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2026-02-10
La socia di Epstein: «Grazia o non parlo». Intorno a Starmer dimissioni a catena
Keir Starmer (Ansa)
Nel Regno Unito l’affare Epstein sta assumendo proporzioni talmente imponenti che ieri si sono esposti anche il principe William e la moglie Kate. La famiglia reale è coinvolta per colpa di Andrea Mountbatten-Windsor (zio di William e fratello di Re Carlo III), ora sospettato - in aggiunta agli scandali sessuali già noti - di aver trasmesso documenti riservati all’amico Epstein mentre ricopriva l’incarico di inviato speciale per il Commercio nel 2010. A tal proposito, la polizia britannica ha avviato nuove indagini per esaminare quanto emerso dall’ultima tranche di file pubblicati. «Possiamo confermare che il principe e la principessa di Galles sono profondamente preoccupati per le continue rivelazioni», si legge in un comunicato ufficiale di Palazzo Reale. «I loro pensieri vanno tutti alle vittime». Anche Re Carlo, in una nota separata, si è detto pronto a collaborare nelle indagini sul fratello. Le pressioni contro Starmer, tuttavia, non sembrano diminuire al cadere dei vari capri espiatori, e non provengono solo dalle file dell’opposizione. Da giorni si susseguono voci su un possibile cambio di guardia all’interno del Partito laburista e ieri, a chiedere la testa dell’attuale presidente del Consiglio, si è unito anche il leader dei laburisti scozzesi Anas Sarwa.
È singolare, ma la maggior parte delle figure finora travolte dall’ondata degli Epstein files si trovano in Europa. La polizia norvegese ha aperto un’inchiesta contro la nota diplomatica Mona Juul e il marito Terje Rod-Larsen, sospettati rispettivamente di «corruzione aggravata» e «complicità in corruzione aggravata». Entrambi furono protagonisti dei negoziati segreti tra Israele e l’Olp che portarono agli accordi di Oslo degli anni Novanta. In serata, Juul ha annunciato le sue dimissioni da ambasciatrice della Giordania, ruolo da cui era già stata sospesa nei giorni scorsi. In Francia, dopo le clamorose indagini su Jack Lang (finito sotto scorta insieme alla moglie per via delle minacce subite sui social) e la famiglia Caroline, Emmanuel Macron ha dichiarato che il caso riguarda «soprattutto gli Stati Uniti» e, in questo senso, «la giustizia americana deve fare il suo lavoro e basta». Una frase piuttosto incomprensibile, vista la natura dello scandalo e la fitta corrispondenza del pedofilo. Anche Deutsche Bank ieri ha dovuto rilasciare un comunicato di scuse pubbliche: «Come sottolineato ripetutamente dal 2020, la banca riconosce di aver sbagliato ad accettare Jeffrey Epstein come cliente nel 2013», ha dichiarato un portavoce della più importante banca tedesca. Il magnate avrebbe gestito temporaneamente più di 40 conti presso l’istituto di Francoforte, custodendovi gran parte del proprio patrimonio.
Non che Oltreoceano le acque siano più calme. Ieri, la compagna e complice del pedofilo, Ghislaine Maxwell, è stata convocata dalla commissione d’inchiesta del Congresso degli Stati Uniti, ma la donna si è avvalsa del quinto emendamento e ha rifiutato di rispondere alle domande. I suoi legali giocano sporco e affermano che «la signora Maxwell è pronta a parlare in modo completo e onesto se le sarà data la grazia dal presidente Trump», aggiungendo, inoltre, che soltanto lei può spiegare «perché sia il presidente Trump che il presidente Clinton sono innocenti, non hanno commesso nulla di sbagliato».
Da ieri, inoltre, i membri del Congresso possono consultare i documenti originali non censurati presso il Dipartimento della Giustizia (Doj). «Domani (ieri per chi legge, ndr) andrò al Doj per vedere gli Epstein files non redatti. Che documenti dovrei vedere? Allegate i link originali in risposta», ha scritto domenica sul suo profilo X il deputato repubblicano Thomas Massie. Lo stesso esponente del Gop, non certo uno dei più trumpiani, da giorni chiede le dimissioni del segretario al Commercio, Howard Lutnick, già citato più volte dalla Verità in relazione al suo discorso sulla fine della globalizzazione tenuto a Davos. Lutnick dichiarò di aver interrotto i legami con Epstein nel 2005, ma le recenti email desecretate smentiscono tali affermazioni.
Le risposte degli utenti al post di Massie fanno ben comprendere lo stato di confusione in cui giace l’opinione pubblica mondiale, non solo americana, e la necessità di un atto di trasparenza democratico di cui questo passaggio parlamentare potrebbe costituire un buon inizio. La prima risposta sotto al post allega una mail indirizzata a Epstein il cui mittente, però, è oscurato con una barra nera: «Ti do il permesso di ucciderlo. Dovrebbe essere insieme a [redatto]. Ha mentito a te e ha mentito a me», si legge. Un altro profilo chiede al deputato di visionare un’email inviata dal pedofilo a un destinatario altrettanto oscurato in cui è scritto: «Dove sei? Tutto bene? Mi è piaciuto tantissimo il video delle torture». Di elementi da chiarire, in questa storia, ce ne sono ancora parecchi.
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Audita al Congresso, Maxwell si rifiuta di rispondere ai deputati Reali britannici «molto preoccupati»: collaboriamo con la polizia.La desecretazione degli Epstein files ha innescato un effetto domino dentro il partito di Keir Starmer. Dopo quella di Peter Mandelson, eminente figura del New Labour britannico, nuove teste continuano a cadere una dopo l’altra. Tranne (per ora) quella del primo ministro, che secondo il suo portavoce sarebbe «concentrato sul lavoro» e non intenderebbe dimettersi, benché siano sempre più insistenti le voci che lo danno per spacciato. Tutto intorno è un cimitero politico: prima le dimissioni del capo dello staff Morgan McSweeney, poi, ieri, quelle di Tim Allan, direttore della comunicazione in carica da settembre (è il quarto a mollare quel ruolo da quando Starmer è premier), al servizio di Tony Blair tra il 1992 e il 1998. «Ho deciso di farmi da parte per permettere la costruzione di un nuovo team a Downing Street», ha dichiarato.Nel Regno Unito l’affare Epstein sta assumendo proporzioni talmente imponenti che ieri si sono esposti anche il principe William e la moglie Kate. La famiglia reale è coinvolta per colpa di Andrea Mountbatten-Windsor (zio di William e fratello di Re Carlo III), ora sospettato - in aggiunta agli scandali sessuali già noti - di aver trasmesso documenti riservati all’amico Epstein mentre ricopriva l’incarico di inviato speciale per il Commercio nel 2010. A tal proposito, la polizia britannica ha avviato nuove indagini per esaminare quanto emerso dall’ultima tranche di file pubblicati. «Possiamo confermare che il principe e la principessa di Galles sono profondamente preoccupati per le continue rivelazioni», si legge in un comunicato ufficiale di Palazzo Reale. «I loro pensieri vanno tutti alle vittime». Anche Re Carlo, in una nota separata, si è detto pronto a collaborare nelle indagini sul fratello. Le pressioni contro Starmer, tuttavia, non sembrano diminuire al cadere dei vari capri espiatori, e non provengono solo dalle file dell’opposizione. Da giorni si susseguono voci su un possibile cambio di guardia all’interno del Partito laburista e ieri, a chiedere la testa dell’attuale presidente del Consiglio, si è unito anche il leader dei laburisti scozzesi Anas Sarwa. È singolare, ma la maggior parte delle figure finora travolte dall’ondata degli Epstein files si trovano in Europa. La polizia norvegese ha aperto un’inchiesta contro la nota diplomatica Mona Juul e il marito Terje Rod-Larsen, sospettati rispettivamente di «corruzione aggravata» e «complicità in corruzione aggravata». Entrambi furono protagonisti dei negoziati segreti tra Israele e l’Olp che portarono agli accordi di Oslo degli anni Novanta. In serata, Juul ha annunciato le sue dimissioni da ambasciatrice della Giordania, ruolo da cui era già stata sospesa nei giorni scorsi. In Francia, dopo le clamorose indagini su Jack Lang (finito sotto scorta insieme alla moglie per via delle minacce subite sui social) e la famiglia Caroline, Emmanuel Macron ha dichiarato che il caso riguarda «soprattutto gli Stati Uniti» e, in questo senso, «la giustizia americana deve fare il suo lavoro e basta». Una frase piuttosto incomprensibile, vista la natura dello scandalo e la fitta corrispondenza del pedofilo. Anche Deutsche Bank ieri ha dovuto rilasciare un comunicato di scuse pubbliche: «Come sottolineato ripetutamente dal 2020, la banca riconosce di aver sbagliato ad accettare Jeffrey Epstein come cliente nel 2013», ha dichiarato un portavoce della più importante banca tedesca. Il magnate avrebbe gestito temporaneamente più di 40 conti presso l’istituto di Francoforte, custodendovi gran parte del proprio patrimonio.Non che Oltreoceano le acque siano più calme. Ieri, la compagna e complice del pedofilo, Ghislaine Maxwell, è stata convocata dalla commissione d’inchiesta del Congresso degli Stati Uniti, ma la donna si è avvalsa del quinto emendamento e ha rifiutato di rispondere alle domande. I suoi legali giocano sporco e affermano che «la signora Maxwell è pronta a parlare in modo completo e onesto se le sarà data la grazia dal presidente Trump», aggiungendo, inoltre, che soltanto lei può spiegare «perché sia il presidente Trump che il presidente Clinton sono innocenti, non hanno commesso nulla di sbagliato». Da ieri, inoltre, i membri del Congresso possono consultare i documenti originali non censurati presso il Dipartimento della Giustizia (Doj). «Domani (ieri per chi legge, ndr) andrò al Doj per vedere gli Epstein files non redatti. Che documenti dovrei vedere? Allegate i link originali in risposta», ha scritto domenica sul suo profilo X il deputato repubblicano Thomas Massie. Lo stesso esponente del Gop, non certo uno dei più trumpiani, da giorni chiede le dimissioni del segretario al Commercio, Howard Lutnick, già citato più volte dalla Verità in relazione al suo discorso sulla fine della globalizzazione tenuto a Davos. Lutnick dichiarò di aver interrotto i legami con Epstein nel 2005, ma le recenti email desecretate smentiscono tali affermazioni. Le risposte degli utenti al post di Massie fanno ben comprendere lo stato di confusione in cui giace l’opinione pubblica mondiale, non solo americana, e la necessità di un atto di trasparenza democratico di cui questo passaggio parlamentare potrebbe costituire un buon inizio. La prima risposta sotto al post allega una mail indirizzata a Epstein il cui mittente, però, è oscurato con una barra nera: «Ti do il permesso di ucciderlo. Dovrebbe essere insieme a [redatto]. Ha mentito a te e ha mentito a me», si legge. Un altro profilo chiede al deputato di visionare un’email inviata dal pedofilo a un destinatario altrettanto oscurato in cui è scritto: «Dove sei? Tutto bene? Mi è piaciuto tantissimo il video delle torture». Di elementi da chiarire, in questa storia, ce ne sono ancora parecchi.
«Assumo l’incarico di capogruppo con senso di responsabilità, lo svolgerò con serietà, entusiasmo e senso delle istituzioni. È una nuova tappa nella mia carriera politica. Ringrazio il segretario Antonio Tajani, che ha accompagnato questo avvicendamento in ogni fase con la sua leadership, e ringrazio il mio predecessore Maurizio Gasparri, che ha lavorato con competenza e passione. È un normale avvicendamento all’interno di un gruppo politico».
Lo ha detto la neo presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi parlando con i giornalisti a Palazzo Madama dopo l’assemblea del gruppo che l’ha eletta per acclamazione.
«Forza Italia è una comunità ed è una comunità di valori. Ho letto ricostruzioni totalmente fantasiose. È un avvicendamento in cantiere da prima del referendum. Il referendum c’entra nella misura in cui ci siamo detti: “Non è il momento, prima scavalliamo il referendum”».
La Casa del Tridente rinnova la presenza nel GT2 European Series nel 2026, anno del centenario della prima vittoria alla Targa Florio. Quattro vetture già confermate, tra conferme e nuovi ingressi, in una stagione che conferma la crescita del programma sportivo.
Nel segno della tradizione e con lo sguardo rivolto al futuro, Maserati rinnova anche per il 2026 il proprio impegno nel GT2 European Series Powered by Pirelli, confermando una presenza sempre più strutturata nel panorama delle competizioni GT. La Casa del Tridente consolida così un percorso iniziato negli ultimi anni e rafforza quella vocazione racing che rappresenta da sempre uno dei pilastri della sua identità.
Una scelta dal valore ancora più simbolico in una stagione speciale: il 2026 segna infatti il centenario della prima vittoria in gara di una Maserati, quando la Tipo 26, guidata da Alfieri Maserati, trionfò nella propria classe alla Targa Florio del 1926. Un anniversario che rende ancora più significativo l’obiettivo di essere protagonisti in pista.
Dopo il debutto nel GT2 European Series nel 2023 e le successive esperienze nell’Ultimate Cup Series e nella 24H Series, il programma sportivo della Casa modenese entra ora in una fase di piena maturità. Al momento sono quattro le Maserati GT2 confermate sulla griglia di partenza della stagione 2026, con la possibilità di ulteriori ingressi nei prossimi mesi.
Tra i protagonisti più attesi figura Philippe Prette, campione in carica della Am Class con LP Racing, deciso a difendere il titolo dopo il successo ottenuto anche nella stagione precedente. Il team guidato da Luca Pirri schiererà inoltre una seconda vettura nella Pro-Am Class, affidata al giovane talento Niccolò Pirri. A soli diciassette anni, il pilota rappresenta una delle promesse più interessanti del vivaio Maserati e sarà impegnato anche nella corsa al programma SRO GT Academy, affiancato dall’esperto Thomas Yu Lee.
Conferme importanti arrivano anche da Dinamic Motorsport, che riproporrà l’equipaggio composto da Mauro Calamia e Roberto Pampanini, protagonisti nel 2025 con una stagione ai vertici culminata con il terzo posto tra i piloti e il secondo tra i team nella Pro-Am Class.
Novità invece per quanto riguarda la presenza del team belga i4Race, al debutto nel campionato con Maserati e con Antoine Potty attualmente indicato come pilota di riferimento.
Il 2026 si preannuncia quindi come una stagione ricca di aspettative, ulteriormente arricchita dall’adesione del marchio al progetto SRO GT Academy. L’iniziativa offrirà al pilota vincitore l’opportunità di competere, con un programma interamente finanziato, nella GT World Challenge Europe Endurance Cup 2027, rappresentando un importante trampolino verso il professionismo.
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