La distensione tra Ankara e Riad

Il viaggio del presidente turco in Arabia saudita rappresenta una svolta geopolitica notevole, che potrebbe avere delle ripercussioni sulla crisi ucraina e sulla Libia.

Una svolta fondamentale. È così che può essere riassunto il recente viaggio di Recep Tayyip Erdogan in Arabia Saudita. E’ la prima volta che il presidente turco si reca nel Paese da quando, nel 2018, venne ucciso il giornalista Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul: un evento che peggiorò notevolmente le relazioni tra Ankara e Riad. Nel corso della sua visita, Erdogan ha avuto modo di incontrare il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman e re Salman. “Riteniamo che rafforzare la cooperazione in settori quali la difesa e la finanza sia nel nostro reciproco interesse”, ha affermato il leader turco.

Questa distensione non è esattamente un fulmine a ciel sereno. Erano infatti mesi che i rapporti tra i due Paesi si erano progressivamente distesi. Tutto questo, senza dimenticare che, negli ultimi tempi, la Turchia ha migliorato anche le proprie relazioni con un altro vecchio rivale come l’Egitto. È chiaro che queste mosse sono dettate dalla situazione economica turca: una situazione tutt’altro che idilliaca. L’inflazione nel Paese ha raggiunto livelli record, mentre le elezioni presidenziali del prossimo anno si avvicinano. Una serie di fattori, questi, che stanno portando il sultano ad attuare delle svolte nella sua politica estera, vista la sua ricerca di investimenti stranieri e le necessità di approvvigionamento energetico. Ricordiamo d’altronde che gli attriti tra Ankara e Riad risultavano piuttosto complessi. I sauditi avevano quasi azzerato le importazioni dalla Turchia, mentre il duello presentava anche risvolti politici. Erdogan è infatti uno storico sostenitore della Fratellanza musulmana: un gruppo, di contro, avversato da Arabia saudita ed Egitto. Questa rivalità si era tra gli altri fronti concretizzata in Libia, dove Erdogan sosteneva il premier di Tripoli Fayez al Serraj e Riad il generale Khalifa Haftar (a sua volta spalleggiato da Mosca e Parigi).

È quindi chiaro che questa distensione è potenzialmente foriera di stravolgimenti geopolitici. Innanzitutto essa segna un allontanamento ulteriore di Erdogan da Washington: ricordiamo infatti che l’amministrazione Biden ha raffreddato notevolmente i propri rapporti con Riad. Un avvicinamento, quello di Erdogan ai sauditi, che avviene proprio mentre Riad si sta a sua volta spostando verso Mosca (non dimentichiamo infatti che, sulla crisi ucraina, i sauditi hanno tenuto una posizione piuttosto morbida verso il Cremlino). Ciò significa che, indirettamente, tale distensione può portare a un rafforzamento dei rapporti tra Ankara e Mosca: un fattore che potrebbe avere impatti non solo sulla crisi ucraina (in cui Erdogan si è ritagliato da tempo il ruolo di principale mediatore) ma anche in Libia (dove Turchia e Russia hanno di fatto spartito il territorio in due rispettive sfere di influenza).

Infine, il disgelo turco-saudita potrebbe non rivelarsi un’ottima notizia per Emmanuel Macron. L’anno scorso Parigi aveva rafforzato i propri rapporti con Riad, ma non è un mistero che le relazioni tra il presidente francese e l’omologo turco siano abbastanza tese. Bisognerà quindi vedere se Erdogan punterà a scalzare Macron dal Golfo Persico o se, al contrario, le petromonarchie attueranno una mediazione tra Parigi e Ankara. In tutto questo, l’Italia deve fare attenzione. Roma ha già perso troppo terreno in Arabia saudita, Emirati ed Egitto. Senza contare la proiezione turca verso i Balcani e l’Ovest della Libia. Sarebbe il caso, forse, di darsi una mossa.

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