Attacchi a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, bordate su conti e gestione dei migranti: da anni i progressisti europei ci danno lezioncine. Frans Timmermans lanciava pure frecciatine agli «amici» italiani di Vladimir Putin. Solo che, adesso a doversi «nascondere sotto al tavolo» sono i suoi compagni.
Attacchi a Matteo Salvini e Giorgia Meloni, bordate su conti e gestione dei migranti: da anni i progressisti europei ci danno lezioncine. Frans Timmermans lanciava pure frecciatine agli «amici» italiani di Vladimir Putin. Solo che, adesso a doversi «nascondere sotto al tavolo» sono i suoi compagni.«Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo che funzionano bene o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti». Parola di Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue e notabile dei socialisti europei, che quel 22 novembre, per fortuna, parlava di rifiuti e imballaggi e non di sacchi di iuta con dentro soldi in contanti da riciclare. Travolti dallo scandalo delle mazzette dal Qatar, i socialisti europei restano guidati da un manipolo di pontificatori assoluti, che spesso hanno detto all’Italia come si doveva comportare e hanno distribuito pagelle di democrazia, parlando di tutto con la medesima prosopopea, dai fondi del Mes ai soldi da Mosca. Senza vedere i propri, di denari. L’Italia che piace è quella che canta Bella ciao. Lo scorso 15 ottobre, a Berlino, il congresso del Partito socialista europeo si è chiuso intonando il canto partigiano: c’erano Enrico Letta, l’alto rappresentate Ue Josep Borrell, il nuovo presidente del Pse, Stefan Löfven, e i commissari Ue, Timmermans e Ylva Johansson. Quel giorno, lo svedese Löfven ha lanciato un grande allarme, riferendosi anche al governo di Giorgia Meloni: «Vediamo cosa sta avvenendo in Italia e nella mia Svezia, partiti che hanno le proprie radici nel passato neofascista e nazista hanno raggiunto il potere. Il mio messaggio è difendere democrazia e dignità umana. Il trumpismo non potrà mettere piede in Europa». Ammesso e non concesso che in Svezia e in Italia sia in pericolo la democrazia, oggi viene il sospetto che sarebbe stato meglio dedicarsi alla difesa dei diritti politici e civili nei Paesi del Golfo. Ma si sa, agli emiri si può dir tutto meno che siano un branco di nostalgici del fascismo. Il predecessore di Löfven alla guida del Pse è un bulgaro di nome Sergei Stanishev, che specialmente sui migranti ci ha fatto la morale per anni, distribuendo pagelle e attestati di «solidarietà». Di buono, la sua impostazione ha che ha sempre spinto per un approccio comune al problema dell’immigrazione, in modo anche da non lasciare troppo sola l’Italia. Nel 2016, Stanishev si distinse per appoggiare «l’agenda Renzi» sull’immigrazione, in nome della solidarietà di partito. Non senza pontificare: «Oggi l’unico modo non è importare instabilità in Europa, ma esportare stabilità fuori dall’Europa» (8 luglio 2016). Parole profetiche. Chissà se per «esportare stabilità fuori dall’Europa» servono Onlus e Ong con i buoni sentimenti nella ragione sociale e i pacchi di bigliettoni nel retrobottega. Sempre in tema di immigrazione clandestina, il Pse schiera Ylva Johansson, commissario agli Affari interni che sta mediando tra Italia e Francia. Anche lei ha il dono della magniloquenza e giovedì scorso, dopo un incontro a Bruxelles, diceva: «Oggi abbiamo raggiunto un indirizzo politico sul delicato bilanciamento tra solidarietà e responsabilità». Ma sì, evviva il bilanciamento e così sia. Il 16 novembre, la compagna Johansson così si era espressa sugli sbarchi in Italia: «Siamo pronti a dare sostegno e ad aiutare in questa situazione». Com’è umana. Ovviamente non è successo un bel nulla e si va avanti come al solito. Verrebbe da dire che forse, per essere considerati veramente a Bruxelles, bisogna fare come gli emiri. Che come abbiamo visto sono tipi concreti e sanno come rompere il muro delle parole vacue. Un socialista che da commissario agli Affari europei amava occuparsi della Penisola era Pierre Moscovici. In questi giorni sta tornando alla ribalta il tema del Fondo salva Stati, il Mes, dopo che la Consulta tedesca ha dato il via libera alla ratifica della Germania. Gli eurosocialisti alla Moscovici spingono l’Italia ad aderire fin dal 2019. «Nessuno ha voluto mettere l’Italia sotto tutela», diceva il commissario francese (22 novembre 2019), ma intanto veniva ricordato che nella riforma «ci sono cose che sono già nel Mes, dei meccanismi di stabilità per il debito, si rende più fluido il dialogo con gli investitori privati e tutto ciò è a favore della riduzione del debito dell’Italia, ed è nell’interesse dell’Italia ridurre il debito». Sì, è nell’interesse dell’Italia ridurre il debito, ma possibilmente senza mettersi la Troika in casa. Sempre tre anni fa, a novembre, Moscovici si mise a distribuire attestati a un politico italiano. Matteo Salvini aveva parlato di irreversibilità della moneta unica e il banchiere socialista concesse: «Non è un segreto che Salvini e io non siamo sempre d’accordo sul piano politico, anzi è il meno che si possa dire. Vedo in modo molto favorevole il fatto che comunque un leader di un Paese europeo si renda conto dell’importanza di rimanere nell’eurozona». Ah, era proprio ora che si rendesse conto, l’errante Salvini.E ci ha insegnato a vivere, in questi mesi, anche Timmermans, che in fatto di soldi sporchi deve avere un grande fiuto. Lo scorso 22 maggio, intervistato dalla Rai, il politico olandese ha sibilato: «Gli amici di Putin sono molto zitti, anzi non abbiamo visto nessuno, anche in Italia. Sono sotto il tavolo, ma dovrebbero essere più chiari e dire “ci siamo sbagliati”». Ogni riferimento alla Lega era più che voluto. Otto mesi dopo, alzi la mano chi ha un’idea ormai ben precisa su chi dovrebbe nascondersi sotto il tavolo. E per parecchio tempo.
Leonardo
Il fondo è pronto a entrare nella divisione aerostrutture della società della difesa. Possibile accordo già dopo l’incontro di settimana prossima tra Meloni e Bin Salman.
La data da segnare con il circoletto rosso nell’agenda finanziaria è quella del 3 dicembre. Quando il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, parteciperà al quarantaseiesimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), su espressa richiesta del re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa. Una presenza assolutamente non scontata, perché nella Penisola araba sono solitamente parchi con gli inviti. Negli anni hanno fatto qualche eccezione per l’ex premier britannica Theresa May, l’ex presidente francese François Hollande e l’attuale leader cinese Xi Jinping e poco altro.
Emmanuel Macron (Ansa)
Bruxelles apre una procedura sull’Italia per le banche e tace sull’acciaio transalpino.
L’Europa continua a strizzare l’occhio alla Francia, o meglio, a chiuderlo. Questa volta si tratta della nazionalizzazione di ArcelorMittal France, la controllata transalpina del colosso dell’acciaio indiano. La Camera dei deputati francese ha votato la proposta del partito di estrema sinistra La France Insoumise guidato da Jean-Luc Mélenchon. Il provvedimento è stato approvato con il supporto degli altri partiti di sinistra, mentre Rassemblement National ha ritenuto di astenersi. Manca il voto in Senato dove l’approvazione si preannuncia più difficile, visto che destra e centro sono contrari alla nazionalizzazione e possono contare su un numero maggiore di senatori. All’Assemblée Nationale hanno votato a favore 127 deputati contro 41. Il governo è contrario alla proposta di legge, mentre il leader di La France Insoumise, Mélenchon, su X ha commentato: «Una pagina di storia all’Assemblea nazionale».
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La celebre psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «È mancata la gradualità nell’allontanamento, invece è necessaria Il loro stile di vita non era così contestabile da determinare quanto accaduto. E c’era tanto amore per i figli».
Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, è stata tra le prime esperte a prendere la parola sulla vicenda della famiglia del bosco.
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.






