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2018-08-09
Foa continua a correre grazie a premier e Pd
Ansa
Un Posto al sole continuerà. Una buona notizia per la fiction giurassica (ce la sorbiamo dal 1996) che viene realizzata nel centro di produzione di Napoli e una altrettanto interessante per il Consiglio d'amministrazione della Rai che da stamane è ufficialmente in vacanza fino a nuovo ordine. Alla ricerca di un posto al sole fino a quando la politica non deciderà di sciogliere il nodo del presidente. Nel cda di ieri, guidato da Marcello Foa come consigliere anziano, poco altro è accaduto che non fosse prevedibile: gli highlights della Serie A rimarranno per altri tre anni sulle trasmissioni sportive pubbliche e il tentativo di eleggere un nuovo presidente messo in piedi dall'opposizione è andato miseramente a vuoto.
È questo l'aspetto più interessante della riunione, che ha visto la consigliera Rita Borioni (in quota Pd) proporre il consigliere Riccardo Laganà, eletto dall'assemblea dei dipendenti Rai, per la poltrona più rappresentativa dell'azienda. La candidatura è stata accettata e la votazione ha avuto un corso naturale e scontato. Naturale per un cda legittimo nelle sue funzioni, scontato perché Laganà ha incassato solo il voto favorevole della Borioni (lui si è astenuto) e quindi non è passato. Ma a questo punto è doverosa una sottolineatura: Laganà è lo stesso consigliere che aveva sollevato all'attenzione del Quirinale un'eccezione di legittimità del consiglio guidato da un presidente bocciato dalla commissione di Vigilanza. Poi, una volta candidato, ha scoperto che il cda non era poi così illegittimo e ha accettato senza battere ciglio la candidatura.
Il passaggio ha un valore procedurale e politico perché da una parte smonta il castello costruito dal Pd sulla presenza di un cda alieno e incompetente, dall'altra ci riporta a contatto con un antichissimo metodo Rai, secondo il quale vale tutto basta che favorisca gli amici. Foa e l'ad Fabrizio Salini non hanno battuto ciglio: votazione effettuata, un favorevole e cinque contrari, Laganà silurato. «Noi abbiamo risposto a tutte le osservazioni della commissione di Vigilanza e dal punto di vista legale e procedurale siamo perfettamente in linea con la bicamerale», ha spiegato Foa alla fine. «Questo consiglio, vista anche la situazione inconsueta in cui si è venuto a trovare, è particolarmente scrupoloso nel rispettare norme e regolamenti. Il tema della presidenza verrà discusso dopo la pausa la estiva del Parlamento. Ci auguriamo che si possa trovare una soluzione in tempi rapidi nell'interesse dell'azienda. Questo è un sentimento condiviso nel consiglio. C'è stata una candidatura che è stata discussa ed è stata respinta, ma questo fa parte della normale dialettica del consiglio».
Riguardo ai temi di sostanza, la fiction e gli highlights del pallone, c'è un secondo passaggio autenticamente bizantino. A sollevare l'urgenza dei due argomenti è stata innanzitutto la consigliera Borioni («sono due atti importantissimi») per poi lasciare l'aula al momento del voto, accompagnata dal consigliere Laganà, per un non precisato «segnale di dissenso rispetto a questa condizione delle cose». E alla sonora bocciatura di qualche mezz'ora prima.
Ora il quartier generale della Rai va in vacanza, mentre relativamente ai programmi l'azienda lo è da più di un mese. Forza Italia e il Pd hanno sperato fino all'ultimo che la calura sciogliesse gli accordi fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma sembra che l'alleanza tenga. Il nome era Foa e rimane Foa. Il quale ieri ha incassato una solidarietà istituzionale: quella del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il premier ha detto: «Quella di Foa mi sembra una candidatura di grande valore, ha un curriculum professionale di tutto rispetto». Valutando lo stallo, Conte ha aggiunto: «Non c'è stato il consenso politico per giungere al risultato prefigurato, valuteremo nel rispetto delle competenze del governo e della Vigilanza. Come se ne esce? Non ho una formula da suggerire, cercheremo di non fare forzature, auspichiamo che le forze politiche si parlino fra di loro nel rispetto delle prerogative».
Federazione nazionale della stampa e sindacato Rai (Usigrai) hanno invece alzato la voce contro la bocciatura di Laganà: «Il cda della Rai ostaggio del governo», hanno scritto in un comunicato congiunto dimenticandosi che ne è l'azionista unico. «Ancora una volta i consiglieri si sono piegati al diktat governativo e non hanno nominato il presidente. Allo stesso modo, il no alla proposta di nominare Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti, è la prova che l'obiettivo non è mettere l'azienda in condizione di operare, ma solo occuparla». Traduzione dal sindacalese, se non è un amico nostro non lo vogliamo. Uno spunto democratico per i compiti delle vacanze.
Giorgio Gandola
Berlusconi richiama Salvini sulla Tav mentre Tajani s’inventa il Nazareno dei treni
Dopo la Rai, le grandi opere. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia, non dà peso a chi lo accusa di andare a braccetto col Pd e di pugnalare alle spalle il centrodestra, e così continua con la sua strategia. Che sembra quella di far emergere i punti di dissenso nella coalizione di governo, pungolando soprattutto il leader della Lega Matteo Salvini, alleato però di Forza Italia nel centrodestra. Lo sollecita come a ricordare al leghista gli impegni presi nei confronti degli elettori dell'intera alleanza di centrodestra e non solo con Berlusconi. Peraltro Forza Italia fin dalla legge obiettivo è a favore delle grandi opere. Ieri infatti, pur consapevole della diversità di posizione di Lega e M5s sulla questione infrastrutture, Tajani ha visitato i cantieri della Tav.
«Una politica contro le infrastrutture fa soltanto danni. E quella di bloccare la Torino-Lione sarebbe una scelta scellerata perché vedrebbe l'Italia arretrare e isolata», con queste parole ha iniziato la visita al cantiere francese a Saint Martin de la Porte come esponente dell'Ue, l'istituzione che finanzia il 40% dell'opera, accompagnato dal forzista e deputato di Bruxelles Alberto Cirio (possibile candidato alle prossime regionali piemontesi). Ma non solo, con lui c'era anche l'attuale presidente dem della Regione, Sergio Chiamparino, da sempre a favore della Tav, che ha annunciato una contro analisi costi-benefici dell'opera da opporre a quella che sta facendo il ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli: «Quella del governo sarà di parte e poi la nostra riguarderà tutte le grandi infrastrutture che interessano il Piemonte». Quindi anche il «terzo valico», su cui Salvini aveva espresso qualche dubbio. E invece Tajani, come Chiamparino, chiede che «tutte le grandi opere vengano fatte perché creano occupazione e riducono rischi sulle strade».
Del resto il forzista aveva già lanciato il suo messaggio alla vigilia della visita dicendo che la Tav «è un'opera moderna e competitiva che fa crescere il Paese e che deve essere realizzata per non restare fuori dall'Europa, lasciando perdere i capricci dei grillini e le violenze dei centri sociali No Tav». E aveva poi rincarato la dose verso Salvini e i pentastellati: «Ho chiesto al ministro dell'Interno di chiudere i centri sociali di Torino da cui sono partiti gli attacchi ai cantieri e alle forze dell'ordine».
Una certa stizzosità mostrata già con la nomina di Marcello Foa a presidente della Rai, nomina fallita in Vigilanza proprio per il mancato voto di Forza Italia. E proprio Tajani avrebbe ostacolato Foa per il metodo seguito da Salvini, persuadendo Berlusconi (che invece aveva dato il suo ok) a dire no, minacciando addirittura le dimissioni dalla carica di vicepresidente azzurro se la posizione di Fi sul giornalista italosvizzero del Giornale fosse cambiata.
A contribuire al braccio di ferro anche una telefonata, smentita con un tweet dallo stesso Tajani, ricevuta da Jacques Attali, l'inventore di Emmanuel Macron, grande nemico di euroscettici e sovranisti. E comunque, come dimostra lo stallo Rai, Berlusconi ha ceduto ma chissà che non se ne sia pentito, considerato che Fi è tagliata fuori da Viale Mazzini.
«Salvini si comporti con coerenza rispetto alle idee del centrodestra», aveva dichiarato Berlusconi. Ma forse oggi qualcuno dovrebbe dirlo a Tajani.
Sarina Biraghi
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Il candidato del governo per la presidenza della Rai incassa l'endorsement di Giuseppe Conte. Nel frattempo la sinistra brucia anche il nome di Riccardo Laganà. Ira del sindacato interno, ma l'azienda ha già la testa in ferie e decide solo sugli highlight di calcio.Silvio Berlusconi richiama Matteo Salvini sulla Tav mentre il numero due di Forza Italia Antonio Tajani s'inventa il Nazareno dei treni andando a braccetto con il governatore pd Sergio Chiamparino in visita ai cantieri.Lo speciale contiene due articoliUn Posto al sole continuerà. Una buona notizia per la fiction giurassica (ce la sorbiamo dal 1996) che viene realizzata nel centro di produzione di Napoli e una altrettanto interessante per il Consiglio d'amministrazione della Rai che da stamane è ufficialmente in vacanza fino a nuovo ordine. Alla ricerca di un posto al sole fino a quando la politica non deciderà di sciogliere il nodo del presidente. Nel cda di ieri, guidato da Marcello Foa come consigliere anziano, poco altro è accaduto che non fosse prevedibile: gli highlights della Serie A rimarranno per altri tre anni sulle trasmissioni sportive pubbliche e il tentativo di eleggere un nuovo presidente messo in piedi dall'opposizione è andato miseramente a vuoto.È questo l'aspetto più interessante della riunione, che ha visto la consigliera Rita Borioni (in quota Pd) proporre il consigliere Riccardo Laganà, eletto dall'assemblea dei dipendenti Rai, per la poltrona più rappresentativa dell'azienda. La candidatura è stata accettata e la votazione ha avuto un corso naturale e scontato. Naturale per un cda legittimo nelle sue funzioni, scontato perché Laganà ha incassato solo il voto favorevole della Borioni (lui si è astenuto) e quindi non è passato. Ma a questo punto è doverosa una sottolineatura: Laganà è lo stesso consigliere che aveva sollevato all'attenzione del Quirinale un'eccezione di legittimità del consiglio guidato da un presidente bocciato dalla commissione di Vigilanza. Poi, una volta candidato, ha scoperto che il cda non era poi così illegittimo e ha accettato senza battere ciglio la candidatura.Il passaggio ha un valore procedurale e politico perché da una parte smonta il castello costruito dal Pd sulla presenza di un cda alieno e incompetente, dall'altra ci riporta a contatto con un antichissimo metodo Rai, secondo il quale vale tutto basta che favorisca gli amici. Foa e l'ad Fabrizio Salini non hanno battuto ciglio: votazione effettuata, un favorevole e cinque contrari, Laganà silurato. «Noi abbiamo risposto a tutte le osservazioni della commissione di Vigilanza e dal punto di vista legale e procedurale siamo perfettamente in linea con la bicamerale», ha spiegato Foa alla fine. «Questo consiglio, vista anche la situazione inconsueta in cui si è venuto a trovare, è particolarmente scrupoloso nel rispettare norme e regolamenti. Il tema della presidenza verrà discusso dopo la pausa la estiva del Parlamento. Ci auguriamo che si possa trovare una soluzione in tempi rapidi nell'interesse dell'azienda. Questo è un sentimento condiviso nel consiglio. C'è stata una candidatura che è stata discussa ed è stata respinta, ma questo fa parte della normale dialettica del consiglio».Riguardo ai temi di sostanza, la fiction e gli highlights del pallone, c'è un secondo passaggio autenticamente bizantino. A sollevare l'urgenza dei due argomenti è stata innanzitutto la consigliera Borioni («sono due atti importantissimi») per poi lasciare l'aula al momento del voto, accompagnata dal consigliere Laganà, per un non precisato «segnale di dissenso rispetto a questa condizione delle cose». E alla sonora bocciatura di qualche mezz'ora prima.Ora il quartier generale della Rai va in vacanza, mentre relativamente ai programmi l'azienda lo è da più di un mese. Forza Italia e il Pd hanno sperato fino all'ultimo che la calura sciogliesse gli accordi fra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, ma sembra che l'alleanza tenga. Il nome era Foa e rimane Foa. Il quale ieri ha incassato una solidarietà istituzionale: quella del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il premier ha detto: «Quella di Foa mi sembra una candidatura di grande valore, ha un curriculum professionale di tutto rispetto». Valutando lo stallo, Conte ha aggiunto: «Non c'è stato il consenso politico per giungere al risultato prefigurato, valuteremo nel rispetto delle competenze del governo e della Vigilanza. Come se ne esce? Non ho una formula da suggerire, cercheremo di non fare forzature, auspichiamo che le forze politiche si parlino fra di loro nel rispetto delle prerogative».Federazione nazionale della stampa e sindacato Rai (Usigrai) hanno invece alzato la voce contro la bocciatura di Laganà: «Il cda della Rai ostaggio del governo», hanno scritto in un comunicato congiunto dimenticandosi che ne è l'azionista unico. «Ancora una volta i consiglieri si sono piegati al diktat governativo e non hanno nominato il presidente. Allo stesso modo, il no alla proposta di nominare Riccardo Laganà, consigliere eletto dai dipendenti, è la prova che l'obiettivo non è mettere l'azienda in condizione di operare, ma solo occuparla». Traduzione dal sindacalese, se non è un amico nostro non lo vogliamo. Uno spunto democratico per i compiti delle vacanze. Giorgio Gandola<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/foa-continua-a-correre-grazie-a-premier-e-pd-2594013448.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="berlusconi-richiama-salvini-sulla-tav-mentre-tajani-sinventa-il-nazareno-dei-treni" data-post-id="2594013448" data-published-at="1778632474" data-use-pagination="False"> Berlusconi richiama Salvini sulla Tav mentre Tajani s’inventa il Nazareno dei treni Dopo la Rai, le grandi opere. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo e numero due di Forza Italia, non dà peso a chi lo accusa di andare a braccetto col Pd e di pugnalare alle spalle il centrodestra, e così continua con la sua strategia. Che sembra quella di far emergere i punti di dissenso nella coalizione di governo, pungolando soprattutto il leader della Lega Matteo Salvini, alleato però di Forza Italia nel centrodestra. Lo sollecita come a ricordare al leghista gli impegni presi nei confronti degli elettori dell'intera alleanza di centrodestra e non solo con Berlusconi. Peraltro Forza Italia fin dalla legge obiettivo è a favore delle grandi opere. Ieri infatti, pur consapevole della diversità di posizione di Lega e M5s sulla questione infrastrutture, Tajani ha visitato i cantieri della Tav. «Una politica contro le infrastrutture fa soltanto danni. E quella di bloccare la Torino-Lione sarebbe una scelta scellerata perché vedrebbe l'Italia arretrare e isolata», con queste parole ha iniziato la visita al cantiere francese a Saint Martin de la Porte come esponente dell'Ue, l'istituzione che finanzia il 40% dell'opera, accompagnato dal forzista e deputato di Bruxelles Alberto Cirio (possibile candidato alle prossime regionali piemontesi). Ma non solo, con lui c'era anche l'attuale presidente dem della Regione, Sergio Chiamparino, da sempre a favore della Tav, che ha annunciato una contro analisi costi-benefici dell'opera da opporre a quella che sta facendo il ministro delle infrastrutture, Danilo Toninelli: «Quella del governo sarà di parte e poi la nostra riguarderà tutte le grandi infrastrutture che interessano il Piemonte». Quindi anche il «terzo valico», su cui Salvini aveva espresso qualche dubbio. E invece Tajani, come Chiamparino, chiede che «tutte le grandi opere vengano fatte perché creano occupazione e riducono rischi sulle strade». Del resto il forzista aveva già lanciato il suo messaggio alla vigilia della visita dicendo che la Tav «è un'opera moderna e competitiva che fa crescere il Paese e che deve essere realizzata per non restare fuori dall'Europa, lasciando perdere i capricci dei grillini e le violenze dei centri sociali No Tav». E aveva poi rincarato la dose verso Salvini e i pentastellati: «Ho chiesto al ministro dell'Interno di chiudere i centri sociali di Torino da cui sono partiti gli attacchi ai cantieri e alle forze dell'ordine». Una certa stizzosità mostrata già con la nomina di Marcello Foa a presidente della Rai, nomina fallita in Vigilanza proprio per il mancato voto di Forza Italia. E proprio Tajani avrebbe ostacolato Foa per il metodo seguito da Salvini, persuadendo Berlusconi (che invece aveva dato il suo ok) a dire no, minacciando addirittura le dimissioni dalla carica di vicepresidente azzurro se la posizione di Fi sul giornalista italosvizzero del Giornale fosse cambiata. A contribuire al braccio di ferro anche una telefonata, smentita con un tweet dallo stesso Tajani, ricevuta da Jacques Attali, l'inventore di Emmanuel Macron, grande nemico di euroscettici e sovranisti. E comunque, come dimostra lo stallo Rai, Berlusconi ha ceduto ma chissà che non se ne sia pentito, considerato che Fi è tagliata fuori da Viale Mazzini. «Salvini si comporti con coerenza rispetto alle idee del centrodestra», aveva dichiarato Berlusconi. Ma forse oggi qualcuno dovrebbe dirlo a Tajani. Sarina Biraghi
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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