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2025-09-12
Pure tra i macronisti cresce il dubbio se sostenere il neo premier Lecornu
Sébastien Lecornu (Ansa)
Il nuovo premier francese Sébastien Lecornu ha effettuato ieri delle visite protocollari ai presidenti dei due rami del Parlamento, ma ha anche incontrato l’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy. Così facendo ha dato ragione a chi, un po’ malignamente, pensa che il neo primo ministro non sia destinato a cambiare i destini della Francia. In effetti viene da chiedersi come mai, oltre a vedere i vertici istituzionali come vuole la tradizione repubblicana, Lecornu abbia avuto bisogno di andare a far visita ad un ex leader che, sebbene influente, sta attraversando un periodaccio. Ad inizio anno è stato condannato in via definitiva nel processo «des écoutes» (le intercettazioni). E poi Sarkozy è in attesa della sentenza del processo sui presunti finanziamenti libici della campagna presidenziale del 2007. L’ex inquilino dell’Eliseo è stato privato recentemente anche della Legione d’onore a causa delle vicende giudiziarie. Certo, il nuovo capo del governo francese (ancora da formare) può incontrare chi vuole, ed è anche vero che la sua militanza politica è iniziata proprio nel partito fondato da Sarkozy. Ma che bisogno c’era di correre dal proprio ex «capo» quando ci si appresta a guidare un Paese? Le Figaro ha riportato le parole entusiaste usate dallo staff dell’ex presidente dopo l’incontro con Lecornu. «Nicolas Sarkozy è stato contento di questo momento» e «ha ribadito la sua amicizia e testimoniato il suo sostegno». Da segnalare che, sempre ieri, l’ex capo dello Stato francese ha incontrato l’ex premier macronista Gabriel Attal.
Lasciando da parte il marito di Carla Bruni, ieri l’ex premier Dominique de Villepin ha usato il vetriolo per commentare la nomina di Lecornu. Su France info, De Villepin ha dichiarato che il neo premier «non deve essere il simpatico cagnolino del presidente» e che la deve smettere di fare il gioco «dei ragazzini che divertono il presidente, con in mano un bicchiere di whisky, raccontando storielle o prendendo in giro qualcuno» visto che «è questo che hanno fatto, l’uno e l’altro, nel corso degli anni».
Tornando agli incontri istituzionali, il primo si è svolto all’Assemblea nazionale, dove Lecornu era atteso dal presidente di questo ramo del Parlamento, la macronista Yaël Braun-Pivet. Dopo il rendez-vous, Braun-Pivet ha scritto su X che «i francesi si aspettano che sappiamo unire le nostre forze invece di rimarcare le nostre differenze». Il presidente della Camera bassa transalpina ha si è anche rivolto ai suoi colleghi dicendo che spetta «ai deputati l’andare oltre le differenze per far progredire il nostro Paese». Parole interessanti quelle di Braun-Pivet, una donna al vertice di un’aula parlamentare che, quando si è trattato di eleggere i vicepresidenti e altre cariche dopo le elezioni dell’anno scorso, ha fatto di tutto per tagliare fuori i deputati del Rassemblement national di Marine Le Pen. E pazienza se questo partito avesse ottenuto un terzo degli scranni.
L’incontro con Gérard Larcher, il presidente del Senato e seconda carica dello Stato, è avvenuto nel pomeriggio ma, quando questa edizione della Verità andava in stampa, non c’erano ancora aggiornamenti rilasciati dalla Camera alta del Parlamento francese. Tuttavia, già in mattinata su Bfm tv, Larcher aveva criticato la mozione per la destituzione di Macron e aperto la porta ai socialisti tentati di sostenere il governo.
Nel frattempo, ieri alcuni partiti e sindacati hanno fatto delle nuove mosse e inviato segnali non proprio di pace al neo premier. In merito alla riforma delle pensioni, un portavoce del sindacato Cfdt, ha dichiarato all’agenzia di stampa France Presse che per la sua sigla «è fuori questione che si rilanci il conclave sulle pensioni». Questo nome ecclesiale era stato scelto dall’ex premier François Bayrou per battezzare le trattative tra governo, sindacati e imprenditori, che avrebbero dovuto portare ad una nuova normativa previdenziale.
Ma oltre alle pensioni, il neo premier ha anche altre gatte da pelare. In primis l’ostilità di una buona fetta dell’Assemblea nazionale. È da questo emiciclo che, sempre ieri, la deputata di estrema sinistra de La France Insoumise, Mathilde Panot, ha fatto sapere via X che la mozione per la destituzione del presidente Emmanuel Macron ha già ottenuto le firme di 104 deputati di sinistra. Lecornu rischia inoltre di perdere il sostegno di alcuni deputati macronisti che sarebbero tentati da un avvicinamento con alcune posizioni del Partito socialista come la tassazione dei «ricchi» o la riduzione dei tagli di bilancio.
E poi c’è il capitolo sicurezza che, come si è visto con le devastazioni provocate dall’estrema sinistra e dai black block nelle manifestazioni di mercoledì, è davvero un’emergenza nazionale con la quale Lecornu dovrà fare i conti. Alle minacce minacce alla convivenza civile, promosse dall’estrema sinistra e da disobbedienti vari, vanno aggiunte quelle provenienti dal narcotraffico, che sta rendendo la Francia sempre più simile al Messico, nonché le insidie provenienti dagli islamisti che infiltrano sempre di più la società e le istituzioni transalpine. Purtroppo per Lecornu, inoltre, oggi Fitch renderà noto il suo rating sulla Francia, mentre il 18 settembre è previsto un nuovo sciopero generale.
Via l’immunità al deputato di Afd
Il Bundestag, ossia il Parlamento federale tedesco, ha revocato l’immunità parlamentare di Maximilian Krah, deputato dell’Alternative für Deutschland. La decisione ha consentito agli inquirenti di procedere a una serie di perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni del politico. Al centro del procedimento vi sarebbe un’indagine per sospetto di corruzione e riciclaggio di denaro con presunti legami a fonti cinesi.
Il retroterra della vicenda riguarda un’inchiesta per presunta corruzione e riciclaggio di denaro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante il periodo trascorso al Parlamento europeo, tra il 2019 e il 2025, Krah avrebbe ricevuto pagamenti da ambienti imprenditoriali cinesi. Le informazioni sarebbero emerse da indagini già in corso sul suo ex collaboratore a Strasburgo, Jian G., arrestato nell’aprile 2024 con l’accusa di spionaggio a favore della Repubblica popolare cinese e attualmente sotto processo a Dresda.
Proprio attraverso l’analisi dei rapporti di Jian G., gli investigatori avrebbero individuato versamenti considerati sospetti a favore di due studi legali presso i quali Krah aveva lavorato in passato. Si tratterebbe, in base agli atti, di oltre 50.000 euro transitati tra il 2019 e il 2022. L’accusa ritiene che parte di queste somme provenissero da società cinesi e da aziende tedesche legate allo stesso Jian G. Una di queste società, con sede nel Rheinland e attiva formalmente nel commercio di tende da sole e arredi per ufficio, era gestita da una collaboratrice di Jian G., la cittadina cinese Min Z.
Le autorità parlano di fatture sospette e di pagamenti ricorrenti che avrebbero interessato le strutture professionali collegate a Krah. Secondo gli investigatori, si sarebbe trattato di un meccanismo volto a mascherare compensi indebiti. Al momento, tuttavia, non sono state rese note prove documentali oltre ai flussi finanziari già descritti e nessuna imputazione formale è stata depositata nei confronti del deputato.
Krah, incalzato nelle scorse settimane dai giornalisti, ha sempre respinto ogni addebito. Ha definito le accuse «assurde e politicamente pilotate» e ha precisato di aver svolto una «piena e normale attività legale», spiegando che ogni pagamento ricevuto dalle società citate era legato a prestazioni professionali, fatturato in maniera regolare e dichiarato al fisco. «Non è stato mai nascosto nulla», ha ribadito.
La revoca dell’immunità è un provvedimento che consente azioni investigative invasive contro un deputato in carica. Afd, formazione politica già sotto pressione per altre vicende giudiziarie riguardanti suoi esponenti, vede così coinvolto uno dei suoi rappresentanti più conosciuti a livello europeo. Non mancano, tra l’altro, valutazioni critiche sulla tempistica dell’operazione, avvenuta a pochi mesi dalle elezioni regionali in Germania orientale, dove Krah gode di una base elettorale significativa.
Il profilo politico del deputato contribuisce ad accrescere l’attenzione e, incidentalmente, anche il sospetto del deputato medesimo. Durante il suo mandato a Strasburgo, Krah si è distinto per posizioni considerate vicine a quelle di Pechino. Nel 2019, ad esempio, si era opposto a una risoluzione che denunciava la repressione degli uiguri in Cina, definendo le notizie sui campi di detenzione «propaganda anticinese». Nel 2022 votò contro il rapporto di un comitato che proponeva misure per limitare l’influenza cinese e russa in Europa.
Anche nelle discussioni parlamentari, Krah aveva più volte sostenuto che una linea di conflitto con la Cina avrebbe condotto l’Europa «fuori strada» e che la politica europea avrebbe dovuto evitare il disaccoppiamento economico.
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Il nuovo capo del governo, che ieri ha visto il suo ex leader Nicolas Sarkozy, rischia di perdere il sostegno perfino di alcuni parlamentari eletti nel partito del presidente. Mozione di 104 deputati contro l’inquilino dell’Eliseo.A pochi mesi dalle Regionali, il Parlamento tedesco toglie le garanzie a Maximilian Krah, accusato di aver ricevuto soldi dalla Cina: perquisiti i suoi uffici e la sua casa.Lo speciale contiene due articoli Il nuovo premier francese Sébastien Lecornu ha effettuato ieri delle visite protocollari ai presidenti dei due rami del Parlamento, ma ha anche incontrato l’ex presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy. Così facendo ha dato ragione a chi, un po’ malignamente, pensa che il neo primo ministro non sia destinato a cambiare i destini della Francia. In effetti viene da chiedersi come mai, oltre a vedere i vertici istituzionali come vuole la tradizione repubblicana, Lecornu abbia avuto bisogno di andare a far visita ad un ex leader che, sebbene influente, sta attraversando un periodaccio. Ad inizio anno è stato condannato in via definitiva nel processo «des écoutes» (le intercettazioni). E poi Sarkozy è in attesa della sentenza del processo sui presunti finanziamenti libici della campagna presidenziale del 2007. L’ex inquilino dell’Eliseo è stato privato recentemente anche della Legione d’onore a causa delle vicende giudiziarie. Certo, il nuovo capo del governo francese (ancora da formare) può incontrare chi vuole, ed è anche vero che la sua militanza politica è iniziata proprio nel partito fondato da Sarkozy. Ma che bisogno c’era di correre dal proprio ex «capo» quando ci si appresta a guidare un Paese? Le Figaro ha riportato le parole entusiaste usate dallo staff dell’ex presidente dopo l’incontro con Lecornu. «Nicolas Sarkozy è stato contento di questo momento» e «ha ribadito la sua amicizia e testimoniato il suo sostegno». Da segnalare che, sempre ieri, l’ex capo dello Stato francese ha incontrato l’ex premier macronista Gabriel Attal. Lasciando da parte il marito di Carla Bruni, ieri l’ex premier Dominique de Villepin ha usato il vetriolo per commentare la nomina di Lecornu. Su France info, De Villepin ha dichiarato che il neo premier «non deve essere il simpatico cagnolino del presidente» e che la deve smettere di fare il gioco «dei ragazzini che divertono il presidente, con in mano un bicchiere di whisky, raccontando storielle o prendendo in giro qualcuno» visto che «è questo che hanno fatto, l’uno e l’altro, nel corso degli anni».Tornando agli incontri istituzionali, il primo si è svolto all’Assemblea nazionale, dove Lecornu era atteso dal presidente di questo ramo del Parlamento, la macronista Yaël Braun-Pivet. Dopo il rendez-vous, Braun-Pivet ha scritto su X che «i francesi si aspettano che sappiamo unire le nostre forze invece di rimarcare le nostre differenze». Il presidente della Camera bassa transalpina ha si è anche rivolto ai suoi colleghi dicendo che spetta «ai deputati l’andare oltre le differenze per far progredire il nostro Paese». Parole interessanti quelle di Braun-Pivet, una donna al vertice di un’aula parlamentare che, quando si è trattato di eleggere i vicepresidenti e altre cariche dopo le elezioni dell’anno scorso, ha fatto di tutto per tagliare fuori i deputati del Rassemblement national di Marine Le Pen. E pazienza se questo partito avesse ottenuto un terzo degli scranni.L’incontro con Gérard Larcher, il presidente del Senato e seconda carica dello Stato, è avvenuto nel pomeriggio ma, quando questa edizione della Verità andava in stampa, non c’erano ancora aggiornamenti rilasciati dalla Camera alta del Parlamento francese. Tuttavia, già in mattinata su Bfm tv, Larcher aveva criticato la mozione per la destituzione di Macron e aperto la porta ai socialisti tentati di sostenere il governo.Nel frattempo, ieri alcuni partiti e sindacati hanno fatto delle nuove mosse e inviato segnali non proprio di pace al neo premier. In merito alla riforma delle pensioni, un portavoce del sindacato Cfdt, ha dichiarato all’agenzia di stampa France Presse che per la sua sigla «è fuori questione che si rilanci il conclave sulle pensioni». Questo nome ecclesiale era stato scelto dall’ex premier François Bayrou per battezzare le trattative tra governo, sindacati e imprenditori, che avrebbero dovuto portare ad una nuova normativa previdenziale. Ma oltre alle pensioni, il neo premier ha anche altre gatte da pelare. In primis l’ostilità di una buona fetta dell’Assemblea nazionale. È da questo emiciclo che, sempre ieri, la deputata di estrema sinistra de La France Insoumise, Mathilde Panot, ha fatto sapere via X che la mozione per la destituzione del presidente Emmanuel Macron ha già ottenuto le firme di 104 deputati di sinistra. Lecornu rischia inoltre di perdere il sostegno di alcuni deputati macronisti che sarebbero tentati da un avvicinamento con alcune posizioni del Partito socialista come la tassazione dei «ricchi» o la riduzione dei tagli di bilancio. E poi c’è il capitolo sicurezza che, come si è visto con le devastazioni provocate dall’estrema sinistra e dai black block nelle manifestazioni di mercoledì, è davvero un’emergenza nazionale con la quale Lecornu dovrà fare i conti. Alle minacce minacce alla convivenza civile, promosse dall’estrema sinistra e da disobbedienti vari, vanno aggiunte quelle provenienti dal narcotraffico, che sta rendendo la Francia sempre più simile al Messico, nonché le insidie provenienti dagli islamisti che infiltrano sempre di più la società e le istituzioni transalpine. Purtroppo per Lecornu, inoltre, oggi Fitch renderà noto il suo rating sulla Francia, mentre il 18 settembre è previsto un nuovo sciopero generale.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/dubbi-tra-macronisti-premier-lecornu-2673987960.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="via-limmunita-al-deputato-di-afd" data-post-id="2673987960" data-published-at="1757665866" data-use-pagination="False"> Via l’immunità al deputato di Afd Il Bundestag, ossia il Parlamento federale tedesco, ha revocato l’immunità parlamentare di Maximilian Krah, deputato dell’Alternative für Deutschland. La decisione ha consentito agli inquirenti di procedere a una serie di perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni del politico. Al centro del procedimento vi sarebbe un’indagine per sospetto di corruzione e riciclaggio di denaro con presunti legami a fonti cinesi.Il retroterra della vicenda riguarda un’inchiesta per presunta corruzione e riciclaggio di denaro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, durante il periodo trascorso al Parlamento europeo, tra il 2019 e il 2025, Krah avrebbe ricevuto pagamenti da ambienti imprenditoriali cinesi. Le informazioni sarebbero emerse da indagini già in corso sul suo ex collaboratore a Strasburgo, Jian G., arrestato nell’aprile 2024 con l’accusa di spionaggio a favore della Repubblica popolare cinese e attualmente sotto processo a Dresda.Proprio attraverso l’analisi dei rapporti di Jian G., gli investigatori avrebbero individuato versamenti considerati sospetti a favore di due studi legali presso i quali Krah aveva lavorato in passato. Si tratterebbe, in base agli atti, di oltre 50.000 euro transitati tra il 2019 e il 2022. L’accusa ritiene che parte di queste somme provenissero da società cinesi e da aziende tedesche legate allo stesso Jian G. Una di queste società, con sede nel Rheinland e attiva formalmente nel commercio di tende da sole e arredi per ufficio, era gestita da una collaboratrice di Jian G., la cittadina cinese Min Z.Le autorità parlano di fatture sospette e di pagamenti ricorrenti che avrebbero interessato le strutture professionali collegate a Krah. Secondo gli investigatori, si sarebbe trattato di un meccanismo volto a mascherare compensi indebiti. Al momento, tuttavia, non sono state rese note prove documentali oltre ai flussi finanziari già descritti e nessuna imputazione formale è stata depositata nei confronti del deputato.Krah, incalzato nelle scorse settimane dai giornalisti, ha sempre respinto ogni addebito. Ha definito le accuse «assurde e politicamente pilotate» e ha precisato di aver svolto una «piena e normale attività legale», spiegando che ogni pagamento ricevuto dalle società citate era legato a prestazioni professionali, fatturato in maniera regolare e dichiarato al fisco. «Non è stato mai nascosto nulla», ha ribadito.La revoca dell’immunità è un provvedimento che consente azioni investigative invasive contro un deputato in carica. Afd, formazione politica già sotto pressione per altre vicende giudiziarie riguardanti suoi esponenti, vede così coinvolto uno dei suoi rappresentanti più conosciuti a livello europeo. Non mancano, tra l’altro, valutazioni critiche sulla tempistica dell’operazione, avvenuta a pochi mesi dalle elezioni regionali in Germania orientale, dove Krah gode di una base elettorale significativa.Il profilo politico del deputato contribuisce ad accrescere l’attenzione e, incidentalmente, anche il sospetto del deputato medesimo. Durante il suo mandato a Strasburgo, Krah si è distinto per posizioni considerate vicine a quelle di Pechino. Nel 2019, ad esempio, si era opposto a una risoluzione che denunciava la repressione degli uiguri in Cina, definendo le notizie sui campi di detenzione «propaganda anticinese». Nel 2022 votò contro il rapporto di un comitato che proponeva misure per limitare l’influenza cinese e russa in Europa.Anche nelle discussioni parlamentari, Krah aveva più volte sostenuto che una linea di conflitto con la Cina avrebbe condotto l’Europa «fuori strada» e che la politica europea avrebbe dovuto evitare il disaccoppiamento economico.
In occasione del Milan longevity summit, Unifarco presenta il progetto GenAge® e il modello delle Farmacie specializzate in longevità: un approccio che punta a trasformare la farmacia in un vero «Longevity hub», dove il farmacista diventa guida multidisciplinare in un percorso costruito su evidenze scientifiche, analisi dello stile di vita e prevenzione personalizzata. Ne parliamo con il dottor Gianni Baratto, direttore scientifico e vicepresidente (Ricerca e sviluppo) di Unifarco, per capire quale ruolo potranno avere le farmacie nella diffusione di una cultura della longevità sana e consapevole.
Oggi si parla moltissimo di longevità. Secondo lei qual è il rischio più grande: trasformarla in una moda o riuscire davvero a renderla prevenzione quotidiana?
«Sicuramente oggi il termine “longevity” è ampiamente utilizzato e strumentalizzato anche fuori dai giusti contesti. È diventato un termine spendibile in svariati ambiti, dalla comunicazione sanitaria a quella finanziaria e assicurativa. Tuttavia è utile ricordare che, sebbene questo termine sia oggi sulla bocca di tutti e possa sembrare una trovata commerciale per vendere più beni e servizi, non è un tema così recente. Longevità si può tradurre anche con “salute nel tempo”, e ogni prodotto nasce per far star bene le persone. È esplosa questa meravigliosa bolla, finalmente ora parlare di longevità non è più fantascienza ma scienza, e questo ha reso più motivati brand come GenAge® a fornire a tutte le persone gli strumenti più concreti che la scienza oggi offre».
A che punto è la conoscenza?
«In questo campo non si ferma mai, nascono ogni giorno startup e aziende dedicate, vengono investiti sempre più capitali per lo studio di come accompagnare l’allungamento della durata media della vita con un parallelo aumento degli anni in salute. A chi è scettico suggeriamo di trovare i giusti referenti, interlocutori formati e competenti con cui differenziare ciò che è longevity solo per moda e convenienza da ciò che è realmente longevity, per una salute ora e nel tempo tramite un lavoro di squadra sulle proprie abitudini e sulla propria biologia. Così da esprimere al meglio le potenzialità genetiche che abbiamo ricevuto e vivere più a lungo e in salute, con partecipazione attiva alla vita sociale, autonomia e soddisfazione di noi stessi a qualsiasi età. Perché è davvero possibile».
Che cosa significa «manutenzione della salute» nella vita di una persona di 40, 50 o 60 anni?
«Quando parliamo di meccanismi biologici malleabili, di azioni sul nostro stile di vita, di cambiamenti che devono diventare sane routine mantenute nel tempo, ecco che si evidenzia chiaramente come sia necessario cominciare a occuparsi della propria longevità (in salute) prima che tutto sia visibile e manifesto. In realtà, a partire dai 35-40 anni, nel nostro corpo, i meccanismi biologici, la vitalità delle cellule, l’accumulo di danni, le compensazioni che prima erano altamente efficienti, cominciano ad alterarsi innescando la curva dell’invecchiamento. È nel momento in cui siamo al massimo della nostra vitalità che dobbiamo sostenerla e “revisionarla” (quasi fosse la nostra automobile), per darle l’energia e la carica per durare più a lungo nel tempo e in modo più performante».
Nel vostro approccio i farmacisti diventano una sorta di «guida della longevità». Come cambia il ruolo della farmacia rispetto al passato?
«Il farmacista è depositario di una solida esperienza formulativa e analitica di stampo multidisciplinare e ha le competenze necessarie per mettere la persona al centro, prendersene cura a 360 gradi, accompagnarla in modo personalizzato e sostenerne la motivazione. Possiede tutte le caratteristiche per essere il primo punto di riferimento e l’anello di congiunzione per un percorso multidisciplinare che include anche altri professionisti della salute. Oltre a questo, la farmacia è un presidio accessibile, diffuso capillarmente in tutto il territorio e intercetta tutte le fasce della popolazione. In farmacia, con la presenza di un farmacista preparatore formato nell’approccio pro-longevity promosso da GenAge®, potrà così concretizzarsi un percorso di manutenzione della salute fatto di analisi genetiche, analisi dei principali parametri ematici e dei marker infiammatori, test del microbiota e valutazione della composizione corporea. Approcci concreti, facilmente accessibili ed estremamente scientifici e personalizzati. Per rendere il tutto più approfondito e oggettivo, abbiamo creato il Programma yougevity, in cui alla figura del farmacista si affianca un team multidisciplinare composto da medico, nutrizionista, personal trainer e mental coach, per un’esperienza completa che integra ogni aspetto essenziale alla nostra longevità in salute».
Parlate di geroscienze e «hallmarks of aging». Quanto siamo vicini a una medicina che non cura solo le malattie, ma rallenta i meccanismi dell’invecchiamento?
«Negli ultimi anni la scienza dell’invecchiamento ha registrato un progresso senza precedenti. Ad oggi, è in grado di dare una risposta, seppur complessa e forse ancora incompleta, a questa domanda. La scienza si è concentrata soprattutto nell’analisi dei meccanismi chiave responsabili del progressivo declino dei sistemi di regolazione ed equilibrio (omeostasi) cellulare, identificando 12 “hallmarks of aging”, cioè 12 pilastri dell’invecchiamento».
Quali sono?
«Biomarker distintivi e responsabili della senescenza che si manifestano durante il normale invecchiamento, che lo accelerano se esacerbati e, viceversa, lo rallentano se gestiti correttamente. Metabolismo, funzioni cognitive, ossa, articolazioni, muscoli, pelle e intestino possono incontrare qualche ostacolo lungo il percorso degli anni anagrafici, spesso con segnali sottili, difficili da riconoscere e sensazioni che emergono nella routine quotidiana. Se siamo consapevoli dei nostri punti di forza e riconosciamo le nostre aree più vulnerabili, grazie a genetica e azione epigenetica con lo stile di vita pro-longevity, facciamo il primo fondamentale passo per lavorare sulla nostra biologia, rendendola più vitale, più funzionale, più ottimizzata e longeva».
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Le foto stanno facendo il tour dei social con una velocità superiore a quella del cronoman Filippo Ganna. Ed escludendo l’autoironia (difficile trovarne qualche grammo su questi temi), indicano tante cose insieme: il delirio fuori scala di chi ha avuto la pensata, la volontà di abbracciare la moda woke ormai fuori tempo massimo e la dimostrazione di insensibilità nell’accostare il mondo fantasy a quello reale. Perché vedere la sedia a rotelle (con tutto ciò che presuppone in termini di dolore e di coraggio) accanto a un droide da Star Wars farebbe sobbalzare anche il più cinico dei leoni da tastiera di X.
Quello grossetano nella Cittadella dello studente dev’essere un istituto davvero fortunato. Mentre gli altri, in tutta Italia, sono preoccupati dalla dispersione scolastica, dall’uso indiscriminato dell’Intelligenza artificiale, dalle sacche di violenza al loro interno, ecco la paradisiaca Eat dove c’è la possibilità per i ragazzi di incontrare Robin mentre fa asciugare i guanti verdi sotto il getto di aria calda. È l’invasione dell’ultra-woke. Non fa una piega l’assessore regionale toscano alla Scuola, Alessandra Nardini (Pd), orgogliosa di mostrare l’opera su Facebook nella speranza che sia un viatico per decollare verso il Nazareno. Si sa che Elly Schlein è molto sensibile alle pulsioni radical da terza liceo «sull’accessibilità universale» che arriva ad abbracciare il transgenderismo planetario. Anzi galattico. Anzi a fumetti.
Così l’istituto dedicato a enogastronomia, accoglienza (nel senso di hospitality) e turismo deve fare i conti con i bagni più inclusivi dell’universo interstellar. Non vorremmo deludere chi ha avuto la pensata, ma è arrivato ultimo. Alcune università italiane, mosse dall’urgenza di adeguarsi ai dogmi del fanatismo Lgbtq+ da campus californiano, da tempo hanno ricavato servizi igienici per il presunto terzo sesso, destinati a rimanere deserti o ad attrarre superflue polemiche. Come quella avvampata due anni fa alla Bocconi di Milano, allorché tre studenti sono stati sospesi per sei mesi dalle lezioni per aver pubblicato sui social media commenti a loro dire goliardici, ma ritenuti «transfobici» dal consiglio di disciplina dell’ateneo. Un provvedimento molto severo, rigorosamente in linea con la polizia del pensiero e della parola.
I bagni di Guerre Stellari (noi boomer di periferia eravamo fermi al bar) stanno facendo discutere. Il parlamentare di Fratelli d’Italia, Fabrizio Rossi, ha commentato: «Direbbe il poeta, Non so se il riso o la pietà prevale. Ecco come le porte di un gabinetto diventano una crociata». È bastata la frase perché si autoproducesse come un blob una task force molto seria e molto presa dall’argomento, capitanata dall’assessora Nardini, pronta a far divampare lo scontro ideologico: «L’attacco di Rossi è l’ennesima prova dell’ossessione della destra. Io sto dalla parte di chi realizza spazi accoglienti, non di chi agita fantasmi woke. Davvero il problema sarebbero bagni pensati per riconoscere ogni persona? Penso che tutte le iniziative che consentono a ogni persona, ogni corpo e ogni identità, di essere riconosciuta, siano le benvenute». Se c’erano dubbi sulla mancanza di autoironia e di profondità morale del progressismo radical, questi evaporano. Perché sarebbe interessante definire l’identità e il perimetro sociale del robottino Ambrogio e della sirenetta Ariel. E capire le profonde motivazioni filosofiche che consentono di accostare nella stessa frase, con la stessa sensibilità, dentro lo stesso perimetro di dignità civile Batman e una mamma incinta, i Minions e una persona disabile. Anche il presidente provinciale Francesco Limatola (ovviamente piddino pure lui) non si è risparmiato qualche grammo di indignazione: «L’onorevole Rossi dovrebbe preoccuparsi un po’ di più di dare risposte ai territori e un po’ di meno di inseguire un maldestro tentativo di fare il fenomeno sui social». È noto che il presidente di una Provincia, al contrario, possa mettersi alle spalle le tematiche che riguardano i cittadini per baloccarsi a piacere dentro un cartoon. Undici icone, zero autocritica, una difesa d’ufficio da far cascare le braccia. Non resta che un consiglio: controllate spesso la carta igienica.
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