
Non c’è nulla da fare, il Fisco italiano è sempre un passo avanti rispetto alla società. Pur di incassare, va bene tutto. Nell’aggiornamento periodico del codice Ateco, la classificazione Istat delle varie attività economiche usata anche a fini fiscali, bancari e antiriciclaggio, è spuntata l’attività di «organizzazione di servizi sessuali». A occhio, si tratta di qualcosa di molto ma molto simile allo sfruttamento della prostituzione, che però è vietato dal codice penale con la reclusione da quattro a otto anni. Insomma, con una semplice circolare Istat è stata legalizzata la prostituzione? Di sicuro siamo di fronte a un pasticcio giuridico. O quanto meno, nominale, dato che parrebbe tutto frutto di codici importati pari pari dall’Europa.
La novità girava già in vari documenti, tra ministeri, Banca d’Italia e Uif (antiriciclaggio) da qualche settimana, ma nessuno vi aveva prestato attenzione. Fino a quando, due giorni fa, il giornale online Open ha scovato la nuova formulazione del codice Ateco numero 96.99.92: tra le attività indicate alla voce «Servizi di incontro ed eventi simili», figura anche la «fornitura o organizzazione di servizi sessuali, organizzazione di eventi di prostituzione o gestione di locali di prostituzione». In Italia, com’è noto, la prostituzione non è reato se è libera, autonoma e tra maggiorenni consenzienti. Viene perseguito penalmente solo lo sfruttamento. Da tempo si discute, in entrambe le forme di prostituzione, anche dei profili fiscali. Si è perfino arrivati alla situazione, un po’ assurda, di cosiddetti «sex workers» che si sono rivolti ai media (spesso solo per farsi pubblicità) per dire che vorrebbero pagare le tasse, ma non sanno come fare. L’elemento dell’emersione fiscale, insieme a una maggior tutela sanitaria, sono i due argomenti a favore della legalizzazione, come ha spiegato anche a dicembre il vicepremier Matteo Salvini, che è uno degli esponenti politici a favore del liberi tutti.
Qui però, più che una liberalizzazione, frutto di scelte politiche, sembra un pasticcio e basta. Ecco che cosa è successo. Su impulso di Eurostat, Istat ha provveduto nei mesi scorsi ad aggiornare le tabelle dei codici, entrate in vigore dallo scorso primo aprile. Questo aggiornamento non ha forza di legge o regolamento, e i codici Ateco formalmente non hanno valore legale. Tuttavia sono usati (e richiesti) per aprire una partita Iva presso il Registro delle Imprese della Camera di commercio, dall’Anagrafe tributaria, per ottenere la Dia (inizio attività), per avere la valutazione della pericolosità dell’attività da parte dell’Inail. Sarebbe per esempio curioso scoprire come l’Inail valuti una società che vende servizi sessuali, ai fini dei rischi di malattia per i lavoratori.
In più, il codice Ateco viene chiesto da quasi tutte le banche per molte operazioni anche banali, come l’apertura di un conto corrente o la concessione di un fido. Non solo, ma lo scorso 4 aprile, Banca d’Italia e Uif hanno diramato alle banche vigilate e al pubblico una nota in cui, giustamente, si ricorda che dal primo aprile bisogna utilizzare i nuovi codici Ateco anche per le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) e per le segnalazioni antiriciclaggio e di operazioni con la Russia. Probabilmente nessuno, in banca, aveva ancora fatto caso che era spuntata la prostituzione. Anche qui, sarà interessante vedere come si comporteranno le varie banche di fronte a un cliente che si presenta con il codice «96.99.92». Già oggi, per esempio, le attività legate al gioco legale sono oggetto di monitoraggio speciale, al pari delle armi. Qui, per la prostituzione, magari al massimo scatterà una risatina allo sportello.
Le prime reazioni politiche hanno fatto un po’ di confusione. La senatrice Alessandra Maiorino (M5s) ha preannunciato un’interrogazione al ministro Adolfo Urso, denunciando un «palese contrasto» con il codice penale. «Stiamo parlando di attività che creano una zona grigia, lasciando spazio a sfruttamento e tratta», sostiene la senatrice.
Il problema è che il ministero del Made in Italy e dell’Industria non c’entra. L’Istat ha lavorato su impulso di Eurostat, poi ha gestito dei comitati informativi con vari soggetti, tra cui il Mef, il ministero del Turismo, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato, Cnel e Banca d’Italia. Nessuno di questi però ha un ruolo attivo negli aggiornamenti, che sono discussi in separata sede e direttamente solo tra Istat ed Eurostat. Quindi la burla, se burla è stata, o la novità «per gli usi consentiti dalla legge», è nata tra Eurostat e Istat e probabilmente era anche passata inosservata fino a due giorni fa.
Nel tardo pomeriggio, l’Istat ha provato a chiarire:
l’aggiornamento «riguarderà solo gli operatori economici residenti che svolgono attività legali, come nel caso del codice 96.99.92 in cui rientrano, ad esempio, le seguenti attività: le agenzie matrimoniali e quelle di speed dating». Quanto alla nomenclatura ben più esplicita, si precisa che «è stato recepito dalla classificazione statistica europea delle attività economiche il codice 96.99 “Altre attività di servizi alla persona”. La descrizione di questo codice definita a livello europeo - che prevede anche attività illegali - riporta, tra le altre, anche le seguenti attività organizzazione di servizi sessuali, eventi legati alla prostituzione».






