È ancora battaglia sugli sbancati. La paura dell’Ue impantana la norma
  • In Cdm deflagra lo scontro tra Giovanni Tria e il resto dei gialloblù. Giuseppe Conte prova a mediare sullo «scudo» da garantire ai funzionari del Mef. Resta il nodo su platea dei rimborsi e arbitrati. Probabile un nuovo incontro dell’esecutivo.
  • Nel dl Crescita fondi per le opere degli enti locali. Poi riduzione Ires e agevolazione Imu per i capannoni. Il pemier: «Con le nostre misure, redditi su di 1.621 euro in due anni».

Lo speciale contiene due articoli.

La partita sui risarcimenti non è ancora arrivata a una conclusione definitiva: mentre questo giornale andava in stampa, ieri sera, il match era a mala pena alla fine del primo tempo. Infatti, secondo le indiscrezioni della serata di ieri, dopo ore di discussione sullo «scudo» da assicurare ai funzionari pubblici e su un collegio di saggi che dovrebbero occuparsi degli arbitrati, su gran parte dei punti decisivi (chi riceve, quando riceve, quanto riceve) si era ancora in alto mare. Probabile una nuova convocazione del Cdm il 9, preceduta da un incontro di Conte con le associazioni dei risparmiatori.

Pare dunque destinato ad aprirsi un secondo tempo di intensi negoziati e battaglie, tra Mef, presidenza del Consiglio, partiti di maggioranza, e – cosa che non va mai esclusa – uffici del Colle. Ciascuno comprende, vista la delicatezza del tema, che l’ultima parola sarà stata detta – e scritta – solo quando leggeremo il provvedimento vero e proprio. Ed è in ogni caso probabile che, su tutto, venga usata l’espressione «salvo intese»: è la formula pudica (utilizzata da anni, da tutti i governi) per adottare formalmente un provvedimento, ma in realtà riservandosi di scriverlo o completarlo nei giorni successivi (a volte, nelle settimane successive).

Certo, ancora ieri fonti M5s si affannavano a dire che la norma c’è già, riferendosi a quanto si era stabilito (con relativo stanziamento di 1,5 miliardi) al tempo della manovra di fine 2018. Ma resta il «dettaglio» che senza un decreto attuativo tutto resta fermo.

Insomma, sbancati senza pace e governo senza tregua, in una giornata ancora largamente dominata dall’ormai consueto botta e risposta tra Giovanni Tria e il resto della compagine governativa.

In mattinata, da San Patrignano, Giuseppe Conte aveva cercato di medicare le ferite e spargere ottimismo: «Sulle banche stiamo lavorando alacremente. C’è una forte unità d’intenti da parte del governo nel procedere rapidamente e assicurare liquidazioni a tutti i risparmiatori dei risarcimenti dei danni quanto prima possibile. È un problema tecnico. Oggi ci troviamo nel cdm, confidiamo di poter risolvere anche questo».

Ma nelle stesse ore, con un’operazione mediatica volta a gettare benzina sul fuoco, fonti del Mef facevano trapelare altre contrarietà, difficoltà, resistenze. La pezza d’appoggio evocata da Tria per opporsi è stata un recente pronunciamento della Cassazione che obbliga le pubbliche amministrazioni a disapplicare le regole contrastanti con norme Ue. Già da una mezza giornata, si era discusso sullo «scudo» per proteggere i tecnici del Mef, ma una velina fatta circolare ieri – a poche ore dal cdm – obiettava che non ci sarebbe stata comunque protezione sufficiente davanti alla Corte dei Conti in caso di danno erariale. Di qui le ulteriori discussioni proseguite fino a sera.

La verità è che da giorni erano in preparazione due testi dall’impostazione diversissima. Un testo predisposto dagli uomini di Tria (in filo diretto costante con la Commissaria Ue Margrethe Vestager), con dentro un meccanismo di arbitrato, tutto concepito per non intaccare la logica del bail in, e in ultima analisi piuttosto restrittivo sulla concessione del ristoro. I grillini, attraverso il sottosegretario Alessio Villarosa, avevano invece ipotizzato uno schema di risarcimento più automatico e generalizzato. Alcuni membri del governo, in uno sforzo di mediazione, avevano anche suggerito un doppio percorso: automatismo per una parte dei danneggiati, analisi più attenta e «filtrata» per altri casi.

Sta di fatto che la questione è politicamente rovente. E non solo per la promessa fatta più volte da M5S e Lega agli sbancati. Ma anche perché l’atteggiamento ultra prudente di Tria stride con il recente clamoroso pronunciamento della Corte di giustizia dell’Ue, che ha accolto il ricorso contro la decisione della Commissione di Bruxelles che considerò aiuto di Stato l’intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi per il salvataggio di Tercas nel 2014. Quella decisione cambia tutto, e non si capisce per quale ragione l’Italia debba continuare a giocare in difesa, anziché andare all’attacco. Se la stessa Corte di giustizia Ue attesta che – allora – ci fu contro l’Italia una decisione illegittima, contraria alle regole Ue, perché non tentare – ora – un negoziato forte per risarcire i danneggiati?

Così, è rimasto fatalmente in secondo piano (e anche questo non è un successo di comunicazione del governo) il resto dei contenuti del «decreto crescita»: norme sul made in Italy, sulla finanza di impresa, sull’internazionalizzazione, più alcune misure fiscali. Tra queste ultime citiamo: il ritorno del super ammortamento (sia pure per un periodo limitato), un taglio progressivo dell’Ires, e un ulteriore aumento della deducibilità Imu degli immobili strumentali all’attività di impresa.

Quanto al provvedimento sbloccac antieri, Conte ha annunciato che tra un paio di giorni sarà in Gazzetta Ufficiale. E anche in quel caso si tratterà di leggere la versione finale per capire l’effettiva portata – auspicabilmente non troppo limitata – della misura.

Varato infine anche il cosiddetto disegno di legge «salva mare» per consentire ai pescatori di scaricare nei porti la plastica raccolta o rimasta impigliata nelle loro reti.


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