Due sue assistite hanno appena ottenuto il riconoscimento del nesso di causalità tra vaccino anti Covid e danno, ma per l’avvocato Renato Mattarelli, 62 anni, di Latina, è una soddisfazione parziale. Anzi, è un tormento interiore. «Mi si è aperto un mondo di storie tremende, di salute compromessa al punto che giovani sono costretti a vivere sulla carrozzella o soffrono patologie destinate ad aggravarsi. Mai avrei immaginato che gli effetti avversi fossero così tanti e considerati con indifferenza dal ministero della Salute», esordisce il legale. Da trent’anni esperto in danni alla salute, durante la pandemia si era fatto somministrare tre dosi convinto che «se il vaccino veniva fortemente raccomandato, non avevo motivo di dubitare. Il diritto trasforma lo Stato in un alleato e quando l’autorità sanitaria ha detto “vaccinatevi”, mi sono fidato. Dall’altra parte, quella dei no vax, non vedevo scienza ma solo complottismo».
L’avvocato, però, è anche convinto che come esiste il «diritto di avere dei diritti, esiste pure il dovere di avere dei doveri», quindi ha sostenuto l’obbligatorietà «laddove è necessaria per proteggere altre persone, ma mi oppongo all’assenza di tutela compensativa sotto forma di indennizzo e risarcimento. Nel momento in cui mi sottopongo diligentemente a un trattamento sanitario obbligatorio, lo Stato non può poi lavarsi le mani e “inventare scuse” per non pagare».
Mattarelli cita uno dei due ultimi casi. Mentre una danneggiata da AstraZeneca ha avuto l’indennizzo a vita pari a 850 euro al mese, per l’altra assistita si è trovato davanti un muro di gomma. «Si tratta di una dottoressa cinquantenne del Pronto soccorso di uno degli ospedali Pontini, che ha ottenuto il riconoscimento del nesso di causalità con il vaccino Pfizer ma non della gravità della patologia, perché il danno non sarebbe così importante. Eppure è un medico che soffre di miocardite e pericardite persistenti, possibile che si debba fare ricorso per ottenere una somma di denaro che tenti di compensare quanto subìto?».
L’avvocato spiega che da dieci giorni a questa parte sta «scoprendo» il mondo dei danneggiati. «Quando hanno saputo dei due casi di Latina, da tutta Italia sto ricevendo mail e telefonate, almeno un centinaio. Mi espongono storie strazianti, una quantità di patologie, di conseguenze pesantissime. Altro che “qualche miocardite o pericardite” come va ancora ripetendo Roberto Burioni. Purtroppo, per la maggior parte si tratta di persone che mai hanno segnalato l’evento avverso perché non credevano di essere tutelati contro i danni da vaccino Covid. Dopo tre anni dal momento in cui si è avuta conoscenza del danno, non si può più presentare domanda. Questi sono “dannati” in cerca di ascolto e di cure».
Mattarelli snocciola numeri che fanno impressione, 80% di under 50 con problemi gravi «che con buona probabilità sono dovuti alla vaccinazione», eppure «un danneggiato su 50 arriva a fare il ricorso giudiziario dopo il parere negativo sulla correlazione delle Cmo, le commissioni medico ospedaliere militari, e dopo che il ministero della Salute non avrà risposto al ricorso nei termini di legge, come accade nel 90% dei casi. I pochissimi che possono pagarsi l’avvocato e andare in tribunale, a quel punto si troveranno davanti un giudice del lavoro che non sa nulla di danni da vaccino Covid anche perché la scienza ne capisce ancora ben poco. Conclusione, è quasi impossibile spuntarla».
Le persone gli segnalano trombosi all’ovaio destro, dopo la prima dose, attacchi epilettici, sindrome neurologica con mutazione genetica, patologie cardiovascolari, «una ex miss Italia ora ha la leucemia. L’elenco è lungo e angosciante. In molti soggetti il vaccino sembra aver devastato il sistema immunitario», dichiara l’avvocato. Dice di essere «indignato, so che un medico può sbagliare, ma mi preoccupa l’atteggiamento del ministero della Salute nei confronti dell’indennizzo, malgrado siano quattro soldi al mese. Ancor più, la resistenza a riconoscere un risarcimento che non è solo per la salute fisica compromessa, ma per il danno sociale, morale relazionale, per i disturbi emotivi, l’impossibilità di lavorare, le famiglie che si sfasciano».
Il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva promesso una commissione di studio sulle reazioni avverse ai vaccini anti Covid, ma dopo due anni non ha presentato nemmeno la bozza di un progetto. «Mi chiedo quali siano le direttive, quanto mai rigide, che dà alle Cmo per rigettare le domande», riflette l’avvocato, che critica il «criterio cronologico di medicina legale che non può funzionare con un vaccino a mRna, i cui danni si possono manifestare nel tempo. Le persone non si possono catalogare sulla base di un algoritmo».
Conclude: «Come è accaduto per le trasfusioni di sangue infetto, da poche persone che si pensava i risarcimenti furono per centinaia di migliaia di soggetti colpiti. Il ministro credo stia a guardare, per valutare l’impatto dell’ondata richiesta danni da vaccino Covid».