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2020-08-13
Egiziano con un’arma entra indisturbato nel Duomo di Milano
Ansa
Era seduto sui gradini del Duomo di Milano, già alle spalle del presidio nel quale sosta un mezzo blindato con due militari armati. Ogni tanto lanciava uno sguardo sulla pattuglia della polizia di Stato presente in piazza. E a quel punto è scattato un controllo. Gli agenti del commissariato Centro si sono avvicinati e gli hanno chiesto i documenti. Lui ha prima detto di chiamarsi Cristiano e di essere lì per lavorare. Poi è scattato in piedi, li ha bruciati sul tempo buttando giù con un calcio una transenna, ha varcato l'ingresso principale, quello riservato ai fedeli (in cui si effettuano i controlli con il metal detector e si verifica il contenuto delle borse), ha lasciato di stucco un vigilante e si è fiondato verso l'altare. Una seconda guardia giurata gli si è avvicinata ma, proprio davanti all'altare, è stata minacciata con un coltello a serramanico (con lama da 10 centimetri) puntato verso il collo e costretta a inginocchiarsi. Il tutto ripreso in diretta dalle telecamere a circuito chiuso che filmano costantemente i punti considerati «sensibili» (il video è stato postato sul profilo Twitter della polizia di Stato). Il protocollo di sicurezza è scattato circa alle 13. Quasi in contemporanea con l'ingresso. Ma se l'uomo fosse stato un terrorista avrebbe avuto tutto il tempo di fare una strage. Il che fa risaltare le criticità del sistema di sicurezza. Per fortuna l'egiziano ventiseienne era «solo» un balordo con precedenti per un furto di alcolici. In centrale è stato accertato che ha un passaporto rilasciato dalla Questura di Savona nel 2010, un regolare permesso di soggiorno di lunga durata e anche un'occupazione. Il suo precedente risale a quattro anni fa: all'aeroporto di Malpensa aveva rubato due bottiglie di vino al duty free ed era scappato. Anche in quella occasione lo avevano inseguito fino all'area riservata al personale dello scalo. Mentre visitatori e fedeli, che hanno temuto un attacco terroristico, sono stati condotti su un'ala del Duomo, è cominciata una trattativa con l'islamico, condotta dal vicedirigente del commissariato, il vicequestore Luca Gazzili, e dal commissario Mauro Frare, funzionario coordinatore della sezione volanti, andata a buon fine in pochi minuti. Al primo segno di cedimento gli agenti (erano in sei all'interno della cattedrale) gli sono saltati addosso e lo hanno disarmato e immobilizzato, liberando l'ostaggio. All'esterno c'era già una volante ad attenderlo. L'interrogatorio è stato condotto in Questura dagli investigatori della Digos, in stretto contatto con il pm Alberto Nobili, che coordina il pool antiterrorismo. A far tirare un sospiro di sollievo è arrivata una dichiarazione ufficiale: «Al momento non c'è alcun elemento concreto che possa far ipotizzare un gesto terroristico». L'immigrato ha riferito di essere di origine egiziana ma di essere nato a Londra. Ha farneticato anche che aveva una camera da letto all'interno del Duomo e voleva semplicemente entrare per farsi una pennichella dopo pranzo. L'accusa è di resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo d'arma e sequestro di persona. E siccome ha fornito false generalità ai poliziotti al momento del controllo, la Procura valuterà se avanzare anche questa contestazione.
«Un episodio gravissimo e inaccettabile», lo ha definito il governatore lombardo Attilio Fontana. «Ora la Regione è pronta fare la sua parte e, in base alle proprie competenze, assicura la massima attenzione e supporto alla guardia giurata», assicura l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, che aggiunge: «Milano ormai vive in balia dei delinquenti. Se al momento non c'è alcun elemento concreto che possa far ipotizzare un gesto terroristico, resta comunque la gravità dell'accaduto».
Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, tuona su Facebook: «La grave aggressione non è che l'ultimo episodio in una città sempre più insicura, con l'aggravante che la violenza è entrata questa volta nel luogo più sacro di Milano. Non si contano più gli episodi violenti dello spaccio e della movida fuori controllo. La città ha bisogno di sicurezza. Ultimata la stagione dei flirt con Beppe Grillo, il sindaco Beppe Sala dovrà metterci la testa. Campagna elettorale permettendo». Dalla Lega, invece, attendono il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, sabato prossimo a Milano per la riunione del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Paolo Grimoldi, deputato de Carroccio e segretario della Lega Lombarda, sottolinea che «è giusto riunire il comitato a Milano, città allo sbando sotto il profilo dell'ordine pubblico».
La diplomazia di Di Maio è un flop. Sbarcati a Lampedusa 50 tunisini
Dodici sbarchi, 16 tra gommoni e barchini approdati. Trecentosessanta migranti fermati e identificati. Sono i numeri delle ultime 24 ore sull'isola di Lampedusa. È crisi totale sul fronte sanitario e dell'ordine pubblico. Lo hanno definito l'assedio. Già, perché i militari della Capitaneria di porto e della Guardia costiera non fanno in tempo ad ormeggiare nell'area di sequestro del porto le piccole imbarcazioni utilizzate dai migranti che all'orizzonte si profilo altri arrivi. In fila, a motore spento, le «carrette del mare» attendono il loro turno per sbarcare sull'isola. La prefettura di Agrigento cerca di tamponare la situazione predisponendo il trasferimento dei migranti; l'hotspot di contrada Imbracola a Lampedusa ha superato da giorni il limite di capienza: 460 migranti a fronte di un'agibilità che si attesta sulle 200 unità. I nuovi arrivi sono prevalentemente tunisini, come testimoniano le segnalazioni delle ultime ore. Oltre 50 tunisini, con tre diversi barchini, sono sbarcati nella notte tra martedì e mercoledì. Nelle ore precedenti un barchino, con a bordo una ventina di migranti, è riuscito ad arrivare fino a Cala Palme a Lampedusa. I tunisini, abbandonando l'imbarcazione, si sono diretti verso il chiosco che sorge sull'arenile. E proprio la Tunisia è stata nei giorni scorsi al centro dell'agenda politica del governo. Dieci giorni fa il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha convocato l'ambasciatore tunisino a Roma per affrontare la questione dell'incremento degli sbarchi verso le coste italiane. Il titolare della Farnesina ha quindi invitato la Tunisia ad adottare ogni misura necessaria a contrastare le partenze illegali dal suo territorio. Tra queste anche l'attivazione di attività di più stretta vigilanza costiera e ad accelerare i voli di rimpatri. Il risultato? Sbarchi aumentati, partenze triplicate. Scarso, se non nullo, anche l'effetto sortito dalle dichiarazioni di intenti del ministro dell'Interno. «La Tunisia intervenga sui flussi incontrollati di migranti». Così il 27 luglio Luciana Lamorgese parlava al presidente della Tunisia Kais Saied incontrato proprio nella capitale del paese maghrebino. In quella circostanza il nostro ministro ha condiviso con Saied le «forti preoccupazioni italiane» per l'incremento degli arrivi via mare. Al 24 luglio su 11.191 migranti sbarcati in Italia, ben 5.237 sono partiti dalla Tunisia e di questi quasi 4mila sono tunisini. «Flussi incontrollati» così li ha definiti il Viminale in quella circostanza. Come per Di Maio, anche l'incontro con la Lamorgese si è concluso con le rassicurazioni su una «intensificazione dei controlli alle frontiere marittime per contrastare l'attività dei trafficanti di migranti». Nulla di fatto. Intanto è salito a 73 il numero di migranti positivi al Covid nell'hotspot di Pozzallo, primo centro di raccolta degli stranieri sbarcati a Lampedusa. Il prefetto di Ragusa, Filippina Cocuzza, ha annunciato al sindaco Roberto Ammatuna che sarà l'esercito a presidiare il centro. I militari arriveranno lunedì prossimo, mentre a denunciare la situazione con un post su Facebook per richiamare l'attenzione del governo è stato l'assessore alla Salute della regione Sicilia, Ruggero Razza: «Ho appena appreso dai sanitari dell'Asp di Ragusa che a Pozzallo altri 64 migranti ospiti dell'hotspot sono risultati positivi al coronavirus. Tutto questo in un solo giorno. Spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma». Anche il capo della polizia, Franco Gabrielli, conferma: «Stiamo cercando di limitare i focolai» generati dai flussi migratori.
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L'extracomunitario si è introdotto nella cattedrale e ha preso in ostaggio con il coltello una guardia. Arrestato dopo un blitz.Continuano gli arrivi, nonostante l'incontro fra Luigi Di Maio e le autorità di Tunisi.Lo speciale contiene due articoli.Era seduto sui gradini del Duomo di Milano, già alle spalle del presidio nel quale sosta un mezzo blindato con due militari armati. Ogni tanto lanciava uno sguardo sulla pattuglia della polizia di Stato presente in piazza. E a quel punto è scattato un controllo. Gli agenti del commissariato Centro si sono avvicinati e gli hanno chiesto i documenti. Lui ha prima detto di chiamarsi Cristiano e di essere lì per lavorare. Poi è scattato in piedi, li ha bruciati sul tempo buttando giù con un calcio una transenna, ha varcato l'ingresso principale, quello riservato ai fedeli (in cui si effettuano i controlli con il metal detector e si verifica il contenuto delle borse), ha lasciato di stucco un vigilante e si è fiondato verso l'altare. Una seconda guardia giurata gli si è avvicinata ma, proprio davanti all'altare, è stata minacciata con un coltello a serramanico (con lama da 10 centimetri) puntato verso il collo e costretta a inginocchiarsi. Il tutto ripreso in diretta dalle telecamere a circuito chiuso che filmano costantemente i punti considerati «sensibili» (il video è stato postato sul profilo Twitter della polizia di Stato). Il protocollo di sicurezza è scattato circa alle 13. Quasi in contemporanea con l'ingresso. Ma se l'uomo fosse stato un terrorista avrebbe avuto tutto il tempo di fare una strage. Il che fa risaltare le criticità del sistema di sicurezza. Per fortuna l'egiziano ventiseienne era «solo» un balordo con precedenti per un furto di alcolici. In centrale è stato accertato che ha un passaporto rilasciato dalla Questura di Savona nel 2010, un regolare permesso di soggiorno di lunga durata e anche un'occupazione. Il suo precedente risale a quattro anni fa: all'aeroporto di Malpensa aveva rubato due bottiglie di vino al duty free ed era scappato. Anche in quella occasione lo avevano inseguito fino all'area riservata al personale dello scalo. Mentre visitatori e fedeli, che hanno temuto un attacco terroristico, sono stati condotti su un'ala del Duomo, è cominciata una trattativa con l'islamico, condotta dal vicedirigente del commissariato, il vicequestore Luca Gazzili, e dal commissario Mauro Frare, funzionario coordinatore della sezione volanti, andata a buon fine in pochi minuti. Al primo segno di cedimento gli agenti (erano in sei all'interno della cattedrale) gli sono saltati addosso e lo hanno disarmato e immobilizzato, liberando l'ostaggio. All'esterno c'era già una volante ad attenderlo. L'interrogatorio è stato condotto in Questura dagli investigatori della Digos, in stretto contatto con il pm Alberto Nobili, che coordina il pool antiterrorismo. A far tirare un sospiro di sollievo è arrivata una dichiarazione ufficiale: «Al momento non c'è alcun elemento concreto che possa far ipotizzare un gesto terroristico». L'immigrato ha riferito di essere di origine egiziana ma di essere nato a Londra. Ha farneticato anche che aveva una camera da letto all'interno del Duomo e voleva semplicemente entrare per farsi una pennichella dopo pranzo. L'accusa è di resistenza a pubblico ufficiale, porto abusivo d'arma e sequestro di persona. E siccome ha fornito false generalità ai poliziotti al momento del controllo, la Procura valuterà se avanzare anche questa contestazione.«Un episodio gravissimo e inaccettabile», lo ha definito il governatore lombardo Attilio Fontana. «Ora la Regione è pronta fare la sua parte e, in base alle proprie competenze, assicura la massima attenzione e supporto alla guardia giurata», assicura l'assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, che aggiunge: «Milano ormai vive in balia dei delinquenti. Se al momento non c'è alcun elemento concreto che possa far ipotizzare un gesto terroristico, resta comunque la gravità dell'accaduto». Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, tuona su Facebook: «La grave aggressione non è che l'ultimo episodio in una città sempre più insicura, con l'aggravante che la violenza è entrata questa volta nel luogo più sacro di Milano. Non si contano più gli episodi violenti dello spaccio e della movida fuori controllo. La città ha bisogno di sicurezza. Ultimata la stagione dei flirt con Beppe Grillo, il sindaco Beppe Sala dovrà metterci la testa. Campagna elettorale permettendo». Dalla Lega, invece, attendono il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, sabato prossimo a Milano per la riunione del comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica. Paolo Grimoldi, deputato de Carroccio e segretario della Lega Lombarda, sottolinea che «è giusto riunire il comitato a Milano, città allo sbando sotto il profilo dell'ordine pubblico». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/egiziano-con-unarma-entra-indisturbato-nel-duomo-di-milano-2646964352.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-diplomazia-di-di-maio-e-un-flop-sbarcati-a-lampedusa-50-tunisini" data-post-id="2646964352" data-published-at="1597273980" data-use-pagination="False"> La diplomazia di Di Maio è un flop. Sbarcati a Lampedusa 50 tunisini Dodici sbarchi, 16 tra gommoni e barchini approdati. Trecentosessanta migranti fermati e identificati. Sono i numeri delle ultime 24 ore sull'isola di Lampedusa. È crisi totale sul fronte sanitario e dell'ordine pubblico. Lo hanno definito l'assedio. Già, perché i militari della Capitaneria di porto e della Guardia costiera non fanno in tempo ad ormeggiare nell'area di sequestro del porto le piccole imbarcazioni utilizzate dai migranti che all'orizzonte si profilo altri arrivi. In fila, a motore spento, le «carrette del mare» attendono il loro turno per sbarcare sull'isola. La prefettura di Agrigento cerca di tamponare la situazione predisponendo il trasferimento dei migranti; l'hotspot di contrada Imbracola a Lampedusa ha superato da giorni il limite di capienza: 460 migranti a fronte di un'agibilità che si attesta sulle 200 unità. I nuovi arrivi sono prevalentemente tunisini, come testimoniano le segnalazioni delle ultime ore. Oltre 50 tunisini, con tre diversi barchini, sono sbarcati nella notte tra martedì e mercoledì. Nelle ore precedenti un barchino, con a bordo una ventina di migranti, è riuscito ad arrivare fino a Cala Palme a Lampedusa. I tunisini, abbandonando l'imbarcazione, si sono diretti verso il chiosco che sorge sull'arenile. E proprio la Tunisia è stata nei giorni scorsi al centro dell'agenda politica del governo. Dieci giorni fa il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha convocato l'ambasciatore tunisino a Roma per affrontare la questione dell'incremento degli sbarchi verso le coste italiane. Il titolare della Farnesina ha quindi invitato la Tunisia ad adottare ogni misura necessaria a contrastare le partenze illegali dal suo territorio. Tra queste anche l'attivazione di attività di più stretta vigilanza costiera e ad accelerare i voli di rimpatri. Il risultato? Sbarchi aumentati, partenze triplicate. Scarso, se non nullo, anche l'effetto sortito dalle dichiarazioni di intenti del ministro dell'Interno. «La Tunisia intervenga sui flussi incontrollati di migranti». Così il 27 luglio Luciana Lamorgese parlava al presidente della Tunisia Kais Saied incontrato proprio nella capitale del paese maghrebino. In quella circostanza il nostro ministro ha condiviso con Saied le «forti preoccupazioni italiane» per l'incremento degli arrivi via mare. Al 24 luglio su 11.191 migranti sbarcati in Italia, ben 5.237 sono partiti dalla Tunisia e di questi quasi 4mila sono tunisini. «Flussi incontrollati» così li ha definiti il Viminale in quella circostanza. Come per Di Maio, anche l'incontro con la Lamorgese si è concluso con le rassicurazioni su una «intensificazione dei controlli alle frontiere marittime per contrastare l'attività dei trafficanti di migranti». Nulla di fatto. Intanto è salito a 73 il numero di migranti positivi al Covid nell'hotspot di Pozzallo, primo centro di raccolta degli stranieri sbarcati a Lampedusa. Il prefetto di Ragusa, Filippina Cocuzza, ha annunciato al sindaco Roberto Ammatuna che sarà l'esercito a presidiare il centro. I militari arriveranno lunedì prossimo, mentre a denunciare la situazione con un post su Facebook per richiamare l'attenzione del governo è stato l'assessore alla Salute della regione Sicilia, Ruggero Razza: «Ho appena appreso dai sanitari dell'Asp di Ragusa che a Pozzallo altri 64 migranti ospiti dell'hotspot sono risultati positivi al coronavirus. Tutto questo in un solo giorno. Spero che adesso si capisca perché da mesi parliamo della necessità di un protocollo sanitario e di pesanti sottovalutazioni da parte di Roma». Anche il capo della polizia, Franco Gabrielli, conferma: «Stiamo cercando di limitare i focolai» generati dai flussi migratori.
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Non solo. A emergere è anche un altro dato che smonta una certa narrazione dominante: le identità non binarie rappresentano una quota minoritaria, intorno al 16%. La grande maggioranza degli italiani si riconosce ancora in un’identità sessuale e di genere tradizionale. Numeri che restituiscono un Paese molto meno «fluido» di quanto spesso venga descritto. I dati che emergono, letti insieme, delineano un quadro più complesso di quanto spesso venga raccontato. La società cambia, ma lo fa con gradualità, mantenendo punti fermi che resistono nel tempo. Il rapporto evidenzia infatti una sessualità più aperta nelle pratiche e nei contesti, ma ancora fortemente legata alla dimensione della coppia. Le relazioni stabili restano centrali e, in molti casi, risultano anche le più soddisfacenti dal punto di vista della vita intima. Non mancano, però, segnali di trasformazione. Cresce il ricorso alle piattaforme digitali per conoscere nuove persone (oltre il 40% degli italiani dichiara di aver utilizzato almeno una volta app o social per finalità relazionali o sessuali), aumenta la diffusione del sesso mediato dalla tecnologia e si registra una maggiore curiosità verso esperienze diverse rispetto a quelle legate al passato. Il porno, ad esempio, entra sempre più spesso nella quotidianità di coppia, mentre i social diventano uno spazio di interazione anche sul piano relazionale. Si tratta di cambiamenti che non sostituiscono, ma affiancano i modelli tradizionali. Una sorta di doppio binario: da un lato la stabilità della coppia, dall’altro nuove forme di esplorazione e di espressione della sessualità. In questo contesto, la monogamia continua a rappresentare una scelta prevalente, non necessariamente per adesione a un modello rigido, ma spesso per una ricerca di equilibrio e continuità. Un dato che riflette anche un’esigenza più ampia di stabilità, in un periodo segnato da incertezze economiche e sociali. Il rapporto Censis suggerisce quindi una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà: gli italiani non sono immobili, ma nemmeno così radicalmente trasformati come talvolta si tende a raccontare. Ma resta, nella maggioranza dei casi, ancorata a una dimensione relazionale riconoscibile, fatta di coppia, continuità e identità definite.
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Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha proseguito oggi il ciclo di visite sul territorio nazionale con una tappa in Lombardia, dove ha incontrato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’implementazione delle priorità strategiche della Difesa, in particolare quella relativa al «bilanciamento delle componenti», finalizzata a rafforzare la coerenza tecnologica tra le Forze armate. Un obiettivo ritenuto essenziale per garantire la capacità di operare in scenari multidominio, sia in ambito alleato sia su base nazionale.
Nel corso della giornata, il generale si è recato dapprima al Comando interregionale Pastrengo dell’Arma dei Carabinieri, dove ha espresso apprezzamento per il servizio svolto a tutela dei cittadini e per il contributo fornito nelle operazioni all’estero. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dell’Arma non solo come polizia militare, ma anche nelle attività di stability policing nelle fasi post-conflitto, ambito in cui l’esperienza italiana è riconosciuta anche in sede Nato. Successivamente, Portolano ha visitato il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, reparto che fornisce supporto diretto al quartier generale multinazionale Nato NRDC-ITA, con sede in Italia e attualmente impegnato anche nella prontezza dell’Allied Reaction Force. Rivolgendosi al personale, ha sottolineato la professionalità, lo spirito di sacrificio e la dedizione dimostrati sia sul territorio nazionale sia nelle missioni all’estero, evidenziando il ruolo cruciale del reparto nel garantire collegamenti, continuità di comando e supporto alle strutture operative.
La giornata si è conclusa con gli incontri istituzionali a Milano, occasione per ribadire il legame tra la Difesa e le autorità locali, anche in relazione al contributo fornito alla sicurezza dei cittadini in coordinamento con le Forze di polizia. Domani è infine prevista la visita al 6° Stormo dell’Aeronautica militare, reparto di volo impegnato nella difesa aerea e nel controllo dello spazio nazionale già in tempo di pace.
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Mario Fresa (Imagoeconomica)
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari.
La replica dei legali
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
La risposta della redazione
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
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