
Conosco Luca Ricolfi da molti anni. Cominciai a seguirlo quando iniziò a scrivere sulla Stampa e, divenuto direttore di Panorama nel 2007, gli offrii una rubrica perché ritenevo che le sue osservazioni fossero sempre sorprendenti. A distanza di anni, la stima nei suoi confronti è confermata, anzi direi che è aumentata, perché osservo che ogni volta ha il coraggio di andare contro i luoghi comuni anche a costo di inimicarsi quella stessa area culturale e politica da cui proviene. L'ultimo esempio lo ha dato scrivendo un libro sull'emergenza Covid, per descrivere gli errori commessi dal governo Conte, ma ieri si è superato, concedendo un'intervista a Italia Oggi in cui fa piazza pulita di quelle che i progressisti con il birignao, cioè coloro che se la tirano, definiscono fake news. Già il titolo del colloquio con il professore la dice lunga: «Immunità di gregge impossibile».
Dall'alto dei suoi studi statistici, Ricolfi smonta infatti la narrazione che da mesi ci viene propinata e che giornali e tv ripetono a rullo. Prima domanda: «Siamo prossimi all'immunità di gregge?». Risposta: «Assolutamente no. Sull'immunità di gregge i politici ci stanno prendendo per il naso, e trovo incredibile che si continui a parlarne impunemente sui quotidiani e soprattutto in tv, nei talk show». I lettori ricorderanno che fino a ieri l'obiettivo decantato era l'80% di italiani vaccinati, ma siccome ormai siamo prossimi alla soglia e i contagi non si arrestano, Roberto Speranza e compagni hanno cominciato a dire che l'80 non basta, serve il 90. E poi non basta più nemmeno aver completato il ciclo vaccinale, con due dosi, serve la terza e forse, come dicono in Israele, addirittura la quarta. Beh, leggete che cosa spiega uno che le percentuali le maneggia tutti i giorni e non è abituato a farsi gettare fumo negli occhi. «C'è un fatto importante di cui quasi nessuno vuole parlare: la formula matematica per il calcolo dell'immunità di gregge si riferisce a un vaccino perfettamente sterilizzante, mentre i vaccini contro il Covid sono leaky, cioè non garantiscono che il vaccinato non si infetti e non trasmetta l'infezione». Cioè, Ricolfi dice non solo che gli obiettivi indicati sono fasulli, ma che un vaccinato non è affatto una persona immunizzata al 100 per cento, che non si può contagiare e nemmeno può contagiare gli altri. Dunque, essendo basato su un presupposto falso, la teoria dell'immunità di gregge rischia di franare fragorosamente. Leggere per credere: «Se il vaccino è leaky, si applica un'altra formula, da cui si deduce facilmente che nemmeno vaccinare il 100% della popolazione basta a spegnere l'epidemia».
Parole chiare, nello stile del professore, uso a far parlare i numeri invece che le ideologie o le opinioni. «La vaccinazione di tutta la popolazione può essere utile per rallentare l'epidemia, ma da sola non basta». La giornalista che lo ha intervistato a questo punto si è sentita in dovere di dargli l'altolà: «Non teme che dicendo queste cose possa alimentare la protesta contro il green pass?». Risposta di Ricolfi: «Può darsi, ma si può fare anche un altro ragionamento: se sai che vaccinare non basta, magari ti occupi di fare anche qualcos'altro».
E guarda caso di che parla il professore? Di ciò di cui questo giornale scrive ogni giorno, denunciando l'inadeguatezza di ministri come Patrizio Bianchi, Enrico Giovannini e Roberto Speranza, ossia di signori che in tutti questi mesi non hanno messo in campo alcuna misura che aiutasse a prevenire la diffusione del contagio.
Se sai che un'iniezione o due non bastano a renderti immune, dice Ricolfi, «metti in sicurezza le scuole con la ventilazione meccanica controllata (lo sta facendo solo la Regione Marche, anche se con numeri piccoli), aumenti la flotta e il numero di corse di mezzi pubblici, vari un protocollo di cure domiciliari decente, e riorganizzi la medicina territoriale. Fai più sequenziamenti (cioè monitori con maggior attenzione le varianti, ndr), più controlli alle frontiere».
Il professore conclude sconsolato: «Invece quasi nessuno denuncia con forza queste omissioni. Quasi tutta l'informazione mainstream (grande stampa e telegiornali) considera la vaccinazione una sorta di dovere patriottico, e squalifica qualsiasi obiezione o dubbio come una sorta di diserzione. Un clima così non si è mai avuto in Italia, dopo la fine della seconda guerra mondiale».
Aggiungo io: un clima così sarebbe giustificato se davvero bastasse vaccinare tutti per spegnere l'epidemia, ma come spiega Ricolfi e come ormai è evidente anche da ciò che sta accadendo in Paesi come Israele, il vaccino da solo non basta. Aiuta, ma non ferma il contagio. E misure come il green pass, che danno l'illusione di un'immunità che non c'è, paradossalmente rischiano di farlo diffondere ancora di più, perché a spingere il virus a volte è la convinzione che sia bastato porgere il braccio all'infermiere per essere al sicuro. Ma da sole le iniezioni non bastano.






