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2018-04-23
Come evitare i tranelli del 730 precompilato
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Basta modificare anche una minima parte del modello perché l'Agenzia delle entrate sottoponga al controllo l'intera dichiarazione. Tra gli errori più frequenti ci sono quelli che riguardano il bonus sisma e le spese sanitarie, universitarie e veterinarie. A pagare è sempre e comunque il contribuente. Attenzione: il modello «precotto» non è sinonimo di vantaggi. Infatti, rimangono fuori alcune voci, come l'affitto della casa e la possibilità di detrarre gli interessi del mutuo. C'è un gioco delle tre carte sulle detrazioni. I bonus a pioggia sull'Irpef sono stati erogati per motivi elettorali: più si alza la percentuale degli incentivi, più diminuisce il risparmio. E i commercialisti denunciano: ci sono oltre 3 milioni di cittadini incapienti che, per via del basso reddito, non riescono a godere dei vantaggi fiscali. Maria Elena Boschi benedice i moduli ma omette la realtà: l'erario si vanta degli automatismi ma a fare gran parte del lavoro restano i commercialisti. Lo speciale contiene quattro articoli. È il contribuente a pagare per gli errori del fisco sul 730 precompilato. Nel caso, infatti, in cui si voglia modificare anche soltanto in una sua parte (per aggiungere, ad esempio, le spese mediche mancanti), verrà sottoposta al controllo dell'Agenzia delle entrate l'intera dichiarazione dei redditi. Anche la parte compilata precedentemente dal fisco stesso. Ciò significa che, nel caso in cui l'Agenzia delle entrate dovesse riscontrare degli errori, anche nella parte immutata del documento, sarà il contribuente a dover pagare la sanzione. Questo perché dal momento in cui si decide di non accettare il 730 precompilato e si fanno delle modifiche, l'Agenzia delle entrate azzera tutto e considera il 730 modificato come se fosse un documento totalmente nuovo. È una questa situazione in cui si possono trovare tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati che devono inviare ogni anno la propria dichiarazione. Se si vuole, dunque, modificare il modello precompilato ci sono due strade da scegliere: rivolgersi a un commercialista o modificare autonomamente il documento. In entrambi i casi si possono modificare i modelli a partire dal 2 maggio. Nel caso in cui si voglia fare da sé si deve accedere al sito dell'Agenzia delle entrate, selezionare la voce «Cittadini» ed entrare in «Servizi di dichiarazioni». A questo punto si deve cliccare sulla voce «Accedi alla tua precompilata» e inserire le credenziali richieste. Per accedere al servizio si possono utilizzare anche: il pin rilasciato dall'Inps, la carta nazionale dei servizi, i codici dispositivi del sistema informativo di gestione della pubblica amministrazione (NoiPa) o lo Spid (sistema pubblico per l'identità digitale). Una volta dentro si potrà visionare in toto il 730 e modificare le voci interessate. Se si vogliono, dunque, aggiungere delle «Spese» si deve scegliere il quadro E e inserire i dati all'interno della riga prescelta. Gli errori che si possono fare quando si decide di inserire nuove spese all'interno del 730 riguardano: l'importo, i codici relativi alle varie voci da inserire e la sezione da coinvolgere. Le spese maggiormente oggetto di modifica e dunque a cui si deve fare attenzione sono: il bonus sisma, le detrazioni universitarie, le detrazioni per gli asili nido, le spese veterinarie e le spese sanitarie. Bonus sisma Per quanto riguarda gli incentivi legati agli interventi antisismici, bisogna sapere che il limite massimo di spesa è di 96.000 euro per unità immobiliare e il bonus è una detrazione, spalmata su cinque anni, che farà diminuire l'Irpef dovuto. L'inserimento nel 730 dei dati non è semplicissimo. Ci sono nove codici tra i quali scegliere. Codice 5: spese sostenute per le misure antisismiche fatte all'abitazione principale. Codice 6: spese sostenute per misure antisismiche che portano a un ridimensionamento del rischio rilevato, di una classe inferiore Codice 7: spese sostenute per misure antisismiche che portano a un ridimensionamento del rischio rilevato, di due classi inferiori Codice 8: spese sostenute per misure antisismiche riferito agli edifici condominiali Codice 9: spese sostenute per misure antisismiche che portano a un ridimensionamento del rischio rilevato, di due classi inferiori con riferimento agli edifici condominiali. Questi codici devono essere inseriti nella colonna 2 dalla riga E41 alla E43. Spese non universitarie In queste rientrano le spese per la scuola materna, elementari, medie e superiori sia che siano statali, paritarie o private. La detrazione massima è di 717 euro. Per beneficiare della detrazione si deve compilare il quadro E (oneri e spese) e le righe interessate vanno dalla E8 alle E10. Bisogna inserire nella colonna 1 (codice di spesa) il codice 12 (spese per istruzione diversa da quelle universitarie) e nella colonna 2 l'ammontare della spesa sostenuta nel periodo di imposta. Se si hanno più figli si dovranno compilare tanti righi quanti sono i figli. Spese universitarie La detrazione varia in base alla facoltà e all'area geografica in cui ha sede l'università. In questo caso si deve compilare la Colonna 1 con il codice 13 (spese per istruzione universitaria). Da aggiungere, che, nel caso in cui il figlio studi in un'università lontana da casa e dunque si deve pagare un affitto, anche questo importo può essere detratto. La detrazione prevista è del 19% ed è calcolabile su un importo non superiore a 2.633 euro annui. Il massimo a cui si ha diritto sono dunque 500,27 euro. Si può inserire la spesa dall'affitto solo se gli immobili in oggetto distano minimo 100 chilometri dal comune di residenza. Asilo nido Sono previste detrazioni del 19% anche per le spese sostenute dai genitori per il pagamento di rette relative alla frequenza di strutture che hanno come obiettivo la formazione e la socializzazione dei bambini di età tra i 3 mesi e i 3 anni. La detrazione è limitata a una spesa annua pari a 632 euro per ciascun figlio fiscalmente a carico. Come si inserisce? Colonna 1, codice 33 (spesa per asili nido). Attenzione, però, perché se si gode già del bonus nido (prevede per i bambini da 0 a 3 anni iscritti all'asilo nido, un bonus pari a 1000 euro erogato in 11 mensilità) non si deve inserire la spesa all'interno del 730 perché la detrazione è incompatibile con il bonus. Spese sanitarie In questo caso bisogna fare attenzione se si vogliono aggiungere gli «alimenti con fini medici». Non sono considerati appartenenti a questa categoria tutti i prodotti per i lattanti e per i celiaci. Tutte le aggiunte, contemplate, in spese sanitarie devono essere aggiunte compilando il quadro E, sezione 1. Oltre a questo non si devono inserire nel 730 le spese sanitarie che hanno già visto un rimborso, entro l'anno in cui si è sostenuta la spesa (assicurazione Rca, polizza sanitaria, polizza aziendale) perché non risulterebbero detraibili, così come le spesa sostenute dal coniuge non fiscalmente a carico. Nel caso in cui, invece, il coniuge o il figlio risultano essere fiscalmente a carico si possono inserire tutte le spese nel 730. Spese veterinarie È possibile inserire le spese veterinarie per ottenere la detrazione, ma attenzione perché tutto deve essere documentato da fattura o scontrini (nel caso di farmaci comprati in farmacia). La detrazione massima prevista è pari a 49 euro e non varia in base al numero di animali domestici che si hanno. Non si possono portare in detrazione i mangimi speciali, anche se sono stati prescritti direttamente dal veterinario. Giorgia Pacione Di BelloINFOGRAFICA !function(e,t,n,s){var i="InfogramEmbeds",o=e.getElementsByTagName(t)[0],d=/^http:/.test(e.location)?"http:":"https:";if(/^\/{2}/.test(s)&&(s=d+s),window[i]&&window[i].initialized)window[i].process&&window[i].process();else if(!e.getElementById(n)){var a=e.createElement(t);a.async=1,a.id=n,a.src=s,o.parentNode.insertBefore(a,o)}}(document,"script","infogram-async","https://e.infogram.com/js/dist/embed-loader-min.js"); <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-al-730-precompilato-2561696755.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="oltre-3-milioni-di-incapienti-non-riescono-a-sfruttare-le-detrazioni" data-post-id="2561696755" data-published-at="1781923039" data-use-pagination="False"> Oltre 3 milioni di incapienti non riescono a sfruttare le detrazioni Con sette mesi di ritardo rispetto al relativo decreto legge, l'Agenzia delle entrate ha diffuso una circolare per spiegare le nuove norme per detrarre l'Iva. Motivo del contendere era: posso detrarre l'imposta senza avere fisicamente in mano la fattura? Non pensiate che la risposta sia roba da commercialisti. Riguarda tutte le aziende e i professionisti. Era gennaio quando La Verità ha denunciato il gioco delle tre carte sulle detrazioni fiscali. Bonus a pioggia sull'Irpef erogati solo per motivi elettorali. Ma c'è l'inghippo: più si alza la percentuale degli incentivi, più diminuisce il risparmio. Intanto crescono gli intoppi che rallentano la possibilità di scaricare l'Iva per le aziende. E l'erario ci guadagna. Ora a denunciare l'inghippo sono proprio i commercialisti che hanno stilato il lungo elenco dei contribuenti incapienti: coloro che con il proprio reddito non riescono in tutto o in parte a utilizzare le detrazioni e quindi gli sconti fiscali. Per l'esattezza oltre 7,7 i milioni di contribuenti italiani incapienti, per i quali l'Irpef dovuta si azzera per effetto delle detrazioni. Di questi sono più di 3,12 milioni quelli che non riescono a sfruttare in tutto o in parte le detrazioni per carichi di famiglia.Nel frattempo, per continuare a mescolare le carte si porta avanti la battaglia sull'Iva. In realtà, è solo l'ultima tappa di un caos progressivo che rende per chi produce ricchezza sempre più difficile mettere a detrazione l'imposta sugli acquisti. Gli ultimi due governi, spinti da Bruxelles (che sul gettito Iva tara i contributi nazionali) hanno infatti lanciato una campagna contro l'Iva. Ufficialmente si tratta di combattere l'evasione. Peccato che sempre più osservatori notino che l'evasione resta un mondo parallelo, mentre le progressive restrizioni alle detrazioni sarebbero mirate ad alzare il gettito. Meno sconti o detrazioni, più tasse per le aziende. L'elenco degli inghippi e degli intoppi è lungo. Basti solo ricordare tutto il caos legato allo spesometro che, nella seconda metà del 2017, ha travolto quasi tutti i commercialisti italiani. A luglio, sempre dello scorso anno, è esploso il caso delle nuove scadenze fiscali che hanno messo a rischio numerose detrazioni. A fine del 2016 i commercialisti avevano fatto addirittura sciopero contro i nuovi adempimenti presenti in manovra. Troppe difficoltà rendono le dichiarazioni fallaci e quindi in caso di accertamento sanzionabili. Risultato: il gettito sale continuamente, come dimostrano i dati contenuti nei periodici bollettini di Bankitalia. Purtroppo le Pmi e le partite Iva non hanno partiti di riferimento e dunque nessun politico abbraccia la battaglia contro la «fregatura dell'Iva». Allo stesso tempo gli altri elettori, come i pensionati o i lavoratori dipendenti, non si preoccupano dei problemi delle aziende e cadono facilmente in un inganno che non è altro che l'altro lato della medaglia. Si tratta delle detrazioni fiscali, ovvero i numerosi bonus che le ultime manovra fiscali hanno moltiplicato. La legge approvata lo scorso mese ha inaugurato addirittura il bonus verde. In pratica, una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per la sistemazione di terrazze o giardini privati. Importo massimo da detrarre è 180 euro all'anno per dieci anni. L'incentivo va a sommarsi al bonus ristrutturazioni edili, l'ecobonus e lo sconto per l'acquisto di mobili, elettrodomestici e caldaie. Ovviamente, tutti gli incentivi valgono anche per i condomini e si sommano a tutte le altre detrazioni. Ci riferiamo a quelle legate alle spese per gli asili nido, gite scolastiche, biciclette elettriche, pannolini per i neonati, attività sportive, funerali e costi veterinari. Senza dimenticare le spese sanitarie e medicinali detraibili al 19%. In prossimità delle elezioni i governi tendono ad alzare la percentuale di detrazione delle spese e ciò spesso ha un impatto positivo sull'elettorato. Peccato che più si alza la percentuale e si lascia invariato il periodo di utilizzo (di solito dieci anni), più scende la cifra che il contribuente effettivamente risparmia. Qui sta il gioco politico. Infatti, la capienza fiscale è la somma massima che può essere portata a detrazione. E dipende dal reddito Iperf. La cifra che eccede viene persa e salvo casi eccezionali non può essere recuperata l'anno successivo. Un inganno? Più o meno. Il reddito medio di un pensionato è di circa 16.000 euro. L'Irpef non supera i 3.600 euro. L'Iperf di un lavoratore medio è di poco superiore. Ai calcoli vanno aggiunte le singole detrazioni Irpef specifiche per aliquota e la cosiddetta No tax area (sotto gli 8.000 euro). Purtroppo in Italia circa 10 milioni sono i pensionati che ricevono un assegno di poco superiore alla mina e qui la possibilità di detrarre bonus e incentivi è quasi nulla. Un esempio? Un impianto di riscaldamento a pompa di calore in sostituzione di una caldaia a gas, a fronte di una spesa di circa 5.200 euro - con le detrazioni del 65% - consente un recupero di circa 3.880 euro in dieci rate annuali, mentre il contributo del conto termico, sarebbe di soli 1.100 euro, erogati in un anno. Il 40% dei pensionati non è in grado di incassare la detrazione. E molti ne perderanno una fetta. Figuriamoci se un lavoratore medio all'importo della caldaia somma l'intera ristrutturazione della casa e le spese sanitarie. La capienza fiscale rischia di lasciare nelle casse dello Stato una buona fetta di quanto le leggi di bilancio permetterebbero di scaricare. In pratica, è tutta una questione di rubinetti e imbuti. I governi promettono a pensionati e lavoratori dipendenti bonus (ricordiamo gli 80 euro di Matteo Renzi) e detrazioni a go-go. Rappresentano alle urne voti facili e consentono all'erario una «spesa» limitata. Più di tanto non si può usufruire perché l'imbuto è stretto. Al contrario, laddove le cifre sono molto elevate (il gettito Iva vale oltre 57 miliardi) i rubinetti vengono continuamente stretti e modificati, in modo da rendere estremamente complicato usufruire di detrazioni o in generale di sconti. Non a caso il gettito Iva aumenta di trimestre in trimestre a botte di un miliardo di euro. E i problemi che riguardano i cittadini non vengono mai affrontati. «Anche quest'anno», ha osservato Massimo Miani, presidente del consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, «la campagna della dichiarazione dei redditi, avviata con la messa a disposizione dei dati per la precompilata, vede nuove detrazioni per oneri e spese che si affiancano alle numerose già esistenti, ma quello degli incapienti rimane un nodo non affrontato. Il vero tema è quello dei carichi familiari: è logico che le detrazioni per redditi di lavoro abbiano al massimo il compito di azzerare l'imposta dovuta, così come è ragionevole che le detrazioni per oneri e spese facciano altrettanto. Dove invitiamo a una riflessione, sono i carichi di famiglia: per questo tipo di situazione l'incapienza non appare né logica né ragionevole e forse sarebbe opportuno concentrare e rafforzare l'aiuto al fattore famiglia sul versante dei trasferimenti, come per il meccanismo degli assegni al nucleo familiare, piuttosto che su quello delle detrazioni d'imposta». Claudio Antonelli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-al-730-precompilato-2561696755.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="con-il-modello-semplificato-si-rinuncia-pure-a-risparmiare-sul-mutuo" data-post-id="2561696755" data-published-at="1781923039" data-use-pagination="False"> Con il modello semplificato si rinuncia pure a risparmiare sul mutuo Accettare il 730 precompilato dell'Agenzia delle entrate significa evitare ulteriori controlli da parte del fisco. Ma attenzione, molte spese possono non essere presenti. L'affitto di casa, le spese di ristrutturazione, quelle sostenute da fisioterapisti o da altri professionisti non iscritti all'albo, ma anche quelle per le attività sportive dei figli: sono alcune delle voci che non sono presenti nel 730 precompilato fornito dall'Agenzia delle entrate. Oltre alla mancanza di dati derivanti da operazioni tra privati, si deve anche controllare che sul modello siano presenti gli stessi dati che risultano sul foglio informativo. In questo vengono, infatti, riportati i dati forniti dall'amministrazione finanziaria. Alcuni di questi, però, nonostante siano presenti sul foglio, non sono utilizzati nel 730, perché sono in attesa di una conferma da parte del contribuente (come per esempio gli interessi passivi sul mutuo della prima casa). Questo significa che, nel caso in cui si abbia diritto alle detrazioni, si deve rifiutare il precompilato.Oltre alle spese mancanti si deve anche verificare che i dati inserti dal fisco siano completi e corretti. Ecco gli errori più frequenti. Dati di fabbricati e terreni. I dati relativi a terreni e fabbricati vengono infatti ripresi dalla dichiarazione dell'anno precedente. I redditi di lavoro dipendente, pensione, ritenute Irpef e addizionali. Molto spesso in questa sezione i dati sono inseriti in modo parziale o errato. Spese per l'asilo nido. Essendo il primo anno in cui vengono inserite, è meglio controllare che ci gli importi siano giusti, in base al numero di figli. Spese condominiali per lavori edili o per il risparmio energetico. In questo caso l'amministratore comunica i dati, ma molto spesso la ripartizione che viene fatta non corrisponde al reale contributo. Per quanto riguarda le spese sanitarie bisogna distinguere due casi. Se ci si è «opposti alla spesa sanitaria» o se ci sono delle mancanze, dovute a un errore del fisco. Il primo caso si verifica quando si va dal medico e si acconsente a non far inoltrare la propria fattura al fisco. In questo caso la notifica deve essere presente nella fattura rilasciata e si può autonomamente inserire all'interno del 730 sotto la voce «spese mediche». Nel caso di errore da parte del fisco, si procede con la modifica dei dati errati. L'operazione 730 precompilato, nata nel 2015, ha avuto fin dal principio l'obiettivo di semplificare la dichiarazione dei redditi e rendere i contribuenti sempre meno dipendenti dai commercialisti. Non si può negare che da allora ci sia stato un miglioramento nella quantità di dati inseriti. Sulla qualità, invece, c'è ancora da lavorare. L'Agenzia delle entrate commette ancora degli errori macroscopici (come sbagliare il luogo di nascita o il codice fiscale del coniuge fiscalmente a carico). Per non parlare della mole di dati che ancora non sono presenti all'interno del 730. Non è nemmeno vero che sempre meno cittadini si rivolgono ai professionisti. Quando si scarica il 730 precompilato, o si hanno le competenze tecniche necessarie per capire i dati inseriti o inevitabilmente ci si rivolge al commercialista o al Caf di fiducia. Il professionista viene comunque pagato, anche se il modello è perfetto. Altri soldi si devono spendere nel caso in cui si decide di modificare il precompilato. Anche in questo caso, o si hanno le capacità o ci si rivolge a un professionista. Il successo dei 2,3 milioni di cittadini che nel 2017 hanno scelto il fai da te senza chiedere aiuto al commercialista è una mezza verità. È, infatti, vero che 2,3 milioni di italiani hanno scelto la «precompilata fa da te» ma con l'assistenza (nell'ombra) del commercialista. Il contribuente, dunque, si reca dal professionista e questo gli modifica la dichiarazione dei redditi accedendo all'area riservata del cliente con le sue credenziali. In questo modo, al fisco risulta che la pratica è stata fatta in autonomia dal contribuente, ma la realtà è ben diversa. Questa pratica si è diffusa visto che il fisco ha ben pensato di punire il professionista per ogni errore presente nella dichiarazione da lui compilata.Giorgia Pacione Di Bello <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/guida-al-730-precompilato-2561696755.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-errori-del-fisco-ricadono-su-commercialisti-e-clienti" data-post-id="2561696755" data-published-at="1781923039" data-use-pagination="False"> Gli errori del fisco ricadono su commercialisti e clienti Maria Elena Boschi LaPresse «Sono oltre un milione gli accessi dei contribuenti alla dichiarazione precompilata nei primi quattro giorni (dal 16 al 20 aprile) dal lancio della piattaforma online, circa il 60% in più rispetto allo scorso anno. Da quest'anno, inoltre, la compilazione sarà assistita: il fisco, infatti, guiderà il contribuente passo passo nell'inserimento di nuove spese deducibili o detraibili non presenti tra i dati precompilati». Non sono parole nostre ma un comunicato dell'Agenzia delle entrate. I toni trionfalistici sono giustificati non tanto dai fatti ma dal sostegno che quasi tutti i media italiani stanno fornendo all'iniziativa del fisco nostrano. Con la dichiarazione dei redditi precompilata, in caso di dichiarazione accettata in autonomia e senza modifiche, il fisco non richiede più la documentazione che dimostra le spese che danno dritto a deduzioni e detrazioni (scontrini, fatture, bonifici, contratti, eccetera). Un beneficio che si estende anche alle dichiarazioni 730 inviate, con o senza modifiche, tramite Caf e professionisti: saranno questi ultimi, infatti, in caso di controllo documentale, a dover esibire la documentazione al posto dei loro assistiti. Il fisco pensa così di risolvere quella che è invece una faccenda molto più complicata. Tutti i meriti dovrebbero andare all'Agenzia e tutti i problemi e le multe ricadono sui cittadini attraverso i liberi professionisti. Non a caso un quotidiano, all'indomani del lancio dell'operazione, ha sollevato una diretta polemica con Maria Elena Boschi, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio. La Boschi sulla sua pagina Facebook ha sentito il dovere di scrivere sull'operazione 730 precompilata con la possibilità data dall'Agenzia delle entrate a circa 30 milioni di contribuenti di accedere alla propria dichiarazione fiscale con i dati già inseriti. «Da oggi 30 milioni di italiani potranno visualizzare online la propria dichiarazione precompilata per i redditi del 2017. Uno strumento introdotto dal governo Renzi che in questi anni ha semplificato la vita di molti cittadini. La sburocratizzazione e la costruzione di un fisco "amico" sono stati al centro dell'azione dei governi Pd. A chi in campagna elettorale prometteva di introdurre la dichiarazione dei redditi precompilata, suggerisco di visitare il sito dell'Agenzia delle entrate per poter visualizzare la propria. Risposte concrete, non slogan da campagna elettorale: andiamo avanti per un'Italia più semplice», scrive la Boschi. Il post ha fatto infuriare i commercialisti. I dati, per esempio, continuano a non essere corretti e senza l'intervento di un professionista per la correzione e verifica il contribuente rischia l'accertamento. Anche se a compiere l'errore è stato un funzionario dello Stato. Soprattutto il fisco e i politici omettono quanto sia importante il lavoro dei commercialisti. Sulle loro spalle ricadono tutti gli oneri anche quelli della precompilata che ricorda sempre più una trappola più che un risparmio. D'altronde in Italia lo Stato ha sempre ragione anche quando ha torto.Claudio Antonelli <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/guida-al-730-precompilato-2561696755.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="i-numeri-utili-per-la-precompilata" data-post-id="2561696755" data-published-at="1781923039" data-use-pagination="False"> I numeri utili per la precompilata I canali di assistenza, messi a disposizione dell'Agenzia delle entrate, sono diversi. Innanzitutto il sito Internet dedicato, infoprecompilata.agenziaentrate.it, dove sono presenti anche le Faq con le risposte alle domande più frequenti. Poi il call center, che risponde dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 17, e il sabato dalle ore 9 alle ore 13, ai seguenti numeri: 848.800.444 da rete fissa, 06 966.689.07 da cellulare e +39 06.966.689.33 per chi chiama dall'estero. È anche possibile dialogare «a tu per tu» con le Entrate anche tramite Facebook, utilizzando la chat Messenger, oppure prenotare online un appuntamento in ufficio con un funzionario.
Igor Protti (Getty Images)
È accaduto a Igor Protti, bomber di popolo, non benedetto dalle stelle come Maradona o Gianni Rivera - suo idolo di ragazzino - ma con una carriera costruita a suon di sgroppate da record: 669 gare e 257 gol, unico calciatore diventato capocannoniere della Serie A militando in una squadra poi retrocessa, il Bari, e unico, assieme a quel Dario Hubner che con lui incarna la cifra stilistica dei centravanti identitari degli anni Novanta, ad aver vinto la classifica dei goleador nella massima serie, ma anche in B e in C1. «Oggi sarebbe capitano della nazionale», dice Paolo Di Canio, quasi a sottolineare la differenza tra l’epoca in cui gli azzurri potevano permettersi di non convocare un super-bomber e la triste attualità in cui sono costretti a elemosinare i servigi di un Moise Kean qualunque. Protti è morto ieri a 58 anni, rosicchiato da un tumore al colon diagnosticato nel luglio 2025, dieci giorni dopo aver terminato di girare Igor, l’eroe romantico del calcio, documentario di Luca Dal Canto sulla sua parabola da eroe di tre mondi: Rimini, città dove è nato il 24 settembre 1967, Livorno, dove è sbocciato e poi ha concluso la carriera, oltre a Bari, in cui si è guadagnato il soprannome di «Zar», un tutt’uno con la vocazione del capoluogo pugliese a dominare il levante. «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale, sperando sia un arrivederci e non un addio», ha sospirato nel suo ultimo messaggio. Il tempo per rivederlo ci sarà: domani la salma sarà esposta allo stadio Romeo Neri di Rimini, poi al Picchi di Livorno, dopodiché verrà cremata, le ceneri raggiungeranno lo stadio San Nicola di Bari prima di essere disperse nel suo mar Adriatico. Lo stesso mare che lo ha visto debuttare a 17 anni in prima squadra con la casacca del Rimini, sfidando in C1 la Spal.
A schierarlo titolare è Arrigo Sacchi, ma Igor, ai tempi centrocampista offensivo con inventiva autonoma, non convince il vate di Fusignano. Troppo anarchico, muscoli fragili (un anno dopo lo chiameranno «bimbo»), mal si adatta al rigore dogmatico con cui il futuro allenatore del Milan addestra gli adepti del suo calcio oracolare. Lui non si scoraggia. Ha già imparato che non si servono pasti gratis il giorno in cui papà Flavio - è il 1978 - lo porta con sé in cantiere. Igor desidera un pallone modello Tango, quello dei Mondiali d’Argentina, il padre glielo regala dopo qualche giornata di lavoro simbolica, «sufficiente a impartirmi la prima lezione di vita». Dopo Rimini, approda al Livorno, tre campionati in C1 e lo spostamento un po’ più avanti nello scacchiere di gioco. Arriva la Virescit di Bergamo, e il Messina, in cui riceve l’eredità del goleador delle Notti Magiche, Totò Schillaci: 113 presenze e 35 reti in serie B coi siciliani. La fama di predatore d’area, caratteristica di atleti come lui, come Hubner, come Beppe Signori, Sandro Tovalieri, la prolifica schiatta di attaccanti nostrani forgiati col lavoro nei vivai e gli incoraggiamenti di una comunità, si diffonde. Lo cerca il Bari, è il 1992. Protti rimane lì per quattro campionati, due in serie cadetta, due in A.
Coi compagni, il brasiliano Gerson, il colombiano Guerrero, inventa l’esultanza del trenino («Fu un’idea di Guerrero», ricordava), rimasta nell’immaginario collettivo per decenni. I pugliesi di Fascetti vengono retrocessi, ma lo Zar è capocannoniere del campionato superando Weah e Batistuta. La sua fame di gol contagia gli appetiti dell’Inter, i nerazzurri quell’estate non riescono a liberarsi del fardello Zamorano, e Protti approda alla Lazio di Zdenek Zeman. Segna la rete dell’1-1 nel derby con la Roma, e però il rapporto col tecnico boemo non decolla: come Sacchi, il tabagista mistagogo del miracolo foggiano pretende devozione ascetica al modulo. «A stagione in corso arrivò Dino Zoff, grande personaggio, grande umanità», spiega Igor. Tuttavia nella rosa biancoceleste la concorrenza è sfiancante. L’anno successivo fa una capatina a Napoli: i partenopei sono in piena disgrazia societaria post-Maradona e post-Ferlaino, la squadra cambia quattro allenatori in una stagione, Igor si fa male a una caviglia, riesce comunque a indossare la maglia numero 10 del genio argentino prima che venga ritirata definitivamente. Dieci come Maradona e Rivera, il sogno di bimbo si concretizza con la stessa ostinazione con cui anelava al pallone Tango.
A 32 anni si imbarca nella sua nuova giovinezza: inizia il sodalizio con mister Mazzarri a Livorno, assieme a Cristiano Lucarelli forma una coppia offensiva da cineteca e vince due volte la classifica bomber di serie C (nel 2001 con 20 gol e nel 2002 con 27), poi quella di B, infine, dopo 55 anni, gli amaranto tornano in A. A festeggiarli c’è Carlo Azeglio Ciampi, ultrà aristocratico di una curva barricadiera, arcigna, rossissima, che come tutte le curve delle città di provincia, di qualsiasi colore siano, rappresenta l’ontologia di un essere sociale prosciugato dal mercatismo globale. Si ritira a 38 anni, si dedica per un po’ al beach soccer, fa il dirigente societario nell’amata Livorno che domani esporrà il lutto cittadino. L’ultimo suo grande gol: aver accompagnato la figlia Noemi all’altare. «Oggi il calcio è diventato uno sport individuale all’interno di un gruppo, prima invece era uno sport di gruppo», ha ricordato lui in un’intervista recente. Prendano nota in Figc.
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@Renault
Prima dell’occupazione nel secondo conflitto bellico globale, le fabbriche producevano veicoli da ricognizione e carri come l’R35. Dopo il crollo della linea Maginot e lo sventolio della svastica sulla Tour Eiffel, gli stabilimenti Renault di Billancourt furono requisiti dai nazisti. Louis Renault fu costretto a convertire la produzione industriale per costruire veicoli militari, autocarri e componenti destinati alla Germania.
Nel 2026 la storia si ripete. La conversione dell’industria automotive in settore bellico è una strategia intrapresa da governi e costruttori per fronteggiare la crisi di sovrapproduzione (dovuta alla concorrenza cinese), il calo del mercato (segnato dalle illogiche disposizioni green di Bruxelles) e le esigenze di riarmo europeo patrocinate sempre dalla Commissione, visto che la spinta verso l’economia di guerra è guidata da piani di investimento comunitari. In Germania, per esempio, Volkswagen ha avviato trattative per convertire lo stabilimento di Osnabrück alla produzione di sistemi missilistici, mentre il governo tedesco valuta l’acquisizione di altri impianti tramite colossi della Difesa come Rheinmetall.
Se la linea italiana, per ora, rifugge da uno simile scenario, in Francia non la pensano così. Seguendo un po’ le smanie militare del presidente uscente, Emmanuel Macron, in settimana Renault insieme a Thales (colosso della Difesa francese, la Leonardo transalpina) entra nel settore della mobilità militare con 4Troop, un prototipo di veicolo civile multi-ruolo sviluppato per rispondere alle nuove esigenze operative delle forze armate terrestri.
Il mezzo è stato presentato al salone Eurosatory 2026 e combina una piattaforma derivata dalla produzione di serie Renault con le tecnologie di comunicazione, comando e supporto decisionale di Thales. «Il progetto punta a sfruttare la rapidità produttiva e le economie di scala dell’industria automobilistica civile per offrire alle forze armate una soluzione più flessibile e meno costosa rispetto ai tradizionali programmi militari. Il veicolo integra comunicazioni sicure, connettività tattica, coordinamento multi-sensore e strumenti di supporto alle decisioni potenziati dall’intelligenza artificiale», hanno comunicato le due società in una nota stampa.
Non più carri armati dalle linee produttive della Régie, dunque, ma auto «ibride»: metà vettura normale, metà mezzo militare. Presentato in versione ibrida a trazione integrale, 4Troop è in grado di gestire droni e robot, elaborare grandi quantità di dati e operare come centro di comando mobile configurabile in funzione della missione. Tra gli impieghi previsti figurano ricognizione, coordinamento sul campo, scorta, supporto logistico e controllo di aree sensibili. Il sistema vehicle-to-load consente, inoltre, di alimentare apparecchiature elettriche direttamente sul teatro operativo. Insomma, da auto a power bank il passo è breve. Secondo Renault, la soluzione può essere adattata a diversi veicoli della gamma, dai Suv ai veicoli commerciali, garantendo tempi rapidi di implementazione e sfruttando la rete post-vendita del gruppo per manutenzione e supporto logistico.
Ma non solo auto militari. Renault e Thales hanno firmato anche un accordo per la produzione di droni. Pardon, di un «sistema di munizioni telecomandate a corto raggio» chiamato Toutatis. Può «essere utilizzato dalle truppe sbarcate e lanciato da varie piattaforme (veicoli da combattimento, velivoli o piattaforme navali). Resistente alle interferenze elettromagnetiche e dotato di testata militare intercambiabile in funzione della missione, è in grado di neutralizzare bersagli come veicoli da combattimento, continuando a conferire potere decisionale all’uomo. In grado di funzionare anche tra gli sciami di droni, Toutatis è un sistema che si adatta alle evoluzioni delle esigenze operative», spiegano da Boulogne-Billancourt, sede storica di Renault. La produzione di queste munizioni telecomandate potrebbe cominciare dal 2027, con una capacità di 1.000 unità al mese fin dal primo anno.
In Francia un po’ tutti si stanno mettendo l’elmetto. Patrice Caine, ceo di Thales, spiega che la partnership «risponde alle esigenze delle forze armate e ai requisiti di un’economia di guerra». Proprio così: «economia di guerra». Al posto della giardinetta, dunque, anche Parigi sceglie il veicolo tattico innovativo. Che non si troverà in alcun autosalone. Non ancora.
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Don D'Avino e Papa Leone XIV (Ansa)
Aveva solo due anni quando, nel 1988, Lefebvre ordinò quattro nuovi vescovi, venendo scomunicato. Tra due settimane la storia si ripeterà. E, forse, i vescovi della Fsspx saranno nuovamente scomunicati. «Sto considerando di fare ancora un altro appello, a dire non fate questo, cerchiamo di vivere la comunione nella Chiesa ma è la loro scelta, bisogna rendersi conto di ciò che significa per loro e per la Chiesa, certamente la divisione fra i cristiani è sempre dolorosa», ha detto recentemente papa Leone XIV.
Don Gabriele, come mai la Fsspx è arrivata a questo?
«A causa di un processo molto lungo che non è una sorpresa per noi e per il mondo tradizionalista che ci conosce. La necessità viene dalla situazione grave in cui versa la Chiesa ormai da più di 60 anni, quindi dal Concilio Vaticano II. Le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio si iscrivono perfettamente nella logica delle scelte del nostro fondatore, monsignor Lefebvre, che, nel 1988, aveva fatto lo stesso. Non sono una novità e, anzi, costituiscono semplicemente la continuazione della nostra opera. Lo stato di necessità grave in cui versa la Chiesa è la causa delle nostre scelte. Di tutte le nostre scelte. Quella non solo di compiere le consacrazioni episcopali il prossimo primo luglio, ma anche quella di celebrare la messa nelle cappelle dove si riuniscono dei fedeli che ci chiamano per celebrare in rito antico, dare loro i sacramenti, il catechismo, eccetera. Tutte cose che noi facciamo senza chiedere il permesso agli ordinari del luogo: perché ce lo rifiuterebbero come qualche volta è successo. E poi c’è una necessità interna: i nostri vescovi, che attualmente sono ridotti a due, sono diventati un po’ anziani, e chiaramente non potranno a lungo sostenere il ministero delle cresime e delle ordinazioni in giro per il mondo».
Però rispetto al pontificato di Bergoglio qualcosa è cambiato in meglio oppure no?
«Sì, anche se siamo ancora in una fase un po’ prematura del pontificato di Papa Leone per dare dei giudizi completi su tutto il pensiero e la linea del pontificato. Adesso lo possiamo fare per papa Francesco, con un po’ di distanza temporale. Per Leone è ancora un po’ difficile da fare. Però è anche vero che abbiamo già tanti segnali in questo primo anno di pontificato».
Per esempio?
«Una prosecuzione della pastorale in favore dell’ecologismo e dei migranti, temi che erano comunque cari a papa Francesco. Ma poi anche certe scelte ecclesiologiche come la nomina delle donne nei ruoli chiave di certi dicasteri, o addirittura alla testa dei dicasteri, come per esempio alla vita consacrata dove c’è una suora. Cose che sono perfettamente nella linea di Francesco. Non dobbiamo inoltre considerare solo le scelte personali di un Pontefice, ma anche la situazione generale qui verso la Chiesa, che è la cosa che a noi sta particolarmente a cuore. Quindi tutte le deviazioni concrete della pastorale, che derivano dalle nuove dottrine del Vaticano II, che vengono costantemente applicate. L’attenzione per esempio al mondo Lgbt. Penso solo al fatto che qualche giorno fa il cardinale Delpini ha celebrato una messa nel quartiere dei gay di Milano per la comunità gay, con tanti manifesti che annunciavano l’evento. Tutto questo è la pastorale quotidiana incarnata nelle diocesi ed è estremamente grave».
Ci sono dei gruppi, penso ad esempio alla Fraternità san Pietro, che sono in piena comunione con la Chiesa e che riescono a portare avanti la pastorale tradizionale. Perché con voi il caso è diverso?
«È molto semplice. Bisogna considerare la pastorale degli istituti Ecclesia Dei nel loro complesso, quindi non nella loro singola celebrazione domenicale. Ci sono chiaramente tanti ottimi sacerdoti, sicuramente la celebrazione della messa è la stessa che facciamo noi, questo è chiaro. Ma l’origine di queste comunità, specialmente la Fraternità san Pietro, si riscontra proprio in quel gesto del 1988 di monsignor Lefebvre. La Fraternità san Pietro è nata quando alcuni sacerdoti, che erano membri della Fraternità san Pio X, decisero di non seguire monsignor Lefebvre perché non ritenevano che lo stato in cui versava la Chiesa giustificasse fino a tal punto un gesto del genere. È una valutazione che però ha dato luogo a un sistema, quello dell’istituto Ecclesia Dei, per cui è vero che si viene riconosciuti e che si ricevono anche chiese per celebrare la messa, però a un prezzo molto caro: quello del silenzio. La differenza è proprio questa: a loro è imposto il silenzio sulla predicazione integrale della fede, che comprende anche la condanna degli errori».
Che errori vede lei nella predicazione attuale?
«Penso per esempio alla Mater Populi Fidelis, il documento che relativizza certe dottrine tradizionali come la corredenzione e la mediazione universale. Anzi: non le relativizza, le nega proprio. E l’Ecclesia Dei non ha minimamente levato la voce per difenderle. Ecco, noi riteniamo che invece i cattolici debbano avere la piena libertà di professare integralmente la fede e di condannare gli errori».
Da qui al primo luglio sperate che ci sia un intervento diplomatico o di altro tipo per provare a comporre la situazione?
«Credo che non ci sia più niente da aspettarsi. Il superiore generale, don Davide Pagliarani, ha ribadito anche recentemente che il suo grande desiderio sarebbe sempre quello di poter incontrare personalmente papa Leone, al posto di continuare a procedere con una serie di dialoghi senza fine, che era la proposta del Cardinal Fernandez. Lui invece ha detto: intavoliamo prima una serie di dialoghi, sospendete le consacrazioni episcopali e poi se ne parla. Noi riteniamo però che ci sia una vera urgenza e che non sia più il tempo del dialogo».
Lo volevate davvero?
«Già nel 2018, quando don Pagliarani divenne il superiore generale. Però si interruppe proprio per la volontà della Santa Sede perché il dicastero della Dottrina della Fede rifiutò di continuare il dialogo visto che non c’era in vista nessuna regolarizzazione canonica. Speriamo sempre di poter incontrare il Papa, però verosimilmente credo che i giochi siano ormai fatti».
Ma chi è il vostro interlocutore oggi in Vaticano?
«Per volere stesso della Santa Sede l’unico incontro che ha avuto luogo, dopo l’annuncio pubblico delle consacrazioni, è stato tra il Cardinal Fernandez e il superiore generale, don Pagliarani. Questo per volontà della Santa Sede, che non ha voluto che ci fossero altri interlocutori né da una parte né dall’altra, ma che ci interfacciassimo in questo modo. È stato un loro volere esplicito, a cui noi ovviamente abbiamo ottemperato. Quindi non abbiamo contatti neanche ufficiosi».
Voi vi sentite in comunione con la Chiesa? Siete fedeli al successore di Pietro?
«Noi ci sentiamo pienamente in comunione con la Chiesa nella misura in cui questo significa aderire perfettamente a tutta la fede cattolica integrale all’insegnamento di sempre, quindi in continuità cronologica con tutti i Papi del passato e ugualmente nel pieno riconoscimento dell’autorità, dei pastori che guidano attualmente la Chiesa, quindi il Papa, i vescovi. Questo deve essere chiaro e noi l’abbiamo detto più e più volte, ma è bene sempre ribadirlo. Noi nominiamo il Papa regnante nel canone della Messa e il vescovo locale nel luogo in cui ci troviamo quando celebriamo. Ciò però non toglie che rifiutiamo di aderire alla nuova pastorale, alle nuove dottrine, alla nuova morale. E quindi, pur riconoscendo l’autorità, non ne seguiamo gli insegnamenti che possono essere perniciosi per la fede o per la morale».
I quattro futuri vescovi vengono da Stati Uniti, Svizzera e Francia. C’è anche un’indicazione di apostolato, di zone in cui la fraternità punta particolarmente, dietro questa scelta?
«Si possono individuare vari punti in questa selezione: prima di tutto l’età. Tranne nel caso di uno di loro che è già più maturo, gli altri tre sono molto giovani. Poi c’è la differenza di nazionalità, che si spiega con la necessità per noi di svolgere il ministero nei cinque continenti dove siamo presenti, quindi anche la differenza linguistica e culturale è importante. Tutti e quattro i vescovi, come già all’epoca, saranno chiamati a conferire le cresime e le ordinazioni sacerdotali, diaconali e gli altri ordini in tutto il mondo».
Che la Chiesa sia in crisi di vocazioni è palese. Quali sono i numeri della Fsspx?
«Dal 1970, quando siamo stati fondati, la Fraternità è sempre stata costantemente in crescita. Non abbiamo numeri esplosivi però sono sempre stati costanti e in aumento: la nostra congregazione conta ad oggi circa 730 sacerdoti. Poi abbiamo circa 200 suore, 200 seminaristi e altrettanti frati. Il dato dei sacerdoti è quello che colpisce di più perché chiaramente sono loro che sono chiamati a svolgere il ministero. Siamo presenti in 70 Paesi del mondo e circa 700 luoghi in cui diciamo messa».
Quindi, se ho ben capito, ormai il dato è tratto, non si torna più indietro, ci saranno le consacrazioni e, di fatto, si tornerà alla situazione pre-Benedetto XVI con le scomuniche?
«Non sappiamo con certezza come reagirà la Santa Sede. Il 13 maggio il Cardinal Fernandez aveva mandato una nota dal Dicastero della dottrina della fede, ricordando che le consacrazioni episcopali determineranno una scomunica, come fu nel 1988. Perché dirlo con diversi mesi d’anticipo? Forse c’è l’idea di non fare qualcosa di eclatante perché penso che la Santa Sede si renda conto che parlare di scomunica e di scisma per il mondo della tradizione quando poi nello stesso momento il Papa riceve in gran pompa una donna anglicana vestita da vescovo e che rappresenta una delle comunità scismatiche per eccellenza, è veramente una cosa troppo contraddittoria. Può darsi che vogliano mantenere un profilo non troppo alto. Ma tutto è possibile. In ogni caso, dal loro punto di vista, dal punto di vista della Santa Sede, si ritornerà alla situazione analoga a quella prima di Benedetto XVI mentre dal nostro punto di vista, semplicemente, continuerà sulla stessa linea di sempre».
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(Stellantis)
Lo Smart compact van (Smc) sarà dotato di un sistema di propulsione flessibile che offrirà sia un nuovo motore elettrico, con un’autonomia fino a 270 km, sia tre motori endotermici (due diesel e uno a benzina). L’apertura degli ordini è prevista per settembre, con il lancio sul mercato previsto a partire da novembre, mentre una versione mild-hybrid sarà disponibile a partire dal prossimo anno. I nuovi modelli si chiameranno Citroën Berlingo van first, Fiat professional Doblò Easypro, Opel Combo start, Peugeot Partner active. Come spiegato da Eric Laforge, global senior vice president di Stellantis Pro One, «essere leader implica una grande responsabilità: i clienti si aspettano l’eccellenza, inclusi quelli che dobbiamo ancora conquistare. Per questo, ascoltando attentamente i loro feedback, abbiamo sviluppato un veicolo razionale, confortevole e modulare, capace di offrire soluzioni originali che rappresentano una vera unique selling proposition».
Pur mantenendo la medesima architettura di base, il design esterno introduce un ampio, distintivo paraurti anteriore, studiato per migliorare la protezione del veicolo. All’interno, pannelli porta e plancia sono stati completamente riprogettati per ottimizzare l’utilizzo degli spazi e l’ergonomia dei comandi.
Secondo le analisi di Stellantis, il 40% dei clienti non è interessato a una configurazione a tre posti e che i professionisti viaggiano da soli per circa l’90% del tempo lavorativo. Da qui la decisione di introdurre una dotazione di serie rivoluzionaria nel nuovo compact van unica nel segmento e in grado di offrire più spazio, maggiore funzionalità e un valore superiore: il Flexiseat. Quest’ultimo è un sedile passeggero modulare ribaltabile che consente di aumentare il volume di carico. Può essere abbinato al Modutable, ideale come supporto pratico per un ufficio mobile o per una superficie d’appoggio durante le pause. La nuova versione introduce anche una gamma di ulteriori soluzioni innovative, tra cui: Moduconsole, una console centrale removibile istantaneamente e facilmente riponibile nell’area di carico, dotata di portabicchieri e vano chiuso, adattabile a diversi utilizzi (piccoli attrezzi, tablet, smartphone e caricatore, documenti...); Dashbox, plancia con due vani portaoggetti chiusi e portabicchieri; Drivedrawer, cassetto sotto il sedile per riporre in modo discreto notebook, laptop o tablet; Moduwork, configurazione con terzo sedile centrale che consente di ospitare fino a tre persone. Quando non necessario, il sedile centrale si trasforma per aumentare la funzionalità: integra un vano chiuso e può essere combinato con sedile passeggero e tavolino ribaltabile, oppure sfruttare lo spazio per il trasporto di oggetti lunghi.
Le dimensioni esterne e interne restano invariate, con due lunghezze disponibili, una portata utile da 750 kg a 1 tonnellata e un volume di carico compreso tra 3,3 e 4,4 metri cubi. Tornando alle motorizzazioni, Stellantis si è ancora una volta basata sui feedback dei clienti, adottando una strategia multi-energia finalizzata a facilitare la transizione verso l’elettrificazione, garantendo al contempo l’accessibilità economica. Da qui la decisione di puntare ancora sul diesel, indispensabile per chi lavora su strada.
Il tutto sarà proposto a un livello di prezzo altamente competitivo, assicura Stellantis, inferiore rispetto al resto della gamma sia per i motori termici sia per quelli Bev, grazie alle economie di scala e a una forte attenzione all’efficienza dei costi.
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