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Il Pd decise il lockdown spinto dalle grandi imprese

Il Pd decise il lockdown spinto dalle grandi imprese
Imagoeconomica
Nelle carte «segrete» di Bergamo le intercettazioni rivelano le motivazioni molto poco «sanitarie» che fecero passare i dem (e Conte) dalla linea «aperturista» alla chiusura totale: il pressing su Giorgio Gori e Maurizio Martina degli industriali. Il suggerimento al governo: «Bisogna bloccare le imprese piccole e far lavorare i big».
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Edicola Verità | la rassegna stampa del 27 febbraio

Ecco Edicola Verità, la rassegna stampa podcast del 27 febbraio con Carlo Cambi

Lagarde si alza la paga di un altro 5,6%. E nelle mail a Epstein si legge: «È sveglia»
Christine Lagarde (Ansa)
Lo stipendio di madame Bce sale ancora e raggiunge i 492.204 euro. La donna aveva estimatori nella rete del faccendiere.

Non ancora con le valigie pronte - perché, si sa, la stabilità europea è un impegno che non può aspettare - Christine Lagarde avanza, imperterrita, davanti al Parlamento europeo. Tra voci di dimissioni, retroscena e speculazioni sul suo futuro, la presidente della Bce rivendica i frutti di sette anni di regno: «Anche se l’inflazione è diminuita, molti cittadini percepiscono ancora i prezzi in aumento». Insomma puoi anche convincere gli indici armonizzati, ma quando il latte costa il doppio, il cittadino comune non lo perdona.

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Epstein al nipote di Gianni Agnelli: «Mi devi un bambino»
Eduardo Teodorani e Jeffrey Epstein (Imagoeconomica-Ansa)
La corrispondenza tra l’orco e Teodorani, figlio della sorella dell’Avvocato, parte almeno dal 2010, due anni dopo la prima condanna del magnate. Il quale, oltre a sapere in anticipo maxi operazioni di Exor e commentare insieme ragazze, di lui diceva: «È uno di noi».

Jeffrey Epstein era ovunque. Aveva senz’altro una comprovata e stabile frequentazione con i massimi livelli del potere politico, economico e accademico statunitense, ma la sua rete raggiungeva anche l’Europa, l’Asia e perfino l’Africa (si parla di legami con figure vicine ai leader di Senegal e Costa d’Avorio). Per ora, al di fuori degli Usa, sono cadute teste nel Regno Unito, dove è indagato addirittura un reale, in Francia, negli Emirati Arabi Uniti, in Slovacchia, in Norvegia e in Svezia. Esiste, tuttavia, anche un filone italiano dello scandalo. E, come in tutti gli altri casi, porta proprio al centro del potere economico del Paese: la famiglia Agnelli-Elkann, la loro holding (Exor) e la loro ricchezza.

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Cedole miliardarie e maxi bonus ai capi di Stellantis. Zero premi agli operai
(Getty Images)
Il disastro causato dalla corsa all’auto a batteria non lo pagano né i manager, né gli Agnelli. Landini non ha niente da dire?

Stellantis quest’anno non pagherà ai propri dipendenti il premio annuale. Lo ha annunciato l’amministratore delegato Antonio Filosa, precisando che nel 2025 il gruppo ha conseguito «risultati negativi sul fronte delle consegne, del fatturato, della redditività e del cash flow». In una parola, un disastro. Del resto, il numero uno del gruppo, subentrato a Carlos Tavares nel maggio dello scorso anno, non ha fatto che confermare quanto si sapeva e cioè che il colosso automobilistico nato dalla fusione fra Peugeot e Fiat va malissimo.

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