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Ma quale tregua, è l’esecutivo fregatura

Ma quale tregua, è l’esecutivo fregatura
ANSA

Lo chiamano governo di tregua. Ma tregua di che cosa? Forse della volontà degli elettori. Sono almeno sette anni che in questo Paese c'è una tregua. Esattamente dal novembre del 2011, quando, con una manovra di palazzo sostenuta dall'Europa, Silvio Berlusconi fu costretto alle dimissioni. Il Cavaliere può piacere o no, può essere considerato un geniale o un controverso leader politico. Tuttavia una cosa è certa: il fondatore di Forza Italia è stato l'ultimo presidente del Consiglio che gli italiani hanno votato ed eletto. L'unico che abbia rappresentato la volontà degli elettori.

Dopo Monti, con i suoi tecnici e le finte promesse di risanamento (la manovra voluta dall'Europa fu un colpo alla nostra già fragile economia, che da allora infatti non si è più realmente ripresa), arrivò il governo di Enrico Letta, ovvero un brodino caldo per la grande malata. Il nipotissimo fu scelto perché Pier Luigi Bersani e Beppe Grillo non si misero d'accordo e così si optò per il governo di tregua, onde far decantare la situazione. Come sia finita è risaputo. La scelta dell'uomo debole al comando aprì la strada a un uomo forte. Un altro governo non scelto dagli italiani, con Matteo Renzi che però si comportava come se una forza suprema lo avesse incaricato di governare l'Italia al posto degli italiani. Senza mai essere passato da un'elezione che lo legittimasse, l'ex sindaco di Firenze stravolse interi settori, da quello bancario a quello della scuola, decidendo senza discutere riforme di ogni tipo, compresa una della Costituzione. Il 4 dicembre di due anni fa, gli italiani decisero che ne avevano abbastanza di quel governo di tregua e votarono per ottenere che Renzi si ritirasse dalla politica, così come aveva promesso. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: ancora oggi l'ex presidente del Consiglio ed ex segretario del Partito democratico trama per stravolgere la volontà degli elettori.

Paolo Gentiloni, il premier che abbiamo in carica, fu indicato come capo di un governo di tregua dopo la devastante sconfitta di Renzi. Anche l'ex ministro degli Esteri, come i tre predecessori, non aveva ricevuto alcun mandato dagli elettori, e tuttavia nessuno si fece scrupolo di rispettare la volontà degli italiani o anche solo di interpellarli. Non sia mai che questi decidessero diversamente da come desideravano le cancellerie e da come pretendevano i partiti. Risultato: dopo circa 15 mesi di un Gentiloni di tregua e di governo, ecco arrivare finalmente le elezioni. Non fossero state un obbligo connesso alla fine legislatura, probabilmente non si sarebbero fatte e si sarebbe tirato avanti con Er Moviola, un soprannome che già dice tutto riguardo alle decisioni al rallentatore cui è abituato l'attuale premier. Il voto, essendo previsto dalla Costituzione, non poteva essere eliminato, ma poteva essere disinnescato con un sistema elettorale che impedisse un vincitore. E così, in tutta fretta, a pochi mesi dall'apertura dei seggi, è stato approntato il Rosatellum, un meccanismo perfetto se l'obiettivo era il non governo. I perdenti, Renzi e il Pd, come truppe occupanti in fuga, hanno avvelenato i pozzi. Sapendo di essere destinati alla sconfitta, hanno fatto terra bruciata durante la ritirata, in modo che ai vincitori fosse impedita la ricostruzione. Una strategia perfetta nella sua negatività, nella sua volontà di impedire che gli italiani decidessero del proprio futuro.

E così, ecco qui, con un altro governo di tregua, ovvero con un presidente del Consiglio scelto da qualcuno che non siano gli elettori. Sarà un magistrato oppure un banchiere? Un funzionario dello stato o un professore? Alla fine, chi si siederà sulla poltrona di Palazzo Chigi ha poca importanza. Ciò che conta è che farà di tutto per rimanervi incollato. In Italia niente è più duraturo di ciò che è precario e dunque un governo di tregua, fatto per fare il minimo necessario, è destinato a durare a lungo. Si comincia con le ragioni della finanza (il commissario europeo Moscovici ha già cominciato ad aprire le danze, rimettendoci al centro dell'attenzione come il grande malato, proprio come nel 2011) e si finisce con la necessità di cambiare le regole istituzionali. In tal modo, di riforma in riforma, passerà un'altra legislatura. Di riforma in riforma, ci toccherà un'altra fregatura. La tregua, per definizione, viene dopo un conflitto. Ma noi di conflitti non ne abbiamo avuti. Ci serviva una rivoluzione liberale, ci hanno dato un cadavere elettorale. E vorrebbero la tregua. Ma andate al diavolo.

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In particolare, l’intesa è stata sottoscritta dal ministro della Difesa somalo, Ahmed Moallim Fiqi, e dall’omologo saudita, Khalid bin Salman bin Abdulaziz. Secondo il governo di Mogadiscio, il patto «mira a rafforzare i quadri di cooperazione militare e di difesa tra i due Paesi e comprende molteplici aree di interesse comune, al servizio degli interessi strategici di entrambe le parti».

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