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2025-05-09
Da Mosca l’avvertimento di Xi e Putin: «Usa ostili, uniti li contrasteremo»
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa)
Il grande giorno, per la Russia, è arrivato: oggi si celebra l’ottantesimo anniversario della vittoria della seconda guerra mondiale, divenuta la più importante festa laica sotto Vladimir Putin, con la storica parata militare nella Piazza rossa. Un momento di orgoglio nazionale, un’esibizione di potenza militare e politica, un’occasione per approfondire le alleanze strategiche: il 9 maggio, nella Russia di Putin, è tutto questo e anche di più. È la memoria storica di una guerra costata il sacrificio di circa 27 milioni di uomini (tra soldati e civili), segno che i russi, quando - a ragione o a torto - sentono minacciata la loro esistenza, mostrano una forza sorprendente. Una retorica a cui l’Occidente non è più abituato ma che, al di là della propaganda, permea la cultura russa più di quanto siamo disposti a credere.
La cifra tonda, 80 anni, merita particolare riconoscimento, tanto da aver indotto lo zar ad annunciare una tregua, scattata (in linea teorica) alla mezzanotte di giovedì e prevista fino alla mezzanotte dell’11 maggio. Anche, probabilmente, per scongiurare rischi durante la visita dei molti leader internazionali accorsi a Mosca per le celebrazioni, a partire presidente cinese Xi Jinping, stretto alleato del Cremlino, che ieri ha avuto sette ore di colloqui col suo omologo russo. Oltre a lui, alla parata di oggi ci sarà anche il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko. Assente, per via delle tensioni con il Pakistan, il primo ministri indiano, Narendra Modi. Tra gli europei, presenti (tra le critiche) soltanto lo slovacco Robert Fico e il presidente della Serbia (ancora non appartenente all’Ue), Aleksandar Vučić.
Tra tutti, l’ospite d’onore è senz’altro Xi Jinping che ieri, al Cremlino, ha ricevuto un’accoglienza particolarmente pomposa. Putin e l’omologo cinese si sono salutati chiamandosi reciprocamente «caro amico», mentre il primo ha affermato che la cooperazione tra Pechino e Mosca ha raggiunto «il più alto livello nella storia». Xi, invece, ha espresso apprezzamenti per le relazioni sviluppate tra i due Paesi, definendole «più improntate alla fiducia, più stabili, più resilienti». «Di fronte alla tendenza internazionale all’unilateralismo e al bullismo egemonico», ha affermato il capo del Dragone, «la Cina lavorerà con la Russia per assumersi le responsabilità specifiche delle grandi potenze mondiali». I due Paesi continuano a rafforzare i loro legami «a beneficio dei rispettivi popoli», ha spiegato Putin, ma essi non sono «contro nessuno». «Le nostre relazioni», ha aggiunto, «sono alla pari e reciprocamente vantaggiose e non dipendono dall’attuale situazione. La decisione di costruire relazioni di buon vicinato, rafforzare l’amicizia e sviluppare la cooperazione è una scelta che la Russia e la Cina hanno fatto sulla base di un’interazione strategica».
La posizione condivisa dai due leader è piuttosto chiara: l’unilateralismo degli Stati Uniti è finito. Xi ha parlato espressamente della «necessità dei tempi di salvaguardare l’equità e la giustizia internazionale e di promuovere la riforma del sistema di governance globale», esortando «i due Paesi», riporta l’agenzia Xinhua, «a promuovere insieme la corretta prospettiva storica sulla Seconda guerra mondiale e un mondo multipolare equo e ordinato».
La giornata si è rivelata anche piuttosto produttiva, visto che le due parti hanno siglato oltre 20 documenti di cooperazione bilaterale e una lunga dichiarazione congiunta. Il tutto mentre il Parlamento ucraino ha ratificato l’accordo sui minerali con gli Stati Uniti.
Tra i passaggi riportati dall’agenzia russa Tass, si legge che Russia e Cina intendono «incrementare la cooperazione e rafforzare il coordinamento per contrastare risolutamente la politica di Washington di doppio contenimento» di Mosca e Pechino. «Le parti», continua, «si oppongono con decisione all’imposizione di approcci ostili verso la Russia e la Cina su Paesi terzi in varie regioni del mondo». Inoltre, entrambe si sono dette convinte che «per una soluzione duratura e sostenibile della crisi ucraina sia necessario eliminarne le cause profonde, nel rispetto dei principi della Carta delle nazioni Unite nella loro interezza, totalità e interrelazione, nonché del principio di indivisibilità della sicurezza, tenendo conto dei legittimi interessi e delle preoccupazioni di tutti gli Stati in materia di sicurezza». «Guidate da ciò», prosegue, «le parti sostengono tutti gli sforzi che contribuiscono al raggiungimento della pace».
Il documento pubblicato sul sito del Cremlino rimarrà probabilmente un punto di riferimento storico, con Mosca e Pechino che chiedono il riconoscimento del loro ruolo internazionale. D’altra parte, il passato insegna che spesso i conflitti nascono proprio quando le potenze non si sentono adeguatamente rappresentate, rispetto al loro reale peso, negli equilibri internazionali. «Le due parti», si legge nel testo, «sono convinte che i destini dei popoli di tutti i Paesi siano interconnessi; gli Stati e le loro associazioni non dovrebbero cercare di garantire la propria sicurezza a scapito e a detrimento della sicurezza di altri Stati». Il messaggio riguarda, in particolare, le potenze nucleari, che «dovrebbero abbandonare la mentalità da Guerra fredda e i giochi a somma zero, risolvere le contraddizioni attraverso il dialogo su un piano di parità e consultazioni rispettose, costruire fiducia per evitare pericolosi errori di calcolo e astenersi da azioni che generano rischi strategici».
Tregua mai iniziata: 1.200 incursioni
La tregua unilaterale annunciata da Mosca in vista delle celebrazioni del 9 maggio non ha fermato gli scontri sul campo tra Russia e Ucraina. Le forze di entrambe le parti si accusano di violazioni sistematiche del cessate il fuoco, mentre sul piano diplomatico si susseguono aspre dichiarazioni.
Il presidente russo, Vladimir Putin, aveva proclamato un cessate il fuoco dall’8 al 10 maggio in coincidenza con le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della «Giornata della vittoria» sulla Germani nazista. Il governo ucraino ha, però, respinto l’annuncio bollandolo come una «messa in scena», ribadendo di non riconoscere tregue unilaterali e proponendo, semmai, una sospensione delle ostilità di almeno 30 giorni. «Ho parlato con il comando militare ucraino, che mi ha fornito informazioni sulla situazione al fronte. Come previsto, la “tregua di parata” di Putin si è rivelata una farsa. Secondo i nostri dati militari, nonostante le dichiarazioni del Cremlino, le truppe russe continuano ad attaccare lungo tutta la linea del fronte», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, mentre il governo di Kiev riferiva che, nonostante l’annuncio russo, le sue truppe avevano subito 734 violazioni del cessate il fuoco e 63 attacchi nelle prime 12 ore della giornata.
La Russia ha reagito con un’accusa speculare: secondo il ministero della Difesa, sarebbero stati i militari ucraini a condurre almeno 488 operazioni offensive. In un crescendo di recriminazioni, Mosca ha definito gli attacchi dell’Ucraina su obiettivi civili come «atti terroristici», con l’ambasciatore con incarichi speciali presso il ministero degli Esteri russo, Rodion Miroshnik, che ha denunciato un raid con droni sul villaggio di Alyoshki, nel Sud della Russia, dove si sarebbero registrati morti e feriti tra i civili.
L’agenzia stampa russa Tass ha rilanciato la versione ufficiale del Cremlino: l’Ucraina sarebbe la sola responsabile della mancata tregua, con il portavoce, Dmitry Peskov, che ha accusato Kiev di «mettere a rischio la sicurezza» anche dei leader stranieri attesi a Mosca per le celebrazioni, visto che nella giornata di ieri, anche il presidente cinese Xi Jinping si è recato a Mosca per festeggiare con il suo omologo la «Giornata della vittoria» . Duro anche il portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo cui «l’unico ostacolo a una pace duratura è l’intransigenza di Volodymyr Zelensky».
La reazione di Kiev è stata altrettanto decisa. Lo stesso presidente Zelensky, che nei giorni scorsi aveva chiesto l’invio urgente di ulteriori sistemi antiaerei, ha sottolineato come le truppe russe continuino a bombardare infrastrutture e centri abitati nonostante la proclamata tregua. Secondo fonti citate da Reuters, l’Ucraina avrebbe avanzato la richiesta formale per almeno dieci nuovi sistemi, mentre alcuni membri della Nato, tra cui Stati Uniti e Polonia, starebbero valutando la possibilità di fornirli in vista del vertice dell’Alleanza atlantica di giugno.
Sul piano politico europeo, si registra un nuovo fronte di frizione all’interno dell’Unione. Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha dichiarato da Bruxelles che la guerra in Ucraina è diventata «un pozzo senza fondo», annunciando il veto di Budapest a ogni ulteriore pacchetto di aiuti finanziari o militari a Kiev. Una posizione che isola nuovamente l’Ungheria nel consesso europeo, proprio mentre il Parlamento di Strasburgo ha approvato il prolungamento delle esenzioni doganali per i prodotti ucraini fino al 2028. Secondo fonti diplomatiche citate da Bloomberg, il Cremlino starebbe, inoltre, ponendo nuove condizioni per aprire un dialogo di pace, ossia il controllo totale delle quattro regioni ucraine parzialmente occupate: Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia. Richiesta giudicata «inaccettabile» da Kiev e che allontana la possibilità di mediazioni efficaci nel breve termine.
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L’incontro tra i due leader in occasione del Giorno della vittoria è servito per lanciare un messaggio chiaro: l’unilateralismo statunitense, per loro, è concluso. Firmati oltre 20 memorandum di cooperazione bilaterale.Ucraina e Russia non rispettano lo stop annunciato dal Cremlino, che alza la posta dei territori da annettere per parlare di pace. «No» dell’Ungheria ad altri aiuti a Kiev.Lo speciale contiene due articoli Il grande giorno, per la Russia, è arrivato: oggi si celebra l’ottantesimo anniversario della vittoria della seconda guerra mondiale, divenuta la più importante festa laica sotto Vladimir Putin, con la storica parata militare nella Piazza rossa. Un momento di orgoglio nazionale, un’esibizione di potenza militare e politica, un’occasione per approfondire le alleanze strategiche: il 9 maggio, nella Russia di Putin, è tutto questo e anche di più. È la memoria storica di una guerra costata il sacrificio di circa 27 milioni di uomini (tra soldati e civili), segno che i russi, quando - a ragione o a torto - sentono minacciata la loro esistenza, mostrano una forza sorprendente. Una retorica a cui l’Occidente non è più abituato ma che, al di là della propaganda, permea la cultura russa più di quanto siamo disposti a credere.La cifra tonda, 80 anni, merita particolare riconoscimento, tanto da aver indotto lo zar ad annunciare una tregua, scattata (in linea teorica) alla mezzanotte di giovedì e prevista fino alla mezzanotte dell’11 maggio. Anche, probabilmente, per scongiurare rischi durante la visita dei molti leader internazionali accorsi a Mosca per le celebrazioni, a partire presidente cinese Xi Jinping, stretto alleato del Cremlino, che ieri ha avuto sette ore di colloqui col suo omologo russo. Oltre a lui, alla parata di oggi ci sarà anche il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, e il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko. Assente, per via delle tensioni con il Pakistan, il primo ministri indiano, Narendra Modi. Tra gli europei, presenti (tra le critiche) soltanto lo slovacco Robert Fico e il presidente della Serbia (ancora non appartenente all’Ue), Aleksandar Vučić.Tra tutti, l’ospite d’onore è senz’altro Xi Jinping che ieri, al Cremlino, ha ricevuto un’accoglienza particolarmente pomposa. Putin e l’omologo cinese si sono salutati chiamandosi reciprocamente «caro amico», mentre il primo ha affermato che la cooperazione tra Pechino e Mosca ha raggiunto «il più alto livello nella storia». Xi, invece, ha espresso apprezzamenti per le relazioni sviluppate tra i due Paesi, definendole «più improntate alla fiducia, più stabili, più resilienti». «Di fronte alla tendenza internazionale all’unilateralismo e al bullismo egemonico», ha affermato il capo del Dragone, «la Cina lavorerà con la Russia per assumersi le responsabilità specifiche delle grandi potenze mondiali». I due Paesi continuano a rafforzare i loro legami «a beneficio dei rispettivi popoli», ha spiegato Putin, ma essi non sono «contro nessuno». «Le nostre relazioni», ha aggiunto, «sono alla pari e reciprocamente vantaggiose e non dipendono dall’attuale situazione. La decisione di costruire relazioni di buon vicinato, rafforzare l’amicizia e sviluppare la cooperazione è una scelta che la Russia e la Cina hanno fatto sulla base di un’interazione strategica».La posizione condivisa dai due leader è piuttosto chiara: l’unilateralismo degli Stati Uniti è finito. Xi ha parlato espressamente della «necessità dei tempi di salvaguardare l’equità e la giustizia internazionale e di promuovere la riforma del sistema di governance globale», esortando «i due Paesi», riporta l’agenzia Xinhua, «a promuovere insieme la corretta prospettiva storica sulla Seconda guerra mondiale e un mondo multipolare equo e ordinato».La giornata si è rivelata anche piuttosto produttiva, visto che le due parti hanno siglato oltre 20 documenti di cooperazione bilaterale e una lunga dichiarazione congiunta. Il tutto mentre il Parlamento ucraino ha ratificato l’accordo sui minerali con gli Stati Uniti.Tra i passaggi riportati dall’agenzia russa Tass, si legge che Russia e Cina intendono «incrementare la cooperazione e rafforzare il coordinamento per contrastare risolutamente la politica di Washington di doppio contenimento» di Mosca e Pechino. «Le parti», continua, «si oppongono con decisione all’imposizione di approcci ostili verso la Russia e la Cina su Paesi terzi in varie regioni del mondo». Inoltre, entrambe si sono dette convinte che «per una soluzione duratura e sostenibile della crisi ucraina sia necessario eliminarne le cause profonde, nel rispetto dei principi della Carta delle nazioni Unite nella loro interezza, totalità e interrelazione, nonché del principio di indivisibilità della sicurezza, tenendo conto dei legittimi interessi e delle preoccupazioni di tutti gli Stati in materia di sicurezza». «Guidate da ciò», prosegue, «le parti sostengono tutti gli sforzi che contribuiscono al raggiungimento della pace».Il documento pubblicato sul sito del Cremlino rimarrà probabilmente un punto di riferimento storico, con Mosca e Pechino che chiedono il riconoscimento del loro ruolo internazionale. D’altra parte, il passato insegna che spesso i conflitti nascono proprio quando le potenze non si sentono adeguatamente rappresentate, rispetto al loro reale peso, negli equilibri internazionali. «Le due parti», si legge nel testo, «sono convinte che i destini dei popoli di tutti i Paesi siano interconnessi; gli Stati e le loro associazioni non dovrebbero cercare di garantire la propria sicurezza a scapito e a detrimento della sicurezza di altri Stati». Il messaggio riguarda, in particolare, le potenze nucleari, che «dovrebbero abbandonare la mentalità da Guerra fredda e i giochi a somma zero, risolvere le contraddizioni attraverso il dialogo su un piano di parità e consultazioni rispettose, costruire fiducia per evitare pericolosi errori di calcolo e astenersi da azioni che generano rischi strategici».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/giornata-della-vittoria-xi-putin-2671920917.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tregua-mai-iniziata-1-200-incursioni" data-post-id="2671920917" data-published-at="1746744115" data-use-pagination="False"> Tregua mai iniziata: 1.200 incursioni La tregua unilaterale annunciata da Mosca in vista delle celebrazioni del 9 maggio non ha fermato gli scontri sul campo tra Russia e Ucraina. Le forze di entrambe le parti si accusano di violazioni sistematiche del cessate il fuoco, mentre sul piano diplomatico si susseguono aspre dichiarazioni. Il presidente russo, Vladimir Putin, aveva proclamato un cessate il fuoco dall’8 al 10 maggio in coincidenza con le celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della «Giornata della vittoria» sulla Germani nazista. Il governo ucraino ha, però, respinto l’annuncio bollandolo come una «messa in scena», ribadendo di non riconoscere tregue unilaterali e proponendo, semmai, una sospensione delle ostilità di almeno 30 giorni. «Ho parlato con il comando militare ucraino, che mi ha fornito informazioni sulla situazione al fronte. Come previsto, la “tregua di parata” di Putin si è rivelata una farsa. Secondo i nostri dati militari, nonostante le dichiarazioni del Cremlino, le truppe russe continuano ad attaccare lungo tutta la linea del fronte», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino, Andrij Sybiha, mentre il governo di Kiev riferiva che, nonostante l’annuncio russo, le sue truppe avevano subito 734 violazioni del cessate il fuoco e 63 attacchi nelle prime 12 ore della giornata. La Russia ha reagito con un’accusa speculare: secondo il ministero della Difesa, sarebbero stati i militari ucraini a condurre almeno 488 operazioni offensive. In un crescendo di recriminazioni, Mosca ha definito gli attacchi dell’Ucraina su obiettivi civili come «atti terroristici», con l’ambasciatore con incarichi speciali presso il ministero degli Esteri russo, Rodion Miroshnik, che ha denunciato un raid con droni sul villaggio di Alyoshki, nel Sud della Russia, dove si sarebbero registrati morti e feriti tra i civili. L’agenzia stampa russa Tass ha rilanciato la versione ufficiale del Cremlino: l’Ucraina sarebbe la sola responsabile della mancata tregua, con il portavoce, Dmitry Peskov, che ha accusato Kiev di «mettere a rischio la sicurezza» anche dei leader stranieri attesi a Mosca per le celebrazioni, visto che nella giornata di ieri, anche il presidente cinese Xi Jinping si è recato a Mosca per festeggiare con il suo omologo la «Giornata della vittoria» . Duro anche il portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo cui «l’unico ostacolo a una pace duratura è l’intransigenza di Volodymyr Zelensky». La reazione di Kiev è stata altrettanto decisa. Lo stesso presidente Zelensky, che nei giorni scorsi aveva chiesto l’invio urgente di ulteriori sistemi antiaerei, ha sottolineato come le truppe russe continuino a bombardare infrastrutture e centri abitati nonostante la proclamata tregua. Secondo fonti citate da Reuters, l’Ucraina avrebbe avanzato la richiesta formale per almeno dieci nuovi sistemi, mentre alcuni membri della Nato, tra cui Stati Uniti e Polonia, starebbero valutando la possibilità di fornirli in vista del vertice dell’Alleanza atlantica di giugno. Sul piano politico europeo, si registra un nuovo fronte di frizione all’interno dell’Unione. Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, ha dichiarato da Bruxelles che la guerra in Ucraina è diventata «un pozzo senza fondo», annunciando il veto di Budapest a ogni ulteriore pacchetto di aiuti finanziari o militari a Kiev. Una posizione che isola nuovamente l’Ungheria nel consesso europeo, proprio mentre il Parlamento di Strasburgo ha approvato il prolungamento delle esenzioni doganali per i prodotti ucraini fino al 2028. Secondo fonti diplomatiche citate da Bloomberg, il Cremlino starebbe, inoltre, ponendo nuove condizioni per aprire un dialogo di pace, ossia il controllo totale delle quattro regioni ucraine parzialmente occupate: Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia. Richiesta giudicata «inaccettabile» da Kiev e che allontana la possibilità di mediazioni efficaci nel breve termine.
«Wonder Man» (Disney+)
La nuova serie, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, segue Simon Williams, supereroe con identità segreta, alle prese con una carriera da attore e la sorveglianza del Dipartimento per il controllo dei danni. Tra quotidiano e straordinario, lo show intrattiene senza promettere rivoluzioni.
L'idea è ormai sedimentata. I supereroi, la cui narrazione un tempo era appannaggio di pochi e magnifici film, sarebbero stati sfruttati dalla serialità televisiva. Un do ut des, perché la domanda non rimanesse mai senza risposta e perché anche i personaggi minori degli universi fumettistici potessero trovare un loro spazio. Ci sarebbe stata reciprocità, uno scambio consensuale fra il pubblico e la parte creativa. E così, in questi ultimi anni, è stato. Così continuerà ad essere.
Wonder Man, su Disney+ da mercoledì 28 gennaio, sembra portare avanti quel che è iniziato diverse stagioni fa, l'idea ormai sedimentata. Al centro, dunque, non ha alcun personaggio noto. Non ai più. Protagonista dello show è Simon Williams, un ragazzo all'apparenza ordinario, impegnato a intraprendere una carriera da attore. Parrebbe desiderare quello che tanti, come lui, desiderano: un posto nel mondo patinato dello spettacolo, sotto i riflettori, dove il lavoro si possa mescolare al gioco e il gioco al divertimento. Per farlo, parrebbe anche disposto a tutto. Ivi compreso nascondere quel che più lo renderebbe straordinario, i suoi super poteri. Simon Williams, di cui è stato raccontato (ad oggi) solo all'interno dei fumetti, non è un uomo qualunque, ma un supereroe. Un supereroe che il Dipartimento per il Controllo dei Danni, guidato dall'agente P. Cleary, considera alla stregua di una minaccia. Troppo spesso i supereroi si sono ritagliati ruoli che, all'interno della società, non avrebbero dovuto ricoprire. Troppo spesso i media sono andati loro dietro, accecati da quell'abbaglio che il Dipartimento vuole denunciare come tale.Williams abbozza, concentrando ogni energia su di sé, l'occultamento dei poteri e la carriera da attore. Una carriera che potrebbe prendere il volo, qualora il ragazzo riuscisse ad aggiudicarsi la parte del protagonista in un remake d'autore.Wonder Man si muove così, su un binario duplice, sfruttando l'alterità tra identità segreta e identità pubblica. C'è l'uomo, quello semplice e comune, con i drammi e le difficoltà, le gioie e l'evolversi di un quotidiano che in nulla differisce da quello di chi guardi. E c'è il supereroe, messo alle strette da un'istituzione ambigua, che vorrebbe controllarne il potenziale. Non è irrinunciabile e non promette di inaugurare un nuovo filone, una nuova epopea. Però, intrattiene, con quel po' di genuina magia che i supereroi sanno portarsi appresso.
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