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2023-07-21
Il governo blinda la riforma delle tasse, in Aula va l’autonomia fiscale delle Regioni
Imagoeconomica
Blindata l’autonomia finanziaria delle Regioni. Ieri, durante la Conferenza unificata, si è infatti raggiunto un accordo con il governo sull’introdurre delle modifiche all’interno del testo della delega fiscale per consolidare ulteriormente l’autonomia finanziaria e la piena attuazione del federalismo fiscale.
«La Conferenza vuole insistere perché vengano prese in considerazione e approvati alcuni emendamenti che sono stati depositati e finalizzati a salvaguardare l’attuale livello di autonomia finanziaria regionale potenzialmente comprimibile quando si sostituiscono tributi e addizionali con sovrimposte e compartecipazione», ha dichiarato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, che ha svolto, a nome della Conferenza delle Regioni, l’audizione in commissione Finanze al Senato sul disegno di legge di delega per la riforma fiscale. Termine, per la presentazione degli emendamenti in Senato, che si concluderà oggi alle 18, dopo lo slittamento deciso nei giorni scorsi dagli stessi capigruppo. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha sottolineato a margine dei lavori della commissione Finanze del Senato che il governo non presenterà emendamenti in questa seconda lettura della delega fiscale. «Poi valuteremo le proposte di modifica di origine parlamentare», ha aggiunto.
In base all’intesa politica il testo della delega fiscale è stato modificato nella prima parte (articoli dall’1 al 13) alla Camera, lasciando invece al Senato il compito di rivedere quelli tra il 14 e il 20. Ieri intanto si è chiusa la discussione generale sulla delega fiscale in commissione Finanze a Palazzo Madama, con le repliche della relatrice Antonella Zedda (Fdi) e del governo con Leo. La prossima settimana la commissione si riunirà per decidere le varie ammissibilità e poi inizieranno le votazioni, che dovrebbero proseguire anche la settimana successiva, visto che l’approdo del testo «in aula al Senato è previsto per i primi di agosto, poi servirà la terza lettura alla Camera», spiega Leo. A Montecitorio il testo dovrebbe infatti arrivare tra il 10 e l’11 agosto in modo da concludere prima della pausa estiva l’approvazione della delega fiscale. Leo è infine intervenuto sulla questione del prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani spiegando che «non è assolutamente così perché è sostanzialmente un meccanismo che discende dal Codice di procedura civile e si rende applicabile anche alle altre ipotesi, non solo quando c’è di mezzo lo Stato». L’articolo 16, prosegue il viceministro dell’Economia, è rivolto alla lotta all’evasione fiscale. Nel caso in cui venga accertato il mancato pagamento di imposte, «l’Agenzia delle entrate chiede attraverso procedure informatiche alla banca di fare quello che si chiama il pignoramento presso terzi, una cosa che già esisteva. È rimasto tutto com’è, l’unica cosa è che si accelera, con il procedimento informatico, la verifica se ci sono i soldi e quindi si può fare il pignoramento che andrà a buon fine». Dal governo dunque «no» ad eventuali emendamenti soppressivi, va bene «se c’è da specificare qualcosa», spiega ancora Leo, «ma l’obiettivo è di semplificare, di informatizzare. Questo serve anche all’amministrazione finanziaria: i famosi 1.153 miliardi, si sono fatti perché c’è la farraginosità nel sistema di riscossione, quindi lo dobbiamo rendere più semplice».
Specifiche che potranno riguardare anche la questione della pace fiscale. Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, ieri a 24 Mattino su Radio 24 ha spiegato come «la pace fiscale non è condono, la pace fiscale significa che chi ha sempre pagato e ha avuto problemi con il Fisco a causa della crisi, se paga tutto e subito può avere uno sconto sostanziale, una sorta di concordato che permetta allo Stato di incassare il 60% di ciò che deve se paga subito, ma non un cittadino evasore, un cittadino che non ha potuto pagare per una serie di concause». «Nella delega fiscale», conclude Tajani, «c’è già una parte che va verso il concordato, si può lavorare su questo per vedere se si può migliorare in Parlamento la delega fiscale».
Testo che continua a non piacere all’opposizione e in particolare al M5s che in una nota, subito dopo la conclusione della discussione in commissione Finanze al Senato, ha specificato che non parteciperà «alla discussione generale sulla riforma del governo», dato che «ormai è chiaro che tra irrealizzabili e inique flat tax, inesistenti tagli delle tasse, depenalizzazioni striscianti dei reati tributari, annunci di non meglio precisati condoni o sanatorie, la delega fiscale portata avanti dal governo rappresenta una riforma antiquata, che porta il Paese indietro e mette in pericolo lo stato sociale». Accuse alle quali risponde Marco Osnato (Fdi), presidente della commissione Finanze della Camera: «Portiamo avanti il programma promesso agli italiani: non ci fermeremo davanti alle critiche insensate, spesso orientate solo a far polemica in modo sterile».
Sbloccata la terza rata del Pnrr. In arrivo 35 miliardi entro dicembre
L’increscioso incidente tra Roma e Bruxelles sulla terza rata del Pnrr sembra finalmente avviato a una risoluzione. Nel pomeriggio di ieri, il dipartimento per le Politiche europee di Palazzo Chigi ha emesso un comunicato stampa: «Dopo un’approfondita interlocuzione con la Commissione europea, oggi il governo italiano ha presentato nella riunione della cabina di regia sul Pnrr una richiesta di modifica in materia di riforma degli alloggi per studenti, al fine di inserire una nuova milestone nella quarta rata, chiarire le condizioni e gli obiettivi della misura e correggere alcuni errori materiali. In accordo con la Commissione, le modifiche proposte non avranno alcun impatto sull’importo complessivo dei pagamenti che l’Italia riceverà nel 2023 con la terza e la quarta rata (per un importo totale di 35 miliardi di euro)».
In sintesi, la cabina di regia sul Pnrr, presieduta dal ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, ha deciso di proporre alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen una soluzione che prevede la scomparsa del discusso obiettivo dei 7.500 posti letto in studentato al dicembre 2022, e al suo posto l’inserimento (nella quarta tranche) di un obiettivo diverso: l’avvio entro il 2023 di tutte le procedure per la creazione di 60.000 posti letto universitari in più entro il 2026. Per cui, la terza rata prevederà 54 obiettivi per 18,5 miliardi di euro e sarà pagabile immediatamente, mentre la quarta conterà 28 obiettivi per 16,5 miliardi. Secondo il governo, dunque, il totale di 35 miliardi di euro previsto dal Pnrr per il 2023 sarà incassato per intero. La quota parte di denaro legata ai famigerati 7.500 posti letto viene quindi tolta dalla terza rata e aggiunta alla quarta.
Questa ulteriore proposta di modifica al Pnrr italiano sarà esaminata assieme alle altre dieci modifiche già presentate giorni fa dal governo alla Commissione. Ricordiamo che il pagamento della terza rata dei prestiti era stata bloccata da Bruxelles perché l’obiettivo numerico di assegnazione di posti letto negli alloggi per gli studenti universitari era stato raggiunto, secondo i funzionari europei che chiedevano improbabili autocertificazioni, a febbraio 2023 e non a dicembre 2022 con un artifizio di doppio conteggio.
L’opposizione, naturalmente, grida allo scandalo. Alessandro Zan (Pd) affermava ieri su Twitter: «Dalla terza rata del Pnrr spariscono i fondi per gli alloggi universitari: il governo sceglie di nuovo di lasciare indietro chi è in difficoltà, ora gli studenti che lottano contro il caro affitti e per il diritto allo studio. Questa destra tutela solo evasori e poteri forti».
Sul tema dei Pnrr nazionali interviene però anche Standard & Poor’s, che in un report di ieri afferma che Italia e Spagna avranno bisogno di più tempo, cioè oltre l’attuale scadenza al 2026, per riuscire a spendere i fondi del Recovery & Resilience fund. Alla fine del 2022 i due Paesi avevano realizzato solo il 20% e il 10% rispettivamente dei progetti di spesa. Del resto, dopo decenni in cui alle amministrazioni pubbliche è stato praticamente vietato spendere, la disabitudine a programmare efficacemente la spesa pubblica è diventato un freno evidente.
Ancora più evidente è la natura distorsiva e peregrina di questo immenso baraccone burocratico, sempre più simile a un suk in cui si imbastiscono trattative in cui entra di tutto e di più, considerati i mille tavoli di discussione aperti a Bruxelles. Un obiettivo in più, uno in meno, in cambio di un appoggio del governo a quella direttiva o a quell’aspetto particolare del nuovo Patto di stabilità? Oppure, posticipare questo anticipando quell’altro, in un via vai di priorità vere o presunte su progetti che tengono assieme diavolo e acqua santa, mescolati in un happening dadaista da Cabaret Voltaire.
L’Unione europea si conferma un non luogo, dove si sviluppa una trattativa continua e infinita, ma per arrivare a quale esito finale? Non si sa. Intanto ci siamo goduti (si fa per dire) il paradosso di un piano per sburocratizzare bloccato dalla burocrazia di chi quel piano ha preteso.
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Accordo per modificare la delega e garantire il federalismo finanziario. Maurizio Leo: «Niente emendamenti dell’esecutivo».Sbloccata la terza rata del Pnrr. Intesa con Bruxelles: slitteranno 519 milioni che saranno recuperati a fine anno.Lo speciale contiene due articoli.Blindata l’autonomia finanziaria delle Regioni. Ieri, durante la Conferenza unificata, si è infatti raggiunto un accordo con il governo sull’introdurre delle modifiche all’interno del testo della delega fiscale per consolidare ulteriormente l’autonomia finanziaria e la piena attuazione del federalismo fiscale. «La Conferenza vuole insistere perché vengano prese in considerazione e approvati alcuni emendamenti che sono stati depositati e finalizzati a salvaguardare l’attuale livello di autonomia finanziaria regionale potenzialmente comprimibile quando si sostituiscono tributi e addizionali con sovrimposte e compartecipazione», ha dichiarato il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, che ha svolto, a nome della Conferenza delle Regioni, l’audizione in commissione Finanze al Senato sul disegno di legge di delega per la riforma fiscale. Termine, per la presentazione degli emendamenti in Senato, che si concluderà oggi alle 18, dopo lo slittamento deciso nei giorni scorsi dagli stessi capigruppo. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, ha sottolineato a margine dei lavori della commissione Finanze del Senato che il governo non presenterà emendamenti in questa seconda lettura della delega fiscale. «Poi valuteremo le proposte di modifica di origine parlamentare», ha aggiunto.In base all’intesa politica il testo della delega fiscale è stato modificato nella prima parte (articoli dall’1 al 13) alla Camera, lasciando invece al Senato il compito di rivedere quelli tra il 14 e il 20. Ieri intanto si è chiusa la discussione generale sulla delega fiscale in commissione Finanze a Palazzo Madama, con le repliche della relatrice Antonella Zedda (Fdi) e del governo con Leo. La prossima settimana la commissione si riunirà per decidere le varie ammissibilità e poi inizieranno le votazioni, che dovrebbero proseguire anche la settimana successiva, visto che l’approdo del testo «in aula al Senato è previsto per i primi di agosto, poi servirà la terza lettura alla Camera», spiega Leo. A Montecitorio il testo dovrebbe infatti arrivare tra il 10 e l’11 agosto in modo da concludere prima della pausa estiva l’approvazione della delega fiscale. Leo è infine intervenuto sulla questione del prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani spiegando che «non è assolutamente così perché è sostanzialmente un meccanismo che discende dal Codice di procedura civile e si rende applicabile anche alle altre ipotesi, non solo quando c’è di mezzo lo Stato». L’articolo 16, prosegue il viceministro dell’Economia, è rivolto alla lotta all’evasione fiscale. Nel caso in cui venga accertato il mancato pagamento di imposte, «l’Agenzia delle entrate chiede attraverso procedure informatiche alla banca di fare quello che si chiama il pignoramento presso terzi, una cosa che già esisteva. È rimasto tutto com’è, l’unica cosa è che si accelera, con il procedimento informatico, la verifica se ci sono i soldi e quindi si può fare il pignoramento che andrà a buon fine». Dal governo dunque «no» ad eventuali emendamenti soppressivi, va bene «se c’è da specificare qualcosa», spiega ancora Leo, «ma l’obiettivo è di semplificare, di informatizzare. Questo serve anche all’amministrazione finanziaria: i famosi 1.153 miliardi, si sono fatti perché c’è la farraginosità nel sistema di riscossione, quindi lo dobbiamo rendere più semplice». Specifiche che potranno riguardare anche la questione della pace fiscale. Antonio Tajani, vicepremier, ministro degli Esteri e segretario nazionale di Forza Italia, ieri a 24 Mattino su Radio 24 ha spiegato come «la pace fiscale non è condono, la pace fiscale significa che chi ha sempre pagato e ha avuto problemi con il Fisco a causa della crisi, se paga tutto e subito può avere uno sconto sostanziale, una sorta di concordato che permetta allo Stato di incassare il 60% di ciò che deve se paga subito, ma non un cittadino evasore, un cittadino che non ha potuto pagare per una serie di concause». «Nella delega fiscale», conclude Tajani, «c’è già una parte che va verso il concordato, si può lavorare su questo per vedere se si può migliorare in Parlamento la delega fiscale». Testo che continua a non piacere all’opposizione e in particolare al M5s che in una nota, subito dopo la conclusione della discussione in commissione Finanze al Senato, ha specificato che non parteciperà «alla discussione generale sulla riforma del governo», dato che «ormai è chiaro che tra irrealizzabili e inique flat tax, inesistenti tagli delle tasse, depenalizzazioni striscianti dei reati tributari, annunci di non meglio precisati condoni o sanatorie, la delega fiscale portata avanti dal governo rappresenta una riforma antiquata, che porta il Paese indietro e mette in pericolo lo stato sociale». Accuse alle quali risponde Marco Osnato (Fdi), presidente della commissione Finanze della Camera: «Portiamo avanti il programma promesso agli italiani: non ci fermeremo davanti alle critiche insensate, spesso orientate solo a far polemica in modo sterile».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/governo-blinda-riforma-tasse-2662321108.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sbloccata-la-terza-rata-del-pnrr-in-arrivo-35-miliardi-entro-dicembre" data-post-id="2662321108" data-published-at="1689945368" data-use-pagination="False"> Sbloccata la terza rata del Pnrr. In arrivo 35 miliardi entro dicembre L’increscioso incidente tra Roma e Bruxelles sulla terza rata del Pnrr sembra finalmente avviato a una risoluzione. Nel pomeriggio di ieri, il dipartimento per le Politiche europee di Palazzo Chigi ha emesso un comunicato stampa: «Dopo un’approfondita interlocuzione con la Commissione europea, oggi il governo italiano ha presentato nella riunione della cabina di regia sul Pnrr una richiesta di modifica in materia di riforma degli alloggi per studenti, al fine di inserire una nuova milestone nella quarta rata, chiarire le condizioni e gli obiettivi della misura e correggere alcuni errori materiali. In accordo con la Commissione, le modifiche proposte non avranno alcun impatto sull’importo complessivo dei pagamenti che l’Italia riceverà nel 2023 con la terza e la quarta rata (per un importo totale di 35 miliardi di euro)». In sintesi, la cabina di regia sul Pnrr, presieduta dal ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, ha deciso di proporre alla Commissione guidata da Ursula von der Leyen una soluzione che prevede la scomparsa del discusso obiettivo dei 7.500 posti letto in studentato al dicembre 2022, e al suo posto l’inserimento (nella quarta tranche) di un obiettivo diverso: l’avvio entro il 2023 di tutte le procedure per la creazione di 60.000 posti letto universitari in più entro il 2026. Per cui, la terza rata prevederà 54 obiettivi per 18,5 miliardi di euro e sarà pagabile immediatamente, mentre la quarta conterà 28 obiettivi per 16,5 miliardi. Secondo il governo, dunque, il totale di 35 miliardi di euro previsto dal Pnrr per il 2023 sarà incassato per intero. La quota parte di denaro legata ai famigerati 7.500 posti letto viene quindi tolta dalla terza rata e aggiunta alla quarta. Questa ulteriore proposta di modifica al Pnrr italiano sarà esaminata assieme alle altre dieci modifiche già presentate giorni fa dal governo alla Commissione. Ricordiamo che il pagamento della terza rata dei prestiti era stata bloccata da Bruxelles perché l’obiettivo numerico di assegnazione di posti letto negli alloggi per gli studenti universitari era stato raggiunto, secondo i funzionari europei che chiedevano improbabili autocertificazioni, a febbraio 2023 e non a dicembre 2022 con un artifizio di doppio conteggio. L’opposizione, naturalmente, grida allo scandalo. Alessandro Zan (Pd) affermava ieri su Twitter: «Dalla terza rata del Pnrr spariscono i fondi per gli alloggi universitari: il governo sceglie di nuovo di lasciare indietro chi è in difficoltà, ora gli studenti che lottano contro il caro affitti e per il diritto allo studio. Questa destra tutela solo evasori e poteri forti». Sul tema dei Pnrr nazionali interviene però anche Standard & Poor’s, che in un report di ieri afferma che Italia e Spagna avranno bisogno di più tempo, cioè oltre l’attuale scadenza al 2026, per riuscire a spendere i fondi del Recovery & Resilience fund. Alla fine del 2022 i due Paesi avevano realizzato solo il 20% e il 10% rispettivamente dei progetti di spesa. Del resto, dopo decenni in cui alle amministrazioni pubbliche è stato praticamente vietato spendere, la disabitudine a programmare efficacemente la spesa pubblica è diventato un freno evidente. Ancora più evidente è la natura distorsiva e peregrina di questo immenso baraccone burocratico, sempre più simile a un suk in cui si imbastiscono trattative in cui entra di tutto e di più, considerati i mille tavoli di discussione aperti a Bruxelles. Un obiettivo in più, uno in meno, in cambio di un appoggio del governo a quella direttiva o a quell’aspetto particolare del nuovo Patto di stabilità? Oppure, posticipare questo anticipando quell’altro, in un via vai di priorità vere o presunte su progetti che tengono assieme diavolo e acqua santa, mescolati in un happening dadaista da Cabaret Voltaire. L’Unione europea si conferma un non luogo, dove si sviluppa una trattativa continua e infinita, ma per arrivare a quale esito finale? Non si sa. Intanto ci siamo goduti (si fa per dire) il paradosso di un piano per sburocratizzare bloccato dalla burocrazia di chi quel piano ha preteso.
Getty Images
Dopo la storia e la descrizione delle sedi della «prima cerimonia diffusa della storia» (lo stadio milanese di San Siro e Cortina d’Ampezzo), il documento entra nei dettagli (come i lettori possono verificare consultando l’allegato). Il «concept creativo» è quello dell’Armonia e il direttore creativo è Marco Balich, già ideatore di 16 cerimonie d’apertura olimpiche. Nel file è svelato l’allestimento scenico e sono citati tutti i numeri della cerimonia.Quindi è descritto lo spettacolo, scena per scena.Si esalteranno la bellezza e la fantasia italiane. L’attrice Matilde De Angelis in versione direttrice d’orchestra guiderà un medley musicale che raggruppa brani dei grandi della musica classica italiana (Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Gioachino Rossini, Vivaldi) e anche il pop di Raffaella Carrà. In un caleidoscopio di luci spunterà Mariah Carey che intonerà Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e Nothing is impossible. Quindi verrà trasmesso il video (registrato) dell'arrivo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella su un tram storico guidato dall’ex campione del Mondo di moto Gp Valentino Rossi. Un siparietto che è costato il posto di telecronista della serata ad Auro Bulbarelli, punito per avere parlato di «una sorpresa». Un’anticipazione che ha fatto infuriare il Quirinale (che ha protestato direttamente con il Comitato olimpico internazionale) e che è stata ritenuta imperdonabile.
A questo incidente La Verità ha dedicato oggi un articolo esclusivo nell’edizione in edicola. Mattarella del documento viene così descritto: «Una delle figure più autorevoli del Paese» che «rappresenta il garante della Costituzione dell’unità nazionale e dei valori democratici». Quindi c’è un’altra sviolinata: «Nel corso della sua lunga carriera ha ricoperto incarichi di primo piano nelle istituzioni italiane, distinguendosi per rigore, equilibrio e rispetto delle regole, qualità che ne hanno fatto un punto di riferimento nel panorama istituzionale europeo». A questo punto lo stadio si accenderà con le tinte del Tricolore in un momento dedicato alla moda italiana. Avrà l’onore di portare sul prato la bandiera la modella Vittoria Ceretti. L’inno nazionale, come già ampiamente emerso, sarà cantato da Laura Pausini. Pierfrancesco Favino leggerà, invece, L’Infinito di Giacomo Leopardi, mentre Sabrina Impacciatore sarà protagonista di un video animato sulla storia delle Olimpiadi invernali. Segue la parata degli atleti.
Ci sarà, quindi, un viaggio nel tempo e una parentesi scherzosa sul modo di gesticolare degli italiani, con protagonista l’attrice Brenda Lodigiani. A questo punto, dalla Tribuna d’onore Mattarella dichiarerà aperti i Giochi. Si parlerà di pace e di tregua olimpica e il cantante Ghali leggerà i versi della poesia «Promemoria» di Gianni Rodari che recita: «Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio la guerra». I versi della poesia, contrariamente a quanto polemicamente affermato da Ghali (che ha sostenuto che non gli sarebbe stato consentito di esprimersi in arabo), è previsto che siano recitati «in italiano, inglese, cinese, arabo, francese, spagnolo». A questo punto Charlize Theron, sudafricana ambasciatrice di pace, prenderà la parola «con un messaggio di speranza ispirato a Nelson Mandela che attraversa confini e generazioni». Il programma si chiuderà con l’ingresso della bandiera olimpica, dei suoi «messaggeri di pace» e con l’accensione del braciere olimpico. Tutto bello, retorico e un po’ scontato.
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«Cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella conferenza stampa al termine del Cdm, riferendosi alle norme introdotte con il decreto sicurezza e al fenomeno delle Brigate rosse.
Nordio ha definito il fenomeno delle Br come «nato per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine. Ricordiamo le espressioni “compagni che sbagliano” e “sedicenti Brigate rosse”». La nuova norma introdotta dal decreto sicurezza «non è uno scudo penale, che invece vuol dire impunità: qui l’impunità non c’è per nessuno, quindi è una parola impropria», ha aggiunto in merito al nuovo provvedimento contenuto nel decreto, che istituisce un registro separato per i reati commessi con «causa di giustificazione».