2024-09-07
Pavel Durov: «Accusato per crimini altrui». Ma intanto comincia già a cedere
Pavel Durov, patron e fondatore di Telegram (Ansa)
Nel suo primo messaggio pubblico dopo l’arresto in Francia, il fondatore di Telegram si difende: «Sorpreso, devo pagare per cose commesse da terzi». Nel frattempo ammette le falle della chat e modifica le regole.Mentre in Europa si torna a parlare «di controllo delle chat» per contrastare gli abusi sessuali sui minori e mentre in Brasile si ragiona ancora sul blocco del social network X di Elon Musk, ricompare su Telegram il suo fondatore, Pavel Durov. A due settimane dall’arresto in Francia, infatti, il miliardario russo (15 miliardi di dollari di patrimonio), con passaporto francese e emiratino, si fa vivo con un lungo post sul canale Du Rove’s Channel, più di 12 milioni di iscritti e fermo dallo scorso 24 agosto. Durov, in libertà semi vigilata dopo aver versato una cauzione di 5 milioni di euro, deve restare in Francia in attesa del processo e deve presentarsi due volte alla settimana alla polizia. Commentando il suo arresto all’aeroporto di Parigi Bercy, il fondatore di Telegram critica l’atteggiamento delle autorità francesi ma soprattutto si dice «sorpreso» sul fatto che «potrei essere personalmente responsabile dell’uso illegale di Telegram da parte di altre persone, perché le autorità francesi non hanno ricevuto risposte da Telegram». I toni del fondatore russo sono di difesa, ma alla fine sembra cedere anche lui, perché - scrive - «nonostante siamo spinti dall’intenzione di fare del bene e di proteggere i diritti fondamentali delle persone, soprattutto nei luoghi in cui tali diritti vengono violati» questo potrebbe «non» essere «abbastanza». Del resto, scrive Durov «il brusco aumento del numero di utenti di Telegram fino a 950 milioni ha causato difficoltà crescenti che hanno reso più facile per i criminali abusare della nostra piattaforma». E annuncia «mi sono posto l’obiettivo personale di garantire un miglioramento significativo delle cose in questo senso. Abbiamo già avviato questo processo internamente e molto presto condividerò con voi maggiori dettagli sui nostri progressi». Proprio nelle ore successive al post del fondatore, i giornali di settore hanno scoperto che Telegram aveva rimosso una riga dalle sue Faq, al punto D («C’è del contenuto illegale su Telegram. Come posso eliminarlo?»). La parte del testo rimossa spiegava che «tutte le chat di Telegram e le chat di gruppo sono private tra i loro partecipanti» e che «non elaboriamo alcuna richiesta relativa a esse». Ora invece in cima alla «domanda frequente» compare una scritta molto chiara: «Tutte le app di Telegram dispongono di pulsanti “segnala” che consentono di segnalare i contenuti illegali ai nostri moderatori, con pochi tocchi». A quanto pare, secondo quanto spiegato dal portavoce di Telegram Remi Vaugh, il codice dell’applicazione non sarebbe cambiato. Quindi «le chat private sono ancora private, anche se potresti sempre segnalare una nuova chat in arrivo ai moderatori utilizzando Blocca > Segnala. Chiunque può controllare il codice open source di Telegram e vedere che non ci sono state modifiche», ha spiegato Vaugh. Eppure, le nuove regole stanno creando una certa confusione tra gli esperti del settore. Lo stesso Durov lo aveva scritto nel suo post: «Telegram» non è «perfetto», facendo poi ammenda. «Anche il fatto che le autorità possano essere confuse su dove inviare le richieste è qualcosa che dovremmo migliorare. Ma le affermazioni di alcuni media secondo cui Telegram è una sorta di paradiso anarchico sono assolutamente false. Ogni giorno eliminiamo milioni di post e canali dannosi». Secondo il giornale online Decrypt, che ha contattato Telegram, in futuro la piattaforma di messaggistica criptata «bloccherà solo i contenuti legati al terrorismo, come i canali dell’Isis, consentendo al contempo l’espressione pacifica di opinioni alternative». Appare evidente come la guerra tra gli Stati sovrani e i cosiddetti monarchi digitali, come Durov o Musk, stia andando a vantaggio dei primi. Nel suo lungo post, Durov ha ammesso di essere sempre aperto al dialogo con i vari Paesi del mondo, anche se «a volte non riusciamo a concordare con l’autorità di regolamentazione di un Paese il giusto equilibrio tra privacy e sicurezza» come in Russia o in Iran. «Quando la Russia ci ha chiesto di consegnare le “chiavi di crittografia” per consentire la sorveglianza, abbiamo rifiutato e Telegram è stato bandito in Russia. Quando l’Iran ci ha chiesto di bloccare i canali dei manifestanti pacifici, abbiamo rifiutato e Telegram è stato bandito in Iran», scrive Durov. Telegram collabora con diverse autorità di tanti Stati. Ha un suo referente in Europa. Ma questo potrebbe non bastare. È ormai evidente che la libertà che fino a pochi anni fa circolava sui social o sulle piattaforme di messaggistica potrebbe presto scomparire. La direttiva europea di cui si era parlato a giugno, ovvero la Upload Moderation, proposta dal Consiglio dell’Unione europea, vera e propria sorveglianza di massa delle chat, è tornata di attualità a Bruxelles. È in agenda della prossima settimana. In pratica, stando alla proposta, in futuro tutti i messaggi privati di tutti i cittadini verranno controllati per verificare la presenza di immagini di abusi sui minori. Quando vengono inviati messaggi privati, questi verranno confrontati con un database di immagini conosciute di abusi sui minori. Sarà l’intelligenza artificiale a determinare se si tratta di nuove immagini di abusi sui minori. I messaggi normali e vocali dovrebbero essere salvi, ma le immagini saranno scansionate. In questo modo provider che utilizzano la crittografia end-to-end, come WhatsApp ma anche app incentrate sulla privacy come Signal, dovranno utilizzare la cosiddetta «moderazione del caricamento». Telegram forse si è già portato avanti. Di sicuro le piattaforme digitale potrebbero essere in futuro completamente diverse da quelle di adesso.
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