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2024-04-12
«Fallout», il videogioco diventa serie tv
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«Fallout» (Amazon Prime Video)
Fallout è una distopia, meno scontata, però, dalle tante di epoca recente. Immagina un mondo post-apocalittico, devastato dal rapido diffondersi delle armi nucleari. Nulla è sopravvissuto, non i palazzi, il verde, non la bellezza di un tempo. La Terra è diventata arida, la Seconda Guerra Mondiale, Hiroshima, Nagasaki e quel che ha reso l’orrore possibile sono l’origine del Male. Di un progresso funesto, che non ha portato all’evoluzione ma all’estinzione della vita, così come la si conosceva. Le città sono cumuli di ceneri, i loro abitanti più ricchi riuniti in piccoli Vault, oasi protette, microcosmi senza più storia. È lì che i superstiti, a duecento anni dall’apocalisse nucleare, si sono reinventati un’esistenza, una civiltà. Hanno vissuto nei propri rifugi, nei Vault, senza interrogarsi sul mondo al di fuori, privilegiati di un Pianeta moribondo. Poi, d’improvviso, si sono trovati costretti ad abbandonarli, quei rifugi. I ricchi hanno dovuto lasciare i Vault e affacciarsi ad un mondo sconosciuto, violento, scosso dalle radiazioni. Fallout, da premesse, sembrerebbe nulla più di un racconto incentrato sulla lotta per la sopravvivenza. Ma le apparenze, dentro e fuori la serie Amazon, al debutto su Prime Video giovedì 11 aprile, non sono credibili.
Fallout, adattamento televisivo del videogioco omonimo, è una distopia stralunata, dove i topos del genere si mescolano a un’ironia sottile, a una forma leggera di black humor. Jonathan Nolan, fratello del più famoso Christopher, l’ha sceneggiata con cura maniacale, cercando di portare nella serie tutto quel che ha visto nel videogioco. C’è violenza, dunque, c’è la lotta per la sopravvivenza, ma c’è anche il contrasto, l’ingenuità dei Vault contro la brutalità della Terra, c’è un modo quasi simpatico di raccontarla. Fallout, dove i personaggi sono stati inventati ad hoc, non è una distopia da manuale, e nemmeno ambisce ad esserlo. «La serie», anzi, «È ambientata nel mondo del videogame, ma quella che si dipana nel corso della trama è una storia nuova. Una storia che, in un certo senso, prende corpo e forma dopo gli eventi che i giocatori hanno potuto vivere», ha cercato di spiegare Geneva Robertson-Dworet, sceneggiatrice insieme a Nolan (non regista premio Oscar, ma artefice di Westworld e Interstellar). «Abbiamo pensato che la cosa migliore fosse continuare a costruire sulle fondamenta che gli ultimi venticinque anni di questo gioco hanno controbuito a costruire, piuttosto che ripercorrere storie già raccontate».
Protagonista, dunque, è Lucy, ex abitante privilegiata di un Vault. Lucy è candida e pura, un’anima nuova affacciata ad un mondo che spera di poter conoscere, cambiare. Un mondo che, come Virgilio con Dante, le mostra il Ghoul, personaggio chiave dello show. Il Ghoul è una sorta di narratore onnisciente, la figura preposta a tenere insieme passato e presente, spiegando al pubblico cosa abbia portato all'apocalisse nucleare. "Il Ghoul è la guida degli spettatori attraverso un paesaggio infernale, dilaniato dalle radiazioni. È un cacciatore di taglie ed è pragmatico, spietato, ma provvisto di codici morali e di un senso dell'umorismo decisamente irriverente. È una persona molto complicata, per capire la quale è necessario analizzare che fosse prima della guerra. Aveva un nome, Cooper Howard, ed era molto diverso dal Ghoul che abita l'apocalisse», hanno detto ancora gli sceneggiatori, lasciano aleggiare sopra la serie - fra le più attese di questo 2024 - una sorta di mistero. Qualcosa che, da solo, basta a lanciare un monito a chi guardi: questo non è e non sarà The last of us.
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L'adattamento televisivo del videogioco omonimo, al debutto su Prime Video giovedì 11 aprile, è una distopia stralunata, dove i topos del genere si mescolano a un’ironia sottile, a una forma leggera di black humor.Fallout è una distopia, meno scontata, però, dalle tante di epoca recente. Immagina un mondo post-apocalittico, devastato dal rapido diffondersi delle armi nucleari. Nulla è sopravvissuto, non i palazzi, il verde, non la bellezza di un tempo. La Terra è diventata arida, la Seconda Guerra Mondiale, Hiroshima, Nagasaki e quel che ha reso l’orrore possibile sono l’origine del Male. Di un progresso funesto, che non ha portato all’evoluzione ma all’estinzione della vita, così come la si conosceva. Le città sono cumuli di ceneri, i loro abitanti più ricchi riuniti in piccoli Vault, oasi protette, microcosmi senza più storia. È lì che i superstiti, a duecento anni dall’apocalisse nucleare, si sono reinventati un’esistenza, una civiltà. Hanno vissuto nei propri rifugi, nei Vault, senza interrogarsi sul mondo al di fuori, privilegiati di un Pianeta moribondo. Poi, d’improvviso, si sono trovati costretti ad abbandonarli, quei rifugi. I ricchi hanno dovuto lasciare i Vault e affacciarsi ad un mondo sconosciuto, violento, scosso dalle radiazioni. Fallout, da premesse, sembrerebbe nulla più di un racconto incentrato sulla lotta per la sopravvivenza. Ma le apparenze, dentro e fuori la serie Amazon, al debutto su Prime Video giovedì 11 aprile, non sono credibili.Fallout, adattamento televisivo del videogioco omonimo, è una distopia stralunata, dove i topos del genere si mescolano a un’ironia sottile, a una forma leggera di black humor. Jonathan Nolan, fratello del più famoso Christopher, l’ha sceneggiata con cura maniacale, cercando di portare nella serie tutto quel che ha visto nel videogioco. C’è violenza, dunque, c’è la lotta per la sopravvivenza, ma c’è anche il contrasto, l’ingenuità dei Vault contro la brutalità della Terra, c’è un modo quasi simpatico di raccontarla. Fallout, dove i personaggi sono stati inventati ad hoc, non è una distopia da manuale, e nemmeno ambisce ad esserlo. «La serie», anzi, «È ambientata nel mondo del videogame, ma quella che si dipana nel corso della trama è una storia nuova. Una storia che, in un certo senso, prende corpo e forma dopo gli eventi che i giocatori hanno potuto vivere», ha cercato di spiegare Geneva Robertson-Dworet, sceneggiatrice insieme a Nolan (non regista premio Oscar, ma artefice di Westworld e Interstellar). «Abbiamo pensato che la cosa migliore fosse continuare a costruire sulle fondamenta che gli ultimi venticinque anni di questo gioco hanno controbuito a costruire, piuttosto che ripercorrere storie già raccontate». Protagonista, dunque, è Lucy, ex abitante privilegiata di un Vault. Lucy è candida e pura, un’anima nuova affacciata ad un mondo che spera di poter conoscere, cambiare. Un mondo che, come Virgilio con Dante, le mostra il Ghoul, personaggio chiave dello show. Il Ghoul è una sorta di narratore onnisciente, la figura preposta a tenere insieme passato e presente, spiegando al pubblico cosa abbia portato all'apocalisse nucleare. "Il Ghoul è la guida degli spettatori attraverso un paesaggio infernale, dilaniato dalle radiazioni. È un cacciatore di taglie ed è pragmatico, spietato, ma provvisto di codici morali e di un senso dell'umorismo decisamente irriverente. È una persona molto complicata, per capire la quale è necessario analizzare che fosse prima della guerra. Aveva un nome, Cooper Howard, ed era molto diverso dal Ghoul che abita l'apocalisse», hanno detto ancora gli sceneggiatori, lasciano aleggiare sopra la serie - fra le più attese di questo 2024 - una sorta di mistero. Qualcosa che, da solo, basta a lanciare un monito a chi guardi: questo non è e non sarà The last of us.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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