
Mai titolo fu più azzeccato. «Il Sistema colpisce ancora», il terzo tomo firmato dalla premiata ditta Luca Palamara e Alessandro Sallusti, rappresenta la fotografia di una realtà desolante. Le chat di Palamara avevano svelato una pletora di «clientes» in toga in cerca di promozioni. Alcuni sono stati sommersi da inchieste e procedimenti disciplinari, altri, quasi sempre sponsorizzati dalla sinistra, salvati e, addirittura, promossi.
A proposito di quest’ultima, fortunata lista, nei mesi scorsi, avevamo citato il caso del nuovo procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta, ma ci sono molte altre toghe che non hanno subito i contraccolpi delle sponsorizzazioni emerse dal telefono dell’ex ras delle nomine. Un tema già sollevato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, quando ha dichiarato che il Csm, nel caso Palamara, «ha messo la polvere sotto il tappeto». L’ennesima conferma a queste parole la rinveniamo nella nomina, deliberata mercoledì dal plenum di Palazzo Bachelet, di Eugenio Turco quale presidente del Tribunale di Grosseto. Infatti, sette anni fa, Donatella Ferranti, allora deputata del Partito democratico e presidente della commissione Giustizia, oggi giudice in Cassazione, aveva inviato a Palamara numerosi messaggi per sollecitare la nomina di Turco a presidente di sezione del Tribunale di Viterbo e di Francesco Salzano quale avvocato generale alla Procura generale della Cassazione. Ma, nonostante la denuncia di interferenze dem da parte dell’ex consigliere del Csm Nino Di Matteo e la richiesta di iniziative disciplinari, nulla è stato fatto né nei confronti della Ferranti, la cui pratica in prima commissione è stata chiusa senza strascichi, né nei confronti dei magistrati da lei segnalati.
Il nuovo presidente del Tribunale di Grosseto, nato a Castrovillari nel 1960, nominato magistrato nel 1987, ha iniziato la carriera presso la Procura di Lucera, poi è stato pretore e giudice a Viterbo. Dal 2015 si è trasferito in Serbia come «esperto residente» nell’ambito di un progetto europeo in tema di anticorruzione. Ma nel 2018 decide di tornare nel Belpaese con il sostegno della Ferranti. Ottenendo, il 21 settembre di quell’anno, la poltrona di presidente di sezione in una delle ultimissime votazioni utili della consiliatura del Csm di Palamara. Ma torniamo indietro di sei mesi, alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Quel giorno, sul cellulare dell’ex leader di Unicost, giunge un messaggio proprio della Ferranti, la quale, nelle ore conclusive della sua carriera da parlamentare, anziché per il partito, sta cercando voti per gli amici al Csm: «Luca volevo segnalarti che Eugenio Turco ha uno specifico interesse per presidente sezione Viterbo. Tra l’altro è interesse avere un magistrato residente che conosce problematiche reali Tribunale... stimato da tutto il foro. Grazie», scrive la politica dem. Dopo circa cinque ore torna alla carica: «Ti manderà sms direttamente perché ha sciolto sue perplessità… preferiva Roma, ma se a Roma non c’è possibilità meglio puntare su Viterbo... sua mancanza si sente, sono tutti giovanissimi… può essere aiuto per Covelli e punto di riferimento in tutti i sensi».
A questo punto Palamara batte un colpo: «Carissima Donatella, ho visto Eugenio l’altro giorno e considerami al suo fianco». Ferranti è informata: «Sì, lo so, me lo ha detto lui stamani... meglio non perderlo per Viterbo, poi si vedrà... gli altri tutta gente che fa i pendolari, non ce lo possiamo permettere». A luglio, dopo l’insediamento del governo giallo-verde e le elezioni del nuovo Csm, Palamara chiede all’ex parlamentare dem un contatto del deputato renziano David Ermini, futuro vicepresidente del Csm («Mi mandi numero?»). La Ferranti si raccomanda («Luca cerca di chiudere tu le cose prima di andartene») e suggerisce quella che potrebbe essere la strada giusta per piazzare Ermini al vertice del parlamentino dei giudici, ovvero un abboccamento con il futuro portabandiera della sinistra giudiziaria dentro al Csm, Giuseppe Cascini. Quindi aggiunge una raccomandazione: «Non facciamo i soliti». Palamara annuncia rivelazioni: «Poi ti spiego bene situazione». L’ex politica insiste: «Mi raccomando per tutto, anche Viterbo, oltre Francesco (Salzano, ndr)». Palamara si mostra disponibile: «Ok ci vediamo e parliamo». La Ferranti si trasforma in suffragetta di Ermini: «David è persona perbene conoscitore problemi giustizia buon carattere... insomma, dico, che ha meno di Vietti (Michele, ex vicepresidente del Csm, ndr)?!!». Palamara concorda: «Lo so bene». Il 13 settembre l’ex deputata dem, di rientro dalle vacanze, è sul pezzo: «Luca non fare scherzi oggi per avvocato generale... avevi tu parlato con Francesco, non puoi abbandonarlo». Palamara annuncia di voler mantenere la parola: «Infatti io non lo abbandono… perché se si vota io voto lui». La Ferranti è al suo fianco: «Mi sto battendo per nostro amico con molta esposizione... manteniamo le parole per favore, ingiustizie non tollerabili... porta a casa anche Eugenio». Palamara la rassicura su Turco: «Eugenio già fatto: 5 a 1». Due giorni fa il nuovo scatto di carriera.






