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2026-01-13
Già pronto un accordo-beffa tra Ue e India
Friedrich Merz e Nerendra Modi (Ansa)
Secondo uno scenario «ambizioso», riportato in un report di Bruxelles, «le esportazioni bilaterali dell’Ue verso l’India sono stimate in aumento del 107,6% (112,5 miliardi di euro), mentre le esportazioni di merci dell’India verso l’Ue dovrebbero crescere dell’86,6% (110,7 miliardi). La maggior parte dei settori dell’Unione registra un più che raddoppio del valore delle esportazioni bilaterali verso l’India (sebbene, in termini assoluti, l’aumento di valore non sia elevato nella maggior parte dei settori agricoli)». E pure «dal lato indiano, diversi settori registrano forti incrementi percentuali delle esportazioni bilaterali. Ciò riguarda l’abbigliamento (148,4%) e la chimica (130,5%), nonché i settori lattiero-caseario, cereali, zucchero, carne, tessile, autoveicoli e mezzi di trasporto, tutti i quali registrano aumenti delle esportazioni bilaterali verso l’Ue superiori al 100%». In particolare «le esportazioni bilaterali di prodotti tessili, sia dell’Ue sia dell’India, cresceranno in misura significativa in termini relativi, mentre le esportazioni dell’India sono destinate a crescere maggiormente in termini assoluti (8,4 miliardi di euro rispetto agli 1,4 miliardi dell’Ue). Una situazione analoga è stimata per il settore della pelle (con le esportazioni dell’India previste in aumento di 5,3 miliardi rispetto ai 970 milioni dell’Unione europea) e per i metalli ferrosi (4,7 miliardi rispetto a 2,1 miliardi). Al contrario, le esportazioni bilaterali dell’Ue di metalli non ferrosi sono stimate in forte crescita (339,4% o 8 miliardi) rispetto alle esportazioni bilaterali dell’India (in aumento del 71,2% o 956 milioni). Nel settore degli autoveicoli (automobili e componenti), le esportazioni bilaterali sono stimate in aumento in entrambe le direzioni: le esportazioni dell’Ue crescerebbero del 188,3% (6,6 miliardi) e quelle dell’India del 114,2% (6,9 miliardi di euro) nello scenario ambizioso». Insomma, la Ue esporterà più auto (tedesche) e importerà più prodotti tessili, riso e zucchero (a danno del made in Italy, no?).
Ma tutto questo spalancare le porte dei nostri mercati a un gigante come l’India quanto vale complessivamente? La Ue anche in questo caso ha fatto i conti. Ebbene, «entro il 2030, rispetto allo scenario in assenza dell’accordo, sia il Pil sia il benessere dell’Unione Europea dovrebbero aumentare rispettivamente dello 0,1% e dello 0,2% negli scenari conservativo e ambizioso. I corrispondenti effetti sul Pil per l’India sono maggiori in termini percentuali, pari allo 0,6% e all’1,0%, rispettivamente», che si tratti dello scenario «conservativo» o «ambizioso».
«I benefici economici per l’India sono in larga misura trainati dal commercio: nello scenario ambizioso, le esportazioni e le importazioni totali dell’India dovrebbero aumentare rispettivamente del 5,7% e del 6,5%. Tuttavia, nello stesso scenario il Paese dovrebbe registrare anche una riduzione del 14,5% delle entrate tariffarie», scrive la Commissione nell’analisi sull’impatto. «La corrispondente diminuzione delle entrate tariffarie per l’Ue è stimata essere molto più contenuta, pari al 6,3%». In termini assoluti «si stima che il Pil di Bruxelles nei due scenari aumenterà di 25,5 o di 47,9 miliardi, mentre per l’India la crescita ammonterà a rispettivamente a 39 oppure a 69,6 miliardi». In sostanza Nuova Delhi guadagnerà in media circa 15 miliardi in più l’anno dall’accordo di libero scambio. Lo stesso film che andrà in onda col Mercosur, ovvero l’abbattimento dei dazi favorirà più il Sudamerica che noi. Perché allora si firmano questi accordi? La Germania ha «urgenza» di vendere auto. E forse armi. Il resto del Continente può anche chiudere.
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Friedrich Merz vede Nerendra Modi e auspica la firma dell’accordo di libero scambio il 27 gennaio. Secondo uno studio di Bruxelles nel migliore dei casi il Pil europeo salirà dello 0,2%, quello indiano dell’1%. Altra mazzata in arrivo per gli agricoltori, guai pure per il tessile.Sabato prossimo Ursula von der Leyen sarà ad Asunciòn, capitale del Paraguay, per festeggiare l’approvazione lampo da parte della maggioranza degli ambasciatori Ue dell’accordo di libero scambio coi Paesi del Mercosur, ovvero dazi quasi azzerati tra la Ue e Argentina, Brasile, Uruguay e appunto Paraguay. Il 27 gennaio, giorno della Memoria, lo ricorderemo forse per un’altra fregatura in arrivo: la firma dell’accordo commerciale, anche in questo a tariffe commerciali quasi eliminate, tra l’Unione Europea e l’India. O almeno così auspica il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che in conferenza stampa con il premier Nerendra Modi ad Ahmedabad, in India, ha messo fretta alle istituzioni europee. «Possiamo usare questa chance e non vogliamo lasciarla inutilizzata», ha sottolineato spiegando che l'accordo raggiunto sul Mercosur è un «segnale incoraggiante». La Germania ha fretta. Ha bisogno di trovare più mercati dove esportare, in risposta ai dazi Usa. A costo di distruggere ulteriormente la produzione del Vecchio continente. Già perché se il Mercosur farà male agli agricoltori, l’accordo di libero scambio con l’India rischia di dare una mazzata al tessile-abbigliamento oltre che agli stessi contadini europei. E a dirlo non è qualche sovranista, bensì la stessa Commissione Ue.Secondo uno scenario «ambizioso», riportato in un report di Bruxelles, «le esportazioni bilaterali dell’Ue verso l’India sono stimate in aumento del 107,6% (112,5 miliardi di euro), mentre le esportazioni di merci dell’India verso l’Ue dovrebbero crescere dell’86,6% (110,7 miliardi). La maggior parte dei settori dell’Unione registra un più che raddoppio del valore delle esportazioni bilaterali verso l’India (sebbene, in termini assoluti, l’aumento di valore non sia elevato nella maggior parte dei settori agricoli)». E pure «dal lato indiano, diversi settori registrano forti incrementi percentuali delle esportazioni bilaterali. Ciò riguarda l’abbigliamento (148,4%) e la chimica (130,5%), nonché i settori lattiero-caseario, cereali, zucchero, carne, tessile, autoveicoli e mezzi di trasporto, tutti i quali registrano aumenti delle esportazioni bilaterali verso l’Ue superiori al 100%». In particolare «le esportazioni bilaterali di prodotti tessili, sia dell’Ue sia dell’India, cresceranno in misura significativa in termini relativi, mentre le esportazioni dell’India sono destinate a crescere maggiormente in termini assoluti (8,4 miliardi di euro rispetto agli 1,4 miliardi dell’Ue). Una situazione analoga è stimata per il settore della pelle (con le esportazioni dell’India previste in aumento di 5,3 miliardi rispetto ai 970 milioni dell’Unione europea) e per i metalli ferrosi (4,7 miliardi rispetto a 2,1 miliardi). Al contrario, le esportazioni bilaterali dell’Ue di metalli non ferrosi sono stimate in forte crescita (339,4% o 8 miliardi) rispetto alle esportazioni bilaterali dell’India (in aumento del 71,2% o 956 milioni). Nel settore degli autoveicoli (automobili e componenti), le esportazioni bilaterali sono stimate in aumento in entrambe le direzioni: le esportazioni dell’Ue crescerebbero del 188,3% (6,6 miliardi) e quelle dell’India del 114,2% (6,9 miliardi di euro) nello scenario ambizioso». Insomma, la Ue esporterà più auto (tedesche) e importerà più prodotti tessili, riso e zucchero (a danno del made in Italy, no?).Ma tutto questo spalancare le porte dei nostri mercati a un gigante come l’India quanto vale complessivamente? La Ue anche in questo caso ha fatto i conti. Ebbene, «entro il 2030, rispetto allo scenario in assenza dell’accordo, sia il Pil sia il benessere dell’Unione Europea dovrebbero aumentare rispettivamente dello 0,1% e dello 0,2% negli scenari conservativo e ambizioso. I corrispondenti effetti sul Pil per l’India sono maggiori in termini percentuali, pari allo 0,6% e all’1,0%, rispettivamente», che si tratti dello scenario «conservativo» o «ambizioso». «I benefici economici per l’India sono in larga misura trainati dal commercio: nello scenario ambizioso, le esportazioni e le importazioni totali dell’India dovrebbero aumentare rispettivamente del 5,7% e del 6,5%. Tuttavia, nello stesso scenario il Paese dovrebbe registrare anche una riduzione del 14,5% delle entrate tariffarie», scrive la Commissione nell’analisi sull’impatto. «La corrispondente diminuzione delle entrate tariffarie per l’Ue è stimata essere molto più contenuta, pari al 6,3%». In termini assoluti «si stima che il Pil di Bruxelles nei due scenari aumenterà di 25,5 o di 47,9 miliardi, mentre per l’India la crescita ammonterà a rispettivamente a 39 oppure a 69,6 miliardi». In sostanza Nuova Delhi guadagnerà in media circa 15 miliardi in più l’anno dall’accordo di libero scambio. Lo stesso film che andrà in onda col Mercosur, ovvero l’abbattimento dei dazi favorirà più il Sudamerica che noi. Perché allora si firmano questi accordi? La Germania ha «urgenza» di vendere auto. E forse armi. Il resto del Continente può anche chiudere.
L'edificio dove è avvenuta la strage a Casalotti (Roma). Nel riquadro, Shahadat Hossain (Ansa)
Prosegue senza sosta la caccia a Shahadat Hossain, il bengalese di 43 anni ritenuto dagli investigatori l’autore della strage di Casalotti, a Roma. Dell’uomo sembra essersi persa ogni traccia dopo il triplice omicidio avvenuto nella notte tra venerdì e sabato in un appartamento di via Montiglio, dove sono stati uccisi, a colpi di mannaia, Kamal Uddin Babul, 39 anni, la moglie Jahan Hosne Momotay, 38 anni, e la figlia Islam Arowa. Gravemente ferito anche il figlio ventenne della coppia, unico sopravvissuto al massacro.
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e condotte dagli investigatori della squadra mobile, diretti da Roberto Pititto, si muovono su più fronti. Le ricerche sono state estese anche al Regno Unito, dove il ricercato avrebbe la moglie e i figli. Prende corpo anche l’ipotesi che il fuggitivo possa essersi tolto la vita, ragion per cui ricerche coinvolgono il Tevere e i casali abbandonati.
Gli investigatori cercano di ricostruire anche il movente del delitto. L’ipotesi è che tutto sia nato dall’ossessione dell’uomo nei confronti della moglie di Kamal. Hossain frequentava abitualmente l’abitazione di via Montiglio e veniva visto sempre più spesso insieme alla donna, soprattutto quando il marito era al lavoro. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe tentato ancora una volta un approccio sentimentale con la trentottenne, ricevendo però un altro rifiuto. A quel punto avrebbe impugnato una mannaia, scagliandosi prima contro la donna e poi contro la figlia. Il rapporto tra il quarantatreenne, privo di permesso di soggiorno ma con una richiesta di protezione internazionale presentata a Frosinone un anno fa e ancora pendente, e la famiglia era però da tempo al centro dell’attenzione della comunità bengalese.
A confermarlo è Maamoun Maamoun, 55 anni, presidente dell’associazione Brahmanbaria: «Spero che lo prendano al più presto e che sia punito in modo esemplare. Shahadat aveva la moglie e i figli in Inghilterra, ma si era separato. Tutti nella comunità sapevano della relazione con la moglie di Kamal. Pochi giorni prima della tragedia si era tenuta una riunione a Roma per cercare di risolvere la situazione. Kamal era molto arrabbiato perché Hossain continuava a frequentare casa sua cercando la moglie. L’obiettivo era convincerlo ad allontanarsi definitivamente dal quartiere», afferma il presidente. Anche le testimonianze raccolte nel quartiere confermano questa ricostruzione. Diversi residenti raccontano che Hossain accompagnava spesso la donna a fare la spesa e la seguiva quando usciva con la bambina. «Era come se volesse controllarla. Entrava nel nostro locale senza consumare nulla. Succedeva spesso», raccontano dal bar della zona. Tra gli elementi al vaglio della Squadra mobile c’è anche l’ultimo messaggio pubblicato dal killer sul proprio profilo Facebook, circa 24 ore prima della strage. Alle 21.33 del 25 giugno aveva scritto: «Un uomo non muore da solo» e «Dovresti morire con i tuoi cari quando muori. Così nessuno deve soffrire per nessuno». Hossain, domiciliato a Frosinone, secondo gli investigatori sarebbe partito proprio dal capoluogo ciociaro per raggiungere Roma. L’uomo ricercato avrebbe ricoperto in passato incarichi nel Bangladesh nationalist party (Bnp), sia nell’organizzazione italiana sia nel comitato estero del movimento, partecipando all’inizio di giugno a un convegno a Roma in qualità di relatore. Nei prossimi giorni saranno eseguite le autopsie sui corpi delle tre vittime, mentre gli investigatori ritengono fondamentale la testimonianza del figlio ventenne, unico sopravvissuto al massacro.
Sul piano politico, il consigliere municipale di Fratelli d’Italia Marco Giovagnorio attacca la Giunta del Municipio XIII, accusandola di non aver espresso cordoglio per la tragedia e di aver diffuso, nelle stesse ore del triplice omicidio, video di una festa organizzata dal Municipio. Secondo l’esponente di Fdi, gli eventi celebrativi avrebbero dovuto essere sospesi in segno di rispetto per le vittime, la comunità bengalese e l’intero quartiere di Casalotti.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 29 giugno con Carlo Cambi
Giuseppe Conte e Domenico Arcuri (Ansa)
Dopo aver ricostruito il faccia a faccia avvenuto il 18 giugno nell’abitazione romana di Arcuri, quest’ultimo ha confermato che gli capita di incontrare l’ex presidente del Consiglio. Ma c’è anche una sequenza di date a insospettire il centrodestra. Il 17 giugno l’ufficio di presidenza della commissione Covid decide di convocare Arcuri. Il giorno successivo, il 18 giugno, Conte incontra l’ex commissario nell’abitazione romana di quest'ultimo e il 19 giugno Arcuri invia al presidente della commissione, Marco Lisei, una lettera con cui comunica di non avere «alcun problema, né alcun impedimento, d essere sentito nella forma dell’audizione testimoniale».
Il capogruppo dei meloniani alla Camera, Galeazzo Bignami, mette in fila gli avvenimenti: «Oggi sulla Verità, Arcuri ammette candidamente che è solito incontrarsi con Conte. Quindi il testimone chiave della vicenda del Covid è solito incontrarsi con il componente più controverso della commissione Covid. E lo fa con una coincidenza temporale che parla da sé. Il 17 giugno la commissione decide di convocare Arcuri a testimonianza, il 18 giugno Arcuri e Conte si incontrano a casa Arcuri. Il 19 giugno Arcuri per la prima volta scrive alla commissione dicendosi disponibile, anche se in realtà è un obbligo quello di venire in commissione per rendere testimonianza con gli effetti di legge». Per Bignami «non serve Agatha Christie per capire che tre coincidenze in questo caso fanno ben più di una prova. È uno schema già visto e usato in Antimafia da Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato, testimone e commissario protetto dalla sua immunità a essere sentito in commissione: si confrontano prima dell’audizione proprio sui temi di cui dovranno riferire. Un uso distorto delle istituzioni che ha un obiettivo evidente: impedire alla commissione d’inchiesta sul Covid di svolgere il suo lavoro».
Si concentra sulle coincidenze temporali anche la deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri: «Il 17 giugno l’ufficio di presidenza della commissione Covid decide, con la netta contrarietà del M5s, di escutere a testimonianza Arcuri, nominato da Conte. Il giorno dopo, Conte, componente della stessa commissione, incontra Arcuri. Il giorno dopo ancora, tramite lettera, Arcuri avvisa la commissione, per la prima volta, che è “disponibile” a farsi audire. Disponibile si fa per dire, visto che lui sa bene di essere obbligato dalla legge a rendere testimonianza quando, come in questo caso, è richiesta». Secondo la parlamentare, la ricostruzione della Verità getta gravi ombre sulla futura testimonianza di Arcuri e sul ruolo del suo vecchio dante causa: «Siamo di fronte a fatti gravi, dalla successione temporale inquietante, che rendono ancora più evidente il conflitto di interessi in cui versa Conte, il quale siede in commissione non per far emergere la verità, ma per affossarla».
Anche il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, parte dal nostro scoop «sul faccia a faccia tra coloro che gestirono l’emergenza Covid»: «Viene da chiedersi cosa i due avessero da dirsi? C’entra qualcosa con la lettera inviata il giorno dopo da Arcuri al presidente Lisei , in cui ha dato disponibilità a essere audito dalla Commissione? Che avessero necessità di concordare qualche posizione?». Per Malan, «come al solito, Conte preferisce parlare della pandemia altrove, ora probabilmente anche in privato con colui che aveva scelto come commissario all’emergenza Covid, ma non dove dovrebbe e cioè in Commissione». Quindi conclude così: «Fdi continuerà a chiedere che l’ex premier si presenti per raccontare quello che sa su quanto sta emergendo dai lavori».
Sulla stessa linea si colloca Antonella Zedda, vicepresidente dei senatori di Fdi e componente della commissione Covid: «La polemica costruita in queste settimane dalle opposizioni sulla commissione aveva uno scopo ben preciso: proteggere Arcuri. Ora tutto torna. Grazie a un articolo della Verità scopriamo che il 18 giugno, proprio il giorno seguente a un ufficio di presidenza della commissione Covid infuocato, Arcuri e Conte si sono incontrati a cena». La senatrice richiama, infine, il tema dell’audizione testimoniale: «Conte non trova tempo per venire in commissione, dove latita da commissario e dove fugge da audito, ma trova modo di incontrare informalmente un testimone chiave in una tempistica sospetta? Inoltre Arcuri sostiene di essere disposto a venire in commissione, ma vorremmo ricordare a lui e a tutto il M5s che testimoniare sotto giuramento non è una gentile concessione a Fdi, ma un obbligo di legge. Ci chiediamo anche perché non sia venuto prima, quando non era obbligato. Aspettiamo questo momento anche perché sono molti i punti oscuri della sua gestione e gli italiani hanno diritto a delle risposte».
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Ci sono nomi di aziende aeronautiche italiane che ormai pochi ricordano. Questa è la storia.