2024-09-14
Usiamo Sogin per il ritorno al nucleare
La vera sfida per l'Italia sarebbe impegnarsi nel nucleare (iStock)
Le tecnologie avanzate fanno passi da gigante, ma l’energia a basso costo serve subito. L’Italia dovrebbe tentare la via già rodata dei reattori di terza generazione. La società pubblica specializzata nel decommissioning degli impianti è a una svolta. Indagini della Guardia di finanza e commissariamento degli ex dirigenti alle spalle. Approvato il bilancio con un utile di 1,2 milioni.Lo speciale contiene due articoli Bruxelles prospetta nuovi tagli alle forniture del gas russo. Stop ai tubi che passano per l’Ucraina. Da chi ci forniremo? Quanto pagheremo. Domande che non hanno risposta, purtroppo. E nel frattempo la Commissione Ursula bis non indietreggia dal pallino rinnovabili. Eppure il mondo si spinge sempre di più nella direzione del nucleare. Un recente report della «World nuclear association» spiega che in questo momento ci sono 60 centrali nucleari in costruzione e altre 110 sono progettate sulla carta. La Cina da sola ne cuba 70. Segue la Russia, l’India, la Corea, il Giappone. In Europa? La Gran Bretagna ne sta costruendo 2 e altri due sono in via di finanziamento. Poi tra Francia, Slovacchia, Ungheria, Polonia e Romania se ne possono contare soltanto nove. Di cui in costruzione una, quella francese. È una situazione assurda che andrebbe subito affrontata e ribaltata. L’Europa è in totale deficit energetico. Se non c’è controllo della filiera energetica non c’è futuro nemmeno per il manifatturiero. Un rapporto presentato da Snam e Rystad energy, già raccontata dalla Verità lancia l’allarme sulle forniture di metano: fra sei anni il mondo sarà in deficit per l’aumento dei consumi e gli scarsi investimenti. «I mercati globali del gas rimangono in uno stato di equilibrio fragile, con una crescita limitata dell’offerta mentre la domanda aumenta costantemente, con un incremento dell’1,5% nel 2023 e un’accelerazione prevista al 2,1% entro la fine del 2024». A tirare la locomotiva l’Asia, mentre il Nord America e il Medio Oriente sono in testa alle esportazioni. Se la domanda continuerà a rafforzarsi, il deficit sarà ancora più marcato. Per questo serve il nucleare. L’energia che produce è a basso costo e ormai sicura. L’Italia nonostante le difficoltà dell’Europa dovrebbe non solo affrontare il tema concretamente (va detto che molte cose si stanno muovendo) e come primo passaggio dovrebbe creare un doppio binario. Uno tecnologico e l’altro pratico di approvvigionamento. Il nucleare di quarta generazione è sulla bocca di molti. Il che è una ottima notizia. Significa che il nostro Paese si pone come player all’avanguardia. Basti pensare a Newcleo e alle sperimentazioni in atto che potrebbero garantire centrali su piattaforme offshore capaci di fornire tanta energia quanto 200 pale eoliche. Mancano le autorizzazioni e l’iter burocratico è tutto da costruire. Chiaramente puntare alle acque internazionali è una scelta molto intelligente. Nel frattempo però oltre a lavorare per la sovranità tecnologica non si dovrebbe escludere qualcosa di più veloce e immediato. Prima del nucleare di quarta generazione potremmo puntare a quello di terzo. Ci sono tecnologie anglosassoni, come quelle di Rolls Royce che ha già ricevuto le prime omologazioni per Smr. Alisa per smal modular reactor. In Italia, posto che andrebbero aggiornate le autorità in grado di certificare e omologare, abbiamo Sogin. L’azienda di Stato ha passato anni difficili, di inchieste e di ritardi. Ma dopo il referendum di quasi 40 anni fa, il legislatore di è concentrato sul decommissiong di ciò che è stato spento. Si tratta però della stessa tecnologia che si può usare per i reattori in uso. Non solo, si tratta degli stessi livelli di conoscenza dell’atomo imposti dagli organismi internazionali. Recentemente l’ad Gian Luca Artizzu ha vergato un intervento sulla rivista Formiche facendo la lista della tecnologia che l’azienda ha in pancia e soprattutto delle professionalità disponibili. Ci è sembrato un intervento più che opportuno. Basta pensare a Sogin con lo sguardo rivolto al passato. Adesso bisogna guardare avanti. E sarebbe il caso di rimetterla al centro del dibattito politico, universitario e di investimenti. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/energia-nucleare-italia-2669203234.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="latomo-di-stato-esce-dalle-secche-oltre-alle-dismissioni-nuovi-progetti" data-post-id="2669203234" data-published-at="1726271242" data-use-pagination="False"> L’atomo di Stato esce dalle secche. Oltre alle dismissioni nuovi progetti La nuova gestione di Sogin, la società statale specializzata nel decommissioning degli impianti nucleari italiani e nella gestione dei rifiuti radioattivi, funziona. Il 5 settembre scorso l’assemblea degli azionisti ha approvato il bilancio 2023, il primo del nuovo consiglio di amministrazione insediato nell’agosto scorso, guidato dal presidente Carlo Massagli e dall’amministratore delegato Gian Luca Artizzu. Il bilancio d’esercizio di Sogin chiude infatti con un utile pari a 1,2 milioni di euro (nel 2022 l’utile era un terzo in meno) mentre il valore della produzione si attesta a circa 212,9 milioni di euro, in diminuzione rispetto ai circa 276,9 milioni di euro realizzato nel 2022 che, tuttavia, presentava un dato eccezionale e non ricorrente dovuto alle attività legate alla gestione del ciclo del combustibile. L’Ebitda si attesta su circa 19,1 milioni di euro (nel 2022 era pari a 21,8 milioni di euro). Anche Nucleco, la società controllata del gruppo, chiude con un utile pari a 2,4 milioni di euro (- 0,51 milioni nel 2022) e il valore della produzione è pari a circa 39,8 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente (30,5 milioni nel 2022). I risultati complessivi vedono, dunque, il gruppo Sogin (con l’aggiunta delle società controllate) ritornare all’utile di esercizio, pari a 3,6 milioni. Sono numeri che fanno ben sperare per il futuro di una società pubblica che potrebbe diventare strategica in questa fase di rilancio dell’energia nucleare da parte dell’esecutivo. Dopo gli anni della gestione Pd e Movimento 5 stelle, quindi, la società ricomincia a funzionare. Del resto gli ultimi anni erano stati molto problematici, tra indagini della Guardia di finanza e il commissariamento dell’ex presidente Luigi Perri e dell’ex amministratore delegato Emanuele Fontani, nominati ai tempi dell’ultimo governo Conte. Per di più il 2023 non è stato un anno semplice, dovuto al cambio di governance e anche a una nuova organizzazione interna. Ad aiutare è di sicuro la ripresa del settore, con nuovi sondaggi che dicono che gli italiani sarebbero favorevoli a un ritorno al nucleare. Secondo un sondaggio Swg della scorsa pimavera, quasi sei cittadini su dieci sarebbero a favore dell’implementazione delle nuove tecnologie nucleari in Italia. Per di più, per quanto riguarda le attività legate al Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e al Parco tecnologico (Dnpt) a dicembre 2023 c’è stata la pubblicazione dell’elenco delle Aree idonee con conseguente decreto (a febbraio 2024) che ha introdotto la possibilità delle autocandidature. Sogin potrebbe insomma rappresentare un tassello importante in questo percorso di rilancio del nucleare italiano. «Sogin è una società ricca di preziose competenze tecniche da valorizzare, anche in vista del ritorno al nucleare in Italia», spiega a La Verità Giuseppe Zollino, professore di tecnica ed tconomia dell’Energia e di Impianti Nucleari, responsabile Energia e Ambiente di Azione. «Lo so per esperienza diretta, avendola presieduta ormai dieci anni fa. E per le prime linee all’altezza, sotto tutti i profili. Il bilancio tornato all’utile è un’ottima notizia». Anzi, aggiunge Zollino, «non è l’unica cosa da sottolineare. Senza entrare nei dettagli di quanto accaduto negli ultimi anni, credo sia da apprezzare e incoraggiare il meritorio impegno dell’attuale vertice nel ripulire e riorganizzare la società. Mi auguro che completino il processo al più presto. Non dimentichiamo infatti che è in capo a Sogin la fondamentale mission di progettare e costruire il Deposito nazionale per i rifiuti a bassa attività. Credo che una Sogin trasparente, affidabile e credibile sia condizione necessaria, certo non sufficiente, per centrare l’obiettivo», I numeri positivi non hanno scoraggiato il Partito democratico dall’attaccare il governo di centrodestra, accusando l’esecutivo Meloni di voler rilanciare il nucleare ma di non sapere «nemmeno a gestire in maniera seria ed efficace la messa insicurezza dei rifiuti radioattivi presenti attualmente nel nostro Paese», hanno scritto in una nota congiunta i dem Marco Simiani e Vinicio Peluffo, sostenendo che l’amministratore delegato fosse stato persino nominato nonostante presunte indagini a suo carico. Dichiarazioni che Sogin ha bollato come «assolutamente false» e «prive di ogni fondamento». La società, infatti, ha voluto precisare come «l’amministratore delegato di Sogin non» fosse «affatto indagato al momento della sua nomina», ma che anzi «era stato» solo «sentito dalla Guardia di finanza in qualità di persona informata sui fatti relativi ad un procedimento che non lo riguardava, né risulta mai essere stato indagato». Ma soprattutto la società insiste sull’infondatezza delle accuse sulla mancata messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, «come attestato da continui e costanti riconoscimenti da parte di organismi terzi di livello internazionale e nazionale e che occorre smentire con forza dato il carattere allarmistico delle stesse».
(Esercito Italiano)
Si è conclusa l’esercitazione «Mangusta 2025», che ha visto impiegati, tra le provincie di Pisa, Livorno, Siena, Pistoia e Grosseto, oltre 1800 militari provenienti da 7 diverse nazioni e condotta quest’anno contemporaneamente con le esercitazioni CAEX II (Complex Aviation Exercise), dell'Aviazione dell'Esercito, e la MUFLONE, del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
L’esercitazione «Mangusta» è il principale evento addestrativo annuale della Brigata Paracadutisti «Folgore» e ha lo scopo di verificare la capacità delle unità paracadutiste di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata in uno scenario di combattimento ad alta intensità, comprendente attività di interdizione e contro-interdizione d’area volte a negare all’avversario la libertà di movimento e ad assicurare la superiorità tattica sul terreno e la condotta di una operazione JFEO (Joint Forcible Entry Operation) che prevede l’aviolancio, la conquista e la tenuta di un obiettivo strategico.
La particolarità della «Mangusta» risiede nel fatto che gli eventi tattici si generano dinamicamente sul terreno attraverso il confronto diretto tra forze contrapposte, riproducendo un contesto estremamente realistico e imprevedibile, in grado di stimolare la prontezza decisionale dei Comandanti e mettere alla prova la resilienza delle unità. Le attività, svolte in modo continuativo sia di giorno che di notte, hanno compreso fasi di combattimento in ambiente boschivo e sotterraneo svolte con l’impiego di munizionamento a salve e sistemi di simulazione, al fine di garantire il massimo realismo addestrativo.
Di particolare rilievo le attività condotte con l’obiettivo di sviluppare e testare le nuove tecnologie, sempre più fondamentali nei moderni scenari operativi. Nel corso dell’esercitazione infatti, oltre ai nuovi sistemi di telecomunicazione satellitare, di cifratura, di alimentazione elettrica tattico modulare campale anche integrabile con pannelli solari sono stati impiegati il Sistema di Comando e Controllo «Imperio», ed il sistema «C2 DN EVO» che hanno consentito ai Posti Comando sul terreno di pianificare e coordinare le operazioni in tempo reale in ogni fase dell’esercitazione. Largo spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di droni che hanno permesso di ampliare ulteriormente le capacità di osservazione, sorveglianza e acquisizione degli obiettivi.
La «Mangusta 2025» ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la cooperazione e l’amalgama all’interno della cosiddetta Airborne Community. A questa edizione hanno partecipato la Brigata Paracadutisti Folgore, la 1st Airborne Brigade giapponese, l’11th Parachute Brigade francese, il 16 Air Assault Brigade Combat Team britannica, il Paratrooper Regiment 31 e la Airborne Reconnaissance Company 260 tedesche, la Brigada «Almogávares» VI de Paracaidistas e la Brigada de la Legión «Rey Alfonso XIII» spagnole e la 6th Airborne Brigade polacca.
L’esercitazione ha visto il contributo congiunto di più Forze Armate e reparti specialistici. In particolare, l’Aviazione dell’Esercito ha impiegato vettori ad ala rotante CH-47F, UH-90A, AH-129D, UH-205A e UH-168B/D per attività di eliassalto ed elitrasporto. L’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto con velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea, impiegati per l’aviolancio di carichi e personale, oltre a partecipare con personale paracadutista «Fuciliere dell’Aria» del 16° Stormo «Protezione delle Forze» e fornendo il supporto logistico e di coordinamento dell’attività di volo da parte del 4° Stormo.
A completare il dispositivo interforze, la 2ª Brigata Mobile Carabinieri ha partecipato con unità del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti «Tuscania», del 7° Reggimento Carabinieri «Trentino Alto Adige» e del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia». Il 1° Tuscania ha eseguito azioni tipiche delle Forze Speciali, mentre gli assetti del 7° e 13° alle attività di sicurezza e controllo nell’area d’esercitazione e alle attività tattiche di contro-interdizione.
Questa sinergia ha permesso di operare efficacemente in un ambiente operativo multi-dominio, favorendo l’interoperabilità tra unità, sistemi e procedure, contribuendo a consolidare la capacità di coordinamento e integrazione.
Oltre a tutti i Reparti della Brigata Paracadutisti «Folgore», l’esercitazione ha visto la partecipazione del: 1° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Antares», 4° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Altair», 5° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Rigel», 7° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Vega», 66° Reggimento Fanteria Aeromobile «Trieste», 87° Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli», 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti «Col Moschin», 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi «Folgore», 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, 1° Reggimento «Granatieri di Sardegna», 33° Reggimento Supporto Tattico e Logistico «Ambrosiano», 33° Reggimento EW, 13° Reggimento HUMINT, 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica «Rombo» e 4° Reparto di Sanità «Bolzano» e di assetti di specialità dotati di sistema d’arma «Stinger» del 121° Reggimento artiglieria contraerei «Ravenna».
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