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2020-11-18
Gaudio dura meno di un giorno: «Mia moglie non viene a Catanzaro»
Eugenio Gaudio (Silvia Lore/NurPhoto via Getty Images)
Strada facendo troverai, un commissario in mezzo al cielo. Lo scandalo dei commissari usa e getta alla sanità in Calabria mette a nudo l'assoluta inadeguatezza del ministro della Salute, Roberto Speranza, e del premier Giuseppe Conte. Altro che affrontare l'emergenza coronavirus: i giallorossi non sono capaci neanche di evitare di essere travolti dal ridicolo, mentre Gino Strada aspetta di capire se davvero l'esecutivo ha intenzione di affidargli un ruolo oppure sta usando il suo nome solo per un po' di propagandismo da quattro soldi.
Ieri è saltato, dopo 24 ore dalla nomina, il terzo commissario alla sanità in Calabria nel giro di pochi giorni. L'ex rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, ha rinunciato al suo incarico per «motivi personali»: «Mia moglie», dice Gaudio a Repubblica, «non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare. Sarebbe una sfida importante, ma la famiglia per me è un valore. Sono sempre colpito dall'imbarbarimento della politica. Il procuratore di Catania ha appena fatto sapere al mio avvocato che è andato a depositare la richiesta di archiviazione per il mio presunto abuso di ufficio». Gaudio si riferisce all'inchiesta che lo vede indagato dalla procura di Catania nell'ambito dell'inchiesta su concorsi taroccati. È evidente che il problema è tutto politico, e che il governo guidato da Conte rischia seriamente di andarsi a insabbiare sulle coste calabresi, travolto dalla guerra tra il M5s, o almeno buona parte di esso, che punta su Strada, e Speranza, che non ne vuole sapere. A sottolinearlo, ci ha pensato il capo delegazione del M5s e ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «I ministri del Movimento hanno fin qui accolto, con spirito di collaborazione e coesione, le indicazioni dei competenti dicasteri. Adesso però il tempo è scaduto: in un momento delicato come quello attuale, la Calabria deve poter contare quanto prima sulle migliori energie e professionalità in circolazione. Occorre procedere senza ulteriori passi falsi, iniziando innanzitutto dal definire i compiti di chi, come Gino Strada, ha manifestato la propria disponibilità».
Gaudio, dicevamo, è il terzo commissario alla sanità nel giro di pochi giorni: la scorsa settimana Saverio Cotticelli si è dimesso dopo essere stato protagonista di una intervista incredibile, al suo posto Speranza ha nominato Giuseppe Zuccatelli, candidato nel 2018 alla Camera da Leu, il partito del ministro della Salute, che a sua volta è andato via dopo poche ore, quando è spuntato un video risalente al 27 maggio, nel quale dice che «la mascherina non serve a un ca...o». Dichiarazioni ai limiti del negazionismo, che hanno portato all'addio di Zuccatelli e alla nomina di Gaudio, che però, dopo nemmeno 24 ore, si è accorto che la moglie non voleva trasferirsi da Roma a Catanzaro e ha lasciato Speranza senza commissario e i calabresi senza più speranze.
Ieri, mentre si registrava il record di nuovi positivi nella regione, 680, si è consumata anche l'ennesima tragicommedia intorno al nome di Gino Strada, il fondatore di Emergency che una parte del M5s vorrebbe come commissario alla sanità calabrese. Nel pomeriggio, le solite e anonime «fonti di governo» fanno trapelare che Strada «non sarebbe disponibile» ad assumere il ruolo di commissario; pochi minuti dopo, lo stesso Strada smentisce le voci: «Leggo da un'agenzia di stampa che non sarei disponibile a fare il commissario in Calabria. Ribadisco», scrive sui social il medico, «perché evidentemente serve farlo ancora, che non ho ricevuto nessuna proposta formale e che comunicherò personalmente le mie decisioni attraverso i canali ufficiali se ci sarà qualcosa di reale e concreto da comunicare. Mi sembra che la situazione sia già abbastanza difficile per i cittadini calabresi», conclude Gino Strada, «senza che diventi anche grottesca». Una bella legnata al governo. Chi non ne può più è Nino Spirlì, il presidente facente funzioni della Regione: «Adesso si può dimettere il ministro Speranza. Non arriva la nomina di Strada perché dovranno passare sul mio corpo», aggiunge Spirlì a Radio 24, «non abbiamo più bisogno di commissari. Se arriva Strada ne prendiamo atto, dopo il tris facciamo poker. La Calabria non è l'Afghanistan, Non abbiamo bisogno di missionari di nessun tipo».
La guerra tra bande nel governo non sembra avere fine. «La Lega», sottolinea Matteo Salvini, «chiede al governo di finire di scherzare con la salute dei calabresi: siamo alla farsa. Nel giro di poche ore hanno cambiato tre commissari alla sanità. Non si può scegliere un bravo medico, un bravo professionista calabrese per aiutare la sanità calabrese? Un nome tra tanti», propone Salvini, «il professor Pellegrino Mancini, responsabile regionale per i trapianti e un master in economia sanitaria».
Premio a Wuhan nel suo curriculum
Un coraggioso profeta del dialogo in terre lontane e perigliose, come Pechino e Teheran, ma poi la moglie non lo fa andare a Catanzaro. Eugenio Gaudio, rettore uscente della Sapienza di Roma ed epatologo di fama, ha deciso di non giocarsi il fegato come commissario di governo alla Sanità calabrese. La sua nomina da parte del ministro Roberto Speranza è durata appena dodici ore e rende sempre più grottesca la vicenda, visto che siamo al terzo commissario che alza le mani in dieci giorni. A questo punto, o in Calabria la situazione è davvero spaventosa, oppure al ministero della Salute c'è un ministro che dovrebbe cambiare il titolo del suo libro in uscita con Feltrinelli, da Guariremo a Nomineremo.
Ormai Speranza non sa davvero che pesci prendere, nonostante possa avvalersi del network e del decisionismo di uno come Massimo D'Alema. La prima scelta era stata l'ex generale Saverio Cotticelli, che alla prima intervista ha scoperto di dover attuare lui il piano per la pandemia. Fuori uno. Poi è toccato al bersaniano Giuseppe Zuccatelli, candidato trombato per Leu alle politiche 2018, che si era distinto per delle affermazioni naif sull'inutilità della mascherina («Non serve a un c….», disse a ImolaOggi). Poi, il compagno Speranza ha provato con il compagno Gino Strada, che però ha fiutato la trappola e si è detto disposto a dare una mano senza ruoli istituzionali, da vera Ong. Quindi ecco Gaudio, il barone dei baroni, classe 1956, che ha appena lasciato il posto di rettore della Sapienza a una donna, Antonella Polimeni, per la cui elezione l'Italia del politicamente corretto si è appena spellata le mani. E la Calabria anche. Diplomato al Conservatorio in pianoforte, grande amante di Chopin e del proprio predecessore Luigi Frati, Gaudio ci tiene sempre a far notare che lui, per evitare favoritismi, i suoi due figli li ha mandati a studiare in Inghilterra.
Indagato da giugno 2019 insieme a una sessantina di persone per la solita storia di presunti favoritismi e concorsi truccati a Catania, l'ex Magnifico dovrebbe esserne uscito con onore. L'ala manettara del M5s aveva già iniziato a protestare per l'inchiesta, ma ieri mattina lo stesso Gaudio, che per altro è da mesi anche consigliere del ministro dell'Università, Gaetano Manfredi, senza che nessuno avesse obiettato alcunché, ha reso noto che il suo avvocato gli aveva appena comunicato l'avvenuta richiesta di archiviazione. Ma visto che il 26 novembre 2018 Gaudio organizzò alla Sapienza un pomposo convegno in onore del (vivente) giurista Guido Alpa, maestro e storico dante causa professionale di Giuseppe Conte, ieri in Ateneo si scommetteva che la «lobby calabrese» avrebbe spalancato le porte all'attuale premier, quando lascerà Palazzo Chigi e la cattedra fiorentina.
Intervistato da Repubblica, il chiarissimo Gaudio non solo ha tenuto a rispedire al mittente qualunque ombra sul proprio conto, ma ha anche spiegato il motivo del fulmineo passo indietro. Passo indietro che ha affermato di aver anticipato a Speranza, anche se dal ministero, un po' piccati, trapela il contrario. Insomma, il barone Gaudio ha dovuto piegare il capo di fronte alla baronessa Gaudio, almeno così racconta: «Avrei voluto provare, è un impegno gravoso ma mi sono sempre messo a disposizione del servizio pubblico. Ho trovato resistenze in casa e a questo mi piego». Però, Gaudio resta un uomo di mondo. Anzi, di molti mondi diversi. Per esempio, da cinque anni figura nel consiglio di amministrazione del Centro studi americani, presieduto dall'ex capo della polizia Gianni De Gennaro (calabrese come lui), e in compagnia di personaggi dal sicuro piglio atlantista come Marta Dassù, il prefetto Giuseppe Procaccini e l'ex ambasciatore Usa Ronald Spogli. Come rettore, però, passerà alla storia per aver siglato accordi di cooperazione con le università di Teheran e di Pechino. E nell'ambito dell'adesione dell'Italia al programma Via della Seta, il rettore Gaudio ha firmato con il parigrado di Pechino la nascita dell'Istituto italo-cinese. Città prescelta: la famosa Wuhan. Dove, tra l'altro, è stato insignito, il primo novembre, a ridosso dello scoppio della pandemia, del premio Honorary doctoral degree in Economics and Law dal governo della Repubblica popolare. Peccato, forse il commissario Gaudio avrebbe avuto i contatti giusti per scoprire com'è nata la pandemia cinese.
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La guerra tra M5s, Pd e Leu fa cadere il terzo incaricato alla Sanità calabra in 10 giorni. Gino Strada smentisce il governo: «Nessuna proposta». Nino Spirlì contrario al guru di Emergency: «Devono passare sul mio corpo».L'ex rettore della Sapienza ottenne un riconoscimento nella città dello Hubei a ridosso dello scoppio della pandemia. In Italia è anche consigliere del ministro dell'Università.Lo speciale contiene due articoli.Strada facendo troverai, un commissario in mezzo al cielo. Lo scandalo dei commissari usa e getta alla sanità in Calabria mette a nudo l'assoluta inadeguatezza del ministro della Salute, Roberto Speranza, e del premier Giuseppe Conte. Altro che affrontare l'emergenza coronavirus: i giallorossi non sono capaci neanche di evitare di essere travolti dal ridicolo, mentre Gino Strada aspetta di capire se davvero l'esecutivo ha intenzione di affidargli un ruolo oppure sta usando il suo nome solo per un po' di propagandismo da quattro soldi. Ieri è saltato, dopo 24 ore dalla nomina, il terzo commissario alla sanità in Calabria nel giro di pochi giorni. L'ex rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, ha rinunciato al suo incarico per «motivi personali»: «Mia moglie», dice Gaudio a Repubblica, «non ha intenzione di trasferirsi a Catanzaro. Un lavoro del genere va affrontato con il massimo impegno e non ho intenzione di aprire una crisi familiare. Sarebbe una sfida importante, ma la famiglia per me è un valore. Sono sempre colpito dall'imbarbarimento della politica. Il procuratore di Catania ha appena fatto sapere al mio avvocato che è andato a depositare la richiesta di archiviazione per il mio presunto abuso di ufficio». Gaudio si riferisce all'inchiesta che lo vede indagato dalla procura di Catania nell'ambito dell'inchiesta su concorsi taroccati. È evidente che il problema è tutto politico, e che il governo guidato da Conte rischia seriamente di andarsi a insabbiare sulle coste calabresi, travolto dalla guerra tra il M5s, o almeno buona parte di esso, che punta su Strada, e Speranza, che non ne vuole sapere. A sottolinearlo, ci ha pensato il capo delegazione del M5s e ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede: «I ministri del Movimento hanno fin qui accolto, con spirito di collaborazione e coesione, le indicazioni dei competenti dicasteri. Adesso però il tempo è scaduto: in un momento delicato come quello attuale, la Calabria deve poter contare quanto prima sulle migliori energie e professionalità in circolazione. Occorre procedere senza ulteriori passi falsi, iniziando innanzitutto dal definire i compiti di chi, come Gino Strada, ha manifestato la propria disponibilità». Gaudio, dicevamo, è il terzo commissario alla sanità nel giro di pochi giorni: la scorsa settimana Saverio Cotticelli si è dimesso dopo essere stato protagonista di una intervista incredibile, al suo posto Speranza ha nominato Giuseppe Zuccatelli, candidato nel 2018 alla Camera da Leu, il partito del ministro della Salute, che a sua volta è andato via dopo poche ore, quando è spuntato un video risalente al 27 maggio, nel quale dice che «la mascherina non serve a un ca...o». Dichiarazioni ai limiti del negazionismo, che hanno portato all'addio di Zuccatelli e alla nomina di Gaudio, che però, dopo nemmeno 24 ore, si è accorto che la moglie non voleva trasferirsi da Roma a Catanzaro e ha lasciato Speranza senza commissario e i calabresi senza più speranze. Ieri, mentre si registrava il record di nuovi positivi nella regione, 680, si è consumata anche l'ennesima tragicommedia intorno al nome di Gino Strada, il fondatore di Emergency che una parte del M5s vorrebbe come commissario alla sanità calabrese. Nel pomeriggio, le solite e anonime «fonti di governo» fanno trapelare che Strada «non sarebbe disponibile» ad assumere il ruolo di commissario; pochi minuti dopo, lo stesso Strada smentisce le voci: «Leggo da un'agenzia di stampa che non sarei disponibile a fare il commissario in Calabria. Ribadisco», scrive sui social il medico, «perché evidentemente serve farlo ancora, che non ho ricevuto nessuna proposta formale e che comunicherò personalmente le mie decisioni attraverso i canali ufficiali se ci sarà qualcosa di reale e concreto da comunicare. Mi sembra che la situazione sia già abbastanza difficile per i cittadini calabresi», conclude Gino Strada, «senza che diventi anche grottesca». Una bella legnata al governo. Chi non ne può più è Nino Spirlì, il presidente facente funzioni della Regione: «Adesso si può dimettere il ministro Speranza. Non arriva la nomina di Strada perché dovranno passare sul mio corpo», aggiunge Spirlì a Radio 24, «non abbiamo più bisogno di commissari. Se arriva Strada ne prendiamo atto, dopo il tris facciamo poker. La Calabria non è l'Afghanistan, Non abbiamo bisogno di missionari di nessun tipo».La guerra tra bande nel governo non sembra avere fine. «La Lega», sottolinea Matteo Salvini, «chiede al governo di finire di scherzare con la salute dei calabresi: siamo alla farsa. Nel giro di poche ore hanno cambiato tre commissari alla sanità. Non si può scegliere un bravo medico, un bravo professionista calabrese per aiutare la sanità calabrese? Un nome tra tanti», propone Salvini, «il professor Pellegrino Mancini, responsabile regionale per i trapianti e un master in economia sanitaria».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/gaudio-dura-meno-di-un-giorno-mia-moglie-non-viene-a-catanzaro-2648956948.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="premio-a-wuhan-nel-suo-curriculum" data-post-id="2648956948" data-published-at="1605645485" data-use-pagination="False"> Premio a Wuhan nel suo curriculum Un coraggioso profeta del dialogo in terre lontane e perigliose, come Pechino e Teheran, ma poi la moglie non lo fa andare a Catanzaro. Eugenio Gaudio, rettore uscente della Sapienza di Roma ed epatologo di fama, ha deciso di non giocarsi il fegato come commissario di governo alla Sanità calabrese. La sua nomina da parte del ministro Roberto Speranza è durata appena dodici ore e rende sempre più grottesca la vicenda, visto che siamo al terzo commissario che alza le mani in dieci giorni. A questo punto, o in Calabria la situazione è davvero spaventosa, oppure al ministero della Salute c'è un ministro che dovrebbe cambiare il titolo del suo libro in uscita con Feltrinelli, da Guariremo a Nomineremo. Ormai Speranza non sa davvero che pesci prendere, nonostante possa avvalersi del network e del decisionismo di uno come Massimo D'Alema. La prima scelta era stata l'ex generale Saverio Cotticelli, che alla prima intervista ha scoperto di dover attuare lui il piano per la pandemia. Fuori uno. Poi è toccato al bersaniano Giuseppe Zuccatelli, candidato trombato per Leu alle politiche 2018, che si era distinto per delle affermazioni naif sull'inutilità della mascherina («Non serve a un c….», disse a ImolaOggi). Poi, il compagno Speranza ha provato con il compagno Gino Strada, che però ha fiutato la trappola e si è detto disposto a dare una mano senza ruoli istituzionali, da vera Ong. Quindi ecco Gaudio, il barone dei baroni, classe 1956, che ha appena lasciato il posto di rettore della Sapienza a una donna, Antonella Polimeni, per la cui elezione l'Italia del politicamente corretto si è appena spellata le mani. E la Calabria anche. Diplomato al Conservatorio in pianoforte, grande amante di Chopin e del proprio predecessore Luigi Frati, Gaudio ci tiene sempre a far notare che lui, per evitare favoritismi, i suoi due figli li ha mandati a studiare in Inghilterra. Indagato da giugno 2019 insieme a una sessantina di persone per la solita storia di presunti favoritismi e concorsi truccati a Catania, l'ex Magnifico dovrebbe esserne uscito con onore. L'ala manettara del M5s aveva già iniziato a protestare per l'inchiesta, ma ieri mattina lo stesso Gaudio, che per altro è da mesi anche consigliere del ministro dell'Università, Gaetano Manfredi, senza che nessuno avesse obiettato alcunché, ha reso noto che il suo avvocato gli aveva appena comunicato l'avvenuta richiesta di archiviazione. Ma visto che il 26 novembre 2018 Gaudio organizzò alla Sapienza un pomposo convegno in onore del (vivente) giurista Guido Alpa, maestro e storico dante causa professionale di Giuseppe Conte, ieri in Ateneo si scommetteva che la «lobby calabrese» avrebbe spalancato le porte all'attuale premier, quando lascerà Palazzo Chigi e la cattedra fiorentina. Intervistato da Repubblica, il chiarissimo Gaudio non solo ha tenuto a rispedire al mittente qualunque ombra sul proprio conto, ma ha anche spiegato il motivo del fulmineo passo indietro. Passo indietro che ha affermato di aver anticipato a Speranza, anche se dal ministero, un po' piccati, trapela il contrario. Insomma, il barone Gaudio ha dovuto piegare il capo di fronte alla baronessa Gaudio, almeno così racconta: «Avrei voluto provare, è un impegno gravoso ma mi sono sempre messo a disposizione del servizio pubblico. Ho trovato resistenze in casa e a questo mi piego». Però, Gaudio resta un uomo di mondo. Anzi, di molti mondi diversi. Per esempio, da cinque anni figura nel consiglio di amministrazione del Centro studi americani, presieduto dall'ex capo della polizia Gianni De Gennaro (calabrese come lui), e in compagnia di personaggi dal sicuro piglio atlantista come Marta Dassù, il prefetto Giuseppe Procaccini e l'ex ambasciatore Usa Ronald Spogli. Come rettore, però, passerà alla storia per aver siglato accordi di cooperazione con le università di Teheran e di Pechino. E nell'ambito dell'adesione dell'Italia al programma Via della Seta, il rettore Gaudio ha firmato con il parigrado di Pechino la nascita dell'Istituto italo-cinese. Città prescelta: la famosa Wuhan. Dove, tra l'altro, è stato insignito, il primo novembre, a ridosso dello scoppio della pandemia, del premio Honorary doctoral degree in Economics and Law dal governo della Repubblica popolare. Peccato, forse il commissario Gaudio avrebbe avuto i contatti giusti per scoprire com'è nata la pandemia cinese.
«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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Tim Walz (Getty Images)
Secondo tre esponenti del partito a conoscenza delle sue valutazioni, Klobuchar starebbe seriamente considerando una candidatura. La senatrice ha incontrato Walz domenica, hanno confermato fonti istituzionali. «Dopo aver riflettuto a lungo con la mia famiglia e con il mio team durante le festività, sono arrivato alla conclusione di non poter garantire l’impegno totale che una campagna elettorale richiede», ha spiegato Walz in una dichiarazione. «Ogni minuto speso a difendere la mia posizione politica sarebbe un minuto sottratto alla difesa dei cittadini del Minnesota dai criminali che sfruttano la nostra generosità e da chi specula cinicamente sulle nostre divisioni. Per questo ho scelto di fare un passo indietro e di concentrarmi esclusivamente sul lavoro di governo».
Come scrive il Wall Street Journal l’inchiesta sulle frodi, ancora in piena evoluzione e di dimensioni crescenti, ha rappresentato una distrazione costante per Walz e per l’intero Partito democratico del Minnesota, in una fase in cui i dem faticano a ritrovare una leadership nazionale e un peso reale a Washington. Lo scandalo è diventato rapidamente anche uno strumento di attacco per i repubblicani, che lo hanno utilizzato per dipingere il Minnesota e il suo governatore come l’emblema nazionale dello spreco di denaro pubblico e della cattiva amministrazione democratica. Dall’amministrazione Trump sono arrivate critiche quasi quotidiane, accompagnate dalla diffusione sistematica di video e contenuti ostili. Per il presidente Trump, Walz è entrato a pieno titolo nel suo personale «tour di rivincite politiche». Durante i 91 giorni trascorsi sulla scena nazionale come candidato alla vicepresidenza, il governatore aveva assunto il ruolo tradizionale di «cane da guardia», attaccando duramente gli avversari repubblicani e continuando a colpire Trump anche dopo la fine della campagna. Intanto, in Minnesota il clima si è fatto sempre più teso. Sdegno e imbarazzo si sono diffusi ben oltre i confini dello Stato. Influencer conservatori hanno raggiunto il territorio per realizzare video sul caso e mercoledì è prevista un’audizione al Congresso dedicata allo scandalo.
Il passo indietro di Walz innesca ora una corsa interna tra i democratici per individuare un nuovo candidato alla guida di uno Stato che tende storicamente a sinistra, ma che presenta una legislatura quasi perfettamente divisa tra i due schieramenti. Tra i possibili contendenti figurano il segretario di Stato Steve Simon e il procuratore generale Keith Ellison. Tuttavia, Klobuchar resta la figura con il profilo più solido: il maggiore consenso personale, una macchina organizzativa collaudata e una rete politica capillare. Sul fronte opposto, nonostante i repubblicani non conquistino una carica statale in Minnesota dal 2006, circa una dozzina di candidati si preparano alle primarie di agosto per contendersi l’accesso alle elezioni generali di novembre. Tra loro figurano il presidente della Camera statale Lisa Demuth, l’amministratore delegato di MyPillow Mike Lindell, l’imprenditore Kendall Qualls, l’avvocato di Minneapolis Chris Madel e l’ex candidato del 2022 Scott Jensen. Il Partito Repubblicano dispone di un ampio arsenale politico grazie agli sviluppi giudiziari: circa 60 persone sono già state condannate e oltre 90 incriminate in quello che viene descritto come il più grande schema di corruzione dell’era Covid negli Stati Uniti.
La maggior parte degli imputati è di origine somala. Le indagini, coordinate dall’ufficio del procuratore federale del Minnesota, rientrano in un più ampio sforzo del Dipartimento di Giustizia per smascherare i furti ai danni dei programmi di assistenza pubblica. Anche se alcune irregolarità risalgano a periodi precedenti al mandato di Walz, le frodi più estese emerse finora riguardano l’organizzazione no-profit Feeding Our Future, accusata di aver sfruttato un programma federale di nutrizione infantile. I primi 47 imputati sono stati incriminati nel 2022, verso la fine del primo mandato di Walz e durante la presidenza di Joe Biden. Secondo i procuratori, parte dei fondi sarebbe stata utilizzata per acquistare auto di lusso, immobili, gioielli e viaggi internazionali. L’ammontare complessivo delle somme sottratte attraverso frodi legate a pasti, alloggi, Medicaid e altri servizi resta oggetto di stime divergenti. Il Minnesota Star Tribune ha documentato, sulla base degli atti giudiziari, oltre 200 milioni di dollari, mentre funzionari federali e lo stesso presidente hanno ipotizzato cifre che potrebbero raggiungere diversi miliardi.
Martedì, l’amministrazione Trump ha annunciato il congelamento dei fondi federali destinati all’assistenza all’infanzia in Minnesota, citando nuove accuse di frode che coinvolgerebbero asili nido e che sono state rilanciate da un video divenuto virale. Le principali testate locali hanno però contestato alcune delle affermazioni contenute nel filmato. Le pressioni su Walz non sono arrivate solo dai repubblicani. In uno Stato che ha sempre rivendicato standard elevati di buon governo, anche voci autorevoli del mondo dell’informazione hanno chiesto un passo indietro. David Nimmer, giornalista di lungo corso e dirigente editoriale in pensione, ha invocato le dimissioni del governatore in una lettera pubblicata dallo Star Tribune. «Governatore, il tempo è scaduto: è il momento di farsi da parte. La burocrazia della sua amministrazione ha fallito in modo grave», ha scritto. «Che si parli di milioni o di miliardi, la frode al welfare resta comunque uno scandalo».
Negli ultimi mesi, Walz ha tentato di reagire nominando un ex giudice con un passato nell’FBI e alla guida della principale agenzia anticrimine statale per rafforzare la prevenzione delle frodi. Ha inoltre chiuso un programma considerato vulnerabile e ordinato una revisione esterna della fatturazione Medicaid. «È un problema che mi riguarda direttamente. Ne sono responsabile», ha dichiarato ai giornalisti. «Ma soprattutto, sarò io a risolverlo». Sessantunenne, Walz ha progressivamente spostato la propria azione di governo su posizioni più progressiste, dopo essere stato eletto nel 2018 come figura moderata. La sua esperienza nella campagna presidenziale del 2024, come candidato vicepresidente accanto a Kamala Harris, ha però messo in luce anche una propensione a imprecisioni ed esagerazioni nel racconto del proprio percorso personale e professionale, elementi che hanno ulteriormente indebolito la sua credibilità politica.
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Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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