Focolai fra i migranti. Il Pd: più porti aperti
Mentre a Roma si registrano 17 contagi in un palazzo occupato alla Garbatella, pieno di famiglie immigrate, a Porto Recanati ci sono nuovi casi anche nel «ghetto verticale» dell’Hotel House. La risposta dei dem: «Rivedere subito i decreti di Salvini».

Mentre Giuseppe il Magnifico, copiando Capitan Ventosa di Striscia la notizia, si stima e s’incoraggia a villa Doria Pamphilij perché del «doman non v’è certezza», lo stato generale di salute del Paese peggiora. Giuseppe Conte però ha altro da fare: deve fronteggiare l’attivismo insofferente del ministro alla Cultura e (forse) del turismo Dario Franceschini capodelegazione Pd che per mandargli di traverso la passerella economica in Consiglio dei ministri gli ha detto a brutto muso di scusarsi con i Regeni e far capire che vendere le navi all’Egitto non vuol dire abbandonare la causa. Poi ha chiesto l’abrogazione dei decreti sicurezza che firmati con Salvini. Franceschini vuol fare lo sgambetto a Conte in nome del partito, ma anche in proprio – è noto che aspira alla premiership – su un tema sensibile. A Conte fa comodo pensare con Leonardo Sciascia che «la sicurezza del potere si fonda sull’insicurezza dei cittadini».

Il ministro sanitario Roberto Speranza – nomen omen – ha prenotato uno sproposito di dosi di vaccino anti-Covid, ma la speranza che il virus ci lasci in pace è per ora legata a misure di contenimento anche del luogocomunismo. Come quello sui braccianti clandestini della ministra Teresa Bellanova o il calcolo politico del Pd di far saltare Conte sulla mina dell’immigrazione. Perché l’accoglienza a ogni costo sta diventando un problema. Oggi i focolai potenzialmente più pericolosi si nascondono nei centri immigrati, nei ghetti dei clandestini, nei palazzi occupati. Al segretario del Pd -che è anche presidente del Lazio – Nicola Zingaretti sta scoppiando una grana di non poco conto: la sua regione si avvicina al famoso Rt (la percentuale di contagiosità in un territorio) pari a 1; insomma il lockdown-bis è lì. Pure la «pentastellina» Virginia Raggi, la sindaca, che dopo aver parlato della seconda liberazione di Roma per l’imminente sfratto a Casapound si trova alle prese con un palazzone multietnico occupato e infettato. A Roma i nuovi contagi sono tanti: oltre cento – altri sei accertati ieri – alla clinica San Raffaele alla Pisana, due alla Rai di Saxa Rubra (hanno già fatto 70 tamponi) ma soprattutto 17, destinati a crescere, in uno stabile occupato alla Garbatella.

Si tratta di un’ ex sede della Asl in piazza Attilio Pecile – neanche 7 chilometri da Palazzo Chigi – occupata da anni dove vivono oltre un centinaio di persone stipate in stanze da ufficio con pochi bagni. C’è di tutto: da clandestini a immigrati regolari, con anche un b&b dei poveri gestito dai centri sociali. Una donna peruviana aveva i sintomi: lei, il marito e i due figli sono stati ricoverati in ospedale. Ora il palazzone occupato è transennato. Hanno fatto 107 tamponi e si aspettano gli esiti; hanno portato gli altri 13 positivi emersi sin ora in ospedale, altri 34 in residenze protette in isolamento. Perché la promiscuità è massima. A piazza Pecile sono rimasti anziani e malati che protestano: «Non siamo gli appestati di Roma». Però lo stabile è isolato dalla fettuccia bianca e rossa che avverte: pericolo. Visto che nessuno può entrare e uscire dal palazzo i servizi sociali fanno la spesa per tutti e la portano a domicilio.

Anche nelle Marche, regione che dopo aver passato settimane terribili da un mese si stava avviando a contagi zero, c’è un nuovo focolaio tra i migranti. A Porto Recanati hanno trovato due infetti al tristemente famoso Hotel House, il «ghetto» verticale dove stano 2.300 persone di 30 etnie diverse ammassate in un immenso condominio dove è successo e succede di tutto: dallo spaccio alla prostituzione passando per il «cimitero clandestino». Un’infezione all’hotel House è potenzialmente una bomba epidemiologica. Il sindaco del paesone in provincia di Macerata Roberto Mozzicafreddo – anche per salvare quel che si può della stagione balneare – ha fatto sapere che è tutto sotto controllo: hanno istallato i termoscanner all’ingresso e i portieri volontari dovrebbero schedare tutti quelli che entrano ed escono con una probabilità di successo pari a quella del decollo di un asino. In questo clima il Pd pone a Giuseppe Conte l’ultimatum sui decreti sicurezza. Che la manovra sia di palazzo è evidente. Il caso «decreti sicurezza» il Pd lo ha posto all’esordio del governo poi se ne è stato buono buono. Ora lo tira fuori per offuscare (ammesso che ce ne sia bisogno) gli «stati generali» autoconvocati dal presidente dl Consiglio.

Conte ha un’enorme difficoltà a smentire quei provvedimenti che sono stati un emblema del Conte 1 e tra i 5 stelle ci sono molti disposti a difendere quelle leggi fatte con Salvini. Ma si trovano isolati. Come sulla (disastrosa) sanatoria Bellanova il fronte pro clandestini è compatto: va dal Pd a Leu passando per Renzi. La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha una gran voglia di cancellare i provvedimenti di Salvini, avrebbe pronta una bozza con degli aggiustamenti, ma Leu vuole l’abolizione e il Pd anche. Aprendo però una nuova prateria a Matteo Salvini che a fronte della tensione generata dai focolai d’infezione, degli sbarchi fuori controllo (sono più che triplicati), degli episodi di tensione a Lampedusa avverte: «Chi vuole abolire i decreti sicurezza lo fa per ideologia e per indebolire il Paese. Non solo di fronte all’immigrazione, ma anche sulla criminalità organizzata indebolendo le forze dell’ordine e i poteri dei sindaci. Si mina la sicurezza del Paese». Salvini pensa a una battaglia senza quartiere anche con una raccolta di firme per un referendum. A occhio gli stati generali del Paese non sono di buona salute.

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