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Pure il gelato va di traverso ai principi del pessimismo

Pure il gelato
 va di traverso ai principi del pessimismo
Ansa

I «trangugiatori di gelato». Ecco il vero problema degli italiani: ce lo ha svelato Ernesto Galli della Loggia nel pensoso editoriale sul Corriere della Sera di ieri in cui denuncia la «distruzione che incombe sull'Italia». E dove la vede questa distruzione? È chiaro: nelle «orde di mangiatori di pizza», negli «autobus mostruosi» dei turisti, nella nuova peste dei bed&breakfast, in chi va a fare shopping nei negozi («acquirenti compulsivi»). E soprattutto, per l'appunto, nei trangugiatori di gelato.

Probabilmente il professore deve avere avuto recentemente un'esperienza negativa in un bar o in un ristorante, forse gli hanno servito un caffè non troppo buono o una limonata aspra o la pasta scotta. Fatto sta che gli è venuto il mal di pancia. E ne ha tratto un furibondo editoriale dedicato ai giovani che (signora mia) non lo sanno ma si trovano davanti un Paese sfasciato. Soprattutto un Paese ostaggio della dittatura degli albergatori, dei ristoratori e dei commercianti che «ricattano il Paese». Proprio così. Non ve n'eravate accorti? Perché continuate a girare l'Italia con le orde di mangiatori di Quattro stagioni. Sciocchi che siete: il problema dell'Italia sono proprio loro, la pensione Miramonti e il ristorante-pizzeria dell'angolo che, a insaputa di tutti, ci stanno tenendo in ostaggio. Per arricchirsi alle nostre spalle, «mai sazi», come sono, «di guadagni a spese della collettività».

Per fortuna che Galli della Loggia ci ha aperto gli occhi. In effetti noi questi commercianti «mai sazi» e così ricchi, negli ultimi anni, non li abbiamo notati. Colpa nostra, naturalmente: lo vedete cosa succede ad andare in giro sugli «autobus mostruosi», rimanendo giorno dopo giorno ostaggi di Bella Napoli e dell'Hotel Reginetta? Succede questo: ci si accorge di negozi chiusi, di attività fallite, di grandi difficoltà dei commercianti. Non ci si accorge che questi ultimi, in realtà, stanno distruggendo l'Italia, ovviamente con la collaborazione del gelato all'albicocca.

E guai a chi dice che Galli della Loggia invecchiando diventa malmostoso. Non è così. È solo che, signora mia, i giovani d'oggi non si rendono conto in che Paese viviamo. Non capiscono dove siamo arrivati. «L'umor nero del tramonto» non c'entra nulla, come spiega anche lo scrittore Andrea Camilleri in un'intervista su Repubblica. Per dimostrarlo, per far vedere che lui con l'umor nero non c'entra nulla, Camilleri spiega, nell'ordine: che stiamo vivendo un «incubo che è diventato realtà», che «non riconosce gli italiani», che siamo come «con Mussolini nel '37», che Salvini forse non è «un essere umano», che usa «parole mafiose», che «l'Italia è razzista», che «il Paese torna indietro come i gamberi», che l'Italia si «sta risfasciando» e che stiamo vivendo un periodo così brutto che «non ha paragoni» con la nostra storia. Un trionfo d'ottimismo, insomma.

Ora, non sappiamo che cosa avrebbe detto Camilleri se fosse stato vittima dell'«umor nero del tramonto» (avrebbe forse dato per certa l'Apocalisse entro fine mese?). E non sappiamo che cosa avrebbe scritto Galli della Loggia se oltre alla pasta scotta gli avessero dato anche un'insalata con troppo aceto (avrebbe forse chiesto l'arresto immediato di tutti i ristoratori?). Ma, dopo aver religiosamente letto le loro parole, non possiamo fare a meno di domandarci le ragioni del mal di pancia perenne di questi pensatori, così sereni nel giudicare gli italiani, che non digeriscono neppure il gelato mangiato da altri. Neppure quando i gusti sono alla frutta. Come loro.

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Giampiero Massolo: «Trump non controlla più la leva dell’escalation»
Giampiero Massolo (Ansa)
L’ambasciatore: «Finché Hormuz resta chiuso, l’America non può fermarsi. Ne uscirà solo con una forzatura o riconoscendo all’Iran la sua quota di influenza sullo stretto».

«Il conflitto in Iran durerà. E noi europei non siamo pronti alla guerra. Occorre rafforzare gli sforzi diplomatici». Secondo l’ambasciatore Giampiero Massolo, già segretario generale della Farnesina, non ci sono segnali di un rasserenamento sul fronte iraniano. Anzi. «Sembra che la leva dell’escalation adesso sia più in mano iraniana che americana. E anche Usa e Israele non sembrano perseguire gli stessi obiettivi». E se Trump dovesse perdere le elezioni? «Reagirà con il suo temperamento: alzando la posta».

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Funerale di popolo e piazza calda. Un addio degno del miglior Bossi
Ansa
A Pontida l’ultimo saluto dei militanti all’Umberto, l’uomo che ha regalato un sogno al Nord. Applausi per Meloni, alte cariche presenti (ma non Mattarella). Giorgetti spegne il coro «Bruciamo il tricolore».

«Hai osato dove nessuno osava. Il tuo sogno vive». L’estremo saluto al Senatur sta tutto in questo striscione davanti al sagrato del monastero di San Giacomo a Pontida; nostalgia, tenerezza, consapevolezza di un mondo perduto. È questa la cifra più intima del «funerale di popolo» che la famiglia ha preferito contrapporre al più solenne funerale di Stato. E quando l’auto con il feretro rallenta davanti al pratone dei tuoni motivazionali, degli annunci politici e dei «vadaviaiciap» cosmici, sui 2000 fedelissimi scende un silenzio irreale. Il mezzo toscano fra le dita e la voce arrochita dall’altro mezzo, sembra di vederlo, Umberto Bossi, mentre costruisce quel sogno nei suoi 30 anni da leader della Lega.

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Ultimatum e offerte tra Usa e Iran. Donald crea un team per negoziare
Donald Trump (Ansa)
La Casa Bianca: «Colpiamo le centrali elettriche se non fate circolare le navi». Ma pone anche sei condizioni per il dialogo.

Gli Stati Uniti tentano la via diplomatica ma al tempo stesso alzano il livello dello scontro con Teheran, in un quadro sempre più instabile che coinvolge lo Stretto di Hormuz, Israele e il Libano. Secondo fonti citate da Axios, gli inviati di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff stanno lavorando alla creazione di una squadra incaricata di negoziare con l’Iran su ordine diretto del presidente.

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K.I.S.S. | Il nome del guerriero

Perché aeroplani ed elicotteri militari statunitensi portano il nome delle tribù indiane? Ecco l’idea un po’ folle ma rivoluzionaria di un generale americano.

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