Egiziano con un’arma entra indisturbato nel Duomo di Milano
  • L’extracomunitario si è introdotto nella cattedrale e ha preso in ostaggio con il coltello una guardia. Arrestato dopo un blitz.
  • Continuano gli arrivi, nonostante l’incontro fra Luigi Di Maio e le autorità di Tunisi.

Lo speciale contiene due articoli.

Era seduto sui gradini del Duomo di Milano, già alle spalle del presidio nel quale sosta un mezzo blindato con due militari armati. Ogni tanto lanciava uno sguardo sulla pattuglia della polizia di Stato presente in piazza. E a quel punto è scattato un controllo. Gli agenti del commissariato Centro si sono avvicinati e gli hanno chiesto i documenti. Lui ha prima detto di chiamarsi Cristiano e di essere lì per lavorare. Poi è scattato in piedi, li ha bruciati sul tempo buttando giù con un calcio una transenna, ha varcato l’ingresso principale, quello riservato ai fedeli (in cui si effettuano i controlli con il metal detector e si verifica il contenuto delle borse), ha lasciato di stucco un vigilante e si è fiondato verso l’altare. Una seconda guardia giurata gli si è avvicinata ma, proprio davanti all’altare, è stata minacciata con un coltello a serramanico (con lama da 10 centimetri) puntato verso il collo e costretta a inginocchiarsi. Il tutto ripreso in diretta dalle telecamere a circuito chiuso che filmano costantemente i punti considerati «sensibili» (il video è stato postato sul profilo Twitter della polizia di Stato). Il protocollo di sicurezza è scattato circa alle 13. Quasi in contemporanea con l’ingresso. Ma se l’uomo fosse stato un terrorista avrebbe avuto tutto il tempo di fare una strage. Il che fa risaltare le criticità del sistema di sicurezza. Per fortuna l’egiziano ventiseienne era «solo» un balordo con precedenti per un furto di alcolici. In centrale è stato accertato che ha un passaporto rilasciato dalla Questura di Savona nel 2010, un regolare permesso di soggiorno di lunga durata e anche un’occupazione. Il suo precedente risale a quattro anni fa: all’aeroporto di Malpensa aveva rubato due bottiglie di vino al duty free ed era scappato. Anche in quella occasione lo avevano inseguito fino all’area riservata al personale dello scalo. Mentre visitatori e fedeli, che hanno temuto un attacco terroristico, sono stati condotti su un’ala del Duomo, è cominciata una trattativa con l’islamico, condotta dal vicedirigente del commissariato, il vicequestore Luca Gazzili, e dal commissario Mauro Frare, funzionario coordinatore della sezione volanti, andata a buon fine in pochi minuti. Al primo segno di cedimento gli agenti (erano in sei all’interno della cattedrale) gli sono saltati addosso e lo hanno disarmato e immobilizzato, liberando l’ostaggio. All’esterno c’era già una volante ad attenderlo. L’interrogatorio è stato condotto in Questura dagli investigatori della Digos, in stretto contatto con il pm Alberto Nobili, che coordina il pool antiterrorismo. A far tirare un sospiro di sollievo è arrivata una dichiarazione ufficiale: «Al momento non c’è alcun elemento concreto che possa far ipotizzare un gesto terroristico». L’immigrato ha riferito di essere di origine egiziana ma di essere nato a Londra. Ha farneticato anche che aveva una camera da letto all’interno del Duomo e voleva semplicemente entrare per farsi una pennichella dopo pranzo. L’accusa è di resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo d’arma e sequestro di persona. E siccome ha fornito false generalità ai poliziotti al momento del controllo, la Procura valuterà se avanzare anche questa contestazione.

«Un episodio gravissimo e inaccettabile», lo ha definito il governatore lombardo Attilio Fontana. «Ora la Regione è pronta fare la sua parte e, in base alle proprie competenze, assicura la massima attenzione e supporto alla guardia giurata», assicura l’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, che aggiunge: «Milano ormai vive in balia dei delinquenti. Se al momento non c’è alcun elemento concreto che possa far ipotizzare un gesto terroristico, resta comunque la gravità dell’accaduto».

Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, tuona su Facebook: «La grave aggressione non è che l’ultimo episodio in una città sempre più insicura, con l’aggravante che la violenza è entrata questa volta nel luogo più sacro di Milano. Non si contano più gli episodi violenti dello spaccio e della movida fuori controllo. La città ha bisogno di sicurezza. Ultimata la stagione dei flirt con Beppe Grillo, il sindaco Beppe Sala dovrà metterci la testa. Campagna elettorale permettendo». Dalla Lega, invece, attendono il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, sabato prossimo a Milano per la riunione del comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Paolo Grimoldi, deputato de Carroccio e segretario della Lega Lombarda, sottolinea che «è giusto riunire il comitato a Milano, città allo sbando sotto il profilo dell’ordine pubblico».


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