
Il governo di Mario Draghi ha deciso di prorogare il golden power, uno scudo sugli asset strategici italiani, oltre il 31 dicembre. Lo inserirà nel prossimo decreto Milleproroghe, in modo da dare continuità al provvedimento che era stato varato nell’aprile del 2020, all’inizio dell’emergenza sanitaria per la pandemia di Covid 19. All’epoca - c’era ancora il governo di Giuseppe Conte - l’Italia allargò il perimetro di difesa del golden power per proteggere le sue imprese da possibili operazioni ostili che, specialmente durante questo lungo periodo di crisi, potevano essere portate avanti da imprese straniere (anche europee) per approfittare dei «prezzi stracciati».
Ora l’esecutivo, dopo il prolungamento dello stato di emergenza fino al prossimo 31 marzo, ha deciso di proseguire su quella strada, sempre con l’obiettivo di tutelare e preservare le nostre aziende da possibili acquisizioni di aziende straniere. Il Copasir - il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti tramite il presidente Adolfo Urso - aveva «espresso l’auspicio che tali misure venissero prorogate per un tempo congruo, in considerazione della frequenza con cui tale argomento è emerso nel corso di diverse audizioni svolte dal Copasir e dello stato di emergenza determinato dalla crisi epidemiologica da Covid 19»,
Continuerà quindi a essere molto ampio il campo di applicazione del «diritto di veto» che il governo potrà esercitare su determinate partite o operazioni di acquisizione di quote azionarie parziali o complessive di tutte le società, pubbliche o private, che svolgono attività considerate di rilevanza strategica per l’economia nazionale. È stata introdotta anche la norma che prevede e disciplina il potere della presidenza del Consiglio di avviare d’ufficio il procedimento per l’esercizio dei poteri speciali, nei casi in cui siano accertate violazioni: in pratica maggiore potere.
All’epoca l’estensione riguardò soprattutto l’ambito assicurativo, sanitario, finanziario e anche la cybersicurezza. L’esecutivo si fa così sentire in una fase più che mai cruciale per il Paese, dato che in queste settimane sono sul tavolo di Palazzo Chigi importanti partite economico-politiche. Tra queste spicca quella su Telecom dopo l’interesse del fondo americano Kkr, una proposta che sarà discussa proprio oggi dal consiglio di amministrazione del principale gruppo per le telecomunicazioni in Italia. Ma a intrecciarsi con i destini di Tim, dove gli azionisti di maggioranza sono i francesi di Vivendi, c’è anche la partita su Generali dove si teme che alla fine possa spuntare uno straniero nella battaglia tra Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone.
Non c’è solo questo. Va ricordato che si sta in questi mesi perfezionando l’acquisizione di Borsa italiana da parte di Euronext, la piattaforma paneuropea a trazione francese che ha da poco preso in mano la gestione di Piazza Affari. A questo va poi aggiunta la delicata partita su Oto Melara e Wass. Ieri il governo ha fatto sapere di voler sostenere Fincantieri nella cessione delle due aziende da parte di Leonardo. Come noto il consorzio franco-tedesco formato da Kmw+Nexter defense systems (Knds) sta conducendo una due diligence sulle due unità e potrebbe presto presentare un’offerta da 650 milioni di euro (732,23 milioni di dollari), con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione nel settore della difesa del territorio. Ma l’esecutivo non sembra voler lasciare Oto Melara e Wass nelle mani di un gruppo straniero ed è pronto a sostenere Fincantieri o comunque a utilizzare il golden power.
Non a caso anche il ministro della Difesa Lorenzo Guerrini mercoledì durante il question time alla Camera aveva ricordato come «il ministero stesse promuovendo azioni volte a salvaguardare una presenza nazionale e garantire una base tecnologica altamente competitiva nel settore della difesa». Anche Monica Gagliardi, parlamentare di La Spezia, aveva chiesto in aula di attivare «anche in questo contesto la normativa prevista per la golden power perché è prevista per tutti quei settori che vengono ritenuti irrinunciabili per il Paese».












