo ben due anni di indagini, aveva osato ritirare il passaporto a donna Begoña, che verrà processata per corruzione. Il fatto che il giudice, nel motivare il ritiro del passaporto, abbia ipotizzato il rischio di favoreggiamenti della polizia in un’eventuale fuga della signora ha scatenato mille polemiche e il Csm per primo ha censurato la sfiducia ingenerata dal giudice nei confronti della polizia. Insomma, una bella rissa tra corpi dello Stato. Begoña Gómez è sotto inchiesta per appropriazione indebita, traffico di influenze e corruzione in affari nell’ambito di un’indagine avviata nel 2024 per accertare se avesse sfruttato la posizione di moglie del premier per profitto personale, in relazione al lavoro presso l’Università Complutense di Madrid.
Tanto per rendere l’idea del clima di lacerazione, la decisione del Csm di mettere sotto inchiesta il giudice è stata presa con quattro voti a favore e quattro contrari. Tra i vari scandali che hanno offuscato la stella cometa Sánchez c’è anche quello del fratello David, direttore d’orchestra accusato di aver ottenuto nel 2017 il posto di coordinatore dei conservatori della sua regione con un procedimento «ad hoc». Il processo è in corso, ma il reato è a rischio prescrizione. L’inchiesta appena emersa che riguarda Zapatero è pesantissima perché ci sono accuse non solo di corruzione, ma pure di riciclaggio di somme enormi. E Zapatero è stato la levatrice di Sánchez. Che intorno a sé, ormai, ha solo indagati.
Continua a leggereRiduci
Andy Burnham (Ansa)
E in effetti l’ormai ex sindaco della Grande Manchester ed ex deputato (fresco di rientro a Westminster dopo la vittoria alle suppletive di Makerfield) ha tutte le carte in regola per portare a termine il «capolavoro» di Starmer.
Soprannominato il «Re del Nord», Burnham si presenta con un profilo da perfetto camaleonte, al punto che il suo opportunismo ha alimentato barzellette sulle sue facili conversioni: ieri fedelissimo di Tony Blair, poi ministro con Gordon Brown, quindi vicino a Jeremy Corbyn e oggi leader di una mozione di «rinnovamento» interno al partito. Non si sa esattamente cosa può fare di diverso rispetto al premier uscente: c’è il rischio che faccia anche peggio, ma i parlamentari laburisti sembrano aver concluso che, per ora, è la loro migliore carta. Il suo programma, in compenso, resta volutamente vago («Ho cercato d’individuare la sua filosofia economica ma non ci sono riuscito», ha dichiarato John Springford, economista del think tank Center for european reform) e si accompagna a un’attitudine politica che ricorda un Romano Prodi in salsa barbecue. Un accostamento tutt’altro che azzardato, se si considera che è stato lo stesso Burnham a indicare i pilastri identitari della sua formazione: «L’Everton, il Partito laburista e la Chiesa cattolica, rigorosamente in quest’ordine». Cresciuto da una madre irlandese di forte fede cattolica, se la sua scalata a Downing Street andasse in porto, diventerebbe il primo premier cattolico della storia britannica moderna; un cattolicesimo all’acqua di rose, tuttavia, vista la posizione di retroguardia a cui ha formalmente confinato Santa Romana Chiesa, terza e ultima nella sua personalissima scala dei valori. L'accostamento a Prodi si ritrova anche nell’approccio improntato al dialogo e alla coesione sociale. Burnham ha infatti spiegato di voler evitare che la Gran Bretagna imbocchi un percorso di polarizzazione politica (come se già non ci fosse, e non tra laburisti e conservatori), finendo un po’ come gli Stati Uniti, «dove le persone non si rivolgono la parola per strada se votano in modo diverso: non permetteremo che accada qui», ha dichiarato lo stesso Burnham , che ha però appena innescato l’ennesima, durissima rissa politica con Starmer.
Sul piano dell’immagine, il probabile futuro premier sta giocando invece su una cifra stilistica che rievoca la prima parabola comunicativa di Matteo Renzi. A 56 anni compiuti, il politico britannico ha adottato i codici del linguaggio giovanilista e vagamente hipster, proponendosi con blazer strutturati portati su t-shirt basiche: un’operazione di rebranding estetico che ricalca, per attitudine e rottura degli schemi formali, la celebre stagione del «chiodo» in pelle sfoggiato a suo tempo dall’ex premier italiano. Politicamente e ideologicamente, inoltre, il suo alter ego oltreoceano è Zohran Mamdani, sindaco di New York: proprio come lui, Burnham si è accreditato come il volto gioviale e iper-progressista di quella grande area metropolitana di sinistra che è Manchester.
È proprio in questa veste di «paladino progressista», tuttavia, che Burnham ha mostrato il suo fianco scoperto. Appena eletto nel 2017, ha cercato di disinnescare politicamente la bomba delle grooming gang - le reti criminali dedite all’adescamento, all’abuso sessuale sistematico e allo sfruttamento di minori - commissionando una serie di inchieste indipendenti sui fallimenti storici delle istituzioni a Rochdale e Oldham. Quei dossier si sono rivelati un boomerang: hanno confermato che la polizia e i servizi sociali locali avevano letteralmente abbandonato centinaia di ragazze vulnerabili a causa di «cecità istituzionale» e pesanti pregiudizi. Da allora, Burnham è rimasto al centro di una tempesta perfetta: attivisti e figure chiave come l’ex detective-whistleblower Maggie Oliver lo accusano frontalmente di «non essere stato all’altezza» e di aver agito tardi, muovendosi con calcolo politico per minimizzare la reale portata del fenomeno e proteggere la reputazione delle storiche amministrazioni laburiste locali.
Il nodo principale, tuttavia, risiede nell’ambiguità programmatica. Persino l’ex consigliere politico Luke Sullivan ha descritto l’approccio di Burnham come «molto leggero sui dettagli, più sui principi», ammettendo che il suo team sta «costruendo l’aereo mentre è già in volo». Restano profonde incognite, ad esempio, sulla sua linea nei confronti dell’Ue: dopo aver inizialmente accarezzato l’idea di un rientro del Regno Unito, il leader laburista ha recentemente innestato la retromarcia, escludendo un ritorno a breve termine nell’Ue. Anche sul fronte migratorio, la sua posizione dovrà fare i conti con il nomignolo che gli ha affibbiato il partito Reform Uk di Nigel Farage: «Andy porte aperte». Sarà proprio contro la corazzata di Farage - ormai primo partito nei sondaggi, proprio come l’Afd in Germania - che il futuro premier inglese dovrà giocare la sua partita decisiva per la leadership.
Continua a leggereRiduci
Keir Starmer (Getty Images)
E almeno una decina ha poco meno di 6 anni (gli altri vanno dai 7 agli 11). Stephanie Davies-Arai, direttrice del gruppo Transgender trend composto da genitori, accademici e professionisti critici verso il cosiddetto approccio affermativo, ha spiegato al Daily Telegraph che «i dati relativi alle liste d’attesa mostrano chiaramente che si tratta prevalentemente di una tendenza adolescenziale. Sappiamo che questo gruppo sarà composto in maggioranza da donne, persone omosessuali, autistiche o adolescenti con problemi di salute mentale preesistenti o affidate ai servizi sociali. Il numero di bambini più piccoli è maggiore rispetto al passato, il che non sorprende visto che ora i genitori sono incoraggiati a credere che il proprio figlio sia trans se non si conforma a rigidi stereotipi di genere». Davies-Arai consiglia ai genitori di aspettare, avere pazienza e attendere che superino la fase. Ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi. In teoria, dal 2024, nel Regno Unito è vietato somministrare ai minori i farmaci bloccanti della pubertà. Lo stop è arrivato grazie al governo conservatore allora in carica e i laburisti lo hanno prolungato per andare incontro alle richieste della popolazione. Ma nel frattempo le autorità sanitarie hanno escogitato un altro modo per continuare sulla via del cambio di sesso dei minori. Si tratta di un progetto chiamato Pathways, uno studio approvato dall’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (Mhra) e dall’Autorità per la ricerca sanitaria (Hra). Prevede che i bloccanti siano somministrati a minorenni, poi sottoposti a monitoraggio, per verificarne gli effetti. Stando alla Bbc, pare che «i nuovi limiti di età siano 11 anni per le partecipanti di sesso femminile registrate alla nascita e 12 anni per i partecipanti di sesso maschile registrati alla nascita». Insomma, si potranno avviare al cambio di sesso delle bambine di 11 anni. La cosa è di per sé mostruosa, ma lo diventa ancora di più se si considera che una settimana fa il governo laburista ha dato il via libera al divieto totale di utilizzo dei social network ai minori di 16 anni. In pratica un ragazzino potrà cambiare sesso, ma non usare Instagram.
Questa è l’Inghilterra di Keir Starmer. O almeno lo era fino a ieri, giorno in cui il primo ministro laburista ha rassegnato le dimissioni. Non che ci siano da attendersi grandi cambiamenti, ma sarà difficile fare peggio del Grande Timoniere progressista. Nel giro di pochi anni è riuscito a trasformare la sua nazione in una sorta di terrificante distopia liberal, qualcosa che non ci si sarebbe mai aspettati di vedere in Occidente. La storia del cambio di sesso parla da sé. Il divieto di social network si può leggere come una sorta di regalo d’addio del simpatico Keir. L’obiettivo del provvedimento, ovviamente, non aveva nulla a che fare con la protezione dei bambini, ai quali è del resto concesso sottoporsi ai peggiori trattamenti sanitari. Il punto vero è giungere al monitoraggio degli adulti. La stretta digitale infatti prevede l’introduzione di controlli sull'identità online per i maggiorenni, ergo controllo sociale. Non stupisce: lo Stato di polizia digitale è sempre stato il chiodo fisso laburista. Nel Regno Unito non è mai esistita una carta d’identità obbligatoria, ma Starmer e soci hanno avviato l’iter per l’introduzione della Britcard, documento digitale che dovrebbe divenire pienamente operativo nel 2028 e che servirà per controllare l’accesso ai servizi. Per noi potrebbe sembrare scontato, ma per gli inglesi è un cambio epocale.
Giusto per restare sul monitoraggio digitale, vale la pena ricordare alcuni dati forniti dalla Free speech union britannica. Nel Regno Unito la media di arresti viaggia sui 30 al giorno per i reati legati alla comunicazione online. Ogni anno vengono fermate dalla polizia circa 12.000 persone per via di ciò che hanno scritto sui social network, e circa 1.000 ogni anno vengono condannate. Tra queste ci sono coloro che negli anni passati hanno pubblicato post giudicati razzisti in occasione delle numerose manifestazioni contro l’immigrazione. È il caso di citarne una su tutte: Lucy Connolly, madre di famiglia con un marito gravemente malato, arrestata e condannata a 31 mesi di carcere per un commento su X (rimosso dopo poche ore) giudicato razzista. Commento che per altro reagiva alla strage di bambine commessa a Southport da un uomo, allora minorenne, di origini ruandesi.
Già: con i cittadini britannici bianchi Starmer è inflessibile. Gli esponenti del suo partito in varie città arrivano a proibire l’esibizione della bandiera con la croce di San Giorgio perché sarebbe un simbolo identitario e dunque intrinsecamente fascista. Però, quando si tratta di fare chiarezza su reati veri e non sugli psicoreati, il Labour è più tenero. Starmer ha rifiutato più volte di creare una commissione d’inchiesta sulle gang di stupratori pakistani che hanno abusato negli anni di decine di migliaia di ragazzine bianche e per lo più povere. Costretto infine dalle pressioni della stampa a dare il via alla commissione, il governo progressista ha fatto di tutto per sabotarla.
Chiaro no? Nella distopia buonista i crimini degli stranieri passano in secondo piano. La polizia, sottoposta a costanti corsi di rieducazione affinché impari il rispetto delle minoranze, ha ottenuto risultati eccezionali. Per esempio ha arrestato il moribondo e sanguinante Henry Nowak, preferendo credere al sikh che lo aveva pugnalato. Si sospetta che le autorità sanitarie abbiano atteggiamenti simili: hanno lasciato libero di circolare almeno un assassino, dopo aver ricevuto pressioni per ridurre la presenza di neri nelle strutture psichiatriche.
In compenso, il primo settembre 2025 all’aeroporto di Heathrow, a Londra, si sono mossi cinque poliziotti per arrestare il comico irlandese Graham Linehan con l’accusa di istigazione alla violenza in virtù di alcuni post pubblicati su X, in cui criticava gli attivisti transgender. Linehan, mesi dopo, è stato prosciolto. E la polizia si è scusata anche per la morte di Nowak. Ma quale sia il clima culturale Oltremanica è fin troppo chiaro.
Anzi, a dirla tutta, era già chiaro quando - mesi fa - è emersa la vicenda dei cosiddetti episodi di odio non criminali: migliaia di persone, minorenni compresi, sono state schedate dalle forze dell’ordine dopo essere state segnalate per post politicamente scorretti sui social o per banali liti in cui avevano pronunciato frasi offensive. Sono stati schedati persino dei ragazzini che avevano chiamato «ciccione» un compagno di scuola.
Di Starmer ricorderemo queste imprese: la continua e feroce violazione delle libertà, il tentativo di vietare il fumo fuori dai pub e quello di imporre nello statuto dei lavoratori norme che consentissero a baristi e camerieri di cacciare da bar e ristoranti clienti colpevoli di avere espresso qualche opinione offensiva delle minoranze. E mentre in patria Starmer imponeva questo allucinante sistema poliziesco, si faceva bello all’estero come capo dei volenterosi intenzionati a spingere per la prosecuzione delle ostilità in Ucraina. Si vantava di difendere la democrazia a Kiev e intanto distruggeva la democrazia in casa sua. Decisamente non mancherà a nessuno.
Continua a leggereRiduci