Per il dossieraggio contro il governo non scatta l’«allarme democratico»
Il premier Giorgia Meloni e la sorella Arianna (Ansa)
La serie di casi emersa negli ultimi mesi dimostra che la caccia grossa verso l’esecutivo di centrodestra è in corso. Qualcuno cerca argomenti per colpire la maggioranza, con il supporto di alcuni giornali.

Provate a immaginare che cosa accadrebbe se si scoprisse che i conti del presidente del Consiglio, di sinistra, sono stati spiati insieme a quelli dei suoi familiari. E pensate se poi si venisse a sapere che anche gli affari del ministro della Difesa, sempre di sinistra, sono stati passati al setaccio. Quindi supponete che un altro ministro, anche lui di sinistra, sia costretto alle dimissioni per una relazione extraconiugale, rivelata però da un misterioso sito, comparso poche settimane prima dello scandalo e poi scomparso senza lasciare traccia. In seguito, ipotizzate che qualcuno abbia cercato di incastrare, con una strampalata vicenda di importazioni di petrolio ma anche con accessi abusivi alle banche dati, il leader di un partito di sinistra. Infine, considerate che pure la sorella del premier, che da anni milita a sinistra, venga «attenzionata» con l’intenzione di farle arrivare un avviso di garanzia per qualche impalpabile reato. Beh, sono certo che se tutto ciò fosse avvenuto, in breve tempo i compagni sarebbero già insorti, gridando al complotto e puntando i fari su quell’area grigia degli apparati dello Stato che ogni volta viene evocata quando si parla di dossieraggi.

Sono cresciuto sentendo ripetere sulla stampa e in Parlamento la storia dei servizi deviati, un pericolo che, insieme a quello del tintinnar di sciabole, mi ha accompagnato fino alla caduta della Prima Repubblica. Ma adesso che gli spioni a lungo ipotizzati ai tempi del Sifar sono realtà, perché ogni giorno si scopre che qualcuno ficca il naso in affari riservati di uomini politici di centrodestra, come mai la grande stampa non si agita? E perché a sinistra minimizzano se non addirittura tacciono? La democrazia è minacciata solo quando a essere oggetto di accessi abusivi alle banche dati sono ministri e leader politici di sinistra?

Lo ammetto, all’inizio avevo preso sotto gamba la faccenda del complotto contro Arianna Meloni, rea di essere la sorella del presidente del Consiglio. Ma ogni giorno che passa sento puzza di bruciato. Capisco che l’attuale inquilina di Palazzo Chigi stia sul gozzo a molti, i quali non vedono l’ora di sbarazzarsene in qualsiasi modo. E mi è chiaro che non riuscendo a colpire lei c’è chi si danna l’anima per abbattere chi sta intorno a lei. Una volta è la sorella, un’altra un ministro che pure maneggia segreti militari, quindi tocca al leader della Lega e ad alcuni esponenti del Carroccio, poi si passa alle vicende di letto che pure, come è noto, sono riuscite ad abbattere un presidente del Consiglio che era riuscito a resistere a tutto.

Insomma, che sia in corso una strategia di accerchiamento, e soprattutto che sia iniziata la caccia grossa per trovare argomenti con cui inchiodare la maggioranza di governo, mi pare evidente. Così come mi sembra che nessuno possa negare il collegamento tra centrali di dossieraggio e alcuni organi di stampa. Eppure, nonostante ciò sia sotto gli occhi di tutti, curiosamente dal linguaggio politico e giornalistico la locuzione tanto cara alla sinistra, ossia la macchina del fango, è sparita. Nessuno si interroga su chi fosse a tirare le fila di accessi abusivi alle banche dati che il procuratore di Perugia ha definito impressionanti. Decine di migliaia di interrogazioni illegali. Accompagnate da altre misteriose indagini di misteriosi bancari. Cui si aggiungono siti che appaiono e scompaiono, come nel caso Sangiuliano.

Chi vuole colpire il governo e perché, sarebbero le domande che i giornalisti proporrebbero a testate unificate se al centro del «complotto» ci fosse un premier di sinistra. Invece, siccome oggetto delle attenzioni è Giorgia Meloni, la stampa indugia sul presunto vittimismo del centrodestra. Anzi, persino l’ironia del presidente del Consiglio che dice «dacci oggi il nostro dossieraggio quotidiano» diventa motivo di polemica. Del resto, l’allarme democratico scatta solo se qualcuno ha nostalgia del Ventennio, non della Stasi.

Da non perdere

Governare è difficile con il colle contrario
Governo

Governare è difficile con il colle contrario

Lo stop del capo di Stato alla legge anti maranza è l’ennesima conferma: sono 30 anni che il Quirinale fa opposizione agli esecutivi di centrodestra. Da Napolitano a Mattarella, l’invasione di campo è la regola. Ecco perché il Pd ha terrore di perderne il controllo.

Nel campo largo crescono soltanto poltronari
L'editoriale

Nel campo largo crescono soltanto poltronari

I dem implorano Conte di farsi da parte offrendo la qualunque: dalle presidenze di Camera a Senato, al ruolo di commissario europeo. Ma nell’opposizione, oltre ai nomi, mancano le idee. Armi a Kiev, tasse, energia: l’armata Brancaleone resta spaccata.

Primo «tribunale» islamico in italia
L'editoriale

Primo «tribunale» islamico in italia

Si offre ai musulmani per dirimere controversie civili (quindi anche matrimoni) e commerciali secondo «la legge consolidata nei loro Paesi di origine». In pratica il Corano sostituisce il Codice: sottomissione compiuta. Già presentati due esposti in Procura.

In Italia l’unica emergenza casa la crea la sinistra
L'editoriale

In Italia l’unica emergenza casa la crea la sinistra

L’intellighenzia progressista non si capacita del fatto che in Italia non scatti la rivolta, ma da noi l’80% delle famiglie vive in immobili di proprietà e gli sfratti sono in calo. Il problema esiste in alcune città, come a Milano, dove le giunte rosse hanno agevolato i fondi.

Un pieno di bugie
Sinistra a pezzi

Un pieno di bugie

Approvata la nuova legge elettorale. Campo largo nei guai: è senza leader. Invece di cercarlo, Schlein e Conte si insultano e attaccano il governo con slogan falsi.