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2019-09-17
Festa a Linate con i migliori piloti acrobatici del mondo, mille chitarre, mongolfiere e le Frecce Tricolori
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A suggellare l'evento un grande spettacolo, l'esibizione di una trentina di piloti provenienti da cinque nazioni, con il gran finale dell'esibizione delle Frecce Tricolori (14,30-17.30, sabato e domenica). Milano conobbe l'aeroplano con il pilota Léon DeLagrange l'8 giugno di 111 anni fa, ma è dal 1957 che la città non ospita più una manifestazione aerea, e sebbene la Pattuglia Acrobatica Nazionale abbia sorvolato la Madonnina in varie occasioni, come accadde all'Expo nel 2015, un'esibizione completa nell'affollato cielo milanese manca da 62 anni. Un'occasione per scoprire il mondo del volo cominciando, per esempio, dall'applaudire le evoluzioni della pattuglia WeFly Team, unica al mondo nella quale due piloti su tre sono diversamente abili, oppure ammirare in un volo in formazione diversi aeroplani da addestramento che hanno fatto la storia aeronautica nazionale, e ancora vedere in azione gli elicotteri militari che ogni giorno effettuano servizio di ricerca e soccorso, e molti altri aeromobili. Ma anche per scoprire chi era Enrico Forlanini, l'ingegnere milanese al quale l'aeroporto è intitolato, ideatore dell'elicottero dopo l'intuizione di Leonardo e prima di Corradino D'Ascanio, e progettista di dirigibili all'epoca innovativi.
Tutto grazie al lavoro organizzativo che per la parte aeronautica è curato da Aero Club Milano 1926, la storica istituzione e scuola di volo cittadina con sede presso l'aeroporto di Bresso, che a Linate vide la sua sede fino al 1960, quando gli anni del boom economico moltiplicarono i collegamenti aerei. Dopo le evoluzioni sarà la volta del mega concerto Rocking'1000, proprio mille musicisti che suoneranno insieme e con Manuel Agnelli e il gruppo Subsonica, mentre dal campo di Linate decolleranno le colorate mongolfiere di Aeronord e dell'Aero club Mondovì (CN). «Un evento unico e irripetibile« hanno dichiarato Armando Brunini, Ceo di Sea, e l'avvocato e pilota Antonio Giuffrida, presidente di Aero Club Milano, che spiega: «L'Aero Club, oltre che una scuola per piloti privati e professionisti, deve essere parte del tessuto sociale cittadino e tra le istituzioni metropolitane sempre aperte a iniziative culturali, a partire dagli open day gratuiti dei giorni 28 e 29 settembre, poco prima di questo grande evento. Aspettiamo chiunque voglia avvicinarsi al mondo del volo cercando di diffondere la cultura aeronautica che proprio a Milano ha visto la nascita di importanti personaggi e progetti della storia dell'aviazione nazionale». I milanesi potranno scoprire le radici aeronautiche della città; pochi ricordano, per esempio, che la scuola di acrobazia aerea milanese, che negli anni Settanta e Ottanta ha portato i piloti si Milano a conquistare risultati importanti, la si deve a un rapporto stretto tra l'Aero Club cittadino e l'Accademia delle Belle Arti di Brera, ad opera del pittore pilota Roberto Gaetano Crippa. Inoltre non bisogna dimenticare che l'aeroporto Forlanini è anche uno scalo militare, sede operativa della Prima Regione Aerea dell'Aeronautica Militare (il quartier generale è in Piazza Novelli), come ricorda il suo attuale comandante, generale Silvano Frigerio. L'ingresso al Milano Linate Airshow sarà gratuito per l'esibizione aerea e per l'area della ristorazione, a pagamento (23 euro) per la parte espositiva, e sempre a pagamento (40) euro per la tribuna da diecimila posti. Per facilitare gli accessi Sea ha attivato il sito internet: www.milanolinateshow.it
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Due giorni di spettacoli tra acrobazie aeree, voli in mongolfiera, aquiloni, concerti e attività per tutti, il 12 e 13 ottobre dalle 10 alle 22. Una festa voluta da Sea e Aero Club Milano per festeggiare la prossima riapertura (prevista il 27 ottobre), dell'aeroporto milanese dopo i lavori di rinnovamento del piazzale, della pista ma anche del terminal, che tra qualche tempo vedrà finalmente inaugurare anche la stazione della metropolitana. Ma anche per far conoscere il mondo dell'aviazione a una città che pare averlo dimenticato.A suggellare l'evento un grande spettacolo, l'esibizione di una trentina di piloti provenienti da cinque nazioni, con il gran finale dell'esibizione delle Frecce Tricolori (14,30-17.30, sabato e domenica). Milano conobbe l'aeroplano con il pilota Léon DeLagrange l'8 giugno di 111 anni fa, ma è dal 1957 che la città non ospita più una manifestazione aerea, e sebbene la Pattuglia Acrobatica Nazionale abbia sorvolato la Madonnina in varie occasioni, come accadde all'Expo nel 2015, un'esibizione completa nell'affollato cielo milanese manca da 62 anni. Un'occasione per scoprire il mondo del volo cominciando, per esempio, dall'applaudire le evoluzioni della pattuglia WeFly Team, unica al mondo nella quale due piloti su tre sono diversamente abili, oppure ammirare in un volo in formazione diversi aeroplani da addestramento che hanno fatto la storia aeronautica nazionale, e ancora vedere in azione gli elicotteri militari che ogni giorno effettuano servizio di ricerca e soccorso, e molti altri aeromobili. Ma anche per scoprire chi era Enrico Forlanini, l'ingegnere milanese al quale l'aeroporto è intitolato, ideatore dell'elicottero dopo l'intuizione di Leonardo e prima di Corradino D'Ascanio, e progettista di dirigibili all'epoca innovativi.Tutto grazie al lavoro organizzativo che per la parte aeronautica è curato da Aero Club Milano 1926, la storica istituzione e scuola di volo cittadina con sede presso l'aeroporto di Bresso, che a Linate vide la sua sede fino al 1960, quando gli anni del boom economico moltiplicarono i collegamenti aerei. Dopo le evoluzioni sarà la volta del mega concerto Rocking'1000, proprio mille musicisti che suoneranno insieme e con Manuel Agnelli e il gruppo Subsonica, mentre dal campo di Linate decolleranno le colorate mongolfiere di Aeronord e dell'Aero club Mondovì (CN). «Un evento unico e irripetibile« hanno dichiarato Armando Brunini, Ceo di Sea, e l'avvocato e pilota Antonio Giuffrida, presidente di Aero Club Milano, che spiega: «L'Aero Club, oltre che una scuola per piloti privati e professionisti, deve essere parte del tessuto sociale cittadino e tra le istituzioni metropolitane sempre aperte a iniziative culturali, a partire dagli open day gratuiti dei giorni 28 e 29 settembre, poco prima di questo grande evento. Aspettiamo chiunque voglia avvicinarsi al mondo del volo cercando di diffondere la cultura aeronautica che proprio a Milano ha visto la nascita di importanti personaggi e progetti della storia dell'aviazione nazionale». I milanesi potranno scoprire le radici aeronautiche della città; pochi ricordano, per esempio, che la scuola di acrobazia aerea milanese, che negli anni Settanta e Ottanta ha portato i piloti si Milano a conquistare risultati importanti, la si deve a un rapporto stretto tra l'Aero Club cittadino e l'Accademia delle Belle Arti di Brera, ad opera del pittore pilota Roberto Gaetano Crippa. Inoltre non bisogna dimenticare che l'aeroporto Forlanini è anche uno scalo militare, sede operativa della Prima Regione Aerea dell'Aeronautica Militare (il quartier generale è in Piazza Novelli), come ricorda il suo attuale comandante, generale Silvano Frigerio. L'ingresso al Milano Linate Airshow sarà gratuito per l'esibizione aerea e per l'area della ristorazione, a pagamento (23 euro) per la parte espositiva, e sempre a pagamento (40) euro per la tribuna da diecimila posti. Per facilitare gli accessi Sea ha attivato il sito internet: www.milanolinateshow.it
Stalin (Ansa)
Secondo l’interpretazione dello storico Alain Besançon, il comunismo non può essere ridotto a semplice alleato contingente del nazismo, ma ne rappresenta piuttosto una sorta di «gemello eterozigote»: due sistemi diversi nelle forme e nelle giustificazioni ideologiche, ma accomunati da una radice totalitaria e da una simile concezione del potere assoluto. Come gli Horcrux custodiscono frammenti di un’anima corrotta, così alcune ideologie del Novecento hanno disseminato nel tempo e nello spazio elementi persistenti di violenza, repressione e negazione dell’individuo e antisemitismo camuffato da compassione selettiva. Anche quando una di queste forme storiche è crollata, i suoi presupposti o le sue conseguenze hanno continuato a riemergere in contesti diversi, trasformandosi e adattandosi.
L’analogia non va presa alla lettera, ma aiuta a visualizzare la capacità di certe strutture ideologiche di sopravvivere alla propria apparente sconfitta. In questa prospettiva, il rapporto tra nazismo e comunismo non è solo quello di due finti nemici storici, ma di due veri alleati: i due sistemi che si sono spartiti la Polonia come un panino, che hanno condannato a morte tutti gli ebrei che erano scappati in Unione Sovietica, che hanno permesso al Terzo Reich le guerre lampo grazie alle forniture di materie prime che arrivavano sottocosto da Stalin. Pur contrapponendosi, hanno condiviso tratti profondi: il controllo totale della società, la soppressione del dissenso, l’uso sistematico della paura. Definirli «gemelli» significa riconoscere che entrambi hanno incarnato, in modi diversi, una stessa deriva del pensiero politico moderno. Così, come nel mondo narrativo gli Horcrux rendono difficile la sconfitta definitiva del male, nella storia reale certe idee e pratiche continuano a lasciare tracce, richiedendo uno sforzo costante di comprensione critica e vigilanza per impedirne il ritorno sotto nuove forme.
Una delle forme di ritorno del nazifascismo è l’antifascismo. La liberazione celebrata il 25 aprile fu un’occupazione militare in conseguenza a una guerra persa. La guerra la fece, la cominciò, la dichiarò l’Italia che con poche eccezioni era entusiasticamente fascista. Il fascismo permetteva di dividere tra noi, buoni, e loro, cattivi. Permetteva di insultare, permetteva di disprezzare. Era pura e gratuita arroganza. Permetteva di uccidere impunemente, per esempio Matteotti. Il 25 aprile pomeriggio tutti furono antifascisti. L’antifascismo era semplicemente arroganza, divideva tra noi e loro, noi e buoni e loro cattivi, permetteva impunemente di uccidere, per esempio il filosofo Gentile. Il fascismo fu un fenomeno ripugnante. L’antifascismo ha ancora una dignità o è ormai un fenomeno ripugnante? I conti mai fatti con il sangue dei vinti, l’incapacità a condannare il comunismo, firmatario del patto Ribbentrop-Molotov, dittatura atroce e senza giustificazioni, le distanze mai prese dal terrorismo rosso, l’affetto mai rinnegato per il terrorismo palestinese rendono l’antifascismo uno dei contenitori grazie al quale l’anima frammentata del mostro traversa i decenni, speriamo non i secoli. Che i morti seppelliscano i morti. I sette fratelli Govoni massacrati nella seconda strage di Cento possono seppellire i sette fratelli Cervi?
La Costituzione nata con l’antifascismo non è anticomunista. Non ha evitato scempi come per esempio via Lenin, via Che Guevara, via Mao. La Costituzione nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità di protezione delle libertà elementari dell’individuo, come si è visto nella dittatura pandemica, durante la quale sono stati violati anche i trattati di Norimberga, Helsinki e Oviedo. La nostra Corte costituzionale ha evidenziato come la Costituzione non sia stata violata in queste imposizioni gravissime: la nostra Costituzione è deficitaria, non protegge nemmeno la libertà dell’individuo a non essere costretto ad ammalarsi per fare da cavia e da fornitore di denaro alle grandi case farmaceutiche. La Costituzione è nata con l’antifascismo non ha alcuna capacità nella protezione del rispetto della fede religiosa dell’individuo, costringendo persone credenti o semplicemente etiche, a pagare con le loro tasse, l’aborto volontario, imposizione che queste persone, io per prima, trovano ripugnante. La nostra Costituzione permette che tre cittadini al giorno vengano incarcerati innocenti perché la loro innocenza sia forse riconosciuta dopo mesi, se non dopo anni, e che nessuno paghi per questi errori tragici. Questa è un’eredità diretta dal fascismo. Il momento è venuto di liberarci del fascismo e di tutti i suoi retaggi.
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Smontato il giallo internazionale dietro la clemenza concessa a Nicole Minetti: la procedura è partita dal Colle, non da Mosca o chissà dove. Senza prove di corruzione in Uruguay o di festini fantasma, siamo davanti a una campagna di fango basata su presunte fonti anonime e illazioni, come nel caso di Ranucci che accusa Nordio di essere stato nel ranch di Cipriani. In più viene chiarito un fatto: dopo la sentenza della Consulta del 2006, il potere di concedere la grazia è esclusivamente nelle mani del presidente della Repubblica. Il Ministero della Giustizia ha solo un ruolo istruttorio e di verifica formale.
Ecco #DimmiLaVerità del 30 aprile 2026. Il nostro esperto di politica Usa Stefano Graziosi ci spiega che per Trump i sondaggi interni sono disastrosi.
Silvia Salis (Ansa)
C’è chi sceglie di raggiungere la montagna insieme ai partigiani e chi, invece, preferisce raggiungere il lago, per combattere una guerra disperata sotto le bandiere della Repubblica sociale italiana. Ognuno arriva alla propria conclusione dopo enormi sofferenze. Lo stesso fanno gli Alpini. Chi va da una parte e chi dall’altra.
Portava però la penna nera Nuto Revelli che, dopo l’Armistizio di Cassibile, è tra i fondatori delle formazioni di Giustizia e Libertà, diventando poi un testimone chiave della lotta partigiana. Lo stesso fa Mario Rigoni Stern, tornato miracolosamente vivo dalla campagna di Russia per poi combattere sull’Altipiano di Asiago. E pure Enrico Martini Mauri, una delle 62 medaglie d’oro, e attivo in Piemonte. Scrive di lui l’Anpi: «Di sentimenti monarchici, con la mentalità del militare, Mauri (che, grazie ai rapporti preferenziali instaurati con la missione inglese del maggiore «Temple», riceve lanci regolari di armi, munizioni e vettovagliamento), tende a tenere sotto il suo controllo tutta la zona». È un militare di professione. Sa fare la guerra. Difende la sua terra, anche scontrandosi con i partigiani della Brigata Garibaldi. A Genova, attorno al partigiano cattolico e medaglia d’oro Aldo Gastaldi (morto in uno strano incidente a guerra finita a cui Giampaolo Pansa dedicò il libro Uccidete il comandante bianco) si radunano moltissimi alpini. Sanno muoversi e combattere in montagna, del resto. Sono il corpo più adatto per la guerriglia. Sono valorosi e lo dimostreranno in battaglia.
A distanza di 80 anni le Penne nere stanno per tornare a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza. Città che si è liberata da sola, prima ancora che arrivassero gli alleati, anche grazie al contributo di quei combattenti che provenivano dalle truppe alpine che oggi pare disprezzare. L’adunata annuale delle Penne nere è stata anticipata dalle solite polemiche. Le femministe di Non una di meno che vedono negli Alpini l’ultimo baluardo del patriarcato e la candidata di Alleanza verdi e sinistra che chiede che le Penne nere vadano altrove. Ma c’è anche chi, come l’alpino e consigliere comunale a Genova, Sergio Gambino, ha firmato un ordine del giorno per chiedere ufficialmente che, dopo le denigrazioni, la città valorizzasse gli Alpini. Una richiesta semplice in cui si domandava al sindaco Silvia Salis di «ribadire pubblicamente il valore sociale e culturale dell’Adunata, respingendo ogni tentativo di strumentalizzazione ideologica volta a dividere la cittadinanza». Ma soprattutto si chiedeva di «prendere pubblicamente le distanze, manifestando solidarietà agli Alpini, da quanto di grave è stato affermato sulle pagine social di Non una di meno».
La risposta che è arrivata dalla giunta della Salis, però, è stata un secco no. Questa la cronaca politica. Che è cronaca, quindi destinata a passare. A differenza delle 62 medaglie d’oro degli Alpini.
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