
Nuovo colpo di scena nel caso della famiglia nel bosco: il Tribunale ha respinto la ricusazione della psicologa finita al centro delle polemiche e ha disposto il trasferimento dei bambini in un’altra struttura. I piccoli verranno spostati con l’intervento della forza pubblica, mentre la madre sarà rimandata a casa. Una decisione che separa ancora di più la famiglia, nonostante i pareri di esperti e neuropsichiatri e i segnali di disponibilità al dialogo mostrati dai genitori.
La decisione arriva mentre il caso continua a far discutere e dopo giorni di polemiche sulla gestione della perizia psicologica disposta dal Tribunale dei minori dell’Aquila. Proprio su questo punto si era concentrato l’ultimo sviluppo della vicenda, con le proteste dei legali della famiglia.
Questa mattina Nathan e Catherine Trevallion dovevano sottoporsi a una sessione - l’ultima - di test obbligatori per la perizia richiesta dal Tribunale dei minori dell’Aquila ai fini di valutare le loro condizioni psicologiche e le loro capacità genitoriali. Domani mattina toccherà ai loro tre figli affrontare i test.
Gli appuntamenti precedenti non sono andati benissimo. Durante uno di questi mamma Catherine ha avuto un malore, esausta per le condizioni in cui si trova da mesi e per le centinaia di domande che le venivano poste. Questa volta, però, la situazione è persino peggiore, di sicuro più imbarazzante. A svolgere i test sarà infatti Valentina Garrapetta, la giovane psicologa reclutata da Simona Ceccoli, perita individuata dal Tribunale. Già: parliamo della psicologa che pubblicava online commenti offensivi e irrisori sulla famiglia nel bosco, post su Facebook che La Verità ha documentato e che sono stati oggetto di una istanza di ricusazione presentata dagli avvocati dei Trevallion. I legali, giustamente, ritenevano e ritengono assurdo che a valutare genitori e bambini sia una professionista che condivideva pubblicamente commenti denigratori nei loro riguardi. La Garrapetta si è maldestramente difesa con una lettera surreale inviata al Tribunale. «Come è bene leggere dai post stessi», scriveva la psicologa, «essi sono stati pubblicati in un contesto temporale significativamente precedente alla designazione quale ausiliaria; avevano carattere esclusivamente personale; esprimevano una generica posizione di sostegno nei confronti di assistenti sociali, giudici e magistrati che, in quei giorni, risultavano esposti a critiche particolarmente aggressive sui social network. Tali espressioni non possono in alcun modo essere interpretate come indice di pregiudizio, orientamento preconcetto o perdita di neutralità professionale». Insomma, la dottoressa non solo non ha negato l’esistenza dei post, ma ha malamente cercato di spiegarli sostenendo che fossero difensivi di giudici e assistenti sociali.
Ebbene, questa persona oggi e domani valuterà i Trevallion. Il Tribunale ha semplicemente evitato di rispondere alla ricusazione presentata dagli avvocati, non si è nemmeno degnato di commentarla. Ergo la Garrapetta svolgerà come previsto i test sui poveretti di cui a novembre si faceva beffe online. La vicenda è allucinante, anche perché si tratta dell’ennesima ingiustizia commessa nei riguardi di una famiglia che non ha fatto nulla di male. Il Tribunale continua a ignorare ogni segnale proveniente dai Trevallion, non considera i loro cambiamenti, la loro disponibilità al dialogo. Non si è mosso nemmeno di fronte all’incredibile atteggiamento della psicologa, che rende contestabile l’intera perizia (la psichiatra Ceccoli ha confermato piena fiducia alla collega: segno che evidentemente ne conosceva o peggio condivideva le posizioni).
«La nostra posizione è assolutamente ferma e resta la stessa», commenta Danila Solinas, avvocato dei Trevallion. «Rimane l’opposizione che abbiamo già depositato attraverso l’istanza di ricusazione». Secondo la legale, il comportamento del tribunale costituisce «un segnale atipico, sicuramente. Riteniamo che i post della psicologa», continua Solinas, «siano chiari e non vadano spiegati in alcun modo. Parlano da soli, parla il riferimento ai cosiddetti cialtroni che faceva in uno di quei post, utilizzava questa espressione. Per noi questo dimostra una totale mancanza di imparzialità e di neutralità».
Quando facciamo notare all’avvocato che la Garrapetta ha affermato che quei post erano una difesa dei giudici, la risposta è netta: «Ancora peggio, ancora peggio. Mi sembra una sorta di captatio benevolentiae che semmai aggiunge un profilo di responsabilità a quanto già fatto. Che la psichiatra Ceccoli le abbia confermato la fiducia ci lascia assolutamente perplessi. Ci aspettavamo che quanto accaduto la inducesse a una riflessione circa l’opportunità di continuare».
A lasciare ancora più perplessi, tuttavia, è la posizione del Tribunale, che ha sostanzialmente ignorato - nonostante il notevole clamore mediatico - gli incredibili post della psicologa, consentendole di partecipare agli incontri con la famiglia.
«Mi aspettavo che qualcosa venisse fatto prima e soprattutto che si desse la giusta attenzione a quanto emerso», commenta Danila Solinas. «Qui non abbiamo un’istanza fatta sulla base di un’antipatia personale o di un giudizio assolutamente soggettivo che poteva provenire da una parte. L’istanza è stata fatta sulla base di elementi scoperti da voi, visibili da tutti e, credo, di una gravità estrema. A me sembra che in questa vicenda ognuno - e mi riferisco alle istituzioni, a tutti i soggetti che a vario titolo si sono avvicendati - sia unicamente orientato a una difesa corporativa, anche dinanzi a evidenze macroscopiche come quelle di cui avete parlato. Evidenza che lasciano supporre un interesse personale o un’esposizione personale che è difficile provare, come ha fatto la Garrapetta, a scindere dal ruolo professionale. Tutto questo mi preoccupa molto perché mi sembra che si sia completamente perso di vista il bene primario di cui a parole continuano a parlare tutti, ma che poi nella sostanza è totalmente messo in secondo piano. Mi riferisco naturalmente ai tre bambini».
I tre bambini che domani saranno valutati in un clima che è difficile immaginare sereno. «Ho forti dubbi anch’io sulla serenità», dice l’avvocato Solinas. «Ma non per noi, perché noi andremo con la stessa serenità con cui ci siamo approcciati sin dall’inizio a questa consulenza. Piuttosto faccio fatica a pensare che, dall’altra parte, qualcuno che si è espresso con toni così sarcastici possa mostrare imparzialità, a maggior ragione in questo momento».
Quelli previsti per oggi e domani sono gli ultimi incontri previsti fra le esperte e la famiglia. Poi la dottoressa Ceccoli avrà parecchio tempo a disposizione per trarre le sue conclusioni e completare la perizia. A quel punto il Tribunale dovrà esprimersi in un senso o nell’altro. Per ora sembra proteggersi dietro una coltre di silenzio. Eppure prendono diverse richieste. Gli avvocati dei Trevallion non hanno solo ricusato la psicologa ma hanno anche chiesto che la famiglia sia ricongiunta. La casa protetta di Vasto in cui mamma e bambini risiedono da mesi ha invece chiesto che i Trevallion siano spostati altrove. La sensazione è che il Tribunale non abbia voluto allontanare la psicologa e cambiare collocazione ai bambini per non complicarsi la vita e non dover rallentare o fermare la perizia. Il risultato però è che i Trevallion saranno testati da una professionista che non pare imparziale.
Nel frattempo i bambini non stanno granché bene. «Sono bambini che da circa tre mesi e mezzo non escono dalla struttura», dice l’avvocato Solinas. «Bambini che erano abituati a vivere all’aria aperta, in costante contatto con la natura. Al netto di tutte le altre considerazioni su cui abbiamo ampiamente dibattuto, credo che sia difficile poter sostenere che in questo momento i bambini stiano bene». Questo è ciò che si è ottenuto togliendo i bambini da casa: ora stanno rinchiusi, lontani dai genitori e valutati da chi li insultava.






