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2023-07-02
Le banlieue si armano fino ai denti. Oltre a razziare, sparano ai poliziotti
(Ansa)
Nonostante il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, l’avesse definita una notte segnata da «violenze di minore intensità», in Francia quella tra venerdì e sabato è stata un’escalation di assalti, saccheggi e ferimenti delle forze dell’ordine. Il bilancio, infatti, è stato di 1.311 persone arrestate, rispetto alle 875 della notte precedente, 79 poliziotti e gendarmi feriti. Il 30% dei rivoltosi arrestati sono minorenni, ha fatto sapere il ministro della Giustizia, Éric Dupond-Moretti, confermando le impressioni registrate da polizia e da diversi testimoni di una grande presenza di giovanissimi tra i manifestanti.
Con la scusa di voler vendicare l’uccisione del diciasettenne Nahel a Nanterre (ieri i funerali in moschea sono stati interdetti ai giornalisti) hanno bruciato quasi 2.000 veicoli, e dato alle fiamme o vandalizzato 234 edifici. Venerdì sera, ospite della prima rete francese TF1, il ministro dell’Interno aveva annunciato: «Saranno 45.000 i poliziotti mobilitati sul campo», 5.000 in più rispetto al giorno precedente.
I «mezzi eccezionali» promessi non sono bastati, la violenza ha continuato a divampare ovunque. Lione e Marsiglia sono state le due città più colpite e dal ministero ieri sono arrivati rinforzi speciali. Il sindaco di Lione, Grégory Doucet, aveva chiesto l’immediato invio di più uomini e mezzi dopo disordini e violenze «senza precedenti». Saccheggi durati ore, compiuti da «decine di giovani che si muovevano a piedi, in bicicletta o in motorino», automezzi bruciati mentre le forze dell’ordine erano in numero «insufficiente» e perciò «sopraffatte».
Nella notte tra venerdì e sabato sono stati segnalati «danni in tutti i quartieri», e persone hanno sparato con fucili d’assalto in stile Kalashnikov, secondo diversi video fatti circolare sui social. La furia si è riversata sulla polizia, con 35 agenti rimasti feriti. A Vaulx-en-Velin, alla periferia del capoluogo della Regione Rodano-Alpi, poliziotti sono stati presi di mira con fucilate e sette di loro sono stati colpiti. Doucet ha deciso la chiusura anticipata del festival Entre Rhône et Saône, nonché l’annullamento del banchetto previsto ieri a Lione da metà pomeriggio sul ponte della Guillotière.
Tutte le manifestazioni sono nuovamente vietate a Marsiglia fino a questa mattina alle 7, dopo gli scontri e il saccheggio di molte attività commerciali che hanno portato all’arresto di 95 persone, con 31 poliziotti feriti. Da un’armeria sono stati rubati fucili e pistole. I mezzi pubblici si sono fermati sabato alle 18 e nella città, dopo le pressanti richieste del sindaco, come a Lione sono arrivati i rinforzi del Crs 8, il corpo di polizia con funzioni antisommossa urbana, altri mezzi blindati e due elicotteri. Agli abitanti è stato chiesto di non portare fuori casa la spazzatura e oggetti ingombranti, che possono essere pretesto per nuovi roghi e violenze.
Grandi tensioni si sono registrate a Nîmes, con veicoli bruciati e telecamere distrutte. Alcuni individui sono riusciti a entrare in un supermercato a Drancy e lo hanno devastato. Nove persone sono state arrestate dalla polizia di Nanterre mentre trasportavano una tanica e molotov. A Bondy, è stato assaltato un negozio di ferramenta. A Persan, una trentina di chilometri da Parigi, venerdì sera sono stati incendiati il municipio e la stazione di polizia. A Colombes (Hauts-de-Seine), rivoltosi hanno ostruito la strada con un furgone in fiamme per rallentare il movimento della polizia e gli agenti sono stati bersagliati da colpi di mortaio. Bruciata e distrutta venerdì sera la preziosa biblioteca di Metz, capoluogo del dipartimento della Mosella. Il sindaco, François Grosdidier, ha scritto sui social: «I vigili del fuoco, vittime di colpi di mortaio, non sono stati in grado di intervenire. La polizia nazionale non poteva affiancarsi alla polizia municipale per garantire la protezione dei pompieri».
La cronaca di ieri riportava scontri ovunque. A Grenoble, centinaia di giovani incappucciati sono riusciti a svaligiare molti negozi del centro cittadino, anche di abbigliamento e di telefonia mobile, a riprova che la morte di Nahel è solo un pretesto per abbandonarsi a violenze gratuite. A Mulhouse, in Alsazia, molotov e colpi di mortaio sono stati lanciati contro la polizia e contro il garage della polizia municipale.
Il sindaco di Saint-Étienne, Gaël Perdriau, sabato ha istituito un coprifuoco per i minori non accompagnati da un adulto, in vigore dalle 19 alle 6 di oggi, e interrotto da ieri alle 14 il servizio di trasporto pubblico. Ai commercianti, aveva raccomandato di chiudere i locali già sabato pomeriggio. In Ile-France, autobus e tram hanno smesso di prestare servizio ieri era alle 21 per garantire «l’incolumità di agenti e viaggiatori». Anche la prefettura del Basso Reno e il municipio di Strasburgo hanno invitato a chiudere già da ieri pomeriggio le attività commerciali, con i trasporti pubblici fermi dalle 13. Un bilancio, dei danni provocati in Francia da martedì, è stato fatto dal ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, che ha elencato almeno una decina di centri commerciali, 200 grandi rivenditori, 250 tabaccherie, 250 sportelli bancari oltre a numerosi punti vendita di moda, abbigliamento sportivo e fast food che sono stati saccheggiati o incendiati.
In risposta ai danni subìti da molte imprese, il ministro ha chiesto agli assicuratori di ridurre le franchigie, di risarcire rapidamente le vittime e ha annunciato «il rinvio del pagamento degli oneri previdenziali e fiscali», per i commercianti colpiti.
Fifa blu di Macron: viaggio annullato
Ieri, presso la grande moschea Ibn Badis a Nanterre, si sono svolte le esequie di Nahel, il diciassettenne di origini magrebine, la cui morte ha scatenato le violente rivolte delle banlieue transalpine. Rivolte che non accennano a placarsi e hanno riaperto il dibattito sul fallimento del modello multiculturale, tenacemente sostenuto per decenni dai governi di Parigi.
La situazione è grave e già iniziano a girare gli spettri delle rivolte del 2005. Sarà per questo che Emmanuel Macron, per seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, ha rimandato a martedì una visita di Stato in Germania, che era prevista per stasera. Sempre nella giornata di sabato, inoltre, si è riunita l’unità di crisi (Cic) che, come ha dichiarato il primo ministro Elisabeth Borne, rimarrà operativa finché l’ordine pubblico non sarà definitivamente ristabilito. Tuttavia, lo stato d’emergenza nazionale non è ancora all’ordine del giorno, mentre le autorità di Marsiglia e Lione, città pesantemente colpite dalle violenze, hanno escluso l’istituzione di coprifuoco localizzati.
Nel frattempo, la politica transalpina continua a interrogarsi sulle cause della rivolta e sulle possibili soluzioni. In tal senso, il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha provato a gettare acqua sul fuoco: «È la Repubblica che vincerà», ha affermato il ministro macroniano durante una visita ai poliziotti e ai gendarmi nella banlieue parigina, a Mantes-la-Jolie. «Non confondo le poche migliaia di delinquenti con la stragrande maggioranza dei nostri connazionali che vivono nei quartieri popolari», ha aggiunto Darmanin. Insomma, il solito appello a non generalizzare, che abbiamo sentito ormai troppe volte. Peraltro, da non dimenticare che era stato proprio il ministro dell’Interno transalpino, un paio di mesi fa, a provocare una crisi diplomatica tra Italia e Francia, dichiarando che Giorgia Meloni non sarebbe in grado di gestire l’immigrazione. Rilette oggi, quelle dichiarazioni fanno quasi tenerezza.
Anche Macron però, dopo l’improvvida partecipazione al concerto di Elton John mentre la Francia bruciava, alla fine è sceso in campo in prima persona. Appreso che un terzo dei rivoltosi è composto da giovanissimi, il capo dell’Eliseo ha lanciato un appello ai genitori dei manifestanti, richiamandosi «al senso di responsabilità dei padri e delle madri di famiglia» per trattenere i figli in casa. Macron si è rivolto anche ai gestori di social network come Snapchat e TikTok: il presidente si aspetta «spirito di responsabilità da queste piattaforme» e ha chiesto loro di rimuovere i contenuti che aizzano ai saccheggi e alla sommossa nelle strade. «Nessuno pensi che dietro questi social ci sia l’impunità», ha commentato, con toni ben più duri, Eric Dupont-Moretti, il ministro della Giustizia.
Mentre il governo fa fatica a gestire una situazione che sta sfuggendo di mano, i partiti continuano a polemizzare sulle responsabilità politiche della vicenda. Le forze di destra (Rassemblement national, Républicains e Reconquête), che non cessano di invocare lo stato d’emergenza, hanno accusato la sinistra di fomentare e giustificare le rivolte. Il bersaglio è soprattutto Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra La France insoumise (Lfi): «Non abbandoneremo la Repubblica francese agli istigatori della guerra civile che prendono a pretesto una tragedia per gettare il caos nelle nostre strade», ha dichiarato Éric Ciotti, presidente dei repubblicani. Gli ha fatto eco Marine Le Pen, che ha addossato agli esponenti di Lfi «una responsabilità indelebile di fronte alla nazione e alla storia, anche quando saranno travolti dall’insensato movimento di violenza che hanno incoraggiato, anzi iniziato».
Da parte sua, Mélenchon ha parlato di «farneticazioni» contro il suo partito e, anzi, ha rilanciato, sostenendo che «l’escalation della sicurezza porterà al disastro. Bisogna invece ascoltare le domande del popolo. Rispettarle. Dare alle persone giustizia e non parlare soltanto di emergenza». Parole che, però, hanno finito per stizzire persino i suoi alleati della coalizione Nupes. Il segretario socialista, Olivier Faure, ha ribadito di trovarsi «in profondo disaccordo» con lui, mentre Fabien Roussel, leader del Partito comunista francese, ha tagliato corto: «Quando si è di sinistra, si difendono i servizi pubblici, non il loro saccheggio».
Infine, ha suscitato indignazione - e una bordata di fischi social - anche l’uscita di Sandrine Rousseau, esponente dei Verdi: «E se il saccheggio avesse a che fare con la povertà e l’emarginazione? Non è forse il caso di analizzare la questione da un punto di vista politico e non solo securitario?». Le reazioni al suo «cinguettio» sono state durissime, anche da parte della maggioranza, che ha derubricato le sue parole a «un brutto scherzo». Peccato solo che lei fosse terribilmente seria.
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Nei video sui social spopolano ragazzini che imbracciano Ak-47. Commando su uno scooter ferisce 7 agenti. E mentre Darmanin fa finta di nulla, i sindaci chiedono aiuto. In campo le forze speciali a Lione e Marsiglia.Il presidente Macron, dopo la gaffe del concerto, cancella la visita di Stato prevista per oggi in Germania. Il 30% dei rivoltosi è minorenne: «Genitori, tenete i vostri figli in casa».Lo speciale contiene due articoli.Nonostante il ministro dell’Interno, Gérald Darmanin, l’avesse definita una notte segnata da «violenze di minore intensità», in Francia quella tra venerdì e sabato è stata un’escalation di assalti, saccheggi e ferimenti delle forze dell’ordine. Il bilancio, infatti, è stato di 1.311 persone arrestate, rispetto alle 875 della notte precedente, 79 poliziotti e gendarmi feriti. Il 30% dei rivoltosi arrestati sono minorenni, ha fatto sapere il ministro della Giustizia, Éric Dupond-Moretti, confermando le impressioni registrate da polizia e da diversi testimoni di una grande presenza di giovanissimi tra i manifestanti.Con la scusa di voler vendicare l’uccisione del diciasettenne Nahel a Nanterre (ieri i funerali in moschea sono stati interdetti ai giornalisti) hanno bruciato quasi 2.000 veicoli, e dato alle fiamme o vandalizzato 234 edifici. Venerdì sera, ospite della prima rete francese TF1, il ministro dell’Interno aveva annunciato: «Saranno 45.000 i poliziotti mobilitati sul campo», 5.000 in più rispetto al giorno precedente. I «mezzi eccezionali» promessi non sono bastati, la violenza ha continuato a divampare ovunque. Lione e Marsiglia sono state le due città più colpite e dal ministero ieri sono arrivati rinforzi speciali. Il sindaco di Lione, Grégory Doucet, aveva chiesto l’immediato invio di più uomini e mezzi dopo disordini e violenze «senza precedenti». Saccheggi durati ore, compiuti da «decine di giovani che si muovevano a piedi, in bicicletta o in motorino», automezzi bruciati mentre le forze dell’ordine erano in numero «insufficiente» e perciò «sopraffatte».Nella notte tra venerdì e sabato sono stati segnalati «danni in tutti i quartieri», e persone hanno sparato con fucili d’assalto in stile Kalashnikov, secondo diversi video fatti circolare sui social. La furia si è riversata sulla polizia, con 35 agenti rimasti feriti. A Vaulx-en-Velin, alla periferia del capoluogo della Regione Rodano-Alpi, poliziotti sono stati presi di mira con fucilate e sette di loro sono stati colpiti. Doucet ha deciso la chiusura anticipata del festival Entre Rhône et Saône, nonché l’annullamento del banchetto previsto ieri a Lione da metà pomeriggio sul ponte della Guillotière.Tutte le manifestazioni sono nuovamente vietate a Marsiglia fino a questa mattina alle 7, dopo gli scontri e il saccheggio di molte attività commerciali che hanno portato all’arresto di 95 persone, con 31 poliziotti feriti. Da un’armeria sono stati rubati fucili e pistole. I mezzi pubblici si sono fermati sabato alle 18 e nella città, dopo le pressanti richieste del sindaco, come a Lione sono arrivati i rinforzi del Crs 8, il corpo di polizia con funzioni antisommossa urbana, altri mezzi blindati e due elicotteri. Agli abitanti è stato chiesto di non portare fuori casa la spazzatura e oggetti ingombranti, che possono essere pretesto per nuovi roghi e violenze.Grandi tensioni si sono registrate a Nîmes, con veicoli bruciati e telecamere distrutte. Alcuni individui sono riusciti a entrare in un supermercato a Drancy e lo hanno devastato. Nove persone sono state arrestate dalla polizia di Nanterre mentre trasportavano una tanica e molotov. A Bondy, è stato assaltato un negozio di ferramenta. A Persan, una trentina di chilometri da Parigi, venerdì sera sono stati incendiati il municipio e la stazione di polizia. A Colombes (Hauts-de-Seine), rivoltosi hanno ostruito la strada con un furgone in fiamme per rallentare il movimento della polizia e gli agenti sono stati bersagliati da colpi di mortaio. Bruciata e distrutta venerdì sera la preziosa biblioteca di Metz, capoluogo del dipartimento della Mosella. Il sindaco, François Grosdidier, ha scritto sui social: «I vigili del fuoco, vittime di colpi di mortaio, non sono stati in grado di intervenire. La polizia nazionale non poteva affiancarsi alla polizia municipale per garantire la protezione dei pompieri».La cronaca di ieri riportava scontri ovunque. A Grenoble, centinaia di giovani incappucciati sono riusciti a svaligiare molti negozi del centro cittadino, anche di abbigliamento e di telefonia mobile, a riprova che la morte di Nahel è solo un pretesto per abbandonarsi a violenze gratuite. A Mulhouse, in Alsazia, molotov e colpi di mortaio sono stati lanciati contro la polizia e contro il garage della polizia municipale.Il sindaco di Saint-Étienne, Gaël Perdriau, sabato ha istituito un coprifuoco per i minori non accompagnati da un adulto, in vigore dalle 19 alle 6 di oggi, e interrotto da ieri alle 14 il servizio di trasporto pubblico. Ai commercianti, aveva raccomandato di chiudere i locali già sabato pomeriggio. In Ile-France, autobus e tram hanno smesso di prestare servizio ieri era alle 21 per garantire «l’incolumità di agenti e viaggiatori». Anche la prefettura del Basso Reno e il municipio di Strasburgo hanno invitato a chiudere già da ieri pomeriggio le attività commerciali, con i trasporti pubblici fermi dalle 13. Un bilancio, dei danni provocati in Francia da martedì, è stato fatto dal ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, che ha elencato almeno una decina di centri commerciali, 200 grandi rivenditori, 250 tabaccherie, 250 sportelli bancari oltre a numerosi punti vendita di moda, abbigliamento sportivo e fast food che sono stati saccheggiati o incendiati.In risposta ai danni subìti da molte imprese, il ministro ha chiesto agli assicuratori di ridurre le franchigie, di risarcire rapidamente le vittime e ha annunciato «il rinvio del pagamento degli oneri previdenziali e fiscali», per i commercianti colpiti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/francia-rivolta-banlieue-2662148543.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fifa-blu-di-macron-viaggio-annullato" data-post-id="2662148543" data-published-at="1688253518" data-use-pagination="False"> Fifa blu di Macron: viaggio annullato Ieri, presso la grande moschea Ibn Badis a Nanterre, si sono svolte le esequie di Nahel, il diciassettenne di origini magrebine, la cui morte ha scatenato le violente rivolte delle banlieue transalpine. Rivolte che non accennano a placarsi e hanno riaperto il dibattito sul fallimento del modello multiculturale, tenacemente sostenuto per decenni dai governi di Parigi. La situazione è grave e già iniziano a girare gli spettri delle rivolte del 2005. Sarà per questo che Emmanuel Macron, per seguire da vicino gli sviluppi della vicenda, ha rimandato a martedì una visita di Stato in Germania, che era prevista per stasera. Sempre nella giornata di sabato, inoltre, si è riunita l’unità di crisi (Cic) che, come ha dichiarato il primo ministro Elisabeth Borne, rimarrà operativa finché l’ordine pubblico non sarà definitivamente ristabilito. Tuttavia, lo stato d’emergenza nazionale non è ancora all’ordine del giorno, mentre le autorità di Marsiglia e Lione, città pesantemente colpite dalle violenze, hanno escluso l’istituzione di coprifuoco localizzati. Nel frattempo, la politica transalpina continua a interrogarsi sulle cause della rivolta e sulle possibili soluzioni. In tal senso, il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha provato a gettare acqua sul fuoco: «È la Repubblica che vincerà», ha affermato il ministro macroniano durante una visita ai poliziotti e ai gendarmi nella banlieue parigina, a Mantes-la-Jolie. «Non confondo le poche migliaia di delinquenti con la stragrande maggioranza dei nostri connazionali che vivono nei quartieri popolari», ha aggiunto Darmanin. Insomma, il solito appello a non generalizzare, che abbiamo sentito ormai troppe volte. Peraltro, da non dimenticare che era stato proprio il ministro dell’Interno transalpino, un paio di mesi fa, a provocare una crisi diplomatica tra Italia e Francia, dichiarando che Giorgia Meloni non sarebbe in grado di gestire l’immigrazione. Rilette oggi, quelle dichiarazioni fanno quasi tenerezza. Anche Macron però, dopo l’improvvida partecipazione al concerto di Elton John mentre la Francia bruciava, alla fine è sceso in campo in prima persona. Appreso che un terzo dei rivoltosi è composto da giovanissimi, il capo dell’Eliseo ha lanciato un appello ai genitori dei manifestanti, richiamandosi «al senso di responsabilità dei padri e delle madri di famiglia» per trattenere i figli in casa. Macron si è rivolto anche ai gestori di social network come Snapchat e TikTok: il presidente si aspetta «spirito di responsabilità da queste piattaforme» e ha chiesto loro di rimuovere i contenuti che aizzano ai saccheggi e alla sommossa nelle strade. «Nessuno pensi che dietro questi social ci sia l’impunità», ha commentato, con toni ben più duri, Eric Dupont-Moretti, il ministro della Giustizia. Mentre il governo fa fatica a gestire una situazione che sta sfuggendo di mano, i partiti continuano a polemizzare sulle responsabilità politiche della vicenda. Le forze di destra (Rassemblement national, Républicains e Reconquête), che non cessano di invocare lo stato d’emergenza, hanno accusato la sinistra di fomentare e giustificare le rivolte. Il bersaglio è soprattutto Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra La France insoumise (Lfi): «Non abbandoneremo la Repubblica francese agli istigatori della guerra civile che prendono a pretesto una tragedia per gettare il caos nelle nostre strade», ha dichiarato Éric Ciotti, presidente dei repubblicani. Gli ha fatto eco Marine Le Pen, che ha addossato agli esponenti di Lfi «una responsabilità indelebile di fronte alla nazione e alla storia, anche quando saranno travolti dall’insensato movimento di violenza che hanno incoraggiato, anzi iniziato». Da parte sua, Mélenchon ha parlato di «farneticazioni» contro il suo partito e, anzi, ha rilanciato, sostenendo che «l’escalation della sicurezza porterà al disastro. Bisogna invece ascoltare le domande del popolo. Rispettarle. Dare alle persone giustizia e non parlare soltanto di emergenza». Parole che, però, hanno finito per stizzire persino i suoi alleati della coalizione Nupes. Il segretario socialista, Olivier Faure, ha ribadito di trovarsi «in profondo disaccordo» con lui, mentre Fabien Roussel, leader del Partito comunista francese, ha tagliato corto: «Quando si è di sinistra, si difendono i servizi pubblici, non il loro saccheggio». Infine, ha suscitato indignazione - e una bordata di fischi social - anche l’uscita di Sandrine Rousseau, esponente dei Verdi: «E se il saccheggio avesse a che fare con la povertà e l’emarginazione? Non è forse il caso di analizzare la questione da un punto di vista politico e non solo securitario?». Le reazioni al suo «cinguettio» sono state durissime, anche da parte della maggioranza, che ha derubricato le sue parole a «un brutto scherzo». Peccato solo che lei fosse terribilmente seria.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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