
Si è chiusa ufficialmente ieri, 15 maggio 2026, l’edizione più imponente e carica di tensione della storia della Black sea defense aerospace and security (Bsda). Nata nel 2007, la fiera ha celebrato i suoi vent’anni trasformando l’area di Romaero Băneasa in un gigantesco catalogo a cielo aperto della distruzione e della Difesa, in un momento storico in cui il confine tra esposizione tecnologica e necessità del fronte non è mai stato così sottile.
Mentre a pochi chilometri di distanza era in pieno svolgimento il B9, con un summit tra i presidenti di Romania, Polonia ed Ucraina (dove si discuteva di diplomazia, guerra alla Russia e confini), tra gli padiglioni di Bucarest si respirava l’odore metallico dell’olio per armi, il ronzio elettrico dei droni e il rombo dei motori supersonici degli aerei da guerra. Per tre giorni, la capitale romena è stata l’epicentro di una corsa agli armamenti. Non un concetto astratto ma realtà. Toccabile con mano (in tutti i sensi) da delegazioni militari, esperti, capi di Stato e - nell’ultimo giorno - da comuni cittadini.
L’evento ha riunito oltre 550 aziende espositrici provenienti da 36 Paesi, attirando più di 30.000 visitatori e una fitta rete di oltre 350 alti funzionari governativi e militari. Tra le uniformi di mezzo mondo, l’Italia ha giocato un ruolo di primo piano. È stata notata e seguita con attenzione la delegazione italiana, guidata dal generale di Squadra aerea Antonio Conserva, Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare dal maggio 2025. Accompagnato dal suo omologo dell’esercito romeno, il generale Conserva ha visitato diversi stand, soffermandosi a lungo nell’area espositiva di Leonardo, il colosso italiano che presidia il mercato con il velivolo C-27J Spartan, già pilastro dell’aeronautica locale.
La presenza italiana non si è limitata ai vertici: aziende come Beretta hanno mostrato il meglio della produzione di armi leggere, attirando l’interesse di chi, sui campi di battaglia ucraini, ha imparato che l’affidabilità di un fucile può fare la differenza tra la vita e la morte. Era possibile fare raffronti. Impugnare una Colt o una Glock. Prendere la mira con Rgp o utilizzare i droni antidroni. Entrare all’interno di un F-35 o di un mezzo blindato.
Non è stata una fiera qualunque quella di quest’anno. La Bsda 2026 si è svolta in concomitanza con il vertice del Bucarest 9 (B9), l’alleanza nata nel 2015 per rafforzare il fianco orientale della Nato. Il clima politico è stato elettrizzato dalla presenza del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, arrivato a Bucarest per incontrare il suo omologo romeno Nicusor Dan (al centro di una grave crisi di Governo) e il presidente polacco, Karol Nawrocki. Zelensky ha visitato una base di addestramento per i piloti di F-16, gli stessi caccia che hanno sorvolato i cieli della fiera insieme agli Eurofighter Typhoon della Royal air force britannica. La Romania e la Polonia, motori del B9, hanno ribadito la necessità di una presenza permanente sul Mar Nero, trasformando l’area espositiva della Bsda nel banco di prova per i futuri contratti miliardari che ridisegneranno la sicurezza europea.
Se i carri armati restano i simboli della forza bruta, la Bsda 2026 ha sancito il dominio assoluto dei sistemi unmanned (senza pilota) e dell’Intelligenza aArtificiale. Camminando tra gli stand, l’impressione è stata quella di trovarsi in una fiera dell’elettronica con droni-cane che giravano per la fiera e umanoidi pronti ad abbracciare i fucili.
Sono i droni i protagonisti assoluti: dai celebri Bayraktar turchi ai nuovi prototipi di droni navali di superficie come l’Asmines, sviluppato dall’accademia navale «Mircea cel Bătrn». Ma la vera novità è stata l’integrazione massiccia dell’IA. Sistemi di sorveglianza e spionaggio capaci di analizzare migliaia di dati al secondo per identificare bersagli con una precisione chirurgica. I produttori hanno presentato interfacce di controllo che rendono l’atto di colpire un obiettivo simile a un videogioco. «È facile come giocare alla PlayStation», sussurrava un espositore mentre mostrava un sistema di puntamento remoto. Una semplificazione tecnica che nasconde la complessità e la letalità di proiettili super perforanti e bombe a guida laser pronte a essere sganciate da velivoli invisibili ai radar. Uno degli aspetti più d’impatto della Bsda è stata la possibilità, per i professionisti e i militari (ma anche di noi giornalisti), di imbracciare e maneggiare le armi che oggi vediamo nei reportage di guerra. Pistole, mitragliatrici di ultima generazione, cannoni e sistemi anti-drone erano «a portata di mano».
All’esterno, la mostra statica organizzata dall’esercito romeno ha offerto una panoramica completa del potenziale bellico attuale: Piranha V, i massicci trasporti truppe corazzati; Himars, i lanciarazzi che hanno cambiato le sorti di molti scontri in Ucraina; Patriot, il sistema di difesa missilistica che rappresenta lo scudo contro le minacce aeree; Gepard, il complesso antiaereo diventato fondamentale per abbattere i droni kamikaze.
La fiera è stata anche il luogo di accordi strategici che guardano al lungo periodo. La coreana Hanwha Aerospace ha firmato un protocollo con l’estone Milrem Robotics per produrre veicoli terrestri senza pilota direttamente in Romania, puntando a creare una filiera locale. Anche Hyundai Rotem ha mostrato i suoi muscoli, portando il carro armato K2 e il robot quadrupede senza pilota, dimostrando che la Corea del Sud è ormai un attore imprescindibile della Difesa europea (non parliamo, poi, dei sistemi missilistici). Interessante anche la partecipazione di Kia, che ha presentato in anteprima europea il Tasman, un veicolo di comando militare tattico derivato da un pickup, progettato per la massima mobilità fuoristrada e dotato di luci oscuranti per evitare la rilevazione notturna. L’israeliana ParaZero Technologies ha dato prova delle sue capacità con il sistema DefendAir, una soluzione antidrone che utilizza il lancio di reti per neutralizzare minacce ostili in contesti urbani o di battaglia.
La chiusura della Bsda 2026 lascia un’immagine potente: una folla di visitatori che, nell’ultimo giorno di apertura al pubblico, osserva con un misto di meraviglia e timore le macchine da guerra. In un momento di tensioni globali senza precedenti, la fiera di Bucarest ha dimostrato che la corsa agli armamenti è, oggi, il business più solido e tecnologicamente avanzato del pianeta.
Dalle motociclette elettriche per le forze speciali ai sistemi radar TPS 79 R, ogni pezzo esposto raccontava una storia di innovazione votata alla sicurezza. Ma oltre la tecnologia, rimane la consapevolezza che questi strumenti, oggi lucidati e pronti per i selfie dei visitatori, sono gli stessi che definiscono il destino dei confini europei.






